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AIFA abroga le Note 2, 4 e 41. FIMMG accoglie positivamente la misura

Dal 7 agosto 2025, l’AIFA ha ufficialmente abrogato le Note 2, 4 e 41, nell’ambito della revisione avviata nel 2024 per semplificare la regolazione della rimborsabilità dei farmaci e ridurre il carico burocratico su medici e assistiti.

I farmaci precedentemente inclusi nella Nota 2 (acidi biliari per patologie epatiche) e nella Nota 4 (duloxetina, gabapentin e pregabalin per dolore neuropatico) restano prescrivibili a carico del SSN senza più le limitazioni delle Note, mantenendo invariati classe di rimborsabilità e regime di fornitura. I medicinali della Nota 41 (calcitonina di salmone per la malattia di Paget) sono invece stati riclassificati in fascia C/RR.

La revisione è frutto della collaborazione tra Tavolo Tecnico e Commissione CSE di AIFA, sulla base di nuove evidenze scientifiche o dell’impiego di strumenti alternativi

L’aggiornamento pubblicato lo scorso 18 luglio della Nota 100, relativa alla prescrizione dei farmaci per il trattamento del diabete mellito di tipo 2, e l’abrogazione delle Note 2, 4 e 41 rappresentano i primi provvedimenti dell’AIFA volti a favorire la semplificazione burocratica e a introdurre un rinnovato approccio regolatorio alla rimborsabilità. Prosegue così l’attività di revisione delle Note AIFA – lo strumento regolatorio finalizzato a definire le condizioni di impiego dei medicinali a carico del SSN, in seguito alla prescrizione in ambito territoriale da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS) – avviata dall’Agenzia nel 2024.

La collaborazione tra il Tavolo Tecnico per la revisione delle Note e dei Piani Terapeutici, istituito il 6 giugno 2024, e la Commissione Scientifica ed Economica dell’AIFA ha consentito di individuare gli ambiti in cui operare una semplificazione dell’attuale regolamentazione, sulla base di nuove evidenze scientifiche o a fronte dell’impiego di strumenti alternativi (linee di indirizzo prescrittive)

Positivo il commento della FIMMG: per il Segretario Generale Silvestro Scotti, si tratta di «un’ottima notizia nell’ottica della sburocratizzazione della professione. Dopo quanto ottenuto sull’abolizione dei piani terapeutici per le gliflozine, arriva la prima revisione delle note AIFA, che semplifica il lavoro quotidiano del medico di famiglia e favorisce l’accesso alle cure degli assistiti, temi che Fimmg continua e continuerà a promuovere anche con il continuo confronto in seno al tavolo tecnico voluto da AIFA. Un risultato che è l’esempio di un fruttuoso e costante lavoro che vede impegnati professionisti e Istituzioni».

Silvestro Scotti (FIMMG): «Si tratta di una semplificazione che facilita l’accesso alle cure e semplifica il lavoro dei medici di famiglia»

Scotti ha inoltre rivolto un appello alla stampa per dare massima visibilità alla misura, specie in un periodo in cui molti giovani medici operano in sostituzione dei colleghi titolari: «Il supporto dei media nel diffondere la notizia è essenziale. Agosto è un mese nel quale molti giovani medici si trovano a sostituire colleghi più anziani che, dopo un anno di duro impegno, si concedono qualche giorno di stop, ma che potrebbero non avere immediato accesso a questo tipo di informazioni. Per questo Fimmg farà un grande lavoro di supporto e informazione in merito a questo cambiamento. Inoltre, stiamo già chiedendo alle software house e a Farmadata di adeguarsi alle nuove normative, in modo che i gestionali di studio siano in linea con le disposizioni AIFA»

L’AIFA monitorerà spesa e consumi dei farmaci ex-Note 2 e 4 a sei e dodici mesi, con la possibilità di rinegoziazione. Nessun monitoraggio è previsto per i farmaci ex-Nota 41. E ricorda a Regioni e Aziende Sanitarie Locali che sono tenute a verificare in ambito territoriale l’appropriatezza delle prescrizioni dei farmaci oggetto di questi provvedimenti.

Test Infermieristica, FNOPI: «Senza decreti ministeriali a rischio le iscrizioni»

«Il prossimo 8 settembre in tutta Italia si terranno i test di ammissione ai corsi di laurea di Infermieristica, ma gli Atenei ancora attendono i decreti ministeriali che certifichino i numeri di posti assegnati a ciascuna sede. Questo ritardo, solo in parte colmato ieri con il decreto che definisce le modalità con cui avverrà la selezione, genera elevata incertezza per le migliaia di giovani alle prese con una delle scelte più importanti della loro vita. Avranno non più di venti giorni lavorativi per presentare domanda, in pieno agosto e con molti uffici universitari in servizio a rango ridotto».

La FNOPI esprime una forte preoccupazione per ritardi che rischiano di scoraggiare le iscrizioni a Infermieristica nel prossimo anno accademico, in un contesto di carenza di professionisti sanitari preoccupante e noto a tutte le istituzioni.

Nonostante le opportunità certe di impiego dopo la triennale abilitante, i corsi di laurea in Infermieristica e Infermieristica pediatrica rischiano così di essere oggettivamente danneggiati.

Per la prima volta, si arriva quasi a metà di agosto senza decreti, in un momento storico reso ancora più incerto dal semestre aperto a Medicina. Un’incertezza che ha indotto alcune Università ad emanare i bandi provvisori per i test, senza poter quindi esplicitare, agli aspiranti infermieri, il numero dei posti a disposizione.

La FNOPI, che negli anni ha consolidato le interlocuzioni con Ministeri competenti e referenti istituzionali, conferma la propria disponibilità a trovare soluzioni utili, per agevolare quanti vogliono scegliere le professioni infermieristiche: «Serve un approccio sistemico e condiviso del problema, in risposta alle necessità di salute dei cittadini».

Il tema cruciale dell’attrattività è chiaro da tempo alla Federazione e la volontà di porsi in ascolto delle esigenze delle nuove generazioni è testimoniata dalle iniziative messe in campo in questa direzione: come il video Infermieri NextGen, presentato alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e messa a disposizione degli Atenei per offrire un punto di vista più dinamico e attuale dell’Infermieristica.

West Nile: salgono a 173 i casi confermati, 11 decessi

Salgono a 173 in Italia dall’inizio dell’anno i casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo (89 nel precedente bollettino) con undici decessi. Lo afferma il quarto bollettino della sorveglianza pubblicato oggi e in allegato. 

Tra i casi confermati 72 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (2 Piemonte, 2 Lombardia, 4 Veneto, 1 Friuli-Venezia Giulia, 2 Emilia-Romagna, 37 Lazio, 21 Campania, 1 Basilicata, 1 Sardegna), 14 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 85 casi di febbre, 1 caso asintomatico e 1 caso sintomatico.
Tra i casi confermati sono stati notificati 11 decessi (1 Piemonte, 4 Lazio, 6 Campania). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive fin ora segnalate, è pari al 15% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

«La situazione è monitorata con attenzione da tutte le istituzioni competenti, sia a livello centrale che a livello territoriale. Al momento non emergono  particolari segnali di allarme – sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di malattie infettive dell’ISS -. Ricordiamo  l’importanza delle misure di prevenzione, sia quelle tese a contrastare la  proliferazione delle zanzare che quelle mirate a  proteggersi dalle punture. Ricordiamo inoltre, soprattutto nel caso di soggetti fragili o anziani di rivolgersi al proprio medico in caso di febbre».

Reato o sintomo, pubblicato studio sulla sottile linea tra infermità mentale e responsabilità

Una recente pubblicazione scientifica apparsa sulla rivista Medicine, Science and the Law esplora le profonde trasformazioni della giustizia penale italiana in seguito alla storica sentenza della Corte di Cassazione sul caso Raso (2005).

Lo studio, firmato da un team multidisciplinare del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 2 e del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Gemelli IRCCS, fa luce su uno dei temi più complessi del diritto: il confine tra malattia mentale e responsabilità penale.

Il caso Raso – in cui un uomo affetto da disturbo paranoide di personalità uccise il suo vicino dopo
anni di liti condominiali – ha segnato un punto di svolta: la Cassazione ha stabilito che anche i
disturbi della personalità
, se gravi e connessi causalmente al reato, possono escludere o diminuire la responsabilità penale. Il tradizionale approccio medico, che limitava l’infermità di mente a patologie psichiatriche “organiche”, è stato superato da una visione più giuridico-funzionale.

La pubblicazione evidenzia dati significativi:

  • Le assoluzioni per vizio di mente sono aumentate notevolmente dal 2005 a oggi.
  • Le misure di sicurezza negli ultimi 20 anni sono cresciute del 90%, con un impatto forte su
  • strutture psichiatriche già sovraccariche, e a partire dal 2014 sulle liste di attesa nelle REMS.
  • In molti casi, si è assistito a una medicalizzazione della devianza, con diagnosi strumentalizzate a fini processuali.

Il lavoro richiama l’attenzione sul rischio di derive soggettive e decisioni arbitrarie: la diagnosi psichiatrica, da sola, non basta. È necessario valutare se e come il disturbo abbia compromesso la capacità di intendere e volere al momento del fatto, e se il reato possa essere considerato un “sintomo” della patologia.

Lo studio propone l’adozione di strumenti diagnostici avanzati, interviste cliniche approfondite, e
un modello basato sul continuum sintomatologico, più che su categorie diagnostiche rigide.

Nel solco della riforma Basaglia e nel rispetto dell’art. 27 della Costituzione, lo studio invita a ripensare il sistema delle misure di sicurezza, promuovendo un approccio più equilibrato tra cura, responsabilità e garanzie per la collettività.

Pannello molecolare sindromico rapido nella gestione diagnostica delle polmoniti: analisi qualitativa delle percezioni dei professionisti

Introduzione

La polmonite è caratterizzata da un quadro infiammatorio acuto a carico del parenchima polmonare, ed esita spesso in importanti conseguenze dal punto di vista clinico ed economico. Sebbene i progressi compiuti nel campo della terapia antibiotica e delle strategie di prevenzione abbiano contribuito a ridurre l’impatto globale della patologia, la polmonite acquisita in ospedale (HAP) e la polmonite associata a ventilazione meccanica (VAP) continuano a rappresentare importanti cause di morbilità, mortalità e prolungamento della degenza ospedaliera, con un conseguente aumento dei costi sanitari. A queste si affiancano le polmoniti acquisite in comunità (CAP), che costituiscono una rilevante causa di ospedalizzazione e che presentano tassi di mortalità significativi, soprattutto nei pazienti anziani [Lim et al., 2003; Ferreira Coimbra et al., 2020].

Durante la pandemia di COVID-19, la caratterizzazione epidemiologica della polmonite ha subito profonde modifiche, con una riduzione iniziale dei ricoveri per CAP (attribuibile alle misure di contenimento) e un aumento della mortalità intraospedaliera nei pazienti anziani [Lastrucci et al., 2021]. Tale incremento sembra legato a fattori indiretti, come la paura del contagio, che ha portato sia a una selezione dei casi più gravi, sia a ritardi nell’accesso alle cure, aggravando le condizioni cliniche al momento del ricovero. Nel periodo post-pandemico si è quindi assistito ad una modifica negli agenti eziologici determinanti il quadro di CAP, con una progressiva riduzione dell’impatto del SARS-CoV-2 e una conseguente ripresa della circolazione di una più ampia pletora di patogeni [Hessels et al., 2023].

Nonostante la rilevanza clinica della diagnosi eziologica, i metodi diagnostici convenzionali per l’identificazione dei patogeni responsabili di polmonite risultano spesso lenti e poco sensibili, con conseguente somministrazione di terapie empiriche non sempre appropriate. Questo approccio espone i pazienti al rischio di eventi avversi e favorisce l’uso prolungato e non mirato di antibiotici, contribuendo negativamente al fenomeno della resistenza antimicrobica.

La rapidità diagnostica può consentire trattamenti mirati più tempestivi ed efficaci

All’interno di questo contesto si inserisce il potenziale utilizzo di pannelli sindromici molecolari rapidi per la diagnosi di polmonite, ossia test che permettono di diagnosticare, in un tempo clinicamente rilevante, il patogeno responsabile di una data patologia, all’interno un ampio gruppo di patogeni, il cui quadro infettivo si può manifestare con segni e sintomi sovrapponibili. Con l’utilizzo di tali pannelli, è possibile ottenere, in maniera tempestiva, i risultati sia di identificazione del patogeno sia dei suoi potenziali meccanismi di resistenza, determinando quindi una riduzione del tempo necessario alla somministrazione di una terapia antibiotica appropriata.

Le evidenze disponibili suggeriscono come l’impiego del pannello molecolare sindromico rapido per la diagnosi di polmonite possa migliorare significativamente il tasso di rilevamento dei patogeni, ridurre il tempo alla diagnosi e alla somministrazione della terapia mirata, contribuire alla de-escalation degli antibiotici ad ampio spettro, migliorando così l’appropriatezza terapeutica [Murphy et al., 2020; Ginocchio et al., 2021; Moy et al., 2023; Buchan et al., 2020].

Diversi studi hanno dimostrato l’elevata sensibilità e specificità del pannello in vari tipi di campioni respiratori, nonché il suo impatto positivo su gestione clinica, tempo alla diagnosi e ottimizzazione della terapia antimicrobica [Verroken et al., 2024].

L’utilizzo sistematico del pannello molecolare sindromico rapido per la diagnosi di polmonite non è ancora pienamente standardizzato nel contesto clinico italiano

Tuttavia, l’utilizzo sistematico del pannello molecolare sindromico rapido per la diagnosi di polmonite non risulta ancora pienamente standardizzato all’interno del contesto clinico italiano, con una diffusione eterogenea tra le diverse realtà ospedaliere e tra i differenti livelli di integrazione. In questo scenario, appare fondamentale indagare il punto di vista dei professionisti sanitari che già utilizzano tale tecnologia, o che potrebbero essere chiamati ad utilizzarla in futuro, al fine di comprenderne le reali potenzialità e criticità percepite, e quindi garantirne una implementazione ottimale. In questa logica, valutare le percezioni dei professionisti riveste un ruolo strategico, in quanto consente di raccogliere evidenze di natura esperienziale su aspetti non sempre rilevabili e tracciati da un punto di vista quantitativo. Le opinioni e le esperienze degli operatori sanitari rappresentano, infatti, un elemento cruciale per identificare i fattori abilitanti e le barriere all’adozione della tecnologia, nonché per guidare l’integrazione efficace del pannello nei percorsi diagnostico-assistenziali già esistenti. Sulla scorta di questa premessa, il presente studio si propone di delineare con maggiore accuratezza, attraverso la raccolta delle percezioni dei professionisti sanitari coinvolti nel percorso di diagnosi di polmonite, le condizioni organizzative, formative e operative che possono supportare un utilizzo appropriato e sostenibile del pannello molecolare sindromico rapido, fornendo indicazioni utili sia a livello ospedaliero sia istituzionale.

Materiali e metodi

Con il fine ultimo di comprendere il valore aggiunto del pannello molecolare sindromico rapido, è stato condotto uno studio di natura qualitativa, così da indagare le percezioni dei professionisti coinvolti a vario titolo nel percorso di diagnosi di polmonite, attraverso la somministrazione di un questionario qualitativo, considerato come approccio ottimale per rilevare le percezioni dei professionisti sanitari in maniera oggettiva, anonima e indipendente.

In prima istanza, la survey è stata strutturata per indagare tali percezioni rispetto ai potenziali vantaggi del pannello molecolare, rispetto ai test diagnostici tradizionali.

Le percezioni dei professionisti sono state raccolte tramite un questionario qualitativo su vantaggi, fattori facilitanti e criticità

Nello specifico, i rispondenti sono stati chiamati a valutare specifici item qualitativi, attribuendo un punteggio variabile da -3 a +3 (dove -3 rappresenta un impatto fortemente negativo, 0 un impatto nullo, e +3 un impatto fortemente positivo, con gradazioni intermedie per descrivere livelli di impatto più moderati, sia in senso positivo sia negativo). Per valorizzare ulteriormente i dati raccolti e garantire una visione più strutturata e integrata dell’analisi, tali item sono stati successivamente riclassificati e aggregati in dimensioni chiave, tipiche della valutazione multidimensionale delle tecnologie sanitarie (HTA – Health Technology Assessment), così da suddividere le percezioni dei professionisti in aspetti quali:

  1. impatto sul profilo di sicurezza;
  2. impatto sul profilo di efficacia;
  3. impatto organizzativo;
  4. impatto legale;
  5. impatto sul paziente, in riferimento non solo agli aspetti di natura sociale (in termini di miglioramento della qualità di vita e dell’esperienza del paziente), ma anche agli aspetti di accessibilità alle cure.

In secondo luogo, il questionario intende indagare i fattori facilitanti e le criticità percepite rispetto all’adozione del pannello molecolare sindromico rapido.

È stata altresì condotta un’analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats), volta a individuare i principali elementi strategici a supporto della decisione istituzionale e ospedaliera per l’integrazione del pannello nei percorsi assistenziali per la diagnosi della polmonite, traducendo tali evidenze in attività operative sistematizzabili.

Risultati

Il campione è costituito da 31 professionisti, per lo più dirigenti medici di Unità Operativa (48%) o dirigenti medici di Laboratorio di Microbiologia (39%).

Le percezioni espresse dai professionisti, visionabili all’interno delle Tabelle 1-6, hanno evidenziato un impatto significativamente positivo del pannello molecolare sindromico rapido rispetto ai test tradizionali in tutte le dimensioni analizzate.

1. Sicurezza

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica sull’utilizzo appropriato delle molecole antibiotiche di ultima generazione, inclusa la terapia semi-target

1,06

2,52

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sullo sviluppo di complicanze, a causa di un ritardo nella diagnosi

-0,13

1,94

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sullo sviluppo di eventi avversi correlati alla terapia antimicrobica empirica ad ampio spettro (es. tossicità renale o altre infezioni)

0,26

1,52

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sullo sviluppo di resistenze antimicrobiche

0,9

1,48

0,012

Impatto della tecnologia diagnostica sulle misure di Infection Control per prevenire la diffusione dei microrganismi patogeni

0,81

2,13

0,001

Valore medio della dimensione di sicurezza

0,58

1,92

0,006

Tabella 1. Dimensione della sicurezza: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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2. Efficacia

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica sulla capacità di arrivare ad una diagnosi eziologica

1,32

2,23

0,004

Impatto della tecnologia diagnostica sulla capacità di identificare i più comuni geni di resistenza

0,87

2,74

0,001

Impatto della tecnologia sul rilevamento delle resistenze antibiotiche

1,48

2,19

0,023

Impatto della tecnologia diagnostica sulla qualità/accuratezza del risultato fornito

1,84

2,1

0,309

Impatto della tecnologia diagnostica sul tempo al risultato diagnostico

0,19

2,81

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sul tempo di inizio di una terapia semi target

0,32

2,68

0,001

Impatto della tecnologia sulla durata della terapia empirica

0,39

2,16

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sul tasso di mortalità associato a infezione polmonare

0,61

1,42

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla sopravvivenza del paziente

0,81

1,68

0,001

Valore medio della dimensione di efficacia

0,87

2,22

0,001

Tabella 2. Dimensione dell’efficacia: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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3. Impatto organizzativo

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica sulla necessità di personale aggiuntivo all’interno del Laboratorio, così da offrire un servizio 24/7 e assicurare l’esecuzione continua dei test

0,81

1,19

0,325

Impatto della tecnologia diagnostica sulla necessità di personale aggiuntivo (es. medici, infermieri, etc…), all’interno dell’U.O., così da prendere in carico il paziente a seguito di diagnosi di polmonite

0,77

0,68

0,73

Impatto della tecnologia diagnostica sulla necessità di formare il personale coinvolto

0,87

0,81

0,813

Impatto della tecnologia diagnostica su tempi e curve di apprendimento da parte dei professionisti sanitari

1,29

1,06

0,401

Impatto della tecnologia diagnostica sull’aggiornamento delle attrezzature

1

1,81

0,011

Impatto della tecnologia diagnostica sui processi interni del Laboratorio di Microbiologia

0,84

1,9

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sui processi di collegamento tra il Laboratorio di Microbiologia e i reparti di degenza

0,58

2,03

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla produttività dei professionisti sanitari

0,55

1,42

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sui processi di acquisto dell’Azienda (in termini di definizione del bando di gara e identificazione del budget)

0,48

0,97

0,002

Impatto della tecnologia diagnostica sulla resistenza al cambiamento da parte del personale coinvolto

0,81

1,06

0,184

Impatto della tecnologia diagnostica sulla durata dell’ospedalizzazione in terapia intensiva

0,84

1,74

0,25

Impatto della tecnologia diagnostica sulla durata dell’ospedalizzazione in generale

0,77

1,68

0,241

Impatto della tecnologia diagnostica sulla possibilità di rassicurare il clinico sull’appropriatezza di gestione del paziente con polmonite

0,71

2,06

0,283

Valore medio della dimensione organizzativa

0,79

1,42

0,087

Tabella 3. Dimensione dell’impatto organizzativo: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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4. Impatto legale

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica sul soddisfacimento dei requisiti di sicurezza richiesti, in termini di adeguatezza alle misure di Infection Control

0,81

2,13

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sul miglioramento dei risultati dei programmi di antimicrobial stewardship

0,84

2,13

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla gestione di controversie legali insorte a seguito di mancanza di diagnosi eziologica e somministrazione di terapia inappropriata

0,81

1,39

0,106

Impatto della tecnologia diagnostica sulla gestione di controversie legali insorte a seguito di eventuali infezioni correlate all’assistenza (ICA)

0,68

1,39

0,047

Valore medio della dimensione legale

0,78

1,76

0,023

Tabella 4. Dimensione dell’impatto legale: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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5. Accessibilità alle cure

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica di generare migrazione sanitaria in caso di utilizzo

1,32

2,23

0,004

Impatto della tecnologia diagnostica sulla liberazione di posti letto in terapia intensiva

0,84

1,74

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla liberazione di posti letto in unità operativa

0,77

1,68

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla rapidità nella presa di decisione, garantendo una maggiore accessibilità alle cure

0,84

1,9

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sull’accessibilità alle cure

0,55

1,42

0,002

Valore medio della dimensione di equità

0,86

1,79

0,001

Tabella 5. Dimensione dell’accessibilità alle cure: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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6. Impatto sociale ed etico

Test tradizionali

Pannello molecolare sindromico rapido

p-value

Impatto della tecnologia diagnostica sulla qualità di vita del paziente

0,77

1,48

0,001

Impatto della tecnologia sull’esperienza del paziente in riferimento al suo percorso diagnostico

1,32

2,23

0,004

Impatto del paziente sul miglioramento dei sintomi della polmonite

0,32

2,68

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sul percorso clinico, grazie al miglioramento dei programmi di antimicrobial stewarship

0,81

2,13

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sulla riduzione del dosaggio di antibiotico

0,32

2,68

0,001

Impatto della tecnologia diagnostica sul miglioramento percepito della qualità delle cure

1,32

2,32

0,003

Valore medio della dimensione sociale

0,81

2,25

0,001

Tabella 6. Dimensione dell’impatto sociale ed etico: percezione dei professionisti coinvolti

Legenda: scala di valutazione variabile da -3 a +3 (indice di impatto, 0: nullo; +1: basso positivo; +2: medio positivo; +3: alto positivo, -1: basso negativo; -2: medio negativo; -3: alto negativo)

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Secondo le percezioni degli esperti, l’integrazione del pannello molecolare sindromico rapido negli attuali percorsi di diagnosi di polmonite ha la capacità di migliorare complessivamente il profilo di safety (1,92 versus 0,56, p-value = 0,006) e di efficacia (2,22 versus 0,87, p-value = 0,001) rispetto all’utilizzo di test tradizionali.

La tecnologia innovativa permetterebbe sia di ridurre l’insorgenza di complicanze correlate alla progressione del quadro infettivo (1,94 versus -0,13, p-value = 0,001), sia di ridurre gli eventi avversi correlati alla somministrazione di una terapia ad ampio spettro (1,52 versus 0,26, p-value = 0,001).

Le percezioni dei professionisti sono a favore del nuovo pannello anche in riferimento a una potenziale riduzione delle resistenze antimicrobiche (1,48 versus 0,90, p-value = 0,012), rafforzando il ruolo del pannello molecolare nel promuovere un utilizzo più mirato e sicuro delle terapie antibiotiche. Focalizzando l’attenzione sul profilo di efficacia, il pannello molecolare sindromico rapido ha ottenuto una valutazione media pari a 2,22 (versus 0,87 per i test tradizionali, p-value = 0,001), rilevando una percezione positiva sul potenziale impatto sul tasso di mortalità associato a infezioni polmonari (1,42 versus 0,61, p-value = 0,001) e sulla sopravvivenza del paziente (1,68 versus 1,03, p-value = 0,001), a dimostrazione della capacità del pannello di migliorare gli esiti clinici.

L’integrazione del pannello può migliorare appropriatezza terapeutica e uso degli antibiotici

Benché i risultati dimostrino la sovrapponibilità complessiva delle due tecnologie a livello organizzativo, come evidenziato dal valore medio generale della dimensione organizzativa (1,42 versus 0,79, p-value = 0,087), i professionisti riconoscono un impatto positivo del pannello molecolare sindromico rapido sui processi interni del Laboratorio di Microbiologia (2,03 versus 0,58, p-value = 0,001), nonché sui processi di collegamento tra il Laboratorio di Microbiologia e i reparti di degenza (2,03 versus 0,58, p-value = 0,001), a dimostrazione del fatto che il pannello molecolare favorisce una comunicazione più efficace e tempestiva, ottimizzando il coordinamento del team multidisciplinare deputato alla corretta presa in carico e cura del paziente con polmonite, contribuendo così a una gestione più integrata e sinergica del paziente. Il miglioramento così percepito genererebbe a cascata anche un impatto favorevole sulla produttività dei professionisti sanitari (1,42 versus 0,55, p-value = 0,001).

Da un punto di vista esclusivamente legale, i rispondenti riconoscono al pannello la capacità di migliorare l’aderenza alle misure di Infection Control (2,13 versus 0,81, p-value = 0,001) e di contribuire ai programmi di antimicrobial stewardship (2,13 versus 0,84, p-value = 0,001).

Nel tentativo di comprendere l’impatto potenzialmente generato dall’introduzione della nuova tecnologia, prendendo in considerazione il punto di vista del paziente, l’analisi è proseguita con l’attenta disamina degli aspetti di equità e degli aspetti sociali. Le percezioni dei professionisti risultano significativamente maggiori, in caso di utilizzo del pannello molecolare sindromico rapido, per tutti i parametri della dimensione di equità, traducendosi in un impatto positivo sulla complessiva allocazione delle risorse e incremento dell’accessibilità alle cure (1,79 versus 0,86, p-value = 0,001).

Nello specifico, i risultati di percezione evidenziano una maggiore capacità dei pannelli sindromici di fornire informazioni utili per il supporto decisionale clinico, migliorando la tempestività e la precisione diagnostica (1,90 versus 0,84, p-value = 0,001). Un altro aspetto di rilievo è legato alla diminuzione della durata dell’ospedalizzazione (sia in generale sia in terapia intensiva – p-value = 0,001), che risulta una conseguenza diretta della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo.

Formazione e supporto specialistico sono cruciali per un utilizzo appropriato

Da un punto di vista squisitamente etico e sociale, il pannello molecolare sindromico rapido si distingue per il suo maggiore impatto sul miglioramento della qualità di vita del paziente (1,48 versus 0.77, p-value = 0,001) nonché sul miglioramento dei sintomi della polmonite, reso possibile dall’identificazione rapida e precisa dell’agente eziologico (2,68 versus 0,32, p-value = 0,001). Questo aspetto è strettamente collegato anche alla dimensione relativa all’esperienza del paziente nei centri di riferimento (2,33 versus 1,32, p-value = 0,004), che risulta significativamente migliorata con l’introduzione di questa tecnologia diagnostica, favorendo il coinvolgimento del paziente nel processo di cura e aumentando il senso di sicurezza percepito da parte dello stesso, che riceve una diagnosi in tempi celeri.

Dopo avere definito i potenziali vantaggi del nuovo pannello rispetto allo standard of care, la seconda ed ultima parte della survey è dedicata a definire i fattori abilitanti all’utilizzo dello stesso, all’interno della pratica clinica italiana, che potrebbe essere facilitata da una combinazione di fattori di natura operativa, organizzativa, formativa e regolatoria.

Da un lato, i principali vantaggi percepiti dai professionisti operanti all’interno del laboratorio di microbiologia risiedono nella capacità del pannello di rilevare contemporaneamente e in poco più di un’ora numerosi agenti patogeni e meccanismi di resistenza associati, nella significativa riduzione dei tempi di risposta diagnostica, nella facilità d’uso e nella maggiore accuratezza rispetto ai test convenzionali. Dall’altro le unità operative identificano come principali benefici l’opportunità di somministrare in modo precoce una terapia antimicrobica mirata e di implementare tempestivamente le misure di controllo dell’infezione. Tali elementi sono ritenuti fondamentali per ridurre il tempo intercorrente tra la terapia empirica e l’avvio di una terapia mirata, con potenziali effetti positivi anche sulla durata della degenza.

Ulteriori fattori facilitanti individuati includono:

  1. l’integrazione dei pannelli sindromici nei percorsi clinici standard (PDTA), raccomandati da linee guida nazionali e internazionali, attraverso il coinvolgimento delle società scientifiche di riferimento;
  2. la creazione di specifici algoritmi diagnostico-terapeutici, ritenuti il principale fattore abilitante;
  3. la promozione di indicatori di performance (i.e.KPI) condivisi tra laboratorio e UU.OO., per garantire un monitoraggio congiunto delle performance;
  4. la possibilità di compartecipazione di budget tra le diverse unità, per favorire la sostenibilità economica del test.

Conclusioni

Per meglio sintetizzare gli elementi di valore correlati all’introduzione del pannello molecolare sindromico rapido nella pratica clinica italiana, si riporta nel seguito un’analisi SWOT, così da comprendere i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce della tecnologia innovativa.

Punti di Forza

Punti di Debolezza

Rapidità diagnostica: il pannello molecolare sindromico rapido riduce significativamente il tempo necessario per ottenere una diagnosi rispetto ai metodi tradizionali (es. colture), permettendo di iniziare più rapidamente una terapia mirata

Maggiore accuratezza: sensibilità e specificità elevate nel rilevare i principali agenti patogeni delle polmoniti, correlata inoltre a una facilità di utilizzo percepita da parte della componente dei professionisti sanitari

Ottimizzazione dell’uso degli antibiotici: il pannello molecolare sindromico rapido favorisce la de-escalation antibiotica, riducendo l’uso di antibiotici ad ampio spettro e contrastando il fenomeno dell’antibiotico-resistenza

Benefici organizzativi: possibile riduzione della durata della degenza ospedaliera e migliore gestione dei posti letto grazie a un trattamento più tempestivo e appropriato

Supporto alle strategie di antimicrobial stewardship: il pannello molecolare sindromico rapido contribuisce ad un uso più razionale e mirato degli antibiotici, in linea con le raccomandazioni internazionali

Maggiore facilità nella gestione delle infezioni: clinici ritengono che il pannello molecolare sindromico rapido permetta un miglior controllo delle infezioni, riducendo il rischio di infezioni non trattate correttamente

Riduzione del tempo alla terapia ottimale: i professionisti sanitari apprezzano la rapidità di ottenimento dei risultati, che consente di modificare rapidamente la terapia antibiotica, evitando trattamenti inappropriati

Maggiore affidabilità rispetto ai metodi tradizionali: i professionisti percepiscono il pannello molecolare sindromico rapido come uno strumento diagnostico più preciso e affidabile rispetto alle colture tradizionali, soprattutto nei pazienti critici

Maggiore coerenza con linee guida cliniche e di stewardship: l’adozione del pannello molecolare sindromico rapido viene percepita come allineata alle linee guida ospedaliere e internazionali in tema di gestione delle infezioni respiratorie e uso degli antibiotici, contribuendo a una pratica clinica più appropriata, documentabile e difendibile anche sotto il profilo legale e regolatorio

Necessità di personale formato: l’utilizzo del pannello richiede un’adeguata familiarità con l’interpretazione dei risultati, che può rendere utile – soprattutto nelle fasi iniziali di adozione – un percorso di formazione mirato per garantire un’integrazione ottimale nei processi decisionali clinici e diagnostici.

Integrazione nei flussi di lavoro: può richiedere una revisione dei protocolli diagnostici e una riorganizzazione del percorso assistenziale. Difatti, alcuni professionisti segnalano che il pannello molecolare sindromico rapido non è ancora integrato nei percorsi diagnostici ospedalieri, generando incertezza sul suo utilizzo sistematico.

Resistenza al cambiamento: parte del personale è abituato alle metodiche tradizionali e mostra resistenze all’adozione di un test innovativo

Costo elevato: il test ha un costo superiore rispetto ai metodi tradizionali, e ciò potrebbe rappresentare un ostacolo all’adozione diffusa soprattutto da parte di alcune amministrazioni attente esclusivamente agli aspetti economici o con un focus particolare su questo ambito

Opportunità

Minacce

Riduzione dei costi sanitari a lungo termine: se utilizzato correttamente, il pannello molecolare sindromico rapido potrebbe ridurre i costi legati alle complicanze, alla durata della degenza e all’uso inappropriato di antibiotici, con un vantaggio sul costo di gestione del paziente

Maggiore efficienza nei percorsi ospedalieri: l’introduzione del pannello molecolare sindromico rapido nei PDTA potrebbe migliorare la gestione complessiva delle polmoniti, con benefici per pazienti e ospedali, in termini di impatto organizzativo

Riduzione degli eventuali contenziosi legali: una diagnosi più tempestiva e precisa potrebbe contribuire a una maggiore tracciabilità delle decisioni cliniche, riducendo il rischio di contenziosi e favorendo una pratica più conforme ai principi di appropriatezza prescrittiva

Adattabilità a diversi contesti clinici: può essere utilizzato differenti contesti clinici e organizzativi, ampliando il suo impatto

Vincoli di budget: le strutture sanitarie potrebbero non avere fondi sufficienti per implementare il test su larga scala, rischiando di dover procedere ad una selezione stringente della popolazione su cui utilizzare il test e creando quindi disparità di accesso alla tecnologia

Possibili ritardi nella standardizzazione: l’adozione potrebbe variare tra le diverse Regioni o ospedali, rendendo difficile l’integrazione nei protocolli nazionali

Accettazione clinica variabile: alcuni reparti potrebbero accettare più facilmente il pannello molecolare sindromico rapido rispetto ad altri, creando una disparità nell’accesso alla tecnologia tra le diverse unità operative

Tabella 7. Analisi SWOT

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Come mostra la SWOT sopra proposta, il pannello molecolare sindromico rapido offre numerosi punti di forza che possono rivoluzionare la gestione delle polmoniti in ambito clinico, considerando, nello specifico, le percezioni reperite da parte della componente clinica che si trova o troverà a utilizzare tale tecnologia. Innanzitutto, la sua rapidità diagnostica è un vantaggio significativo rispetto ai metodi tradizionali, riducendo i tempi per l’identificazione dei patogeni e permettendo un inizio tempestivo della terapia mirata. La precisione del test nel rilevare i principali agenti patogeni delle polmoniti garantisce una diagnosi accurata, fondamentale per il trattamento efficace, soprattutto in pazienti critici. Inoltre, l’uso del pannello consente un’ottimizzazione dell’uso degli antibiotici, favorendo la de-escalation e contrastando l’antibiotico-resistenza.

I benefici organizzativi percepiti non sono da sottovalutare: una diagnosi più rapida può ridurre la durata della degenza ospedaliera e migliorare l’utilizzo dei posti letto, ma anche contribuire a un uso razionale e mirato degli antibiotici. La maggiore affidabilità rispetto ai metodi tradizionali e la facilità di identificazione delle infezioni multi-resistenti sono altre caratteristiche chiave apprezzate dai professionisti. Da questo punto di vista, infatti, il nuovo pannello ha il potenziale di ridurre significativamente i costi sanitari a lungo termine, poiché un trattamento precoce e mirato riduce il rischio di complicanze e la necessità di trattamenti antibiotici prolungati. Inoltre, la sua introduzione potrebbe migliorare la gestione dei percorsi diagnostici, rendendo le diagnosi delle polmoniti più rapide ed efficienti, e rappresenta una solida base per un’integrazione nei PDTA, ottimizzando ulteriormente i flussi ospedalieri. La possibilità di adattarsi a diversi contesti clinici amplia l’impatto di questa tecnologia, facendola diventare uno strumento cruciale per la gestione delle infezioni in ambiente ospedaliero.

L’efficacia diagnostica è elevata, ma restano ancora barriere di accesso e uso

Nonostante gli innumerevoli vantaggi percepiti, le principali problematiche legate all’introduzione del pannello molecolare sindromico rapido, secondo quanto emerso dalle risposte della survey, riguardano principalmente aspetti economici, formativi e operativi. Tra questi, il costo del test rappresenta il fattore critico più frequentemente segnalato. Molti rispondenti sottolineano come il prezzo attuale costituisca una barriera significativa alla diffusione della metodica e suggeriscono che i costi della diagnostica “d’urgenza” dovrebbero essere integrati nei costi assistenziali complessivi, prevedendo una condivisione delle spese con i reparti utilizzatori per favorire una maggiore accessibilità. Un altro tema centrale è rappresentato dalla formazione in tema di utilizzo e interpretazione dei risultati del pannello, con l’esigenza di consolidare procedure e percorsi nella gestione dei pazienti rispetto alle problematiche legate ai batteri multi-resistenti (MDR), garantendo la appropriata lettura delle informazioni fornite dal test, ma anche la prescrizione appropriata alle popolazioni che maggiormente possono trarre beneficio dall’utilizzo dello strumento diagnostico. È stata pertanto evidenziata l’importanza di un supporto specialistico, suggerendo che il referto dovrebbe essere accompagnato da un commento esplicativo da parte del microbiologo o che, in alternativa, i risultati dovrebbero essere discussi con il clinico tramite una consulenza telefonica per facilitarne l’interpretazione e la contestualizzazione clinica.

Inoltre, è stata sottolineata la necessità di un’educazione specifica rivolta ai medici richiedenti il test, focalizzata sui benefici e limiti della metodica, al fine di favorire un utilizzo consapevole e appropriato, contribuendo così a una ottimizzazione e migliore allocazione delle risorse, e favorendo altresì una maggiore integrazione dello stesso all’interno degli attuali percorsi clinici. Da questo punto di vista, le percezioni dei professionisti sono in linea con le evidenze disponibili sull’introduzione di nuovi dispositivi diagnostici in vitro. Una recente review [Basu et al., 2024] evidenzia come la curva di apprendimento dei professionisti sia un elemento cruciale da considerare, poiché la capacità del personale di utilizzare correttamente la tecnologia influenza direttamente l’accuratezza diagnostica e i tempi di risposta nei confronti del percorso del paziente sia sotto il profilo organizzativo sia considerando la storia del paziente stessa. Pur trattandosi di una metodica percepita da molti come intuitiva e più semplice rispetto alle tecniche microbiologiche tradizionali, resta utile prevedere un percorso formativo mirato, soprattutto nelle fasi iniziali di adozione.

I fattori abilitanti possono superare le barriere solo in contesti strutturati e formati

Degno di nota è infine segnalare come, secondo i professionisti coinvolti, l’utilizzo del pannello molecolare sindromico rapido potrebbe contribuire a ridurre i rischi di contenziosi medico-legali, soprattutto in riferimento a infezioni correlate all’assistenza (ICA) e diagnosi eziologiche mancate, migliorando la tracciabilità del processo diagnostico. Questo si traduce in un supporto alla sicurezza clinica e al rispetto delle normative, potenzialmente utile anche in un’ottica di gestione del rischio clinico.

In generale, le percezioni dei clinici hanno rilevato come l’introduzione del pannello molecolare sindromico rapido possa rappresentare un’opportunità significativa per migliorare la diagnosi e il trattamento delle polmoniti, con evidenti vantaggi in termini di rapidità, accuratezza e ottimizzazione della terapia antibiotica.

Tuttavia, per garantire un’implementazione efficace e diffusa, è necessario affrontare le barriere economiche e organizzative segnalate dai professionisti.

In particolare, è fondamentale definire protocolli chiari per integrare il nuovo pannello nei percorsi diagnostici ospedalieri, formare il personale sanitario sui vantaggi, limiti e modalità di utilizzo del test, e sensibilizzare il personale medico per superare la resistenza al cambiamento, facilitando così l’adozione della nuova tecnologia.

Bibliografia

Provincia di Trento e Regione Marche firmano gli Accordi Integrativi territoriali per la Medicina Generale. FIMMG: «Ora sbloccare l’Atto di indirizzo»

Due nuovi importanti tasselli si aggiungono al mosaico degli Accordi Integrativi Regionali (AIR), in attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) 2024: la Provincia autonoma di Trento e la Regione Marche hanno firmato nei giorni scorsi i rispettivi Accordi Integrativi territoriali per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, in applicazione dell’art. 8 del D.Lgs. 502/1992. Due intese che, pur in contesti differenti, condividono la capacità di tradurre concretamente gli obiettivi dell’ACN firmato nel 2024 in strumenti operativi e innovativi per il rilancio della medicina territoriale, coerenti con gli obiettivi del PNRR e con il modello delle Case di Comunità, Hub e Spoke.

Tutto questo – sottolineano dalla FIMMG – avviene nonostante qualche giornalista continui a parlare di un presunto immobilismo della riforma territoriale, che invece si realizza proprio grazie all’impegno dei professionisti e delle parti regionali coinvolte nei percorsi degli AIR. «Trento e Marche – commenta Silvestro Scotti, Segretario Generale della FIMMG – dimostrano che l’Accordo Collettivo Nazionale del 2024 non solo è pienamente attuabile, ma rappresenta un impianto solido per costruire, Regione per Regione, una medicina generale moderna, organizzata e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini. Anche quando, come nel caso recente di Molise, Calabria e Puglia, si opera in territori sottoposti a piano di controllo operativo economico e assistenziale del MEF o del Ministero della Salute, o a commissariamento».

Per ridurre le disuguaglianze ora è importante definire gli Atti di Indirizzo per l’ACN della medicina convenzionata 2022-2024, di fatto già scaduti

Nel dettaglio, l’AIR della Provincia autonoma di Trento, firmato il 4 agosto 2025, offre risposte chiare e operative a molte delle questioni ancora aperte della sanità territoriale: dall’inquadramento orario dei medici a ruolo unico – con particolare attenzione all’attività nelle Case e negli Ospedali di Comunità – alla valorizzazione economica e logistica del lavoro nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT); dalle tutele per la genitorialità, alla gestione dell’inflazione sui costi di studio e sugli strumenti informatici. Centrale anche l’integrazione con i servizi distrettuali, il numero 116117 e lo sviluppo di strumenti di telemedicina e intelligenza artificiale. Nelle Marche, l’Accordo firmato nei giorni scorsi segna la fine di un lungo stallo normativo – l’ultimo AIR risaliva al 2007 – e avvia una nuova fase per l’assistenza primaria. Il testo definisce il ruolo unico del medico di medicina generale, valorizzando la presenza nelle Case di Comunità, l’accesso alla diagnostica di primo livello per i pazienti cronici anche nei piccoli comuni, la partecipazione alle AFT e il rafforzamento della medicina scolastica e domiciliare. Una particolare attenzione è stata riservata alla medicina nelle aree interne e alla massima accessibilità degli studi medici, anche attraverso personale dedicato.

«Questi due accordi – continua Scotti – sono la testimonianza concreta della disponibilità delle istituzioni regionali e provinciali a fare sistema con la medicina generale. Ora è però indispensabile che le Regioni affrontino immediatamente la definizione degli Atti di Indirizzo per l’ACN della medicina convenzionata per gli anni 2022-2024, di fatto già scaduti, se vogliamo portare tutte le Regioni – anche quelle che non stanno riuscendo ad attuare gli AIR – a dotarsi di strumenti utili per risolvere le problematiche ed evitare disuguaglianze legate a conflitti locali che poco hanno a che fare con la necessaria assistenza ai cittadini».

Dalla FIMMG arriva un particolare apprezzamento al presidente della 10ª Commissione del Senato, Franco Zaffini, che proprio ieri ha ribadito l’investimento programmato dal Governo per i trienni 2022-2024, 2025-2027 e 2028-2030, in buona parte già coperto dai riparti assegnati nelle rispettive Leggi Finanziarie e disponibili nei bilanci regionali. Una situazione, però, che oggi costringe i medici a lavorare con risorse ferme al 2021, quando invece sarebbe necessario recuperare rapidamente quelle già scadute e avviare la discussione sul triennio successivo. Questo permetterebbe, una volta tanto, di realizzare contratti coerenti con le norme vigenti e non a “babbo morto”.

«Chiudere il nuovo ACN è indispensabile – conclude Scotti – anche per fornire alle Regioni lo strumento necessario a definire, insieme alla medicina generale, accordi in grado di rispondere alle esigenze assistenziali dei diversi territori, molti dei quali presentano un denso tessuto urbano ma anche vaste aree di forte dispersione. Per questi contesti è essenziale definire uno strumento che garantisca un’adeguata flessibilità». Naturalmente, non basta la discussione: servono strumenti concreti che descrivano il lavoro agile – favorito e verificabile con i nuovi strumenti tecnologici – e il lavoro part-time, considerando i carichi che oggi gravano sui giovani medici che entrano in convenzione e l’evoluzione di genere della professione. «Occorre procedere in questa direzione – prosegue il leader FIMMG – garantendo però la continuità dell’assistenza e il valore fiduciario della scelta del paziente».

In quest’ottica, la FIMMG continuerà a offrire il proprio contributo al cambiamento, senza rinunciare a un’approfondita riflessione sul tema degli investimenti nella prossima Legge di Bilancio. Investimenti che devono rendere possibili le semplificazioni burocratiche e le giuste defiscalizzazioni per chi produce di più nell’interesse pubblico, in termini di esiti di salute, appropriatezza e sostenibilità – e non come semplice tetto di reddito, come accade oggi con il regime forfettario.

Garante della salute, FNOPI: «Bene proposta Zaffini. L’infermiere di famiglia e comunità si muove in questa direzione»

«Un collettore unico per la sanità territoriale? Una direzione giusta. L’infermiere di famiglia e comunità è già pronto». Le dichiarazioni del Presidente della Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato Francesco Zaffini sull’importanza di individuare un garante della salute al fianco dei cittadini, anche e soprattutto nel momento di affrontare la grande sfida della sanità territoriale, rappresentano una riflessione tanto lucida quanto necessaria.

Oggi, infatti, il sistema sanitario – soprattutto nella sua dimensione territoriale – evidenzia una forte frammentazione. Anche quando i servizi sono presenti e funzionanti, sono spesso l’assistito o il caregiver a dover tessere da soli la trama dell’assistenza, interpellando decine di punti diversi e figure professionali distinte, senza un chiaro riferimento che assicuri continuità, integrazione e semplificazione.

FNOPI sottolinea come questa esigenza – quella di un collettore professionale che accompagni la persona nei suoi percorsi di salute – sia da sempre al centro della propria visione. È in questa direzione che si muovono il profilo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC) e lo spirito stesso del DM 77/2022: una figura capace di presidiare il territorio garantendo prossimità, presa in carico continuativa, integrazione tra servizi e personalizzazione delle cure, oltre la logica episodica della prestazione.

Lo stesso Punto Unico di Accesso (PUA), nodo strategico delle Case della Comunità, e le COT (Centrali Operative Territoriali), in cui la presenza infermieristica è centrale, vanno esattamente in questa direzione: ricomporre l’assistenza, renderla leggibile, accessibile, continua. Ma perché questi snodi funzionino davvero, servono professionisti stabili, formati e riconosciuti, capaci di assumere la responsabilità di accompagnare e coordinare i percorsi assistenziali.

L’infermiere, per formazione, prossimità, e conoscenza della persona, della sua storia, dei suoi bisogni e del suo contesto familiare, è – per FNOPI – una delle figure più naturalmente predisposte a questo ruolo.

Accogliamo dunque con favore l’invito del Senatore Zaffini a semplificare il sistema, garantire diritti e ridurre le fratture organizzative, anche attraverso il riconoscimento di funzioni e ruoli chiave.

Intelligenza artificiale in sanità: tra governance, innovazione e dati, l’Italia cerca la sua rotta

L’intelligenza artificiale (AI) in sanità è sempre più al centro del dibattito, tra promesse di efficienza, sfide etiche e necessità di visione strategica. Oggi si moltiplicano le sperimentazioni, le piattaforme, i progetti pilota. Ma qual è la direzione che il sistema sanitario italiano sta davvero prendendo nell’adozione dell’AI?

Da un lato, le aziende sanitarie iniziano a confrontarsi con strumenti concreti: algoritmi che ottimizzano le prescrizioni, piattaforme di open innovation, osservatori permanenti per mappare l’esistente e intercettare bisogni reali. È il caso dell’Osservatorio Nazionale sull’Intelligenza Artificiale in Sanità lanciato recentemente da FIASO, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, che vuole connettere domanda e offerta di soluzioni AI con un approccio pragmatico e misurabile. 

L’Osservatorio FIASO: una mappa dell’AI già presente nelle aziende sanitarie

Giovanni Migliore
Giovanni Migliore

«L’intelligenza artificiale in sanità non è una promessa futura, è già tra noi», afferma il presidente FIASO Giovanni Migliore. A confermarlo, le oltre 40 soluzioni operative raccolte attraverso la call for practice lanciata dalla Federazione. L’Osservatorio, del resto, è stato pensato proprio per far incontrare domanda e offerta, valorizzare le buone pratiche e promuovere un’innovazione realmente utile per i cittadini.

L’obiettivo è chiaro: identificare e sostenere soluzioni ad alto impatto e con risultati misurabili, non sperimentazioni isolate o progetti di vetrina. L’Osservatorio si concentra su due aree prioritarie: l’emergenza-urgenza e la gestione dell’accesso ai servizi, in particolare le liste d’attesa e l’appropriatezza prescrittiva.

E la resistenza culturale? «Non la vedo – risponde Migliore -. Anzi: 30 milioni di italiani si aspettano che l’AI migliori la qualità dell’assistenza. Sta a noi dare risposte all’altezza. Per questo la formazione del personale sarà decisiva: vogliamo un’innovazione consapevole e diffusa».

L’AI come leva di efficienza

Un esempio concreto arriva dalla Puglia, dove un algoritmo analizza la coerenza tra prescrizioni diagnostiche e linee guida cliniche. Il risultato? Il 40% degli esami prescritti è risultato non appropriato. «Questi dati dimostrano che migliorando la qualità delle prescrizioni possiamo ridurre sensibilmente le liste d’attesa senza bisogno di nuove risorse», spiega Migliore, nel suo ruolo di Direttore Generale di AReSS Puglia, l’Agenzia Regionale Strategica per la Salute ed il Sociale.

Anche nell’organizzazione degli appuntamenti, l’intelligenza artificiale mostra potenzialità enormi: all’ASL Napoli 3 un algoritmo consente di evitare i “buchi” nella pianificazione, aumentando l’efficienza fino al 20%. Sono esperienze che testimoniano come l’AI possa già oggi migliorare l’organizzazione e la sostenibilità del sistema.

Open innovation: la piattaforma NextH.ai per idee e soluzioni mature

Per promuovere la partecipazione di startup, centri di ricerca e aziende, FIASO ha attivato anche una piattaforma di open innovation, NextH.ai. Due le call attive: una per raccogliere nuove idee progettuali, l’altra per accelerare soluzioni già mature. Le proposte selezionate saranno premiate a gennaio 2026, dopo la valutazione da parte del comitato scientifico dell’Osservatorio.

«L’intelligenza artificiale non deve restare teoria – ribadisce Migliore -. Va inserita nei processi assistenziali reali, con una formazione capillare del personale e una cultura dell’innovazione consapevole».

Senza dati, l’AI non può funzionare

Questa primavera è stato approvato al Senato e alla Camera un disegno di legge sull’intelligenza artificiale. Il testo è attualmente in terza lettura al Senato, dopo alcune modifiche che sono state introdotte, tra cui un emendamento a prima firma della senatrice Beatrice Lorenzin che riguarda i dati sanitari.

Beatrice Lorenzin

All’interno del testo, ampio spazio è infatti dedicato alla sanità: la modifica accolta permette l’uso secondario dei dati per la ricerca, grazie anche a strumenti di intelligenza artificiale o nuovi metodi di analisi dati che automatizzano la costruzione di modelli analitici, mantenendo alti gli standard di sicurezza e privacy. «Si tratta di un passo avanti significativo – commenta Lorenzin a TrendSanità -: senza l’abilitazione all’uso per la ricerca e la programmazione non si valorizza appieno la potenzialità dell’intelligenza artificiale». Secondo la senatrice, senza interoperabilità e dati affidabili e in tempo reale, l’AI rischia di restare un’utopia tecnologica. «La ricerca biomedica e la programmazione sanitaria dipendono dall’accesso ai dati. Senza la possibilità di riutilizzare i dati raccolti per la cura, la metà della ricerca è bloccata», spiega.

Il nodo dell’interoperabilità: i limiti della digitalizzazione sanitaria

Durante il suo mandato come Ministra della Salute, Lorenzin aveva posto le basi per la creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, che un decennio dopo non è ancora una realtà sull’intero territorio nazionale. E il nodo è la frammentazione dei sistemi informativi sanitari regionali. «Durante il mio mandato da ministra, abbiamo avviato il Fascicolo Sanitario Elettronico e stanziato risorse per renderlo interoperabile. Ma oggi, nonostante i miliardi del PNRR, l’immissione dei dati è ancora incompleta».

Il rischio? Avere strumenti avanzati senza contenuti su cui lavorare. «Senza dati aggiornati e interoperabili, nessuna intelligenza artificiale può funzionare davvero. È una priorità che va monitorata con attenzione, anche perché il PNRR si avvia alla scadenza», avverte.

AI per la programmazione e la prevenzione: il vero salto di qualità

Secondo Lorenzin, l’AI può e deve servire non solo alla ricerca, ma anche alla programmazione sanitaria e alla prevenzione. «Avere accesso ai dati di intere popolazioni, in forma anonima e protetta, significa poter anticipare i bisogni di salute, valutare l’aderenza terapeutica, ridurre gli sprechi e orientare le politiche sanitarie», afferma.

Il suo sogno, da ministra, era avere un cruscotto digitale per monitorare in tempo reale le performance delle strutture sanitarie. «Oggi la tecnologia lo permetterebbe. Ma dobbiamo recuperare il ritardo sull’infrastruttura di base». Ancora una volta: servono i dati. I prossimi mesi – con la piena attuazione del PNRR – saranno decisivi per capire se sapremo davvero trasformare l’AI da strumento di sperimentazione a leva di trasformazione strutturale della sanità pubblica.

AVIS e FNOPI rinnovano il protocollo d’intesa. On line appelli congiunti a donare d’estate

AVIS (l’Associazione volontari italiani del sangue) e FNOPI (la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) hanno rinnovato il protocollo d’intesa. La firma dell’accordo, che era già stato sottoscritto negli anni passati, è avvenuta nella sede di AVIS Nazionale a Milano alla presenza dei due presidenti Oscar Bianchi e Barbara Mangiacavalli.

Il documento, oltre a ribadire la mission che contraddistingue ciascuna delle due realtà, si propone di promuovere un rafforzamento del ruolo del personale infermieristico all’interno dei centri di raccolta per favorire una gestione ancora più diretta delle relazioni con i donatori. Inoltre, si legge nel testo del protocollo, AVIS e FNOPI «si impegnano a sostenere congiuntamente percorsi e sperimentazioni di innovazione e transizione digitale del sistema sanitario, con specifico riguardo all’ambito della medicina trasfusionale. Nell’ottica di fronteggiare la persistente carenza di personale sanitario, le Parti manifestano un comune interesse all’inclusione del personale infermieristico nelle attività di telemedicina, telemonitoraggio e teleassistenza, con particolare riferimento ai consulti preventivi finalizzati alla valutazione dell’idoneità alla donazione».

Il nuovo protocollo d’intesa avrà durata annuale e impegna AVIS e FNOPI a promuovere le reciproche attività attraverso le proprie reti territoriali. Il rinnovo della collaborazione ha rappresentato anche l’occasione per annunciare l’iniziativa a cui AVIS e FNOPI daranno vita sui rispettivi canali social: una campagna per ricordare come il bisogno di sangue e plasma non cessi mai, tantomeno in estate, e come soprattutto in questo periodo anche grazie all’impegno di migliaia di infermieri sia possibile proseguire regolarmente le attività trasfusionali e garantire scorte di emocomponenti.

Come ha dichiarato a margine della firma il presidente di AVIS Nazionale, Oscar Bianchi, «siamo molto soddisfatti di essere riusciti a rinnovare questo accordo e proseguire così una collaborazione che ritengo strategica non solo per la nostra associazione, ma per la stabilità dell’intero settore trasfusionale nazionale. Garantire un impegno sempre maggiore del personale infermieristico significa riuscire ad assicurare il regolare svolgimento della raccolta di emocomponenti e il mantenimento dell’autosufficienza di globuli rossi. L’infermiere rappresenta da sempre un punto di riferimento non solo per il paziente, ma per l’intero reparto ospedaliero in cui opera e lo stesso vale per le unità di raccolta. Ringrazio la FNOPI per aver deciso di proseguire questo percorso con noi e mi auguro che sia solo il primo di una serie di traguardi che potremo tagliare insieme nel prossimo futuro».

Per la presidente della FNOPI, Barbara Mangiacavalli, «gli infermieri rappresentano la figura cardine nella presa in carico del donatore e del ricevente durante tutto il percorso trasfusionale e sono formati in modo specifico per questo. Tale peculiarità non è spesso riconosciuta in termini valoriali e professionali da aziende e istituzioni, laddove l’infermiere specializzato può garantire ai massimi livelli il controllo delle trasfusioni e il buon uso del sangue, così come già avviene negli ospedali. Un ruolo ancora più cruciale si delinea oggi, con l’integrazione dell’e-health nel percorso trasfusionale: strumenti avanzati permettono di introdurre un vero e proprio ‘triage infermieristico’, fisico ed ematologico, capace di migliorare l’efficienza nella selezione dei donatori, ottimizzare i tempi e aumentare la qualità delle informazioni raccolte attraverso il questionario di idoneità».

Virus respiratorio sinciziale, SIP e SIN inviano al Ministero e alle Regioni le raccomandazioni per una profilassi uniforme

La Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno redatto e trasmesso al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un documento congiunto di raccomandazioni per la prevenzione dell’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (VRS). L’obiettivo è quello di promuovere una strategia nazionale uniforme di immunizzazione dei neonati e dei lattanti alla prima stagione epidemica, utilizzando nirsevimab, l’anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione, per garantire la massima protezione possibile contro il VRS, indipendentemente dal luogo o dal mese di nascita.

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) è una delle principali cause di infezioni respiratorie nei bambini sotto i 5 anni. A livello globale provoca ogni anno 3,6 milioni di ricoveri e oltre 100.000 decessi, soprattutto nei Paesi a basso reddito. In Italia, la stagione epidemica si estende da ottobre ad aprile, con un picco tra gennaio e febbraio. Durante questo periodo, il VRS esercita una forte pressione sui Pronto Soccorso pediatrici e causa un elevato numero di ricoveri ospedalieri, talvolta anche in terapia intensiva.

Una strategia per colmare le disuguaglianze regionali

Il nirsevimab, approvato da EMA nel 2022 e da AIFA nel 2023, è stato introdotto in Italia per la prima volta nella stagione epidemica 2024-2025. La Delibera della Conferenza Stato-Regioni del 17 ottobre 2024 ne ha previsto la somministrazione gratuita e su base volontaria a tutti i neonati a partire dal 1° novembre 2024, estendendo la copertura in modo variabile anche ai nati nei mesi precedenti e ai bambini sotto i due anni con condizioni di fragilità. Tuttavia, un’indagine condotta da SIP e SIN ha evidenziato forti disomogeneità regionali nell’implementazione del programma, sia per le diverse tempistiche di avvio sia per l’accesso limitato dei bambini nati fuori dalla finestra epidemica (prima di novembre e dopo marzo).

Le raccomandazioni per la stagione 2025-2026

Nel nuovo documento, SIP e SIN raccomandano che:

  • Tutti i neonati e lattanti alla loro prima stagione epidemica siano immunizzati con nirsevimab. L’immunizzazione è consigliata anche nei bambini nati prima della stagione epidemica, ossia nel periodo che va da aprile a settembre, per i quali è raccomandato il richiamo nel mese di ottobre in modo che la protezione possa essere massima (la copertura di somministrazione è di 5-6 mesi)
  • Per i nati prima di ottobre, la somministrazione avvenga preferibilmente nel mese di ottobre o comunque prima dell’inizio della stagione epidemica presso gli ambulatori dei Pediatri di famiglia o i Centri vaccinali
  • Per i nati durante la stagione epidemica (ottobre-aprile), la profilassi sia somministrata prima della dimissione dal Centro di Neonatologia ospedaliero
  • Le donne in gravidanza tra la 32° e la 36° settimana, con parto previsto nella stagione epidemica, ricevano il vaccino proteico ricombinante bivalente anti VRS per proteggere se stesse e i propri neonati nei primi mesi di vita
  • I bambini sotto l’anno di vita che hanno già contratto l’infezione da VRS ricevano comunque nirsevimab.

Particolare attenzione è posta anche ai bambini con patologie croniche medicalmente complesse, per i quali si raccomanda la profilassi anche all’inizio della loro seconda stagione epidemica. SIP e SIN sottolineano inoltre che la co-somministrazione con gli usuali vaccini dell’infanzia è possibile e non presenta controindicazioni.

Un appello alle Istituzioni

Le due Società scientifiche chiedono che il documento sia recepito dalle Istituzioni per armonizzare i criteri di somministrazione a livello nazionale, assicurando pari opportunità di prevenzione per tutti i bambini e favorendo un’organizzazione più efficace e capillare. «È fondamentale che ogni bambino e in ogni regione abbia lo stesso diritto alla protezione dal VRS – dichiarano SIP e SIN -. Solo attraverso una strategia condivisa e omogenea possiamo ridurre i ricoveri e garantire una tutela reale ai più piccoli».