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Enrico Di Rosa è il nuovo presidente SItI per il biennio 2025-26

Enrico Di Rosa, Direttore del Servizio “Igiene e Sanità Pubblica” della ASL Roma 1, è il nuovo Presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) per il biennio 2025-2026. Succede a Roberta Siliquini, che ricoprirà il ruolo di Vice Presidente.

Luigi Vezzosi, Dirigente medico presso ATS Val Padana Mantova e Cremona, è stato nominato Segretario Generale nella seduta d’insediamento della nuova Giunta Esecutiva, composta da Silvio Brusaferro (Coord. Collegio Docenti), Alberto Fedele (Coord. Collegio Operatori), Vincenzo Paolozzi (Coord. Consulta Specializzandi), Roberto Rizzi (Coord. Consulta PPSS – Professioni Sanitarie), Giancarlo Icardi (Coord. Comitato Scientifico) e dai membri eletti Maria Teresa Montagna, Emilia Prospero, Caterina Rizzo, Tiziana Menegon, Fabrizio Gemmi e Daniel Fiacchini.

«Il mio ringraziamento va alla Prof.ssa Roberta Siliquini, che ha svolto, in maniera egregia, in questi ultimi due anni, un ottimo lavoro, portando sempre più in alto il nome della SItI, ma anche a tutta la Giunta Esecutiva per la fiducia riposta nei miei confronti – ha dichiarato Enrico Di Rosa, nuovo Presidente della Società Italiana d’Igiene – Gli obiettivi che ci proponiamo per il prossimo biennio riguardano, in primo luogo , la promozione  del progresso scientifico e culturale nel campo dell’Igiene, della Sanità Pubblica e dell’organizzazione dei Servizi Sanitari; il  tradizionale impegno della Società a supporto delle Istituzioni nella scelta e nell’applicazione delle migliori strategie di Sanità Pubblica per il benessere della popolazione, anche in un’ottica ‘One Health’, e la valorizzazione del ruolo delle discipline igieniste e degli Operatori di Sanità pubblica nei Servizi sanitari».

Laureato in Medicina e Chirurgia, con Specializzazioni sia in Medicina Interna che in Igiene e Medicina Preventiva, Enrico Di Rosa ha lavorato dal 1991 nell’ambito dei Servizi sanitari territoriali ed ha assunto l’incarico di Direttore del Servizio “Igiene e Sanità pubblica” dell’ASL Roma 1 dal 2019.

Si è, in particolare, occupato di sorveglianza e prevenzione delle malattie infettive, di promozione della Salute e Igiene ambientale. Dal Dicembre 2019 è stato attivamente impegnato nella gestione dell’emergenza pandemica. Nel 2020 ha fatto parte della “Task Force” regionale per l’emergenza legata al COVID-19 ed è stato anche componente del Gruppo di Lavoro di supporto alla Direzione Regionale Salute e Integrazione sociosanitaria per la definizione dei percorsi clinico-diagnostico-assistenziali dell’infezione da SARS-CoV-2 e della patologia ad essa correlata. Nello specifico si è occupato dell’implementazione del “Contact Tracing” e dell’adozione delle misure contumaciali, dell’avvio e gestione della diagnostica di prossimità (responsabile dell’attività dei Tamponi a Domicilio e del Drive In di Santa Maria della Pietà) e della partecipazione attiva all’implementazione della campagna di vaccinazione anti-COVID in qualità di Referente clinico del Centro Vaccinazioni di Santa Maria della Pietà.

Dal 2021 Enrico Di Rosa è anche componente del NITAG (Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni) e, dal maggio 2022, responsabile dei programmi di screening oncologici della ASL Roma 1. A Dicembre 2023, infine, è stato nominato componente del Tavolo tecnico di lavoro dedicato alla definizione degli obiettivi, standard organizzativi e di personale dei Dipartimenti di Prevenzione.

Per quanto riguarda la Società Italiana d’Igiene, Enrico Di Rosa ha ricoperto, fra gli altri, i ruoli di componente del Consiglio Direttivo (2011-2012), Segretario Generale e Tesoriere (2016-2018) e Vice Presidente nazionale (2023-2024).

AIFA pubblica il 21° Rapporto nazionale sulle sperimentazioni cliniche dei medicinali

Nonostante il banco di prova delle nuove regole europee, non c’è stato nel 2023 il temuto crollo delle sperimentazioni cliniche. Ma è un quadro in chiaroscuro quello che emerge dal 21° Rapporto nazionale sulle sperimentazioni cliniche dei medicinali, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Il settore ha subito il contraccolpo della piena applicazione del Regolamento europeo 536/2014, con l’adozione di modalità organizzative più complesse: si è registrato un arretramento nel numero di sperimentazioni in quasi tutti gli Stati Membri dell’UE, ma anche segnali di resilienza. In particolare, l’analisi progressiva dei trend mostra che l’Italia non ha perso terreno, con 611 trial clinici autorizzati nel 2023.

Nisticò: «L’Italia ha garantito buona tenuta del sistema»

«I dati emersi nel Rapporto ci offrono nell’insieme un quadro di luci e ombre, dal quale emerge chiara una prevedibile difficoltà iniziale nell’applicazione di modalità organizzative diverse e più complesse. Tuttavia, l’Italia è riuscita a garantire una buona tenuta del sistema, anche se non in maniera omogenea per le varie tipologie di sperimentazioni”, commenta il Presidente dell’AIFA, Robert Nisticò. “Nel dettaglio, il settore delle sperimentazioni profit ha maggiormente beneficiato delle semplificazioni amministrative. La ricerca no profit ha dimostrato una tenuta meno solida, non solo in Italia, ma in tutta l’Unione Europea; del resto, già nel corso del 2022 era emerso come i promotori no profit avrebbero subito i maggiori contraccolpi. Proprio per gestire al meglio queste potenziali criticità – prosegue Nisticò – nel corso del 2023, sono state attivate dal network delle Agenzie europee, insieme alla Commissione Europea e all’EMA, una serie di iniziative pensate per il settore no profit, ascoltando anche la voce degli stakeholder, pazienti per primi, in modo da contribuire a rendere lo scenario europeo più attrattivo».

Pierluigi Russo: «Sperimentazioni cliniche come volano di sviluppo del Paese»

«Non possiamo accontentarci della sostanziale stabilità delle sperimentazioni cliniche in Italia. Spostando l’attenzione dai numeri alla prospettiva più ampia della competizione europea e internazionale, il quadro che emerge dal Rapporto evidenzia ampi spazi di miglioramento – afferma il Direttore Tecnico Scientifico di AIFA, Pierluigi Russo – L’andamento degli studi clinici di fase I è stabile all’11-18%, con un numero di sperimentazioni negli ultimi 10 anni di gran lunga inferiore a Germania, Francia, UK e Spagna. Vanno create le condizioni affinché le potenzialità dei nostri centri di ricerca entrino in contatto con il contesto industriale, scalando i paradigmi della ricerca biomedica fino al livello di sviluppo economico e sociale. Possiamo e dobbiamo fare di più, per recuperare attrattività e performance. A questo può contribuire il contesto regolatorio: nel 2024 AIFA ha infatti emanato due linee guida dedicate alla ricerca e alle sperimentazioni cliniche».

2023, un anno di cambiamenti

In Italia il 2023 è stato l’anno dell’attesa riforma dei Comitati etici, passati a 40 territoriali e 3 nazionali. Per essere avviato, uno studio clinico deve aver ottenuto l’autorizzazione da parte dell’AIFA, che include le conclusioni favorevoli del Comitato etico.

Le sperimentazioni cliniche valutate nel 2023 nel nostro Paese sono state 764: di queste l’80% è stato autorizzato (611), mentre solo il 4,6% ha ricevuto un diniego. Dei 611 trial autorizzati, 524 (85,8%, era l’88,7% nel 2022) sono internazionali e 87 (14,2%, era l’11,3% nel 2022) nazionali. Si assiste, dunque, a un leggero recupero delle sperimentazioni nazionali (+2,9%) pur rimanendo al di sotto del livello pre-pandemico, quando si attestavano intorno al 20%.

Sperimentazioni per area terapeutica

L’oncologia fa ancora la parte del leone. Nell’area delle neoplasie (oncologiche ed emato-oncologiche) si concentra il maggior numero di sperimentazioni autorizzate nel 2023, che raggiungono il 34,7% del totale, in calo rispetto al 39,9% del 2022 (-5,2%). Seguono gli studi clinici sulle malattie del sistema nervoso (11,1%), in aumento di 2,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente; del sistema immunitario (8,5%), cardiovascolare (6,2%), ematico e linfatico (6,1%), anch’essi in lieve aumento. Prosegue nel 2023 la diminuzione degli studi sulle malattie virali, in costante calo dal 2021. Fra le prime dieci aree terapeutiche troviamo poi le malattie dell’apparato digerente (4,1%) e le patologie e anomalie neonatali (3,9%), entrambe in leggero aumento. Chiudono la classifica le malattie del metabolismo e della nutrizione (3,3%) e quelle del sistema muscoloscheletrico (2,8%).

Malattie rare

Gli studi clinici nel campo delle malattie rare hanno rappresentato il 30,6% del totale (187 su 611), con un arretramento del 7% rispetto al 2022. Sono però cresciute le sperimentazioni no profit internazionali, passate dall’unico studio del 2022 ai 14 del 2023 (dallo 0,4% al 7,5%), mentre le profit internazionali rimangono sopra l’80%.

Promotori profit e no profit 

In generale, nel quadriennio 2020-2023, in Italia sono state autorizzate 2.764 sperimentazioni, con una netta prevalenza di promotori profit. Nel 2023, l’82,7% degli studi clinici approvati (505) è stato promosso da aziende farmaceutiche, contro il 17,3% (106) da ospedali, università, Irccs, associazioni scientifiche, Fondazioni, Asl. Si riduce la forbice rispetto al 2022, quando gli studi profit hanno raggiunto il picco dell’85%, con il crollo di quelli no profit al minimo storico (15%). La quota di sperimentazioni profit resta predominante, ma i dati del 2023 suggeriscono un possibile riequilibrio tra i due settori, con una lieve ripresa del contributo del no profit, cruciale – sottolinea il report – per garantire una maggiore diversificazione negli obiettivi di ricerca clinica. Infine, nel 2023 sono stati avviati anche 19 programmi di uso compassionevole, di cui 4 hanno riguardato indicazioni oncologiche.

Il trend degli ultimi 20 anni

Il Rapporto ricostruisce anche l’andamento delle sperimentazioni cliniche autorizzate dal 2000 al 2023. Dopo il quadriennio 2006-2009, nel quale il numero di autorizzazioni si è attestato costantemente sopra le 750, con il picco delle 880 nel 2008, nel decennio seguente si è rimasti intorno a 600-700. L’adozione crescente di trial “complessi”, che accorpano in una sola sperimentazione due o più studi che in passato sarebbero stati presentati individualmente, sembra aver contribuito – spiega il Rapporto – alla riduzione del numero complessivo di studi presentati.

Il 2021 ha rappresentato un anno eccezionale, con 818 trial, tornando a livelli che non si registravano da oltre un decennio. Il dato riflette la voglia del settore di recuperare il tempo perso a causa della pandemia. Negli ultimi due anni, i numeri sono tornati nella media e, in particolare, il 2023 ha segnato un calo del 7,8% rispetto al 2022, una tendenza comune a molti Stati dell’UE. Questa riduzione sembra riflettere proprio l’impatto del nuovo modello gestionale introdotto dal Regolamento 536/2014, che ha richiesto un inevitabile periodo di adattamento.

Sanità, per 1 italiano su 4 è la principale priorità, seguono condizione economica e lavoro

Si sono svolti ieri a Roma gli Stati generali della Comunicazione per la Salute, promossi per il terzo anno consecutivo da Federsanità, in collaborazione con PA Social. Quest’anno l’evento si è tenuto presso l’Inmi Irccs Lazzaro Spallanzani.

Gli spazi del Centro congressi dell’ospedale capitolino hanno ospitato più di 200 tra giornalisti, comunicatori pubblici, social media manager, creatori digitali dell’informazione, la schiera dei professionisti della comunicazione che affianca le direzioni strategiche quotidianamente nell’azione di comunicazione verso i cittadini. Una giornata di confronto e dibattito sull’importanza dell’informazione, della partecipazione e della comunicazione trasparente con l’obiettivo di avviare una nuova narrazione del Servizio sanitario nazionale che vada oltre la superficie, che sia basata su fatti verificati, trasparenza e un approccio costruttivo che metta al centro la buona sanità, i progressi scientifici, la centralità della salute e valorizzi la rete dei professionisti che vi lavorano.

«Questa iniziativa – ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo messaggio inviato ai partecipanti – mira a promuovere una comunicazione efficace, trasparente e responsabile in un contesto dominato dalla rapidità dell’informazione e dalla diffusione incontrollata di fake news. Il tema della ‘contro narrazione’, scelto come filo conduttore di questa edizione degli Stati generali della comunicazione per la Salute, è quanto mai appropriato».

Secondo l’esponente del governo, «serve una narrazione che sappia integrare le criticità in un racconto più completo e veritiero. Perché raccontare la buona sanità significa anche restituire dignità al lavoro quotidiano del personale sanitario e mostrare ai cittadini il valore di un sistema che rimane tra i più avanzati al mondo. È altresì fondamentale promuovere l’alfabetizzazione sanitaria, per tutelare la salute di ogni individuo. Serve uno sforzo condiviso per consentire ai cittadini di comprendere e utilizzare correttamente le informazioni sanitarie, favorendo non solo il benessere personale, ma anche obiettivi cruciali come la riduzione delle disuguaglianze e delle distanze, la promozione di stili di vita sani e il contrasto alle fake news. Bisogna anche saper cogliere le straordinarie opportunità delle tecnologie digitali per migliorare la comunicazione sanitaria, amplificare messaggi positivi e rendere la salute pubblica più accessibile».

«Al centro di tutto ci sono la trasparenza, il dialogo e la fiducia: nella sanità pubblica, nelle terapie, nelle cure, nei medici, negli infermieri. Gli Stati generali della comunicazione per la Salute – le parole del ministro della Salute – rappresentano un’occasione preziosa per consolidare questi principi e per contribuire a costruire un sistema sanitario più forte e partecipato». Da un’indagine dell’Istituto Piepoli, realizzata in occasione dell’evento, un italiano su quattro ritiene che la sanità sia la principale priorità (25%), prima della condizione economica (20%) e del lavoro (18%). E, andando nello specifico, i ritardi nelle liste di attesa (50%), i finanziamenti insufficienti (35%), il sottodimensionamento del personale (29%) e le disparità regionali (13%) rappresentano le principali criticità percepite dai cittadini.

«Disuguaglianze territoriali e difficoltà di accesso alle cure – ha spiegato il presidente di Federsanità e Dg Aou Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba – certamente sono aspetti che contribuiscono al deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e strutture sanitarie e i dati sulle aggressioni ai nostri professionisti ne sono l’esempio lampante. La comunicazione non può che essere lo strumento maggiormente strategico per salvaguardare il valore pubblico e universale del nostro Servizio sanitario nazionale. In mancanza di una corretta informazione, i cittadini cercano le loro verità, si costruiscono le loro opinioni. Per questa ragione la governance della salute ha la responsabilità di riempire in modo corretto vuoti comunicativi per promuovere nei pazienti idee e, quindi, comportamenti a garanzia della propria salute e di quella degli altri. Perché scegliere di fare comunicazione per la salute significa scegliere la cultura della salute».

«E promuovere la partecipazione attraverso la corretta informazione- ha poi sottolineato- deve essere una pratica quotidiana di scambio tra cittadino e servizio sanitario, un perno intorno a cui ruotano trasparenza, informazioni chiare, univoche tempestive, divulgate tramite tutti i canali che permettono al cittadino di dare un significato a ciò che accade intorno a lui e di comprendere, anche e soprattutto, le scelte fatte ‘su di lui’».

Tra gli interventi di apertura anche quello del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. «Siamo felici di ospitare questo evento. Noi abbiamo un sistema sanitario inclusivo e universale e, infatti, abbiamo un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo. Nonostante ciò- ha dichiarato il commissario straordinario dell’Inmi Spallanzani, Cristina Matranga – abbiamo una narrazione sulla Sanità concentrata sugli aspetti più negativi come le liste di attesa, i pronto soccorso. Certo, sono temi su cui sicuramente dobbiamo lavorare tanto ma dobbiamo lavorare anche sulla nostra capacità di comunicare una sanità positiva che esiste dato che siamo uno dei Paesi con gli output migliori. Il tema scelto da Federsanità è, quindi, quanto mai appropriato e opportuno sul quale vale la pena ragionare, parlare, confrontarci».

I lavori hanno alternato interventi istituzionali e tavoli di confronto al fine di rafforzare la sinergia e valorizzare il dialogo tra comunicatori pubblici della sanità, ordini professionali, associazioni di settore per moltiplicare, attraverso canali personali, tradizionali e media.

Un take home message chiaro ha fatto calare il sipario sulla terza edizione degli Stati generali della Comunicazione della Salute: condividere linee guida per raccontare, comunicare e informare sul Servizio sanitario nazionale per mettere al centro traiettorie, visione, progetti, azioni condivise perché davvero la corretta narrazione possa produrre, grazie al contributo di tutti, i migliori effetti sul Paese. Questo il metodo: formazione, ricerca e misurazione degli esiti, disseminazione della conoscenza e delle buone pratiche.

Salute in carcere: presentate da Cittadinanzattiva le  “Raccomandazioni civiche per il diritto alla salute e alla prevenzione oncologica delle donne detenute”

Nove diritti per promuovere e garantire la salute delle donne detenute all’interno degli istituti penitenziari, in particolare in riferimento alla prevenzione oncologica. A indicarli le “Raccomandazioni civiche per il diritto alla salute e alla prevenzione oncologica delle donne detenute”, presentate oggi da Cittadinanzattiva nel corso di una iniziativa tenutasi all’interno del carcere femminile di Roma Rebibbia. Le Raccomandazioni scaturiscono da un percorso di ascolto dei bisogni di salute delle donne, condotto da Cittadinanzattiva con il progetto I Care, che ha visto il coinvolgimento della ASL RM 2, del Garante regionale del Lazio e comunale dei diritti delle persone private della libertà personale e di diverse associazioni impegnate nella tutela di chi vive all’interno dei penitenziari. Su di esse sono chiamati ad esprimersi i vertici dell’Amministrazione penitenziaria e le istituzioni sanitarie – DAP, Ministero della Salute e rispettive articolazioni regionali – al fine di condividere un impegno congiunto per garantire il diritto alla salute ed alla prevenzione oncologica negli istituti penitenziari femminili.

Il documento enuclea nove diritti fondamentali, riconosciuti dalla normativa nazionale e sovranazionale, e numerose raccomandazioni specifiche per garantirli: diritto all’informazione e alla consapevolezza; diritto all’accesso ai servizi sanitari; diritto alla tempestività della diagnosi e dell’assistenza; diritto alla continuità delle cure e del trattamento; diritto ad una corretta alimentazione; diritto all’attività fisica; diritto ad un ambiente salubre; diritto al supporto psicologico; diritto all’ascolto e alla partecipazione.

Su 61861 persone detenute nei penitenziari italiani a fine 2024, 2698 sono donne, ossia il 4,36%. Facendo riferimento alle carceri esclusivamente femminili (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Venezia Giudecca), il numero più alto di donne detenute, 378, si trova proprio nel carcere Stefanini di Rebibbia di Roma: qui il tasso di sovraffollamento è del 138%, superiore a quello generale, già molto elevato e pari al 120%, delle carceri italiane.

«In un momento estremamente critico per la maggior parte delle carceri italiane, nuovamente alle prese con l’emergenza del sovraffollamento, abbiamo voluto accendere un faro sulla condizione della detenzione femminile, del tutto trascurata, promuovendo un percorso pilota che intendiamo proseguire e riproporre in altri istituti penitenziari – ha dichiarato Laura Liberto, responsabile Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva -. Al contempo abbiamo inteso avviare un percorso che impegni concretamente le istituzioni coinvolte sul terreno della tutela della salute delle donne detenute, a partire dall’ascolto dei loro bisogni, e che continueremo a presidiare. Ad oggi infatti l’informazione sulle tematiche della salute e, in particolare, sulla prevenzione del carcinoma mammario trovano ancora troppo poco spazio nei servizi rivolti alle donne detenute e spesso si registra una difficoltà di accesso ai servizi essenziali di assistenza. Inoltre, la condizione sociale, l’esposizione per tanti anni ad una vita in cui sono state trascurate, o inaccessibili, le più elementari dimensioni di cura, fanno delle detenute dei soggetti bisognosi di sostegno per maturare la consapevolezza e l’attitudine a prendersi cura di sé stesse e della propria salute. Allo stesso tempo è fondamentale promuovere informazione anche presso gli operatori e le operatrici delle strutture penitenziarie, cosicché possano sostenere le donne in questo percorso».

L’iniziativa I Care si è sviluppatanel corso del 2024 attraverso laboratori curati da Cittadinanzattiva in collaborazione con la ASL Roma 2 per formare le partecipanti sul carcinoma mammario, sui loro diritti, sull’accesso al SSN e sui servizi essenziali, sugli screening, sui fattori di rischio, sulle misure di prevenzione (alimentazione e stili di vita sani e corretti) e sulle tecniche di auto-palpazione e di auto-monitoraggio. Inoltre, si sono svolti alcuni laboratori creativi realizzati in collaborazione con l’Associazione M.A.S.C. finalizzati a far emergere i bisogni di salute delle donne coinvolte. Questa azione ha portato alla realizzazione del video spot #laprevenzioneliberatutte, lanciato in occasione della Giornata internazionale contro il cancro al seno (19 ottobre), un messaggio che parte dal carcere sull’importanza della prevenzione rivolto a tutte le donne. Negli ultimi mesi dello scorso anno, attraverso specifici laboratori, un gruppo ristretto di donne ha acquisito competenze specifiche per diventare peer educator di altre detenute sui temi della salute femminile e del carcinoma mammario.

Il progetto è stato parzialmente finanziato dal Community Award Program 2023 promosso da Gilead Sciences.

Morbillo: nel 2024 superati i mille casi, il 90% in non vaccinati

Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2024, in Italia, sono stati notificati 1045 casi di morbillo di cui 53 nel mese di novembre 2024, numero in aumento rispetto al mese precedente. È quanto emerge dal numero di gennaio 2025 del bollettino periodico Morbillo & Rosolia News curato dalla sorveglianza epidemiologica nazionale del morbillo e della rosolia.

«L’aumento dei casi nel 2024 è significativo, e riflette quello registrato in tutta Europa e segnalato più volte dall’Ecdc – afferma Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss -. Il morbillo può essere potenzialmente pericoloso, specie per i più piccoli, ma le sue complicanze possono essere molto gravi anche per gli adulti. Il vaccino, che è sicuro ed efficace, rimane lo strumento principale a disposizione per contrastare questa malattia».

Nel 2024 diciotto Regioni/PPAA hanno segnalato casi, di cui otto (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Sicilia, Campania, Toscana, Abruzzo, Liguria) hanno segnalato complessivamente l’85,1% dei casi (889/1.045). L’incidenza più elevata è stata osservata nella P.A. di Bolzano (67,0/milione abitanti) seguita dalla Sicilia (37,3/milione), dall’Abruzzo (37,0/milione), dal Lazio (35,0/milione), dall’Emilia-Romagna (31,6/milione) e dalla Liguria (29,2/milione). A livello nazionale, l’incidenza nel periodo è stata pari a 17,7 casi per milione di abitanti.

Sempre nell’intero 2024 l’età mediana dei casi segnalati è pari a 30 anni (range: 0 – 73 anni). Oltre la metà dei casi (51,7%) ha un’età compresa tra 15 e 39 anni e un ulteriore 23,7% ha più di 40 anni di età. Tuttavia, l’incidenza più elevata è stata osservata nella fascia di età 0-4 anni (79,0 casi per milione). Sono stati segnalati 50 casi in bambini con meno di un anno di età (126,9 casi per milione). Lo stato vaccinale è noto per 975 casi dei 1.045 segnalati (93,3%), di cui 878 casi (90,1%) erano non vaccinati al momento del contagio, 57 casi (5,8%) erano vaccinati con una sola dose e 33 casi (3,4%) erano vaccinati con due dosi. Per i rimanenti 7 casi (0,7%) non era noto il numero di dosi effettuate. Circa un terzo dei casi (n=362; 34,6%) ha riportato almeno una complicanza. Le complicanze più frequentemente riportate sono state epatite/aumento delle transaminasi (n=156) e polmonite (n=114). È stato segnalato un caso di encefalite in un giovane adulto, non vaccinato. Per il 49,5% dei casi (517/1.045) viene riportato un ricovero ospedaliero e per un ulteriore 18,8% (196 casi) una visita in Pronto Soccorso.

L’informazione sull’ambito di trasmissione è nota per il 42,0% dei casi segnalati (439/1.045). La trasmissione è avvenuta principalmente in ambito familiare (n=178; 40,5%). Novantacinque casi (21,6%) si sono verificati a seguito di trasmissione in ambito sanitario (nosocomiale o ambulatorio medico), 74 (16,9%) casi durante viaggi internazionali, 45 (10,3%) hanno acquisito l’infezione in ambito lavorativo (non medico) e 26 (5,9%) casi in ambito scolastico. Tra i casi segnalati, 78 sono operatori sanitari, di cui 58 non vaccinati, 15 vaccinati (9 casi con due dosi, 4 con una sola dose, 2 non noto il numero delle dosi effettuate). Il 52,1% dei casi di morbillo confermati in laboratorio sono stati genotipizzati (545/1.045) e mostrano la seguente distribuzione: 523 casi con genotipo D8, 22 casi con B3.

Nello stesso periodo in esame sono stati segnalati anche 2 casi di rosolia, classificati come possibili.

La sorveglianza è coordinata dal Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS Reparto Epidemiologia, Biostatistica e Modelli Matematici e il Laboratorio Nazionale di riferimento per il Morbillo e la Rosolia con il contributo della rete nazionale di Laboratori Regionali di Riferimento (MoRoNet). 

Riordino professioni sanitarie, l’audizione di CIMO-FESMED: «Definire atto medico e rendere attrattivo il lavoro nel SSN»

Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED, ieri è stato audito dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di riordino delle professioni sanitarie.

Il Presidente ha sottolineato l’imprescindibilità di una definizione chiara di atto medico, che affidi in modo esclusivo ai medici attività quali il consenso informato, l’anamnesi, la diagnosi e la terapia: «Occorre prendere atto come, in un sistema sanitario in profondo cambiamento – si legge nel documento presentato alla Commissione -, sia necessario definire con precisione i confini di ciascuna professione sanitaria. Non è un caso che i percorsi formativi necessari a svolgere una determinata professione sanitaria siano profondamente diversi tra loro. L’anarchia delle competenze può mettere a rischio la sicurezza delle cure».

Analizzando poi le cause della carenza di professionisti, che affondano le radici nella lunga stagione dei tagli in sanità e nell’assenza di una vera politica per il personale sanitario, è stata evidenziata la necessità impellente di rendere nuovamente attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici, risolvendo in tempi rapidi alcune delle criticità che risultano alla base del malcontento dei medici ospedalieri e, dunque, della loro fuga dal SSN. La Federazione CIMO-FESMED ha dunque richiesto lo sblocco del tetto sulla spesa per il personale sanitario, una seria rivisitazione del fabbisogno di personale, la depenalizzazione dell’atto medico, maggiore sicurezza nei presìdi sanitari, la corretta applicazione dei contratti di lavoro, il miglioramento dei rapporti tra direzioni ospedaliere e dipendenti e della formazione aziendale e una riforma della formazione specialistica che preveda gli ospedali di formazione e l’assunzione diretta degli specializzandi.

La Commissione presenta un piano d’azione per proteggere il settore sanitario dagli attacchi informatici

La Commissione ha presentato ieri un piano d’azione dell’UE volto a rafforzare la cibersicurezza degli ospedali e dei prestatori di assistenza sanitaria. Tale piano d’azione è stato annunciato negli orientamenti politici della presidente von der Leyen come una priorità fondamentale entro i primi 100 giorni del nuovo mandato. L’iniziativa rappresenta un passo importante per proteggere il settore sanitario dalle minacce informatiche. Migliorando le capacità di rilevamento, preparazione e risposta alle minacce degli ospedali e degli operatori sanitari, creerà un ambiente più sicuro per i pazienti e gli operatori sanitari.

La digitalizzazione sta portando una rivoluzione nell’assistenza sanitaria, consentendo servizi migliori ai pazienti attraverso innovazioni come le cartelle cliniche elettroniche, la telemedicina e la diagnostica basata sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, gli attacchi informatici possono ritardare le procedure mediche, creare ingorghi nei pronto soccorso e interrompere i servizi vitali che, nei casi più gravi, potrebbero avere un impatto diretto sulla vita degli europei. Nel 2023 gli Stati membri hanno segnalato 309 incidenti significativi di cibersicurezza che hanno colpito il settore sanitario, più che in qualsiasi altro settore critico.

Il piano d’azione propone, tra l’altro, che l’ENISA, l’agenzia dell’UE per la cibersicurezza, istituisca un centro paneuropeo di sostegno alla cibersicurezza per gli ospedali e i prestatori di assistenza sanitaria, fornendo loro orientamenti, strumenti, servizi e formazione su misura. L’iniziativa si basa sul più ampio quadro dell’UE per rafforzare la cibersicurezza in tutte le infrastrutture critiche e segna la prima iniziativa settoriale specifica per attuare l’intera gamma di misure dell’UE in materia di cibersicurezza.

In sintesi, il piano d’azione si concentra su quattro priorità:

  • Prevenzione rafforzata. Il piano contribuisce a sviluppare le capacità del settore sanitario di prevenire gli incidenti di cibersicurezza attraverso misure di preparazione rafforzate, quali orientamenti sull’attuazione di pratiche critiche di cibersicurezza. In secondo luogo, gli Stati membri possono anche introdurre buoni per la cibersicurezza per fornire assistenza finanziaria agli ospedali e ai prestatori di assistenza sanitaria di micro, piccole e medie dimensioni. Infine, l’UE svilupperà anche risorse di apprendimento in materia di cibersicurezza per gli operatori sanitari.
  • Migliorare l’individuazione e l’identificazione delle minacce. Il Centro di sostegno alla cibersicurezza per gli ospedali e i prestatori di assistenza sanitaria svilupperà un servizio di allarme rapido a livello dell’UE, che fornirà avvisi quasi in tempo reale sulle potenziali minacce informatiche, entro il 2026.
  • Risposta agli attacchi informatici per ridurre al minimo l’impatto. Il piano propone un servizio di risposta rapida per il settore sanitario nell’ambito della riserva dell’UE per la cibersicurezza. Istituita nel regolamento sulla cibersolidarietà, la riserva fornisce servizi di risposta agli incidenti da fornitori privati di fiducia. Nell’ambito del piano, possono svolgersi esercitazioni nazionali di cibersicurezza insieme allo sviluppo di manuali per guidare le organizzazioni sanitarie a rispondere a specifiche minacce alla cibersicurezza, compreso il ransomware. Gli Stati membri sono incoraggiati a chiedere la segnalazione dei pagamenti di riscatto da parte delle entità, per poter fornire loro il sostegno di cui hanno bisogno e consentire il follow-up da parte delle autorità di contrasto.
  • Deterrenza: Proteggere i sistemi sanitari europei dissuadendo gli attori delle minacce informatiche dall’attaccarli. Ciò include l’uso del pacchetto di strumenti della diplomazia informatica, una risposta diplomatica congiunta dell’UE alle attività informatiche dolose.

Il piano d’azione sarà attuato di concerto con i prestatori di assistenza sanitaria, gli Stati membri e la comunità della cibersicurezza. Per perfezionare ulteriormente le azioni più incisive in modo che i pazienti e i prestatori di assistenza sanitaria possano beneficiarne, la Commissione avvierà presto una consultazione pubblica su questo piano, aperta a tutti i cittadini e le parti interessate.

I prossimi passi

Il piano d’azione è l’inizio di un processo volto a migliorare la cibersicurezza nel settore sanitario. Azioni specifiche saranno attuate progressivamente nel 2025 e nel 2026. I risultati della consultazione confluiranno in ulteriori raccomandazioni entro la fine dell’anno.

Contesto

L’UE opera su vari fronti per promuovere la ciberresilienza e proteggere i suoi cittadini e le sue imprese dalle minacce informatiche in un’Europa sempre più digitale e connessa. Il piano d’azione risponde all’urgenza della situazione e alle minacce uniche che il settore deve affrontare. Si basa sul quadro legislativo esistente nel settore della cibersicurezza. Gli ospedali e gli altri prestatori di assistenza sanitaria sono considerati un settore ad alta criticità ai sensi della direttiva NIS2. Il quadro di cibersicurezza NIS2 funziona di pari passo con la legge sulla ciberresilienza, la prima normativa dell’UE che introduce requisiti obbligatori di cibersicurezza per i prodotti che includono elementi digitali, entrata in vigore il 10 dicembre 2024. La Commissione ha inoltre istituito un meccanismo per le emergenze di cibersicurezza nell’ambito della legge sulla cibersolidarietà, che rafforza la solidarietà e le azioni coordinate dell’UE per individuare, preparare e rispondere efficacemente alle crescenti minacce e incidenti di cibersicurezza.

Garantire un’infrastruttura digitale resiliente e sicura è essenziale per la piena diffusione dello spazio europeo dei dati sanitari, che porrà i cittadini al centro della loro assistenza sanitaria, garantendo loro il pieno controllo dei loro dati.

Sounds4Coma: un progetto innovativo che apre nuove strade per il trattamento e recupero dei pazienti in coma

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Il progetto Sounds4Coma si concentra sull’uso dei suoni per stimolare la coscienza nei pazienti in coma. Questa iniziativa pionieristica, sviluppata grazie a una lunga ricerca di base e a un lavoro interdisciplinare che unisce neuroscienze e suono, ha dimostrato come la terapia basata su stimoli acustici personalizzati possa contribuire al recupero della coscienza. Il progetto è nato come un piccolo esperimento pilota, ma si è gradualmente consolidato nel tempo, raggiungendo una portata sempre più vasta, con dati scientifici sempre più solidi.

TrendSanità ha raccolto le riflessioni sul progetto da Giancarlo Sciascia, Cultural Manager & Foresight Specialist, per spaziare dalle ricadute in ambito clinico a quelle sul sistema della ricerca.

Il progetto Sounds4Coma si concentra sull’uso dei suoni per stimolare la coscienza nei pazienti in coma

Spiega Sciascia: «Sounds4Coma è un progetto quadriennale, avviato due anni fa con un finanziamento di oltre 400 mila euro dall’Agenzia nazionale della ricerca francese. Coinvolge esperti in acustica, scienza dei sistemi, neurofisiologia e terapia intensiva per sviluppare un approccio innovativo e “data-driven” all’uso del suono in terapia intensiva».

Sfruttando avanzamenti nelle neuroscienze computazionali, il progetto mira a progettare stimoli sonori personalizzati per diagnosticare il coma, individuando marcatori neurali della “coscienza nascosta” tramite EEG, ed è stato condotto in due stanze di terapia intensiva appositamente attrezzate.

Dalla sperimentazione alla replicabilità

Giancarlo Sciascia

«Il vero valore di progetti come Sounds4Coma risiede non solo nei risultati, ma anche nella loro replicabilità. – sottolinea Sciascia. Iniziative di ricerca di base come questa, che si sono sviluppate nell’arco di un decennio, offrono una base solida su cui altri ospedali possono costruire percorsi simili senza dover attendere lunghi anni per sviluppare metodologie proprie. Una volta che l’efficacia delle tecniche viene dimostrata, è possibile applicare il modello in altri contesti clinici, monitorando e adattando alcuni parametri specifici. Questa potenzialità apre scenari promettenti per la medicina, dove il trasferimento delle conoscenze può avvenire in modo rapido, evitando lunghe fasi di sperimentazione preliminare».

L’eccellenza del GHU di Parigi e l’importanza della collaborazione interdisciplinare

Il progetto Sounds4Coma ha preso forma all’interno del GHU di Parigi, un centro di eccellenza che rappresenta uno dei poli più avanzati nel campo delle neuroscienze, grazie al partenariato con la startup tecnologica Mezzo Forte, che ha realizzato un dispositivo audio immersivo inedito in ambito clinico. In questo contesto, la sperimentazione è stata condotta con un approccio interdisciplinare, integrando competenze acustiche e neuroscientifiche. In particolare, il ruolo di Jean-Julien Aucouturier, ricercatore del CNRS (Centro Nazionale della Ricerca Scientifica), è stato cruciale. Aucouturier, ingegnere e neuroscienziato, ha guidato il progetto combinando una conoscenza profonda di entrambi i campi, un elemento che ha dato al progetto una marcia in più sin dall’inizio.

Aucouturier, ingegnere e neuroscienziato, ha guidato il progetto combinando una conoscenza profonda di entrambi i campi

«Questa integrazione tra discipline diverse è una delle chiavi del successo del progetto, e dimostra come la combinazione di conoscenze e sensibilità provenienti da ambiti apparentemente lontani possa portare a risultati importanti», prosegue Sciascia. «In questo senso, favorire percorsi formativi che includano esperienze interdisciplinari può rappresentare un valore aggiunto per i futuri ricercatori, capaci di portare innovazione in settori emergenti come questo».

Il panorama italiano: sfide e opportunità

Mentre il progetto francese ha raggiunto una dimensione accademica e clinica di grande rilevanza, in Italia sperimentazioni simili sono meno diffuse e spesso su una scala ridotta. Tuttavia, esistono centri di ricerca in cui queste metodologie potrebbero trovare spazio. Il punto chiave è capire come garantire le risorse necessarie per sperimentare e sviluppare progetti di questa portata. In questo contesto, la finanza a impatto potrebbe giocare un ruolo importante, offrendo un modello di collaborazione tra settore sanitario, startup tecnologiche e valutatori indipendenti che certificano l’efficacia delle sperimentazioni.

Infine, va considerato il contesto politico e sanitario italiano, dove l’autonomia regionale potrebbe rappresentare sia un’opportunità che una sfida. Se da un lato la frammentazione del sistema sanitario può ostacolare un’applicazione uniforme delle innovazioni, dall’altro può favorire iniziative locali.

In conclusione, per replicare esperienze simili, sarà fondamentale promuovere una mentalità orientata alla sperimentazione e all’open innovation, sostenuta da adeguati strumenti di finanziamento e dalla capacità di integrare competenze diverse all’interno dei gruppi di lavoro.

La riunione dei Capi delle Agenzie di HTA (HAG) segna l’inizio dell’applicazione del Regolamento HTA dell’UE

Il 14 gennaio si è tenuta virtualmente la riunione del Gruppo dei Capi delle Agenzie di HTA (HAG), con oltre 60 partecipanti provenienti da 28 agenzie. L’incontro ha avuto luogo due giorni dopo l’entrata in vigore del Regolamento HTA dell’UE e ha affrontato i principali sviluppi nell’attuazione del regolamento.

In particolare, si è discusso della stesura e approvazione dei due atti di esecuzione rimanenti (le regole procedurali per la consulenza scientifica congiunta (JSC) e per la valutazione clinica congiunta (JCA) di dispositivi medici e diagnostici in vitro) e dell’operatività prevista dal Programma di Lavoro 2025 per il nuovo quadro di valutazione congiunta a livello UE.

Guardando al 2025, il Gruppo ha esaminato varie iniziative in corso:

  • l’iniziativa HAG INSIGHT, volta a rafforzare le competenze a lungo termine delle agenzie di HTA europee per un’attuazione sostenibile del regolamento;
  • il lancio del Gruppo di Lavoro sui Dispositivi Medici Digitali (HAG DMD WG).

Il Gruppo di Lavoro sulla Comunicazione ha presentato il feedback ricevuto dagli HTA Info Days, evidenziando i risultati positivi degli eventi organizzati nel 2023 e 2024 in collaborazione con la Commissione Europea.

Altri temi discussi includono lo sviluppo del Piano Strategico HAG 2025-2028, la valutazione e il reporting del Regolamento HTA dell’UE ai sensi dell’Articolo 31 del regolamento, e la trasparenza dei dati nelle valutazioni cliniche congiunte (JCA).

Infine, il Gruppo ha approvato l’ammissione di tre nuovi membri:

  • il Ministero della Salute della Repubblica di Cipro e il Ministero della Salute della Repubblica di Slovenia, come membri osservatori;
  • l’Agenzia per la Valutazione delle Tecnologie Sanitarie e il Sistema Tariffario (AOTMiT, Polonia).

Con l’ingresso dei nuovi membri, il Gruppo dei Capi delle Agenzie di HTA conta ora 35 membri provenienti da 23 Stati Membri UE/SEE, garantendo una maggiore rappresentatività delle organizzazioni responsabili dell’HTA in Europa.

La prossima riunione del Gruppo si terrà a Oslo, Norvegia, il 19 e 20 maggio 2025.

Piani terapeutici, AMOlp incontra il presidente AIFA

Il 9 gennaio, una delegazione dell’Associazione Medici e Odontoiatri liberi professionisti, AMOlp, rappresentata dai dottori Sergio Di Martino, Loredana Costabile, Paola Fusaro e Gianluigi Rosi è stata ricevuta dal presidente AIFA Roberto Nisticò.
Durante l’incontro la delegazione di AMOLp ha posto l’attenzione sulla seria problematica dei medici liberi professionisti, per i quali è attualmente precluso l’accesso ai piani terapeutici.

Tale limitazione rappresenta un grave disagio per i cittadini che a loro si rivolgono, costretti inevitabilmente ad ingolfare in modo significativo le già lunghe liste di attesa per visite ambulatoriali, i reparti di degenza ordinaria e spesso i Pronto Soccorso, con un ulteriore carico sul lavoro già gravoso dei colleghi del pubblico. La rappresentanza dei medici liberi professionisti, ha sottolineato come l’impossibilità ad accedere alla prescrivibilità, attraverso i piani terapeutici, di farmaci fondamentali come i nuovi anticoagulanti orali, gli anti diabetici di ultima generazione, le associazioni di farmaci per l’asma, i farmaci biologici (solo per citarne alcuni di una lunga lista), può determinare non solo un pericoloso ritardo nell’inizio di terapie fondamentali per la cura dei loro pazienti, ma di fatto una incomprensibile differenza tra coloro che si rivolgono alla sanità pubblica e coloro che si rivolgono alla sanità privata.

È stato sottolineato come il codice deontologico impegni ogni medico alla tutela della salute individuale, con il principio inviolabile di garantire ad ogni paziente la migliore opzione terapeutica disponibile. Tuttavia, spesso i medici privati, impossibilitati alla prescrizione di farmaci con piano terapeutico, potrebbero essere costretti, loro malgrado, a ripiegare su altre opzioni terapeutiche meno innovative e potenzialmente meno efficaci col concreto rischio di andare in conflitto col codice stesso. Non possono esserci differenze operative tra medici e ciascuno deve poter fornire la propria opera utilizzando tutte le migliori potenzialità terapeutiche e diagnostiche.

La delegazione ha infine ribadito l’opportunità di ridurre la durata dei piani terapeutici; numerosi farmaci di ormai provata efficacia, come ad esempio il Denosumab, importante farmaco per la cura dell’osteoporosi, sono da anni sottoposti a limitazioni prescrittive non giustificabili con i principi di profilo di sicurezza e di appropriatezza prescrittiva, di fatto acquisite durante il lungo periodo di utilizzo.

Il presidente Nisticò ha ascoltato le criticità esposte e le proposte avanzate dai medici privati per contribuire allo snellimento delle liste di attesa. AMOlp ringrazia il presidente di AIFA per l’ascolto attento e la sensibilità alle problematiche esposte, auspicando nel contempo un urgente intervento del parlamento e del governo per il riconoscimento ai liberi professionisti dei diritti rivendicati, a esclusivo vantaggio della salute dei cittadini, la cui tutela deve rimanere centrale e prioritaria.