Home Blog Page 44

Sanità, Giuliano (UGL): «Crollano le domande di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica. Il Governo intervenga o LEA a rischio»

La UGL Salute esprime fortissima preoccupazione per il drammatico calo delle domande di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica, che quest’anno segnano una nuova e preoccupante flessione. I dati parlano chiaro: per l’anno accademico 2024/2025 sono state presentate circa 21.250 domande per 20.435 posti disponibili, con un decremento di oltre 2.300 domande rispetto all’anno precedente. Il calo complessivo rispetto al 2023 è del -10%, ma se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 15 anni, il dato è sconvolgente: si registra una diminuzione del 54,2% delle iscrizioni ai test di ammissione a Infermieristica, passando da 46.281 nel 2010 a poco più di 21.000 nel 2024. Un segnale inequivocabile di una crisi profonda che mina le fondamenta del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

«Siamo di fronte a un’emergenza strutturale che non può più essere ignorata. Questo crollo rappresenta una minaccia diretta alla tenuta del sistema sanitario pubblico italiano – denuncia con fermezza Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della UGL Salute -. Senza un ricambio generazionale di infermieri, tra pochi anni non avremo più personale sufficiente per garantire nemmeno i livelli essenziali di assistenza».

Negli ultimi 10 anni le domande per Infermieristica sono calate del 54,2%

Le cause di questo declino sono molteplici, prima di tutto le condizioni di lavoro estreme a cui gli infermieri sono sottoposti: turni massacranti, carichi di lavoro insostenibili, aggressioni nei luoghi di cura, retribuzioni ferme da oltre un decennio. A questo si aggiunge la mancanza di valorizzazione della figura professionale, percepita da molti giovani come svilita. «Chi vorrebbe entrare in un mondo dove si lavora ininterrottamente di notte, nei weekend, sotto stress costante e con uno stipendio che non basta a vivere dignitosamente?» si chiede Giuliano.

Gianluca Giuliano


A tutto ciò si aggiunge la fuga all’estero di migliaia di giovani neolaureati ogni anno, attratti da Paesi che offrono stipendi più alti, migliori condizioni contrattuali e reali opportunità di crescita professionale. Un danno doppio per l’Italia: si formano professionisti a spese dello Stato, che poi vanno a lavorare altrove. Le conseguenze sono gravissime: ospedali in sofferenza, RSA sotto organico, assistenza domiciliare compromessa, aumento esponenziale del burnout tra il personale rimasto, e una preoccupante riduzione della qualità delle cure ai cittadini. Senza un’inversione di rotta, entro il 2030 il nostro Paese rischia una carenza strutturale di oltre 80.000 infermieri.

Per la UGL Salute è arrivato il momento di intervenire con misure serie e strutturali. «Auspichiamo che il Governo intervenga subito, perché rischiamo che la sanità pubblica italiana sia destinata al collasso. Non è più tempo di rinvii: servono risposte oggi, non promesse per il domani. La UGL Salute è pronta a mobilitarsi a ogni livello per difendere i lavoratori della sanità e il diritto alla salute di ogni cittadino. È in gioco il futuro sanitario del Paese», conclude Giuliano.

Primo soccorso a scuola: una legge che lo introduca potrebbe salvare almeno 500 vite all’anno

Il trauma costituisce la seconda causa di mortalità in età pediatrica, preceduto unicamente dalle patologie oncologiche: nel nostro Paese, infatti, si registrano annualmente 500 decessi in età pediatrica riconducibili a incidenti, un dato che posiziona questa causa al secondo posto nella mortalità della fascia 1-14 anni con un’incidenza del 20,3%, immediatamente dopo le patologie oncologiche che determinano il 30,9% dei decessi.

Il confronto con altri sistemi sanitari europei evidenzia criticità significative nel modello italiano. La Svezia ha conseguito l’azzeramento della mortalità per incidenti stradali pediatrici attraverso programmi di educazione stradale implementati fin dalla scuola dell’infanzia, mentre la Danimarca ha triplicato i tassi di sopravvivenza introducendo l’obbligatorietà dei corsi di rianimazione nell’istruzione secondaria superiore.

Mirko Damasco

In Italia, la percentuale di sopravvivenza post-arresto cardiaco si attesta su un modesto 10%. Seattle, che detiene il primato mondiale in questo ambito, raggiunge il 75% grazie all’integrazione sistematica dell’insegnamento della rianimazione nei curricula scolastici e alla distribuzione capillare di defibrillatori automatici esterni. «La causa principale degli incidenti pediatrici risiede nella mancanza di una reale comprensione del concetto di prevenzione – dichiara Mirko Damasco, presidente dell’associazione “Il Salvagente” -. La percezione comune identifica erroneamente la prevenzione con l’attenzione costante, mentre essa consiste nell’anticipazione dei rischi. Un momento di distrazione può risultare fatale se il bambino accede a sostanze pericolose come la candeggina; la prevenzione efficace elimina questa possibilità alla radice».

L’associazione “Il Salvagente” è stata costituita nel 2015 a seguito di un evento che ha profondamente segnato i suoi fondatori: «Mi trovavo nel reparto di terapia intensiva pediatrica quando venne ricoverata Icra, una bambina bresciana vittima di soffocamento durante uno spuntino. I presenti non possedevano competenze di primo soccorso – riferisce Damasco -. All’arrivo dei soccorsi, la piccola era già in arresto cardiaco. Il decesso è sopraggiunto per i danni neurologici irreversibili. Quel giorno, insieme ai colleghi Filippo Castelli e Silvia Riboldi, abbiamo deciso che quella tragedia evitabile doveva rappresentare un punto di svolta».

I dati nazionali indicano che circa 350.000 minori nella fascia 0-14 anni accedono annualmente ai Pronto Soccorso per traumi accidentali, mentre nel 2023 gli incidenti stradali hanno causato 50 vittime tra i minori, con un incremento del 28,2% rispetto all’anno precedente. Su scala globale, gli incidenti infantili determinano 950.000 decessi l’anno e rappresentano la prima causa di morte nella popolazione sotto i 18 anni.

Per rispondere a questa emergenza sanitaria, “Il Salvagente” l’anno scorso ha promosso una petizione indirizzata al Senato per l’introduzione dell’obbligo formativo sul primo soccorso nel sistema scolastico italiano, normativa già vigente in tre quarti dei Paesi mondiali. «Stiamo dialogando con diversi senatori e lo scorso luglio siamo stati auditi dalla commissione diritti umani – precisa Damasco -. In Svizzera, il conseguimento della patente di guida è subordinato al completamento di un corso di primo soccorso».

Tra le iniziative operative dell’associazione, oltre all’erogazione di corsi formativi sul primo soccorso, figura la donazione gratuita di defibrillatori agli istituti scolastici, progetto sviluppato nella consapevolezza che in Italia si verificano quotidianamente 200 decessi per arresto cardiaco improvviso. «Gli istituti scolastici che necessitano di un defibrillatore possono richiederlo e noi provvediamo alla fornitura gratuita unitamente alla formazione del personale – illustra Damasco -. Il tempo utile per un intervento salvavita è di quattro minuti, non uno di più, e in questo lasso temporale l’arrivo di un’ambulanza risulta improbabile».

L’operatività dell’associazione si estende anche in ambito internazionale, con progetti in Uganda dove è in corso la realizzazione di una clinica pediatrica che rappresenterà l’unica struttura specializzata in un raggio di 200 chilometri. «Questa iniziativa vuole affermare il principio dell’uguale valore di ogni vita infantile, indipendentemente dalla collocazione geografica», conclude il presidente.

Payback dispositivi medici. Conflavoro PMI Sanità: «Urgente soluzione strutturale a tutela del medtech italiano»

Oltre 50 imprese venete del settore medtech sono intervenute all’incontro promosso da Conflavoro PMI Sanità “Insieme per una sanità sostenibile”, che si è svolto presso il Crowne Plaza Venice East di Quarto d’Altino, in provincia di Venezia.

Al centro del dibattito la necessità di individuare una soluzione strutturale alla questione del payback sui dispositivi medici, a partire dalle richieste relative alle annualità 2015-2018, che continuano a minacciare la sopravvivenza delle piccole e medie imprese italiane e le cui pretese di pagamento scadono proprio oggi.

Dopo i saluti di Antonio Marotti, delegato Triveneto di Conflavoro PMI Sanità, è intervenuto il deputato Dimitri Coin, che ha sottolineato la «necessità di riportare al centro il sistema sanitario nazionale nelle agende politiche locali e nazionali, come elemento imprescindibile per la coesione sociale e per la tutela del diritto alla salute». Il Consigliere Regionale del Veneto Stefano Valdegamberi ha poi evidenziato «l’importanza delle PMI nel tessuto produttivo e sociale del territorio», mentre Maurizio Pavanello, Consigliere Nazionale e delegato territoriale ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, ha portato la prospettiva clinica sulle «conseguenze di un sistema che rischia di ridurre le possibilità di cura». L’avvocato Giampaolo Austa, docente universitario, ha approfondito i profili giuridici e l’inutilità di un meccanismo come il payback.

Infine, Gennaro Broya de Lucia, Presidente di Conflavoro PMI Sanità, ha ribadito a nome del comparto come «le PMI non possano essere trasformate in bancomat dello Stato per coprire scelte di spesa non determinate dalle imprese stesse. Serve – ha precisato – una misura strutturale che liberi le aziende dal peso insostenibile delle richieste relative al payback a cominciare dal periodo 2015-2018, altrimenti interi segmenti del medtech italiano rischiano di scomparire».

La forte partecipazione e il confronto costruttivo tra imprese e istituzioni hanno confermato la volontà comune di proseguire con azioni coordinate affinché la politica del territorio spinga il Governo e il Parlamento a una soluzione concreta e definitiva entro questa manovra finanziaria.

«Conflavoro PMI Sanità continuerà a rappresentare le esigenze delle micro, piccole e medie imprese del comparto, promuovendo un dialogo costante con le istituzioni nazionali e territoriali per la salvaguardia del medtech italiano» ha concluso Broya de Lucia.

Pre-assessment Anestesiologico Virtuale: la televisita nella programmazione del percorso chirurgico elettivo

0

Introduzione 

L’adozione della telemedicina nei percorsi preoperatori [Lamperti et al, 2025] rappresenta oggi una strategia innovativa e sostenibile per migliorare l’efficienza del sistema sanitario, riducendo i tempi di chiamata all’intervento e promuovendo la personalizzazione delle cure. In linea con i principi della Value-Based Healthcare [Cecconi et al, 2024], che mira a eliminare le attività cliniche a basso valore, l’Ospedale del Casentino (Arezzo) ha avviato nell’aprile 2024 il progetto pilota S.T.A.R.T. (StraTificazione del Rischio anestesiologico tramite Televisita), un’iniziativa che coniuga innovazione digitale, appropriatezza prescrittiva e centralità del paziente.

Il modello START: struttura, strumenti e finalità 

Il progetto prevede l’impiego della televisita come strumento di pre-assessment anestesiologico [Mangia et al,2024] per i pazienti candidati a interventi chirurgici a bassa complessità, come ad esempio chirurgia ambulatoriale, day surgery o piccoli interventi elettivi. Il percorso si avvale di un questionario anamnestico precompilato dal paziente, somministrato in fase di programmazione chirurgica, che anticipa la valutazione clinica e consente una prima stratificazione del rischio anestesiologico secondo la classificazione ASA (American Society of Anesthesiologists).

L’adozione della televisita come strumento di pre-assessment anestesiologico si configura come una leva organizzativa ad alto valore aggiunto

L’anestesista, dopo aver revisionato il questionario, valuta l’idoneità del paziente alla televisita e, se il caso è compatibile, procede con la valutazione a distanza. La televisita ha un duplice obiettivo:

  • garantire una valutazione strutturata, omogenea e sicura del rischio anestesiologico, contribuendo a ridurre la variabilità tra professionisti e aumentando la qualità della documentazione clinica;
  • prescrivere esclusivamente esami preoperatori appropriati, evitando accertamenti inutili e favorendo un uso più razionale delle risorse.

L’esperienza applica le raccomandazioni SIAARTI nella campagna Choosing Wisely Italy nell’ottica di una maggior appropriatezza all’esecuzione di esami ematochimici nel preoperatorio.

Contesto normativo e piattaforma tecnologica

L’intero percorso è stato strutturato nel rispetto delle normative vigenti e realizzato mediante l’utilizzo della piattaforma di televisita della Regione Toscana, strumento ufficiale che garantisce standard elevati di sicurezza informatica, tracciabilità, identificazione del paziente, protezione dei dati personali e accessibilità.

Il progetto pilota START ha evidenziato una significativa riduzione degli esami inutili, ottimizzando le risorse umane e logistiche

Questo approccio è pienamente coerente con le linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina, con la Missione 6 del PNRR e con le raccomandazioni europee in materia di digitalizzazione della medicina perioperatoria, valorizzando la telemedicina come leva per la trasformazione dei modelli organizzativi e l’equità di accesso alle cure.

Risultati preliminari e impatti organizzativi

I primi risultati del progetto, monitorati tramite indicatori di processo e di esito, evidenziano una buona fattibilità clinica, logistica e gestionale del modello (Tabella 1). Tra i principali benefici osservati si evidenziano:

  • una significativa riduzione degli esami inutili (ad esempio ECG, ecocardiogrammi e indagini di laboratorio non appropriate), con conseguente risparmio economico;
  • ottimizzazione delle risorse umane e logistiche, grazie alla riduzione delle visite in presenza, dell’uso improprio degli ambulatori e della richiesta di consulenze specialistiche non strettamente necessarie;
  • miglioramento dell’efficienza del percorso chirurgico, con minori accessi ospedalieri, tempi più brevi di attesa e minore congestione delle agende di prericovero;
  • nessuna complicanza intraoperatoria né ritardi legati a valutazioni preoperatorie non congrue, confermando la sicurezza del modello;
  • elevato livello di soddisfazione dei pazienti, rilevato tramite un questionario di customer satisfaction che ha evidenziato particolare apprezzamento per la rapidità della presa in carico, la semplicità del percorso e la riduzione del disagio legato agli spostamenti.

Categoria

Indicatore

Descrizione

Indicatori di processo

Appropriatezza linee guida

84 ECG non eseguiti, 84 ecocardiogrammi e 78 esami ematochimici evitati perché non indicati

Ottimizzazione risorse del personale

  • Riduzione attività a basso valore
  • Riduzione del numero delle consulenze cardiologiche
  • Riduzione dei tempi di lavoro infermieristico tecnico e laboratoristico
  • Minore utilizzo del cardiologo e del personale di laboratorio

Ottimizzazione risorse logistiche

Risparmi sul ridotto utilizzo degli spazi ambulatoriali e di altri luoghi ospedalieri

Minore accesso in ospedale da parte dei pazienti

  • Riduzione degli accessi fisici per esami e valutazioni
  • Minore impatto ambientale dell’attività sanitaria per i km risparmiati

Indicatori di esito

Nessun intervento annullato la mattina dell’intervento

Miglior programmazione e stabilità del percorso chirurgico

Nessuna complicanza intraoperatoria

Sicurezza del paziente preservata

Aumentata Customer satisfaction

Soddisfazione del paziente per tempi ridotti, qualità, accoglienza e minori spostamenti

Tabella 1. Primi risultati del progetto

Apri tabella in PDF

Un’opportunità per il sistema sanitario

La positiva esperienza del modello START rappresenta un’opportunità concreta per promuovere modelli assistenziali innovativi e flessibili con potenziali benefici trasversali per tutto il sistema. In particolare, l’iniziativa contribuisce a:

  • ottimizzare l’utilizzo delle risorse sanitarie, liberando tempo e spazio per pazienti più complessi;
  • migliorare la governance clinica, promuovendo l’appropriatezza prescrittiva e riducendo la variabilità professionale;
  • favorire l’empowerment del paziente, coinvolto attivamente fin dalle prime fasi del percorso;
  • ridurre l’impatto ambientale, grazie al minor numero di spostamenti e al contenimento dell’attività diagnostica non necessaria.
  • favorire il lavoro in equipe multidisciplinare, valorizzando il confronto tra anestesisti, chirurghi, infermieri e fisioterapisti, in continuità con i protocolli ERAS e in una prospettiva sempre più orientata alla personalizzazione delle cure.

Conclusioni e prospettive future

L’adozione della televisita come strumento di pre-assessment anestesiologico si configura come una leva organizzativa ad alto valore aggiunto, in grado di coniugare appropriatezza clinica, efficienza operativa e sostenibilità economica. Pur trattandosi di una casistica relativamente limitata (o contenuta) i risultati ottenuti sono incoraggianti e possono porre le basi per:

  • estensione del percorso a pazienti con profili di rischio più elevati (ASA III);
  • applicazione del modello a nuove specialità e percorsi chirurgici e a diversi contesti organizzativi.

La telemedicina, in questo contesto, si conferma come uno strumento strategico per l’innovazione del percorso perioperatorio, con benefici tangibili in termini di accesso alle cure, qualità dell’assistenza, sostenibilità e soddisfazione del paziente, pienamente in linea con la visione della Value-Based Healthcare.

Bibliografia

Università, test Infermieristica: partecipanti in calo ma il trend di iscrizioni e laureati vira in positivo

Ai test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi in 41 atenei pubblici, previsti lunedì 8 settembre in tutta Italia, il numero complessivo di domande non coprirà nell’immediato il numero di posti messi a bando.

Il progressivo aumento, negli anni, della disponibilità di posti – chiesto con forza da Regioni/Province Autonome e Ordine professionale – non è andato di pari passo con una analoga crescita di iscrizioni ai test, pur con differenze territoriali, con le regioni del Meridione in cui il rapporto domande/posti si attesta sul valore medio di 1,5.

Se da inizio secolo a oggi i posti a bando sono passati dai 10.614 del 2001 ai 20.699 attuali (di cui 290 di Infermieristica pediatrica), il numero delle domande è stato altalenante: dai picchi del 2010 alle circa 19mila attese quest’anno, al netto dei dati delle otto università private, in cui i test sono previsti successivamente. Tuttavia, da questo anno accademico, a conclusione del “semestre filtro” istituito a Medicina, per la prima volta si riverserà su Infermieristica una quota significativa delle migliaia di studenti che andranno fuori graduatoria dopo aver sostenuto gli esami di Chimica, Fisica e Biologia (i posti disponibili a Medicina saranno in ogni caso 24mila e il 20,4% dei 54mila candidati di Medicina ha indicato Infermieristica come prima scelta tra i corsi affini). Va inoltre tenuto in considerazione il “meccanismo” di immatricolazione al corso di laurea in Infermieristica per coloro che l’hanno opzionata partecipando al test insieme ad altre professioni sanitarie.

«In questo delicato anno accademico, sarà fondamentale analizzare, oltre il numero attuale dei partecipanti ai test, il numero finale di iscritti al primo anno di Infermieristica. Malgrado il crollo da più parti paventato e dato per scontato, la professione tiene e siamo orgogliosi degli sforzi compiuti con Ministeri, Regioni e Università per garantire un numero sempre maggiore di posti a bando. Le richieste di accesso non aumentano con la stessa proporzionalità, ma ciò accade nel contesto di un calo demografico che ormai impatta sul numero complessivo di studenti universitari e che ci preoccupa non poco per la tenuta futura del sistema sanitario», dichiara FNOPI.

Attualmente in Italia circa due diplomati su tre decidono di proseguire il proprio percorso formativo con l’università: un dato lontano dai livelli registrati all’inizio degli anni Duemila, quando la percentuale si attestava al 75%. I dati peggiori rispetto ai test – con cali anche superiori al 20% – coincidono poi con le aree metropolitane dove il costo della vita e il caro-affitti non rendono più i grandi atenei meta ideale per i fuori sede. Il boom tra i giovani diplomati delle lauree telematiche, inoltre, non migliora certamente i dati di Infermieristica, trattandosi di una laurea triennale abilitante che prevede, sin dal primo anno, una intensa attività di tirocinio sul campo e un numero ridotto di insegnamenti fruibili a distanza.

Un trend negativo che, numeri alla mano, si è affermato nel tempo e colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, a testimoniare la necessità di affrontare il problema della carenza e della scarsa attrattività del settore in maniera sistemica e corale.

Per la FNOPI, tra le cause strutturali di questo calo di appeal sono certamente da considerare: mancanza di prospettive concrete di carriera, retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, carichi di lavoro eccessivi, difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie. Nel caso specifico poi di Infermieristica, diventa indispensabile ampliare il lasso temporale dedicato alle iscrizioni ai test, pubblicando i bandi con maggiore anticipo (quest’anno c’è stato un mese scarso a disposizione per gli aspiranti infermieri, per giunta a ridosso di Ferragosto) per permettere a studenti e famiglie di individuare nel corso di Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione.

Nonostante questo, il numero complessivo di laureati in Infermieristica cresce costantemente: se nel 2004 erano stati 8.866 a indossare la divisa dopo la triennale abilitante, a distanza di vent’anni, nel 2024, sono saliti a quota 11.404 (+28,6%), con una previsione a 14.500 nel 2027. Numeri comunque insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione ogni anno, dato stimano attorno alle 25mila unità. «Il nostro Paese invecchia e invecchiano anche i nostri infermieri: senza una presa d’atto importante, da parte di tutte le istituzioni, della questione infermieristica, abbiamo ormai la certezza di una impossibilità a garantire adeguati livelli di assistenza nei prossimi anni: occorre un investimento strutturale, già da questa legge di bilancio, su tutte le leve che possano rendere più attrattive le professioni di cura, senza ricorrere a soluzioni tampone, con scarse prospettive. Come FNOPI ribadiamo la necessità di dichiarare questa situazione una emergenza nazionale e prevedere, al pari di altri casi emergenziali, provvedimenti immediati, come l’istituzione di una cabina di regia permanente, interministeriale e con poteri speciali, per affrontare i problemi evidenziati prima che sia troppo tardi».

Contratto medici, atto di indirizzo in arrivo. CIMO-FESMED: «No a passi indietro rispetto all’ultimo CCNL»

Nelle prossime settimane sarà pubblicato l’atto di indirizzo propedeutico all’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto dei medici e dei dirigenti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Un atto dovuto, che il sindacato dei medici CIMO-FESMED chiede e attende da tempo.

«Ci auguriamo che il testo non preveda passi indietro sulle condizioni di lavoro rispetto a quanto abbiamo ottenuto nell’ultimo contratto – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Negli incontri con Aran e Regioni a cui abbiamo partecipato nei mesi scorsi abbiamo reso chiara la nostra posizione: il rinnovo del CCNL 2022-2024 dovrebbe essere esclusivamente economico, per dare ulteriore tempo alle aziende di uniformarsi alle direttive previste dal contratto firmato lo scorso anno e concentrare gli sforzi negoziali sul CCNL 2025-2027. Abbiamo inizialmente ricevuto notevoli aperture alla nostra proposta, su cui poi tuttavia è calato il silenzio più assoluto. Non vorremmo dunque trovare, nell’atto di indirizzo, qualche sorpresa indesiderata».

«In tal caso, saremo categorici nel difendere i miglioramenti normativi ottenuti all’ultima trattativa: non accetteremo alcun tentativo di peggiorare l’attuale contratto – continua Quici -. Qualsiasi proposta che comporti un passo indietro sarebbe accolta come una provocazione dalla Federazione CIMO-FESMED, e rappresenterebbe il definitivo “liberi tutti” per spingere i medici ad abbandonare la sanità pubblica».

«Anche perché – spiega Quici – più della metà dell’incremento economico previsto, ampiamente inferiore al tasso inflattivo registrato nel triennio 2022-2024, viene già percepito dai medici come indennità di vacanza contrattuale. E sulla parte economica abbiamo le mani legate, dovendo sottostare alle regole che riguardano tutta la pubblica amministrazione. Eppure, è evidente come i medici non siano considerati alla stregua degli altri dipendenti della PA che, a differenza dei dipendenti del SSN, il Ministro Zangrillo si impegna a valorizzare professionalmente ed economicamente: medici e professionisti sanitari fanno parte della PA solo quando ci sono contratti da attendere, atti di indirizzo da rinviare, budget da rispettare e percentuali di incremento che non è possibile sforare. A questo punto – conclude il Presidente CIMO-FESMED – tanto vale farli uscire dalla funzione pubblica».

LIFC celebra la Giornata mondiale della fibrosi cistica con un risultato storico

Proprio in occasione della Giornata Mondiale della Fibrosi Cistica, che si celebra l’8 settembre, la Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC) celebra un risultato storico: è stata accolta la richiesta presentata congiuntamente da LIFC e CFE (Cystic Fibrosis Europe) per l’inserimento di Kaftrio/Trikafta nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Un traguardo importante per tutti i pazienti e in particolare un passo concreto per coloro che, ancora oggi, non hanno accesso a trattamenti potenzialmente risolutivi. Serrata è stata la campagna di sensibilizzazione condotta da LIFC nel corso degli ultimi mesi, al fine di richiedere l’estensione dell’indicazione del farmaco Kaftrio per tutti i pazienti di età pari o superiore ai 2 anni, con almeno una mutazione CFTR non di classe I.

«Abbiamo ottenuto questo diritto perché l’OMS ha finalmente accolto l’istanza presentata da LIFC in cui si chiedeva l’inserimento del farmaco nella lista delle medicine essenziali per i pazienti di fibrosi cistica, fornendo così una speranza di cura anche nei Paesi in cui c’è una difficoltà all’ottenimento del farmaco – ha commentato con orgoglio il Presidente LIFC Antonio Guarini –. Il nostro impegno come LIFC nazionale va oltre i confini italiani: ogni giorno lavoriamo e ci impegniamo per garantire cure e diritti alle persone con fibrosi cistica ovunque si trovino. Questo traguardo rappresenta una speranza concreta per migliaia di pazienti e famiglie di tutto il mondo e dimostra, ancora una volta, come insieme possiamo cambiare il futuro della fibrosi cistica, perché da soli si va veloci ma insieme si va lontano».

Di grande rilievo, in questo contesto, è stata la risonanza degli eventi condotti dalla Lega Italiana Fibrosi Cistica a livello nazionale, a sostegno degli “orfani di cura”: non ultimo, il progetto “125 Miglia per un Respiro” che ha visto protagonista l’atleta e testimonial sportivo LIFC Alessandro Gattafoni impegnato in una traversata del mare in kayak, da Civitanova Marche fino alla città di Sebenico, per 180 chilometri. Una sfida incredibile per un atleta come Alessandro, forte ma comunque paziente di fibrosi cistica. Dietro questa performance, però, per Alessandro la mission era ancora più profonda: proseguire il suo viaggio di sensibilizzazione sulla malattia. «Iniziative come quella portata avanti da Alessandro sono fondamentali, per far luce su questa patologia molto diffusa, ma ancora troppo poco conosciuta, e per trasmettere forza ai più di 6.000 pazienti italiani affetti da fibrosi cistica, così come a tutte le persone che affrontano questa sfida, trasformandola in una leva per guardare con fiducia al futuro» ha concluso Guarini.

Nursing up: medici in crescita, ma crollano infermieri e ostetriche

Il Nursing Up, sulla base di un proprio accurato report, frutto dell’accurato confronto dell’anno 2023 con il 2022, elaborato partendo dai dati ufficiali del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato, lancia il proprio allarme: in Italia gli infermieri diminuiscono in modo drammatico, mentre i medici addirittura crescono!

I numeri parlano chiaro:

  • Medici: 109.024 (2023) contro 107.777 (2022), quasi 2mila in più
  • Infermieri: 271.063 (2023) contro 283.932 (2022), meno 12.869 in un solo anno
  • Ostetriche: 11.812 (2023) contro 13.540 (2022), meno 1.728 unità

«Siamo di fronte – dichiara Antonio De Palma, Presidente nazionale del Nursing Up – a una vera e propria debacle degli infermieri e delle ostetriche, professionisti che rappresentano la spina dorsale del sistema delle cure. In un Paese che invecchia rapidamente, con una popolazione fragile che ha bisogno di sempre maggiore assistenza, perdiamo ogni anno, in media, 10mila colleghi dalle corsie. Nel solo 2024, oltre 20mila professionisti dell’area non medica hanno abbandonato volontariamente il pubblico. Questa è una catastrofe».

Per De Palma, la responsabilità è di politiche di programmazione “profondamente errate”: «Si parla, ma senza riconoscimenti concreti, di lauree specialistiche magistrali, mentre l’infermiere di base è come se non esistesse, e senza di lui l’intero sistema collasserebbe. Eppure, la sanità territoriale annaspa, i pronto soccorso diventano in estate vere e proprie polveriere, cresce il numero delle aggressioni, non c’è turn over, e sei infermieri su dieci si ammalano di burnout».

Il leader del Nursing Up è netto: «Per noi contano i fatti concreti. Basta chiacchiere, basta fumo negli occhi. Ci lascia davvero perplessi sentire Organi sussidiari dello Stato asserire che il personale sanitario nel complesso è aumentato e che addirittura sono aumentati gli infermieri iscritti all’albo, quando nelle corsie del SSN, come certifica la Ragioneria dello Stato, di fatto, il numero di questi professionisti tracolla e nelle regioni la rete dell’assistenza non si regge in piedi. Non si governa la sanità con numeri astratti e soluzioni pasticciate, ma si dovrebbe partire considerando problemi e limiti di chi ogni giorno manda avanti i servizi del SSN».

De Palma conclude con un appello perentorio: «Il destino della nostra vita come singole persone è nelle mani del fato, ma quello dei professionisti sanitari è nelle mani di una politica che finora si è dimostrata lontana dall’individuare soluzioni organizzativamente dirimenti, anche se spesso animata da buona volontà. È tempo di cambiare stakeholders: la legge prevede che siano i sindacati a rappresentare chi lavora, non altri soggetti privi delle necessarie competenze, che tuttavia si propongono ogni giorno come interlocutori qualificati nei confronti delle istituzioni, in un ambito tanto delicato come quello del lavoro. 

Ogni anno in Italia si perdono 10 mila tra infermieri e ostetriche

E questo accade, beninteso, nonostante esistano leggi specifiche che negano loro questo tipo di competenza, proprio perché, in materia di lavoro, è solo ascoltando le organizzazioni dei professionisti che si potrà invertire questa rotta disastrosa. L’Italia della sanità è oggi più che mai senza infermieri, ed è questo il vero tallone d’Achille del Servizio sanitario nazionale. Siamo una nave in mare aperto che con i suoi passeggeri sta colando a picco, e nonostante i toni rassicuranti di alcune tra le istanze rappresentative degli interessi ordinistici, proprio non riusciamo a vedere scialuppe di salvataggio all’orizzonte», conclude De Palma.

Confindustria DM: urgente eliminare la norma sul payback per tutelare imprese, occupazione e crescita del settore

Scattano domani i versamenti relativi al payback sui dispositivi medici per il quadriennio 2015-2018, che ammontano complessivamente a circa 520 milioni di euro a carico delle imprese del settore.

«Nonostante l’avvio delle procedure da parte di alcune Regioni la pubblicazione dei provvedimenti avviene con criteri non uniformi e senza lo scorporo dell’IVA, elementi che generano incertezza e mettono le aziende nell’impossibilità di calcolare con precisione le risorse effettivamente dovute. In particolare, le piccole e medie imprese, pur formalmente coperte dal fondo di garanzia, sono costrette a esporsi finanziariamente in un contesto già reso instabile dai dazi statunitensi e da uno scenario macroeconomico che non favorisce né programmazione né investimenti futuri». Questo il commento di Fabio Faltoni, Presidente di Confindustria dispositivi medici, alla vigilia della scadenza dei pagamenti del payback 2015-2019 stabilita dal decreto Economia n.95/2025.

Confindustria Dispositivi Medici ribadisce la necessità di un intervento strutturale e definitivo: «Per salvaguardare il tessuto industriale del settore, che rappresenta un asset strategico per il Paese, genera valore e occupazione qualificata e contribuisce in modo significativo all’innovazione tecnologica in Sanità, è urgente – prosegue Faltoni – che nella prossima Legge di Bilancio venga eliminato in via definitiva il payback relativo agli anni 2019-2024 e per il futuro».

L’Associazione di Confindustria richiama inoltre l’attenzione del Governo sulla necessità di aprire subito un confronto con le imprese: «Auspichiamo che, una volta superata questa tranche di pagamenti, venga prontamente convocato il tavolo di lavoro sulla governance del settore, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. È necessario discutere misure concrete, a partire dalla revisione e dall’attualizzazione dei tetti di spesa, fino a un nuovo modello di Governance dei dispositivi medici, che sappia promuovere innovazione, sostenibilità e una programmazione più coerente con i bisogni reali del Servizio Sanitario Nazionale, senza scaricare sui fornitori oneri insostenibili».

Dello stesso avviso anche FIFO Sanità Confcommercio: «Abbiamo richiesto al MEF un intervento urgente per rinviare la scadenza del 9 settembre per il pagamento del payback sui dispositivi medici», annuncia Sveva Belviso, presidente FIFO Sanità Confcommercio.

«Le PMI che hanno manifestato l’intenzione di procedere al pagamento nella misura ridotta sono attualmente impossibilitate per problemi di liquidità per cause a loro non imputabili – prosegue Belviso -. Infatti, la norma che consente l’accesso ai finanziamenti garantiti è entrata in vigore solo il 10 agosto, con scadenza dei termini di pagamento fissata per il 9 settembre, con relativo aggravarsi della situazione a causa della chiusura al pubblico di molti istituti di credito».

«Per chi, invece, sarà costretto a subire le compensazioni, è importante che il MEF, come richiesto, indichi chiaramente alle Regioni che possano operare esclusivamente sul 25% degli importi indicati nei provvedimenti, così come stabilito dalla Corte Costituzionale. Una diversa applicazione – conclude Belviso – si tradurrebbe in un’ulteriore ingiustificata penalizzazione per il nostro settore, con gravissimo pregiudizio per la continuità aziendale».

Il 40% delle malattie di origine alimentare si verifica nella cucina di casa, dall’ISS un questionario per saperne di più

Oltre il 40% delle malattie legate al consumo di alimenti nel mondo si verifica in ambito domestico, ma questo dato è fortemente sottostimato a causa della mancanza di segnalazioni. La casa è infatti un luogo che si tende a considerare sicuro ma che può nascondere delle sorprese. Conoscere in maniera approfondita le regole di conservazione e preparazione dei cibi aiuta a ridurre il rischio. Per questo l’istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia oggi un questionario diretto a tutti, “Mangia Sicuro!”, che consente di colmare i gap e consumare i cibi in sicurezza.

Entro l’8 ottobre in 15 minuti si potranno testare le proprie conoscenze e alla fine si riceveranno risposte corrette, consigli utili e spunti pratici che aiuteranno a confutare alcune abitudini e credenze ancora diffuse, ad esempio su come trattare la carne cruda o l’insalata in busta.

«Le risposte – sottolinea Antonella Maugliani, ricercatrice ISS e referente scientifica del progetto – ci aiuteranno a migliorare le informazioni rivolte ai cittadini su comportamenti alimentari sicuri: dalla spesa, alla conservazione, fino alla preparazione dei cibi. Il contributo delle persone che sceglieranno di compilarlo è importante per rendere la comunicazione più vicina ai reali bisogni e promuovere la salute di tutti».

Il questionario fa parte del progetto ISS “SAC” (acronimo di Sicurezza Alimentare Casalinga), partito ad aprile 2024 e che avrà una durata di due anni. È coordinato dal Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria (SANV) e coinvolge un gruppo multidisciplinare dell’ISS con esperti in vari settori.