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Donazione di sangue ed emocomponenti: come è andato il 2024?

Trasfusioni garantite, boom delle donazioni di plasma e un maggiore coinvolgimento dei giovani tra i 18 e i 25 anni e delle donne. È quanto emerge dai dati relativi alla raccolta e all’utilizzo del sangue e degli emocomponenti, elaborati dal Centro Nazionale Sangue e presentati in occasione del convegno “Sangue e plasma: sfide, strategie e soluzioni comuni” organizzato dalla Croce Rossa Italiana per promuovere la cultura della donazione volontaria.

Aperto dal Presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, l’evento si è tenuto presso l’aula magna dell’Università degli studi Guglielmo Marconi, alla presenza del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, dei rappresentanti del CNS, delle società scientifiche e delle principali associazioni di donatori, in vista della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue che ricorrerà il prossimo 14 giugno.

Le donazioni di sangue ed emocomponenti nell’anno 2024 sono state complessivamente oltre 3 milioni, con una crescita dell’1,1% rispetto al 2023. Un risultato che si è potuto ottenere grazie a una platea di 1,67 milioni di donatori di sangue ed emocomponenti iscritti per la gran parte alle quattro principali associazioni di volontari: AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES.

Trasfusioni garantite, boom delle donazioni di plasma e un maggiore coinvolgimento dei giovani tra i 18 e i 25 anni e delle donne

Anche quest’anno è stata confermata l’autosufficienza in materia di trasfusioni, di cui i primi benefattori sono stati circa 640mila pazienti (in media 1.755 al giorno) che hanno ricevuto complessivamente 2,3 milioni di trasfusioni di globuli rossi (in media 4,5 al minuto).

Ottimo risultato anche per la donazione di plasma, la parte liquida del sangue, necessaria alla produzione dei cosiddetti farmaci plasmaderivati. Nel 2024 la raccolta in Italia è stata da record, tanto da superare la soglia delle 900 tonnellate, con un aumento del 3% rispetto al 2023. Un trend positivo confermato anche dai primi dati preliminari relativi all’anno 2025. Questo risultato è ancora più importante, perché il plasma donato nel nostro Paese non è ancora sufficiente a garantire il fabbisogno dei pazienti italiani, costringendo il Sistema Sanitario Nazionale a reperire una quota di farmaci plasmaderivati sul mercato internazionale.

I dati rilevano anche un maggiore coinvolgimento di donne e giovani nella cultura del dono. Nel 2024 i nuovi di donatori tra i 18 e i 25 anni sono stati oltre 75mila, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Le nuove donatrici sono state invece 127mila (+1,1%). Questi segnali sono particolarmente incoraggianti perché, in un sistema sangue che conferma di anno in anno la sua solidità, i principali elementi di preoccupazione riguardano il ricambio generazionale della popolazione dei donatori e un minore coinvolgimento delle donatrici donne. Ed è proprio al target dei più giovani e delle donne che sono state rivolte nell’anno passato una serie di iniziative di comunicazione messe in campo da Ministero della Salute, Centro Nazionale Sangue e associazioni di donatori, tra cui l’osservatorio “Globuli Rosa” e la campagna “Dona vita, dona sangue”, che ha avuto in passato testimonial d’eccezione come Carolina Crescentini e Martin Castrogiovanni.

Problemi come l’invecchiamento progressivo della popolazione dei donatori e la non-autosufficienza in materia di medicinali plasmaderivati non sono questioni che si risolvono nel giro di un anno

«La cultura del dono è già molto diffusa in Italia, ma va sostenuta e promossa affinché diventi sempre più estesa e radicata. Sensibilizzare sempre più cittadini affinché compiano questa scelta è una priorità che ci vede costantemente impegnati, insieme alla Croce Rossa Italiana, al Centro Nazionale Sangue, a tutte le Associazioni del Dono e le società scientifiche. I dati presentati oggi confermano l’importanza di un impegno continuo anche per rafforzare la cultura della donazione tra i giovani e favorire il ricambio generazionale dei donatori. Donare il sangue è un atto di generosità e solidarietà che non dobbiamo smettere di coltivare», così il Ministro della Salute, Orazio Schillaci.

«I numeri del 2024 sono sicuramente buoni – commenta il Direttore del Centro Nazionale Sangue, Vincenzo De Angelis – ma tutti gli attori del sistema sangue dovranno ancora impegnarsi per riuscire a dare continuità a queste tendenze. Perché problemi come l’invecchiamento progressivo della popolazione dei donatori e la non-autosufficienza in materia di medicinali plasmaderivati non sono questioni che si risolvono nel giro di un anno. La strada è sicuramente giusta ma va seguita fino alla giusta destinazione».

«Donare è un gesto d’amore che non costa nulla. Un atto tanto semplice quanto concreto che può salvare la vita a molte persone. Per questa ragione è importante impegnarsi, in sinergia con Istituzioni e realtà associative, per promuovere la cultura del Dono nonché sensibilizzare la popolazione, al fine di trasformare quante più persone possibile in cittadine e cittadini attivi e responsabili, capaci e consapevoli che aiutare il prossimo è possibile. Ognuno di noi, ognuno di voi, nel suo piccolo, può fare la differenza», ha aggiunto Rosario Valastro, Presidente della Croce Rossa Italiana.

Pubblicato il rapporto annuale 2024 dell’EMA

Pubblicato oggi il rapporto annuale 2024 dell’EMA, che offre una panoramica delle priorità strategiche dell’Agenzia e dei suoi contributi alla salute pubblica e animale nell’Unione Europea.

Nel 2024, l’EMA ha raccomandato 114 medicinali per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Di questi, 46 contenevano una nuova sostanza attiva mai autorizzata prima nell’UE. Tra questi figurano diversi medicinali fondamentali per il loro contributo di salute pubblica o per l’innovazione che rappresentano.

Per quanto riguarda il settore veterinario, l’EMA ha raccomandato 25 medicinali veterinari per l’autorizzazione all’immissione in commercio – il numero più alto di raccomandazioni in un anno. Di questi, due contenevano una nuova sostanza attiva. 14 erano vaccini, inclusi sette sviluppati tramite un processo biotecnologico.

Nel 2024 EMA ha autorizzato 114 medicinali per uso umano e 25 per uso veterinario (il numero più alto in un anno per questo settore)

Il rapporto digitale illustra i principali punti salienti relativi alla valutazione e al monitoraggio dei medicinali per uso umano e veterinario, oltre a una selezione di dati chiave.

Il racconto è arricchito da una timeline interattiva delle tappe fondamentali del 2024, con funzionalità avanzate che consentono ai lettori di approfondire ciascun argomento accedendo a documenti aggiuntivi, materiali audiovisivi e infografiche.

Altre attività importanti trattate nel rapporto includono l’impegno dell’Agenzia nell’investire in processi migliori e decisioni regolatorie basate sull’evidenza, attraverso iniziative come Accelerating Clinical Trials in the EU (ACT EU) e il Data Analysis and Real World Interrogation Network (DARWIN EU), la promozione dell’adozione di metodi di produzione avanzati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a beneficio dei pazienti e della salute pubblica; e il lavoro dell’EMA per rafforzare la collaborazione all’interno della rete europea di regolamentazione dei medicinali e a livello internazionale.

Italia prima in Europa: l’insulina basale settimanale a carico del SSN

Circa 1,3 milioni di italiani con diabete potranno passare da iniezioni quotidiane di insulina basale a una sola somministrazione a settimana. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la prima insulina settimanale per adulti con diabete di tipo 1 e tipo 2, rendendo l’Italia il primo Paese europeo ad adottare questa innovazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale. L’introduzione di questa nuova terapia promette di migliorare la qualità della vita, facilitare l’aderenza alla cura e ridurre l’impatto ambientale.

Se n’è discusso oggi a Roma in occasione della conferenza stampa dal titolo “Diabete, l’Italia pioniera con la prima insulina settimanale al mondo”, organizzata da Novo Nordisk Italia, con il patrocinio dell’Ambasciata di Danimarca in Italia.

L’Italia è il primo Paese in Europa a rendere disponibile questa innovazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale

Ad aprire i lavori il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato: «Porre il paziente al centro, semplificare l’aderenza alle terapie e garantire un’innovazione sostenibile sono priorità fondamentali nelle politiche sanitarie del nostro governo – ha detto- a tutela del diritto di accesso ai farmaci per tutti i cittadini. Il fatto che l’Italia sia il primo Paese al mondo a rendere disponibile questa innovazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale testimonia la forza di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, politica, industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti, unite per migliorare la qualità di vita dei cittadini. È anche la conferma della solidità e dell’eccellenza del sistema farmaceutico e regolatorio italiano nel panorama internazionale».

Un’innovazione, questa, che è stata considerata una priorità di salute per il Paese sia dalle autorità sanitarie sia dalla comunità scientifica. L’Italia, infatti, è il primo Paese in Europa ad aver completato il processo autorizzativo per l’accesso a questa innovazione, a meno di un anno dalla sua approvazione in Europa.

«Per l’Italia è motivo di orgoglio poter essere il primo Paese ad aver concluso la procedura approvativa della prima insulina settimanale al mondo – ha commentato Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato- Questa importante innovazione può permettere, concretamente, alle persone con diabete di poter migliorare la loro qualità di vita, rendendo più semplice la gestione della malattia e riducendo anche l’impatto ambientale grazie al minor numero di iniezioni».

«Come rappresentante delle persone con diabete, esprimo grande soddisfazione per il risultato raggiunto. Un risultato che aspettavamo con ansia, perché l’insulina settimanale facilita di gran lunga la somministrazione del farmaco e rappresenta una concreta risposta per il paziente diabetico di tipo 2», ha dichiarato la Presidente Fand – Associazione Italiana Diabetici, Manuela Bertaggia, che ha sottolineato come questa innovazione possa avere un impatto positivo anche nella riduzione del carico mentale che il diabete, come malattia cronica, comporta. «Non solo – ha concluso – Facilita il compito del diabetologo nel momento in cui il paziente necessita di un cambio di terapia. Chi passa dalla pillola all’iniezione di insulina ha, spesso, una reazione negativa e di rifiuto e questo fa sì che probabilmente sarà un paziente poco aderente. Sono convinta che l’insulina settimanale renderà la persona con diabete di tipo 2 più aderente e quindi più tutelata dalle complicanze, dalla necessità di visite ulteriori rispetto alle abituali visite di controllo, e da conseguenti ricoveri. Migliorerà la qualità di vita della persona con diabete, ma non solo, sarà anche uno strumento importante per diminuire i costi legati alle complicanze».

Oncologia, il tempo di cura minato dalla burocrazia

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La burocrazia sottrae tempo prezioso alla clinica e mina la qualità della relazione tra medico e paziente, con effetti tangibili sulla cura e sul benessere dei professionisti. È quanto emerge dall’indagine nazionale Oncology and the Administrative Burden: an Italian Survey – promossa da ISHEO, La Lampada di Aladino-ETS e CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) – che fotografa il peso crescente delle attività amministrative nella quotidianità degli oncologi italiani.

I dati sono stati presentati al XXIX Congresso Nazionale CIPOMO, e approfonditi da TrendSanità con Paolo Tralongo, neo presidente del Collegio e Direttore della SC Oncologia dell’Ospedale Umberto I e del Dipartimento oncologico ASP (Siracusa).

Il carico amministrativo influisce sulle fasi di diagnosi e cura e compromette la relazione medico-paziente

La ricerca è stata condotta su un campione di 200 oncologi in tutta Italia, con età media di 49 anni e per il 55% composto da donne. Complessivamente, gli oncologi dichiarano di dedicare mediamente il 40% del proprio tempo ad attività amministrative; sono considerate “gravose o molto gravose” la gestione della modulistica (richieste alla farmacia ospedaliere, alle autorità regionali e nazionali) citata dal 79% degli intervistati, la gestione di guasti del sistema informatico (61%) e la compilazione/gestione di dati medici e clinici (56%).

Percorsi oncologici complessi e personalizzati richiedono relazioni solide, non carichi amministrativi

Paolo Tralongo

Sottolinea Tralongo: «Una parte significativa del nostro tempo viene assorbita da incombenze burocratiche. Questo comporta una sottrazione concreta di tempo alla clinica e, soprattutto, alla relazione con il paziente; ma la relazione medico-paziente è l’atto fondante dell’attività assistenziale, e quando viene sacrificata penalizza il significato del lavoro medico. L’assenza di un rapporto solido tra medico e paziente può generare minore aderenza terapeutica, sfiducia, percezione di disinteresse; una frattura relazionale che può anche trasformare la relazione in patologica, e sfociare in reazioni inappropriate, che il medico si trova a dover gestire».

I risultati dell’indagine evidenziano che le fasi più penalizzate dalla carenza di tempo sono quelle della comunicazione clinica con il paziente, della diagnosi e trattamento e del follow-up. Il 63% degli intervistati cita infatti l’ambito della “comunicazione clinica” come la prima mansione medica che in futuro meriterebbe una maggiore quantità di tempo da parte del medico. Seguono le attività di ricerca e partecipazione a conferenze scientifiche, e la fase di diagnosi e trattamento (entrambe citate dal 31% degli oncologi).

Secondo Tralongo, il problema della “burocratizzazione” coinvolge tutta la medicina specialistica, ma assume un significato particolare in oncologia, «dove i percorsi sono lunghi e impegnativi e la comunicazione è parte della terapia. In oncologia l’aspetto relazionale è particolarmente delicato in quanto assume un valore motivazionale rispetto all’accettazione di atti di cura che possono essere impegnativi. Talvolta una diagnosi può richiedere un’ora di tempo; il paziente ha bisogno di comprendere, di aderire alle cure, di sentirsi parte attiva del percorso. Questo perché l’oncologia è cambiata nel tempo e non è più focalizzata sull’intervento in acuto. Grazie alla ricerca, alla diagnosi precoce e alle terapie personalizzate, siamo davanti a storie cliniche che si sviluppano nel tempo, con la necessità di un approccio relazionale profondo e continuativo».

La mancata appropriatezza funzionale genera costi per il sistema sanitario

La commistione di mansioni che caratterizza gli oncologi suscita il problema dell’appropriatezza funzionale all’interno del sistema sanitario. Spiega Tralongo: «Per evitare sprechi e garantire l’equità nell’accesso alle cure, i professionisti sono sempre più attenti alla correttezza prescrittiva. Ma se il clinico si trova a dover svolgere mansioni amministrative che potrebbero essere delegate, si rischia una vera e propria “inappropriatezza di funzione”, collegata a inefficienza e a uno spreco di risorse economiche».

Compiti delegabili ai medici? È inefficienza sistemica

Dalla ricerca emerge inoltre come l’eccessivo carico amministrativo influisca sulla condizione mentale dei professionisti. Il 48% degli intervistati dichiara di “avere avuto un’esperienza di burnout”, indicante, secondo la definizione del manuale ICD-10, una “condizione, risultante da stress cronico sul posto di lavoro, caratterizzata da sentimenti di esaurimento, aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, ridotta efficacia professionale”. Per il 75% dei medici si tratta di una situazione riconducibile al peso delle incombenze amministrative.

«Oggi l’attività oncologica è molto complessa» afferma Tralongo. «Gli specialisti sono impegnati in attività cliniche come partecipazione ai team multidisciplinari, gestione dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. L’aggiunta di compiti diversi rischia di slatentizzare una condizione di sofferenza che può portare al burnout.  E proprio in oncologia questo potrebbe emergere più facilmente per ragioni dovute all’elevato coinvolgimento emotivo, con conseguenze dirette anche sulla qualità dell’assistenza».

AI per snellire gli aspetti burocratici?

La sburocratizzazione è sentita come una necessità prioritaria, ancor più in un contesto di carenza di personale medico. «È paradossale che, in questa fase storica, si chieda ai clinici di sottrarre tempo alla cura per occuparsi di pratiche amministrative che potrebbero essere delegate. In questo contesto, l’AI potrebbe rappresentare una risorsa per semplificare le attività ripetitive e restituire tempo alla relazione di cura. Sono allo studio, anche nella nostra azienda, progetti che mirano a ridurre il carico burocratico sul personale medico, liberando tempo da dedicare al paziente. Il razionale alla base è solido: alcune attività, come la gestione delle agende, la prescrizione di esami, la compilazione di dati amministrativi, potrebbero essere automatizzate», precisa Tralongo.

Delegare alla tecnologia per restituire tempo alla cura

E continua: «CIPOMO intende sostenere con forza questo tema. Uno dei punti centrali del mio mandato è restituire ai medici il tempo da dedicare alla funzione clinica e valorizzare la relazione medico-paziente. In oncologia l’aspetto tecnico e quello umano sono due facce della stessa medaglia; sostenere questa visione integrata è fondamentale per garantire la qualità e la sostenibilità dell’assistenza».

Incentivare ricerca real world nelle strutture ospedaliere

Tra gli obiettivi di CIPOMO anche quello di potenziare la ricerca scientifica nelle strutture ospedaliere:«L’attività assistenziale ospedaliera possiede peculiarità che, attraverso la conduzione di studi real world, di studi post-marketing, permettano di sviluppare una ricerca clinica finalizzata a migliorare la conoscenza. E questo anche nella consapevolezza che laddove si fa ricerca l’assistenza risulta qualitativamente migliore».

Città della Salute e della Scienza di Torino: parte il percorso per diventare IRCCS dei trapianti

La Città della Salute e della Scienza di Torino (CDSS) mette le basi per diventare IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico) dei trapianti. In quest’ottica nasce il Dipartimento strutturale di Chirurgia Generale e Specialistica e dei Trapianti. Specializzata nel trattamento delle patologie ad elevata complessità medica e chirurgica, con particolare vocazione all’attività di trapianto di organi e tessuti, CDSS è la prima Azienda Sanitaria in Italia a raggiungere la soglia dei diecimila trapianti, e si conferma al vertice dell’attività trapiantologica in Italia, con un totale di 449 trapianti eseguiti nel 2024.

Il Centro trapianto di fegato (diretto dal professor Renato Romagnoli), con i suoi 179 trapianti, ed il Centro trapianti di rene (responsabile professor Luigi Biancone), con i suoi 219 interventi, confermano il primato nazionale sia per numero e complessità di trapianti sia per percentuali di successo. Molto rilevanti sono anche i risultati per il trapianto di cuore (diretto dal professor Mauro Rinaldi), con 28 trapianti.

Secondo la Legge regionale 4 marzo 2024, n.3 “Disposizioni in materia di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e fondazioni IRCCS”- Disciplina Trapianti, la Regione Piemonte ha formulato l’indirizzo di programmazione dal quale far discendere l’adozione dei necessari provvedimenti attuativi.

Per questo la Direzione Sanità della Regione Piemonte ha formalmente richiesto all’Azienda di predisporre un documento programmatico aziendale per l’adozione degli atti inerenti al percorso di riconoscimento come IRCCS Trapianti.

Nasce il nuovo Dipartimento strutturale di Chirurgia Generale e Specialistica e dei Trapianti presso la Città della Salute e della Scienza di Torino

Il passaggio preliminare di carattere organizzativo del percorso che dovrà portare al riconoscimento di IRCCS per i trapianti deve necessariamente passare dall’istituzione di un Dipartimento strutturale per i Trapianti fortemente integrato con la multidisciplinarità delle chirurgie d’organo. 

In questo fondamentale è il ruolo svolto dalla Chirurgia Generale 2 universitaria (diretta dal professor Renato Romagnoli) nell’attività di trapianto di fegato singolo e combinato, nell’adulto e in età pediatrica, nella chirurgia epato-bilio-pancreatica in emergenza/urgenza e in elezione, nella chirurgia esofagea, ed inoltre la complessità dell’attività erogata, come dimostrato dal peso medio dei ricoveri pari a 6,60, nonché la proporzione di ricoveri con diagnosi principale oncologica, pari al 41.9% sul totale dei ricoveri nell’anno 2024.

Da sottolineare l’attrattività della struttura, con percentuali di ricoveri provenienti da fuori Provincia del 19,4% e da fuori Regione del 17,3% nel 2024, peraltro in crescita rispetto agli anni precedenti. Tale ruolo è svolto grazie alle elevate competenze professionali coordinate dal professor Renato Romagnoli.

Renato Romagnoli nominato direttore del nuovo Dipartimento per guidare il percorso IRCCS

La volontà dell’Azienda CDSS è quella di dare impulso all’innovazione e alla complessità delle patologie trattate e delle tecniche innovative utilizzate nel Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica e di accelerare il processo di riconoscimento dell’Azienda stessa quale IRCCS Trapianti.

In quest’ottica, considerato l’imminente pensionamento del professor Mario Morino, il Commissario CDSS Thomas Schael nomina quale nuovo Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica e dei Trapianti il professor Renato Romagnoli quale punto di partenza per il riconoscimento della CDSS nuovo IRCCS Trapianti.

«Quello di oggi è un grande giorno ed è il primo vero step per far sì che la nostra Azienda al top in Italia nel campo trapiantologico venga riconosciuta quale IRCCS Trapianti. Ringrazio il professor Mario Morino per la professionalità e per il lavoro svolto in questi anni ed auguro un buon lavoro al professor Romagnoli, che ha tutte le competenze e le capacità per dirigere questo Dipartimento fondamentale per portare a termine questo percorso intrapreso per arrivare ad essere riconosciuti IRCCS», ha dichiarato Thomas Schael.

Positivo anche il commento di Federico Riboldi (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte): «Dal canto dell’Assessorato promuoviamo la candidatura IRCCS del Centro Trapianti, avendo promosso un’apposita commissione IRCCS coordinata da Antonio Maconi, direttore Dairi. Anche in quest’ottica abbiamo nominato Renato Romagnoli a capo della Rete Trapianti Piemonte e Valle d’Aosta. CDSS rappresenta il top in Italia nei trapianti e merita il riconoscimento di IRCCS. Per questo la Regione Piemonte è disposta ad investire ogni risorsa possibile per raggiungere questo traguardo».

AFT nel Lazio, il Sindacato Medici Italiani solleva criticità sul nuovo modello territoriale

Il Sindacato Medici Italiani (SMI) esprime forti perplessità sul nuovo modello organizzativo della medicina territoriale presentato dalla Regione Lazio, che prevede la riorganizzazione mediante presidi multidisciplinari integrati attraverso la formazione di AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e UCCP (le Unità Complesse di Cure Primarie), nei quali operano Medici di Medicina Generale (MMG), Pediatri di Libera Scelta (PLS) e Specialisti Ambulatoriali, in attuazione del DL 77/2022 e del PNRR.

Dubbi su standard, formazione e comunicazione tra servizi

In particolare, SMI si presenta critico riguardo alla fattibilità di alcuni standard del DL 77/2022, alla loro integrazione all’interno delle AFT e all’integrazione funzionale con gli altri servizi della rete (COT, PUA ecc.). Come si legge in una nota SMI: «Riteniamo che vi sia bisogno della formazione del personale dedicato ai servizi (attualmente la formazione e l’aggiornamento è lasciata all’iniziativa personale del singolo) e di un provider unico di comunicazione tra i servizi (non può esistere come ora, una modalità dedicata per la contattabilità di ogni singolo servizio, diversa a volte da distretto a distretto)».

Serve chiarezza sulle procedure e sull’accessibilità

SMI sottolinea inoltre che sono necessarie procedure standardizzate ed universali per l’attivazione dei vari servizi. Così Marina Pace, Vice Segretario Regionale Vicario SMI Lazio: «Secondo il DGR 643/2022 l’accessibilità ai MMG e PLS nelle AFT avverrà attraverso un sistema di telefonia evoluto, garantito dall’integrazione tra il NEA 116117 (Numero Europeo Armonizzato) e le COT (Centrali Operative Territoriali). Non è stata ben definita questa delicata integrazione che è un punto focale del nuovo assetto della medicina del territorio».

Il nodo del Medico di Ruolo Unico

Il ruolo del medico Continuità Assistenziale, per la copertura dei turni notturni, festivi e prefestivi, scomparirà, lasciando posto alla figura del Medico di Ruolo Unico a quota oraria. In questo cambiamento annunciato manca una declinazione esatta di questa figura e dell’integrazione tra il servizio diurno che sarà svolto dai Medici del Ruolo Unico a ciclo di scelta e il servizio notturno. Continua SMI: «A nostro parere il modello presentato attualmente è troppo semplicistico, non in grado di superare tutte le criticità che l’integrazione dei due servizi presenta. Segnaliamo, inoltre, che la formazione delle AFT, che dovrà necessariamente avvenire attraverso la fusione di diverse UCP nel territorio vicine tra loro, dovrà tener conto della necessità di far aderire alle forme organizzative tutti i medici che finora non ne facevano parte. Questa delicata operazione deve avvenire in tempi definiti, in maniera concorde e con la piena autonomia organizzativa da parte delle attuali UCP presenti sul territorio».

SMI contesta la concreta applicabilità degli standard previsti dal DL 77/2022 e la loro integrazione all’interno delle AFT e con i servizi della rete territoriale

AFT come riferimento organizzativo, non fisico

Le AFT saranno, per la popolazione dedicata, aggregazioni di riferimento di tipo organizzativo, ma non possono essere riferimento di tipo fisico. Deve essere garantita la possibilità di svolgere i turni di AFT in diversi luoghi fisici (per esempio nelle varie sedi UCP attualmente presenti nel territorio), la sede principale potrà, ma non necessariamente, coincidere con la Casa di Comunità (CdC) oppure con una preesistente Unità Complesse di Cure Primarie.

Equipe multidisciplinari: collaborazione ancora da definire

Nel nuovo modello organizzativo è prevista l’integrazione tra AFT e l’equipe multidisciplinare della CdC, ma non è stata declinata la composizione della equipe multidisciplinare.  Ribadisce la nota SMI: «Ci chiediamo: collaborare con chi? Le AFT che saranno fisicamente presenti nelle CdC, avranno come bacino di utenza la popolazione generale (non come le AFT sul territorio che avranno come bacino di utenza la popolazione in carico ai medici che ne fanno parte). Questa tipologia di servizio svolto, deve essere appositamente valorizzato».

Criticità sulla fascia oraria 20-24 e carenze strutturali

Viene chiesta ai medici delle AFT la disponibilità, in caso di necessità organizzativa, a coprire la fascia oraria 20-24 in modalità oraria: «Questo punto è critico perché la maggior parte dei nostri studi medici non ha le caratteristiche strutturali e di sicurezza per poter svolgere attività ambulatoriale notturna».

Mancano contratti, protocolli e definizioni operative

Molti ancora i punti da chiarire: «Attualmente manca del tutto la contrattualizzazione delle prestazioni dei Medici del Ruolo Unico a ciclo di scelta e dei Medici del Ruolo Unico a quota oraria, manca una chiara “carta dei servizi” che ci dica in cosa consiste l’integrazione delle AFT con le CDC, manca la definizione delle figure delle equipe multidisciplinari, così come non esistono attualmente protocolli di integrazione dei vari servizi».

Critiche anche sul mancato coinvolgimento dei medici

Per queste ragioni il sindacato ritiene che sia stato stilato un modello organizzativo della medicina territoriale (senza coinvolgere MMG e PLS nella sua realizzazione), che fa emergere numerosi problemi pratici ed organizzativi che chi non fa questo lavoro non poteva prevedere.

Così Claudia Felice, Responsabile Regionale Area Convenzionata SMI Lazio: «I MMG attualmente in carica, avranno la possibilità di scegliere se mantenere il “vecchio” ruolo o se aderire al Ruolo Unico, mentre i medici cha ricoprono un incarico temporaneo (medici corsisti che hanno già aperto lo studio o medici che si sono diplomati nel 2025 avendo già uno studio proprio), nel momento in cui completeranno il percorso formativo, diventeranno automaticamente Medici del Ruolo Unico a ciclo di scelta».

Per questi motivi il Sindacato Medici Italiani, attivo da sempre nella tutela dei giovani, sta definendo i criteri per eventualmente ricorrere legalmente contro il passaggio automatico al Ruolo Unico dei nuovi convenzionati che hanno scelto la disciplina della medicina generale, con regole “d’ingaggio” che oggi sono state stravolte.

Pronti al confronto, ma servono modifiche

Conclude Lisa Pardi, Segreteria Regionale SMI Lazio: «Auspichiamo un sereno confronto tra le parti per migliorare l’attuazione del nuovo modello organizzativo della medicina territoriale, per quest’ultima mettiamo a disposizione tutte le nostre consolidate competenze»

GVM Assistance: la telemedicina come ponte tra ospedale e territorio

L’investimento è imponente: si parla di 1,5 miliardi di euro per coinvolgere almeno 300.000 pazienti entro il 2025, arrivando a quota 800.000 nel 2026.
Le risorse messe a disposizione per l’implementazione della telemedicina nel nostro Paese provengono dai fondi PNRR e uno snodo importante è stato nel gennaio 2024, con l’avvio della Piattaforma Nazionale di Telemedicina gestita da AGENAS. Si tratta di un’infrastruttura per monitorare l’erogazione dei servizi su scala nazionale, tutelando allo stesso tempo le peculiarità regionali.

Il percorso verso la digitalizzazione della sanità, tuttavia, non è privo di ostacoli: la mancata interoperabilità dei sistemi, la necessità di formare operatori sanitari e pazienti e la disomogenea copertura della banda larga sono solo alcune delle criticità che rallentano la piena integrazione della telemedicina nel SSN e fanno sì che ci siano percorsi non ancora pienamente integrati.

E anche nella sanità privata si stenta a decollare. In questo scenario, GVM Assistance si distingue per un approccio centrato sul paziente.
Parte del gruppo GVM Care & Research – una delle principali realtà ospedaliere private italiane – GVM Assistance nasce per sviluppare servizi di telemedicina sia a uso interno delle strutture sanitarie del gruppo, sia per pazienti esterni, in un’ottica B2B e B2C. 

Davide Barenghi

«Non ci limitiamo a fornire una piattaforma tecnologica – spiega Davide Barenghi, Direttore Operativo GVM Assistance – ma eroghiamo direttamente servizi sanitari». Per garantire un approccio alla telemedicina rigorosamente sanitario, GVM Assistance si avvale di partner tecnologici dedicati all’ambito della salute, come CGM Telemedicine: «Abbiamo scelto la loro piattaforma proprio perché è certificata come dispositivo medico, e questo ci ha permesso di costruire un ecosistema digitale solido e conforme alla normativa italiana», prosegue Barenghi.

La piattaforma è stata ampiamente personalizzata per rispondere alle esigenze aziendali: «Abbiamo integrato un software di valutazione dei sintomi che non offre diagnosi dirette, ma supporta il medico raccogliendo in modo strutturato le informazioni cliniche del paziente prima della televisita. In questo modo l’esperto può massimizzare il tempo dedicato davvero a chi si rivolge a lui».

La sanità di prossimità 

Uno degli ambiti in cui GVM Assistance si sta muovendo è il welfare aziendale. «Ci concentriamo molto sulla medicina primaria, che in Italia soffre di una grave carenza strutturale – afferma Barenghi -. Le nostre soluzioni, pensate per i dipendenti delle aziende, offrono accesso a consulti di medicina generale, pediatria, psicologia. Sempre più spesso ci troviamo a colmare i vuoti lasciati dalla medicina territoriale tradizionale».

L’altro elemento che GVM Assistance sta sviluppando per quanto riguarda la sanità di prossimità è un’evoluzione della “farmacia dei servizi”. Sempre grazie alla collaborazione con CGM Telemedicine, fornisce refertazione cardiologica a distanza per gli esami eseguiti in farmacia. «Stiamo contribuendo a rendere concreta quella rete di prossimità tanto auspicata nei documenti di riforma del SSN – racconta Barenghi –, sfruttando la capillarità delle farmacie e la solidità del nostro know-how clinico e tecnologico».

La telemedicina permette di rimanere accanto ai pazienti anche a distanza, quando tornano a casa

Per quanto riguarda i servizi interni al Gruppo, l’obiettivo è assicurare continuità assistenziale ai pazienti di GVM anche dopo la dimissione ospedaliera. «Siamo il gruppo ospedaliero con la maggiore estensione geografica in Italia – ricorda Barenghi – e spesso i pazienti tornano a casa a centinaia di chilometri dalla struttura dove sono stati operati. La telemedicina ci permette di rimanere loro accanto anche a distanza, con follow-up, monitoraggio dei parametri vitali e supporto clinico continuativo».

Verso un telemonitoraggio più accessibile

Tra le priorità future, Barenghi indica il potenziamento del telemonitoraggio, con particolare attenzione alla cardiologia, settore di eccellenza per il Gruppo. «In Italia siamo ancora un po’ indietro, non per mancanza di tecnologia, ma per ostacoli culturali e normativi. Lavoriamo per rendere i nostri servizi più usabili, perché il paziente-tipo non è un ventenne esperto di tecnologia, ma una persona più anziana che deve poter accedere facilmente a un servizio semplice e affidabile».

Anche per questo, GVM Assistance cura con attenzione la formazione del personale sanitario, affinché possa supportare in modo efficace l’utente finale. «Il nostro obiettivo – conclude Barenghi – è rendere la digital health un’esperienza umana, integrata e sostenibile, non un semplice prodotto da vendere».

Accesso a Medicina: FNOPI segnala criticità per i corsi di Infermieristica

“Ora più che mai è necessario che le istituzioni interloquiscano con le professioni infermieristiche”. La Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) interviene all’indomani della firma del Decreto Ministeriale n. 418 del 30-05-2025 recante la disciplina di attuazione delle nuove modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria (semestre aperto) per l’anno accademico 2025-2026.

In sede di audizione parlamentare, e attraverso dettagliata documentazione depositata presso il Ministero dell’Università e della Ricerca, la FNOPI ha più volte evidenziato una serie di criticità che andranno a impattare soprattutto sui corsi di laurea in Infermieristica.

Scegliere infermieristica deve essere una scelta, non un piano B

“In particolare – spiegano dalla Federazione – il decreto appena firmato individua nel dettaglio le procedure relative alla doppia iscrizione, contemporanea, gratuita e obbligatoria, ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia e ai corsi di laurea di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria, anche in sovrannumero. La Federazione – continua la nota – apprezza gli sforzi visibili all’interno del testo volti ad attenuare l’impatto del trasferimento di studenti in sovrannumero recependo in parte le istanze della FNOPI, ma la priorità deve rimanere quella di garantire standard di qualità formativa dei Corsi di Laurea in Infermieristica. Una professione in continua evoluzione non dovrebbe essere subordinata a nessun’altra, invece in questo modo si afferma una sussidiarietà della scelta del percorso formativo infermieristico a un insuccesso di entrata a Medicina, alimentando una immagine sociale che da tempo siamo impegnati a superare, privilegiando l’accesso dei giovani che si riconoscono in una mission assistenziale. Il rischio è, dunque, quello che le maglie di questo provvedimento abbiano un impatto negativo rispetto agli sforzi messi in campo per valorizzare la professione. Inoltre, i primi a farne le spese sono i nostri giovani che non dovrebbero trovarsi nella condizione di tentare più strade per definire il proprio futuro”.

Tali perplessità sono state espresse anche dalla Conferenza delle Regioni che il 17 aprile scorso ha approvato un documento in cui ritiene urgente e necessario un confronto istituzionale costruttivo per promuovere misure coerenti con le reali esigenze del sistema. “In questo contesto, la FNOPI rinnova la piena disponibilità a collaborare con le istituzioni al fine di monitorare il processo in atto andando – concludono dalla Federazione – a intervenire per risolvere criticità e garantire un sistema formativo efficiente per non disperdere potenziali futuri professionisti e tutelare il valore delle professioni sanitarie e la sicurezza pazienti”.

Accesso a Medicina: le professioni sanitarie non siano un ripiego, ma una scelta consapevole, responsabile e strategica

La Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP esprime preoccupazione per alcuni contenuti del Decreto Ministeriale n. 418 del 30 maggio 2025, che ridefinisce l’accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. In particolare, nel mirino della Federazione c’è l’articolo 8, che consente agli studenti esclusi dal “semestre filtro” di accedere ai corsi delle professioni sanitarie, definiti come “affini”. Una misura che, secondo la FNO TSRM e PSTRP, rischia di svilire il valore di questi percorsi formativi, alimentando l’idea che si tratti di una seconda scelta. «Le nostre professioni non sono “minori”, ma pilastri fondamentali del sistema salute», sottolinea il presidente Diego Catania, che invita i Ministeri competenti a riflettere sulle ricadute del provvedimento e a promuovere strategie di orientamento più responsabili.

Definire i corsi delle professioni sanitarie come “affini” a Medicina rischia di svalutarne ruolo e identità

«Questa scelta normativa costituisce un riconoscimento oggettivo del valore delle professioni sanitarie rappresentate dagli Ordini aderenti alla nostra Federazione – dichiara il Presidente Diego Catania – e un passo nella giusta direzione verso una piena integrazione del lavoro multidisciplinare e interprofessionale nel Servizio sanitario nazionale, in linea con i principi costituzionali di universalità, equità e prossimità delle cure. Tuttavia, non possiamo non rilevare che le professioni sanitarie non possono e non devono essere vissute né presentate come un “ripiego”. Così facendo, si finisce per svilire percorsi formativi di elevato profilo e ruoli professionali cruciali per il benessere dei cittadini».

Ogni corso di laurea, ogni scelta accademica e professionale, deve fondarsi su motivazione, consapevolezza e senso di responsabilità, nel rispetto dell’identità e della funzione che ogni professione riveste nel sistema salute. Spingere studenti potenzialmente delusi da altri percorsi verso le professioni sanitarie non è orientamento.

«Le nostre professioni – prosegue Catania – hanno ruoli, responsabilità e competenze che ne definiscono l’autonomia operativa. Professionisti che si occupano della persona e della collettività in modo sistemico, integrato e orientato al benessere globale».

Alla luce di ciò, la FNO TSRM e PSTRP invita le Istituzioni – e in particolare i dicasteri competenti – a rivedere con maggiore attenzione le ricadute di queste scelte e a promuovere una reale valorizzazione delle professioni sanitarie, attraverso strategie di comunicazione pubblica incisive, già a partire dall’orientamento scolastico e universitario. «È essenziale rafforzare l’attrattività di questi percorsi, salvaguardandone le specificità, le competenze e le identità professionali» conclude Catania.

Insediato all’ISS il nuovo Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni degli enti pubblici di ricerca

Si è ufficialmente insediato presso l’Istituto Superiore di Sanità il nuovo Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni degli enti pubblici di ricerca (EPR) e altri enti pubblici a carattere nazionale, istituito dal Ministero della Salute con decreto del 1° febbraio 2022.

Il Comitato subentra a quello precedente, il cui mandato triennale è scaduto lo scorso marzo. Confermato alla presidenza Carlo Maria Petrini, direttore dell’Unità di Bioetica dell’ISS, mentre il nuovo vicepresidente è Marco Trabucco Aurilio, del Coordinamento Generale Medico Legale dell’INPS.

Una nota dell’ISS riporta l’elenco completo dei componenti nominati con decreto ministeriale pubblicato il 27 maggio:

  • Sergio Alfieri, Professore Ordinario di Chirurgia Generale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
  • Fabia Attili, Direttore dell’U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Ospedale San Carlo di Nancy, Roma
  • Fiorella Donati, Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, Primario della Clinica Donati, Milano
  • Giovanni Esposito, Professore ordinario in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia presso l’Università “Federico II” di Napoli
  • Loreto Gesualdo, Professore Ordinario di Nefrologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Nefrologia Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
  • Aurelio Filippini, Infermiere Polo Territoriale ASST SETTELAGHI
  • Giulio Maccauro, Direttore dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione IRCCS Policlinico Universitario Agostino Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
  • Ruggiero Mango, Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare, Direttore U.O.C. Casa della Salute, ASL ROMA 2
  • Andrea Manto, Vicario Episcopale per la Pastorale della Salute
  • Roberta Marcoaldi, Direttore Organismo Notificato, Istituto Superiore di Sanità
  • Luisa Minghetti, Direttore Servizio Coordinamento e Promozione della Ricerca, Istituto Superiore di Sanità
  • Giovanni Nigro, Infettivologo Pediatra, Ex-Responsabile D.H Immunologia Pediatrica e Laboratori di Virologia in Clinica Pediatrica e in Clinica Ostetrica dell’Università Sapienza di Roma
  • Carlo Petrini, Direttore dell’Unità di Bioetica, Istituto Superiore di Sanità
  • Paola Rogliani, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie, Dipartimento di Medicina Sperimentale Università degli studi di Roma ’Tor Vergata’
  • Marco Trabucco Aurilio, Coordinamento Generale Medico Legale – Commissione Medica Superiore INPS