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Presentato il DDL Delega sul Testo Unico della Legislazione Farmaceutica

Il 1° ottobre 2025, presso il Ministero della Salute, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge Delega sul Testo Unico della Legislazione Farmaceutica. Il ministro Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato e il capo di gabinetto Marco Mattei hanno illustrato i contenuti e l’iter del provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 settembre scorso.

Il Testo Unico mira a semplificare e modernizzare la normativa del settore farmaceutico, superando la frammentazione normativa esistente, che conta circa 700 norme distribuite in 100 provvedimenti diversi. Il sottosegretario Gemmato ha sottolineato l’importanza di superare questo “groviglio legislativo” per garantire equità nell’accesso ai farmaci e sostenibilità del sistema sanitario.

Gemmato: «Abbiamo contato circa 700 norme contenute in 100 provvedimenti diversi che si sono stratificate negli anni e spesso risultano contraddittorie»

Tra gli obiettivi principali del Testo Unico vi sono il potenziamento del ruolo delle farmacie territoriali, la digitalizzazione dei processi di prescrizione e dispensazione, il rafforzamento dei sistemi informativi e la revisione dei tetti di spesa e del meccanismo di payback.

È prevista la creazione di una commissione indipendente di esperti in campo giuridico, sanitario, farmaceutico ed economico, che accompagnerà i ministeri competenti fino all’adozione dei decreti attuativi, attesi entro il 31 dicembre 2026.

Mattei: «Serve tenere insieme l’aspetto giuridico con quello tecnico»

Il ministro Schillaci ha ribadito che il principio ispiratore della riforma è tutelare l’interesse dei cittadini, garantendo loro un sistema efficiente, equo e trasparente. Ha inoltre sottolineato che il confronto con tutti gli stakeholder sarà ampio, aperto e rispettoso, ma dovrà essere un confronto nel merito, sui contenuti, sulle soluzioni migliori per garantire efficacia ed efficienza.

Per seguire l’evoluzione della riforma e raccogliere contributi da tutti gli stakeholder, comprese le aziende internazionali, è stata aperta una sezione dedicata sul sito del Ministero della Salute, disponibile anche in lingua inglese: https://www.salute.gov.it/new/it/ministero/il-testo-unico-della-legislazione-farmaceutica/

L’Italia ha la prima legge al mondo sull’obesità

L’Italia ha la prima legge al mondo sull’obesità: la proposta di legge contenuta nell’Atto della Camera dei Deputati n.741 della XIX Legislatura del 28 dicembre 2022 su “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità” di iniziativa dell’Onorevole Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo parlamentare “Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili”, Deputato di Forza Italia, è stata approvata in via definitiva dall’Aula del Senato.

La PdL prevede il riconoscimento dell’obesità come una malattia inserendone le prestazioni nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e ponendola a carico del Servizio sanitario nazionale. Si caratterizza per un approccio integrato alla lotta alla malattia che comprende prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale.

La legge Pella include l’obesità nei LEA, per garantire cure e prevenzione

«L’obesità rappresenta un’emergenza globale, che interessa fortemente anche il nostro Paese. Averla riconosciuta oggi, grazie al voto dell’Aula del Senato, come una vera e propria malattia testimonia la volontà piena di affrontarla come una priorità nazionale. – dichiara l’On. Pella. – Da questo momento l’Italia è il primo Paese al mondo ad avere una legge simile e l’auspicio è che possa farsene anche portavoce a livello europeo: la legge sarà fondamentale per avviare iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione, per esempio legandole agli eventi sportivi che si svolgono su tutto il territorio nazionale a partire dai comuni e dalle regioni, e anche campagne di informazione per ridurre lo stigma e gli episodi di bullismo e discriminazione che, purtroppo, questa malattia porta con sé».

Gli articoli della legge

La legge si compone di 6 articoli. L’articolo 1 enuncia i princìpi e le finalità della proposta, volta a garantire la tutela della salute e il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti affetti da obesità, definita come una malattia progressiva e recidivante. L’articolo 2 prevede che, al fine di garantire equità e accesso alle cure, i soggetti affetti da obesità usufruiscano delle prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza (LEA) erogate dal Servizio sanitario nazionale.

L’articolo 3 autorizza, per il finanziamento di un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, la spesa di 700 mila euro per l’anno 2025, di 800 mila euro per l’anno 2026 e di 1,2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027. Alla ripartizione di tali risorse tra le Regioni si provvede con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

L’articolo 4 prevede l’istituzione, presso il Ministero della salute, dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità, cui sono attribuiti compiti di monitoraggio, studio e diffusione degli stili di vita della popolazione italiana.

L’articolo 5 autorizza la spesa di 100 mila euro annui a decorrere dal 2025 affinché il Ministero della salute promuova campagne di informazione, di sensibilizzazione e di educazione per lo sviluppo di un corretto stile di alimentazione e per favorire la pratica dell’attività fisica.

L’articolo 6 prevede infine, in merito alle Disposizioni finanziarie, che agli oneri derivanti dall’attuazione degli articoli 3 e 5, pari a 1,2 milioni di euro per l’anno 2025, a 1,3 milioni di euro per l’anno 2026 e a 1,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo previsto dalla legge di bilancio per il 2025.

L’impatto dell’obesità in Italia

Le persone adulte con obesità in Italia rappresentano il 12% della popolazione, ovvero circa 6 milioni, a cui si aggiunge circa un altro 40% di persone con sovrappeso, il che significa che nel nostro Paese un problema di peso riguarda oltre la metà degli adulti. Circa un bambino su tre in Europa ha un problema di sovrappeso o obesità, e i numeri dell’Italia sono in linea (circa il 30%).

Oltre la metà degli adulti italiani è affetta da sovrappeso o obesità

La dichiarazione di FIAO: un riconoscimento storico

«Oggi è una giornata molto importante, finalmente le persone con obesità vedono riconosciuta da una legge dello Stato la propria malattia e il diritto a essere tutelate – dichiara Iris Zani, Presidente di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità – Con l’approvazione di una legge, la prima al mondo, che riguarda la salute delle persone che vivono con obesità viene finalmente lanciato un chiaro messaggio a tutela di queste persone, quello cioè che non si tratta di un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, né di una condizione di esclusiva responsabilità del paziente, ma di una malattia, che come tale va affrontata».

Migliorare accesso alle cure e sensibilizzazione sociale

«L’approvazione di una legge come questa – prosegue Zani – significa assicurare ai pazienti un accesso migliore alle cure e garantire finanziamenti che nei prossimi anni permettano di gestire in modo autonomo le azioni di prevenzione, in particolare sulla popolazione più giovane e quindi a livello scolastico, e soprattutto poter effettuare campagne di sensibilizzazione, sia verso i pazienti, che spesso non sono consapevoli di avere un problema e di dover chiedere aiuto, sia verso la collettività, per meglio comprendere questa malattia, che fino ad ora troppo spesso non era considerata tale».

FIAO: approvazione legge rappresenta punto di partenza per politiche di cura inclusive

Un punto di partenza per nuove politiche sanitarie

«Il risultato raggiunto oggi, che è molto importante – conclude la Presidente di FIAO e di Amici Obesi Onlus – non va inteso però come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Bisognerà iniziare a lavorare sulla programmazione delle azioni da mettere in atto, ma soprattutto sulla richiesta fattiva dell’inserimento nei LEA di tutte quelle prestazioni di cui necessita un paziente come quello con obesità, che va curato su un piano multidisciplinare. Auspichiamo infine, altrettanto celermente, il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica con approvazione del Piano Nazionale Cronicità, un passo fondamentale per lo sviluppo di un sistema di prevenzione e accesso alle cure più efficace e per una gestione omogenea su tutto il territorio nazionale».

Fragilità economica e salute: cresce la rinuncia alle cure nel Mezzogiorno

Nel 2024 i cittadini che hanno rinunciato alle cure per motivi economici hanno raggiunto il 4,2% (erano il 3,2% nel 2022), quasi a livello dei lunghi tempi d’attesa (4,5%). È quanto emerso dall’evento Fragilità economica, welfare sanitario e Mezzogiorno, promosso dall’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza della Fondazione RiES ETS, con il patrocinio del Senato della Repubblica, su iniziativa del Senatore Francesco Zaffini.

L’indice di Vicinanza della salute dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza ha messo in luce una perdita dal 2010 ad oggi, di 21 punti sul dominio Fragilità economica (che mette a fattor comune gli indicatori di povertà assoluta e relativa, energetica, abitativa) e di 24 punti per il dominio Omogeneità territoriale (che considera la mobilità sanitaria e le differenze di reddito tra nord e Mezzogiorno).

Le disuguaglianze territoriali aggravano la fragilità economica e limitano l’accesso ai servizi sanitari

Lo scenario analizzato ha fatto emergere marcate differenze nell’accesso ai servizi sanitari nel sistema Paese a discapito del Mezzogiorno soprattutto in termini di rinuncia alle cure per motivi economici. Nell’anno 2024, i “motivi economici” (4,2% – erano il 3,2% nel 2022) hanno di fatto eguagliato i “lunghi tempi d’attesa” (4,5%) nelle dichiarazioni dei cittadini come causa per rinunciare o rimandare le cure, mettendo in evidenza un fenomeno di crescita rapida e preoccupante da arginare. Gli strumenti di welfare sanitario possono ridurre di circa il 38% la propensione alla rinuncia alle cure per motivi economici.

Lo sviluppo del tessuto produttivo del Mezzogiorno verso una conformazione delle imprese più attrattiva e più strutturata, riducendo il fenomeno della migrazione interna e consentendo una maggiore adozione degli strumenti di welfare sanitario, diventa un fattore determinante per un maggiore accesso alla salute distribuito su tutto il territorio nazionale.

L’evento è stato l’occasione per presentare e discutere proposte concrete di policy, tra cui:

  • la promozione della formazione tecnica e manageriale per contrastare la dispersione di capitale umano;
  • il rafforzamento delle reti familiari e di comunità per migliorare la qualità della vita e ridurre l’isolamento sociale;
  • lo sviluppo del welfare sanitario integrativo a supporto del Servizio Sanitario Nazionale, con particolare attenzione alle aree più svantaggiate.

L’incontro ha visto la partecipazione di Ministero della salute, Banca d’Italia, Confindustria, Federmanager, WHO con l’obiettivo di analizzare le criticità legate alla fragilità economica e sociale del Mezzogiorno, al fine di promuovere politiche integrate per lo sviluppo e il benessere dei territori.

«La fragilità economica non è solo una questione di numeri – ha dichiarato il Presidente della 10 Commissione di Palazzo Madama, Senatore Francesco Zaffini – ma rappresenta il vero spartiacque nell’accesso ai diritti fondamentali, salute in primis. Le disuguaglianze territoriali, evidenti soprattutto nel Mezzogiorno, amplificano questo divario e impongono una risposta integrata: economia, salute, lavoro e coesione sociale devono essere affrontati insieme, non a compartimenti stagni. La Commissione che presiedo rappresenta, sin dal principio del mio mandato, il luogo istituzionale dove queste sfide si affrontano in modo concreto, per costruire una coesione nazionale più forte e dare risposte reali ai cittadini».

Strumenti di sviluppo della coesione territoriale e welfare sanitario integrativo sono leve decisive per ridurre le disuguaglianze

Duilio Carusi, Coordinatore dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza, ha sottolineato: «Abbiamo acceso i riflettori su una realtà che non può più essere ignorata: la povertà e la fragilità economica colpiscono in modo diseguale il Paese, lasciando il Mezzogiorno in una posizione di svantaggio strutturale. Serve una svolta: strumenti di sviluppo della coesione territoriale e welfare sanitario integrativo sono leve decisive per ridurre le disuguaglianze, migliorare l’accesso alle cure e contrastare la migrazione lavorativa e sanitaria. Solo integrando sviluppo economico e coesione sociale potremo garantire un sistema sanitario più equo e vicino ai bisogni di tutti».

L’implementazione dell’AI in sanità: uno sguardo oltreoceano

Alessio Morley-Fletcher, pediatra al Boston Children’s Hospital e Co-Chair Effective AI Committee, racconta di come la sua struttura sta implementando l’intelligenza artificiale, con vantaggi sia per i pazienti (in questo caso quelli che transitano dal Pronto Soccorso), sia per i medici e il personale ancillare.

Uno sguardo a 360° sull’implementazione della tecnologia e delle intelligenze artificiali generative in ospedale, con un’attenzione a come queste possano servire per davvero agli esseri umani.

Alessio Morley-Fletcher racconterà la sua esperienza nel corso del 3° Annual Meeting SIIAM (Napoli, 10 e 11 ottobre 2025).

Per il programma e le iscrizioni al congresso SIIAM clicca qui

STADA Health Report 2025: gap tra consapevolezza e azione, solo 6 italiani su 10 adottano stili di vita sani

Nonostante una diffusa consapevolezza sull’importanza di uno stile di vita salutare – riconosciuta dal 98% della popolazione – solo il 60% degli italiani mette concretamente in pratica abitudini equilibrate. Lo rivela lo STADA Health Report 2025, una ricerca condotta online in 22 Paesi su oltre 27.000 persone, di cui 2.000 in Italia.

Quattro italiani su dieci faticano a trasformare i buoni propositi in azioni, citando come principali ostacoli la mancanza di motivazione (39%), di tempo (36%) e difficoltà economiche (29%). Un ulteriore freno è rappresentato dalla fragilità psicologica: il 30% della popolazione dichiara di affrontare problemi mentali, ma solo l’8% accede a un supporto terapeutico, spesso per motivi economici (58%) o per dubbi sull’efficacia delle cure (19%).

Il report conferma la necessità di un approccio integrato alla salute, valorizzando prevenzione, benessere mentale e accesso equo alle cure

Sul fronte della prevenzione cresce l’attenzione: il 68% degli italiani dichiara di partecipare a programmi di screening, rispetto al 57% del 2023, soprattutto donne. Tuttavia un terzo della popolazione (32%) non si sottopone ad alcun controllo medico, a causa di costi elevati (28%), mancanza di informazione (24%) e difficoltà di accesso (20%).

La fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale resta stabile al 48%, sotto la media europea (58%), mentre il rapporto con Medici di Medicina Generale e farmacisti è consolidato, con il 58% degli italiani che si rivolge regolarmente a queste figure. Cresce l’apertura verso l’uso dell’Intelligenza Artificiale in sanità: il 43% degli intervistati è favorevole a ricevere consulti medici tramite IA, attratto soprattutto dalla disponibilità 24/7 (46%) e dal risparmio di tempo (42%), pur sottolineando l’importanza insostituibile del contatto umano.

Secondo Luca Vitaloni (Human8), “lo STADA Health Report offre una visione chiara delle sfide e delle opportunità in ambito salute, mostrando che la transizione verso modelli innovativi di assistenza richiede un equilibrio tra tecnologia e interazione personale”. Per Salvatore Butti (EG STADA Group) il Report “conferma la necessità di un approccio integrato alla salute, valorizzando prevenzione, benessere mentale e accesso equo alle cure per un sistema sanitario sostenibile e inclusivo”.

Salutequità: in Italia solo il 3% del FSN alla salute mentale, cresce il divario con l’Europa

In Italia la salute mentale continua a essere sottofinanziata. A fronte di una domanda in crescita, solo il 3% del Fondo Sanitario Nazionale è destinato a questo ambito, pari a 69,8 euro pro capite, contro i 510 della Francia, i 499 della Germania e i 344 del Regno Unito.

Secondo l’Osservatorio Salutequità, nel 2023 i servizi hanno preso in carico 854mila utenti (+10% sul 2022), soprattutto adolescenti con disturbi psichiatrici, ideazione suicidaria e autolesionismo. Eppure le strutture territoriali per l’assistenza psichiatrica si sono ridotte rispetto al 2020, così come le dotazioni di personale: oggi ci sono 60 operatori ogni 100mila abitanti, il 25% in meno rispetto allo standard definito da Agenas (83), con forti squilibri regionali (oltre 100 operatori in Trentino, meno di 30 in Basilicata).

Sul fronte delle prestazioni, persistono ampie differenze territoriali: si va da 33 prestazioni per utente in Friuli-Venezia Giulia a meno di 9 in Molise, Campania e Sicilia (media nazionale 13,6).

Il rischio se non si cambia passo è che nei fatti si continuerà a lasciare sole le famiglie con tutto quello che ciò comporta, a partire dalla loro perdita di fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale

La salute del cervello è anch’essa una priorità crescente, con 7 milioni di persone colpite da emicrania, 12 milioni da disturbi del sonno, 1,2 milioni da demenza (di cui 720mila Alzheimer), 800mila con esiti di ictus e 400mila con Parkinson.

Il PNRR e la riforma territoriale avanzano lentamente e rimangono i divari territoriali

La riforma territoriale del DM 77/22 prevede che nelle Case della comunità i servizi di salute mentale, dipendenze patologiche e neuropsichiatria infantile non siano obbligatori ma raccomandati, lasciando quindi la valutazione e la scelta alle singole Regioni. Secondo Agenas, a giugno 2025, solo 293 delle 660 Case della Comunità (CdC) attive hanno un servizio per la salute mentale, 117 per le dipendenze patologiche e 188 per la neuropsichiatria infantile e adolescenziale.

Aceti: indispensabile un cambio di passo per non abbandonare le famiglie e i pazienti

“Se da una parte la salute mentale e del cervello è sempre più una priorità per la popolazione, dall’altra risulta troppo residuale nelle politiche sanitarie pubbliche – queste le dichiarazioni di Tonino Aceti Presidente di Salutequità. Anche la bozza di “Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale 2025-2030” trasmesso alle Regioni non ha alcun tipo di stanziamento di risorse specificatamente dedicate alla sua attuazione, oltre a non contenere alcun tipo di cronoprogramma con tempistiche precise relative al raggiungimento degli obiettivi – ha continuato Aceti -. Anche per quanto riguarda la definizione degli standard nazionali di servizio c’è molto lavoro da fare, come pure sul rafforzamento del personale sanitario, senza dimenticare che all’interno del sistema di verifica e controllo dell’assistenza nei confronti delle Regioni, e cioè il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA ad oggi possiamo contare solo su un solo indicatore “core” sulla salute mentale. È evidente che questo tipo di fragilità merita ben più attenzione da parte delle Istituzioni sanitarie. Il rischio se non si cambia passo è che nei fatti si continuerà a lasciare sole le famiglie con tutto quello che ciò comporta, a partire dalla loro perdita di fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale”.

Tecnologia a pressione negativa controllata (-125mmHg) vs medicazioni tradizionali dopo intervento di protesi inversa di spalla: una valutazione multidimensionale

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Introduzione

In un contesto sanitario caratterizzato da un crescente bisogno di efficienza, appropriatezza e sostenibilità, l’efficacia e il profilo di sicurezza delle tecnologie utilizzate per la cura dei pazienti rappresenta una pietra miliare nel miglioramento della qualità delle prestazioni mediche, così come nella riduzione dei costi associati al percorso di presa in carico.

Tra queste innovazioni, i dispositivi che applicano una pressione negativa controllata (-125mmHg) per la gestione delle incisioni chirurgiche (come il sistema Prevena™ Incision Management System), si sono dimostrati efficaci nel ridurre le complicanze post-operatorie e nel favorire migliori esiti clinici, contribuendo a una gestione ottimale delle incisioni stesse garantendo sicurezza e soddisfazione del paziente nonché il successo dell’intervento [Cooper et al., 2023; Newman et al., 2019].

Le complicazioni del sito chirurgico possono impattare significativamente sui tempi di guarigione, sulla qualità di vita del paziente e sui costi sanitari complessivi, andando a rendere più complesso il percorso di gestione non solo per le strutture sanitarie, ma anche per pazienti e caregiver. Nei casi più gravi, le infezioni post-operatorie possono determinare un aumento delle giornate di degenza ospedaliera, la necessità di terapie antibiotiche prolungate e/o intensive, generando altresì alterazioni permanenti delle capacità funzionali della zona interessata [Howell et al, 2011; Cooper et al., 2023].

La protesi inversa di spalla rappresenta una procedura chirurgica avanzata utilizzata per trattare condizioni gravi e patologie debilitanti

In un contesto di questo tipo, è comprensibile come alcuni elementi di rischio divengono ancor più impattanti e negativi in procedure chirurgiche che presentano, per natura, una elevata complessità, come la protesi inversa di spalla, intervento nel quale, la gestione appropriata e ottimale della ferita chirurgica riveste un ruolo strategico.

Nello specifico, la protesi inversa di spalla rappresenta una procedura chirurgica avanzata utilizzata per trattare condizioni gravi e patologie debilitanti della spalla come l’artrosi, le lesioni irreparabili della cuffia dei rotatori o altre patologie che compromettono la funzionalità della spalla. A differenza della protesi anatomica tradizionale, essa prevede un’innovativa inversione della geometria dell’articolazione permettendo così al deltoide, di assumere un ruolo centrale nel movimento dell’articolazione, compensando l’inadeguatezza della cuffia dei rotatori.

La Negative Pressure Wound Therapy (NPWT) rappresenta una tecnologia innovativa rispetto alle medicazioni tradizionali

A livello prettamente epidemiologico, in base al rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (dati SDO 2022), in Italia gli interventi per acuti in regime ordinario su spalla, gomito o avambraccio senza complicanze sono stati 43.618 nell’anno 2022 [Report SDO 2022 Min Sal]. Focalizzandosi nello specifico sulla popolazione con intervento di artroprotesi di spalla, il Registro Italiano Artroprotesi, nel suo ultimo report annuale riferito a dati dell’anno 2023, ma pubblicato a conclusione del 2024 (29 Ottobre 2024), identifica come il numero di interventi elettivi di sostituzione totale della spalla è stato pari a 6.350, di cui 3.686 con protesi inversa (pari a un impatto percentuale dell’intervento dell’86%) [Registro Italiano Artroprotesi – RIAP, 2024].

Parametro

Valore

Fonte

Prevalenza artrosi/artrite

16,4% della popolazione generale; 68,2% donne over 75

ISTAT, Registro Italiano Artroprotesi

Prevalenza lesioni cuffia

Alta nei >60 anni, causa comune di disfunzione spalla

RIAP, studi epidemiologici

Incidenza protesi totali spalla

6.350 interventi (2023)

RIAP, Report 2024

Protesi inversa

3.686 interventi (58% delle protesi spalla totali)

RIAP, Report 2024

Interventi complessivi spalla, gomito, avambraccio

43.618 interventi (2022) senza complicanze

SDO 2022

Crescita annua interventi

+4,2% dal 2001 al 2019

RIAP

Distribuzione regionale

>67% degli interventi in 6 regioni principali (Nord-Centro Italia)

RIAP, dati regionali

Pazienti target

>60 anni, spesso con comorbilità (artrosi, degenerazione cuffia)

Studi clinici locali e regionali

Tabella 1. Contesto epidemiologico e clinico

Apri tabella in PDF

Poiché l’intervento, come prima anticipato, presenta intrinsecamente un rischio elevato di complicanze post-operatorie, la scelta della medicazione da utilizzare sulla ferita chirurgica riveste un’importanza strategica. A oggi, esistono in commercio diverse tipologie di medicazioni “standard” che, all’interno dell’analisi qui presentata, si annoverano nelle medicazioni antimicrobiche impregnate con ioni di argento. Nello specifico tali dispositivi sono medicazioni sterili multistrato, con attività antimicrobica, composte da tre elementi principali, ovvero, un tampone interno in tessuto non tessuto, il quale agisce a diretto contatto con la ferita, contenente materiale soffice e assorbente che gelifica a contatto con i fluidi, nonché ioni d’argento. Questo tampone si adatta alla superficie della ferita, assorbe verticalmente l’essudato e lo trasforma in gel, contribuendo al controllo dell’umidità e alla barriera antimicrobica. Gli ulteriori strati assicurano la protezione meccanica e la tenuta all’umidità esterna.

Nel corso del tempo, però, si sono affermate nuove soluzioni tecnologiche, che si sono rivelate efficaci e appropriate per poter fornire un supporto fattivo in interventi ad alto rischio, quali quelli citati e presi in considerazione nel presente contributo. All’interno di tali tecnologie possiamo annoverare la pressione negativa (anzi detta Negative Pressure Wound Therapy, NPWT), tra le quali il sopra citato sistema Prevena™ Incision Management System. Si tratta, nello specifico, di un sistema, che mediante l’applicazione di pressione subatmosferica controllata sulla ferita chirurgica, assolve all’obiettivo di favorirne la guarigione, ridurre l’edema, drenare i liquidi in eccesso e limitare la crescita batterica, grazie alla presenza di uno strato contenente lo 0,019% di argento ionico. Il dispositivo utilizza un inserto in schiuma di 2,5 cm che, sotto una pressione negativa di 125 mmHg, garantisce un contatto uniforme con tutta l’area dell’incisione. Questo consente di eliminare eventuali spazi vuoti, ridurre la tensione laterale e mantenere i margini della ferita ben coaptati. Il meccanismo d’azione complessivo promuove un ambiente ideale per la rigenerazione tissutale attraverso una maggiore perfusione sanguigna, mediante stimolazione del flusso, nonché grazie all’aumento della saturazione di ossigeno e angiogenesi.

L’interesse verso questa tecnologia nasce dalla forte esigenza di ottimizzare il percorso chirurgico ortopedico in caso di intervento di protesi inversa di spalla, andando a migliorare gli esiti clinici, il profilo di sicurezza e rischio, nonché l’assorbimento di risorse, all’interno di uno specifico contesto operatorio legato all’Ortopedia dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, riflettendo un’esigenza crescente e una attenzione verso sicurezza, qualità delle cure e implementazione di soluzioni tecnologiche avanzate nell’ambito chirurgico.

L’obiettivo dell’indagine proposta è quindi quello di valutare, in un’ottica multidimensionale, l’impatto del dispositivo medico portatile per la terapia a pressione negativa continua preimpostato a -125mmHg (Prevena™ Incision Management System, nel seguito tecnologia innovativa), introducendolo nella pratica clinica, generalmente rappresentata da uno Standard of Care (SoC), quale la medicazione sterile tradizionale. L’obiettivo nasce dall’esigenza di rispondere a una specifica policy question a livello aziendale e di pratica clinica, che si specifica nel seguito: L’adozione della tecnologia innovativa rispetto alle medicazioni tradizionali, può rappresentare una opzione efficace ed efficiente per un’azienda sanitaria, sotto il profilo clinico ed economico nella gestione delle incisioni post-intervento di protesi inversa di spalla?”

Metodi

Per rispondere alla policy question e dunque raggiungere l’obiettivo finale posto in essere, è stata condotta una valutazione di Health Technology Assessment (HTA), assumendo il punto di vista dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma e considerando un orizzonte temporale di 12 mesi.

La valutazione è stata condotta attraverso la disamina delle dimensioni derivanti dai modelli maggiormente utilizzati in sede di assessment di tecnologia sanitaria, rappresentati dal Core Model di EUnetHTA [EUnetHTA, 2016] e dall’AdHopHTA [Sampietro-Colom et al., 2015].

Differenti fonti di dati sono state utilizzate per l’assessment:

  • evidenze derivanti dalla letteratura, per il reperimento delle informazioni evidence-based di sicurezza e di efficacia;
  • dati di real-life derivanti dalla struttura coinvolta, per la definizione dei potenziali benefici economici e organizzativi della tecnologia innovativa rispetto alla SoC;
  • percezioni dei professionisti sanitari, mediante strutturazione e somministrazione di questionari qualitativi per le diverse dimensioni di HTA, così da comprendere e meglio apprezzare i potenziali vantaggi della tecnologia innovativa generabili all’interno della reale pratica clinica.

In prima istanza, è stata condotta un’analisi narrativa della letteratura, adottando il seguente PICO.

  • P: la popolazione individuata per l’analisi è rappresentata da pazienti adulti >18aa con ferita chirurgica delle dimensioni di 14-20 cm, derivanti da interventi ortopedici in elezione per primo impianto di protesi di spalla.
  • I: la tecnologia innovativa considerata per l’analisi è uno dispositivo medico portatile per la terapia a pressione negativa continua (NPWT) preimpostato a -125mmHg.
  • C: il comparatore preso in esame in questa valutazione è rappresentato dalle medicazioni tradizionali con garza sterile per le ferite chirurgiche.
  • O: gli outcome identificati sono lo sviluppo di sieromi, ematomi e infezioni del sito chirurgico che possono presentarsi a breve termine (90gg) e i giorni di degenza (LoS – Length of stay). L’outcome primario prescelto per la conduzione della valutazione è rappresentato dallo sviluppo di infezioni del sito chirurgico identificato come Surgical Site Infection (SSI).

La ricerca è stata svolta utilizzando il database PubMed e ha incluso revisioni sistematiche e studi randomizzati controllati (RCT) pertinenti rispetto all’oggetto di indagine. I risultati della revisione sono stati integrati con dati di real-world evidence (RWE) raccolti presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, rendendo l’analisi più coerente al contesto clinico di riferimento. Le informazioni economiche sono state ottenute considerando i costi diretti e indiretti rilevati presso la Struttura di Ortopedia. Gli aspetti organizzativi sono stati approfonditi grazie al coinvolgimento dei professionisti dell’Unità Operativa, esperti nei processi sanitari dell’Unità Operativa di Ortopedia.

In particolare, per garantire un’analisi accurata e multidisciplinare, è stato coinvolto un team di 7 professionisti sanitari dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma nella compilazione dei questionari qualitativi di percezione. Nello specifico, il gruppo è composto da 4 chirurghi ortopedici, 2 infermieri esperti nella gestione delle ferite chirurgiche (wound management) e 1 fisioterapista specializzato in riabilitazione ortopedica. Questa composizione ha consentito di ottenere una prospettiva completa e dettagliata sull’intervento analizzato. I valutatori hanno espresso il loro giudizio su ciascuna delle domande utilizzando una scala di valutazione a sette punti (da -3 a +3), così da comparare le due medicazioni oggetto di indagine.

Risultati

Un focus sui domini di natura clinica: gli indicatori di efficacia e sicurezza

Dall’analisi della letteratura, non sono emerse evidenze direttamente riferibili a pazienti sottoposti a protesi inversa di spalla, motivo per cui sono stati inclusi anche studi relativi a pazienti sottoposti ad artroplastica d’anca o ginocchio trattati con la tecnologia innovativa.

Per tale motivo, per gli indicatori clinici di efficacia e sicurezza, si è deciso di fare riferimento ai dati di RWE dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli. Si sottolinea che questi dati RWE provengono da un database di un’analisi retrospettiva condotta per fotografare l’esperienza clinica intercorsa. Il gruppo di ricerca ha stabilito di poter confrontare tali dati di RWE con i risultati e le considerazioni derivanti dalle evidenze validate ed estrapolate dalla letteratura per la conduzione di questa valutazione multidimensionale.

Da un punto di vista di efficacia [Cooper et al., 2023], il parametro scelto per la valutazione è l’incidenza di SSI (Surgical Site Infections), che rappresenta un indicatore diretto e misurabile dell’efficacia della tecnologia innovativa rispetto al comparator. Sulla scorta dei dati di letteratura [Gillespie et al., 2015; Karlakki et al., 2016], l’occorrenza di infezione si aggira intorno al 5% nel caso di utilizzo di NPWT e al 14% in caso di utilizzo di medicazioni tradizionali, dimostrando come la tecnologia innovativa abbia un profilo di efficacia significativamente superiore rispetto al comparator. La medesima superiorità è stata raggiunta anche considerando le informazioni di RWE: in questo caso, l’occorrenza di SSI in caso di utilizzo della medicazione tradizionale risulta essere pari al 2%, dato che si azzera completamente in caso di utilizzo di NPWT, andando a dimostrare un ottimo profilo di approccio a un intervento ad alta complessità.

Focalizzando l’attenzione sul profilo di sicurezza, la Tabella 2 riporta il tasso di occorrenza di ematoma e sieroma, eventi avversi di particolare rilievo e dalla gestione complessa, reperiti da dati di RWE.

Tipo di complicazione

Medicazione standard (n=40)

NPWT n=40)

Ematoma (n, %)

2(5%)

0(0%)

Sieroma (n, %)

2(5%)

0(0%)

Tabella 2. Complicazioni post-operatorie: confronto tra gruppi (n=40 per gruppo)

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I tassi di incidenza di sieromi ed ematomi sono pari al 5% nel gruppo con medicazione standard mentre sono pari allo 0% nel gruppo che utilizza il dispositivo innovativo. Appare chiaro come vi sia un significativo vantaggio in caso di utilizzo di NPWT, con una significativa performance nella riduzione del tasso di complicanze delle ferite, in confronto alle medicazioni standard. Tale risultato, genera, a cascata, una serie di benefici anche in ambito di gestione del processo di cura e dunque sotto il profilo economico-organizzativo, elemento correlato alla gestione dei fattori di sicurezza per il paziente.

Un focus sui domini di natura non clinica: l’impatto economico e organizzativo

Per analizzare in modo esaustivo l’impatto economico e organizzativo legato all’adozione della tecnologia innovativa, è stato dapprima mappato il percorso clinico-assistenziale seguito dal paziente sottoposto a intervento di protesi inversa di spalla.

Il flusso di processo (Figura 1) descrive tutte le fasi operative, partendo dalla valutazione dell’idoneità del paziente fino al completamento del follow-up post-operatorio. Indipendentemente dal trattamento ricevuto, quindi sia in caso di utilizzo di NPWT, nel percorso innovativo, sia nello SOC, il decorso post-operatorio include visite di controllo per il paziente a 7, 15, 30, 60 e 90 giorni, con gestione dedicata delle eventuali complicanze.

Figura 1. Flusso di processo

A partire da questa mappatura è stato calcolato il costo medio per paziente trattato con medicazione standard rispetto a NPWT. L’analisi economica ha avuto inizio con la valutazione dei costi sostenuti per singolo paziente, suddivisi in sei categorie principali risorse umane, apparecchiature e attrezzature, materiali di consumo (inclusi farmaci e dispositivi), eventi avversi, altri costi e costi generali. Questo approccio ha permesso di individuare puntualmente le voci di spesa più rilevanti e di confrontare l’impatto tra il percorso tradizionale e quello innovativo.

Come mostra la Tabella 3, il costo sostenuto per la gestione di un paziente trattato con medicazione standard risulta essere pari a 12.228,16 euro versus 6.891,88 euro di risorse economiche assorbite in caso di utilizzo di NPWT, generando un vantaggio economico per singolo caso trattato, pari al 44% circa.

La differenza è principalmente attribuibile alla drastica diminuzione degli eventi avversi, che ha comportato una riduzione nei costi legati alla gestione delle complicanze post-operatorie, al minore utilizzo di farmaci aggiuntivi e a un impiego più contenuto di risorse assistenziali.

Costi

Medicazione standard

Medicazione innovativa

Risorse umane

1.192,55 €

1.027,31 €

Apparecchiature ed attrezzature

479,96 €

479,96 €

Materiali di consumo, farmaci, dispositivi

2.225,96 €

2.510,96 €

Eventi Avversi

4.400,00 €

0

Altri costi

2.625,00 €

1.725,00 €

Costi generali

1.304,69 €

1.148,65 €

Costo totale a processo

12.228,16 €

6.891,88 €

Tabella 3. Valorizzazione economico dei percorsi (medicazione standard versus medicazione innovativa)

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A partire da questa valutazione, è stata poi condotta un’analisi di impatto sul budget (Budget Impact Analysis – BIA), prendendo in considerazione la popolazione target di pazienti trattati, su base annua, presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli (N=118). Nello specifico, la BIA è stata sviluppata comparando uno scenario basale (in cui tutta la popolazione viene gestita con medicazione standard) e più scenari innovativi, che si differenziano sulla base del tasso di utilizzo della tecnologia innovativa.

Da questo punto di vista, la Tabella 4 mostra come un aumento nell’utilizzo della tecnologia innovativa sia correlato a una riduzione significativa dei costi complessivamente sostenuti, con risparmi variabili da un minimo del 9% a un massimo del 44% rispetto allo scenario basale, dimostrando la sostenibilità economica di NPWT. Questo conferma come l’adozione progressiva del sistema innovativo, pur comportando un aumento iniziale nei materiali di consumo (+5%), consenta un bilancio economico fortemente favorevole grazie alla diminuzione degli eventi avversi e alla riduzione dell’onere ospedaliero associato alla degenza. Infatti, in caso di utilizzo di NPWT si evidenzia una riduzione dell’82% dei costi giornalieri legati al ricovero, grazie alla minore incidenza di complicanze e alla più rapida ripresa clinica dei pazienti.

 

Costi totali per Scenario

Differenza in Euro dello Scenario Innovativo rispetto allo Scenario Basale

Differenza % dello Scenario Innovativo rispetto allo Scenario Basale

Scenario basale (100% dei pazienti trattati con medicazione tradizionale)

1.442.923,35 €

Scenario innovativo 1 (80% dei pazienti trattati con medicazione tradizionale e 20% dei pazienti trattati con medicazione innovativa)

1.316.986,96 €

-125.936,39 €

-9%

Scenario innovativo 2 (50% dei pazienti trattati con medicazione tradizionale e 50% dei pazienti trattati con medicazione innovativa)

1.128.082,36 €

-314.840,99 €

-22%

Scenario innovativo 3 (20% dei pazienti trattati con medicazione tradizionale e 80% dei pazienti trattati con medicazione innovativa)

939.177,76 €

-503.745,59 €

-35%

Scenario innovativo 4 (100% dei pazienti trattati con medicazione innovativa)

813.241,37 €

-629.681,98 €

-44%

Tabella 4. Analisi di impatto sul budget

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È fondamentale sottolineare come l’introduzione di una tecnologia innovativa non può e non deve essere valutata esclusivamente attraverso la lente dei costi. L’efficienza economica è certamente un parametro rilevante, ma non può prescindere da un’attenta analisi dell’impatto organizzativo che una nuova soluzione tecnologica è in grado di generare all’interno della struttura sanitaria che decide di implementare una nuova tecnologia.

In questo contesto, l’NPWT non solo ha mostrato potenziali vantaggi in termini di riduzione degli eventi avversi e dei costi associati, ma ha anche evidenziato un concreto beneficio in termini di ottimizzazione delle risorse assistenziali. La riduzione del minutaggio medio infermieristico per paziente da 19 a 15 minuti rappresenta un segnale tangibile di come l’adozione di questa tecnologia possa tradursi in un alleggerimento del carico operativo del personale, migliorando la gestione del tempo, la qualità dell’assistenza e, più in generale, l’organizzazione dei percorsi di cura. Inoltre, l’adozione routinaria di NPWT consentirebbe di liberare circa 142 giornate di degenza su base annua, che potrebbero essere destinate alla presa in carico di un numero maggiore di pazienti, incrementando, così, l’accessibilità alle cure della struttura sanitaria stessa.

Un focus sulle percezioni dei professionisti

La Tabella 5 sintetizza le percezioni dei professionisti coinvolti in riferimento ai potenziali vantaggi percepiti, dalla componente organizzativa, circa l’utilizzo della tecnologia innovativa rispetto alla medicazione standard.

Dimensione

Medicazione standard

Medicazione innovativa – NPWT

Note

Sicurezza

0,15

1,19

La tecnologia innovativa risulta più sicura delle medicazioni standard nella gestione post-operatoria di protesi, riducendo complicanze come sieromi ed ematomi e migliorando la sicurezza per il personale. Pur essendo leggermente meno tollerata per l’ingombro, è percepito come meno invasivo e potenzialmente utile per la riabilitazione, con un moderato impatto ambientale negativo.

Efficacia

0,04

1,96

La tecnologia innovativa si dimostra più efficace delle medicazioni standard, riducendo le infezioni chirurgiche e i tassi di revisione protesica, migliorando il recupero e la qualità della vita dei pazienti, con benefici anche nella gestione delle risorse sanitarie.

Equità

0,22

0,70

La tecnologia innovativa presenta dei vantaggi in riferimento al potenziale miglioramento delle liste di attesa e sulla possibile gestione domiciliare. Nonostante limiti territoriali e un potenziale rischio di interruzione del trattamento, consente una riduzione dei tempi di degenza e un aumento della capacità di cura, che, come evidenziato dall’analisi quantitativa, potrebbe prevedere la presa in carico di 62 pazienti trattabili in più all’anno.

Sociale ed Etico

0,39

1,01

La tecnologia innovativa favorisce l’autonomia del paziente riducendo i cambi di medicazione, migliorando soddisfazione, qualità della vita e alleggerendo il carico per i caregiver. Mostra inoltre un vantaggio negli aspetti sociali ed etici rispetto alle medicazioni standard.

Legale

0

1,71

La tecnologia innovativa riduce sinistri e contenziosi legali, contribuendo a contenere premi assicurativi e costi per risarcimenti post-operatori. Oltre a migliorare gli esiti clinici, offre vantaggi concreti anche sul piano legale ed economico per le strutture sanitarie.

Organizzativo breve periodo

0

-0,04

L’introduzione della tecnologia innovativa richiede formazione iniziale e comporta un temporaneo aumento del carico organizzativo e dei costi. La natura monouso incrementa i rifiuti sanitari, ma non incide sul fabbisogno di personale o infrastrutture.

Organizzativo lungo periodo

0

0,15

Nel lungo termine, l’impatto organizzativo della tecnologia innovativa si riduce grazie alla familiarità del personale e all’integrazione nei processi, migliorando efficienza e produttività. Tuttavia, la sostenibilità ambientale resta una criticità per via dei rifiuti monouso.

Tabella 5. Percezioni dei professionisti

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Conclusioni

Per supportare il processo decisionale è stata simulata un’analisi decisionale a criteri multipli (MCDA), che ha previsto una fase preventiva di prioritizzazione delle dimensioni, svolta dai professionisti coinvolti nella valutazione.

In prima istanza, la prioritizzazione ha identificato come gli aspetti considerati maggiormente prioritari si annoverano nell’impatto economico-finanziario, in quanto nonostante il costo iniziale della medicazione innovativa sia più elevato rispetto alle medicazioni tradizionali, il suo utilizzo potrebbe ridurre i costi complessivi del trattamento grazie alla prevenzione delle infezioni e alla riduzione della durata del ricovero ospedaliero. Successivamente, i professionisti hanno espresso una grande importanza anche alla dimensione di efficacia, per la capacità di NPWT di ridurre il tasso di infezione del sito chirurgico e di favorire una migliore guarigione della ferita, nonché di equità di accesso, poiché un consolidato utilizzo della tecnologia innovativa potrebbe portare a delle strategie diverse a livello locale, in base alle politiche regionali e alla gestione dei budget.

A seguito della prioritizzazione delle dimensioni di indagine è stata condotta l’MCDA, il cui risultato è esposto nella Tabella 6.

 

Medicazione innovativa – NPWT

Medicazione standard

 

Punteggio Normalizzato macrodimensioni

Punteggio Normalizzato macrodimensioni

Dimensioni

Peso Finale Normalizzato

Punteggio standardizzato dimensioni

Punteggio Finale

Peso Finale Normalizzato

Punteggio standardizzato dimensioni

Punteggio Finale

Rilevanza generale della patologia

0,03

0,83

0,03

0,03

0,83

0,03

Rilevanza tecnica delle tecnologie

0,07

0,83

0,06

0,07

0,75

0,05

Sicurezza

0,14

0,83

0,12

0,14

0,75

0,10

Efficacia

0,17

0,92

0,16

0,17

0,75

0,13

Impatto economico e finanziario

0,19

0,92

0,18

0,19

0,75

0,15

Equità di accesso

0,16

0,92

0,15

0,16

0,75

0,12

Impatto sociale ed etico

0,10

0,75

0,07

0,10

0,75

0,07

Impatto legale

0,09

0,83

0,08

0,09

0,75

0,07

Impatto organizzativo

0.04

0,88

0,04

0,04

0,75

0,03

TOTALE

  

0,87

  

0,75

Tabella 6. Tabella MCDA

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Nel confronto con le medicazioni tradizionali, la tecnologia innovativa si distingue per un profilo di performance superiore su tutti i fronti: il punteggio complessivo di 0,87 versus 0,75 sottolinea non solo come la maggiore efficacia del dispositivo venga percepita in fase di presa di decisione, ma anche la sua capacità di generare valore lungo l’intero percorso clinico e organizzativo divengono dei fattori determinanti.

I vantaggi non si limitano al piano clinico – dove NPWT dimostra un impatto positivo in termini di riduzione delle infezioni post-operatorie e di eventuali eventi avversi – ma si estendono anche alla sostenibilità economica, all’equità di accesso e persino a dimensioni spesso trascurate come l’impatto legale e organizzativo.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio la dimensione della sicurezza: prevenire un’infezione chirurgica non è solo una questione clinica, è un atto che può cambiare la traiettoria del recupero di un paziente e ridurre in modo significativo il carico del percorso assistenziale sul sistema sanitario, sotto diversi punti di vista. Meno infezioni significa meno farmaci, meno degenze, meno riammissioni – e soprattutto, una ripresa più rapida per il paziente.

Se si guarda oltre il bisturi, i numeri raccontano una storia interessante anche dal lato economico: nonostante un investimento iniziale più elevato, l’analisi ha dimostrato la sostenibilità economica circa l’utilizzo di NPWT, considerando, nel complesso, il percorso organizzativo ed economico.

I dati parlano chiaro: meno infezioni e complicanze, meno tempo assistenziale, con un risparmio complessivo sui costi

La riduzione delle complicanze e la razionalizzazione delle risorse generano un risparmio tangibile, sia nei costi diretti sanitari (farmaci, giornate di ricovero, revisioni chirurgiche), sia in quelli indiretti, come la gestione più efficiente del personale o la riduzione del burnout degli operatori. E proprio qui si innesta un altro tema cruciale: l’impatto organizzativo. Spesso dimenticato nelle valutazioni tecnologiche, è invece una leva potentissima, così rilevante da iniziare a entrare come requisito nei processi di acquisto di farmaci e dispositivi medici. Nel caso della nuova tecnologia, per esempio, il tempo medio di gestione infermieristica per paziente si riduce da 19 a 15 minuti, che, su base annua, si traducono in circa 3.250 ore di lavoro risparmiate e che potrebbero essere reinvestite in altre attività assistenziali a livello ospedaliero.

La tecnologia innovativa oggetto di indagine, infatti, non è semplicemente un dispositivo tecnologico più avanzato: è un cambio di paradigma nella gestione post-operatoria, capace di generare benefici misurabili tanto per il paziente quanto per l’intero sistema sanitario. I dati parlano chiaro: meno infezioni, meno complicanze, meno tempo assistenziale da dedicare a ogni singolo paziente, e al contempo un risparmio strutturale sui costi totali. In un contesto in cui le risorse sono limitate e la domanda di assistenza cresce, soluzioni come la NPWT investigata dimostrano che è possibile coniugare innovazione e sostenibilità, senza compromessi sulla qualità delle cure. È su queste tecnologie che si gioca il futuro dell’efficienza ospedaliera: strumenti in grado di semplificare i processi, ridurre i rischi e liberare tempo prezioso per chi ogni giorno è in prima linea nella cura. Una sanità più snella, più sicura, più intelligente: non un’utopia, ma un’opzione concreta – a portata di decisione.

Bibliografia

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Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – DATI SDO 2022. A cura di Ministero della salute DG Programmazione sanitaria – ufficio 6, Periodo di riferimento 2022

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Prevenzione e salute pubblica. Al via il Congresso nazionale degli Assistenti sanitari

Si è aperto ufficialmente oggi, a Budoni, in provincia di Sassari, il Congresso nazionale della Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della FNO TSRM e PSTRP.

L’iniziativa, che si concluderà domani, ha chiamato a raccolta Assistenti sanitari e Medici provenienti da tutta Italia. Due giornate intense di confronto e approfondimento che metteranno al centro il ruolo dell’Assistente sanitario, con l’obiettivo di valorizzarne e consolidarne l’identità professionale.

Secondo Daniela Addis, Presidente della Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari, il Congresso nazionale «costituisce un’occasione di grande rilevanza, in cui gli Assistenti sanitari italiani si ritrovano, per riaffermare che ogni azione in ambito di prevenzione nasce dall’incontro umano, dal valore della relazione e dalla collaborazione. Ogni passo, ogni decisione e ogni intervento acquisiscono reale efficacia solo quando condivisi, perché la forza della professione risiede nella rete di competenze, esperienze e valori che unisce i professionisti e li rende protagonisti di un impegno collettivo a tutela della salute della comunità».

Diego Catania, Presidente della FNO TSRM e PSTRP, intervenendo al congresso, ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di rispondere ai complessi bisogni di salute, affermando che «è necessario adottare un approccio lungimirante, orientato alla prevenzione e quindi al riconoscimento del contributo degli Assistenti sanitari, i quali lavorano a stretto contatto con i cittadini, in particolare con le fasce più vulnerabili».

Il Presidente Catania, durante il suo intervento, ha menzionato il contributo di questi professionisti durante la pandemia da COVID-19: «Non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, dimenticare l’impegno degli Assistenti sanitari in quei mesi drammatici, quando furono in prima linea nel monitoraggio e nella gestione delle vaccinazioni hanno offerto un servizio straordinario al Paese. È proprio da quell’esperienza che emerge quanto sia indispensabile predisporre i servizi di prossimità, attraverso una prospettiva multiprofessionale, mettendo in campo tutte le competenze necessarie. Oggi più che mai, dopo oltre cento anni di storia della professione, gli Assistenti sanitari rivestono un ruolo centrale e per tale ragione devono essere valorizzati, integrandoli in modo strutturale all’interno dei percorsi di prevenzione e di salute pubblica».

L’immagine scelta per il Congresso è un “intreccio di corde”, «metafora – aggiungono dalla Commissione di albo nazionale – dell’essenza dell’assistenza sanitaria: un atto collettivo che va oltre la tecnica, fondato su concetti fondamentali come la prevenzione, la relazione, l’educazione e la promozione della salute. Gli Assistenti sanitari costruiscono ogni giorno reti di sostegno, unendo fragilità e comunità, custodendo una memoria professionale – oltre cento anni dalla loro nascita – che attraversa diverse generazioni di professionisti».

Nei due giorni di Congresso si alterneranno relazioni di alto profilo, grazie alla partecipazione di docenti universitari, istituzioni, esperti nazionali e rappresentanti del mondo dell’associazionismo tecnico-scientifico. Al centro i temi cruciali per la sanità pubblica, quali la planetary health, la prevenzione basata su evidenze scientifiche, l’innovazione e la tecnologia. Ampio spazio sarà dedicato al dibattito sul percorso universitario, punto nevralgico per garantire una formazione robusta e aggiornata per le nuove leve, in linea con le esigenze di un sistema sanitario evoluto e moderno. Durante il Congresso gli Assistenti sanitari avranno la possibilità di presentare esperienze, buone pratiche e interventi lungimiranti adottati a livello locale, che si sono rivelati strategici nel proprio contesto lavorativo.

«Figura sempre più strategica nella prevenzione e nella promozione della salute: l’Assistente sanitario rappresenta ancora oggi un riferimento fondamentale per la sanità pubblica. Il congresso nazionale degli Assistenti sanitari sarà, dunque, l’occasione per tracciare nuove prospettive e condividere una visione comune sul futuro della professione e del sistema sanitario», conclude Addis.

L’evento è patrocinato da: Regione Sardegna, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Ordine TSRM e PSTRP di Sassari, Università degli Studi di Cagliari, Associazione nazionale Assistenti sanitari (Asnas), FNO TSRM e PSTRP, FNOMCeO, Società italiana di igiene Medicina preventiva e sanità pubblica (SITI), Comune di Budoni e Welcome Budoni.

CCNL medici, giovani ed extramoenisti le priorità della Federazione CIMO-FESMED

Il 1 ottobre si aprirà in ARAN la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza sanitaria relativo al triennio 2022-2024. Un tavolo a cui la Federazione CIMO-FESMED porterà poche ma essenziali proposte, relative esclusivamente alla suddivisione tra le diverse voci stipendiali delle risorse contrattuali a disposizione, pari ad un finanziamento netto a regime di 602,494 milioni di euro.

Il sindacato infatti è convinto della necessità di non intervenire, in questa tornata contrattuale, sulla parte normativa del contratto: l’intenzione della CIMO-FESMED è di concludere rapidamente la trattativa e di discutere, subito dopo la firma, il CCNL 2025-2027, per il quale sono state finanziate maggiori risorse che consentono anche di intervenire in modo più efficace sulla parte normativa.

Due gli obiettivi principali che si pone la Federazione CIMO-FESMED: valorizzare i giovani ed eliminare le penalizzazioni subite dagli extramoenisti nella parte fissa della retribuzione di posizione. Il sindacato infatti proporrà di creare un nuovo incarico da assegnare a due anni dall’assunzione, dopo una valutazione di tipo esclusivamente professionale, che si potrebbe finanziare con circa 25 milioni di euro. Per i dirigenti che hanno optato per l’extramoenia, invece, l’intento è quello di equiparare la parte fissa dell’indennità di incarico a quella percepita da chi è in intramoenia: oggi infatti, pur avendo lo stesso incarico e svolgendo lo stesso lavoro, gli extramoenisti guadagnano il 55% dei colleghi in intramoenia. Secondo i calcoli della CIMO-FESMED, sarebbero sufficienti 32 milioni. I 546 milioni che rimangono dovrebbero essere utilizzati per aumentare la parte fissa dello stipendio tabellare e dell’indennità di posizione di tutti i dirigenti.

«Siamo ben consapevoli che non ci troviamo davanti ad un rinnovo ricco – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED –. L’aumento medio sarà di 337 euro lordi mensili, pari al 5,78% previsto per tutta la pubblica amministrazione. A questi si aggiunge l’aumento dell’indennità di specificità medica previsto dalla legge di Bilancio adottata nel 2024 che, in caso di ritardi nelle trattative, non sarà percepito subito dai colleghi. Ecco perché, vista anche la disponibilità del Ministro Zangrillo e dell’ARAN, crediamo sia necessario fare in fretta per concentrare gli sforzi negoziali sulla tornata contrattuale 2025-2027». 

«La Federazione CIMO-FESMED inoltre monitorerà con attenzione l’effettivo utilizzo di tutti i fondi extracontrattuali finanziati, pari a 773 milioni per il triennio 2022-2024 e 1,3 miliardi per il biennio 2025-2026».

Per avere un cuore sano. Dati, stime e 5 consigli dell’ISS per la prevenzione delle malattie cardiovascolari

Le malattie del sistema circolatorio – che includono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore – rappresentano la prima causa di morte in Italia: 30,9% di tutti i decessi (2022, ultimo dato di mortalità disponibile).

A livello europeo, le malattie cardiovascolari rappresentano una priorità di sanità pubblica, con un impatto rilevante in termini di mortalità, disabilità e costi sociali. Secondo i dati pubblicati dall’OMS, si stima che nel 2022 19,8 milioni di persone siano morte a causa delle malattie cardiovascolari, rappresentando circa il 32% di tutte le morti globali. Di questi decessi, l’85% è stato provocato da attacchi di cuore e ictus.

Delle 18 milioni di morti premature (sotto i 70 anni) dovute a malattie non trasmissibili nel 2021, il 38% almeno è stato causato dalle malattie cardiovascolari. Lo ricordano gli esperti dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale del Cuore che si celebra il 29 settembre. 

Meno decessi negli ultimi anni. Grazie a prevenzione, cura, assistenza e riabilitazione

Negli ultimi anni si continua a registrare una riduzione dei decessi per le malattie del sistema circolatorio; il tasso di mortalità standardizzato (popolazione europea, Eurostat 2013) si è ridotto dell’11% nei 6 anni dal 2017 al 2021. In particolare, nello stesso periodo, il tasso di mortalità delle malattie ischemiche del cuore si è ridotto del 18,3% e quello delle malattie cerebrovascolari del 14,8%. La riduzione della mortalità per le cause cerebro e cardiovascolari è continuata nonostante nel triennio 2020-22 il numero medio di decessi per tutte le cause sia aumentato di circa 84mila unità rispetto alla media dei decessi del triennio precedente 2017-2019; aumento in parte spiegato dalla mortalità per COVID-19.

Questa diminuzione – dicono gli esperti ISS – è stata favorita dal miglioramento dell’efficacia delle misure preventive, terapeutiche, assistenziali e riabilitative di queste patologie e dei fattori di rischio correlati.

Nelle donne la mortalità si manifesta dai 60 anni. Negli uomini 10 anni prima. L’analisi dei tassi di mortalità standardizzati per uomini e donne per malattie ischemiche del cuore mostra infatti che negli uomini la mortalità è trascurabile fino a 40 anni, emerge fra 40 e 50 anni e poi cresce in maniera esponenziale con l’avanzare dell’età. Nelle donne si manifesta circa 10 anni dopo, a partire dai 60 anni e cresce rapidamente dopo i 70 anni. L’invecchiamento della popolazione favorisce un incremento della prevalenza di cronicità cardiovascolari nella popolazione, in particolare con l’avanzare dell’età, realizzando un’esigenza di salute che richiede notevoli risorse assistenziali, con un carico per il Sistema Sanitario Nazionale sempre più gravoso.

Affrontare il rischio

La maggior parte delle malattie cardiovascolari può essere prevenuta affrontando i fattori di rischio comportamentali e ambientali, come l’uso di tabacco, una scorretta alimentazione (incluso il consumo eccessivo di sale, zucchero e grassi) e l’obesità, l’inattività fisica, l’uso di alcol e l’inquinamento atmosferico.

In Italia, il Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità conduce periodicamente, nell’ambito del Progetto CUORE Health Examination Survey, indagini di salute che prevedono misurazioni dirette ed esami del sangue e urine in campioni casuali di popolazione generale adulta residente in Italia, al fine di monitorare nel tempo l’andamento degli stili di vita, dei fattori e delle condizioni di rischio legati alle malattie non trasmissibili e in particolare alle malattie cardiovascolari.

I dati preliminari raccolti attraverso l’esame in corso sulla popolazione generale nell’ambito della periodica Italian Health Examination Survey (ITA-HES) – Progetto Cuore condotto dall’ISS, mostrano, per il 2023-2024, che i valori medi della valutazione del rischio cardiovascolare sono risultati pari al 7,7% negli uomini e al 2,6% nelle donne (quante persone su 100 – in % – si stima avranno un infarto del miocardio o un ictus nei successivi 10 anni, sulla base delle proprie caratteristiche – sesso, età, pressione arteriosa sistolica, trattamento per ipertensione, colesterolemia totale ed HDL, fumo, diabete).

Per gli uomini di età compresa tra 35 e 44 anni il rischio cardiovascolare medio risulta pari all’1,6%, per quelli di età 45-54 anni pari al 4,0%, per i 55-64-enni al 9,4%, per i 65-69-enni al 16,9%; per le donne nelle stesse classi di età, il rischio cardiovascolare medio risulta pari, rispettivamente, allo 0,4%, all’1,1%, al 3,1% e al 5,8


Le principali condizioni di rischio per uomini e donne: l’importanza di monitorare

I dati preliminari mostrano quanto siano diffuse le principali condizioni di rischio ed evidenziano l’importanza di un monitoraggio periodico della propria salute attraverso la misurazione dei principali parametri: nel 2023-2024 tra le persone di età 35-74 anni, il 23% degli uomini e il 24% delle donne è risultata in condizioni di obesità, il 9% degli uomini e il 7% delle donne è risultato affetto da diabete mellito (tra questi 2 uomini su 10 e 1 donna su 10 non ne erano consapevoli), il 25% degli uomini e il 30% delle donne è risultato avere livelli di colesterolemia totale elevati o essere in trattamento farmacologico specifico (tra questi 2 uomini su 10 e 2 donne su 10 non ne erano consapevoli), e il 49% degli uomini e il 37% delle donne è risultato avere livelli di pressione arteriosa elevati o essere in trattamento farmacologico specifico (tra questi 4 uomini su 10 e 3 donne su 10 non ne erano consapevoli).

Per il tuo cuore: i 5 consigli dagli esperti ISS

Grazie alla piattaforma di esplorazione dati, CuoreData è possibile consultare le statistiche principali relative allo stato di salute della popolazione italiana adulta, elaborate sulla base dei dati raccolti nell’ambito delle precedenti Health Examination Survey attraverso misurazioni dirette, esami ematochimici e delle urine, e questionari.

Importanti indicazioni per la prevenzione delle malattie cardiovascolari sono (vedi anche sezione per approfondire):

  • Non fumare
  • Non eccedere con il consumo di sale (meno di 5 grammi al giorno)
  • Fare largo consumo di frutta e verdura
  • Svolgere attività fisica regolarmente (ogni settimana almeno 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata oppure almeno 75 minuti di attività fisica aerobica intensa)
  • Essere sottoposto a trattamento farmacologico in caso di diagnosi di ipertensione, diabete e lipidi ematici elevati

«Le politiche sanitarie – commentano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, responsabili del Progetto CUORE – che contribuiscono a creare ambienti favorevoli per rendere le scelte sane accessibili e disponibili, nonché a migliorare la qualità dell’aria ed la riduzione dell’inquinamento, sono essenziali per sensibilizzare e motivare le persone a mantenere il proprio stato di salute lungo l’arco della vita».

JACARDI una joint action EU coordinata da ISS

Le politiche europee stanno progressivamente rafforzando il loro impegno in questo ambito, anche attraverso l’elaborazione del prossimo EU Cardiovascular Health Plan, che mira a integrare prevenzione, diagnosi e gestione lungo tutto il percorso di cura. In questo quadro, le Joint Action europee costituiscono strumenti essenziali per sostenere gli Stati Membri nello sviluppo di interventi basati sull’evidenza, promuovere la condivisione di conoscenze e favorire approcci sostenibili e coordinati.

Tra queste, JACARDI – Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes, coordinata dal Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità, si configura come una risposta innovativa e unitaria alla sfida delle malattie cardiovascolari (CVD) che adotta una prospettiva ampia e intersezionale, affrontando non solo gli aspetti clinici, ma anche i determinanti sociali, culturali e ambientali della salute.

Rendere le strategie da locali a internazionali: il significato delle Joint Action

Per rendere queste strategie sempre più efficaci e coordinate, il supporto delle Joint Actions europee riveste un ruolo centrale, permettendo di estendere le iniziative dal livello locale a quello nazionale e internazionale, favorendo la condivisione di conoscenze e buone pratiche tra Paesi europei, e contribuendo ad orientare le politiche sanitarie verso azioni più efficaci e sostenibili.

Nel contesto delle malattie cardiovascolari, JACARDI conduce la propria azione con una forte attenzione alla dimensione di genere, in coerenza con le raccomandazioni della Lancet Commission on Women and Cardiovascular Disease, che sottolinea la necessità di integrare sistematicamente i dati specifici per sesso e genere in ogni livello di policy e di pratica clinica.

Tale approccio consente non solo di colmare le lacune conoscitive e operative che storicamente hanno penalizzato la salute cardiovascolare delle donne, ma anche di promuovere interventi più equi ed efficaci, capaci di rispondere in maniera mirata alle diverse esigenze della popolazione. JACARDI rappresenta quindi un catalizzatore di cambiamento nella lotta alle malattie cardiovascolari in Europa: unisce ricerca, innovazione e cooperazione tra Paesi per generare soluzioni concrete, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la salute pubblica, con benefici duraturi per le persone e le comunità.

La Giornata del Cuore rappresenta un’importante occasione di riflessione e sensibilizzazione sull’impatto delle malattie cardiovascolari e sull’urgenza di strategie di prevenzione efficaci. L’impegno congiunto a livello nazionale ed europeo costituisce uno strumento fondamentale per affrontare tali sfide. Progetti europei e nazionali, come JACARDI ed il Progetto CUORE – Health Examination Survey, contribuiscono a consolidare approcci sanitari basati sull’evidenza, a realizzare azioni preventive strategiche di ampio impatto, e a garantire equità nell’accesso alle cure.