Partnership Pubblico Privato: un’opportunità da sfruttare, anche in ottica di PNRR. Ne parliamo con Mattia Altini, direttore sanitario dell’AUSL Romagna e presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM), sodalizio che durante la propria convention ha presentato un Patto Etico per lo sviluppo di partnership pubblico-private a sostegno del SSN.
SIMIT-SItI: presentato il documento per le vaccinazioni degli adulti fragili o immunocompromessi
Un documento scientifico per sensibilizzare istituzioni e cittadini
Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le vaccinazioni possono prevenire fino a 3 milioni di morti ogni anno; tuttavia, un numero considerevole di decessi continua a essere causato da malattie infettive prevenibili con vaccinazione, soprattutto tra i soggetti immunocompromessi o fragili. Le basse coperture vaccinali hanno indotto la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT e la Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica – SItI ad avanzare nuove soluzioni con il Documento intersocietario “Proposte operative per la vaccinazione dei soggetti adulti fragili/immunocompromessi”. Obiettivo è far comprendere come le vaccinazioni abbiano una funzione strategica e rappresentino un investimento di sanità pubblica. Particolare riferimento va a infezioni dalle gravi conseguenze (ad es. Pneumococco, Herpes Zoster, Meningococco, ecc.), le cui coperture vaccinali sono molto basse. Il Documento ha trovato l’avallo di numerose altre società scientifiche: AMD – Associazione Medici Diabetologi; IG-IBD – Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease; SID- Società Italiana Diabetologia; SIGE – Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva; SIGG – Società Italiana Geriatria e Gerontologia; SIMG – Società Italiana Medicina Generale, SIR – Società Italiana Reumatologia.
La presentazione al ministero della salute
Il Documento è stato presentato presso il Ministero della Salute con l’incontro istituzionale “Prevenzione vaccinale dei soggetti adulti fragili o immunocompromessi, la nuova priorità”, organizzato da Aristea con il contributo non condizionante di GSK. Dopo la presentazione del Documento da parte del Prof. Massimo Andreoni Direttore Scientifico SIMIT e del Prof. Giovanni Gabutti Coordinatore del gruppo ‘Vaccini e Politiche Vaccinali’ della SItI, la sessione “Gli stakeholder coinvolti: istituzioni, medici di famiglia, associazioni” ha visto la partecipazione del Ministro della Salute Prof. Orazio Schillaci. Hanno preso parte al dibattito anche i parlamentari Sen. Daniele Manca e Sen. Elisa Pirro, oltre al Presidente di Federanziani Roberto Messina. Nella tavola rotonda “Le diverse fragilità: la sinergia tra le società scientifiche” sono intervenuti Prof. Paolo Bonanni, Componente del gruppo ‘Vaccini e Politiche Vaccinali’ della SItI; Dott. Andrea Buda, Consigliere IG-IBD, Comitato Scientifico SIGE; Prof. Agostino Consoli, Past President SID; Dott. Riccardo Fornengo, Board AMD; Prof. Roberto Gerli Presidente SIR; Prof. Francesco Landi, Presidente SIGG; Prof. Claudio Mastroianni, Presidente SIMIT; Dott. Alessandro Rossi, Responsabile Area Malattie Infettive SIMG. Le conclusioni sono state del Prof. Giovanni Rezza, Direttore Generale Prevenzione, Ministero della Salute. La moderazione del giornalista scientifico Daniel Della Seta.
“Le vaccinazioni rappresentano un presidio fondamentale per la prevenzione primaria: hanno permesso di conseguire risultati eccezionali nel ridurre morbosità e mortalità di molte malattie infettive e sono una priorità per la Sanità Pubblica – evidenzia Giovanni Gabutti – Esiste un elevato rischio derivante dalle malattie infettive e dalle loro complicanze nei soggetti immunocompromessi e/o con co-morbosità. Per questi pazienti a rischio, la prevenzione dev’essere un obiettivo di salute pubblica e individuale di fondamentale importanza. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, tuttora vigente, identifica l’offerta gratuita delle vaccinazioni dell’adulto sia per rischio infettivo legato all’età (soggetti Over 65) sia legato a eventuali malattie o terapie concomitanti che possano comportare un rischio aumentato di infezione. A fronte di indicazioni chiare e tendenzialmente complete per i soggetti fragili/immunodepressi, la possibilità concreta di arruolare questi soggetti nei percorsi vaccinali ad oggi esistenti non è ottimale. Risulta pertanto urgente incrementare le coperture vaccinali dei soggetti fragili/immunodepressi e più in generale dell’adulto/anziano per garantire un invecchiamento in buona salute”.
Le proposte del documento
Nonostante le chiare indicazioni del PNPV, l’arruolamento dei pazienti fragili nelle vaccinazioni è rimasto limitato e restano bassi i tassi di copertura vaccinale per infezioni come Herpes Zoster, pneumococco, meningococco: le cause sono da rintracciarsi in un’offerta vaccinale definita per età e non per rischio, nelle difficoltà dei Dipartimenti di Prevenzione territoriali ad arruolare i soggetti fragili/immunodepressi, in una medicina specialistica orientata principalmente al trattamento. Con il Documento le Società Scientifiche hanno portato all’attenzione dei decisori nazionali e regionali la necessità di rendere operative le indicazioni del Piano Vaccinale e hanno avanzato alcune proposte affinché venga colta l’esigenza di creare percorsi vaccinali dedicati ai pazienti fragili/immunodepressi.
“Per migliorare il tasso di vaccinazione contro gravi infezioni come Pneumococco, Herpes Zoster, Meningococco, occorrono azioni mirate, volte a favorire nuovi percorsi di vaccinazione più vicini ai luoghi dove i pazienti afferiscono per la cura delle loro patologie, come ospedali, ambulatori specialistici o di medicina generale, RSA. In particolare, si può rivelare fondamentale l’ampliamento degli accordi con i Medici di Medicina Generale verso tutte le vaccinazioni raccomandate per l’adulto fragile/immunocompromesso, poiché il MMG è consapevole delle caratteristiche del paziente e delle specifiche esigenze che questi può avere in merito a ciascuna vaccinazione, e potrebbe somministrarle insieme a quella contro l’influenza o programmarle in successive scadenze – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – La somministrazione delle vaccinazioni in questi contesti è un’opportunità da valorizzare. Per favorire questo processo, è indispensabile il superamento di alcune barriere, come l’approvvigionamento dei vaccini da parte di ospedali, RSA, ambulatori; il loro accesso all’Anagrafe Vaccinale; una dotazione delle misure e degli strumenti necessari per collaborare con i Dipartimenti di Prevenzione. Inoltre, è necessario il superamento dei limiti organizzativi e burocratici nella fornitura dei vaccini. A completare la strategia d’azione può intervenire anche un richiamo dell’attenzione degli specialisti sulle vaccinazioni da raccomandare ai propri pazienti”.
Mieloma multiplo, oltre 10.000 euro i costi annuali per i pazienti e caregiver
Riduzione e abbandono dell’attività lavorativa, perdita delle giornate di lavoro e calo della capacità produttiva che ammontano a oltre 8.000 euro di costi indiretti per il paziente ogni anno. In aggiunta costi diretti sanitari e non sanitari annui di oltre 2.000 euro dovuti principalmente a spese per l’assistenza personale, l’acquisto di farmaci e le visite specialistiche. Il Mieloma Multiplo, la seconda neoplasia ematologica per incidenza, quindi non solo comporta un impatto negativo a livello fisico e psicologico per il paziente ma è caratterizzato da ‘tossicità finanziarie’ che si traducono in difficoltà economiche sia per i pazienti che i caregiver.
Sono questi i principali risultati dell’indagine ‘Viaggio nei costi accessori sostenuti da pazienti e caregiver di Mieloma Multiplo’ promossa da AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, in collaborazione con l’EMN Research Italy, il Centre for Economic and International Studies and HTA (EEHTA) CEIS di Tor Vergata e con il contributo non condizionante di Sanofi e Takeda, che si pone l’obiettivo di fornire degli strumenti di riflessione per i clinici e le Istituzioni per poter ottimizzare i processi di gestione del Mieloma Multiplo e delle risorse utilizzate, così da poter migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie e l’efficienza del Sistema nel suo complesso. Il ‘viaggio’ tra i costi economici diretti e indiretti dei pazienti con Mieloma Multiplo e dei loro caregiver è stato realizzato attraverso un questionario messo a punto da un Board di esperti costituito da ematologi di rilievo nazionale, distribuito in versione cartacea e online a pazienti afferenti ai vari Centri di ematologia dell’EMN Italy – European Myeloma Network Italy e ai loro caregiver.
‘Il Mieloma Multiplo è una di quelle patologie per le quali è più pressante la necessità di indagare a fondo le esigenze e le richieste dei pazienti proprio per il forte ‘peso’ che questa malattia ha sulla vita delle persone colpite e del loro nucleo familiare. Per questo AIL si è fatta promotrice di questo ‘viaggio’- afferma Giuseppe Toro, presidente Nazionale AIL– i dati emersi dall’indagine saranno motivo di attenta riflessione da parte nostra, dei clinici e dei pazienti. In particolare, un dato ci ha colpito: l’impatto del Mieloma Multiplo sull’attività lavorativa di pazienti e caregiver. Il 53,1% dei pazienti e il 24,5% dei caregiver sono costretti ad abbandonare il proprio lavoro. Riteniamo sia necessario intervenire in questo ambito con azioni di politiche sociali per mitigare l’emorragia di risorse a scapito della qualità di vita dei pazienti e caregiver’.
Il Mieloma Multiplo è caratterizzato da un costo elevato della malattia rispetto ad altri tipi di tumore sia per il paziente che per il Sistema. ‘Complessivamente, i costi totali annui per un paziente con Mieloma Multiplo sono stati stimati pari a 10.438 euro dei quali il 78% relativo a costi indiretti, dovuti ad assenteismo e presenteismo, e il 22% a costi diretti sanitari e non sanitari- illustra Francesco Saverio Mennini, Direttore EEHTA-CEIS, Facoltà di Economia, Università di Roma ‘Tor Vergata’ e presidente SIHTA – Società Italiana di Health Technology Assessment– i costi sono risultati strettamente legati all’età del paziente: molto più alti per i pazienti in età lavorativa (circa 11.886 euro), più bassi per le fasce d’età più anziane, per le quali i costi indiretti erano dovuti al caregiver (circa 2.628 euro). A questo dato è importante aggiungere quello relativo al sistema previdenziale. Tra il 2014-2019 è stato registrato un incremento dei beneficiari di assegni ordinari di invalidità (+35%) accompagnati da una riduzione dei beneficiari di pensioni di inabilità (-3%). Questo ha determinato un incremento del 43% dei costi sostenuti dal sistema previdenziale per gli assegni ordinari. Se confrontati con i valori relativi alle altre patologie oncologiche, il Mieloma Multiplo è secondo solo al tumore al polmone, evidenziando una volta di più l’impatto tanto in termini di costi che di disabilità che provoca questa patologia’.
Il Mieloma Multiplo è una patologia rara che rappresenta l’1% di tutti i tumori globalmente considerati e, nonostante ciò, è la seconda neoplasia ematologica per incidenza. In Italia si stimano 6.000 nuovi casi e sono poco più di 35.000 le persone che convivono con la patologia e che sono in trattamento o in follow-up presso Istituti di cura a carattere universitario o ospedaliero. La prevalenza è legata alla sopravvivenza dei pazienti che oggi vivono più a lungo. ‘La sopravvivenza del Mieloma- spiega Mario Boccadoro, Università di Torino, vice presidente European Myeloma Network (EMN)– che tutt’ora è considerata una malattia incurabile, è cambiata negli ultimi 5-10 anni in modo importante, aumentando da tre a cinque volte. I pazienti che abbiamo iniziato a curare 10 anni fa hanno sopravvivenze da 8 a 10 anni. Nel frattempo, la ricerca è andata avanti e le terapie sono ancora migliorate, con risposte complete dal 20 al 70%; quella che sarà la sopravvivenza che saremo riusciti a ottenere con i risultati degli ultimi due-tre anni la vedremo tra 10 anni’. Attualmente sono due gli approcci terapeutici per il trattamento del Mieloma Multiplo. Per i pazienti più giovani o che sono in buone condizioni di salute, senza comorbidità e sotto i 70 anni il trapianto autologo è la terapia d’elezione. Il trapianto viene effettuato dopo una preparazione con farmaci che servono a ridurre il numero delle cellule maligne (induzione): si possono usare associazioni di quattro farmaci che rendono sempre più profonda la risposta; al trapianto segue una terapia di mantenimento con un farmaco orale. Per i pazienti più anziani con patologie associate, si utilizzano le ultime generazioni di anticorpi monoclonali, inibitori del proteosoma, immunomodulanti e cortisone. Il Mieloma Multiplo ha un impatto pesante sulla vita quotidiana dei pazienti dal momento della diagnosi e in seguito a causa del dolore persistente e delle complicanze associate.
‘Il paziente subisce un primo, importante shock al momento della diagnosi. Sentirsi comunicare una diagnosi di Mieloma, che oggi è curabile ma è pur sempre ancora inguaribile, è molto angosciante- sottolinea Daniele Derudas, Dirigente Medico UO di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo (CTMO), Ospedale Oncologico di Riferimento Regionale ‘Armando Businco’ di Cagliari- in seguito, dato che la malattia interessa diversi organi, il paziente ne subisce le conseguenze nel lungo periodo. L’interessamento scheletrico di solito è molto diffuso con lesioni ossee, fratture e naturalmente il dolore persistente è l’aspetto che più condiziona la vita e la psiche dei pazienti e che impatta in modo molto significativo sulla qualità della vita. I pazienti possono perdere l’autonomia e tendono ad avere sempre più bisogno degli altri per svolgere alcune normali attività come recarsi in ospedale per i controlli, alzarsi dal letto, fare la spesa.
Tutto questo mina l’autostima e la fiducia in se stessi’. Rispetto alla migrazione sanitaria dovuta alla patologia dall’indagine emerge un dato positivo: il 52% dei pazienti riesce a curarsi nel Centro di riferimento vicino alla propria residenza e non ha necessità di spostarsi. Il dato conferma che per quanto riguarda i tumori del sangue, la rete dei Centri di ematologia è ben distribuita sul territorio nazionale. Il 42% ha fatto brevi spostamenti e solo per il 6% recarsi in un’altra Regione ha comportato la necessità di trovare un alloggio, di questi il 10% ha trovato accoglienza a titolo gratuito nelle Case alloggio dell’AIL.
AIL è da sempre accanto ai pazienti e alle famiglie sostenendo la ricerca scientifica e offrendo supporto e servizi di assistenza sul territorio: trasporto (2.221 viaggi solidali, 9.054 trasporti da e verso l’ospedale), assistenza domiciliare, supporto psicologico, accoglienza gratuita nelle Case alloggio per pazienti e caregiver (2.304 persone ospitate in un anno); tutte attività indispensabili per ridurre i costi indiretti e aiutare le famiglie più vulnerabili a contrastare le spese che gravano il peso della patologia. Tutto questo viene affiancato dall’azione di advocacy per la difesa dei diritti dei pazienti con tumori del sangue. ‘I Gruppi AIL Pazienti portano avanti da tempo attività di empowerment per pazienti e familiari e attività di advocacy rivolta alla tutela dei diritti del malato ematologico- aggiunge Felice Bombaci, Coordinatore nazionale Gruppi AIL Pazienti- un lavoro che richiede impegno continuo e ha un valore molto importante per la nostra Associazione.
Oltre a curare però bisogna prendersi cura della ‘persona’ e dei suoi bisogni, perché la vita dopo una diagnosi di tumore del sangue deve continuare e i pazienti hanno molte altre esigenze oltre a farmaci, visite mediche ed esami. Il nostro compito è affiancare le persone malate al di là dell’aspetto medico e assistenziale; una diagnosi di Mieloma Multiplo comporta problematiche sociali, lavorative, economiche. La vita della famiglia continua e una patologia non deve impedire lo sviluppo di progetti che ogni persona ha per il suo futuro. L’attività di advocacy completa il supporto offerto da AIL e cerca di farsi portavoce di questi bisogni ai tavoli istituzionali’. Il percorso assistenziale del paziente con Mieloma Multiplo dovrà prevedere dei modelli orientati a ottimizzare i processi di gestione della patologia e presa in carico delle persone, razionalizzare le risorse, così da migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e l’efficienza del Sistema di cure e assistenza.
Osservatorio sui farmaci generici: la stagione dell’incertezza
A parità di merce prodotta e a parità di materiali e risorse utilizzate per la produzione, nel 2022 i costi totali di produzione dei medicinali generici in Italia sono cresciuti rispetto al 2021 del 21%, per una cifra pari a circa 937 milioni di euro. In particolare, il costo di principi attivi ed eccipienti risulta in crescita del 26,5%, quello dei trasporti del 100% (il prezzo di noleggio di un container ha subito un incremento del 131% tra il I semestre 2020 e il I semestre 2022), quello dell’energia del 300%. Questo dopo un triennio 2019-2021 nel corso del quale le aziende hanno dovuto assorbire importanti pressioni di prezzo lungo la catena di approvvigionamento.
Il dato emerge dall’Osservatorio Nomisma sul “Sistema dei farmaci generici in Italia”, la cui edizione 2022 è stata presentata a Roma, presso l’Ara Pacis, con la partecipazione di rappresentanti del mondo istituzionale, del panorama industriale e degli operatori del mondo sanitario.
Cuore dell’indagine di quest’anno la misurazione dell’impatto incrementale che i prezzi dei fattori produttivi e dell’energia hanno avuto sulla struttura dei costi delle imprese di farmaci equivalenti nel triennio 2019-2021, arrivando a fornire una stima dei costi per il 2022.
Il focus sui costi di produzione
L’indagine realizzata da Nomisma ha coinvolto, a partire da marzo 2022, un campione di 21 aziende associate ad Egualia, il 44% del totale in termini di numerosità e il 75% in termini di fatturato, cui è stato chiesto di indicare incidenza e incremento percentuale delle principali voci di costo (principi attivi; eccipienti; materiali di confezionamento; fonti energetiche; trasporto; costo del lavoro) nel triennio 2019-2021. Per contestualizzare i dati di fonte societaria, si è fatto poi ricorso all’estesa banca dati fornita da Trading Economics e che ha permesso di rilevare l’andamento verificato negli ultimi tre anni dalle quattro tipologie di materiale di confezionamento prevalentemente utilizzato.
Infine, per completare il quadro di difficoltà nel quale operano le imprese di farmaci generici, i dati sono stati integrati con i dati provenienti dal Global Supply Chain Pressure Index (GSCPI), l’indicatore che misura i costi di trasporto globale e le caratteristiche delle catene di fornitura (PMI, Purchasing Managers’ Index), sulla base di variabili quali i tempi di consegna, le consegne arretrate e gli acquisti di stoccaggio.
Dai dati di analisi emerge un rialzo dei prezzi continuo e trasversale di tutte le componenti durante il triennio con la voce per l’utilizzo di fonti energetiche che già nel 2021 inizia a impostarsi al rialzo: per tutte e voci il rincaro complessivo nei tre anni è compreso tra il 31% e il 51%.
Dai dati risulta evidente che i principi attivi (API) rappresentano solo una piccola porzione dei costi necessari per l’immissione di un farmaco sul mercato: fatto 100 il costo di produzione, a pesare maggiormente è il costo dei materiali di confezionamento, che nel triennio fanno registrare un’incidenza attorno al 20%, mentre principi attivi ed eccipienti rappresentano rispettivamente il 14% 1e il 10% circa del totale.
Particolare riferimento va a tutti i materiali di confezionamento primario (blister, bustine, flaconi, fiale, tubetti, etc.) e secondario – fondamentali ed ineliminabili per garantire l’integrità dei farmaci – su cui variazioni di prezzo persistenti possono creare condizioni di grande difficoltà per le imprese che ne fanno uso estensivo, incidendo di fatto per circa un quinto del totale dei costi. Casi eclatanti l’alluminio, arrivato a costare nel I semestre 2022 il 37% i più rispetto allo stesso periodo del 2021 (+60% rispetto al I semestre 2019); il polietilene e il vetro, cresciuti del 9% nello stesso periodo.
Infine, i dati mostrano come la pressione logistica a livello mondiale abbia iniziato a decollare a fine 2020, con una crescita rapida ed ininterrotta che – fino al primo trimestre 2022 – ha portato l’indice di pressione logistica a superare i livelli registrati in piena pandemia.
A complicare un quadro già sufficientemente complesso la conferma anche nel 2021 della correlazione inversa tra tasso di partecipazione delle imprese alle gare ospedaliere e anni intercorsi dalla scadenza brevettuale e quindi dall’ingresso in commercio del primo generico. La progressiva erosione dei prezzi e riduzione del livello di remuneratività limitano infatti drasticamente la partecipazione, mettendo pericolosamente a rischio l’accesso a farmaci di vecchia generazione ma ancora largamente e convenientemente utilizzati nella pratica clinica.
Fare azienda gestendo l’incertezza
«La supply chain del farmaco sta subendo a livello mondiale una pressione, spesso insostenibile – commenta Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dello studio -. Tutta la trasmutazione in atto può essere riassunta nel termine “incertezza”. Le aziende sono costrette – senza averne gli strumenti – a passare da un’organizzazione basata sulla gestione del rischio ad un sistema basato sulla gestione dell’incertezza. Per questo sono indispensabili policy di sostegno che aiutino le imprese ad intraprendere una nuova traiettoria organizzativa».
Le indicazioni di policy
- Adeguamento dei criteri di calcolo dei prezzi: «L’aumento delle materie prime necessarie per il packaging, unito al caro energia, ha raggiunto livelli talmente elevati da porre in dubbio, per talune imprese, la convenienza produttiva, a scapito della tenuta delle catene e, potenzialmente, della disponibilità dei prodotti finali», ha proseguito Poma, sottolineando che è giunto il momento di «ragionare su criteri più allargati nella definizione dei prezzi dei farmaci commercializzati, in quanto il costo dei principi attivi (API) rappresenta solo una piccola porzione dei costi necessari per l’immissione di un farmaco sul mercato e la tempistica di 4 anni attualmente individuata per la revisione del prezzo dei prodotti non è compatibile rispetto alla repentina evoluzione dei mercati internazionali».
- Sostegno alla capacità finanziaria delle imprese: «Discontinuità delle forniture e volatilità dei prezzi di materie prime, energia e logistica selezionano la capacità delle imprese di resistere sul mercato anche in base alla loro liquidità e patrimonializzazione – ha spiegato ancora Poma -. Per garantire una strategia difensiva alle imprese sarebbe necessario rendere meno rigido il flusso produttivo semplificando di alcune regolamentazioni autorizzative in ambito produttivo ».
- Intervento “politico” dello Stato, tra Pharma Stategy e Chips Act: «Rafforzare la filiera produttiva e rendere più stabile e sicura la catena di approvvigionamento limitandone le interruzioni, rappresenta uno dei pilastri della Strategia farmaceutica per l’Europa che la Commissione ha comunicato al Parlamento europeo il 25 novembre del 2020, ma la questione delle catene di approvvigionamento è tale da esigere livelli di azione innanzitutto a livello nazionale», ha sottolineato Poma, ricordando che «gli incentivi messi a disposizione nell’ultimo anno per le imprese manifatturiere in Italia risultano di difficile accesso per alcuni vincoli relativi agli Aiuti di Stato» e che «in Italia, a differenza di altri Stati membri, taluni incentivi vengono destinati esclusivamente all’innovazione, tralasciando la produzione su larga scala».
Il suggerimento, allora, è trarre ispirazione dal Chips Act, varato dalla Commissione UE a febbraio e recante una importante sul fronte Antitrust, laddove la Commissione lascia intendere che la politica per la concorrenza può risultare “compatibile” con gli aiuti di Stato nel caso di intensa innovazione tecnologica ma anche nel caso in cui la necessità di un bene è tale da ricadere “nell’interesse pubblico”.
«La Commissione dichiara che i chips sono indispensabili per garantire la quasi totalità delle produzioni di beni e servizi europei e che l’investimento privato in strutture avanzate richiederebbe un sostegno pubblico significativo, a causa delle elevate barriere all’ingresso e dell’intensità di capitale del settore – ha concluso Poma –. Allo stesso modo qualità e sicurezza dei medicinali sono fondamentali per i cittadini e necessitano di robuste catene di approvvigionamento internazionali ben funzionanti, anche tramite il rafforzamento delle produzioni interne. Perché la carenza di medicinali sul territorio nazionale è il più grave rischio che corriamo già a breve termine, in assenza di interventi ad hoc da parte delle istituzioni e delle agenzie regolatorie».
I dati di settore
Valore alla produzione: 8,8 miliardi di euro
- Effetto diretto: 3 miliardi
- Effetto indiretto: 3 miliardi
- Effetto indotto: 2,8 miliardi
Occupati: 39.958
- Effetto diretto: 9784
- Effetto indiretto: 13.940
- Effetto indotto: 16.234
Ricavi per dipendente: 481mila euro
Rapporto tra margine operativo lordo (EBITDA) e ricavi: 11%-12%
Grado di patrimonializzazione: 38,5%
Per approfondire
Troppi aumenti, il grido d’allarme delle aziende di farmaci generici
Salute, I-Com: “A rischio la competitività del SSN”
Il meccanismo dei tetti per la spesa farmaceutica, il payback, la difficoltà di trovare modelli finanziari adeguati, la mancata preparazione all’applicazione del nuovo Regolamento europeo sulle sperimentazioni cliniche e il lento e difficoltoso iter di approvazione degli studi. Sono questi alcuni dei fattori di freno al processo innovativo del Sistema Sanitario Nazionale secondo il rapporto annuale sul settore salute dal titolo “Salute e competitività. Strategie ed investimenti per vincere le sfide del recovery e della crescita” pubblicato dall’Istituto per la Competitività (I-Com), il think tank guidato dall’economista Stefano da Empoli con base a Roma e Bruxelles. Lo studio, curato dal direttore dell’area Innovazione I-Com Eleonora Mazzoni, è stato presentato oggi a Roma nel corso di un convegno pubblico realizzato con il contributo non condizionante di Daiichi Sankyo, Eli Lilly, Gilead, Gsk, Janssen, Roche, Sanofi e Servier e al quale hanno preso parte oltre venti relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese.
Alla luce delle profonde modificazioni introdotte dalla pandemia di Covid-19, uno dei colli di bottiglia più evidenti per la competitività dell’Italia è sicuramente il meccanismo dei vincoli di spesa, il cui sfondamento è ormai un vizio strutturale, che unito a quello del payback (che obbliga le aziende a pagare il 50% dello sforamento dei tetti) e a modelli finanziari ormai troppo rigidi rispetto alla crescente innovazione scientifica, rallentano l’adozione di soluzioni diverse per l’accesso veloce ed equo alle cure da parte dei cittadini. “La possibilità di trovare modelli finanziari adeguati è anche legata alla configurazione della spesa sanitaria, nel Bilancio di Stato”, dichiara il direttore dell’area Innovazione I-Com Eleonora Mazzoni.
“Questo rinforza una riflessione strutturale: il perdurare dei silos di spesa non impatta solamente sul comparto farmaceutico, ma sull’intera filiera della salute, soprattutto ora che dobbiamo pensare a come rendere sostenibile il SSN dopo gli investimenti del PNRR”. Infatti, aggiunge il direttore, “le modalità sostanziali in cui verrà organizzata l’assistenza sanitaria dovranno poi essere sostenute e finanziate in modo strutturale negli anni a venire. Per questo è urgente programmare il fabbisogno di fattori produttivi (capitale e lavoro) ma anche pianificarlo e, cioè, prevederne l’allocazione all’interno del rinnovato setting assistenziale in modo funzionale. Anche perché, non dimentichiamo, lo spettro della recessione economica, unito alla crisi dei prezzi delle materie prime, pesa sull’intera filiera della salute”.
A far riflettere è anche il finanziamento stesso della sanità. La legge di bilancio 2022, sottolinea il rapporto I-Com, ha previsto un aumento del fabbisogno sanitario nazionale pari all’1,5% per il 2022, al 3,4% per il 2023 e al 5,1% per il 2024. Tuttavia, poiché l’incidenza sul PIL della spesa sanitaria arriverebbe a valere il 6,3% del PIL nel 2024 (una percentuale inferiore a quella del 2019), l’aumento delle risorse per il finanziamento del fabbisogno nazionale standard non sembra dare luogo ad un effettivo rafforzamento strutturale del SSN, ma piuttosto confermare la precedente dinamica di allocazione delle risorse. La nota di aggiornamento al documento di programmazione economica (NADEF), approvata recentemente dal Governo, conferma queste preoccupazioni con una nuova previsione dell’incidenza della spesa sanitaria sul Pil che si riduce al 7% nel 2022 fino al 6% nel 2025. Inoltre, nel 2021 la spesa farmaceutica totale è stata pari a 32,2 miliardi di euro, in aumento del 3,5% rispetto al 2020 e corrispondente all’1,9% del PIL. L’Italia è lo stato in cui la spesa farmaceutica, in proporzione alla spesa sanitaria totale, è maggiore tra i grandi paesi UE (17,9% nel 2020). Tuttavia, lo scorso anno il comparto pubblico ha coperto poco meno del 70%, seppur con un incremento del 2,6% rispetto al 2020. Contestualmente è aumentata più che proporzionalmente la spesa farmaceutica a carico dei privati (+6,3%).
Secondo lo studio, un altro fattore di freno allo sviluppo è un impianto normativo e regolatorio non adeguato alle necessità del settore. Ne è un esempio il processo (non concluso) di allineamento al Regolamento europeo in materia di sperimentazioni cliniche, entro gennaio 2025. Alcune nazioni si sono preparate attraverso una profonda revisione e semplificazione del proprio apparato regolatorio, mentre lo stesso non è accaduto per l’Italia. Qui la precedente Direttiva ha infatti portato a una serie di decreti ministeriali e di atti legislativi difficili da sistematizzare, dando vita ad un lungo processo di riorganizzazione legislativa, che avviato con la cosiddetta Legge Lorenzin è ancora lontano dall’essere completato. Di fatto, dopo otto anni dalla deliberazione della nuova normativa europea, l’Italia non ha ancora emanato i necessari decreti attuativi. Questo si inserisce in un quadro italiano in cui la spesa per Ricerca e Sviluppo rispetto al PIL è dell’1,86%, decisamente inferiore rispetto a quella dei principali paesi europei (con il Belgio al 3,68%, la Germania al 3,64%, la Francia al 2,59%, i Paesi Bassi al 2,46%), e i trial clinici avviati per 100.000 abitanti nel 2021 sono 3,14, nettamente al di sotto della media EU27 (5,43).
L’età media e le patologie croniche diventano un tema di sempre maggiore rilevanza. Nonostante la prevalenza di queste ultime tra 2014 e 2019 si sia complessivamente ridotta, appare oggi maggiormente diffuso il fenomeno della comorbidità: l’essere soggetti a due o più malattie croniche è una condizione che riguarda ormai il 13% della popolazione over 75 e il 3% della popolazione complessiva. Per quanto riguarda il personale sanitario pubblico, il dato più evidente è che il numero di professionisti che lavorano negli ospedali pubblici e quello dei medici di base è in calo. Per le professioni infermieristiche, nel 2022 il 26% dei posti resta scoperto, contro il 19% del 2013. Nel 2021 oltre 2.800 i medici si sono licenziati dal SSN, ovvero il 2,9% del personale ospedaliero. Inoltre, la quota di medici di medicina generale (MMG) su 10.000 abitanti è calata del 5% dal 2015.
Anche per questo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza gioca un ruolo cruciale, destinando alla Missione 6 “Salute” risorse pari a 15,6 miliardi di euro e prevedendo pure all’interno delle altre Missioni importanti interventi nell’ambito del settore delle life sciences. Lo studio evidenzia come risulti però prioritario intervenire definendo il fabbisogno dei fattori produttivi (capitale e lavoro) necessari alla tenuta del PNRR. Solo così sarà sensato stimare la spesa sanitaria pubblica corrente che, a regime, dovrà essere allocata per finanziare in modo strutturale l’attività del Servizio Sanitario Nazionale. Questo risponde, d’altra parte, alla necessità di rilanciare la riforma del SSN in un’ottica di medicina di popolazione, dichiaratamente voluta dalla riforma dell’assistenza sanitaria territoriale e non solo.
Dalle interviste condotte da I-Com ad un gruppo di aziende del settore il giudizio sugli interventi relativi alla Missione 6 è nel complesso positivo, pure se non a tutti viene riconosciuta la stessa capacità di avere effetti sugli obiettivi dichiarati dal Piano. Permangono inoltre, secondo le imprese, alcuni ostacoli agli investimenti. Sul podio dei cinque driver più critici per l’attrattività del sistema paese si trovano il grado di industrializzazione, la domanda interna, la dinamica del PIL, gli investimenti privati in Ricerca e Sviluppo e le infrastrutture fisiche. Un miglioramento più significativo negli ultimi dieci anni è stato registrato per le politiche fiscali, i tempi della giustizia, i tempi e la trasparenza della pubblica amministrazione, le infrastrutture fisiche e la stabilità del Governo. In generale, è opinione comune che il PNRR avrà un impatto positivo sul sistema della ricerca, sulle infrastrutture fisiche e sulle politiche fiscali. Non viene riconosciuta però agli interventi previsti la capacità di influenzare la stabilità e la certezza del quadro normativo e regolatorio, così come l’efficienza dei processi della pubblica amministrazione. Preoccupano inoltre gli effetti sulla filiera della salute derivanti dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre allo spettro della recessione economica.
In riferimento al mondo del farmaco e nell’ottica del legame sempre più forte con il mondo del digitale e dei dispositivi medici, nel rapporto vengono messi in luce anche i modelli e le buone pratiche che in questi anni hanno supportato gli investimenti in ricerca e sviluppo e l’accesso dei pazienti alle terapie. Ne è un esempio la rolling review, strumento normativo di stampo europeo che può essere utilizzato in caso di emergenze legate alla salute pubblica per accelerare la valutazione di un trattamento promettente. Di impatto notevole sulle tempistiche di accesso, se divenisse una pratica standard potrebbe portare ad una riduzione media delle tempistiche totali per l’accesso del 10% nei Paesi UE.
Salute perinatale, Italia sotto la media Ue per natimortalità, da noi più cesarei e parti pretermine
In Italia nel 2019 il tasso di natimortalità (cioè il rapporto tra il numero di nati morti e il totale dei nati vivi e morti) e quello di mortalità neonatale (cioè il rapporto tra il numero di neonati morti entro i 28 giorni dalla nascita e il totale dei nati vivi) sono inferiori alla media europea, mentre il nostro paese registra un numero di cesarei e di parti pretermine superiore a quello medio del continente.
Lo rileva il nuovo rapporto Euro Peristat, giunto alla sua quinta edizione e pubblicato oggi. Il documento, coordinato dall’INSERM di Parigi e che vede il contributo per l’Italia di Iss, Istat, Ministero della Salute e Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha monitorato dal 2015 al 2019 nove indicatori sulla salute materno-infantile in Europa. Dal momento che i paesi europei condividono standard di vita e sistemi sanitari avanzati, la rilevazione di differenze tra gli indicatori che descrivono la salute perinatale può facilitare l’identificazione delle migliori politiche e pratiche assistenziali per ottimizzare la salute di madri e neonati.
Ecco i dati principali emersi dal rapporto
- La natimortalità nel 2019 era pari a 2,7 nati morti ogni 1000 nati a partire da 24 settimane di gravidanza in Italia, contro 3,2 della mediana europea (dall’1,8 dell’Estonia al 4,7/1000 di Cipro). Dal 2015 al 2019 il tasso nel nostro paese è sceso da 3,0 a 2,7 morti per 1000 nati e a livello europeo il decremento complessivo è stato contenuto ed è stimato pari a una riduzione di un punto percentuale annuo.
- La mortalità neonatale in Italia nel 2019 era pari a 1,7 morti ogni 1000 nati vivi a partire da 22 settimane di gravidanza contro 2,1 della mediana europea. Il valore più basso era in Islanda (0,5/1000) e il più alto a Malta (4,3/1000). La diminuzione complessiva a livello europeo è stata inferiore rispetto a quella riportata nei rapporti precedenti.
- La mortalità infantile in Italia nel 2019 era pari a 2,6 morti nel primo anno di vita ogni 1000 nati vivi, rispetto a 3,1 del 2015. Nel 2019 il range tra i Paesi europei era compreso tra 0,9/1000 in Estonia e 3,8/1000 in Croazia e Ungheria.
- L’età materna avanzata al parto presenta forti variazioni a livello europeo, sia tra paesi che nel corso del tempo. Insieme a Spagna e Irlanda, nel 2019 l’Italia era il paese con la percentuale più alta di madri oltre i 35 anni (34,4% rispetto al 33,4% del 2015) e oltre i 40 anni di età (8,8%). Al contrario, la proporzione di donne sotto i 20 anni di età al parto nel quinquennio in esame è diminuita in Europa, salvo che per Cipro, Malta e Slovenia. In Italia la percentuale è scesa dall’1,7% del 2015 all’1,4% nel 2019.
- La parità descrive il numero e l’esito delle precedenti gravidanze. A livello europeo le donne alla prima gravidanza presentano un andamento complessivamente stabile o in leggera diminuzione con percentuali comprese tra il 31,2% dell’Irlanda del Nord e il 53,3% di Malta. In Italia la percentuale di donne che partoriscono per la prima volta un nato vivo o morto è passata dal 52.7% del 2015 al 50.7% nel 2019.
- Le gravidanze multiple nel 2019 erano lo 1,63% del totale dei nati italiani, in analogia al valore mediano europeo pari allo 1,60%, con un range compreso tra lo 1,20% della Slovacchia e il 2,38% di Cipro. Nella maggioranza dei Paesi europei dal 2015 al 2019 il tasso di gravidanze gemellari è diminuito passando da 1,74% a 1,63%.
- Le nascite prima del termine nel 2019 riguardavano il 7,5% dei nati in Italia (lo 0,9% tra 22 e 31 settimane di gestazione e il 6,4% tra 32 e 37 settimane), con una diminuzione di un punto percentuale rispetto al 2015. Il tasso mediano europeo era 6,9% (5,3% in Finlandia e Lituania, 11,3% a Cipro). Nello stesso anno i neonati di peso inferiore ai 2500 grammi rilevati in Italia erano il 7,1% del totale, contro valori inferiori al 4,5% registrati nei paesi del nord Europa. Per entrambi gli indicatori dal 2015 al 2019 si è rilevato un decremento nella maggioranza dei paesi europei.
- Il tasso mediano di cesarei nel 2019 in Europa era pari al 26% con una forte variabilità compresa tra il 16,4% della Norvegia e il 53,1% di Cipro e con tassi sistematicamente inferiori nei paesi del Nord Europa. In Italia la percentuale era pari al 33% di cui 12,3% programmati e 20,7% eseguiti in emergenza. Nonostante il tasso italiano sia tra i più alti in Europa, dal 2015 al 2019 la percentuale di cesarei è scesa dal 36,5% al 33,0%.
Che cos’è il rapporto Euro Peristat
Il network Euro Peristat si avvale dei dati forniti dalla rete di referenti attiva in 27 Stati membri della Ue più Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito. Il nuovo rapporto descrive tre indicatori di mortalità (natimortalità, mortalità neonatale e infantile), due che descrivono il peso alla nascita e l’età gestazionale, tre sulle caratteristiche di popolazione (gravidanze multiple, età e parità materna) e la modalità del parto.
La mortalità materna, che fa parte dei dieci indicatori core di Euro Peristat, non è stata inclusa in questo rapporto a causa dell’adozione di un nuovo sistema di rilevazione che, pur favorendo una migliore armonizzazione e una raccolta più rapida dei dati, non consente di rilevare eventi rari come le morti materne. Nel documento vengono pertanto presentati 9 dei 10 indicatori con cui Euro Peristat monitora la salute dei neonati e delle loro mamme in Europa.
Grazie alla definizione di criteri d’inclusione standardizzati e a un attento controllo dei dati forniti dalla rete dei Paesi partecipanti, è stato possibile calcolare indicatori di alta qualità comparabili sia tra gli Stati partecipanti sia nel tempo. Per la prima volta sono stati, infatti, pubblicati dati che descrivono l’andamento degli indicatori durante un quinquennio di osservazione, dal 2015 al 2019. Disporre annualmente di indicatori confrontabili che descrivono la salute materna e neonatale in Europa è pertanto possibile oltre che prioritario per sostenere le politiche per la salute perinatale nei paesi aderenti al network Euro Peristat.
Zangrillo all’Assemblea nazionale PA Social: “Comunicazione pubblica centrale, inizio di un percorso di lavoro comune”
“Sempre in prima linea per offrire servizi ai cittadini, i comunicatori pubblici hanno un ruolo centrale nel lavoro quotidiano delle nostre amministrazioni, come emerso in modo evidente anche durante la pandemia”, a dirlo in un messaggio indirizzato all’Assemblea nazionale di PA Social, riunita a Roma a Binario F, il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. “Le nuove tecnologie hanno portato negli anni grandi vantaggi, ma anche nuove sfide, che dobbiamo sapere cogliere con competenza e professionalità”, continua. “Non posso dunque che ringraziare per il vostro lavoro e per questo importante momento, che spero rappresenti l’inizio di un percorso comune”, conclude.
L’assemblea ogni anno viene organizzata dall’Associazione che riunisce comunicatori, giornalisti, social media manager, enti pubblici, utilities e imprese, per fare il punto della situazione sulla comunicazione e informazione digitale portata avanti attraverso social network, chat, intelligenza artificiale, piattaforme digitali, metaverso per servizi, informazioni e dialogo.
I lavori possono essere seguiti in diretta sulle pagine Facebook, Linkedin, YouTube, Twitch di PA Social.
Per approfondire
La comunicazione digitale sia la nuova normalità del servizio pubblico. L’appello di PA Social
Ambrogino d’oro 2022 a Marisa Cantarelli, prima teorica italiana dell’assistenza infermieristica
Ambrogino d’oro a Marisa Cantarelli, 92 anni, infermiera, considerata la prima teorica italiana dell’assistenza infermieristica e personalità di spicco all’interno del mondo accademico infermieristico.
La medaglia d’oro sarà consegnata dal Comune di Milano il prossimo 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio e rappresenta la massima onorificenza cittadina che la commissione per le Civiche Benemerenze ha assegnato a 15 personaggi, scelti da una rosa iniziale di 240 nomi.
Sono state assegnate poi anche altre cinque medaglie d’oro alla memoria.
Marisa Cantarelli è la prima infermiera a cui è assegnato l’alto riconoscimento ed è anche stata la prima in Italia a spostare il focus dell’assistenza dai compiti da assolvere alla persona da assistere, personalizzando in questo modo l’assistenza e apportando un contributo fondamentale per l’abolizione del mansionario e per la professionalizzazione degli infermieri italiani fino a favorire l’inserimento della formazione degli stessi in Università.
L’infermiere secondo Marisa Cantarelli deve avere la capacità di orientare l’individuo con un criterio di scelta ottimale perché possa procedere autonomamente e deve sorreggere la persona nelle proprie scelte, in modo che sia in grado di assolvere ai propri bisogni.
Una visione dell’infermieristica, quella di Cantarelli, che rende l’infermiere professionista con un bagaglio di conoscenze, il Codice deontologico per applicarle, e un’autonomia che ne fanno il primo responsabile dell’assistenza infermieristica e dei suoi risultati.
Il premio, come si legge nella motivazione, le è stato assegnato “per l’alto profilo della candidata che rappresenta i 460mila infermieri italiani iscritti all’Albo nazionale e che ha segnato con la propria vita personale e professionale la storia degli infermieri negli ultimi settant’anni tracciandone i cambiamenti. Cantarelli è inoltre nata a Milano dove ha vissuto (e tuttora vive) e dove ha principalmente concentrato il suo impegno e svolto (presso l’università Statale) numerosi anni di attività professionale, dandole lustro in ogni occasione”.
“Ringraziamo il Comune di Milano, la Commissione per le civiche benemerenze, la presidente Buscemi e il sindaco Sala, insieme a quanti hanno promosso la sua candidatura”, ha commentato il premio Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche.
“Non si tratta – ha aggiunto – di un’infermiera qualunque: Marisa Cantarelli ha scritto un pezzo dell’assistenza infermieristica in Italia, dedicando la sua vita allo sviluppo della Professione. Le siamo tutti molto riconoscenti e oggi possiamo solo gioire, onorati perché la sua medaglia rappresenta un riconoscimento a tutta la nostra comunità professionale”.
Le farmacie online convengono?
In tre anni, dal 2019 al 2022, sono aumentate del 59% le richieste per vendere online farmaci. Affinché questo sia possibile, in Italia è necessario che una farmacia o parafarmacia fisica inoltri una domanda alla propria Regione di appartenenza e al Ministero della Salute.

“L’autorizzazione è automatica, ma è interessante poiché il legislatore considera la vendita online come un’estensione di quella effettuata dal punto vendita fisico”, rileva , economista ed esperta di temi sanitari per Altroconsumo. L’associazione per la tutela dei consumatori monitora periodicamente l’andamento dei prezzi dei farmaci e, da quando le farmacie sono arrivate online, si occupa anche di questa fetta.
Diversamente da quanto si potrebbe pensare, infatti, dal Decreto Bersani del 2006 in Italia il farmacista è libero di vendere i farmaci da banco al prezzo che ritiene più opportuno. Le case farmaceutiche consigliano un costo, che però non è vincolante.
Per l’edizione 2022 dell’indagine, Altroconsumo ha preso in considerazione un campione di 27 punti vendita online di farmaci. I criteri su cui si è basata la scelta sono stati 3: sono stati analizzati i siti che dispongono di un alto numero di farmaci, quelli che compaiono nelle prime pagine dei risultati dei motori di ricerca e quelli che erano risultati più convenienti nella precedente inchiesta di Altroconsumo del 2019.
Il costo dei farmaci
“Il primo aspetto da sottolineare è che lo stesso medicinale può avere prezzi diversi. È qualcosa cui tendiamo a prestare poca attenzione, ma è giusto saperlo”.
Per tutelarsi al meglio, dunque, è importante ricordarsi quanto si paga per i farmaci che teniamo in casa, in modo da poter fare dei confronti.
“In farmacia, infatti, i prezzi dei medicinali non sono quasi mai esposti. Per questo l’unico modo per conoscerli è acquistare”. Questo nonostante un protocollo d’intesa del 2008 imponga ai punti vendita di esporre listini con i prezzi dei farmaci da banco o di automedicazione e in generale per tutti i farmaci non soggetti a prescrizione medica.
Sul web il medicinale deve costare quanto nella farmacia o parafarmacia fisica che ha richiesto l’autorizzazione ma questo non sempre accade
Online, giocoforza, i punti vendita devono esporre i prezzi. “Una caratteristica specifica del farmaco è che sul web il prodotto deve costare quanto nella farmacia o parafarmacia fisica che ha richiesto l’autorizzazione”, chiarisce Filippucci.
Nell’indagine 2022 di Altroconsumo emerge come non sempre questo accada.
Dei 27 siti analizzati, in 12 casi il costo di alcuni dei farmaci più venduti si è rivelato più basso e 8 non hanno risposto al telefono.
“Spesso sui portali c’è un numero di telefono che però non corrisponde al punto vendita fisico – spiega Filippucci – Così, abbiamo rintracciato la farmacia fisica titolare dell’autorizzazione e abbiamo chiesto i prezzi di alcuni farmaci”. Non sempre, però, è stato possibile risalire al punto vendita originario.
La presenza di un farmacista
“Tra le criticità che abbiamo rilevato, c’è anche la difficoltà a parlare con un farmacista e l’assenza di una scheda anamnesica da compilare: se un cittadino acquista un certo farmaco, non gli viene in alcun modo detto a che cosa deve prestare attenzione, né segnalate eventuali interazioni con altri prodotti”.
Nel campione di siti analizzati, solo quattro offrono esplicitamente la possibilità di parlare con un operatore sanitario
Sebbene infatti il farmacista non abbia obblighi particolari nei confronti dei clienti che vadano oltre l’erogazione del farmaco, il codice deontologico della categoria prevede che il professionista eviti l’abuso di un farmaco e intervenga per un uso appropriato. Nel campione di siti analizzati, solo 4 offrono esplicitamente la possibilità di parlare con un operatore sanitario.
“A mancare online sono anche quantitativi massimi di acquisto che non dipendano dalle disponibilità in magazzino”. In un’edizione precedente di questa analisi, Altroconsumo aveva acquistato 10 confezioni di lassativo online e in alcuni punti vendita fisici, e in nessuno di questi il farmacista aveva posto domande o messo in guardia l’acquirente da un uso improprio. “All’epoca segnalammo quella che ci sembra a tutti gli effetti un’anomalia – spiega Filippucci – In questa edizione ci siamo concentrati sulle farmacie e parafarmacie online, senza fare nuovamente il paragone con quelle fisiche”. L’esperta ha poi ricordato che, in generale, “quando si parla di salute il concetto di scorta non è mai positivo: i farmaci scadono e, se mal conservati, possono perdere parte delle loro proprietà. Meglio acquistare piccoli quantitativi al bisogno”.
L’indagine è stata trasmessa a tutte le istituzioni coinvolte. Sottolinea Filippucci: “Crediamo siano necessarie direttive più chiare e maggiori controlli per non rendere vana la normativa: per segnalare la persistenza di questi problemi, abbiamo inviato i risultati della nostra inchiesta a tutti gli stakeholder”.
Il logo
Una volta che una farmacia o una parafarmacia ottiene l’autorizzazione per la vendita online, è tenuta a esibire un bollino su ciascuna pagina che venda un farmaco.
“Questo serve sia come garanzia di non contraffazione del farmaco, sia per vedere l’autorizzazione rilasciata”. Cliccando, infatti, si viene inviati alla pagina del Ministero della Salute che riporta gli estremi della licenza. “Questo perché non basta che un sito contenga la parola farmacia nell’url per essere legale”, ricorda Filippucci.
Il logo dell’autorizzazione concessa alla farmacia per la vendita online deve essere apposto su ogni pagina web che venda farmaci
Il logo dell’autorizzazione concessa alla farmacia per la vendita online deve essere apposto su ogni pagina web che venda farmaci
Quello che Altroconsumo ha verificato, però, è un abuso di questo logo (che è europeo), spesso presente in tutte le pagine, anche quelle che vendono per esempio cosmetici o integratori. “Diventa così un autenticatore di qualità del sito, ma dal punto di vista della trasparenza andrebbe evitato, apponendolo solo sulle pagine che vendono effettivamente farmaci. Il rischio, altrimenti, è confondere altri prodotti con i medicinali”.
Tra gli aspetti da considerare, poi, ci sono le spese di spedizione: “I farmaci da banco hanno un costo medio di 6-8 euro – ricorda Filippucci – E di solito la spedizione è gratuita per importi superiori ai 40 euro”.
Proprio per evitare scorte di medicinali, Altroconsumo invita a valutare bene gli acquisti, facendo un giro su diversi siti prima di mettere i prodotti nel carrello. “È importante ricordare che questi portali non vendono solo medicinali: possono quindi essere convenienti se si deve acquistare altro e, poi, si decide di aggiungere anche un farmaco”.
Nel campione analizzato sono state rilevate differenze di prezzo significative: in generale, come detto, il farmaco online risulta meno caro rispetto al prezzo indicativo.
Tra le molecole prese in considerazione nei siti analizzati dall’inchiesta, i 3 con le differenze di prezzo maggiori sono stati: il collirio Iridina, che registra una differenza del 286%, passando da un prezzo minimo di 3,30 euro su topfarmacia.it, a quello massimo su lloydsfarmacia.it (9,45 euro); il cerotto ad azione rapida Flector, con una differenza del 216%, passando da 6,90 euro su farmaciasoccavo.it, a 14,50 euro di farmafarma.it. Al terzo posto, l’antiacido Maalox Plus, che passa da 4,84 euro fino a 8,55 euro su docfarma.it con una differenza del 176% (dati rilevati a luglio 2022).
Le carenze
Nelle ultime settimane le farmacie italiane sono state interessate da una carenza di circa 3.000 farmaci di uso comune, in particolare antidolorifici e antinfiammatori. A lanciare l’allarme è stata la Fofi, la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.
L’allarme dei distributori: si stanno abbattendo sull’intero settore farmaceutico gli effetti combinati della crisi pandemica e di quella economica
Allarme anche da parte dei distributori: in un comunicato stampa congiunto le sigle della Distribuzione Intermedia Farmaceutica, l’Associazione dei Distributori Farmaceutici aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia (Adf) e Federfarma Servizi hanno sottolineato come si stiano “abbattendo sull’intero settore farmaceutico gli effetti combinati della crisi pandemica (che accresce la richiesta di alcuni prodotti), e di quella economica (inflazione, aumenti dei costi per energia e trasporti, scarsità di materie prime) che, incidendo anche a livello produttivo, provocano conseguenze a cascata nella filiera, con ritardi nelle consegne dei medicinali ai magazzini dei Distributori intermedi che si ripercuotono infine sulle farmacie e sui cittadini, con forti rallentamenti nelle consegne: ordini che prima arrivavano in 5 giorni ai siti logistici dei distributori, attualmente restano inevasi fino a 3 o 4 settimane causando, di conseguenza, il problema di medicinali introvabili per i cittadini che si recano in farmacia, dove si segnalano mancanze in aumento”.
I cittadini possono monitorare i farmaci carenti sul sito dell’Aifa: l’Agenzia italiana del farmaco, infatti, aggiorna periodicamente i propri elenchi. Sebbene l’accesso sia libero a tutti, non è raro che la persona si trovi a scoprire in farmacia che il medicinale che desidera non è al momento disponibile. Le farmacie online, mostrando in tempo reale quanto hanno in magazzino, permettono di ovviare a questo problema, facendo risparmiare tempo.
Portale della Trasparenza: le reti nazionali
AGENAS ha organizzato un evento nel corso del quale è stato presentato il Portale della Trasparenza AGENAS integrato con i dati relativi alle Reti tempo-dipendenti, alle Reti Oncologiche Regionali e alla Rete Nazionale Tumori Rari.
L’incontro è stato l’occasione per un confronto tra i vari stakeholder del Servizio sanitario nazionale e, in particolare, per i referenti del Ministero della Salute, delle Regioni, delle Aziende sanitarie, delle Associazioni dei cittadini e dei pazienti, delle Società Scientifiche di settore nonché dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
I nuovi dati sono disponibili a questo link:
Portale della Trasparenza – Trova Strutture
Per approfondire
https://test.trendsanita.it/evento/la-sanita-e-partecipazione/
