Home Blog Page 283

Le istanze di Confindustria Dispositivi Medici al nuovo governo

“Non è più il tempo delle chiacchiere, ma è giunto il tempo del fare”. Sono cristalline le richieste che il presidente di Confindustria Dispositivi Medici Massimiliano Boggetti invia al nuovo governo: agire sulla governance di settore, per superare i tetti di spesa e il payback, che da strumento emergenziale per il controllo della spesa è divenuto routine, mettendo a rischio il processo di innovazione delle aziende; promuovere il reshoring delle aziende di un comparto che deve tornare a essere considerato competitivo dal governo; accelerare sulla realizzazione delle attività previste dal Pnrr.

Per approfondire

Fiaso: aumento del fondo sanitario e sblocco delle assunzioni per far ripartire la sanità

La riflessione pubblica sul Servizio sanitario nazionale riparte dal Sud. La Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere si è data appuntamento a Bari per il Forum Mediterraneo in sanità, organizzato dall’AReSS Puglia e Forum Risk Management.

Tanti i temi in agenda che hanno impegnato i direttori generali, il primo punto su cui c’è stata una generale convergenza riguarda la ripartizione delle risorse.

“L’Italia si è mantenuta, in termini di risorse destinate alla sanità, stabilmente al di sotto di molti altri Paesi europei. La strada che abbiamo anche indicato come Fiaso è attestare il nostro Paese su uno stanziamento dell’8% del PIL dedicato al Fondo sanitario nazionale. Si tratta di un valore superiore al 7,3% del 2021 e al 7,5% del 2020, ma che terrebbe conto di situazioni congiunturali alle quali il Servizio sanitario dovrà fare fronte, come i rincari del costo della energia, delle tante questioni ancora in sospeso, come per esempio la stabilizzazione del personale, per le quali saranno necessari ulteriori fondi oltre a quelli già stanziati”, ha evidenziato il Presidente Fiaso, Giovanni Migliore.

Il tema del finanziamento, della sua stabilità negli anni e della equità del suo riparto, dovrebbero rappresentare in questo momento una priorità dell’agenda politica del Paese. Una spesa sanitaria attestata sul valore dell’8% del PIL riporterebbe l’Italia in linea con la media dei Paesi europei più avanzati, perché ha ricordato Migliore: “l’investimento sulla sanità non è una voce di costo, il prodotto interno lordo di una nazione può crescere se cresce complessivamente il livello di salute dei suoi cittadini”.

E a questo è legato il tema dell’eliminazione del tetto alla spesa per il personale sanitario.

“È arrivato il momento di lasciarsi definitivamente alle spalle la stagione dei blocchi e dei tetti di spesa sul personale, puntando con determinazione su investimenti, programmazione e formazione per ridisegnare servizi, ripensare profili e mix di competenze professionali, riallocare risorse e allineare il servizio sanitario ai bisogni di cura e di assistenza dei cittadini nei prossimi anni”, ha sottolineato il presidente Migliore.

Sbloccare le assunzioni di personale sanitario è fondamentale per dare corpo agli importanti investimenti che il Pnrr ha previsto nel settore della sanità per rendere effettivamente operativi i 381 ospedali di comunità, le 602 Centrali operative territoriali e le 1.288 Case di Comunità previste nella Missione 6 del Piano presentato dall’Italia all’Unione Europea.

C’è una terza questione sollevata nel corso dei lavori: la responsabilità professionale dei direttori generali delle aziende sanitarie pubbliche e il loro inquadramento contrattuale che, attualmente, cambia da regione a regione. I manager delle aziende sanitarie chiedono che si lavori su uno schema contrattuale unico attraverso il quale essere maggiormente tutelati a fronte delle responsabilità crescenti cui sono chiamati a rispondere.

Riforma Irccs: Il Cdm approva il decreto legislativo in esame preliminare

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della delega relativa al riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288.

Il decreto si inserisce nell’ambito della “Missione 6 – Salute” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), al fine di rafforzare e migliorare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie.

Il testo, tra l’altro, introduce criteri e standard internazionali per il riconoscimento e la conferma del carattere scientifico di IRCCS, con la valutazione dell’impact factor, della complessità assistenziale e l’indice di citazione, per garantire la presenza di sole strutture di eccellenza. Si definiscono, inoltre, le modalità di individuazione del bacino minimo di riferimento atte a rendere la valutazione per l’attribuzione della qualifica IRCCS più coerente con le necessità dei diversi territori.

Per approfondire

Approvato ACN per le attività libero professionali in convenzione dei Medici INPS. Petrone (FIMMG -INPS): momento storico

Con la Deliberazione n.157 del 28.09.2022 il CdA INPS ha suggellato la definitiva approvazione dell’Accordo Collettivo Nazionale per il conferimento di incarichi per lo svolgimento di attività libero professionali in convenzione ai Medici INPS addetti alle funzioni relative all’invalidità civile e alle attività medico legali in materia previdenziale e assistenziale affidate all’Istituto.

Momento storico. Finalmente è al capolinea la lunga storia di contratti annuali in assenza di tutele dei Medici convenzionati INPSafferma Alfredo Petrone, Segretario Nazionale Settore FIMMG INPS.Ed è necessario ringraziare il Presidente Pasquale Tridico che ha iniziato il suo mandato e perseguito, con la nostra stessa determinazione, questo obiettivo, raggiunto con l’impegno di tutte le forze in gioco”.

Chiediamo all’ Istituto di procedere spediti con la pubblicazione del bando – continua Edy Febi, Vice Segretario Vicario del Settore FIMMG INPS – affinché siano al più presto conferiti gli incarichi ai Medici che, va ricordato, dal prossimo anno dovranno occuparsi anche delle competenze delle Commissioni Mediche di Verifica attualmente al MEF e trasferite all’INPS dal Decreto Semplificazioni Fiscali”.

Con la approvazione di questo Accordo Collettivo Nazionale – continua Petrone – l’INPS potrà dare una  risposta efficace alle fasce deboli della popolazione e adempiere alle molteplici competenze medico legali affidate all’Istituto”. 

BPCO: criticità e prospettive della presa in carico del paziente

La BPCO rappresenta la terza causa di morte a livello mondiale, dopo le patologie cardiovascolari. È una patologia ad elevato impatto economico e sociale, con risvolti importanti non solo su morbilità e qualità di vita del paziente, ma anche sulla mortalità. Le stime dicono che più della metà dei soggetti con BPCO non riceve una diagnosi corretta e in molti casi la diagnosi viene posta quando la malattia è già in fase avanzata. Anche l’aderenza terapeutica e l’insorgenza di riacutizzazioni costituiscono criticità importanti nella gestione della patologia.
Qual è la situazione dei pazienti con BPCO nel nostro Paese e come si sta evolvendo il percorso diagnostico-terapeutico, anche alla luce dell’introduzione della Nota Aifa 99? La maggiore integrazione tra MMG e specialista nella gestione della presa in carico del paziente si sta realizzando e quali passi sono ancora necessari? Quali sono i bisogni dei pazienti dal punto di vista organizzativo e di percorso assistenziale, e quali strumenti possono essere utili ai medici e al sistema per rispondere in maniera sempre più efficace?

Ne parliamo con:

  • Pierachille Santus
    Professore Ordinario in Malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore UOC Pneumologia, Ospedale Sacco, Milano
  • Adriano VaghiAdriano Vaghi
    Past President AIPO-ITS ora referente delle sezioni Regionali e già Direttore U.O. Pneumologia, ASST Rhodense P.O. di Garbagnate, Garbagnate Milanese (MI)

Conduce:

  • Rossella IannoneRossella Iannone
    Direttrice PPHC

Egualia: quali priorità per il prossimo governo?

Dopo il successo dello Speciale Elezioni, vi proponiamo i commenti della filiera della salute alla luce dei risultati elettorali.

I nodi che restavano da sciogliere prima del 25 settembre sono gli stessi che il nuovo assetto politico si troverà a dover affrontare una volta insediatosi a Palazzo Chigi.

Regia nazionale per la governance e per gli strumenti a sostegno della ricerca e della produzione della filiera del farmaco. Sostegno della concorrenza per i medicinali equivalenti e biosimilari per bilanciare payback e gare al massimo ribasso. Sburocratizzazione e semplificazione delle procedure amministrative per rendere l’Italia attrattiva per gli investimenti.

Ecco le tre criticità che Egualia porrà sul tavolo del nuovo esecutivo con la richiesta di risolverle nei primi 100 giorni di governo. Obiettivo: rimettere la salute al centro della politica. L’opinione sul post-elezioni del presidente di Egualia, Enrique Häusermann.

Dl Aiuti-ter. Cittadini (Aiop): “Risorse gravemente insufficienti per le strutture di diritto privato del SSN”

“Le risorse stanziate con il Dl Aiuti-ter sono assolutamente insufficienti e penalizzano in maniera significativa le strutture di diritto privato del Servizio Sanitario Nazionale”. Così la presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, Barbara Cittadini.

“Il testo, nella versione oggetto di confronto istituzionale, diffusa anche dagli organi di stampa, prevedeva un contributo una tantum per le nostre strutture in proporzione al costo sostenuto nel 2022 per energia elettrica e gas. Inaspettatamente e incomprensibilmente, il decreto bollinato prevede, invece, un limite al contributo una tantum per le strutture di diritto privato pari allo 0,8 del tetto di spesa assegnato per l’anno 2022. Non possiamo non contestare questo ulteriore “tetto” che discrimina, una volta ancora, le strutture di diritto privato del SSN, che al pari di quelle di diritto pubblico erogano prestazioni per i cittadini, e rende drammaticamente insufficienti gli aiuti concessi in un periodo di grande difficoltà, vanificando un riconoscimento che diventa teorico”.

“Con questa limitazione – prosegue – il contributo è irrisorio perché copre solo una parte veramente esigua dei rincari che le strutture stanno affrontando ormai da mesi. Il rischio, infatti, potrebbe essere quello di non poter garantire le prestazioni e i servizi per la popolazione che, già adesso, riesce con difficoltà a fruire del proprio diritto alla salute a causa delle lunghissime liste d’attesa. L’apertura da parte del Governo, che con il Dl Aiuti-ter – spiega la presidente nazionale di Aiop – riconosce finalmente ad entrambe le componenti del SSN, a prescindere dalla loro natura giuridica, il diritto di accedere alle risorse destinate a fronteggiare i rincari, è senz’altro un importante segno di attenzione, ma non basta”.

“È una situazione drammatica, che aggrava la condizione nella quale si trovano le strutture per quanto hanno dovuto affrontare nei due anni di emergenza pandemica, durante la quale abbiamo lavorato alacremente, in sinergia con la componente di diritto pubblico, per garantire il diritto alla salute a tutta la popolazione” conclude Cittadini.

Meno errori e pazienti più sicuri, prima iniziativa italiana, di respiro internazionale, coordinata dall’ateneo di Udine

Come ridurre gli errori accidentali che un significativo numero di pazienti, stando ai dati internazionali, subisce involontariamente durante l’assistenza infermieristica? E come migliorare, al tempo stesso, la qualità degli ambienti di lavoro?

 

La grande sfida legata alla sicurezza sanitaria, su cui il Dipartimento di Area Medica dell’Ateneo, insieme ad altri quattro paesi europei, sta lavorando dal 2019, è pronta a tradursi in una proposta concreta: un percorso formativo aperto, di massa e online (MOOC), progettato nell’arco di due anni attraverso una cordata europea, che aprirà i battenti da ottobre. Il primo, a livello internazionale, studiato ad hoc per implementare le competenze dei Coordinatori infermieristici, responsabili dell’assistenza nell’ambito di unità operative o dipartimenti ospedalieri e territoriali e quindi figure cruciali nel processo di cura.

 

Se ne parlerà proprio venerdì 30 settembre a Palazzo Florio, dalle ore 9, nell’ambito del Convegno organizzato dal Dipartimento di Area Medica UniUD per fare il punto sul progetto di ricerca NM4SAFETY, l’innovativa cornice, finanziata dal programma Erasmus+KA2 e coordinata dal DAME, che ha permesso lo sviluppo di questo percorso formativo, unico nel panorama internazionale.

 

«È la prima volta che il nostro Paese sviluppa una proposta di questo respiro. Si tratta infatti di una innovativa modalità di diffusione della conoscenza, libera e inclusiva, su cui noi abbiamo iniziato a ragionare e a lavorare concretamente ben prima del periodo pandemico – precisa la prof.ssa Alvisa Palese, del Corso di Laurea in Infermieristica e coordinatrice di NM4SAFETY mentre ricorda il coinvolgimento, nel progetto, di istituzioni accademiche internazionali (Cipro, Germania e Svizzera) oltre all’azienda italiana Tech4Care SRL – Allo stesso tempo è la prima volta che viene realizzato un investimento mirato sui Coordinatori infermieristici, figure centrali nell’assistenza. Per gestire le complesse sfide, necessitano infatti di una vasta gamma di supporti, anche formativi, capaci di creare un ambiente di lavoro sicuro in cui le migliori pratiche di pianificazione e sviluppo delle risorse umane, leadership, tecniche di lavoro in squadra e gestione efficace dei cambiamenti possano essere approfondite e condivise. Lavorare sulla qualità dell’ambiente di lavoro significa anche riuscire a ridurre nel tempo gli eventi avversi e l’inappropriatezza nell’impegno della risorsa infermieristica oggi molto preziosa. E l’università può essere una preziosa risorsa per questo».

 

A questo servirà dunque il percorso formativo disponibile da ottobre che ha richiesto due anni di studi, ricerche e una fase pilota, conclusa da poco, per riuscire ad offrire il meglio della formazione nel settore.

 

«Il percorso on line si articolerà in dodici lezioni che resteranno disponibili agli utenti per tre anni su una piattaforma dedicata – anticipa Jessica Longhini, assegnista di ricerca presso il DAME ricordando che disabilità permanente e aumento dei tempi della degenza ospedaliera sono soltanto alcune conseguenze di una non adeguata assistenza della persona – I corsisti avranno a disposizione anche un pacchetto di strumenti per migliorare l’organizzazione, l’ambiente di lavoro infermieristico e la sicurezza del paziente nelle strutture ospedaliere e in tutte quelle del territorio con degenza».

OMS e Organizzazione internazionale del lavoro chiedono nuove misure per affrontare i problemi di salute mentale sul lavoro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) chiedono azioni concrete per affrontare i problemi di salute mentale nella popolazione attiva.

Si stima che circa 12 miliardi di giornate lavorative vengano perse ogni anno a causa di depressione e ansia, che costano all’economia globale quasi 1 trilione di dollari. Oggi vengono pubblicati due nuovi documenti che mirano ad affrontare questo problema: le Linee guida dell’OMS sulla salute mentale sul lavoro e un Policy Brief OMS/ILO correlato.

Le linee guida raccomandano azioni per affrontare i rischi per la salute mentale come carichi di lavoro pesanti, comportamenti negativi e altri fattori che creano disagio sul lavoro. Per la prima volta, l’OMS raccomanda la formazione dei manager per sviluppare la capacità di prevenire l’instaurarsi di ambienti di lavoro stressanti e di rispondere ai lavoratori in difficoltà.

Il World Mental Health Report dell’OMS, pubblicato nel giugno 2022, ha evidenziato che un miliardo di persone convivevano con un disturbo mentale nel 2019 e che il 15% degli adulti in età lavorativa ha avuto un disturbo mentale. Il lavoro amplifica questioni sociali più ampie che influiscono negativamente sulla salute mentale, come le discriminazioni e le disuguaglianze, il bullismo e la violenza psicologica (il “mobbing”). Eppure, discutere o rivelare la situazione della propria salute mentale rimane un tabù negli ambienti di lavoro a livello globale.

Le linee guida indicano inoltre modi migliori per soddisfare le esigenze dei lavoratori con problemi di salute mentale, propongono interventi che ne favoriscano il ritorno al lavoro e, per coloro che sono affetti da patologie gravi in quest’ambito, prevedono interventi che facilitino l’ingresso nel mondo del lavoro retribuito. Le linee guida richiedono inoltre interventi volti alla protezione degli operatori sanitari, umanitari e di emergenza.

“È ora di concentrarsi sull’effetto dannoso che il lavoro può avere sulla nostra salute mentale”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “Il benessere dell’individuo è una ragione sufficiente per agire, ma una cattiva salute mentale può anche avere un impatto debilitante sulle prestazioni e sulla produttività di una persona. Le nuove linee guida possono aiutare a prevenire situazioni e culture lavorative negative e offrire protezione per la salute mentale e supporto ai lavoratori”.

Un Policy Brief separato dell’OMS/ILO illustra le linee guida dell’OMS in termini di strategie pratiche per i governi, i datori di lavoro, i lavoratori e le organizzazioni nel settore pubblico e privato. L’obiettivo è favorire la prevenzione dei rischi per la salute mentale, proteggere e promuovere la salute mentale sul lavoro e supportare le persone con problemi di questo genere, in modo che possano essere attivi e prosperare nel mondo del lavoro. Gli investimenti e la leadership saranno fondamentali per l’attuazione delle strategie.

“Dato che le persone trascorrono gran parte della loro vita al lavoro, un ambiente lavorativo sano e sicuro è fondamentale. Dobbiamo investire per costruire una cultura della prevenzione intorno alla salute mentale sul lavoro, rimodellare l’ambiente di lavoro per fermare lo stigma e l’esclusione sociale e garantire che i dipendenti con problemi di salute mentale si sentano protetti e sostenuti”, ha affermato Guy Ryder, Direttore Generale dell’ILO.

La Convenzione dell’ILO sulla sicurezza e la salute sul lavoro (n. 155) e la Raccomandazione (n. 164) forniscono quadri legali per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tuttavia, l’Atlante della salute mentale dell’OMS ha rilevato che solo il 35% dei paesi ha riferito di avere programmi nazionali per la promozione e la prevenzione della salute mentale legate al lavoro.

Il COVID-19 ha innescato un aumento del 25% dell’ansia e della depressione in tutto il mondo, rivelando quanto i governi fossero impreparati al suo impatto sulla salute mentale e facendo emergere una carenza globale cronica di risorse per la salute mentale. Nel 2020, i governi di tutto il mondo hanno speso in media solo il 2% dei budget sanitari per la salute mentale, con i paesi a reddito medio-basso che hanno investito meno dell’1%.

Slow Food & Slow Medicine: cibo e natura per prevenire le malattie

0

“Spesso quando si pensa alla prevenzione, ci si sottopone a esami o si assumono farmaci. Quella è una diagnosi precoce: la vera prevenzione riguarda le corrette abitudini di vita”. Sandra Vernero è medico anestesista rianimatore e presidente di Slow Medicine, l’associazione che dal 2011 si batte per una medicina sobria, rispettosa e giusta, focalizzata, tra le altre cose, su cure appropriate e riduzione degli sprechi e delle prescrizioni non necessarie.

Le tre parole chiave sono ispirate ai principi di un’altra organizzazione “lenta”, Slow Food: i due gruppi collaborano da tempo e all’edizione 2022 di Terra Madre a Torino hanno presentato alcuni progetti incentrati sulla prevenzione e sulla sostenibilità (ambientale e del servizio sanitario nazionale).

Da tempo gli esperti sono concordi nell’affermare che circa l’80% delle malattie cardiovascolari sono evitabili a patto che si modifichi il proprio stile di vita. Tra le buone abitudini da inserire nella nostra vita quotidiana, ci sono l’alimentazione e l’attività fisica. Proprio questi aspetti sono stati protagonisti di due momenti congiunti a Terra Madre: la presentazione del position paper Cibo e Salute e quella del progetto Montagna Slow.

Come intendere la prevenzione

One Health e alimentazione

Negli ultimi anni è stato ripreso il concetto di One Health, che compare anche all’interno del Pnrr. L’approccio, che risale al 1978, prevede una visione integrata basata sull’idea che salute umana, animale e ambiente siano profondamente interconnesse e che qualunque azione debba tenere conto dell’impatto su questi tre aspetti.

Nel nostro Paese l’Istituto superiore di sanità ha elaborato un Piano strategico 2021-2023 nel quale si impegna a rafforzare la componente multidisciplinare della sanità.

Al di là dei documenti ufficiali, però, è difficile riuscire a misurare l’applicazione dell’approccio, che dovrebbe prevedere una fase di formazione a questa visione e non dovrebbe essere un’imposizione calata dall’alto.

In questo senso, iniziative che partono dal basso e che puntano a coinvolgere la società civile prima che i futuri pazienti possono avere un valore importante.

Nel position paper Cibo e Salute di Slow Food è sottolineata l’importanza di ripensare i pilastri alimentari, partendo dalla costruzione di sistemi sostenibili basati sulla coltivazione e sulla tutela della biodiversità e delle varietà locali, sul mantenimento della salute del suolo e su forme di produzioni amiche del clima. In questo modo si possono garantire diete sane e sostenibili in grado di fornire nutrienti adeguati senza mettere a rischio gli ecosistemi.

Nel rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) si afferma che “il consumo di diete sane e sostenibili presenta grandi opportunità di riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dal sistema alimentare, con ripercussioni positive sulla salute”.

Le tre indicazioni che emergono dal position paper sono:

  • lavorare a livello europeo per una politica alimentare integrata, che porti coerenza tra le politiche sanitarie, ambientali e agricole, e che coinvolga gli attori a tutti i livelli, compresi i governi nazionali, le istituzioni dell’Unione europea, le autorità locali e regionali, la società civile, l’industria alimentare, i fornitori di cibo nel sistema pubblico di scuole, ospedali e mense, le iniziative comunitarie e gli agricoltori locali;
  • allineare la politica agricola comune e le politiche sui pesticidi ai principi del Green Deal e della Strategia “Farm to Fork”, in modo tale da garantire una coerenza di approccio tra gli obiettivi sanitari, quelli agricoli e quelli ambientali. Per riuscirci l’Unione europea dovrà porre fine alla produzione alimentare industriale e avviare una transizione in senso agroecologico;
  • adottare un approccio in termini di “ambienti alimentari” nella definizione delle politiche, e rendere le diete sane e sostenibili una scelta facile, assicurando che gli alimenti, le bevande e i pasti che contribuiscono a una dieta sana e sostenibile siano i più disponibili, accessibili, economici, piacevoli e ampiamente promossi.

Le prescrizioni verdi

 

L’altro pilastro che riguarda lo stile di vita e la promozione della salute è l’attività fisica, intesa in modalità slow: “Nel movimento come nella medicina non sempre fare di più significa fare meglio – ha ricordato Sandra Vernero – Da questa consapevolezza è nata Montagna Slow, un percorso che stiamo svolgendo in collaborazione con alcune Regioni e le cui attività sono personalizzabili”.

In questo momento hanno aderito al percorso Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. “Esistono ormai diverse evidenze scientifiche che dimostrano che spesso, per alcune patologie nella loro fase iniziale, sia più utile prescrivere attività nella natura al posto dei farmaci”, ricorda la presidente di Slow Medicine. L’approccio ricorda quello sperimentato nel Regno Unito, dove i medici di base prescrivono attività sociali guidate a persone che soffrono di depressione.

La stessa cosa può succedere con le prescrizioni verdi: indicazioni di camminate a contatto con la natura che possono contribuire a risolvere problemi come stress e ansia.

“Il manifesto del progetto riprende le parole chiave della nostra associazione: ci battiamo per una montagna sobria, rispettosa e giusta. Ciascuna Regione, a partire da questi valori, può elaborare le strategie che ritiene più adatte al proprio territorio”.

Nella cornice di Terra Madre, Angelo Giovanazzi, presidente di AlpiBio (Trento) ha parlato di come unire un approccio One Health alla gestione di un bene essenziale: l’acqua. A Rovereto l’associazione ha organizzato un percorso di riscoperta delle fontane disseminate sul territorio, per creare maggiore consapevolezza nei cittadini.

“AlpiBio da tempo lavora su questi temi e siamo contenti che abbiano deciso di abbracciare Montagna Slow. La rete tra associazioni e realtà presenti sui territori è uno degli obiettivi del progetto. Adesso ci auguriamo di aumentare il numero di Regioni coinvolte”, ha concluso Vernero.