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Giornata Mondiale per la Sicurezza dei Pazienti 2022: focus sull’appropriatezza della terapia farmacologica

Il 17 settembre si celebrerà la Giornata Mondiale per la Sicurezza dei Pazienti, istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2019 con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e l’impegno globale sul tema della sicurezza delle cure. Quest’anno, la Giornata è dedicata alla Sicurezza della terapia farmacologica, in concomitanza con la conclusione della campagna Medication Without Harm, lanciata dall’OMS nel 2017 con l’obiettivo di ridurre del 50% i danni gravi evitabili correlati ai farmaci a livello globale.

L’Italian Network For Safety in Healthcare (Insh), associazione scientifica per la qualità e sicurezza delle cure, membro istituzionale dell’International Society for Quality in Healthcare, celebra tale giornata con un evento diffuso, realizzato con la collaborazione di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e il patrocinio e il sostegno dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Oltre 40 strutture sanitarie partecipanti offriranno un servizio gratuito di ricognizione farmacologica e counseling sull’uso sicuro dei farmaci ai soggetti in poli-terapia nella settimana dal 17 al 23 settembre 2022.

Ciò consentirà da un lato di ottimizzare la terapia dei pazienti che usufruiranno del servizio, dall’altro agli operatori sanitari di sperimentare strumenti evidence-based di supporto alla prescrizione, a INSH di effettuare un’indagine sull’appropriatezza e la sicurezza della politerapia. I risultati preliminari saranno presentati giovedì 22 settembre a La Spezia, durante il convegno “Le sfide del clinical risk management nella sanità post Covid 19”.

Per approfondire

Sicurezza dei pazienti: focus sulla terapia farmacologica

Elezioni 2022: confronto con Paola Boldrini e Massimiliano Boggetti

Nella terza puntata del nostro Speciale Elezioni 2022 siamo a colloquio con Paola Boldrini (Partito Democratico) e Massimiliano Boggetti (Presidente Confindustria Dispositivi Medici).

Tra gli argomenti di discussione: il piano straordinario per il personale sanitario, l’acquisto di innovazione, il payback, la farmacia dei servizi.

 

Gli ospiti della prossima puntata saranno Annamaria Parente (Italia Viva) e Annalisa Mandorino (Cittadinanzattiva).

 

Per vedere tutte le puntate dello Speciale Elezioni, clicca qui.

Oltre il PNRR: il SSN del futuro

Vicina, di territorio e fortemente orientata al digitale. Sarà così la sanità del futuro, disegnata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Piano stanzia per la Missione 6 – Salute 15,63 miliardi in totale, suddivisi fra le due componenti:

  1. Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: 7 miliardi di stanziamenti
  2. Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale: 8 miliardi e 63 milioni di euro

Ma il PNRR è un’opportunità e non un traguardo: un procedimento a tappe e scadenze serrate per provare a trasformare un bruco in farfalla. Come? A che punto siamo? Quali i principali ostacoli organizzativi, giuridici e tecnologici bisogna ancora superare? Soprattutto, possiamo immaginare come sarà vivere con la nuova sanità post-PNRR?

Ne parliamo con:

  • Nino Cartabellotta
    Presidente Fondazione Gimbe
  • Ginevra Cerrina Feroni
    Vice Presidente Garante Protezione Dati Personali (GPDP)

Conduce:

  • Adriana RiccomagnoAdriana Riccomagno
    Giornalista professionista in ambito sanitario

Sottoscritto accordo di collaborazione fra AGENAS, MEF e Consip in materia di acquisti di beni e servizi in ambito sanitario

AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Consip hanno sottoscritto un accordo di collaborazione con l’obiettivo di incrementare la qualità degli investimenti e delle relative prestazioni erogate, attraverso una maggiore efficacia delle iniziative volte all’acquisizione di beni e servizi per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

L’Accordo mira a sviluppare un’azione comune fra le parti per potenziare soluzioni centralizzate di acquisto su specifiche tecnologie – anche nell’ambito della Missione 6 del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza – e per favorire la diffusione di strumenti e modelli organizzativi, anche basati su logiche di Health Technology Assessment, volti ad una maggiore efficacia nella gestione delle risorse tecnologiche e dei relativi servizi di gestione e manutenzione, compresi dispositivi medici e grandi attrezzature.

Le attività che saranno svolte nell’ambito dell’Accordo prevedono, tra le altre:

  • scambio di dati, informazioni, analisi e valutazioni sulla spesa sanitaria pubblica e le tecnologie sanitarie, per valutare possibili ambiti di investimento delle risorse economiche assegnate al SSN;
  • confronti ed analisi per lo studio di tecnologie innovative, con particolare riferimento alle grandi apparecchiature utilizzate in ambito sanitario, da applicare allo sviluppo di iniziative nell’ambito del Programma di Razionalizzazione degli Acquisti della PA;
  • approfondimento e condivisione di conoscenze ed esperienze tecnologiche, operative ed organizzative, per rendere più efficace la realizzazione di strategie di investimento e procedure di acquisto di tecnologie sanitarie destinate a strutture sanitarie pubbliche.

L’Accordo –sottoscritto dal Presidente di Agenas, Enrico Coscioni, dalla Responsabile della Direzione per la Razionalizzazione della Gestione degli Immobili, degli Acquisti, della Logistica e gli Affari Generali, Susanna La Cecilia e dall’Amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa – avrà validità di due anni.

Pillon: “Per attuare la telemedicina in Italia serve un coordinamento istituzionale”

Cosa manca per una vera implementazione della telemedicina nel nostro Paese? Innanzitutto la condivisione di cosa si intende per telemedicina, il supporto delle evidenze, ma soprattutto un coordinamento istituzionale: dal Ministero con i suoi “superpoteri”, alle Regioni, alle ASL. Il commento di Sergio Pillon, responsabile per la trasformazione digitale della Asl di Frosinone, vice presidente Associazione italiana Sanità digitale e Telemedicina (AiSDeT). Il sodalizio ha organizzato per giovedì 15 e venerdì 16 settembre gli Stati generali della Telemedicina per avviare un confronto che coinvolga le società scientifiche.

Servizio sanitario: gli ospedali sono ignorati nei programmi elettorali

Il diritto alla salute è in grave pericolo nel nostro Paese. Ma i programmi elettorali delle principali coalizioni ignorano la tempesta perfetta che si sta profilando all’orizzonte. Mancano risorse, medici e strutture adeguate. L’allarme viene dal “Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani” (FoSSC), che denuncia la totale mancanza di attenzione su questi temi da parte delle forze politiche che si presenteranno alle prossime elezioni. Proprio la parola “ospedale” è quasi del tutto assente dai programmi e dai dibattiti elettorali. I medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. L’emorragia dei camici bianchi riguarda anche i medici di medicina generale: sono pochi, circa 40.700, ma ogni anno 3000 vanno in pensione ed è previsto che, a breve, l’esodo sarà ancora maggiore. Non solo. In Italia operano oggi circa 13.000 pediatri, ma in tutto il Paese si registrano carenze anche per la rigida distinzione tra le attività territoriali ed ospedaliere e la mancanza di una adeguata interazione e integrazione tra loro.

“La disponibilità di letti per numero di abitanti colloca l’Italia al ventiduesimo posto in Europa e la capacità di utilizzarli è del tutto insufficiente – denuncia Francesco Cognetti, Coordinatore del Forum -. Gli ospedali sono stati accorpati, i reparti e i servizi di diagnosi sono stati ridotti e depotenziati. E il definanziamento della Sanità, in dieci anni, ha raggiunto i 37 miliardi di euro. Con gli altri Paesi Europei che presentano percentuali rispetto al PIL di 3-4 punti superiori. La spesa per la sanità è cresciuta del 3% nel 2022 rispetto al 2021. Ma queste risorse sono tutte state impiegate per fronteggiare la pandemia che tra l’altro ha prodotto nel nostro Paese livelli di mortalità tra i più elevati in Europa. Il DEF per il triennio 2023-2025 programmato ad aprile prevede di nuovo una decrescita dello 0,6% annuo, a fronte di un atteso consistente aumento del PIL nominale. Nei programmi elettorali vi sono riferimenti alla riorganizzazione della Sanità territoriale, al potenziamento dell’organico degli operatori sanitari e al superamento delle liste di attesa. Mancano, però, proposte concrete e, soprattutto, progetti strutturati di riforma che rispondano a una logica di ‘sistema’”.

Non possono bastare le 1350 Case di Comunità previste dal PNRR a risolvere i problemi della sanità, se non si affrontano i nodi centrali della crisi profonda degli Ospedali e delle risorse per il reclutamento del personale.

Il Forum negli ultimi mesi ha chiesto la completa revisione dei parametri organizzativi degli ospedali sanciti con il Decreto Ministeriale 70 (DM 70 del 2 aprile 2015). “Il numero di posti letto di degenza ordinaria deve crescere ben oltre i 350 per 100.000 abitanti odierni fino a raggiungere almeno la media europea di 500 – spiegano le 30 Società scientifiche riunite nel Forum -. Anche il numero di posti letto di terapia intensiva deve superare i 14 posti letto, peraltro rimasti sulla carta e mai raggiunti, per arrivare almeno a 20-25 per 100.000 abitanti. Inoltre, sono necessarie risorse per aumentare i posti letto di terapia intensiva pediatrica e di terapia semintensiva pediatrica, oggi al di sotto del necessario in tutte le Regioni, e per potenziare sul piano delle attrezzature molti reparti di pediatria e neonatologia in varie Regioni”.

Gli investimenti devono riguardare anche il personale. “Bisogna assumere un numero consistente di medici ed infermieri, per potenziare gli ospedali – afferma Diego Foschi, Presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi, società scientifica che aderisce al Forum -. Inoltre, va frenato l’esodo di neolaureati, che per specializzarsi vanno all’estero, e il prepensionamento di molti medici, cui vanno garantiti stipendi migliori per evitare, per esempio, la fuga dai Pronto Soccorso. Abbiamo anche chiesto che i medici vengano sollevati dagli obblighi burocratici e amministrativi, perché il personale di supporto si trova facilmente e a minore costo, mentre i medici non ci sono. Ogni minuto sottratto alle cure è un minuto perso. Abbiamo anche chiesto che vengano resi pubblici i risultati clinici conseguiti dai diversi ospedali in modo che i cittadini possa scegliere dove andare a curarsi, senza correre rischi e premiando il merito”.

Il PNRR prevede un investimento sanitario improntato su due grandi voci: edilizia e tecnologia. “I progetti però riguarderanno gli Ospedali di Comunità e le Case di Comunità, strutture della medicina territoriale, e le grandi attrezzature di diagnosi e cura, prevalentemente radiologiche. Costruire muri, però, non significa avere ospedali, che richiedono personale e competenze che non ci sono – sottolineano le Società scientifiche -. Va superata la storica dualità fra ospedale e territorio, a favore di un unico sistema di servizi interconnesso, continuo e complementare. Il vero e proprio ospedale deve estendersi funzionalmente anche alle realtà sanitarie territoriali. Ciò che è territoriale deve essere considerato pre e post-ospedaliero, in una visione integrata delle due realtà”. “Anche i bambini – evidenzia Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria, società scientifica che aderisce al Forum – devono avere le cure che servono per gestire e prevenire le malattie acute e croniche, nel territorio e in ospedale in un sistema di continuità assistenziale e in rete, che preveda ove necessario la possibilità per i pediatri di lavorare sia nel territorio che in ospedale con flessibilità organizzativa. Aumenta inoltre il numero di bambini e adolescenti con bisogni di salute specifici, che sono ormai oltre il 15% del totale, almeno un milione nel nostro paese, e richiedono interventi sanitari spesso ripetuti nel tempo, con approcci sia a livello territoriale sia nei centri ospedalieri e universitari di riferimento. Sono necessari investimenti tecnologici e reclutamento di personale con un’ottica di sistema, che tenga conto delle esigenze dei bambini e delle loro famiglie, anche per ridurre la mobilità sanitaria verso regioni più avanzate sul piano dell’assistenza sanitaria”.

Le conseguenze del mancato potenziamento delle strutture ospedaliere sono già evidenti, in particolare per i pazienti colpiti da cancro. “Sono stati resi cronici i ritardi delle chirurgie oncologiche e i tassi di adesione agli screening non sono ancora tornati ai livelli pre-pandemia – afferma il prof. Cognetti – e si possono fare già ora previsioni di un aumento della mortalità per tumore nei prossimi mesi o anni, mentre già si osservano casi più avanzati. Il Piano Oncologico, recentemente prodotto dal Ministero della Salute, appare assolutamente insoddisfacente per la mancata indicazione di risorse specifiche mirate ad affrontare gli obiettivi strategici, pertanto inattuabili. Rispetto al Programma Europeo (Europe Beating Cancer Plan), il Piano Oncologico mostra un’assoluta assenza di pianificazione e programmazione nonché di rilevazione del fabbisogno e delle risorse da investire, oltre alla mancanza completa della individuazione della tempistica, degli indicatori di monitoraggio e di governance. Per colpa di queste gravi carenze inoltre non potremo attingere ai fondi del Piano Europeo. Non solo. Le Reti Oncologiche, che costituiscono un modello dell’assistenza e della ricerca nel settore dei tumori, rimangono inattuate nella maggior parte delle Regioni. Permangono, anzi aumentano, i tempi di introduzione al rimborso da parte della nostra agenzia regolatoria di importanti farmaci innovativi e si stanno esaurendo le risorse destinate ai test multigenici per evitare la chemioterapia alle donne operate di cancro al seno dato il mancato inserimento di questi test nei LEA”. “E il blocco, tuttora esistente, dovuto al mancato adeguamento normativo del nostro Paese al nuovo Regolamento europeo sugli studi clinici impedirà a molti ricercatori e pazienti di accedere alle nuove molecole rispetto agli altri Paesi europei – conclude il prof. Cognetti -. Il risultato è la perdita di notevoli chance terapeutiche per i pazienti, della mancata crescita professionale e scientifica del personale sanitario coinvolto nonché effetti negativi di natura economica dovuti ai mancati investimenti economici complessivi da parte delle aziende farmaceutiche internazionali e sull’occupazione, per il mancato impiego di profili professionali di elevata specializzazione”.

https://test.trendsanita.it/category/elezioni-2022/

Dal 19 al 23 settembre c’è la Make Sense Campaign, la Campagna europea di sensibilizzazione alla diagnosi precoce dei tumori testa-collo

Dopo due edizioni declinate in modalità digitale a causa della pandemia da Covid-19, torna in presenza dal 19 al 23 settembre la Make Sense Campaign, la campagna europea di educazione e sensibilizzazione alla diagnosi precoce dei tumori del distretto testa-collo, promossa in Italia dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC), che nel 2021 ha visto coinvolti 19 Paesi europei (Belgio, Bielorussia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Israele, Kazakistan, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Russia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ungheria, Italia) e un Paese extra-EU, il Brasile.

A discapito della sua estesa diffusione, non molti sanno che il carcinoma della testa e del collo è il settimo tumore più comune in Europa, con un’incidenza di circa la metà rispetto al cancro del polmone ma di due volte superiore a quello del collo dell’utero. Solo in Italia infatti, nel 2020, 9.900 persone hanno ricevuto una diagnosi di tumore testa-collo e 4.100 non sono sopravvissute alla malattia (fonte “I numeri del cancro 2021”, AIOM).

Hai la testa a posto? è il motto dell’edizione italiana 2022 della Make Sense Campaign, un monito a porre attenzione ai sintomi dei carcinomi cervico-cefalici, spesso ignorati o associati a malattie stagionali come un comune mal di gola o a un raffreddore. Gli esperti concordano nel dire che una rapida comprensione dei sintomi della malattia è cruciale per una diagnosi precoce, in presenza della quale il tasso di sopravvivenza sale all’80-90%, contro un’aspettativa di vita di soli 5 anni per coloro che scoprono la malattia in fase avanzata (ibidem “I numeri del cancro 2021”, AIOM).

Dal 19 al 23 settembre oltre 120 centri, tra realtà pubbliche e private, dislocate sull’intero
territorio nazionale, organizzeranno giornate di diagnosi precoce a porte aperte ad accesso libero o su prenotazione, per sottolineare, con un’azione condivisa, l’importanza di una diagnosi rapida.

Hai la testa a posto? è il motto della Make Sense Campaign di AIOCC per raggiungere e sensibilizzare le persone a non sottovalutare sintomi che possono indicare la presenza di un tumore della testa e del collo” – dichiara il Prof. Roberto Maroldi, Presidente AIOCC e Professore Ordinario di Radiologia all’Università degli Studi di Brescia – “un chiaro campanello di allarme, se il sintomo non si risolve entro tre settimane (la regola “1per3”). Messaggi sintetici e diffusione capillare. Così, quest’anno la campagna di sensibilizzazione e prevenzione sta suscitando notevole interesse.

Testimoniato dal numero elevato di persone che ricorrono al consulto medico specialistico gratuito offerto in oltre 120 centri, tra realtà pubbliche e private, che sostengono la Make Sense Campaign in Italia”.

1per3 è infatti la regola da tenere sempre a mente. Se presente anche solo uno di questi sintomi per tre settimane o più, è necessario rivolgersi al medico: dolore alla lingua, ulcere che non guariscono e/o macchie rosse o bianche in bocca; dolore alla gola; raucedine persistente; dolore e/o difficoltà a deglutire; gonfiore del collo; naso chiuso da un lato e/o perdita di sangue dal naso.

Nessun allarmismo, quindi, ma un’adeguata consapevolezza dei campanelli di allarme, affiancata a una sana alimentazione e uno stile di vita attivo, sono elementi fondamentali per la salvaguardia della salute, propria e di chi ci è accanto. Da dieci anni ormai la Make Sense Campaign persegue l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibili attraverso una comunicazione incisiva, agendo concretamente tramite una fitta rete di ospedali, cliniche, ASL, AUSL, ASST e studi privati, uniti nella promozione di visite di controllo gratuite aperte a tutti.

L’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica

L’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC) è un’associazione per lo studio e la ricerca nel campo dell’oncologia cervico-cefalica, membro della European Head & Neck Society (EHNS). L’Associazione non ha fini di lucro e persegue lo scopo di favorire e facilitare, attraverso iniziative scientifiche, culturali e professionali, i contatti fra quanti sono interessati ai problemi della prevenzione, della diagnosi, della terapia e della riabilitazione dei tumori e alla ricerca clinica e sperimentale in campo oncologico, relativamente al distretto testa-collo.

L’elenco completo dei centri medici che partecipano all’iniziativa è disponibile sul sito dell’AIOCC (www.aiocc.it).

Il tumore testa-collo

Per tumore cervico-cefalico (o del distretto testa-collo) si intendono tutti i tumori che si sviluppano nell’area della testa e del collo ad esclusione di occhi, orecchie, cervello ed esofago.

Questo tipo di tumore tende a colpire maggiormente gli uomini (che hanno un’incidenza da due o tre volte superiore rispetto alle donne) e le persone di età superiore ai 40 anni, ma le diagnosi fra le donne e gli under 40 sono in aumento.

I principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori della testa e del collo (in particolare per quelli del cavo orale, dell’orofaringe, dell’ipofaringe e della laringe) sono alcol e tabacco, che si stima siano responsabili del 75% delle incidenze della malattia; il rischio è esponenzialmente più alto per le persone che fanno uso di entrambi. Altri fattori di rischio sono rappresentati dalla cattiva igiene orale e dall’insufficiente consumo di frutta e verdura.

Alcune forme di tumore dei seni paranasali hanno una maggiore incidenza nei lavoratori del legno (falegnami, parquettisti), mentre per alcuni tipi di tumori della testa e del collo sono un fattore di rischio le infezioni da tipi cancerogeni di Papilloma Virus umano (HPV) (ibidem “I numeri del cancro 2021”, AIOM).

La Make Sense Campaign

La Make Sense Campaign nasce nel 2013 per rispondere alla mancanza di conoscenza nel grande pubblico relativamente alle patologie oncologiche del distretto cervico-cefalico (un’indagine condotta dall’EHNS, European Head and Neck Society, ha mostrato come quasi tre quarti degli intervistati non fosse a conoscenza dei sintomi più rilevanti, e il 38% non avesse addirittura mai sentito parlare di tumori testa-collo) e per aumentare la consapevolezza dell’importanza della prevenzione presso le realtà deputate. Di anno in anno la campagna ha visto la partecipazione di un numero sempre più elevato di Paesi, europei e non, i quali, mettendo in campo attività diversificate, hanno portato, in maniera costante, a un aumento della conoscenza e della consapevolezza dei sintomi della malattia tra il grande pubblico.

Promossa dalla Società Europea dei Tumori Testa Collo e in Italia da AIOCC, la campagna mira a educare alla prevenzione e aumentare la consapevolezza dei sintomi legati ai tumori della testa e del collo, promuovendo un tempestivo ricorso al medico per una diagnosi precoce che può aiutare a migliorare la prognosi nei pazienti affetti dalla malattia.

Intergruppo Parlamentare sulla Cronicità: pubblicato il documento conclusivo

È stato presentato ieri, 13 settembre, il documento conclusivo realizzato dall’intergruppo parlamentare sulla cronicità nato ad aprile del 2021. Il documento restituisce il lavoro svolto dall’intergruppo frutto delle audizioni e del confronto con le associazioni dei pazienti, dei clinici e delle istituzioni.

La cronicità in Italia

In Italia oltre 14 milioni di persone in Italia convivono con una patologia cronica e di questi 8,4 milioni sono ultrasessantacinquenni. Il dato diviene ancora più preoccupante alla luce delle più continue proiezioni epidemiologiche, secondo cui nei prossimi anni esse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. La Pandemia da Covid 19 ha focalizzato ogni sforzo ed energia per i pazienti affetti dal virus e, purtroppo, ha posto in secondo piano una pronta presa in carico dei pazienti con malattie croniche e bisognosi di continuità nelle cure. Le liste d’attesa, già in sofferenza, si sono ulteriormente allungate, gli screening oncologici sono stati quasi del tutto azzerati, in particolare nella prima fase dell’epidemia, incidendo in maniera pesante sia sulla capacità di diagnosi precoci che sulla condizione già fragile e precaria di chi convive con una cronicità che non conosce tregua.

Il Piano nazionale della cronicità, recepito dall’Accordo sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni (Rep. atti 160/CSR del 15 settembre 2016) nasce con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche, riducendone il peso sull’individuo, la sua famiglia ed il contesto sociale, migliorando la qualità di vita e assicurando maggiore uniformità ed equità di accesso alle cure dei cittadini.

Alla luce di queste premesse, l’intergruppo, si legge nel documento, ha avviato un percorso di attività e di lavoro da fare insieme alle associazioni dei pazienti, ai clinici e alle istituzioni, partendo proprio dal Piano nazionale della cronicità, per capire qual è il suo stato di attuazione, quali le criticità e quali i livelli di miglioramento, in modo che ogni controparte avesse la possibilità di dire la sua e dare il proprio contributo.

Elezioni 2022: confronto con Luca Coletto e Fabrizio Greco

Nella seconda puntata del nostro Speciale Elezioni 2022 siamo a colloquio con Luca Coletto (Lega per Salvini Premier) e Fabrizio Greco (Presidente Assobiotec-Federchimica).

Al centro della discussione alcuni temi caldi per la sanità italiana: le fonti di finanziamento e le coperture economiche, le terapie innovative, il problema delle liste d’attesa e l’importanza della ricerca clinica.

 

Gli ospiti della prossima puntata saranno Paola Boldrini (PD) e Massimiliano Boggetti (Confindustria Dispositivi Medici).

 

Per rivedere la prima puntata, con Maria Domenica Castellone (Movimento 5 Stelle) e Filippo Anelli (Fnomceo), clicca qui.

 

Tumori, con la profilazione estesa vantaggi per il 40% dei pazienti

La profilazione estesa può cambiare la lotta al cancro. Un solo test è in grado di ricercare e analizzare oltre 340 mutazioni, con vantaggi diretti per almeno il 40% dei pazienti. Nel dettaglio, il 56% dei pazienti che hanno effettuato la profilazione molecolare estesa della loro neoplasia è stato al centro della discussione da parte di un gruppo multidisciplinare. Di questi, oltre la metà ha avuto la possibilità di ricevere immediatamente o, dopo una terapia scelta dal Centro di riferimento, farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapia. Inoltre, nel 18% dei casi il test ha fornito indicazioni utili a correggere la chemioterapia, identificata come la migliore prima di conoscere il risultato della profilazione estesa, e il 12% ha avuto la possibilità di accedere ad altri studi presenti nel nostro Paese. In conclusione, circa il 40% dei pazienti ha ottenuto opportunità terapeutiche aggiuntive dalla profilazione genomica estesa, rispetto alla valutazione delle sole mutazioni note per la possibile associazione con farmaci a bersaglio molecolare. Inoltre, nel 16% dei casi, è stata identificata un’alterazione della cellula tumorale presente nell’intero organismo e che predispone all’insorgenza del cancro. Quest’ultimo è il punto di partenza per eseguire, a cascata, una consulenza oncogenetica per ricercare questa mutazione anche tra gli altri familiari e, quindi, aprire un ombrello protettivo su tutta la famiglia.

Sono questi i principali risultati emersi dallo studio “Rome Trial”, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Università di Roma La Sapienza e dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata. I dati sono presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si chiude oggi a Parigi. “Nell’oncologia di precisione deve essere superato l’assioma mutazione/farmaco – afferma il Prof. Paolo Marchetti, Direttore Scientifico IDI di Roma, Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza di Roma e Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata -. È necessario studiare nell’insieme quante più alterazioni possibili per comprendere non solo il possibile bersaglio, ma anche le sue vie di interazione. Con il nostro studio abbiamo analizzato oltre 780 pazienti di diversi centri della Penisola. Abbiamo dimostrato che un’ampia profilazione genomica all’interno di uno specifico Molecular Tumor Board (MTB), cioè un gruppo multidisciplinare, determina vantaggi importanti per quei malati che possono ricorrere a farmaci a bersaglio molecolare o all’immunoterapia, indipendentemente dalla sede iniziale della neoplasia e dalla disponibilità di studi preliminari di attività”.

Inoltre, oggi verrà presentato a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità il progetto di studio Beyond the Rome Trial, un’estensione della ricerca illustrata all’ESMO. Verrà condotto in una rete di Centri di eccellenza (i 41 già aderenti al Rome Trial) e in 11 MTB di rilevanza nazionale, che utilizzeranno una stessa piattaforma di discussione e raccolta dati, realizzata dal CINECA insieme all’Università La Sapienza.

“Vogliamo sviluppare in Italia un progetto di oncologia mutazionale con tutte le sue innumerevoli potenzialità – prosegue il prof. Marchetti -. La profilazione estesa è, infatti, molto più ‘grande’ di quella tradizionale legata al modello istologico. Quest’ultima si basa sulla ricerca di una singola mutazione a cui associare un farmaco. In questi casi il patologo, per aiutare l’oncologo a selezionare la terapia, per esempio, nel tumore del polmone, deve svolgere dieci singoli esami. È invece molto più economico ed efficiente eseguire un test unico in grado di ricercare e studiare tutti insieme i geni attraverso l’impiego di piccoli pannelli di NGS. Tuttavia, a fianco di questo modello tradizionale definito “istologico”, oggi sono note le grandi opportunità offerte dal Next Generation Sequencing (NGS) o sequenziamento in parallelo nella applicazione del modello ‘mutazionale’. Nella profilazione estesa non utilizziamo piccoli pannelli NGS per vedere otto o dieci mutazioni. Svolgiamo una ricerca più ampia e riusciamo ad analizzare fino a 340 o oltre 500 mutazioni significative nella evoluzione della neoplasia. La profilazione estesa oggi può essere svolta in diversi Centri italiani ed è effettuata nei pazienti oncologici metastatici che hanno svolto non più di due linee di trattamento. Lo studio che verrà proposto oggi alle Aziende del farmaco e a quelle impegnate nella profilazione genomica rappresenta una risposta alla necessità di regolare l’accesso a terapie a bersaglio molecolare, di cui non abbiamo ancora informazioni in singole tipologie di tumore. Non è sufficiente effettuare un test genomico per pensare di trattare i pazienti al di fuori di un percorso controllato e condiviso. Evitare trattamenti improvvisati e promuovere la conoscenza in questo settore della oncologia mutazionale rappresenta la sfida che stiamo conducendo insieme a prestigiose Istituzioni”.