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Fissata la data del concorso MMG 2022/25. Fimmg: necessario avviare da subito iter per bando 2023/26

Apprendiamo dalla delibera dell’Assessorato alla Salute della Valle d’Aosta che la data concordata per il Concorso di accesso alla Formazione Specifica in Medicina Generale è fissata nel mese di marzo 2023.

 

“In queste ultime settimane il Coordinamento Nazionale di FIMMG Formazione ha intensificato l’azione di sollecito delle Regioni e Province autonome per la pubblicazione dei bandi di concorso per il triennio 2022/25 del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, attraverso un’azione congiunta con i Segretari Regionali Generali e di Settore Continuità Assistenziale.” dichiara la Segretaria Nazionale di FIMMG Formazione, Erika Schembri. Nel comunicato inviato dalla FIMMG agli Assessorati alla Salute, viene ribadito come “in un momento storico di cronica carenza di Medici di Medicina Generale, aggravata dal numero di pensionamenti che si registreranno nei prossimi mesi, non sono ammissibili ulteriori ritardi nell’inizio del nuovo triennio, considerando che secondo la normativa oggi vigente i medici in formazione possono assumere già incarichi convenzionali durante il corso.”

 

“Dopo i nostri solleciti, le Regioni stanno finalmente accelerando le procedure per la pubblicazione dei bandi. Eppure, è una magra consolazione – dichiara Schembri – visto che, con enorme rammarico, evidenziamo come si continui a perdere del tempo prezioso, invece di recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni. Quest’anno il corso inizierà con un mese in più di ritardo rispetto a quello dell’anno precedente, che già aveva accumulato 12 mesi di ritardo rispetto al termine di febbraio dell’anno in corso, come previsto dalla normativa vigente (D.Lgs. 368/99, Art. 25 comma 2). Il risultato? Di fatto abbiamo perso più di un anno, e i quasi 2800 medici che sin da subito avrebbero potuto accedere alle carenze dovranno attendere mesi prima di poter contribuire al Sistema Sanitario Nazionale, mentre quasi due milioni di italiani vengono di fatto abbandonati per colpa della burocrazia italiana”.

 

“Non accetteremo ulteriori scuse sulle tempistiche, serve un maggior controllo sull’iter burocratico e FIMMG vigilerà affinché vengano avviate da subito le procedure che dovranno garantire la pubblicazione del bando 2023-2026 entro febbraio 2023, come la legge stessa prevede. Altrimenti – conclude Schembri – apparirà fondato il sospetto che le risorse destinate alla formazione dei medici, che garantirebbero le cure primarie di milioni di cittadini, vengano utilizzate per altri scopi.”

Perché è importante la formazione dei Diversity e Disability manager

Che cosa fa un Diversity e Disability manager? Perché è così importante la formazione di queste figure professionali? Ne parliamo con Mauro Buzzi, consigliere di Abilitando Onlus, associazione che si pone come obiettivo di concorrere a facilitare la vita quotidiana delle persone disabili, arrivando a colmare, anche grazie alla tecnologia, gap fisici e cognitivi. Il sodalizio collabora con l’Università Europea di Roma all’organizzazione di un corso online di perfezionamento sul tema del Disability e Diversity Management.

Per approfondire

Corso online di perfezionamento sul tema del Disability e Diversity Management

Monitoraggio coronavirus: Gimbe chiede al ministro Schillaci ripristino pubblicazione giornaliera dati

Il Ministero della Salute con il comunicato stampa del 28 ottobre ha disposto la sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino della pandemia di COVID-19 che sarà reso pubblico a cadenza settimanale. Tuttavia, dal 30 ottobre risulta interrotta anche la pubblicazione quotidiana dei dati grezzi sul repository ufficiale che hanno finora alimentato un virtuoso processo di collaborazione tra ricercatori, società civile e Istituzioni. Al momento, pertanto, la Fondazione GIMBE è impossibilitata a garantire il monitoraggio indipendente condotto negli ultimi due anni e mezzo a beneficio della cittadinanza, delle Istituzioni e degli organi di informazione.

 

«È inaccettabile – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – che il pubblico accesso al patrimonio comune dei dati quotidiani sulla pandemia venga interdetto dal Ministero della Salute, con un anacronistico passo indietro sulla trasparenza. Per questo la Fondazione GIMBE ha inviato al Ministro Schillaci una richiesta di ripristino immediato della pubblicazione giornaliera dei dati che devono essere disponibili non solo “alle autorità competenti” ma anche alla comunità scientifica e alla popolazione intera».

 

Il monitoraggio della Fondazione GIMBE per la settimana 26 ottobre-1° novembre riguarda esclusivamente l’andamento della campagna vaccinale, i cui dati al momento risultano ancora aggiornati quotidianamente.

 

Vaccini: nuovi vaccinati. Nella settimana 26 ottobre-1° novembre calano i nuovi vaccinati: 1.339 rispetto ai 1.470 della settimana precedente (-8,9%). Di questi il 19,6% è rappresentato dalla fascia 5-11: 262, con una riduzione del 36,4% rispetto alla settimana precedente. Cala tra gli over 50, più a rischio di malattia grave, il numero di nuovi vaccinati che si attesta a quota 518 (-3,7% rispetto alla settimana precedente).

 

 

 

Vaccini: persone non vaccinate. Al 2 novembre (aggiornamento ore 06.17) sono 6,8 milioni le persone di età superiore a 5 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, di cui:

  • 6 milioni attualmente vaccinabili, pari al 10,4% della platea (dal 7,9% del Lazio al 13,9% della Valle D’Aosta);
  • 0,8 milioni temporaneamente protette in quanto guarite da COVID-19 da meno di 180 giorni, pari all’1,4% della platea (dal 1,0% della Valle D’Aosta al 2,3% del Friuli Venezia-Giulia).

 

figura 2

 

 

Vaccini: fascia 5-11 anni. Al 2 novembre (aggiornamento ore 06.17) nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 2.605.242 dosi: 1.408.172 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 1.288.633 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale al 38,5% con nette differenze regionali: dal 21,1% della Provincia Autonoma di Bolzano al 53,9% della Puglia.

 

 

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Vaccini: terza dose. Al 2 novembre (aggiornamento ore 06.17) sono state somministrate 40.270.858 terze dosi, con una media mobile a 7 giorni di 3.119 somministrazioni al giorno. In base alla platea ufficiale (n. 47.703.593), aggiornata al 20 maggio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è dell’84,4%: dal 78,5% della Sicilia all’88,3% della Lombardia. Sono 7,43 milioni le persone che non hanno ancora ricevuto la dose booster, di cui:

  • 5,09 milioni possono riceverla subito, pari al 10,7% della platea (dal 7% del Piemonte al 18,2% della Sicilia);
  • 2,34 milioni non possono riceverla nell’immediato in quanto guarite da meno di 120 giorni, pari al 4,9% della platea (dal 2,6% della Valle D’Aosta al 7,4% del Veneto).

 

 

 

Vaccini: quarta dose.  Secondo quanto disposto dalla Circolare del Ministero della Salute del 23 settembre 2022, la platea per il secondo richiamo (quarta dose) è di 19,1 milioni di persone: di queste, oltre 13 milioni possono riceverlo subito, quasi 1,8 milioni non sono eleggibili nell’immediato in quanto guarite da meno di 120 giorni e 4,3 milioni l’hanno già ricevuto. Al 2 novembre (aggiornamento ore 06.17) sono state somministrate 4.295.324 quarte dosi, con una media mobile di 27.680 somministrazioni al giorno, in calo rispetto alle 37.031 della scorsa settimana (-25,3%).

 

 

figura 5

 

 

In base alla platea ufficiale (n. 19.119.772 di cui 13.060.462 over 60, 3.990.080 fragili e immunocompromessi, 1.748.256 personale sanitario e 320.974 ospiti delle RSA che non ricadono nelle categorie precedenti), aggiornata al 17 settembre, il tasso di copertura nazionale per le quarte dosi è del 22,5% con nette differenze regionali: dal 10,5% della Sicilia al 34,2% del Piemonte.

 

 

figura 6

 

 

Vaccini: quinta dose. Non è ancora disponibile nessun dato ufficiale sulle somministrazioni.

 

Il monitoraggio GIMBE dell’epidemia COVID-19 è disponibile all’indirizzo https://coronavirus.gimbe.org

Sifo pubblica il “Sussidiario dello specializzando”, prima guida pratica alla professione

Un volume di oltre centoventi pagine realizzato per sostenere gli specializzandi in farmacia ospedaliera durante il loro percorso professionale: questo è il “Sussidiario dello specializzando: vademecum alla formazione specialistica in Farmacia Ospedaliera” pubblicato oggi dalla Società Italiana dei Farmacisti Ospedalieri-SIFO. Il presidente Arturo Cavaliere ha sottolineato che questo volume (che è solo il primo Tomo, focalizzato su Organizzazione gestionale e funzionale, in attesa di altre pubblicazioni successive), “mira a facilitare sia i nuovi specializzandi che i neo-specialisti nell’esercizio della professione e analizza le principali tematiche che i giovani si trovano a dover affrontare allorquando si inizia il percorso di specializzazione e si intraprende quello professionale”.

 

“L’idea di un Sussidiario è partita dalla nostra Area Giovani”, precisa Maria Ernestina Faggiano, tesoriere SIFO, referente per l’Area Università della società scientifica e componente del Direttivo che pone grande attenzione al rapporto con le Scuole di Specializzazione e con i giovani professionisti, “Abbiamo spesso discusso su come creare dei testi di riferimento per gli specializzandi e i tirocinanti e sono i nostri stessi colleghi più giovani ad aver trovato la formula giusta. Aver chiamato questa pubblicazione ‘Sussidiario’, come ci indica l’etimologia della parola stessa, dà inoltre il senso più autentico dell’approccio di SIFO: affiancare i farmacisti SSN, coprendo dei vuoti di conoscenza con la consapevolezza che metterla in comune significa fare rete. Inoltre aggiungo che il volume è stato autofinanziato da SIFO e come tesoriere ho voluto fortemente che ciò accadesse come segno di totale indipendenza della pubblicazione”.

 

Un testo a cui se ne aggiungeranno nel prossimo futuro anche altri. Ed allora la domanda viene posta proprio ai promotori dell’iniziativa: perché avete voluto realizzare questo Sussidiario? Risponde Chiara Lamesta, coordinatore dell’Area Giovani SIFO: “Il primo Tomo del ‘Il Sussidiario dello specializzando’ nasce dall’esigenza dell’essere stati noi stessi specializzandi in farmacia ospedaliera ed ora giovani professionisti. Il volume si propone quindi di rappresentare un valido strumento a supporto dei giovani colleghi dal momento dell’ingresso della Scuola. L’attuale Tomo è inoltre un approfondimento del Vademecum dello specializzando redatto per la prima volta dal gruppo Area Giovani Quadriennio 2012-2016, coordinato da Domenico Tarantino, attuale Caporedattore di SifoWeb. L’abbiamo rinominato ‘Sussidiario’ poiché è stato organizzato in modo da rendere fruibile la complessa materia normativa e procedurale in rapidi schemi riassuntivi”.

 

Il volume è suddiviso in ventun capitoli, che sintetizzano i temi e le problematiche professionali dei farmacisti ospedalieri, dal Diritto alla Salute ai Gas Medicinali, dai Farmaci innovativi alla Gestione del Magazzino. Il team editoriale che ha realizzato il volume è composto dai componenti dell’Area Giovani SIFO 2020- 2024 (oltre a Chiara Lamesta, Denise Bazzani, Ester Belvedere, Silvia Berlinghini, Domenica Cambareri, Ylenia Cau, Angela D’Avino, Francesca Decannas, Mariagiovanna Del Pizzo, Chiara Della Costanza, Giovanni Battista Di Nardo, Maria Sole Giurin, Alessandra Salierno, Assunta Staiano, con il coinvolgimento di Silvia Adami, già coordinatore dell’Area Giovani). La revisione dei capitoli è stata curata da molti soci ed esperti SIFO, dal presidente Arturo Cavaliere ad Andrea Marinozzi, coordinatore Area Scientifica Culturale per il Quadriennio 2020-2024. Quale è l’obiettivo finale della pubblicazione? Risponde concludendo Lamesta: “Il Sussidiario si prefigge il compito di offrire una guida della pratica di tirocinio in pillole, semplice, schematica, ma esaustiva. Per questi motivi abbiamo elaborato un ‘alfabeto’ attribuendo ad ogni lettera un contesto logistico, organizzativo e legislativo, che viene illustrato tenendo conto degli aspetti di maggiore interesse per il farmacista in formazione specialistica”. La divulgazione del volume è da oggi disponibile attraverso la Biblioteca virtuale SIFO, che si trova in una sezione del sito istituzionale della Società scientifica.

Serata di raccolta fondi a favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo “Progetto Elisa Raspino”

Confcommercio Ascom Bra e Confcommercio Ascom Fossano, in collaborazione con ASL CN2 e Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus lanciano un’iniziativa benefica a favore della ricerca in memoria di Elisa Raspino, tecnologa alimentare nell’ufficio Igiene e Haccp all’Ascom di Bra, deceduta lo scorso agosto a soli 43 anni.

 

L’iniziativa “Maratona per Elisa” nel segno dell’hashtag #sostienicandiolo si svolgerà venerdì 4 novembre alle 20.15 presso l’Auditorium Bper Banca, in via Adolfo Sarti 8, Bra (CN).

 

Intervengono Federica Di Nicolantonio, Professoressa Associata del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttrice del Laboratorio di Epigenetica del Cancro dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, e Renata Cantamessa, autrice e divulgatrice scientifica, che presenterà il minibook “Confessione di una Vitamina”.

 

È prevista inoltre la presentazione dei progetti di Ascom Bra inerenti la prevenzione, con la partecipazione del dott. Camillo Scimone, direttore sanitario del DNA Center,​​ e del dott. Riccardo Lusso, che ne è direttore scientifico.

 

Modera Adriana Riccomagno, giornalista professionista di Policy Procurement in HealthCare.

Come donare

Dal 1986 la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro offre un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un centro oncologico, l’Istituto di Candiolo, capace di coniugare la ricerca scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti oncologici le migliori risorse umane e tecnologiche.

 

La Fondazione si occupa di reperire le risorse economiche attraverso attività di raccolta fondi e organizza tutte le iniziative e le manifestazioni necessarie per raggiungere questo scopo. Scegliendo di diventare un donatore della Fondazione, si dà il proprio contributo concreto alla ricerca e allo sviluppo di nuove cure per combattere il cancro.

 

È possibile donare l’importo desiderato a favore del “Progetto Elisa Raspino con Fata Zucchina” con un bonifico bancario intestato a Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus, Codice SWIFT BCITITMM, IBAN IT75D0306909606100000117256, Intesa Sanpaolo.

Ricaricarsi in museo dopo un periodo difficile

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Prosegue la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Cultura, musei e benessere mentale

La situazione di forte disagio, acuita dalla pandemia, che si registra nella popolazione mondiale ha portato i musei a riflettere sulle modalità per generare benessere all’interno delle loro comunità. Le iniziative sono molteplici e variegate, spaziano dagli accordi tra i medici di base e le istituzioni culturali, come accaduto in Canada e Belgio, ai progetti per l’Alzheimer, dall’Italia agli Stati Uniti, alla cooperazione tra ospedali e musei (in Italia e Francia) a quelli dedicati all’arte terapia, come nel Regno Unito e in Qatar.

Tra le principali conseguenze generate dal Covid si annoverano l’ansia, che è un’emozione caratterizzata da apprensione e sintomi somatici di tensione, e lo stress, ovvero la risposta fisiologica o psicologica a fattori di stress che possono essere interni o esterni. Quest’ultimo contribuisce direttamente al disordine psicologico e fisiologico e quindi può portare a sviluppare malattie riducendo così la qualità della vita.

Al momento non esistono protocolli di ricerca per trattare lo stress e l’ansia nel contesto museale, ma solo indicazioni generali o protocolli non validati e, generalmente, non condivisi, dunque non standardizzati.

 

I ricercatori da tempo investigano l’impatto che le istituzioni culturali hanno su questi fenomeni. Per esempio, Clow e Fredhoi hanno studiato i livelli di stress e arousal di un gruppo di lavoratori della City londinese durante la pausa pranzo, prima e dopo una visita alla Guildhall Art Gallery. Come strumenti di misurazione hanno adottato il cortisolo salivare, e un questionario di autovalutazione dello stress (Cox Mackay Stress Arousal Checklist). I livelli medi di stress riferiti dai partecipanti sono stati significativamente ridotti grazie alla visita, mentre i livelli di arousal sono rimasti invariati. Anche la concentrazione elevata di cortisolo è andata normalizzandosi alla fine dell’esperienza alla Guildhall Art Gallery.

Un’altra ricerca condotta da Thompson et al. ha valutato il benessere psicologico percepito dell’iniziativa Museums on Prescription ed ha esplorato l’entità del cambiamento nel tempo di sei emozioni: “assorto/rapito”, “attivo”, “allegro”, “confortato”, “illuminato” e “ispirato”.

I musei possono essere utili nell’offrire programmi per migliorare gradualmente il benessere psicologico degli anziani

I ricercatori hanno concluso che i musei possono essere utili nell’offrire programmi per migliorare gradualmente il benessere psicologico degli anziani. I partecipanti allo studio, di età compresa tra i 65 e i 94 anni, hanno provato un senso di privilegio avendo l’opportunità di entrare in contatto con i curatori, di visitare parti del museo chiuse al pubblico e di maneggiare oggetti normalmente custoditi nelle teche. Hanno anche manifestato soddisfazione per le opportunità offerte dalle attività creative volte ad acquisire conoscenze e competenze, e a stabilire nuove relazioni sociali.

Il progetto ASBA e l’approccio Brain-Friendly Museum

Il progetto ASBA (dove l’acronimo sta per Anxiety Stress Brain-friendly museum Approach – il museo alleato del cervello contro ansia e stress) si inserisce nel filone di ricerca sopra descritto, proponendo di intervenire sui livelli di ansia e stress attraverso l’incontro mediato con gli oggetti museali. Infatti, non possiamo dare per scontato che le persone siano in grado di connettersi e trarre beneficio dalle collezioni museali senza un supporto che aiuti questo dialogo.

L’iniziativa quindi si pone il compito di selezionare e studiare attività che alleviano ansia e stress e rappresenta un’applicazione concreta dell’approccio BFM (Brain-Friendly Museum), descritto nel libro The Brain-friendly Museum. Using psychology and neuroscience to improve the visitor experience. L’iniziativa si rivolge ai cittadini maggiorenni, non affetti da ansia patologica, interessati ad essere coinvolti in esperienze culturali che possano avere un effetto positivo sulla loro salute mentale. Finita la raccolta dati relativa a questa fascia di popolazione si procederà con gli ultimi due step della ricerca che vedono coinvolti, in momenti separati e dedicati, gli under 18 e il personale museale.

 

Il progetto ASBA propone più di una strategia al fine di dare ai musei la possibilità di scegliere il metodo più adatto a loro:

  1. La mindfulness è la capacità di portare attenzione al momento presente in modo intenzionale. Concentrandosi sul respiro, è possibile focalizzare l’attenzione sul corpo e sulla mente nel loro stato momentaneo, alleviando così il dolore sia fisico sia emotivo. John Kabat-Zinn, autore di The Healing Power of Mindfulness: A New Way of Being, ha definito la mindfulness come la consapevolezza che nasce dal prestare attenzione, di proposito, nel momento presente e senza giudizi, concentrandosi sul respiro, l’idea è quella di coltivare l’attenzione sul corpo e sulla mente così come si presentano momento per momento, aiutando così ad affrontare il dolore, sia fisico che emotivo. Harris sostiene che la mindfulness è un kit di strumenti psicologici per migliorare la propria salute, il proprio benessere e la propria vita.
    È stato dimostrato a livello clinico che è un intervento efficace in una vasta gamma di disturbi (dolore cronico, disturbi d’ansia, depressione, abuso di sostanze e disturbo di personalità borderline).
  2. Le Visual Thinking Strategies (VTS) costituiscono un metodo di apprendimento nato negli anni Ottanta e basato sulla discussione di gruppo, guidata da un facilitatore, davanti a un oggetto museale. È stato sviluppato negli Stati Uniti da una psicologa cognitivista, Abigail Housen, e dall’ex direttore didattico del Museo d’Arte Moderna di New York, Philip Yenawine. Nel nostro Paese viene applicato dal 2014 dal gruppo di ricerca di Vincenza Ferrara. Si tratta di un processo di costruzione del significato dell’opera, che si attiva ponendo tre domande:
    • Cosa sta succedendo in questa immagine?
    • Quali sono gli elementi visivi che possono provare quanto detto?
    • Cos’altro possiamo trovare?

    Il metodo VTS migliora l’autostima, riduce l’ansia, sviluppa il problem solving, il pensiero critico, la capacità di lavorare in gruppo e le abilità sociali. Può essere adattato alla costruzione del significato di qualsiasi oggetto museale (metodo quindi adatto anche ai musei scientifici).

  3. L’arte terapia si basa sull’uso di attività artistiche (ad esempio, la pittura) a scopo terapeutico. Il processo di fare arte è un’esperienza curativa; offre l’opportunità di esprimersi quando la comunicazione verbale risulta difficile. Può condurre alla realizzazione personale, alla revisione e alla trasformazione delle proprie esperienze emotive. Gli oggetti impiegati in arteterapia sono visti come un mezzo di comunicazione non verbale per sviluppare nuove intuizioni, risolvere conflitti e problemi nonché formulare nuove percezioni per ottenere un cambiamento positivo, una crescita e una riabilitazione. L’arte terapia non è uno strumento diagnostico ma un mezzo per affrontare questioni emotive che possono essere confuse e angoscianti.
    Un esempio illuminante è rappresentato dal Regno Unito che ha una forte tradizione di arteterapia risalente agli anni Quaranta. Recentemente il Canada si è distinto come caso virtuoso grazie al lavoro del Montreal Museum of Fine Arts che ha creato spazi adibiti all’arte terapia, gestiti da personale altamente qualificato.
  4. Nature and the Museum: la strategia fondata sulla combinazione degli stimoli del patrimonio museale e della natura. White et al riportano diversi studi che dimostrano quanto una maggiore esposizione o “contatto” con la natura (es. parchi, boschi, e spiagge) sia associata a un miglioramento della salute e del benessere, almeno tra le fasce di popolazione benestante che abitano in città. Generalmente vivere in aree urbane più verdi comporta minori probabilità di contrarre malattie cardiovascolari, obesità, diabete, asma, disagio mentale e, riduce il tasso di mortalità tra gli adulti. Inoltre, si è potuto verificare che limita l’insorgere di problemi di obesità e miopia nei bambini. La presenza rigogliosa di vegetazione nei quartieri è anche associata a diversi aspetti positivi come un maggiore benessere soggettivo negli adulti e un miglior sviluppo cognitivo nei bambini. Per questi motivi si è pensato di creare un metodo che combina l’effetto positivo della natura con gli stimoli benefici provenienti dal patrimonio culturale esposto in un museo; questa strategia sarà testata per la prima volta nel Museo di Storia Naturale e nella Galleria d’Arte Moderna di Milano, selezionati anche per la vicinanza ad un’area verde (giardini, boschi o parchi).

La strategia Nature and the Museum è del tutto originale, mentre le altre sono ben note (ad esempio, la mindfulness) ma non completamente testate, standardizzate o diffuse nei musei, soprattutto in Italia.

La sperimentazione prevede anche la raccolta e l’analisi dei dati sull’ansia e sullo stress con il metodo “Art Up”. In uso dal 2016 nei musei d’arte, questa tecnica coinvolge un gruppo di esperti composto da storici dell’arte, psicoanalisti e facilitatori. Questi ultimi sono persone affette da disagio mentale che hanno frequentato il corso di formazione Art Up “Affetti ed effetti dell’arte” realizzato negli ultimi anni presso le Gallerie d’Italia (Milano).

Ogni metodologia, ad eccezione di Art Up, sarà testata in due tipi di musei (museo d’arte e museo scientifico) al fine di poter dimostrare che tutti gli oggetti possono favorire il benessere delle persone e, allo stesso tempo, possono essere valorizzati facendoli scoprire, o maggiormente conoscere, ai visitatori.

Obiettivi del progetto ASBA

Validare l’ambiente museo come spazio socio-cognitivo per il benessere e valorizzare le collezioni museali sono i macro-obiettivi del progetto. Se esaminiamo questi scopi più in dettaglio il panorama si amplia fino a formulare una lista di priorità:

  1. Adattare e standardizzare alcune tecniche atte ad aumentare il benessere psicologico all’interno di un contesto museale artistico.
  2. Adattare e standardizzare alcune tecniche atte ad aumentare il benessere psicologico all’interno di un contesto museale scientifico.
  3. Studiare la fattibilità delle tecniche menzionate attraverso uno studio controllato a disegno misto. Lo studio di fattibilità ha in primo luogo l’obiettivo di testare tutte le procedure standardizzate e raccogliere dati qualitativi circa l’esperienza.
  4. Analizzare l’effetto sul benessere percepito dei partecipanti delle suddette tecniche.
  5. Ampliare le fasce di pubblico che frequentano il museo proponendo attività che non richiedono nessuna conoscenza pregressa e che, generando benessere, invogliano le persone a rivedere il proprio eventuale giudizio negativo sull’istituzione museo.
  6. Sostenere i musei impegnati a contribuire al benessere delle proprie comunità offrendo la possibilità di sviluppare attività dedicate e continuative.
  7. Creare un database che possa essere messo a disposizione di tutti centri di ricerca interessati a migliorare le attività esistenti o proporre nuove strategie per ampliare il ventaglio di offerte museali.
  8. Avvicinare le persone con tatto e delicatezza alle proprie emozioni per capire come queste influenzano la loro vita (alcune di queste tecniche sono già adottate in contesti diversi da quello museale come percorso integrativo a quello terapeutico quando, ad esempio, la comunicazione verbale non riesce ad essere uno strumento efficace).
  9. Dare la possibilità di praticare strategie per alleviare ansia e stress mentre si osserva e impara a conoscere gli oggetti esposti.
  10. Aiutare i musei a orientarsi sui criteri per identificare un professionista certificato. Per esempio, l’apparente semplicità delle Visual Thinking Strategies, basata principalmente su tre domande, può indurre a pensare che basti una rapida infarinatura per padroneggiare le VTS. Questo metodo, per essere incisivo, deve essere condotto da personale che ha competenze e ha maturato esperienza nel tempo, anche attraverso il confronto con Philip Yenawine, uno dei fondatori di questo approccio.
  11. Fornire strumenti e tecniche che possano essere adottati in qualsiasi tipologia di museo per agevolare tutte le istituzioni culturali che intendono contribuire alla rigenerazione delle proprie comunità; la letteratura riporta molti esempi di iniziative legate al benessere che, però, sono svolte in prevalenza nei musei d’arte.
  12. Spingere i policy maker verso l’adozione di un sistema dove i medici di base possono prescrivere attività museali pensate per produrre benessere.
  13. Creare un primo catalogo di attività dedicate alla salute mentale (mindfulness, arte terapia, visual thinking strategies, e nature and the museum) che potrà essere ampliato e arricchito nel prossimo futuro da ulteriori ricerche che hanno a cuore di perseguire i criteri del progetto ASBA.
  14. Incoraggiare gli sponsor e i policy maker a valutare i musei considerando anche la loro capacità di influire positivamente sulla qualità della vita dei cittadini. Un recente libro di Falk affronta questo tema dimostrando che il miglioramento del benessere, se correttamente concettualizzato, non solo può essere definito e misurato, ma può anche essere monetizzato.

 

Il Progetto ASBA coinvolge diversi esperti rispettando così uno dei criteri dell’approccio BFM sopra descritto: Annalisa Banzi (storica dell’arte e ricercatrice del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico – CESPEB), Vincenza Ferrara (storica dell’arte e docente dell’Università La Sapienza), Raffaella Folgieri (ingegnera e docente dell’Università degli Studi di Milano), Lorenza Guidotti (istruttrice di mindfulness certificata), Claudio Lucchiari (psicologo e docente dell’Università degli Studi di Milano), Michela Rolandi (arte terapeuta certificata), Vittorio Sironi (medico e docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca), Maria Elide Vanutelli (psicologa e assegnista dell’Università degli Studi di Milano), e l’associazione Art Up.

Per approfondire

La cultura fa bene alla salute: come nasce il welfare culturale

Caparini (Regioni): firmato il Contratto Comparto sanità

“La firma del contratto nazionale del Comparto Sanità per il triennio 2019-2021 interessa più di mezzo milione di dipendenti – dichiara Davide Caparini, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

 

Condividiamo questo risultato con le organizzazioni sindacali, Aran e il governo. Una risposta alle aspettative dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale che hanno dimostrato di saper far fronte ad una fase tanto critica quanto drammatica con grandi competenze, capacità e professionalità. Oltre ai doverosi quando meritati attestati di stima era nostro dovere essere concreti. Ora, di fronte a noi, c’è l’impegnativa attuazione del Pnrr per la sanità a cui faremo pronto riscontro”.

Concluso il 76° Congresso SIAARTI Anestesisti-Rianimatori

Con oltre 4000 presenze, un saluto inaugurale in cui Silvio Brusaferro (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) ha sottolineato “il lavoro fatto insieme, sia nell’ambito delle Linee Guida che nella costruzione delle Reti”, un lavoro che non deve essere disperso, ed un impegno verso il futuro che il presidente Antonino Giarratano ha confermato essere “costante e puntuale, e che si basa sulla capacità di relazionarsi sempre con le Istituzioni, fornendo sia a livello nazionale che regionale non solo la massima competenza clinica, ma anche un continuo supporto per la conoscenza ed il monitoraggio delle situazioni reali dell’assistenza sanitaria”, si è concluso nei giorni scorsi il 76° Congresso SIAARTI-ICARE2022. Eccezionalmente alta la qualità dei contenuti sui temi che anestesisti-rianimatori vivono nella loro operatività clinico-sanitaria, emergenziale o quotidiana, organizzativa e formativa. Ecco alcuni degli approfondimenti emersi nelle sessioni plenarie e parallele.

 

SEPSI, MEDICINA DI PRECISIONE E TERAPIA ANTIBIOTICA – Ci troviamo ormai di fronte ad una “emergenza sepsi”: come si può affrontare? Ci può essere un approccio di “medicina di precisione” anche in questo ambito? Risponde Daniela Pasero (Coordinatrice Sezione Infezioni e Sepsi SIAARTI): “La sepsi è una patologia tempo dipendente, il cui esito dipende dalla rapidità di identificazione e di trattamento, che vede in primo piano l’affronto tempestivo dell’infezione che ne è causa. Allo stesso tempo però la sepsi, che è la conseguenza di una risposta disregolata del nostro organismo all’infezione, può avere diversi livelli di gravità che dipendono dalle stesse caratteristiche dell’ospite, dal livello di immunocompetenza, dall’età, dalla presenza di malattie croniche e molti altri fattori che possono incidere sulla risposta al trattamento, che non può essere uguale per tutti. Ecco perché è dunque importante proprio parlare di medicina di precisione nella sepsi, perché i pazienti non sono tutti uguali e il trattamento va personalizzato sulla base del fenotipo”. Aggiunge Andrea Cortegiani (Responsabile Comitato scientifico SIAARTI): “La terapia antibiotica nei pazienti critici, specialmente nei pazienti in shock settico, è un intervento fondamentale per ridurre la mortalità correlata all’infezione. La scelta degli antibiotici da utilizzare sulla base delle caratteristiche cliniche, i fattori di rischio e i dati microbiologici sono il modo migliore per aumentare la probabilità dell’appropriatezza della cura. SIAARTI è molto attenta a questo tema, sia sotto il profilo clinico-organizzativo che scientifico in un’ottica multidisciplinare”.

 

SEPSI E BIOMARCATORI – Ma proprio in una logica di “personalizzazione” delle cure: i biomarcatori possono essere una nuova arma nella lotta alla sepsi? A che punto siamo nel loro sviluppo? Risponde Massimo Girardis, che ha coordinato la sessione dedicata al tema all’interno di ICARE 2022: “I recenti avanzamenti scientifici nella comprensione della Sepsi, in modo particolare dopo l’esperienza della pandemia COVID19, hanno indicato che le scelte terapeutiche devono essere supportate da una precisa identificazione delle caratteristiche fisiopatologiche del paziente e della sua risposta alle terapie. L’identificazione di specifici fenotipi che possono beneficiare di specifici trattamenti richiede l’utilizzo di marcatori clinici e, soprattutto, biologici che possano determinare in maniera accurata la situazione e l’evoluzione dei processi infettivi e della risposta dell’ospite. Per un’appropriata gestione dei pazienti con sepsi in terapia intensiva, il clinico deve oggi conoscere ed avere a disposizione una serie di biomarcatori, come per esempio quelli specifici della risposta infiammatoria, immunitaria, endoteliale e di infezione, che lo guidino giorno per giorno con un approccio di cura personalizzata al singolo paziente”.

 

RISPOSTA ALLE CATASTROFI – Cosa deve accadere dal punto di vista culturale, formativo ed organizzativo perché si passi dallo spirito umanitario ad un sistema organizzato? Ha risposto Roberto Balagna (Responsabile Sezione Medicina Critica dell’Emergenza SIAARTI): “La catastrofe dal punto di vista sanitario è un evento che determina un numero di feriti superiore alla capacità di presa in carico in condizioni ordinarie. Per rispondere a questi fabbisogni straordinari viene pianificata l’attivazione di risorse straordinarie attraverso la stesura di piani di emergenza. Nel linguaggio corrente il termine ‘disastro’, ‘astro avverso’ viene utilizzato per definire un incidente maggiore ‘complesso’ e ‘scompensato’ dove si intende la conseguente distruzione delle strutture sociali (forniture di acqua ed energia elettrica case, strade, ospedali e quant’altro). Precisando la definizione diventa semplice comprendere come la risposta debba necessariamente coinvolgere la società civile attraverso lo spirito umanitario e di solidarietà, ma non possa prescindere da una risposta organizzata ad alto profilo tecnico che in Italia è coordinata dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, dalle Prefetture e dai Sindaci attraverso l’attivazione di 14 funzioni. Nel contesto nazionale le associazioni di volontariato (funzione 4) sono protagoniste ad entrambi i livelli. Nella risposta sanitaria alla catastrofe (funzione 2) gli anestesisti-rianimatori rappresentato una figura strategica sia come DSS (Direttori dei Soccorsi Sanitari) che per la gestione dei pazienti più gravi dallo scenario di catastrofi fino alle strutture di trattamento definitivo”.

 

DOCUMENTO DEL CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI – È stato presentato ad ICRE 2022 un Documento del Centro nazionale trapianti sviluppato in collaborazione con SIAARTI e SITO. Quali sono i contenuti essenziali del testo? Parola a Francesco Procaccio (Relatore su Documento di indirizzo su cDCD controllata): “Nel 2020 il Centro Nazionale Trapianti (CNT) e la rete italiana donazione e trapianto, con il supporto della SIAARTI e della Società Italiana Trapianti (SITO), hanno promosso un Consensus italiano, realizzando un Position Paper e un Documento di Indirizzo con oltre settanta raccomandazioni operative. Il Documento, sottoposto ad una giuria di oltre cento professionisti della rete trapianti e approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, è oggi in attesa del via del Ministero della Salute per la diffusione a tutti gli operatori e alle amministrazioni regionali. Il Documento ha molteplici obiettivi: rendere omogenee le procedure che, dopo la decisione di limitazione dei trattamenti, può portare al prelievo di organi a scopo di trapianto, fornendo un riferimento univoco di raccomandazioni operative centrate sul contesto clinico ed etico italiano, basate sulle attuali evidenze internazionali e sull’expert opinion; richiamare i principi e i presupposti alla base della donazione a cuore fermo ‘controllata’ (cDCD), recentemente approvati dal Comitato Nazionale per la Bioetica, fornendo una forte base condivisa di legittimità anche a tutele degli operatori, in particolare degli anestesisti-rianimatori; suggerire alle Regioni i modelli organizzativi con cui favorire la donazione cDCD nel maggior numero possibile di ospedali, anche mediante equipe mobili regionali di supporto, favorendo la sostenibilità organizzativa ed economica; promuovere un linguaggio comune, criteri clinici e procedure condivise, da diffondere attraverso una formazione continua mirata all’area critica e rendere possibile il miglioramento della qualità dei risultati”.

 

DOCUMENTO TRAPIANTI E ANESTESISTI-RIANIMATORI – Quali sono gli elementi importanti e distintivi per la professione di anestesisti-rianimatori contenuti nel Documento del CNT? Risponde Marinella Zanierato (componente del Gruppo di formazione e ricerca SIAARTI su Donatori multiorgano e Anestesia e Terapia Intensiva nei trapianti d’organo con delega sul tema Donazione): “Il documento offre agli anestesisti/rianimatori i criteri essenziali ai quali dovranno uniformarsi nella predisposizione e nell’aggiornamento dei protocolli e delle procedure operative di cDCD. Il documento offre la definizione dei valori, principi e criteri essenziali su cui basare l’attività cDCD, la declinazione dei ruoli e degli ambiti di responsabilità dei professionisti coinvolti, i comportamenti da adottare nell’ambito della gestione del processo di donazione cDCD, la metodologia di condivisione, comunicazione e documentazione del processo e la necessità di formazione, training e di ricerca clinica. Le best practice di identificazione e gestione del donatore in tali contesti sono indicatori di qualità delle Terapie Intensive e SIAARTI può diffondere questa competenza tra gli intensivisti, offrendo un importante supporto al Centro Nazionale Trapianti. Identificare, mantenere, trattare un donatore a cuore fermo in terapia intensiva significa conoscere le tecniche di preservazione della funzionalità degli organi in situ ed ex situ, ove si intravede un approccio scientifico innovativo e un nuovo ambito di ricerca e di leadership per gli anestesisti-rianimatori italiani”.

 

L’IMPEGNO EDITORIALE DI JAACC – La Società scientifica ha uno strumento editoriale prestigioso a disposizione, il Journal of Anesthesia, Analgesia and Critical Care e la sua presenza ad ICARE 2022 è stata puntuale. Un impegno così descritto da Giorgio Conti, editor in chief della pubblicazione: “JAACC è nato circa un anno e mezzo fa, ed è la testata scientifica ufficiale della nostra Società scientifica. È un giornale open access, condizione importante per la grande visibilità e circolazione della testata ed è dedicato agli hot-topics ed ai maggiori campi di interesse di anestesisti-rianimatori. Ha un Comitato editoriale giovane, preparato e dinamico, con una forte presenza femminile. Nei giorni di ICARE2022 abbiamo partecipato attivamente ai lavori, perché c’è una grande coincidenza di tematiche tra pubblicazione, ricerca e Congresso. Non a caso ci siamo occupati recentemente di medicina perioperatoria nei pazienti sopravvissuti al Covid.19, terapia del dolore, insufficienza respiratoria acuta, ambiti su cui ICARE2022 ha presentato importanti comunicazioni. Devo dire che per sua natura JAACC cerca di essere sempre pronto ad accogliere segnali innovativi: in questi giorni abbiamo incontrato giovani autori e ricercatori particolarmente preparati che credo potranno presto pubblicare sulle pagine della nostra testata”:

L’uso appropriato del farmaco al centro del 41° Congresso nazionale della Società Italiana di Farmacologia

“La farmacologia sta vivendo un periodo di grande trasformazione ed è chiamata a rivestire, come ha chiaramente dimostrato la pandemia, un ruolo sempre più centrale nella filiera di sviluppo del farmaco: il farmacologo è, infatti, il primo attore in tutta la fase preclinica e di ricerca di base, grazie a un bagaglio di conoscenze scientifiche che gli permette di ideare nuove molecole e biomarcatori. Inoltre, con la sua expertise tossicologica, interviene anche prima che un farmaco entri nelle varie fasi di sperimentazione clinica e nel post marketing”. Sono queste le parole scelte da Giorgio Racagni, Presidente SIF, nel tracciare l’evoluzione della farmacologia e della figura del farmacologo di base e clinico, che oggi deve essere aggiornato in tempo reale sul piano della formazione, dell’informazione, dell’appropriatezza e della ricerca.

 

“Il valore scientifico e l’uso appropriato del farmaco” è il titolo del prossimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia che si terrà a Roma dal 16 al 19 novembre 2022, con l’obiettivo di fornire una panoramica sui nuovi sviluppi e i progressi prodotti dalla rivoluzione del mondo del farmaco negli ultimi anni.

 

L’accessibilità alle terapie avanzate; la medicina digitale e personalizzata; il ruolo crescente e complementare dei dati provenienti dal mondo reale a supporto degli studi clinici controllati. Sono questi alcuni dei temi di grande attualità di cui si discuterà nel corso del Congresso, che prevede una cinquantina di simposi, una decina di letture magistrali, oltre ad una serie di tavole rotonde proposte dai 17 gruppi di lavoro SIF al fine di coprire tutte le aree terapeutiche. Attesi oltre 2000 partecipanti per una convention che riserverà particolare attenzione ai giovani farmacologi della Società, che organizzeranno sessioni scientifiche anche nella giornata precongressuale (15 novembre). La formazione e l’aggiornamento continuo delle nuove generazioni rappresentano, infatti, un impegno solido e duraturo che la SIF porta avanti da molti anni, promuovendo e sostenendo diversi corsi ed iniziative rivolti a giovani laureati con l’obiettivo di acquisire specifiche competenze nel campo della ricerca di base e clinica, così come di approfondire i principali aspetti regolatori concernenti le politiche del farmaco.

 

“Il tema dell’innovazione sarà il fil rouge dell’intero programma – spiega il Presidente Racagni -, che in chiave di accessibilità ai farmaci prevede anche un focus sul metodo Payment by results per le terapie altamente innovative, che hanno contribuito a curare malattie per cui, fino a qualche anno fa, non vi erano prospettive terapeutiche: a partire dalle costosissime ‘one shot’ e da quelle oncologiche, per le quali è importante che non vengano mai meno i fondi. A fronte dei costi elevati di queste terapie, bisogna impostare delle politiche di governance del farmaco che permettano l’accesso rapido ai trattamenti più innovativi e, allo stesso tempo, non mettano in crisi la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

Da qui la necessità di realizzare nuovi modelli di governance, in grado di trarre beneficio tanto da forme di partenariato pubblico-privato, quanto dagli strumenti messi a disposizione dalla medicina digitale e dall’intelligenza artificiale.

 

Il congresso riserverà, inoltre, ampio spazio al ruolo della farmacologia nella gestione della cronicità, a fronte di circa 7 milioni di over 70 che presentano multimorbidità e assumono più farmaci.

 

“Dato che l’obiettivo primario del percorso di cura – precisa Racagni – consiste nel fornire ai pazienti, fintantoché è possibile, le terapie a domicilio, è evidente come il farmacologo svolga un ruolo cruciale: nello stabilire – ad esempio – l’interazione tra i farmaci, così come nella riconciliazione dei trattamenti farmacologici quando un paziente viene dimesso dall’ospedale. Da qui, inoltre, l’importanza della real world evidence su cui la SIF sta investendo molto, ritenendo che generare dati dal mondo reale che siano complementari a quelli degli studi clinici randomizzati sia una direttrice da sviluppare in futuro, soprattutto in ambito regolatorio e nella programmazione sanitaria”.

 

Nel quadro dell’uso appropriato del farmaco e del conseguente contenimento della spesa sanitaria complessiva, il presidente Giorgio Racagni auspica che nel prossimo futuro “si possano intensificare i rapporti tra ricerca pubblica e privata, possibilmente in rete con l’industria”. L’ottimizzazione dell’offerta sanitaria passa anche attraverso “l’aspirazione del nostro Paese a conquistare una posizione di leadership in Europa nel campo della ricerca farmaceutica”. “Il mio sogno, ancor più forte a seguito della pandemia, è quello di realizzare un polo farmaceutico unico italiano, sul modello di quanto già fatto in Francia, Germania e in parte in Svizzera”, conclude.

La professoressa Chiara Benedetto nei “World’s 2% Top Scientists”

La professoressa Chiara Benedetto, direttrice Ginecologia e Ostetricia Universitaria 1, Ospedale Sant’Anna di Torino, presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna, è stata inserita tra i “World’s 2% Top Scientists”: è la classifica mondiale degli scienziati con livello più elevato di produttività scientifica elaborata dall’Università di Stanford e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “PLOS Biology”.

Chiara Benedetto

  • Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Torino, Direttore della Struttura Complessa Universitaria Ginecologia e Ostetricia 1 dell’Ospedale Sant’Anna di Torino e Presidente del Corso di Laurea in Ostetricia, Università di Torino.
  • Ha diretto i Master in: Senologia per le professioni sanitarie e Medicina della Riproduzione e Tecniche di Fecondazione in Vitro dell’Università di Torino. Dirige attualmente i Master di Uroginecologia e Senologia Multidisciplinare, Università di Torino.
  • Ha ricoperto numerosi incarichi in Società Scientifiche Nazionali fra cui la Presidenza della Società Italiana per la Psicosomatica in Ostetricia e Ginecologia (SIGO).
  • Ha presieduto il Comitato mondiale per la Salute delle Donne e i Diritti Umani e il Sottocomitato sui Rifugiati della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO). Attualmente è Vice Presidente del Comitato FIGO sulla Salute della Donna
  • E’ delegata della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia come Council Member dello European Board and College of Obstetrics and Gynaecology (EBCOG) e della FIGO
  • E’ Membro del Collegio dei Probiviri della SIGO
  • E’ stata Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Università di Torino
  • E’ stata primo Presidente italiano dell’EBCOG e primo Coordinatore italiano delle specialità chirurgiche dell’Unione Europea dei Medici Specialisti (UEMS)
  • Visiting Professor presso la Cornell University di New York e Membro della Well Woman Task Force dell’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG).
  • Membro onorario del Collège National des Gynécologues et Obstétriciens Français, dell’EBCOG, del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e dell’ACOG. Membro della International Academy of Perinatal Medicine, della World Academy of Art and Science e dell’Accademia di Medicina di Torino
  • Ha stilato due documenti sugli Standard di Cura (uno dedicato ai Servizi di Ostetricia e l’altro ai Servizi di Ginecologia) per la Salute della Donna in Europa che ha presentato al Parlamento Europeo nel novembre 2014 al fine di promuovere e migliorare la qualità della cura della donna in ambito ostetrico e ginecologico in Europa
  • Autrice di 800 pubblicazioni scientifiche (h-index Scopus: 51), 3 libri di testo di Ginecologia e Ostetricia, 3 monografie, 1 manuale sulle emergenze ostetriche e più di 90 capitoli di libri
  • Organizzatore e Presidente di numerosi Congressi Nazionali e Internazionali fra cui 5 Congressi Europei di Ginecologia e Ostetricia e 2 Congressi Mondiali di Ginecologia e Ostetricia
  • Moderatore e Relatore a più di 1000 Congressi Nazionali e Internazionali.
  • Principal Investigator di oltre 100 Studi Multicentrici e Trials Clinici.
  • Ha organizzato e dirige il REC (Research and Educational Center), unico centro europeo per una formazione permanente con manichini e simulatori in tutti i campi dell’ostetricia e della ginecologia.
  • Ha fondato e presiede la Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus che promuove iniziative volte all’umanizzazione e alla sicurezza dei luoghi di cura, al sostegno della ricerca e dell’eccellenza tecnologica in campo ostetrico e ginecologico.