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Psoriasi, una battaglia per l’equità: pazienti e medici chiedono il riconoscimento della cronicità

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«La psoriasi è una sfida sanitaria e sociale che il nostro Paese deve affrontare con serietà e senso di responsabilità. Come legislatori abbiamo il dovere di promuovere politiche che garantiscano equità di accesso alle cure, il pieno riconoscimento della cronicità e una corretta informazione ai cittadini. Investire in innovazione terapeutica e nella presa in carico integrata dei pazienti significa rafforzare il nostro Servizio Sanitario Nazionale e migliorare concretamente la qualità di vita di migliaia di persone. È questa la direzione in cui vogliamo continuare a lavorare, insieme ai medici, alle associazioni e a tutti gli attori del sistema salute». Con queste parole l’onorevole Francesco Maria Salvatore Ciancitto, promotore della conferenza “Psoriasi: riscriviamo l’equità nel nostro Servizio Sanitario Nazionale”, ha aperto i lavori presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati.

In Italia la psoriasi riguarda circa 1,8 milioni di persone, di cui 150 mila con forme gravi che colpiscono fino al 90% del corpo

Una malattia infiammatoria cronica, autoimmune e non contagiosa, la psoriasi colpisce circa il 3% della popolazione italiana, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, pari a 1,8 milioni di persone, delle quali 150 mila con forme severe che interessano fino al 90% della superficie corporea. Spesso si accompagna ad altre patologie croniche che aggravano il carico di cura e il peso psicologico per chi ne soffre.

Alla conferenza, dedicata a informazione, innovazione e diritti, hanno preso parte esponenti del mondo scientifico, associativo e istituzionale, uniti da un obiettivo comune: dare voce ai pazienti e chiedere al Governo politiche sanitarie più inclusive.

Psoriasi, una malattia complessa che chiede riconoscimento

La psoriasi è molto più di una semplice malattia della pelle. Si tratta di una patologia infiammatoria, autoimmune, genetica, cronica e recidivante, non contagiosa, che incide profondamente sulla qualità della vita di chi ne soffre.

Oggi si parla sempre più spesso di “malattia psoriasica”, un termine che descrive l’insieme delle manifestazioni cutanee e delle numerose comorbidità che la accompagnano. Secondo i dati scientifici, il 33% delle persone con psoriasi presenta almeno una comorbidità, il 19% ne ha due e l’8% tre o più. In circa un caso su tre la malattia si associa all’infiammazione delle articolazioni, dando origine all’artrite psoriasica, una forma particolarmente dolorosa e invalidante.

Il rischio aumenta anche per altre patologie croniche e immuno-mediate, come diabete mellito, ipercolesterolemia, obesità, malattie infiammatorie intestinali, insufficienza renale e cardiovascolare (infarto, ictus, scompenso cardiaco). A tutto ciò si aggiunge il peso psicologico della malattia, l’impatto estetico e sociale delle lesioni (soprattutto se localizzate in zone visibili come il volto o le parti intime) può condurre a isolamento, disagio e depressione.

La psoriasi non è ancora pienamente riconosciuta dal SSN: è assente dal Piano della Cronicità e solo parzialmente coperta dai LEA

È un quadro che conferma la natura cronica e invalidante della psoriasi e la necessità di cure continuative e personalizzate nel tempo. La patologia però non è ancora adeguatamente riconosciuta dal sistema sanitario, non figura tra le malattie incluse nel Piano Nazionale della Cronicità e resta parzialmente scoperta nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Una lacuna che limita l’accesso uniforme alle terapie più innovative e ostacola la costruzione di percorsi di presa in carico integrata.

Dalla scienza alla società: una patologia ancora sottovalutata

I dermatologi Antonio Costanzo, vicepresidente di SIDeMaST e professore di Dermatologia all’Università Humanitas, e Viviana Lora, dirigente medico dell’Istituto San Gallicano e rappresentante di ADOI, hanno fatto il punto sulle nuove frontiere terapeutiche, che oggi grazie alla ricerca e alla medicina digitale permettono trattamenti sempre più personalizzati e monitoraggi a distanza. «La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica che “affiora” sulla pelle, ma deriva da un’infiammazione sistemica e comporta diverse comorbidità e fattori di rischio per eventi cardiovascolari. La ricerca ha fatto passi da gigante e ha prodotto farmaci efficaci, capaci di prevenire complicanze importanti come l’artrite psoriasica. Ma l’accesso alle nuove terapie è diverso nelle diverse regioni. Questa giornata deve servire a garantire un più ampio ed equo accesso alle cure. Paradossalmente gli ambulatori sono pieni di pazienti ipertesi od obesi che hanno la precedenza nelle visite dermatologiche perché rientrano nel PNC rispetto ai pazienti psoriaci», ha sottolineato Costanzo.

Le terapie e il monitoraggio digitale possono migliorare la cura della psoriasi, ma restano forti le disuguaglianze regionali

«È necessario poi che questi pazienti siano seguiti dai Centri di riferimento per trattamenti personalizzati, perché la terapia deve essere centrata sulla singola persona. Un aiuto prezioso arriva anche dalle nuove tecnologie, che consentono anche a chi vive fuori la regione del Centro di riferimento di essere monitorato a distanza, risparmiando tempo e risorse ai pazienti» – aggiunge Lora.

Il peso delle disuguaglianze

Sul fronte dei diritti, Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha evidenziato una grave mancanza di attenzione da parte delle istituzioni: «le persone con psoriasi sono ancora “esodate” dai principali provvedimenti nazionali. Il nuovo Piano della Cronicità e i Livelli Essenziali di Assistenza non le includono adeguatamente. È urgente ristabilire equità nel Servizio Sanitario Nazionale. La psoriasi non è una malattia “estetica”, è molto più complessa e manca un PTDA sia a livello regionale, sia nazionale».

Un’assenza che pesa anche sul piano simbolico e sociale, come ha denunciato Valeria Corazza, presidente di APIAFCO (Associazione Psoriasi Italiani Amici della Fondazione Corazza). «Apprendiamo con sconcerto che la Conferenza Stato-Regioni ha escluso la psoriasi dal nuovo Piano Nazionale di Cronicità. Una decisione che rende invisibili milioni di cittadini e nega la dignità a chi vive quotidianamente questa malattia. L’associazione si è impegnata al massimo ma non ha ancora raccolto i risultati sperati. I quasi 2 milioni di pazienti psoriaci sono invisibili a una sanità distratta e non inclusiva».

I quasi 2 milioni di pazienti psoriaci sono invisibili a una sanità distratta e non inclusiva

«Da quattro anni – dichiara Corazza a TrendSanità stiamo facendo il possibile per ottenere incontri e spiegare ai politici che cos’è davvero la psoriasi e cosa significa conviverci. Abbiamo già senatori e onorevoli che si sono attivati. Da parte nostra continuiamo con la sensibilizzazione, anche dal basso, coinvolgendo i cittadini. Il Piano Nazionale della Cronicità è nato nel 2016, lo hanno aggiornato, ma sono passati quasi dieci anni e poco è cambiato. Ora dicono che ci sarà una cabina di regia. L’importante è che sia operativa e non si debbano aspettare altri dieci anni per inserire nuove patologie. Abbiamo anche mandato al Ministro una cartella fotografica corposa, per mostrare la realtà della malattia. Ci abbiamo messo soldi, tempo ed energie, ma evidentemente non è bastato. Nonostante la delusione, arrendersi non è un’opzione. Continueremo a lottare per i diritti delle persone con psoriasi. Metteteci in buona salute e vedrete che il PIL crescerà, perché curare le persone significa farle tornare attive. Non lasciateci solo in mano all’INPS. Curateci, dateci la possibilità di guarire».

L’impegno delle istituzioni e la voce dei pazienti

Alla conferenza hanno partecipato anche gli onorevoli Gian Antonio Girelli e Ilenia Malavasi, componenti della Commissione Affari Sociali e promotori della proposta di legge “Disposizioni per il riconoscimento della psoriasi e della dermatite atopica come malattie croniche” (AC 2467).

«È necessario un riconoscimento normativo della psoriasi quale patologia cronica. Solo così potremo restituire la giusta considerazione a una condizione troppo spesso sottovalutata», ha dichiarato Girelli. Malavasi ha aggiunto: «Non è solo un disagio personale, ma una questione sociale che richiede politiche pubbliche più forti e un trattamento omogeneo in tutto il Paese».

Quando lo sport diventa sensibilizzazione

A portare una testimonianza diretta è stato Claudio Marchisio, ex calciatore e testimonial della campagna “Metti la psoriasi fuori gioco”, promossa da UCB con il patrocinio di APIAFCO e SIDeMaST. «Della psoriasi non ci si deve vergognare. Con diagnosi e cure adeguate si può vivere una vita piena e serena. Lo sport mi ha insegnato che la forza e la fiducia aiutano a superare le difficoltà: è lo stesso spirito che serve per affrontare la malattia», ha raccontato Marchisio.

La campagna, online dal 2022, ha già superato 1 milione di visualizzazioni e continua a promuovere informazione e inclusione attraverso il sito www.mettilapsoriasifuorigioco.it e i canali social.

Una rete per i diritti e la ricerca

Fondata nel 2017, APIAFCO è oggi un punto di riferimento nazionale per le persone con psoriasi, dermatite atopica e vitiligine. L’associazione promuove il dialogo tra istituzioni, medici e pazienti e lavora per garantire percorsi di cura uniformi, informazione corretta e pieno riconoscimento della cronicità. «Serve una sanità che non lasci indietro nessuno», ha concluso l’onorevole Ciancitto, rilanciando una call to action condivisa, riscrivere l’equità nel Servizio Sanitario Nazionale insieme alle Associazioni e agli esperti.

Legge di bilancio: cresce la spesa, ma il SSN resta in apnea

La scorsa settimana la bozza del DDL Legge di Bilancio 2026 è finalmente arrivata a essere bollinata e trasmessa al Senato dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 17 ottobre. Inizia così l’iter della legge che, come ogni anno, risulterà tra le più discusse e controverse nelle aule parlamentari. Uno dei principali capitoli di spesa, naturalmente, è quello dedicato alla sanità. Ma le risorse che la politica dice di poter dedicare alla sanità saranno davvero sufficienti a rispondere al crescente fabbisogno di salute della popolazione?

Niente incrementi da record, ma spesa sanitaria che rallenta sul Pil

I numeri indicano che il Fondo sanitario nazionale standard (Fsns) – cioè l’ammontare di risorse economiche necessarie a garantire i Livelli essenziali di assistenza utili a rispondere alla domanda di salute della popolazione – passerà dai € 136,5 miliardi del 2025 ai € 143,1 miliardi nel 2026, con un incremento di € 6,6 miliardi (+4,8%) e un rifinanziamento aggiuntivo di € 2,4 miliardi sul livello vigente.
Il trend proseguirà nel biennio successivo, con ulteriori € 2,65 miliardi sia nel 2027 sia nel 2028, portando il totale a € 7,7 miliardi nel triennio.

Tabella 1. Elaborazione su dati Mef (Ministero Economia e Finanze)

A ben vedere, però, la dinamica di crescita reale rimane modesta. Soprattutto se la spesa prevista viene rapportata al Pil (prodotto interno lordo).

In effetti, se la spesa sanitaria arriverà al 6,16% nel prossimo anno, già nel 2028 andrà sotto la soglia psicologica del 6% toccando i 5,93 punti percentuali. Come a dire che, invece di andare in avanti anche tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione e dell’incremento di bisogno di salute, si fanno grandi passi da gambero in direzione pre-pandemica.

La spesa sanitaria cresce in valori nominali, ma resta inferiore al ritmo dell’inflazione e del fabbisogno reale

Ancora, è bene notare che i numeri propinati dai megafoni della politica ottobrina a caccia di consensi in vista delle amministrative in alcune regioni-chiave vanno letti bene e con attenzione. Facendolo, si scopre che il reale aumento per la spesa sanitaria proposto dalla bozza della legge di Bilancio non sono quei 6,6 miliardi ottenuti dal semplice raffronto tra Fsns 2026 e Fsns 2025. La cifra che potrebbe essere stanziata in più, infatti, ammonta a soli 2,4 miliardi di euro, giacché gli altri 4,4 miliardi erano già previsti dagli stanziamenti delle “manovre finanziarie” precedenti.

Personale sanitario: nuove assunzioni, indennità e prestazioni aggiuntive

Il personale rappresenta il cuore del capitolo sanitario della manovra.
L’articolo 70 del DDL autorizza € 450 milioni annui dal 2026 per assunzioni straordinarie nel Servizio sanitario nazionale: circa 1.000 nuovi medici e oltre 6.000 professionisti sanitari, con priorità alle Regioni con maggiori carenze di organico.
L’obiettivo, si legge nel testo, è “rafforzare la capacità di erogazione dei servizi territoriali e ospedalieri” e garantire la piena attuazione delle Case di Comunità finanziate dal Pnrr.

In parallelo, l’articolo 69 della bozza della legge di Bilancio incrementa l’indennità di specificità sanitaria con € 280 milioni annui, ripartiti in:

  • € 85 milioni ai medici e veterinari,
  • € 195 milioni al personale infermieristico,
  • € 8 milioni ai dirigenti sanitari non medici,
  • € 58 milioni alle professioni sanitarie del comparto tecnico e socio-sanitario.

Secondo le simulazioni ministeriali, gli aumenti medi annui saranno di € 3.000 lordi per i medici, € 1.630 per gli infermieri, € 490 per i dirigenti sanitari non medici.
Si aggiunge la proroga delle prestazioni aggiuntive (straordinari) per € 143,5 milioni, di cui € 101,9 milioni ai medici e € 41,6 milioni al personale sanitario del comparto.

Secondo le simulazioni ministeriali, gli aumenti medi annui saranno di € 3.000 lordi per i medici, € 1.630 per gli infermieri, € 490 per i dirigenti sanitari non medici

Come direbbero a Milano “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. O, come ha rilevato la Fondazione Gimbe, “un segnale politico positivo, ma insufficiente” per affrontare una volta per tutte il nodo della carenza medici. Che, poi, è anche una delle ragioni che determinano le interminabili liste d’attesa per le prestazioni sanitarie nella sanità pubblica. Liste che in alcuni casi limite rilevati dall’indagine di Cittadinanzattiva pubblicata a luglio 2024, riportava una media di 498 giorni per l’ecografia addome programmabile nell’Azienda Universitaria Friuli Centrale, piuttosto che 427 i giorni in media di attesa per una visita cardiologica programmabile nella Azienda Sanitaria 3 Ligure.

Prevenzione e salute mentale: 486 milioni e nuovi screening oncologici

Una notizia positiva, se sarà confermata con la conversione del DDL in legge dello Stato, riguarda la prevenzione. La Manovra destinerebbe infatti € 486 milioni per la prevenzione sanitaria, portando la quota del Fondo sanitario nazionale destinata a questo capitolo di spesa dal 5% al 5,4%.
Il tutto nell’ottica di coprire l’estensione degli screening oncologici previsti dai Lea. In particolare:

  • tumore della mammella (fasce 45–49 e 70–74 anni),
  • tumore del colon-retto (70–74 anni),
  • tumore del polmone, nell’ambito del programma nazionale sperimentale.

Sono inoltre previsti € 120 milioni di euro per campagne vaccinali e di prevenzione e € 80 milioni nel 2026 per il Piano nazionale per la salute mentale, che saliranno a € 90 milioni dal 2028.
Aumenti anche per il fondo dedicato alle cure palliative, che sarà incrementato di €10 milioni, fino a €130 milioni annui.

Farmaceutica e dispositivi: tetti rivisti e stop al payback

Uno dei passaggi più attesi del DDL Bilancio riguarda il comparto farmaceutico. Il tetto di spesa complessivo viene aumentato dal 15,3% al 15,55%, pari a € 350 milioni aggiuntivi.
Più in dettaglio, la spesa per farmaci acquistati direttamente dalle strutture pubbliche salirà all’8,5% (+0,2%), mentre quella per la spesa convenzionata passerà al 6,85% (+0,05%).
Viene inoltre sospeso il payback dell’1,83% ed eliminato definitivamente quello del 5%, misure attese da tempo dalle aziende del settore.

Il tetto di spesa complessivo per i farmaci viene aumentato dal 15,3% al 15,55%, pari a € 350 milioni aggiuntivi

Nessuna menzione invece in merito all’annoso e super-discusso payback del settore dei dispositivi medici. Come a dire che l’Sos lanciato dal comparto – eliminare definitivamente il payback relativo agli anni 2019-2024 e quello futuro per non mettere a rischio la tenuta delle imprese – non più tardi dello scorso settembre non ha fatto alcuna presa sui tavoli del ministero di via XX settembre.

Siringhe, ecografi e tac però potrebbero veder aumentato il tetto di spesa dello 0,2% – dal 4,4% al 4,6% – per un valore stimato di € 280 milioni di euro in più.
Prevista anche la revisione delle tariffe dei Drg (ricoveri ospedalieri), con 350 milioni di euro destinati ai sistemi di remunerazione per acuti e post-acuti, e 100 milioni nel 2026 (che saliranno a 183 milioni dal 2027) per aggiornare le tariffe di specialistica ambulatoriale e protesica.

Privati, ospedali, farmacia dei servizi e digitalizzazione: un mosaico da oltre 900 milioni

Dal 2026 si amplia la quota di spesa per l’acquisto di prestazioni da soggetti privati accreditati, che sale di un punto percentuale, fino al 6,5% rispetto ai valori del 2011, pari a circa 780 milioni di euro aggiuntivi.
Parallelamente, vengono stanziati 50 milioni l’anno per la stabilizzazione della farmacia dei servizi, 70 milioni al Bambino Gesù, e 20 milioni per la sperimentazione di modelli gestionali negli ospedali di rilievo nazionale e negli Irccs pubblici.

L’articolo 85 del DDL istituisce infine la piattaforma nazionale per la telemedicina, con 20 milioni di euro annui ad Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali).

A questi si sommano € 985.000 nel 2026 e € 793.000 dal 2027 per il completamento delle infrastrutture per lo scambio transfrontaliero di ricette elettroniche, referti e dati clinici attraverso il sistema Tessera Sanitaria.

Il percorso parlamentare e la doppia corsia con il DL Anticipi

Ma cosa accadrà ora al DDL Bilancio? E quali tempi sono previsti per la sua conversione in legge?

Sul piano procedurale il testo andrà prima in Aula per lo stralcio degli articoli che non prevedono oneri, i quali potrebbero diventare provvedimenti separati. In seguito, sarà assegnato alla commissione Bilancio del Senato e saranno designati i relatori. La prassi prevede che si tratti di parlamentari appartenenti alle forze di maggioranza e, nel caso di specie, questi dovrebbero essere attribuiti a Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati.

Nel corso dei prossimi giorni sarà calendarizzato l’avvio del consueto ciclo di audizioni nelle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato

Nel corso dei prossimi giorni sarà calendarizzato l’avvio del consueto ciclo di audizioni nelle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Così come, a breve, sarà esaminato contestualmente il decreto-legge Economia-bis/Anticipi, provvedimento che tradizionalmente accompagna il DDL Bilancio per permettere l’immediata entrata in vigore di determinate misure, trovando le coperture finanziarie nella legge di Bilancio”.

Il SSN resta in apnea

Nel complesso, la manovra 2026 segna un aumento delle risorse sanitarie, ma non una vera svolta. A conti fatti, la spesa sanitaria cresce in valori nominali, ma resta inferiore al ritmo dell’inflazione e del fabbisogno reale, stimato da Gimbe in oltre 6,8 miliardi già nel 2026.

La cosa che lascia maggiormente a desiderare e che fa riflettere è lo scollamento che appare tra livello regionale e livello statale.

Permane lo scollamento tra Stato e Regioni nella programmazione delle risorse sanitarie

Le Regioni, chiamate a gestire sul territorio il bisogno di salute dei propri cittadini, continuano a segnalare criticità pesanti in tema di personale, liste d’attesa e diseguaglianze territoriali. Lo Stato, che dovrebbe legiferare e stanziare fondi sulla base delle richieste del territorio, pare invece ragionare solo per massimi sistemi. Quasi a sembrare sordi e ciechi rispetto all’impellente e non più procrastinabile imperativo di una riforma strutturale della sanità pubblica nazionale. Con interventi che non puntino solo a un sacrosanto finanziamento più adeguato, ma anche a nuove forme di governance che permettano non solo di traghettare, ma anche di trasformare il SSN. È un signore di quasi 40 anni che si merita un bel check-up e non solo delle punturine che ne rinfreschino il viso.

Prevenzione delle ICA in sala operatoria: il 28 novembre una giornata formativa ad Ancona

Si terrà il 28 novembre 2025, presso l’Auditorium dell’A.O.U. delle Marche (Ancona), una giornata dedicata a “Prevenzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) nelle sale operatorie: progettazione, monitoraggio e concetti di igiene ambientale”.

L’incontro offrirà contenuti tecnici al mattino e lavori di gruppo nel pomeriggio, con l’obiettivo di condividere strumenti pratici per la gestione dei monitoraggi ambientali microbiologici, chimici e fisici, oltre ai requisiti per la progettazione e la convalida delle sale operatorie.

Tra i temi al centro della discussione:

  • fonti di contaminazione e vie di trasmissione;
  • buone pratiche comportamentali;
  • requisiti per la gestione dell’aria;
  • correlazione tra tipologia di sala operatoria e incidenza delle infezioni;
  • monitoraggi ambientali interni o affidati a laboratori esterni.

La giornata è rivolta a progettisti, ingegneri clinici, direzioni sanitarie, specialisti in igiene ospedaliera, personale di sala operatoria, CICA (Comitato Infezioni Correlate all’Assistenza) e ai servizi di prevenzione e protezione.

L’iniziativa nasce per favorire una collaborazione multidisciplinare tra professionisti sanitari, progettisti e laboratori, al fine di promuovere sicurezza, qualità e innovazione nelle pratiche di controllo della contaminazione ed è organizzata grazie alla collaborazione dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC), nella persona del referente regionale Mosé Carboni, e dell’Associazione per lo Studio ed il Controllo della Contaminazione Ambientale (ASCCA).

Per maggiori informazioni sull’evento e sull’iscrizione, clicca qui

Nuovi controlli INPS su Legge 104:  FISH e FAND chiedono lo stralcio della norma

FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) esprimono forte disappunto per la norma che affida all’INPS la verifica dei requisiti sanitari dei dipendenti pubblici beneficiari della Legge 104/1992.

Il recente provvedimento normativo affida, infatti, all’INPS, su richiesta del datore di lavoro, il compito di verificare la permanenza dei requisiti sanitari che danno diritto ai permessi previsti dalla Legge 5 febbraio 1992, n. 104, per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Secondo le due Federazioni, la norma rischia di introdurre una logica di controllo e favorire un clima di sfiducia nei confronti dei lavoratori che assistono familiari con disabilità, stravolgendo lo spirito originario della Legge 104, fondata sulla solidarietà familiare e sull’inclusione sociale.

FISH e FAND chiedono con forza al Governo e al Parlamento di stralciare il comma 8 dell’articolo 129 della Legge di Bilancio e di aprire un tavolo di confronto

“È inaccettabile – dichiarano Vincenzo Falabella, presidente della FISH e Nazaro Pagano, presidente della FAND – che si possa arrivare a subordinare l’esercizio di un diritto fondamentale a ulteriori verifiche promosse dai datori di lavoro. La persona con disabilità e la sua famiglia non possono essere trattate come oggetto di sospetto. Questa impostazione rischia di creare un clima di tensione e di sfiducia, minando la serenità e la dignità di chi quotidianamente si fa carico di situazioni di grande fragilità.”

Falabella aggiunge: “Comprendiamo l’esigenza di garantire correttezza e trasparenza, ma il modo in cui questa norma è concepita è sbagliato nel principio e nel metodo. Non si può introdurre un sistema che, di fatto, consente controlli discrezionali e ripetuti su persone già sottoposte a un percorso sanitario e amministrativo complesso. È necessario invertire la rotta e riaffermare che la Legge 104 non è un privilegio, ma uno strumento di civiltà.”

Le Federazioni evidenziano inoltre che la previsione di convenzioni onerose tra INPS e le singole amministrazioni pubbliche per l’effettuazione delle verifiche rappresenta un inutile aggravio economico e burocratico, in contrasto con gli obiettivi di semplificazione e razionalizzazione della pubblica amministrazione.

FISH e FAND chiedono con forza al Governo e al Parlamento di stralciare il comma 8 dell’articolo 129 della Legge di Bilancio e di aprire un tavolo di confronto con le rappresentanze delle persone con disabilità e delle loro famiglie, al fine di individuare soluzioni condivise, eque e rispettose dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. “La disabilità – conclude Falabella – non può essere gestita con strumenti di controllo, ma con politiche di fiducia, sostegno e responsabilità condivisa. Chiediamo un confronto immediato per correggere una norma che rischia di riportarci indietro di decenni sul piano dei diritti e della civiltà giuridica.”

Legge di bilancio. La FNO TSRM e PSTRP chiede maggiori tutele per le professioni sanitarie

La Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP) interviene con una nota indirizzata al Governo e ai Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, in merito alla manovra di Bilancio 2026, chiedendo maggiore attenzione alle esigenze delle professioni sanitarie rappresentate.

Pur accogliendo con favore le previsioni di reclutamento, potenziamento e incremento di risorse destinate al personale sanitario, la Federazione nazionale avanza alcune proposte per migliorare il provvedimento e renderne gli effetti più efficaci, a tutela della salute pubblica.

La Federazione FNO TSRM e PSTRP accoglie le misure per il personale sanitario, ma chiede interventi per garantirne maggiore efficacia

La FNO TSRM e PSTRP sottolinea la necessità di rendere espliciti il ruolo e il contributo delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale. Di seguito le proposte:

  • Salute mentale (art. 65). Per il ‘Piano nazionale di azioni per la salute mentale’ la Federazione chiede di prevedere in modo esplicito all’interno dei piani di assunzione per le professioni sanitarie a essa afferenti, che lavorano all’interno dei Servizi di salute mentale;
  • Farmacia dei servizi (art. 68). Affinché le farmacie, eroghino prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, in modo inclusivo e partecipato, si chiede di integrare tale disposizione, prevedendo esplicitamente, che anche le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione possano operare all’interno di tali strutture, applicando i requisiti di accreditamento. Inoltre, la FNO TSRM e PSTRP propone, sulla scia di questa grande rivoluzione culturale volta alla valorizzazione della prossimità, di riconoscere, con le medesime finalità altri presidi come le ortopedie sanitarie dei servizi, diffusamente presenti sul territorio.
  • Indennità del personale del SSN (art. 69). La richiesta mira a regolamentare e specificare che siano ricompresi adeguamenti retributivi rivolti al personale delle professioni sanitarie tecniche, della prevenzione e della riabilitazione;
  • Assunzioni del ruolo sanitario per il SSN (art.70). Si chiede di ricomprendere, in modo esplicito, nei piani di assunzione anche il personale delle professioni sanitarie tecniche, della prevenzione e della riabilitazione;
  • Pronto soccorso (art. 71). Si sollecita l’inserimento nei fondi destinati alla premialità e alle indennità anche per chi, fra le professioni TSRM e PSTRP, lavora nei pronto soccorso;
  • Telemedicina (art.85). Si chiede di ricomprendere espressamente anche i professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione tra gli operatori interessati al potenziamento e l’efficientamento dei servizi di telemedicina;
  • Abolizione del vincolo di esclusività. Si propone di inserire in Manovra una disposizione volta ad estendere agli esercenti delle professioni sanitarie, con rapporto di lavoro a tempo pieno o parziale presso le strutture sanitarie pubbliche, la facoltà di esercitare attività libero-professionale al di fuori dell’orario di servizio;
  • Flat tax. Nella nota si chiede, inoltre, di inserire la disposizione per l’adeguamento della detassazione al 5% degli straordinari anche per le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, attualmente prevista solo per alcune figure professionali.
Diego Catania

La Federazione, all’interno della nota, annuncia l’intenzione di presentare emendamenti al fine di rendere il testo definitivo realmente inclusivo, comprendendo le richieste dei professionisti sanitari rappresentati.

Diego Catania, Presidente della FNO TSRM e PSTRP, nell’affermare che tutte le professioni sanitarie hanno pari dignità nel sostentamento del Sistema sanitario nazionale osserva: «I professionisti sanitari appartenenti agli Ordini TSRM e PSTRP rappresentano un pilastro importante del nostro Sistema Salute, per il mantenimento e il potenziamento dell’assistenza sanitaria sul territorio. Ci rivolgiamo alle Istituzioni, chiedendo di fare la propria parte, includendo anche le nostre professioni sanitarie all’interno delle disposizioni previste in Manovra, al fine di garantire una presenza coerente delle specificità e competenze, per costruire un sistema sanitario più equo ed efficiente, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e valorizzare tutti i professionisti sanitari, nessuno escluso».

Masterpharm 25: un laboratorio di idee e reti per rispondere alle complessità organizzative 

Masterpharm è un laboratorio di idee che ha l’obiettivo di connettere i problemi con le risposte già esistenti, e di collegare la periferia al centro assicurando una copertura di rete ai servizi sanitari. Abbiamo sviluppato questo laboratorio in questi giorni a Torino parlando di introduzione concreta delle nuove tecnologie nei percorsi organizzativi, confrontando i modelli italiani di management sanitario con quelli internazionali, approfondendo il tema del partenariato pubblico-privato. Inevitabilmente abbiamo proseguito il dialogo sulle nuove competenze delle farmacie ospedaliere a livello internazionale, inoltrandoci anche sulla domanda su come implementare l’intelligenza artificiale nell’ambito della sanità. Il risultato finale è chiaro: abbiamo bisogno di reti, di concretezza, di pensiero collaborativo e risolutivo. Solo così risolveremo i problemi sempre più complessi che oggi la sanità nazionale ci pone di fronte”: è così che Francesco Cattel (ideatore dell’iniziativa e Direttore Generale dell’ASL VCO) sintetizza l’andamento del secondo modulo di Masterpharm ‘25 Modelli integrati a confronto: HTA, HTM e Lean Management dall’Italia e dal Mondo – appena concluso a Torino. 

Abbiamo bisogno di reti, di concretezza, di pensiero collaborativo e risolutivo

L’evento ha registrato la partecipazione di oltre duecento esperti e professionisti, operatori sanitari e rappresentanti del mondo della produzione, insieme a presidenti di varie società scientifiche (SIFO, SIFACT, SIHTA, AIIC), ricercatori (tra cui Guido Putignano, opinion leader nell’ambito dell’intelligenza artificiale) e specializzandi in farmacia ospedaliera.

La Regione Piemonte è stata grande protagonista della due giorni con la presenza dell’Assessore Federico Riboldi, con il Coordinatore del suo staff Fabrizio Priano, con il presidente della Commissione Bilancio del Consiglio Regionale, Roberto Ravello, con il Direttore Generale di Azienda Zero, Adriano Leli, e con gli interventi di numerosi Direttori generali di ASL regionali, da Carlo Picco a Francesco Marchitelli.

Ha sottolineato Cattel: “L’impostazione che la Regione Piemonte ha dato nell’ambito sanità è quella di creare un gruppo di direttori generali che creino rete, si coordino tra di loro e generino valore tangibile. E credo che il dialogo di questi giorni sia proprio stato il territorio di coltura e di crescita di un modo comune di pensare alla sanità territoriale”. Un dialogo che Paolo Petralia (ViceDirettore Vicario di FIASO), ha plaudito perché “ha espresso la capacità di porre in relazione la complessità dei problemi con il valore specifico e le competenze dei tanti professionisti coinvolti. Tenere insieme le persone è la prima caratteristica propria di un manager che deve esprimere leadership e capacità attitudinali. La seconda caratteristica è la capacità di misurare per dare oggettività alle cose, per governare i processi, per dare evidenza e non discrezionalità alle cose”.

I temi chiave 

Reti oncologiche e reti cardiologiche, lean management in sala operatoria, farmacia ospedaliera sempre più interconnessa con i dipartimenti ospedalieri, esperienze di procurement avanzato e innovativo, formazione degli operatori ed HTA: queste sono solo alcune delle esperienze capaci di “ridurre sprechi, creando flussi stabili di efficientamento dei processi” che sono state condivisi al Masterpharm 25. E in tutto questo, come sottolineato da Adriano Leli, c’è poi il contributo dell’intelligenza artificiale, che ormai permea tutte le attività nel comparto salute, non solo sanitarie.

Una delle sessioni più interessanti e seguite dell’evento torinese è stata Masterpharm incontra, un format di confronto su ricerca e sperimentazione clinica a cui hanno dato il loro contributo l’Assessore Riboldi, ma anche una serie di esperti, accademici e rappresentanti del mondo della produzione (tra cui Francesca Patarnello, AstraZeneca; Giovanni Giuliani, Roche, Emanuele Pria, Gilead), oltre a Eugenio di Brino (ALTEMS), Antonio Maconi (Commissario procedura IRCSS, Regione Piemonte) e Marta Betti (Referente Clinica Trial, AOU Alessandria). Durante la sessione Fabrizio Priano ha confermato che Azienda Zero sta per definire un Bando di evidenza pubblica con una manifestazione di interesse per partecipare ai tavoli regionali di ascolto e collaborazione con le aziende ad alto grado di innovazione (farmaceutiche che di tecnologie per la salute). “C’è necessità – ha sottolineato Priano – di un confronto costante tra istituzioni e industria per elaborare strategie comuni di innovazione: la Regione Piemonte grazie all’assessore Riboldi è una delle prime regioni che si muove in questo senso e speriamo possa essere un ulteriore tassello verso una sanità universale e moderna e che possa curare tutti con i migliori risultati”. 

Le tavole rotonde conclusive

Masterpharm 25 è terminato con due tavole rotonde finali. La prima relativa al rapporto tra giornalismo, comunicazione e sanità nel corso della quale Cattel ha evidenziato che “la sanità è una presenza costante nei mass media e quindi bisogna tutti insieme comprendere come debba essere oggi coltivato il rapporto tra istituzioni della sanità, operatori e giornalisti, per recuperare un linguaggio tecnico facilmente divulgabile, trasparente e sincero rispetto al cittadino”.

La sanità è una presenza costante nei mass media e quindi bisogna tutti insieme comprendere come debba essere oggi coltivato il rapporto tra istituzioni della sanità, operatori e giornalisti

La seconda invece a cui hanno partecipato Agenas, Ministero della Salute e Società scientifiche – con Americo Cicchetti e Francesco Saverio Mennini – per comprendere come le proposte delle società scientifiche possono contribuire allo sviluppo di una legislazione ed una normativa rispondente ai bisogni di cittadini ed operatori. 

HTA, tra presente e futuro 

L’Health Technology Assessment è stato uno dei grandi temi di Masterpharm 25, anche alla luce del Nuovo Regolamento Europeo 2021/2282. Oltre agli approfondimenti di sistema, a Torino è stata anticipata una progettualità concreta che riguarda la ASL VCO, di cui Francesco Cattel è Direttore generale: “Abbiamo deciso di avviare un percorso formativo culturale all’interno della nostra ASL – ha precisato Cattel – affinché i dipendenti siano parte consapevole e attiva dei processi di assessment sulle tecnologie”. 

Il percorso formativo è stato messo a punto e presentato da Eugenio di Brino e Paolo Sciattella, esperti della Società Italiana di Health Technology Assessment-SIHTA. Come dunque SIHTA sta supportando ASL VCO nella formazione dei suoi dipendenti all’HTA? “In primo luogo, SIHTA ringrazia e plaude la dirigenza della ASL VCO per l’interesse nei confronti dei processi di HTA”, risponde Sciattella, “In accordo con il Direttore generale abbiamo disegnato un percorso su tre livelli che coinvolge tutta l’Azienda: i decisori strategici saranno formati su regole e governance, i direttori di struttura sull’integrazione nei processi decisionali e i professionisti clinici sull’applicazione operativa con casi d’uso. L’obiettivo condiviso è quello di rendere l’HTA lo standard di lavoro per valutare e adottare l’innovazione a beneficio dei cittadini”.

Infermieri, la busta paga continua a essere magra

«Un momento importante quello della firma definitiva al CCNL del comparto sanità 2022-2024, soprattutto per la prospettiva che apre. Ci permette subito, infatti, di sbloccare l’iter della prossima tornata 2025-2027, come avevamo auspicato fin dall’inizio». È il commento di Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, il sindacato degli infermieri, dopo la sottoscrizione del contratto all’Aran (l’ente pubblico che per conto dello Stato tratta e firma i Contrati Collettivi Nazionali di Lavoro, ndr). «Un accordo – sottolinea Bottega – che peraltro contiene al suo interno tutta una serie di novità normative e sul piano dei diritti che ci avevano convinto subito della bontà dell’intesa, al netto delle purtroppo poche risorse stanziate».

«L’intenzione – prosegue il segretario – adesso è quella di chiudere la negoziazione 2025-2027 entro il 2026. Una novità assoluta che ci consentirà di aggiungere un nuovo mattone per ridurre in modo più deciso la perdita di potere d’acquisto che l’inflazione ha creato. Finalmente saranno adeguati gli stipendi degli infermieri entro un anno e quindi entro la vigenza del contratto. Il nuovo CCNL infatti non richiederà grande lavoro, visto che il più è stato fatto con questa tornata appena chiusa. Si tratterà di aggiornare la parte economica alla luce di quanto già stanziato e di quanto stanzierà la manovra in discussione».

Positive le novità in tema di libera professione

Il Nursind ha difeso le diverse novità del CCNL appena sottoscritto, a cominciare da quelle inerenti la libera professione, «anche se siamo in attesa – precisa il segretario – di una proroga per svolgere l’attività extra istituzionale pure a partire dal nuovo anno. Non solo, ma abbiamo espresso apprezzamento sulle prestazioni aggiuntive con una tariffa unica nazionale di 50 euro l’ora, l’attività di collaborazione, la definizione di obiettivi e strumenti per l’age management (la gestione di un’azienda sulle differenze di età tra i lavoratori ndr), la disciplina sperimentale delle ferie fruibili a ore e la possibilità di cederle anche per assistere parenti di primo grado (ferie solidali) e, infine, il patrocinio legale per i casi di aggressione».

Il nuovo CCNL non basta: servono risorse per fermare la fuga dalla professione

«Non dimentichiamo poi – conclude Bottega -, oltre a una migliore disciplina delle ferie contenuta in questo contratto, tutte le novità riguardanti il sistema degli incarichi. E per finire l’equiparazione sul fronte dell’indennità di specificità delle ostetriche agli infermieri».

L’indagine Nursind sugli stipendi

Per mettere in luce il problema delle buste paga non adeguate a questa professione importante e delicata, il Nursind ha recentemente pubblicato una indagine sul tema. Il focus, curato oltre che dal segretario Bottega, anche da Girolamo Zanella, consulente economico del Centro studi Nursind, ha preso in esame tutte le voci degli stipendi degli infermieri nel corso di 35 anni.

 «Gli stipendi degli infermieri sono inaccettabilmente magri per colpa della pesante erosione che subiscono da 35 anni a questa parte. Non ci si può meravigliare dunque se stiamo pagando il conto in termini di carenza di personale, ma non possiamo neppure rimanere a guardare di fronte all’impoverimento crescente del nostro SSN» denunciano gli autori del focus .

La pesante erosione degli stipendi degli infermieri registrata negli ultimi 35 anni è all’origine dell’attuale carenza di personale

La ricerca, numeri alla mano, dimostra l’entità delle cifre in ballo: «Sono considerevoli, arriviamo fino a 10mila euro in meno per un infermiere neo assunto e a quasi 16mila euro per un professionista con 40 anni di servizio, rispetto agli stipendi degli anni Novanta, rapportati  al tasso di inflazione media riportato dall’Istat (Tabelle 1 e 2)», sottolinea la ricerca.

Tabella 1. Differenza di stipendio per infermiere a inizio carriera [Fonte: Indagine Nursind 2025]

Tabella 2. Differenza di stipendio per infermiere con 40 anni di servizio [Fonte: Indagine Nursind 2025]

Essenziale il riconoscimento delle alte professionalità

I calcoli del Centro studi Nursind (Tabella 3) rivelano come, rispetto al valore assoluto attualizzato alle stime di rivalutazione Istat 2024, nel passaggio dal sistema dei livelli a quello delle categorie (con le fasce di progressione interna) prima e delle aree dopo, la differenza di stipendio  tra il livello più alto e quello più basso è passata dal 70% (31.12.1990) a circa il 40% tra la Categoria Ds e la categoria A (periodo 1998 – 2018), fino ad arrivare a circa il 26% di gap tra l’Area dei professionisti della salute e dei funzionari e l’Area del personale di supporto (1.1.2023).

Tabella 3. Dati indagine Nursind 2025

Oltre alla penuria di fondi, a intaccare il portafoglio degli infermieri ci sono state scelte gestionali e politiche che negli anni hanno causato “una distribuzione a pioggia delle risorse, senza spazio per il merito, oltre a provocare un grave appiattimento verso il basso, con una penalizzazione dei profili più alti e qualificati rispetto ai profili bassi. Scelte che hanno ridotto notevolmente il gap tra i vari livelli, categorie, aree” afferma la ricerca Nursind, sottolineando che merito e competenze professionali non sono state così riconosciute.

Il Nursind chiede misure strutturali per valorizzare le alte professionalità infermieristiche

In sostanza, considerando un ex livello 6 neoassunto, “tra il 1990 e oggi un infermiere ha perso 1.135 euro come stipendio base e 1.320 alla luce delle altre voci del trattamento fondamentale, per un totale di quasi 2.500 euro (Tabella 4).

Tabella 4. Differenza stipendio per infermiere neoassunto [Fonte: Indagine Nursind 2025]

Cifre che aumentano se prendiamo in considerazione, ad esempio, un infermiere con 40 anni di anzianità. «In questo caso, a parità à di stipendio base, la perdita equivale a più di 8.500 euro (Tabella 5)», spiega Zanella.

Tabella 5. Differenza stipendio per infermiere con 40 anni di anzianità [Fonte: Indagine Nursind 2025]

Lo studio ricorda poi come le varie riforme negli anni abbiano inciso sui diversi istituti stipendiali integrativi. «Ancora una volta – sottolinea Bottega – il risultato è penalizzante per gli infermieri». Tra queste voci, ad esempio, figura il plus orario che negli anni è stato sostituto con il Fondo per la produttività. «Un passaggio per nulla indolore per le tasche dei professionisti: nel caso di un infermiere neoassunto la perdita economica per un’ora di lavoro aggiuntivo a settimana supera i 1.500 euro annui di stipendio, per due ore aggiuntive settimanali i 5mila euro. Nel caso invece di un infermiere con 40 anni di servizio queste cifre diventano rispettivamente oltre 2.150 e oltre 6.200 euro annui di perdita (Tabella 6)».

Tabella 6. Differenze economiche per un infermiere neoassunto e/o a 40 anni di servizio tra il sistema del plus orario e l’attuale istituto della produttività [Fonte: Indagine Nursind 2025]

Le proposte per un cambio di rotta

Penalizzate anche le indennità del salario accessorio, ferme agli anni Novanta: a cominciare da quella giornaliera per infermieri operanti su triplo turno (si perdono al giorno 4,74 euro), fino a quella riservata a chi opera nei servizi di malattia infettiva (6,35 euro al giorno). Le condizioni disagiate vanno riconosciute.

Commenta Bottega: «È necessario agire e farlo in fretta per poter arrestare la fuga di infermieri verso altre professioni e riaccendere l’interesse dei giovani per il nostro lavoro”. Qualche proposta?  «C’è già il sistema degli incarichi, mutuato dal CCNL della dirigenza. – prosegue Bottega – Ma servono le risorse. Si riuscirebbe così a far decollare l’area dell’elevata qualificazione. Gli incarichi nella nostra professione sono di tipo organizzativo (caposala) o professionale, quando un infermiere ha competenze particolari per compiti delicati, come triage, stomatoterapia, terapie con ulcere difficili… Sono figure che prima non erano  riconosciute, ora con l’ultimo contratto vengono definite esperte o specializzate.

Senza fondi, gli infermieri restano esclusi dalle qualificazioni elevate: servono investimenti sulla crescita

Sarebbe il giusto modo per dare un riconoscimento al personale con livelli più alti di formazione in termini sia di carriera che economici».

«Andrebbe creato un fondo contrattuale specifico in cui far confluire anche quelle risorse dei differenziali economici e delle indennità fisse e continuative che fanno capo al fondo del personale laureato. – conclude Bottega – La mancanza di fondi non permette agli infermieri di accedere all’area delle qualificazioni elevate, come una vicedirigenza. Ora dobbiamo investire sui livelli più alti, sostenere il percorso di crescita professionale aiutando gli infermieri laureati». Ma la strada sembra ancora lunga.

Droni salvavita: la frontiera futura della logistica sanitaria

Nelle corsie degli ospedali e nei presidi sanitari delle aree più remote, il tempo non è soltanto denaro: può fare la differenza tra la vita e la morte. È in questo scenario che i droni si affacciano come nuovo alleato della logistica sanitaria, promettendo di ridurre in pochi minuti ciò che prima richiedeva ore su strada o via mare. In Svizzera, ad esempio, il trasporto di campioni biologici ha visto tempi di consegna scendere da 45 a 3 minuti grazie a rotte aeree autonome. In Italia, esperienze pilota, dall’Isola d’Elba fino alle zone montane toscane, stanno mettendo alla prova la possibilità di integrare i droni nella filiera del Servizio Sanitario Nazionale. Non più soltanto strumenti sperimentali, ma vettori potenzialmente cruciali per garantire l’accesso tempestivo a farmaci, emocomponenti e dispositivi salvavita, anche in condizioni difficili. Tuttavia, ci sono ancora dei nodi normativi da sciogliere.

Ne parliamo con Alessandro Iala, Ingegnere, Direttore Area Supporto ai Servizi Sanitari ed al Cittadino e Responsabile Transizione Digitale Azienda USL Toscana Nord Ovest.

Alessandro Iala

Ingegner Iala, qual è il principale valore aggiunto che vede nell’uso di droni per il trasporto di beni sanitari rispetto ai mezzi tradizionali, e come pensa si possa integrare nei processi clinici esistenti? Ci sono casi d’uso, in Italia o in Europa, o studi scientifici in merito?

«Il valore aggiunto fondamentale è la risoluzione del problema della distanza (insularità o comunità montane), garantendo la rapidità di consegna H24/7 di beni sanitari sensibili. In contesti definiti “aree interne” come l’Isola d’Elba, questa velocità è vitale; ad esempio, l’esperienza in Svizzera ha dimostrato una riduzione drastica dei tempi di trasporto dei campioni biologici, passando dai 15-45 minuti su gomma a soli 3 minuti via drone. Tale efficienza non solo migliora il servizio al cittadino ma consente anche di reimpiegare i professionisti, liberati dal tempo dedicato al trasporto, in attività più qualificate e costruttive per l’ospedale. L’integrazione nel processo clinico deve avvenire inserendo il trasporto via drone nella filiera di cura, garantendo la movimentazione fisica di materiali tra nodi certificati del Sistema Sanitario Nazionale (es. magazzini ASL, farmacie ospedaliere, presidi territoriali). In Europa, l‘uso è consolidato in Svizzera per i campioni biologici (Ticino, Zurigo). In Italia, sebbene in fase sperimentale, la ASL Toscana Nord Ovest, la ASL Centro e la ASL Sud Est stanno valutando tratte essenziali come Elba-Piombino, Firenze, Zone Montane necessarie per la scalabilità BVLOS (Beyond Visual Line of Sight)».

Quali sono le principali sfide tecniche o operative nel garantire che i droni possano consegnare beni sanitari in sicurezza, soprattutto considerando la catena del freddo, i rischi di contaminazione e deterioramento e la gestione dei materiali sensibili?

«Le sfide tecniche e operative si concentrano sull’affidabilità del mezzo e sulla conservazione dell’integrità del carico, data la natura sensibile dei beni (farmaci, campioni biologici, emocomponenti). È essenziale proteggere i materiali da variazioni di temperatura, vibrazioni e urti, elementi critici che possono causare deterioramento o contaminazione.

Affidabilità del mezzo e conservazione dell’integrità del carico sono cruciali, insieme alla base giuridica e certificatoria

La soluzione cruciale risiede nell’adozione delle Smart Capsule. Queste non sono semplici contenitori, ma strumenti altamente tecnologici dotati di Intelligenza Artificiale (AI), capaci di mantenere costanti i parametri interni e garantire la tracciabilità in tempo reale del materiale lungo tutto il tragitto. A livello tecnico-operativo, l’affidabilità richiede la ridondanza di sensori e sistemi multipli di controllo, gestendo al contempo le variabili logistiche di partenza e arrivo, come l’autonomia delle batterie e i punti di ricarica (vertiporti). Inoltre, gli incidenti documentati, come la caduta di un drone in un lago o in un parco a Zurigo, hanno imposto l’adozione di sistemi di sicurezza meccanici e acustici potenziati e una rigorosa gestione del rischio proattiva».

Secondo lei, in che modo si possono affrontare le questioni regolatorie e di compliance per operazioni BVLOS (“Beyond Visual Line of Sight”) in ambito sanitario e come pensa possa evolvere il quadro normativo in Italia, anche per certificazioni di sicurezza, nei prossimi anni?

«Le operazioni BVLOS sono indispensabili per rendere il servizio scalabile e non confinato a brevi tratte sperimentali. Affrontare la compliance richiede che la normativa sia vista non come un ostacolo, ma come una vera e propria infrastruttura essenziale e abilitante. Per superare le attuali incertezze giurisprudenziali e le resistenze, che spesso frenano l’operatore, è necessario creare un Tavolo Nazionale che coinvolga tutti gli stakeholder. Tale tavolo dovrebbe definire linee guida e impiegare l’Health Technology Assessment (HTA). L’HTA è fondamentale per inquadrare le sperimentazioni, valutare l’efficacia della tecnologia e fornire ai decisori politici i dati necessari per stabilire i requisiti di sicurezza e orientare la legislazione. Il quadro normativo evolverà verso la definizione di servizi standardizzati e non più solo sperimentali. Tuttavia, la sfida più grande nei prossimi anni sarà la creazione di una base giuridica e certificatoria per l’uso dell’Intelligenza Artificiale in sanità, essenziale per sistemi di volo e controllo avanzati, un elemento che al momento manca».

La normativa non deve essere vista come un ostacolo ma come una infrastruttura essenziale e abilitante

Chi ritiene debba essere coinvolto nella fase di progettazione e implementazione di un sistema di trasporto sanitario via drone (es. clinici, pazienti, autorità aeronautiche, fornitori tecnologici) per competenze e responsabilità e come pensa si possano coordinare?

«La progettazione e l’implementazione devono coinvolgere tutti gli attori della nostra triade (Tecnologia, Organizzazione, Persone) per garantire un approccio olistico e sistemico. Gli attori chiave includono: i decisori politici (per la visione e l’indirizzo strategico), le autorità aeronautiche (ENAC/ENAV) (per la sicurezza del volo e le rotte), i fornitori tecnologici (per le soluzioni Smart Capsule e di volo), e, crucialmente, i professionisti sanitari (medici, infermieri, farmacisti). Fondamentale è anche il coinvolgimento dei cittadini/pazienti per guadagnare fiducia e rispondere alle loro preoccupazioni, specialmente riguardo all’affidabilità di sistemi automatizzati che trasportano farmaci salvavita. Il coordinamento si ottiene definendo chiaramente ruoli e competenze e sfruttando il task sharing e il task shifting. Queste discipline permettono di ridistribuire le attività professionali, destinando il personale sanitario a compiti più qualificati, mentre il trasporto fisico viene delegato alla tecnologia. L’intero processo deve essere supportato da una formazione continua di tutti gli operatori».

Guardando avanti, come immagina il ruolo dei droni nella logistica sanitaria e quali innovazioni tecnologiche ritiene saranno determinanti per rendere scalabile questa soluzione e, per ultimo, quali sfide tecnologiche rimarranno aperte?

«Tra 5 e 10 anni, il ruolo dei droni non sarà più sperimentale, ma diverrà una componente integrante e consolidata del sistema logistico sanitario nazionale e regionale. Immagino reti di vertiporti coordinati capaci di gestire vari servizi avanzati, non limitati al solo trasporto, ma includendo anche la gestione delle emergenze e l’uso in caso di catastrofi. L’innovazione tecnologica determinante per la scalabilità sarà l’integrazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale. L’AI non solo garantirà l’autonomia decisionale e il controllo dei sistemi di volo, ma sarà supportata da hardware sempre più accessibile e potente (come i chip capaci di operare a Petaflop).

L’innovazione tecnologica determinante per la scalabilità sarà l’integrazione pervasiva dell’AI

Questo permetterà lo sviluppo di servizi avanzati a supporto del trasporto, come la telepresenza o la realtà aumentata per assistere il caregiver nella somministrazione di farmaci complessi. La sfida più grande che rimarrà aperta, pur non essendo puramente tecnologica, è la mancanza di una base giuridica e certificatoria chiara e definita per l’uso affidabile e sicuro dell’AI in sanità, oltre alla necessità di standardizzazione nell’integrazione dei dispositivi medicali».

Concluso a Shenzhen (Cina) il 6° congresso internazionale di ingegneria clinica 

“È stata una splendida edizione dell’ICETHMC, che ha confermato l’autorevole posizionamento di AIIC sullo scenario della comunità professionale internazionale. Mentre tutta la sanità si sviluppa cercando di interpretare ed utilizzare al meglio le opportunità offerte dalle tecnologie avanzate e dall’intelligenza artificiale, è risultato evidente al Congresso che è sempre più estesa e non rimandabile la necessità di avere professionisti capaci di gestire questo immenso processo di innovazione. Gli ingegneri clinici sono ovunque la risposta a questa urgenza”: queste sono le parole del presidente Umberto Nocco al momento della chiusura della sesta edizione del Congresso ICEHTMC, che si è tenuto a Shenzhen dal 17 ottobre.

All’evento – che nel 2019 era stato realizzato a Roma con il forte contributo organizzativo dell’ingegneria clinica italiana – hanno partecipato circa 1.000 professionisti da tutto il mondo. Tra i partecipanti era presente una delegazione AIIC di oltre venti specialisti e con una forte componente del Consiglio direttivo, tra cui Minniti, Lanzani, Poggialini, Giaconia, Fisher, Chiarolla, Traldi, Rizzetto e Puleo. AIIC è rimasta particolarmente soddisfatta per l’alto numero di paper italiani selezionati dal comitato scientifico ICEHTMC.

In una delle sessioni plenarie a Shenzhen il presidente AIIC ha proposto una lecture illustrando il “modello italiano di ingegneria clinica”, che si distingue per la forte integrazione tra pubblico e privato, per le relazioni con le istituzioni e con uno sguardo avanzato verso l’innovazione capace di miscelare performance e sostenibilità sociale, ambientale ed economica. 

In una delle sessioni plenarie a Shenzen Umberto Nocco ha proposto una lecture illustrando il modello italiano di ingegneria clinica

Stefano Bergamasco (in qualità di componente dell’Advisory Council della Global Clinical Engineering Association) ha sottolineato che “l’evento di Shenzhen si è qualificato soprattutto per le preziose occasioni di confronto tra professionisti che, pur vivendo contesti anche molto diversi per organizzazione dei servizi sanitari e gestione delle tecnologie biomediche, condividono problematiche comuni con l’obiettivo universale di garantire efficacia e sicurezza delle cure. Tra i momenti di confronto più concreti c’è stato il tradizionale appuntamento del Global CE Summit, in cui i delegati delle associazioni di ingegneria clinica partecipanti si sono confrontati sulle sfide più rilevanti da condurre nel prossimo biennio ed hanno identificato un panel di temi specifici su cui agire quali la condivisione delle conoscenze, il riconoscimento professionale dell’ingegneria clinica, l’accreditamento dei servizi all’interno degli ospedali, il governo dell’innovazione tecnologica, il rapporto con le istituzioni a livello locale e globale“. 

La riflessione conclusiva di Nocco dal Congresso ICEHTMC richiama l’attenzione sulla necessità di una gestione “universale ed equa dello sviluppo tecnologico in sanità. Da Shenzhen è infatti emerso l’obiettivo che la comunità degli ingegneri clinici dei Paesi più avanzati sia in grado di supportare i colleghi di Paesi meno sviluppati. Occorre cioè che lo sviluppo tecnologico non generi nuove disparità, ma sia in grado di imprimere uno slancio socio-economico anche in territori meno avanzati”. Questo sarà certamente uno dei temi al centro della settima edizione di ICEHTMC, che – come annunciato a Shenzhen – si terrà nel 2027 in una sede europea.

Nuovi LEA approvati dalla Stato-Regioni. Riboldi: «Un passo avanti verso un sistema sanitario più equo ed efficace»

Con l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni del nuovo decreto sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il Servizio Sanitario Nazionale si arricchisce di prestazioni fondamentali per la salute dei cittadini.

Federico Riboldi, Coordinatore Vicario della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, sottolinea: «Abbiamo lavorato per garantire un aggiornamento concreto, sostenibile e universalistico. Questo risultato rafforza il diritto alla salute in tutte le Regioni italiane».

Approvato in Conferenza Stato-Regioni il nuovo decreto sui LEA, che ora passa all’esame delle Commissioni parlamentari

Il provvedimento introduce un’importante estensione degli Screening neonatali, includendo tra le nuove patologie l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le immunodeficienze combinate gravi (SCID), due nuove prestazioni psicoeducazionali per i disturbi dell’alimentazione e nutrizione (sedute individuali e collettive), l’esenzione dal ticket per tre nuove malattie croniche (Sindrome Fibromialgica, Idrosadenite Cronica Suppurativa, Malattie polmonari da micobatteri non tubercolari) e il potenziamento dei test genetici oncologici e degli screening per tumori ereditari (es. seno, ovaio).

Orazio Schillaci e Federico Riboldi

«Ora la proposta approvata passa all’esame delle Commissioni parlamentari e poi le Regioni si impegneranno ad attuare tempestivamente le nuove disposizioni, aggiornando i sistemi di prenotazione e monitoraggio e avviando una campagna informativa per i cittadini. Anche il Piemonte farà la sua parte con responsabilità e rapidità, integrando i nuovi LEA nel Piano Socio-Sanitario 2025–2030 attualmente in fase di definizione. È un atto concreto che parla di qualità e universalità e di cui ringrazio il Governo Meloni, in particolare il Ministero della Salute, dimostrando attenzione e concretezza su temi delicati che riguardano la salute», ha concluso l’Assessore Riboldi.