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Valutazione performance aziende ospedaliere: la proposta di Agenas e Scuola Superiore Sant’Anna

L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’8 luglio a Napoli ha presentato la sperimentazione del sistema di misurazione e valutazione della performance delle aziende ospedaliere.

Milena Vainieri

“L’iniziativa è stata avviata su impulso di Agenas, che ha come compito istituzionale il monitoraggio e la valutuazione delle performance delle aziende sanitarie oltre che dei Servizi sanitari regionali – spiega Milena Vainieri, responsabile del Laboratorio Mes della Scuola Superiore Sant’Anna -. La sperimentazione, ispirandosi alle dimensioni della misurazione della qualità di Donabedian -ovvero struttura, processo ed esito -, si basa su due sistemi di misurazione consolidati – il Programma Nazionale Esiti e il Sistema di Valutazione dei Sistemi Sanitari Regionali, aggiungendo una prospettiva di analisi nuova, che fotografa l’assetto organizzativo e alcune scelte economico-gestionali delle aziende ospedaliere”.

“Valutare la performance dei servizi sanitari è tra i compiti istituzionali dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – dichiara Domenico Mantoan, Direttore Generale Agenas – la legge 145/2018 prevede che l’Agenzia realizzi un sistema di analisi e monitoraggio delle performance delle aziende sanitarie che includa la dimensione economico-gestionale, organizzativa, finanziaria e contabile, clinico-assistenziale oltre all’efficacia clinica e dei processi diagnostico-terapeutici, della qualità, della sicurezza e dell’esito delle cure. La sperimentazione presentata l’8 luglio da Agenas, in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è un punto di partenza importante per supportare le regioni e le aziende nell’analisi integrata e multidimensionale della performance dei servizi sanitari”.

“L’opportunità offerta dal PNRR – commenta Sabina Nuti, Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna – richiede al nostro Servizio Sanitario Nazionale e ai nostri sistemi sanitari regionali e aziendali un ulteriore sforzo di trasparenza e accountability. Solo il confronto pubblico sui risultati può permettere di indirizzare gli investimenti verso quei progetti che saranno capaci di restituire il maggiore valore aggiunto e di contribuire alla riduzione di quel divario di cittadinanza che è una delle priorità trasversali del Piano stesso.”

Il prototipo è stato applicato all’anno 2019 per avere il punto di partenza pre-pandemia e per verificare l’attendibilità e rilevanza dei nuovi indicatori introdotti con questo lavoro. L’analisi, a disposizione delle Regioni e delle Aziende Ospedaliere, riguarda circa 70 indicatori calcolati per 52 Aziende Ospedaliere, aziende per le quali sono presenti tutte le informazioni e i flussi economico-gestionali e organizzativi.

Obiettivi e prospettive della sperimentazione

Il rapporto rappresenta quindi una proposta metodologica di calcolo e rappresentazione dei risultati. Questa proposta verrà sviluppata, sulla base dei feedback raccolti, e aggiornata. Il lavoro presenta una guida alla consultazione degli indicatori e delle rappresentazioni di sintesi, oltre a riportare le modalità di calcolo degli indicatori relativi alla struttura e al processo.

“L’obiettivo del progetto è fornire strumenti che aiutino i policy maker a prendere decisioni, comprendendo i punti di forza e di debolezza di ciascuna azienda in un’ottica multidimensionale. Il modello si basa su sistemi di misurazione e valutazione consolidati nel panorama nazionale. In particolare, abbiamo considerato il Programma nazionale esiti (più conosciuto con l’acronimo PNE) e una serie di indicatori di processo che riguardano l’ambito clinico-assistenziale ma anche gestionale ed organizzativo come ad esempio gli indicatori relativi all’equilibrio di bilancio e alla gestione del personale, inclusi nel sistema di valutazione della performance del network delle regioni (più conosciuto come il bersaglio) – spiega Vainieri, responsabile del Laboratorio Mes -.

“Siamo partiti nel misurare la performance delle aziende ospedaliere perché i flussi amministrativi che riguardano l’assistenza ospedaliera sono consolidati; inoltre, concentrarsi su un livello assistenziale (invece che su tre), è più “semplice” per partire e validare il metodo”

Siamo partiti nel misurare la performance delle aziende ospedaliere perché i flussi amministrativi che riguardano l’assistenza ospedaliera sono consolidati; inoltre, concentrarsi su un livello assistenziale (invece che su tre), è più “semplice” per partire e validare il metodo. Abbiamo raccolto informazioni che sono già presenti e disponibili a livello nazionale trasformandole in un cruscotto di indicatori che permette di confrontare la performance della propria azienda con le altre aziende ospedaliere per ciascun ambito e indicatore, restituendo infine una fotografia complessiva attraverso le rappresentazioni di sintesi”.

performance aziende ospedaliere

Il framework teorico è quello usato a livello internazionale dalla maggior parte dei Paesi che vogliono misurare la performance a tutto tondo, con uno strumento che fornisca una guida sulle criticità

Come avete operato? “Il framework teorico è quello usato a livello internazionale dalla maggior parte dei Paesi che vuole misurare la performance a tutto tondo, con uno strumento che fornisca una guida sulle criticità. Questo approccio prevede tre ambiti: struttura, processo ed esito. La struttura l’abbiamo intesa come una fotografia delle scelte di assetto, anche del passato, delle aziende: la dimensione del personale, il grado di esternalizzazione, le politiche di investimento come ad esempio il ricorso a macchinari di proprietà oppure in leasing o locazione – sostiene la professoressa -. Poi abbiamo proceduto alla valutazione del processo attraverso una selezione di indicatori già presenti nel sistema del network delle regioni, aggiungendone altri di carattere gestionale rappresentando la performance complessiva con il bersaglio ed infine, per l’esito, abbiamo fatto ricorso ai 21 indicatori selezionati utilizzando la valutazione complessiva espressa dalla treemap del PNE. Ne deriva un cruscotto davvero utile, in cui le aziende ospedaliere possono leggere a colpo d’occhio qual è la performance ottenuta negli esiti e nei processi e metterla in relazione alle condizioni di partenza e alle scelte di assetto in ottica comparata”.

Il cruscotto può quindi servire ad aziende e regioni per comprendere dove mettere in campo azioni migliorative

Il cruscotto può quindi servire ad aziende e regioni per comprendere dove mettere in campo azioni migliorative: “Senza evidenze quantitative e senza un confronto, a volte è difficile capire se il risultato ottenuto dalla propria azienda è buono o può essere migliorato  – dice  Milena Vainieri -. Il sistema mette in luce che per alcuni indicatori, come le dimissioni volontarie, ovvero le dimissioni contro il parere del medico, vi è un gap fra Nord e Sud evidente, mentre su altri indicatori si registrano performance diverse fra le aziende, in modo indipendente dalla zona geografica come ad esempio, la percentuale di assenza del personale. In questo caso, all’interno di una stessa regione, la Campania ad esempio, vi sono aziende con percentuali di assenza inferiore al 8% e aziende con percentuali di assenza due o tre volte superiori. Va comunque precisato che l’indicazione del colore come in un semaforo non deve essere considerata un giudizio, bensì un supporto per comprendere in modo più immediato gli ambiti su cui lavorare, fornendo anche una sorta di priorità. Va sottolineato anche che non ci sono aziende “tutte verdi” oppure “tutte rosse”: è sempre un mix e non si arriva ad avere un dato unico con una “classifica” di quali aziende vanno meglio o peggio. Trattandosi di organizzazioni complesse, con migliaia di professionisti al lavoro, e un contesto con tanti vincoli e regole da rispettare qual è la Pubblica Amministrazione, si va ad analizzare come ciascuna azienda riesca a produrre il risultato di salute, mettendo in evidenza anche gli aspetti da premiare o di cui essere orgogliosi”.

performance

 

Perché il 2019? “Un anno che ormai ci sembra così distante è l’ideale per testare il metodo e ragionare sullo strumento, altrimenti ci sarebbe stato il rischio di resistenze da parte delle aziende – dice Vainieri -. È anche un anno di normalità: testare su un anno particolare come il 2020 sarebbe stato troppo sfidante. Adesso l’obiettivo è replicarlo sugli anni successivi e far sì che ne derivi un monitoraggio sistematico, aggiornato nel tempo, uno strumento a disposizione dei decisori e delle direzioni aziendali.

Un ulteriore step sarà di allargare il panel di aziende coinvolte: si pensa al privato e alle aziende sanitarie locali

Un altro step sarà provare ad allargare il panel di aziende coinvolte: per ora sono entrate 52 aziende non specialistiche, pubbliche. Il motivo risiede nella disponibilità dei dati. Poiché buona parte degli indicatori si basa sui flussi di conto economico e stato patrimoniale, ovvero il bilancio, a disposizione di Agenas, abbiamo potuto testare il modello completo solo per le aziende pubbliche. È auspicabile l’estensione anche alle aziende private, per cercare di avere un quadro completo del funzionamento delle aziende ospedaliere per regione. Un altro step sarà provare a traslare il modello anche sulle aziende territoriali “.

Infine, spiega la docente, il prossimo rapporto sarà consultabile in maniera interattiva, per essere ancora più fruibile da parte delle aziende sanitarie.

“Un passo importante, come hanno commentato il direttore Mantoan e la professoressa Nuti, per poter restituire in modo trasparente i risultati di performance ottenuti da ciascuna azienda per supportare la programmazione nazionale, regionale e aziendale – conclude la docente -. Un ulteriore progresso verso l’utilizzo di un patrimonio informativo, quali sono i sistemi informativi del SSN e delle pubbliche amministrazioni, e la messa a punto di strumenti che aiutano a trovare una lettura nella giungla di dati e informazioni a disposizione delle aziende e del SSN”.

Uso dei farmaci in Italia: la spesa pubblica cresce del 2,6%

La spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) nel 2021 è stata pari a 32,2 miliardi di euro, in aumento del 3,5% rispetto al 2020. La spesa pubblica, con un valore di 22,3 miliardi, ha rappresentato il 69,2% della spesa farmaceutica complessiva e il 17,4% della spesa sanitaria pubblica, ed è in aumento rispetto al 2020 (+2,6%). La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 13,8 miliardi di euro (233,5 euro pro capite), in crescita (+4,8%) rispetto all’anno precedente, mentre i consumi rimangono stabili (-0,3%).

Ecco i numeri del Rapporto Nazionale 2021 “L’Uso dei Farmaci in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (OsMed) dell’AIFA. Il Rapporto illustra il consumo e la spesa farmaceutica in Italia in ambito territoriale e ospedaliero, analizzando sia gli acquisti a carico del Servizio Sanitario Nazionale sia quelli sostenuti dal cittadino.
Una delle novità del corposo documento di quest’anno è rappresentata dall’analisi delle nuove entità terapeutiche. Maggior enfasi è stata data ai trend temporali, per cogliere le modifiche negli andamenti prescrittivi, per intercettare cambiamenti di salute nella popolazione e per analizzare l’impatto di alcune azioni regolatorie.

Nicola Magrini

Il direttore generale Nicola Magrini in apertura ne ha evidenziato l’utilità per il Servizio Sanitario Nazionale: “Il Rapporto OsMed è uno strumento ufficiale di stima e verifica di una serie di strumenti amministrativi, come pay-back, fondi di ripiano e tetti di spesa di prodotto, informa le decisioni delle Commissioni AIFA, consente di monitorare l’effetto delle azioni regolatorie e l’andamento della spesa e dei consumi dei farmaci in Italia, anche a confronto con gli altri Paesi europei. È inoltre un punto di riferimento per le Regioni e fonte d’informazione primaria per chi si occupa di comunicazione sanitaria”.

Tra diversi focus, va citato quello sulla vitamina D: è appena uscito sul New England Journal of Medicine il più ampio studio mai realizzato sull’argomento, che ha analizzato i risultati delle ricerche pubblicate e non (superando così il bias di pubblicazione), con dati relativi a oltre 25mila pazienti. Risultato: nessuna efficacia dimostrata su alcuna patologia (non solo l’osteoporosi) per un integratore che vale un’importante fetta della spesa farmaceutica (per altro già ridotta con la Nota 96) e che addirittura era stato ventilato come preventivo per molte patologie tra cui il Covid.

Magrini ha inoltre annunciato, a conclusione della giornata, l’istituzione, insieme al Ministero della Salute, di un tavolo per la prescrizione e il miglioramento dell’uso dei farmaci per i disturbi psichiatrici.

I principali risultati del Rapporto OsMed 2021

Francesco Trotta

Francesco Trotta, dirigente del Settore Hta ed Economia del farmaco dell’Aifa, ha illustrato i principali risultati del Rapporto OsMed 2021, di cui è coordinatore. Punto di partenza, le numerose fonti e canali di erogazione, che, trasformate in un grafico, mostrano come i due terzi della spesa siano a carico del pubblico e un terzo del privato. “Non abbiamo inserito nel computo complessivo la spesa per farmaci e vaccini contro il Covid, considerandolo un evento unico e sperando che in futuro non si debbano fare confronti”, ha spiegato.

composizione spesa farmaceutica

I messaggi chiave del rapporto:

  • 32,2 miliardi di euro è la spesa farmaceutica totale (+3,5%)
  • 69,2% è rimborsata dal SSN
  • aumento del +2,6% della spesa pubblica: DPC (+7,9%) e ospedale (+4,4%)
  • stabile convenzionata (-0,4%) e DD (-1,1%)
  • in media, per ogni cittadino, la spesa ammonta a 543,8 euro (376,3 spesa SSN)
  • in media ogni cittadino ha assunto 1,8 dosi ogni giorno
  • territorio: maggiori consumi (87%), meno spesa (41%)
  • ospedale: minore consumo (13%), maggiore spesa (59%)

Quanto a età e genere, ha spiegato Trotta, spesa e consumo aumentano all’aumentare dell’età. Per gli over 75 la spesa pro capite è fino a tre volte superiore al valore medio nazionale, dato stabile negli ultimi due anni.

L’esperto è quindi passato ad analizzare il tema dei costi, a partire dall’andamento del prezzo medio dei farmaci in classe CNN A-SSN convenzionata: “Nel corso degli ultimi vent’anni il costo medio per dose si è dimezzato. Questo è dovuto alle scadenze brevettuali e dimostra chiaramente le potenzialità della lista di trasparenza, una delle leve che permettono di garantire la sostenibilità senza limitare l’assistenza farmaceutica. L’andamento dei farmaci acquistati dalle strutture pubbliche vede una crescita più elevata nell’ultimo triennio, che si può attribuire alla scadenza dei brevetti sulle molecole: segno che il brevetto scaduto si può considerare un fattore di sostenibilità. Infine, per quanto riguarda i farmaci in classe C con ricetta, si nota come i prezzi aumentino, perché possono farlo, ogni anno dispari: è un tema che va approfondito”.

Nel confronto internazionale si evidenzia ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, sebbene l’Italia sia al 2° e 1° posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo di farmaci biosimilari

L’Italia viene fuori bene dal confronto con dieci Paesi selezionati dell’Unione Europea: è  uno tra i Paesi con i prezzi più bassi (sono superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia). Si nota però un risultato molto diverso verso i generici e i biosimilari: per i primi l’Italia è al terzultimo posto per spesa, mentre per i biosimilari è seconda per incidenza di spesa.

Per quanto riguarda gli acquisti diretti (ASL, ospedale), la spesa è stata pari a 14,1 miliardi di euro, con un forte aumento per i farmaci in classe C (+8,5%) e C-NN.

Altro tema delicato toccato da Trotta è stato quello della distribuzione diretta e per conto, sulla quale all’inizio dell’anno la commissione Affari Sociali della Camera ha proposto un’indagine conoscitiva. “Seppure ogni regione abbia la possibilità di decidere, la situazione è molto omogenea, tranne che per alcuni casi come fattori della coagulazione, nuovi antiaggreganti, eparine e insuline FA e LA, dove le differenze di scelta sul ricorso al canale di erogazione potrebbero determinare approfondimenti per garantire una maggiore omogeneità – ha commentato -. Ma sono ambiti molto limitati”.

dd dpc

 

Sul fronte dei maggiori cambiamenti rispetto al 2021, molti sono legati all’ingresso di nuovi farmaci per patologie specifiche come la fibrosi cistica o a interventi regolatori come le Note o l’estensione dell’applicazione.

cambiamenti rispetto al 2021

 

Si è quindi passati all’analisi sulle nuove entità terapeutiche, una delle più importanti novità del rapporto dato il loro impatto in termini di spesa farmaceutica e di benefici attesi. La spesa delle nuove entità terapeutiche è passata da circa 5.371 milioni di euro nel 2014 a circa 8.291 milioni di euro nel 2021. Queste assorbono il 60% della spesa degli acquisti diretti, e Trotta si è soffermato soprattutto sul tema del prezzo, che vede una crescita forte nei primi tre anni per poi stabilizzarsi intorno al quinto e poi a stabilizzarsi.

Avviandosi alle conclusioni, Trotta ha affrontato l’argomento dell’aderenza e della persistenza: “C’è tanto da fare per il territorio, perché sostanzialmente l’andamento è tutto piatto: è uno degli aspetti su cui bisogna lavorare per le importanti ripercussioni in termini di esiti, non solo di equilibrio e contenimento della spesa”.

Cosa può fare quindi il rapporto OsMed secondo i suoi estensori?

  • si colgono ormai le dinamiche del mercato, con i massimi dettagli e un’ampia serie storica
  • si valutano gli effetti delle azioni regolatorie nazionali e regionali
  • potenzialità per attività di programmazione per sostenibilità dell’assistenza farmaceutica (risorse – uso ottimale)

Consumi e spesa delle principali categorie terapeutiche

Roberto Da Cas

L’illustrazione dell’ampio capitolo relativo all’andamento dei consumi e della spesa delle principali categorie terapeutiche è stata affidata a Roberto Da Cas, farmacoepidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Le 32 categorie terapeutiche analizzate nel rapporto, ha precisato, coprono tutte i tipiìologie di patologie, da quelle croniche alle acute – ha affermato -. Gli oncologici sono la prima categoria di spesa, raddoppiando in 8 anni da 2,1 a 4 miliardi di euro, seguiti dagli antiipertensivi, dagli immunosoppressori, dagli antidiabetici e dai farmaci per asma e BPCO, con una certa stabilità sia in termini di spesa che di consumi rispetto agli anni precedenti. Oltre 17 milioni di italiani utilizzano antibiotici, quasi 12 milioni fanno uso di farmaci antipertensivi. Seguono per prevalenza d’uso i farmaci per l’ulcera e il reflusso gastroesofageo (11,8 milioni di italiani), quelli per il diabete (3,7 milioni di italiani) e gli antidepressivi (4 milioni).”

profilo prescrittivo

 

“I consumi di farmaci per le patologie croniche sono stabili – ha sottolineato a conclusione dell’intervento Da Cas -. Un incremento di spesa si riscontra per fibrosi cistica (ivacaftor), antiemicranici (in particolare anticorpi monoclonali) e farmaci per i disturbi oculati (anti-VEGF). Si nota un’elevata variabilità territoriale per farmaci oncologici, Fans, antidemenza e fattori della coagulazione”.

Aree di potenziale intervento: aderenza e persistenza, rivalutazione terapeutica e deprescribing.

Punti di vista diversi sul rapporto OsMed

Elisabetta Poluzzi

Ad aprire la discussione al termine della presentazione è stata Elisabetta Poluzzi, farmacologa all’Università di Bologna: “Il fatto che l’aumento della spesa totale non sia altissimo rispetto alle attese dimostra l’efficacia degli sforzi per coprire le spese per nuove entità, per definizione più costose, sfruttando la riduzione dei prezzi dei farmaci a brevetto scaduto – ha detto la professoressa -. Un altro aspetto che mi colpisce è come la spesa sia più alta in zone a minor reddito pro capite: c’è un margine per l’informazione e il miglioramento dell’appropriatezza su cui agire”.

La docente ha citato anche il concetto di sostenibilità ambientale oltre che economica, sottolineando come sia ormai noto che siano prevalentemente tre categorie di farmaci a inquinare: antibiotici, ormoni e oncologici. “Non voglio certo pensare di privare di questi tipi di medicinali il paziente, ma forse, in prospettiva e dialogando con altri tipi di professionalità, si potrebbe cercare di ridurne per quando possibile l’uso”.

Raffaele Donini
Raffaele Donini, assessore regionale alle politiche per la salute, XI legislatura

È quindi intervenuto Raffaele Donini, assessore alla Salute della Regione Emilia Romagna e coordinatore della Commissione nazionale salute di cui fanno parte i suoi omologhi delle diverse Regioni, che ha sottolineato l’importanza di avere a disposizione dati come quelli del rapporto OsMed: “Per noi la sfida delle sfide è poter programmare, un verbo che è stato declinato molto a fatica negli ultimi due anni e mezzo; la programmazione di politiche per la sostenibilità della spesa farmaceutica nell’ambito dei servizi sanitari regionali è il nostro obiettivo. Programmare significa fare delle scelte e farle vuol dire essere nella condizione di poterle fare non al buio. Da questo rapporto emerge come ci siano ampi margini di miglioramento in termini di appropriatezza prescrittiva ed efficientamento della qualità della spesa pubblica. Dobbiamo raggiungere e mantenere un equilibrio non solo rispetto alla spesa ma nel confronto tra le varie Regioni sulla sostenibilità e l’unitarietà dell’assistenza farmaceutica, anche e sempre più nella prospettiva orientata alla dimensione territoriale dell’assistenza”.

Poi Donini ha citato il Covid: “Nel rapporto si evidenzia come la spesa farmaceutica sia rimasta relativamente stabile negli ultimi tre anni, tenendo da parte il Covid, ma quando torneremo veramente a una situazione in cui la pandemia e le sue ripercussioni si potranno considerare un retaggio del passato? Probabilmente qualche elemento strutturale occorrerà inserirlo e la spesa farmaceutica in questo senso andrà aggiornata nel corso del tempo”.

I tre fronti critici per il SSN secondo Donini sono Covid, caro energia e spesa farmaceutica

Inoltre, ha affermato, la spesa farmaceutica si situa poco sotto il 20% del budget complessivo: “In un periodo in cui il Servizio Sanitario, nonostante l’aumento in valore assoluto della disponibilità di risorse, è alquanto deficitario, bisogna tenere conto di operare su più fronti. Se la sanità si deve concentrare su un fronte ha un problema, ma se si deve concentrare su tre ha un problema molto rilevante. Noi abbiamo ancora i costi Covid scoperti sicuramente per il 2022; è in odore di approvazione un decreto aiuti che conterrà un lenitivo, un primo passo, ma non sarà certamente risolutivo, e quel fronte resta aperto, così come l’incremento di spesa per l’energia elettrica che grava soprattutto sulle Regioni con ampia disponibilità di strutture di sanità pubblica. Se non mettiamo sotto controllo il terzo fronte, cioè la spesa farmaceutica, che cuba per il 17% del fondo, è comunque qualcosa che si aggiunge alle criticità in ordine alla sostenibilità dell’intero SSN. I dati del Rapporto confermano che si può far bene, l’AIFA ha fatto un eccellente lavoro, ma credo il Documento di economia e finanza (Def) sia da riscrivere perché non possiamo pensare che si torni a un rapporto spesa sanitaria-Pil inferiore al 2019 nei prossimi due anni”.

Le proposte: “La politica deve fare la sua parte e chi avrà responsabilità di governo dovrà sciogliere nodi importanti. Intanto semplicemente dovrebbe dare mandato ad AIFA per il prontuario e il riallineamento dei prezzi. Serve inoltre uscire dalla logica contrattualistica del pay-back, che, ricordo, per metà viene pagato dalle regioni: bisogna lavorare non tanto sull’innalzamento dei tetti tout-court ma sull’appropriatezza della spesa. Quanto alle differenza tra regioni, le azioni che si possono intraprendere sono molteplici: adozione di biosimilari e generici, gare che mettano in competizione in modo trasparente non certo tutti ma un’ampia varietà di farmaci e la tanto vituperata distribuzione diretta, perché non possiamo sfuggire da un elemento di omogeneizzazione sul territorio nazionale e dall’individuazione di buone pratiche della spesa farmaceutica”.

Antonio Gaudioso

Antonio Gaudioso, capo della segreteria tecnica del Ministro della Salute, è partito dall’importanza di avere a disposizione dati di prima qualità per avere una capacità di analisi puntuale e una visione prospettica. “Dal rapporto emergono aspetti positivi ed elementi di preoccupazione, ad esempio il tema del rapporto fra farmaci e vaccini. Il Covid giustamente è stato considerato a latere rispetto ai fondi della sanità pubblica ma con onestà dobbiamo dire che non sarà un’operazione “one shot”. In secondo luogo l’aumento dei costi dell’energia e l’inflazione che, con tutto il rispetto per l’industria, mi preoccupa soprattutto per le famiglie e cioè il problema della povertà che qui vediamo a fronte di 10 miliardi di spesa privata. Da questo punto di vista credo che la tassa impropria che pagano per l’integrazione del farmaci generici sia una cosa che non si può sentire e sia pertanto necessario intervenire”.

Gaudioso ha quindi parlato di progetti incompiuti: “Si potranno tenere a mente come lascito. Il primo punto che è stato bloccato con la crisi di governo è il riordino del Ministero della Salute, il secondo il rafforzamento di AIFA”.

Per l’applicazione del DM77 si punti sul legame con i medici di base, sull’appropriatezza e sull’empowerment dei cittadini

Quanto alla riforma della sanità territoriale, Gaudioso ha dichiarato: “Alla luce del percorso tracciato con il DM77, che è potenzialmente la più grande riforma del SSN degli ultimi trent’anni, andrà ridato tempo al medico di famiglia, riducendo al minimo l’impatto in termini organizzativi e amministrativi, ma ci deve essere un ritorno in termini di possibilità di lavorare sull’appropriatezza prescrittiva ed empowerment del cittadino”.

L’argomento si collega a quello dell’informazione: “Va messa in cantiere una campagna informativa non sporadica ma costante su ambiti come quello degli integratori, che rappresentano un costo rilevantissimo con benefici che possono essere anche importanti se all’interno di un percorso di cura, non in modo totalmente sganciato dalla realtà”.

Sul fronte della variabilità regionale, ha aggiunto Gaudioso citando l’articolo 117 della Costituzione, “conferire maggiore autonomia non andrà di certo nella direzione di una maggiore omogeneità”. Ha quindi citato due progetti “in rampa di lancio”: “Essendo legati al PNRR, non perdo la speranza che possano concretizzarsi nelle prossime settimane. Il primo è legato alla riforma della non autosufficienza, quindi Missione 5: un radicale cambiamento organizzativo che integra la parte sociosanitaria, perché il bene farmaco rischia di essere usato per supplire alla carenza dei servizi, soprattutto in alcune aree. Il secondo, la riorganizzazione dei servizi di salute mentale”.

Angela Adduce

Considerazioni di tipo economico e finanziario sono arrivate da Angela Adduce, dirigente Ragioneria Generale dello Stato: “Vedo il farmaco come una grande opportunità sempre in divenire, qualcosa che evolve e necessita costantemente di essere presidiata nelle sue possibilità e nelle conseguenze che può generare sull’organizzazione del sistema sanitario. Evidentemente per quanto mi riguarda il farmaco è qualcosa che fa parte della cornice finanziaria del servizio sanitario e ha dei sistemi regolatori e finanziari, che si chiamano tetti, che ha delle ricadute nel caso di mancato rispetto dei tetti, che si chiamano pay-back e ognuno lo vive in base al suo ruolo”.

Quali aspettative per l’esperta dal rapporto OsMed? “Conoscere così in dettaglio ciò che il farmaco genera è una grande occasione per mettersi a lavorare. Da domattina, se questo fosse l’anno zero del Rapporto, mi aspetterei che tutti gli attori coinvolti si mettessero al lavoro, in primis lo Stato che è garante dei Lea, ma anche le singole Regioni, che hanno la possibilità di guardarsi al loro interno, e dovrebbero attivarsi ancora più velocemente. Da sempre sono colpita da come si bevano antibiotici in una parte d’Italia e in un’altra no e non ci siano differenze epidemiologiche che spieghino il perché di una così elevata differenza tra i territori. Lo dico indipendentemente dalla spesa pubblica, perché il farmaco è opportuno se ci aiuta, ma se invece siamo indotti dalla disinformazione ad assumere cose che fanno male alla salute e più rapidamente di sicuro alla tasca, mi aspetto che tutta la consapevolezza condensata in queste pagine venga tradotta in maniera operativa”.

I finanziamenti nati per l’emergenza Covid sono diventati strutturali: nel 2024 il SSN avrà a disposizione quasi 15 miliardi in più rispetto al 2018

Adduce ha quindi suggerito una versione più “smart” del rapporto e ha sottolineato l’importanza di portare le informazioni contenuto nel rapporto a livello politico. Infine ha affrontato il nodo dei fondi: “Il sistema sanitario ha tante risorse e quindi grandi potenzialità. Il Covid ha messo in discussione i modelli organizzativi e ha avuto la necessità di finanziamenti straordinari finalizzati a potenziare il servizio sanitario nella sua risposta assistenziale, ma la politica ha anche deciso di rendere strutturale questo finanziamento che era in origine emergenziale: guardando al 2024 rispetto al 2018 parliamo di quasi 15 miliardi di aumento dei finanziamenti al servizio sanitario”.

Marco Di Marco

Per AGENAS è intervenuto Marco Di Marco dell’ufficio monitoraggio Lea: “Credo che la chiave per riuscire ad avere un impatto sulla governance del farmaco sia l’organizzazione, tenendo presente che il farmaco non va considerato solo come spesa ma è una parte della presa in carico complessiva del paziente. In Italia si sta lavorando in questo senso, che è un po’ l’obiettivo del PNRR, e anche per andare a superare le differenze tra regioni. Dal punto di vista organizzativo sappiamo che il nostro sistema è stato basato a lungo sull’ospedale, ma adesso c’è bisogno di andare a governare l’importante pezzo, anche a livello di spesa farmaceutica, del territorio. Per farlo e per mettere in piedi il nuovo assetto bisogna dotarlo di tutte le leve e strumenti, dalle Case della comunità alle Centrali Operative Territoriali e agli Ospedali di comunità, ma soprattutto della telemedicina e del Fascicolo sanitario elettronico, che consentiranno questa rivoluzione organizzativa”.

Inoltre, ha ricordato, ad AGENAS toccherà anche il monitoraggio, da attuare nell’ottica più del miglioramento che della verifica.

Murray Atiken

La presentazione si è conclusa con la relazione di Murray Aitken, direttore esecutivo dell’IQVIA Institute for Human Data Science, sull’uso globale delle medicine nel 2022 e uno sguardo al 2026. Concetti chiave: a farla da padrone sull’uso dei farmaci sono gli Stati Uniti e l’Europa, che raggiunge il 20% della spesa mondiale, seguiti con grande distacco dai Paesi emergenti, che crescono meno rispetto alle attese. In questo quadro, ha spiegato, l’oncologia, che per quasi vent’anni è stato il mercato dominante e negli ultimi dieci ha pesato per quasi la metà degli approvvigionamenti, vedrà un rallentamento nei prossimi cinque anni.

Altri numeri del rapporto

  • Nel 2021 poco più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. È stata osservata una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età. In particolare la popolazione con più di 64 anni ha assorbito il 70% della spesa e delle dosi. Le Regioni del Nord hanno registrato una prevalenza inferiore (59,3%) rispetto al Centro (64,7%) e al Sud Italia (66,7%).
  • Il 35,1% della popolazione pediatrica ha ricevuto nel 2021 almeno una prescrizione di farmaci (il 53,8% dei bambini nella fascia di età prescolare). Rispetto all’anno 2020, si registra un incremento delle confezioni pro capite, concentrato nei bambini nei primi 5 anni di vita, mentre si riducono i consumi nei bambini in età scolare e negli adolescenti. I farmaci più prescritti rstano gli antinfettivi per uso sistemico e quelli per l’apparato respiratorio; mentre i primi continuano a registrare una riduzione dei consumi, i farmaci dell’apparato respiratorio registrano una ripresa.
  • La Regione con il valore più alto di spesa lorda pro capite è stata la Campania con 199,9 euro pro capite, mentre il valore più basso si registra nella PA di Bolzano (113,4 euro pro capite), con una differenza tra le due Regioni del 76%. Sul lato dei consumi, la Regione che evidenzia i livelli più elevati è sempre la Campania con 1.334,3 DDD/1000 abitanti die, mentre i consumi più bassi si riscontrano nella PA di Bolzano (821,4 DDD/1000 abitanti die).
  • Nel 2021 i farmaci a brevetto scaduto hanno costituito il 69,8% della spesa e l’86,0% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota percentuale dei farmaci equivalenti, a esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 21,0% della spesa e il 29,6% dei consumi.
  • Per i biosimilari si confermano un aumento nel consumo delle specialità medicinali disponibili da più tempo e un trend positivo per i farmaci di più recente commercializzazione (anti-TNF-alfa, bevacizumab, rituximab, trastuzumab e teriparatide), sebbene sia rimasta una certa variabilità regionale per consumo e incidenza di spesa.
  • La spesa dei farmaci orfani, comprensiva dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche e dell’erogazione in regime di assistenza convenzionata, ha fatto registrare nel 2021 un incremento del 9,4% rispetto al 2020, attestandosi al valore di 1,53 miliardi di euro, corrispondente al 6,4% della spesa farmaceutica a carico del SSN.

Al 30 giugno 2022 è di 11,3 mld/€ il valore degli acquisti delle PA sugli strumenti Consip (+32% vs I semestre 2021)

È di 11,3 mld/€ il valore degli acquisti effettuati al 30 giugno 2022 dalle PA sui diversi strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione da Consip. Il risultato è pari ad un incremento del +32% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Tra gli strumenti più utilizzati si segnalano i contratti su Convenzioni/Accordi quadro – con un valore degli acquisti di 4,9 mld/€ (+54% vs I semestre 2021) – e il Mercato elettronico della PA – Mepa, con 3,5 mld/€ (+26% vs I semestre 2021).

In crescita anche l’uso delle gare in modalità ASP (application service provider), per le quali Consip rende disponibile, a titolo gratuito, la piattaforma di negoziazione per gli acquisti autonomi delle amministrazioni. Nel I semestre 2022 sono state bandite 628 gare per un valore di 3,7 mld/€ (+29% vs I semestre 2021).

Sempre al 30 giugno 2022, l’offerta di contratti per l’acquisto di beni e servizi (il c.d. “scaffale”) è pari a 13,5 mld/€ (+33% vs I semestre 2021) a cui corrisponde a uno stock di contratti di 18 mld/€, includendo anche le estensioni dei massimali contrattuali. Le iniziative attive sono 66 (erano 54 nello stesso periodo dell’anno scorso).

Un’offerta ampia e differenziata a disposizione delle amministrazioni – sono oltre 100mila i “centri di spesa” abilitati ad utilizzare il sistema Consip – che possono rivolgersi per i loro acquisti agli oltre 94mila fornitori aggiudicatari di gare o abilitati agli strumenti Consip (di cui il 99% Micro, Piccole e Medie Imprese).

Per quanto riguarda le attività di produzione delle gare – attraverso le quali vengono aggiudicati i nuovi contratti messi a disposizione delle PA – nel I semestre 2022 sono state pubblicate 50 nuove iniziative per un totale di 127 lotti e un valore di circa 7,2 mld/€ (+31% vs I semestre 2021) e sono state aggiudicate 49 iniziative per un totale di 159 lotti e un valore di 5,2 mld/€.

Rapporto sullo stato dell’equità in salute in Italia, una vita sana e prospera per tutti

L’Ufficio Regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa e il Ministero della Salute hanno lanciato congiuntamente l’iniziativa italiana Health Equity Status Report (HESRi) “Healthy Prosperous Lives for All in Italy”

 

Partendo dal presupposto che l’equità è uno dei principi cardine del Servizio sanitario nazionale (SSN), l’approccio HESRi è progettato per individuare e valutare la portata delle disuguaglianze esistenti. Il documento prodotto – che vede la collaborazione oltre che dell’Ufficio Regionale OMS per l’Europa e del Ministero della Salute, anche dell’Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) nonché dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – ha quale obiettivo principale quello di individuare le priorità rispetto agli investimenti necessari per contrastare gli attuali divari di salute e benessere e creare le condizioni che consentano a tutte le persone che vivono in Italia di condurre una vita sana e prospera.

Il rapporto analizza lo stato e le tendenze nelle condizioni essenziali necessarie per vivere una vita in salute in Italia nel XXI° secolo, sottolineando come le condizioni essenziali per raggiungere l’equità nella salute riguardano in particolare cinque aree di interventi:

– i servizi sanitari;

– la sicurezza del reddito e la protezione sociale;

– le condizioni di vita;

– il capitale sociale e umano, l’occupazione;

– le condizioni di lavoro.

Da questi presupposti sono stati identificati i fattori significativi che contribuiscono alle disuguaglianze di salute in Italia, evidenziando i molteplici fattori che incidono sulla salute e sul benessere, mostrando i percorsi che portano alle disuguaglianze di salute, che possono essere oggetto di un’azione politica.

 

 

 

 

 

 

 

L’organizzazione a prova di errore e l’importanza del lavoro in team nell’emergenza-urgenza

L’errore avviene regolarmente in ambito sanitario ed è particolarmente rilevante in condizioni d’emergenza-urgenza, quando è necessario prendere molte e rapide decisioni durante momenti di marcato stress emotivo, con multipli compiti da espletare contemporaneamente. Anche in situazioni di routine, se il compito è ambiguo o scarsamente compreso, oppure se l’operatore non è sufficientemente addestrato o se devono essere fatti calcoli o trovate soluzioni per risolvere problemi connessi con il compito stesso, l’errore è in agguato.

Ma ci sono metodi per prevenirlo, spiega Mauro Mennuni nel suo “Manuale per la gestione dell’arresto cardiaco” (seconda edizione), che ha come coautori Massimo Ciavolella, Sante Cicconi, Giuseppe Fradella e Silvia Mennuni.

Imparare dagli errori

Il volume, che ha ricevuto l’endorsement dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), è aggiornato con le più recenti linee guida Ilcor (International Liaison Committee on Resuscitation), AHA (American Heart Association) ed ERC (European Resuscitation Council). Il manuale analizza nel dettaglio come riconoscere un arresto cardiaco e impostare efficacemente le manovre di Rianimazione Cardiopolmonare in diversi setting, compresa la sospetta o accertata infezione da Covid-19. La gestione dell’arresto cardiaco viene affrontata a partire dalla prevenzione e nelle fasi operative assistenziali, con il supporto di numerosi algoritmi e chiare figure esplicative. Ma sono presenti anche ampie sezioni dedicate agli aspetti etici, alla comunicazione e alla metodologia di lavoro nell’emergenza-urgenza, con esempi pratici di organizzazione del lavoro in team.

L’errore è inevitabile. Per fortuna, solo una parte minore degli errori arriva a causare un evento avverso al paziente

“Fare qualcosa in modo non corretto è fisiologico per l’essere umano: l’errore è inevitabile. Anche l’individuo più competente o esperto commette errori. Fortunatamente, solo una parte minore degli errori arriva a causare un evento avverso al paziente. Infatti l’errore umano interagisce con l’organizzazione, venendone amplificato o ridotto. In realtà, la responsabilità nella genesi di un evento avverso è per i due terzi del sistema e di solo un terzo dell’operatore”.

Compito% errore
Routine, frequentemente praticato0,04
Routine, frequentemente praticato, svolto rapidamente2
Semplice, svolto rapidamente o con scarsa attenzione9
Complicato, richiede comprensione e abilità16
Non abituale, svolto rapidamente, senza idea delle conseguenze55

Percentuale di errore calcolata sulla base delle caratteristiche del compito da svolgere

Il primo passo da compiere è conoscere e saper riconoscere i fattori di rischio per lo sviluppo dell’errore:

 

  • Team a formazione casuale
  • Inadeguato controllo
  • Procedure mediocri
  • Informazioni inadeguate
  • Inadeguata comunicazione
  • Inesperienza
  • Interruzioni
  • Mancanza di tempo
  • Stanchezza
  • Stress
  • Fame
  • Malattia
  • Burnout
  • Comportamento pericoloso

A fronte degli errori, nella seconda edizione del Manuale per la gestione dell’arresto cardiaco, sono proposte anche una serie di soluzioni. Ad esempio, per prevenire i cosiddetti errori di esecuzione (skill-based), che avvengono perché una o più fasi della pianificazione sono realizzate in modo scorretto, per inattenzione – sviste – o per mancata attuazione – dimenticanze:

  • Tutti devono essere coscienti che sviste e dimenticanze possono accadere
  • Usare aiuti mnemonici (ad esempio, affiggendo poster)
  • Usare check-list per confermare che tutte le azioni siano state completate
  • Per attività a elevato rischio d’errore si può usare la regola Sterile Cockpit o il protocollo S.T.A.R.
  • Per procedure ad elevato rischio, attivare sistemi di doppio controllo e di supervisione attiva
  • Disporre i materiali in modo logico (ad esempio, carrello delle emergenze)
  • Minimizzare interruzioni e distrazioni
  • Organizzare il lavoro, riducendo la possibilità d’insorgenza di fatica

La regola “Sterile Cockpit” e il protocollo S.T.A.R.

Nel 1981, la Federal Aviation Administration – dopo aver approfondito l’analisi di una serie d’incidenti gravi causati dalla distrazione dei piloti per attività non essenziali svolte durante fasi critiche del volo – codificò la regola della cabina di pilotaggio sterile (Sterile Cockpit Rule): durante una fase critica di volo i membri dell’equipaggio

  • non possono effettuare compiti se non quelli connessi alla sicurezza
  • non possono intraprendere attività che possano distrarre i membri dell’equipaggio dalle proprie mansioni.

“Tale regola si deve applicare al personale sanitario, in genere agli infermieri, che sono continuamente interrotti nel loro lavoro – sostiene Mennuni -. È necessario stabilire regole stringenti sull’eliminazione delle interruzioni/distrazioni che avvengono in attività a elevato rischio e routinarie, come la prescrizione, la preparazione e la somministrazione della terapia”.

Altro metodo, il protocollo S.T.A.R.:

S – Stop: fermati ed attiva l’attenzione

T – Think: pensa al compito che devi svolgere

A – Act: espleta il compito assegnato

R – Recheck: ricontrolla se il compito è stato eseguito correttamente

 

Ma gli errori sono anche di altri tipi, ad esempio errori di progettazione oppure violazioni, intese come intenzionali deviazioni dalle regole, pratiche o procedure operative standard.

“È importante ricordare che ogni operatore sanitario ha la potenzialità di identificare problemi e di apportare modifiche per il beneficio del paziente – dice Mennuni -. Non sempre l’efficienza è la maniera migliore per ottimizzare i risultati clinici”.

Lavorare in team

L’ultimo capitolo del manuale di Mennuni è dedicato al lavoro in team, prezioso in caso di arresto cardiaco ma anche nel periarresto e in genere in tutte le attività cliniche ed assistenziali.

Spesso il problema è la comunicazione: quando questa è inefficace diventa un’importante causa di eventi avversi e di errori in corso di rianimazione cardiopolmonare

Si toccano temi come il team e i ruoli al suo interno, la leadership, la comunicazione efficace, l’importanza dei feedback e la gestione dei conflitti. “Spesso il problema è la comunicazione: quando questa è inefficace diventa un’importante causa di eventi avversi e di errori in corso di rianimazione cardiopolmonare – precisa il cardiologo -. Si calcola che circa il 20% delle informazioni passate ai professionisti che sopraggiungono nel corso di un soccorso per arresto cardiaco risultano inesatte. Tali informazioni sono maggiormente inaccurate se sono di tipo quantitativo: ad esempio, dosi di farmaco somministrate. Infatti, è particolarmente difficile il corretto ricordo, anche a breve termine, di informazioni in situazioni d’emergenza, quando ci sono molte azioni parallele in corso, molti ragguagli da trasferire o molte distrazioni ambientali. Inoltre, spesso i singoli membri del gruppo sono concentrati su differenti compiti, perdendo la visione globale. Particolarmente in situazioni di emergenza, individui e gruppi si appoggiano su decisioni implicite e automatiche”.

Come fare? Gli autori propongono nel libro una serie di tecniche e modelli da seguire. “In generale, la comunicazione deve essere esplicita, in modo da assicurare all’intero gruppo lo stesso livello di conoscenza: questo migliora la performance decisionale e incoraggia lo scambio di informazioni cruciali”.

L’importanza della formazione

Mauro Mennuni

All’interno del manuale, ampio spazio è dedicato al tema della formazione in Emergenza-Urgenza. Infatti, si legge nel volume, “in molti Paesi la competenza nella rianimazione cardiopolmonare è prevista agli esami post-laurea ed è diventata un prerequisito per l’esercizio della professione sanitaria (non in Italia!)”.
Numerosi studi hanno evidenziato la debolezza del sistema organizzativo di riconoscimento e di risposta alle emergenze in ambiente ospedaliero. Gli ospedali dovrebbero sviluppare un piano formativo per l’addestramento di tutto il personale al riconoscimento e al trattamento del malato in condizioni di periarresto o di arresto cardiaco.”

Gli ospedali dovrebbero sviluppare un piano formativo per l’addestramento di tutto il personale al riconoscimento e al trattamento del malato in condizioni di periarresto o di arresto cardiaco

In sintesi, la lettura cosciente del manuale costituisce un valore aggiunto e uno stimolo al miglioramento nel trattamento clinico e organizzativo dell’Emergenza-Urgenza. Il dottor Stefano Urbinati, Presidente dell’Italian Federation of Cardiology e Direttore UOC Cardiologia Ospedale Bellaria di Bologna, nella prefazione ne sottolinea “lo spirito, teso a mettere a disposizione di tanti colleghi, dal cardiologo al medico di pronto soccorso, dall’internista, allo specializzando e all’infermiere, uno strumento agile per tradurre nella pratica clinica tutto quanto occorre sapere, e soprattutto saper fare fronte a un arresto cardiaco”.

Tali aspetti sono ribaditi dalla dottoressa Michela Barisone, Chairperson Infermiera Area Nursing e Professioni Sanitarie ANMCO e Chair of Association of Cardiovascular Nursing & Allied Professions (ESC): “La chiarezza espositiva e la ricchezza contenutistica, espresse nelle tre sezioni del Manuale, offrono ai medici, ai coordinatori infermieristici, agli infermieri e agli studenti dei corsi di laurea in medicina e chirurgia e in infermieristica uno strumento di supporto operativo concreto, al fine di comprendere meglio gli snodi decisionali fondamentali per la gestione dell’arresto cardiaco e della rianimazione cardiopolmonare”.

Per approfondire

Earth Overshoot Day, Fnomceo lancia un corso di formazione per valutare l’impatto ambientale delle prestazioni sanitarie

Un percorso formativo che dia ai medici gli strumenti per stimare l’impatto ambientale delle prestazioni sanitarie. È questa la nuova iniziativa messa in campo dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, a tutela dell’ambiente. Ad annunciarla, il Presidente Filippo Anelli, in occasione dell’Earth Overshoot Day, la data calcolata dal Global Footprint Network, in cui la popolazione globale ha esaurito virtualmente tutte le risorse che la Terra riesce a rigenerare in 365 giorni.

Anche quest’anno – spiega Anelli – il bilancio della nostra Terra è in passivo: oggi, con un giorno di anticipo rispetto al 2021, è l’Earth Overshoot Day. Da domani, dunque, la Terra inizierà a lavorare in perdita. Questo significa che consumiamo il 74% in più di quanto produciamo e che, per rendere sostenibile il nostro stile di vita, avremmo bisogno di quasi due Terre, una Terra e tre quarti, per la precisione”.

“Le conseguenze di questo utilizzo non oculato delle risorse – spiega – sono già sotto gli occhi di tutti: ondate di calore, siccità, incendi, inondazioni. E un aumento delle disuguaglianze: più di 3 miliardi di persone vivono in Paesi che producono meno cibo di quanto ne consumano, generano meno reddito della media mondiale e hanno quindi una capacità alimentare inadeguata, oltre a uno svantaggio nell’accesso al cibo sui mercati globali”.

“Noi medici – aggiunge Anelliabbiamo una doppia responsabilità per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, come determinante della salute, e l’uso appropriato delle risorse. Ce lo chiede il nostro Codice deontologico che, all’articolo 5, dedicato alla promozione della salute, all’ambiente e alla salute globale impegna il medico a favorire un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni. E ce lo chiede, ora in maniera esplicita, anche la Costituzione, che, all’articolo 9, ha introdotto tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, e che ha subordinato, all’articolo 41, l’iniziativa economica alla tutela della salute, dell’ambiente, della sicurezza, della libertà e dignità umana”.

“La Fnomceo ha attivato già da anni la Commissione “Ambiente e Salute” – afferma – che ha l’obiettivo di monitorare, analizzare, prevenire e contenere le ripercussioni sulla salute dei danni all’ambiente. Ma anche le prestazioni sanitarie hanno un impatto ambientale piuttosto rilevante: secondo un report pubblicato su The Lancet, i sistemi sanitari sono responsabili di una percentuale che va dal 4 al 6% di tutte le emissioni di gas serra. Mentre i recenti dati presentati da Choosing Wisely stimano che una macchina per la risonanza magnetica che lavori per un anno inquini, producendo anidride carbonica, quanto un’auto che viaggi per circa 500mila km, che copra cioè per quasi 500 volte la distanza Roma – Parigi. Per questo, la prossima iniziativa sarà un percorso formativo che metterà i medici nelle condizioni di poter valutare l’impatto ambientale delle diverse prestazioni sanitarie”.  

Rispettare la Terra è dovere di ogni medico, di ogni cittadino, di ogni uomo – conclude il Presidente Fnomceo. – E lo diventa tanto più in questo momento, nel quale la natura ci mette alla prova, e la solidarietà, l’approccio globale alla salute, l’unitarietà d’intenti diventano la chiave per uscire dalla pandemia di Covid e per prevenirne di nuove. Dobbiamo rispettare il nostro pianeta, i nostri mari, i luoghi in cui viviamo e lavoriamo. Dobbiamo farlo ora, per risolvere i nostri problemi di salute. E dobbiamo farlo anche per ridurre, nel futuro, il rischio di nuove pandemie e salti di specie degli agenti patogeni”.

Per approfondire

Cambiamenti climatici: una questione di sanità pubblica

Uso dei Big Data per la salute pubblica: pubblicato il piano di lavoro del Big Data Steering Group 2022-25

Il Big Data Steering Group istituito dall’EMA e dai vertici delle agenzie per i medicinali (Heads of Medicines Agencies, HMA) ha pubblicato il suo terzo piano di lavoro che stabilisce le azioni da realizzare fra il 2022 e il 25.

Il nuovo piano di lavoro consentirà di migliorare ulteriormente l’integrazione dell’analisi dei dati nella valutazione dei medicinali da parte delle autorità di regolamentazione. L’utilizzo di nuove tecnologie e delle prove generate dai Big Data andrà a beneficio della salute pubblica accelerando lo sviluppo di farmaci, migliorando i risultati del trattamento e facilitando l’accesso precoce dei pazienti a nuovi trattamenti.

La precedente Big Data Task Force ha svolto una valutazione approfondita delle sfide e delle opportunità poste dai Big Data nella regolamentazione dei medicinali, culminata nel 2020 nella pubblicazione di raccomandazioni prioritarie per le autorità di regolamentazione sui migliori approcci per utilizzare e generare dati. Il piano di lavoro congiunto HMA-EMA Big Data 2022–2025 segue le raccomandazioni chiave e include soprattutto attività relative ai medicinali per uso umano. Tuttavia, l’ambito di alcune attività copre gli aspetti veterinari e una sezione separata del piano di lavoro è interamente dedicata ai medicinali veterinari.

Il piano di lavoro definisce i risultati finali e le tempistiche anche per le seguenti aree:

• The Data Analysis and Real World Interrogation Network (DARWIN EU), la rete di dati e servizi dell’EMA in Europa per un migliore utilizzo dei dati di Real World Evidence nella valutazione dei farmaci: il piano di lavoro prevede più di cento studi DARWIN EU all’anno entro il 2025;

• Qualità dei dati: entro la fine del 2022 verrà fornito un quadro in materia di qualità dei dati per l’ambito di regolamentazione dell’UE, a seguito dell’analisi e degli scambi sulla qualità dei dati con un’ampia gamma di parti interessate, tra cui pazienti, operatori sanitari, autorità di regolamentazione, industria farmaceutica e mondo accademico;

• Rintracciabilità dei dati: il piano di lavoro prevede la pubblicazione di una guida alle buone pratiche sui metadati dal Real World e un catalogo pubblico dei Real World Data europeo. Inoltre, la ricerca di informazioni dai documenti normativi sarà migliorata attraverso lo sviluppo di strumenti di analisi e lo sviluppo di protocolli di sperimentazione clinica standardizzati;

• Competenze del Network UE: il piano di lavoro include l’erogazione di formazione su biostatistica, farmacoepidemiologia e data science per i regolatori con accesso mirato per pazienti, operatori sanitari e accademici.

I Big Data sono set di dati estremamente vasti e si accumulano rapidamente su più canali e dispositivi, dai dispositivi indossabili alle cartelle cliniche elettroniche. Insieme a una tecnologia in rapido sviluppo, i Big Data possono integrare le prove delle sperimentazioni cliniche colmando le lacune di conoscenza su un medicinale e possono aiutare a individuare e caratterizzare meglio le malattie, i trattamenti e le prestazioni dei farmaci nei singoli sistemi sanitari.

Il lavoro svolto dal Big Data Steering Group si basa sulla Regulatory Science Strategy fino al 2025, pubblicata a marzo 2020, e sosterrà la European Medicines Agencies Network Strategy fino al 2025.

Pubblicate le Linee guida di design per i siti internet e i servizi digitali della PA

Il documento adottato da AgID contiene le indicazioni per la progettazione, lo sviluppo e la manutenzione dei siti internet e dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione

 

Orientare la progettazione e la realizzazione dei siti internet e dei servizi digitali erogati dalle amministrazioni, con una particolare attenzione all’usabilità e ad un approccio progettuale orientato alle persone.

Sono questi gli obiettivi delle Linee guida di design per i siti internet e i servizi digitali della Pubblica Amministrazione, adottate da Agid con la determina n. 224/2022, frutto del lavoro congiunto con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, arricchito grazie alla consultazione pubblica e da un dialogo con la Conferenza Unificata e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).

Con l’evoluzione del contesto tecnologico e normativo, sia nazionale che europeo, si è reso, infatti, necessario procedere a un adeguamento della metodologia e degli strumenti indicati nelle precedenti “Linee guida per i siti web delle PA”, previste dall’art. 4 della Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione 26 novembre 2009, n. 8, che le nuove Linee guida, emesse ai sensi dell’art. 71 del CAD e della Determinazione AGID n. 160 del 2018, annullano e sostituiscono.

Il contenuto delle linee guida

In base alle norme ISO/IEC Directives, Part 3 per la stesura dei documenti tecnici, le Linee Guida di design forniscono indicazioni che devono essere obbligatoriamente rispettate per la realizzazione di siti internet e servizi digitali della PA, quelle opzionali e quelle per cui si rende necessaria un’attenta valutazione.

Fra i requisiti enunciati, semplicità di consultazione ed esperienza d’uso costituiscono uno snodo cruciale per l’efficacia dei prodotti online della PA: siti internet e servizi digitali utili e facili da usare, secondo una metodologia di progettazione centrata sull’utente, diventano fondamentali per permettere ai cittadini di usufruirne in modo semplice e chiaro, e accrescerne sempre di più la loro diffusione.

Ulteriori importanti riferimenti riguardano la trasparenza e la sicurezza delle informazioni, l’accessibilità, il monitoraggio dei servizi, le interfacce utente, l’integrazione delle piattaforme abilitanti e le licenze.

Il manuale tecnico

Le linee guida di design costituiscono uno strumento funzionale alla realizzazione dei  progetti di miglioramento dei servizi pubblici previsti dal PNRR ed ai quali sono destinati importanti investimenti.

Per l’implementazione di queste regole, il Dipartimento per la trasformazione digitale e AgID hanno reso disponibili sul sito di Designers Italia strumenti, kit, modelli e il Manuale operativo di design: una guida di lavoro dedicata alla PA e i suoi fornitori, un documento vivo in pieno spirito open source, che ha l’obiettivo di fornire indicazioni operative a supporto della progettazione e della realizzazione dei punti di contatto digitali verso il cittadino.

Equivalenza farmaci “ex lege”: dal Consiglio di Stato un richiamo forte all’art. 32 della Costituzione

Il Consiglio di Stato, in due sentenze gemelle, ha accolto i ricorsi di diverse Aziende farmaceutiche che contestavano altrettanti decreti del Commissario ad Acta della Regione Campania, che ponevano sullo stesso piano prescrittivo farmaci sartani e farmaci ACE-inibitori, quindi principi attivi diversi senza acquisire il preventivo parere di AIFA.

Infatti, il Commissario ad Acta della Regione Campania con il decreto n. 66 del 14 luglio 2016, avente ad oggetto “Misure di incentivazione dei farmaci a brevetto scaduto e dei biosimilari. Monitoraggio delle prescrizioni attraverso la piattaforma Sani.ARP.”, successivamente rettificato e integrato con DCA n. 72/2016, al fine di incentivare l’appropriatezza prescrittiva e la razionalizzazione della spesa farmaceutica, aveva introdotto limitazioni nella prescrizione di farmaci mediante imposizione di percentuali erogabili per ciascuna categoria terapeutica e preferendo quelli privi di copertura brevettuale e, quindi, meno costosi.

Accolti i ricorsi contro due decreti della Regione Campania che ponevano sullo stesso piano prescrittivo sartani e ACE-inibitori senza previo parere parere di AIFA

Le aziende farmaceutiche ricorrenti hanno contestato la legittimità degli atti commissariali, limitatamente ai farmaci di loro interesse, nelle seguenti categorie: Inibitori della pompa protonica; Derivati Diidropiridinici; Antagonisti dell’Angiotensina e diuretici  – Antagonisti dell’angiotensina II non associati – ACE-inibitori e diuretici; Inibitori delle HMG CoA reduttasi –  farmaci Antibiotici (codici ATC=J01).

In particolare le ricorrenti hanno impugnato i decreti davanti al TAR Campania per aver introdotto:

  • l’imposizione di specifiche limitazioni nella prescrizione dei farmaci, consistenti rispettivamente in percentuali erogabili per ciascuna categoria terapeutica e nella preferenza accordata a quelli con brevetto scaduto rispetto ai farmaci sotto copertura brevettuale;
  • l’obbligo per i medici prescrittori che ritengano di iniziare la terapia in pazienti “naive” (cioè curati per la prima volta per una patologia cronica) con un farmaco di maggior costo di motivare la scelta terapeutica attraverso il Modello Unico di Prescrizione/Piano Terapeutico con precisi riferimenti alla letteratura scientifica di tipo clinico, con particolare riguardo alla efficacia terapeutica e al rapporto costo/beneficio.

Il TAR Napoli, Sez. I, con sentenza n. 2192 del 20/04/2017, ha accolto parzialmente il ricorso, anche in assenza di risposta agli incombenti istruttori richiesti alla struttura commissariale.

Il TAR ha ribadito che la definizione dell’equivalenza di farmaci aventi principi attivi diversi è di competenza di AIFA, non può essere oggetto della valutazione del singolo medico, né della Regione in sede di organizzazione della distribuzione dei farmaci. Incidendo sui livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, ai sensi dell’art. 15, comma 11 ter, del D.L., n. 95/2012, per cui detta equivalenza deve risultare da motivate e documentate valutazioni espresse dall’Agenzia italiana del farmaco.

Si ribadisce che le Regioni non possono adottare provvedimenti su appropriatezza, prescrivibilità e rimborsabilità dei farmaci che si sovrappongano a valutazioni già compiute a livello nazionale da AIFA

Lo stesso Tribunale ha respinto però la censura avanzata nei confronti della disposizione commissariale relativamente all’obbligo per i medici prescrittori di motivare la scelta del farmaco più costoso nei pazienti naive, in quanto tale adempimento non lede la libertà prescrittiva del medico.

Le Aziende farmaceutiche ricorrenti, avendo avuto in prima istanza l’accoglimento parziale del ricorso avverso i decreti commissariali con i limiti sopra indicati, hanno impugnato lo stesso davanti al Consiglio di Stato.

La Sezione III del massimo Consesso, con sentenza n. 5106 del 21/06/2022, ha annullato per intero i decreti commissariali impugnati, ribadendo in parte le motivazioni già espresse dal TAR ma integrandole con altri propri riferimenti giurisprudenziali.

In particolare il Consiglio di Stato ha premesso che “le funzioni relative al rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei medicinali, alla loro classificazione, alle relative indicazioni terapeutiche, ai criterî delle pertinenti prestazioni, alla determinazione dei prezzi, al regime di rimborsabilità e al monitoraggio del loro consumo spettano esclusivamente all’Aifa. Di conseguenza, le Regioni non possono adottare provvedimenti che attengano all’appropriatezza, prescrivibilità e rimborsabilità dei farmaci che si sovrappongano a valutazioni già compiute a livello nazionale dall’Aifa, in quanto attinenti ai livelli essenziali di assistenza.”.

A questo punto il richiamo forte dei Giudici all’art. 32 della Costituzione che impone alla Repubblica di “tutelare il diritto alla salute, quale fondamentale diritto di ogni individuo, ovunque residente sul territorio italiano, nonché quale interesse generale della comunità nazionale, e pertanto di evitare una frantumazione di livello regionale del regime di assistenza sanitaria e di prescrizione e rimborso dei farmaci”, concetto già d’altronde ribadito da sei sentenze “gemelle” della stessa sezione in data 15/09/2020 n. ri i 8033, 8036, 8041, 8045, 8074, e 8077 che hanno annullato un analogo provvedimento della Regione Puglia.

Il Consiglio di Stato è più vicino alle norme nazionali e all’esigenza di avere un SSN più coeso e omogeneo

In precedenza, un ricorso gemello è stato prodotto da altre Aziende farmaceutiche sempre davanti al TAR Campania con le medesime motivazioni, con la differenza che i Giudici con la sentenza n. 3223 del 30/06/2016, diversamente dall’altra sopracitata, hanno rigettato il ricorso prodotto, adducendo in sintesi che “l’obiettivo fissato dal commissario ad acta non presupponga l’equivalenza dei farmaci, ma soltanto il carattere alternativo nella cura della medesima patologia ipertensiva”. Inoltre il Tribunale ha respinto l’asserita violazione del riparto di competenza tra Stato e regioni di cui all’art. 177 della Costituzione, rifacendosi all’orientamento giurisprudenziale (Consiglio di Stato, sez. III, 14 luglio 2014, n. 3665) secondo cui  non incidono in modo determinante sulle norme statali che disciplinano la prescrizione dei farmaci meno costosi a brevetto scaduto le delibere regionali, che lasciano, comunque, inalterata la possibilità del medico prescrittore di ricorrere a medicinali diversi da quelli risultanti dalle indicazioni regionali.

Come anticipato, il Consiglio di stato con sentenza n. 5085 del 21/06/2022 ha accolto, anche in questo caso, il ricorso di primo grado e annullato per intero gli atti impugnati, con le medesime valutazioni della sentenza 5106/2022.

L’impressione che si ricava dalla lettura delle due sentenze è che il Consiglio di Stato sia più vicino alle norme nazionali e all’esigenza di avere un SSN più coeso ed omogeneo.

Quindi, possiamo affermare che il diritto alla salute sia materia giuridicamente in continuo progresso e troviamo conferma di questo nella evoluzione interpretativa tra le due sentenze della stessa Sezione (I) del TAR Campania che, relativamente ai decreti commissariali, è passato da una valutazione alternativa dei due principi attivi sartani e farmaci ACE-inibitori, per la quale non sarebbe stato necessario alcun parere, ad un concetto di equivalenza per il quale, ai sensi dell’art. 15 ter del D. L. 95/2012, è indispensabile acquisire quello preventivo di AIFA.

Dodicesimo Rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini anti-COVID-19

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il dodicesimo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini anti-COVID-19. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 giugno 2022 per i cinque vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso.

Nel periodo considerato sono pervenute 137.899 segnalazioni su un totale di 138.199.076 di dosi somministrate (tasso di segnalazione di 100 ogni 100.000 dosi), di cui l’81,8% riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari.

Nel secondo trimestre del 2022 i tassi di segnalazione relativi alla 1a dose restano più elevati rispetto alle dosi successive e sono più bassi dopo la 4a dose per tutti i vaccini.

Le segnalazioni gravi corrispondono al 18,1% del totale, con un tasso di 18 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, in linea con i precedenti Rapporti. Si ricorda che la gravità delle segnalazioni viene definita in base a criteri standardizzati che non sempre coincidono con la reale gravità clinica dell’evento.

La reazione avversa si è verificata nella maggior parte dei casi (71% circa) nella stessa giornata della vaccinazione o il giorno successivo e solo più raramente oltre le 48 ore, indipendentemente dal vaccino, dalla dose e dalla tipologia di evento.

Comirnaty è il vaccino attualmente più utilizzato (65,4%), seguito da Spikevax (24,7%), Vaxzevria (8,8%), Jcovden (ex-COVID-19 Vaccino Janssen) (1,1%) e Nuvaxovid (0,03%), in uso dal 28 febbraio 2022. In linea con i precedenti Rapporti, la distribuzione delle segnalazioni per tipologia di vaccino ricalca quella delle somministrazioni, a eccezione di Vaxzevria e Spikevax che appaiono invertiti in questo andamento (Comirnaty 66,3%, Vaxzevria 17,4%, Spikevax 14,9%, Jcovden 1,3%, Nuvaxovid 0,1%).

Per tutti e cinque i vaccini, gli eventi avversi più segnalati sono febbre, cefalea, dolori muscolari/articolari, brividi, disturbi gastro-intestinali, reazioni vegetative, stanchezza, reazione locale o dolore in sede di iniezione.

Nella fascia di età 5-11 anni, al 26/06/2022 risultano inserite complessivamente 471 segnalazioni (circa lo 0,5% del totale) per il vaccino Comirnaty, l’unico attualmente autorizzato per questa fascia di età, con un tasso di segnalazione di circa 18 casi ogni 100.000 dosi. Il 95% circa di queste segnalazioni e attribuito alla 1a dose e il 5% circa alla 2a. Gli eventi avversi più frequentemente segnalati, indipendentemente dalla gravità e dal nesso di causalità, sono stati dolore in sede di iniezione, cefalea, febbre e stanchezza.
I dati contenuti in questo Rapporto periodico sono coerenti rispetto a quelli pubblicati fino a oggi e in linea con le informazioni di sicurezza già discusse a livello europeo.