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Fondazione GIMBE. Legge di Bilancio: niente investimenti per la salute delle persone

Il Presidente Nino Cartabellotta è intervenuto ieri, con altri autorevoli esperti, al convegno “La sanità di oggi e di domani: idee proposte di riforma del Sistema Sanitario”, organizzato nell’ambito del 17° Forum Risk Management di Arezzo. «La sanità pubblica continua a rimanere fuori dalle priorità del Paese – ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – nonostante le enormi criticità esplose con la pandemia. Infatti, se nei momenti più bui tutte le forze politiche convergevano sulla necessità di rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con la fine dell’emergenza la sanità è “rientrata nei ranghi”, come dimostrato prima dalla scarsa attenzione nei programmi elettorali, poi dall’assenza di un piano di Governo per la sanità pubblica e, da ultimo, dal mancato incremento del finanziamento nella Legge di Bilancio 2023 presentata dall’Esecutivo: ovvero, nessun ulteriore investimento per la salute delle persone».

Salvo sorprese al fotofinish, la Legge di Bilancio 2023 confermerebbe infatti solo l’aumento di € 2 miliardi previsti dalla precedente manovra. «Una cifra che oltre ad essere erosa dall’inflazione – ha commentato il Presidente – non permetterà di coprire i costi straordinari dovuti alla pandemia e alla crisi energetica, né tantomeno di avviare alcun rilancio del SSN. Con il risultato di mandare “in rosso” anche le Regioni più virtuose, con inevitabili conseguenze sull’erogazione sulla qualità dell’assistenza». Peraltro, se uno degli obiettivi “ventilati” in campagna elettorale era di allineare il finanziamento alla media europea, il Presidente Cartabellotta ha ricordato che «nel 2020 la spesa sanitaria pubblica italiana era inferiore di $ 215 pro-capite rispetto alla media europea: esiste dunque un gap di circa € 12,7 miliardi che può essere colmato solo con una programmazione pluriennale di rilancio del finanziamento pubblico».

Il Presidente ha illustrato le criticità che compromettono sempre più il diritto costituzionale alla tutela della salute, determinando rinunce alle cure e inaccettabili diseguaglianze, non solo regionali, nell’accesso alle prestazioni e alle innovazioni. Dalla grave carenza di personale sanitario, che in alcuni settori è diventata una vera e propria emergenza, alla necessità di rendere accessibili a tutti i cittadini le prestazioni sanitarie dei “nuovi LEA”, ancora ostaggio di un “decreto tariffe” mai pubblicato per carenza di risorse; dall’incapacità di mantenere aggiornate le prestazioni ai progressi della ricerca, all’allungamento delle liste d’attesa che le Regioni non riescono a recuperare. Cartabellotta ha poi puntato il dito sul regionalismo differenziato perché «senza adeguate contromisure, l’attuazione delle maggiori autonomie in sanità non farà che aumentare le diseguaglianze, legittimando normativamente il divario tra Nord e Sud e violando il principio di uguaglianza dei cittadini sul diritto costituzionale alla tutela della salute».

«Per un adeguato rilancio del SSN – ha concluso Cartabellotta – servono risorse per allineare la spesa sanitaria pubblica alla media dei paesi europei, coraggiose riforme di sistema e soprattutto la visione del servizio sanitario che la politica intende consegnare alle future generazioni. Altrimenti, il SSN è condannato ad una stentata sopravvivenza che finirà per sgretolare, lentamente ma inesorabilmente, il modello di una sanità pubblica, equa e universalistica, pilastro della nostra democrazia».

Stati generali dell’infermieristica: le richieste degli infermieri alle Istituzioni per far crescere la professione

Stati generali dell’infermieristica: nove mesi di lavoro in cui tutti gli infermieri iscritti agli ordini (460mila) hanno avuto la possibilità di dire la loro sul futuro della professione grazie a una piattaforma online che la Federazione nazionale (FNOPI) ha messo a disposizione per una consultazione pubblica aperta e trasparente che dà forza alle richieste federative.

Il risultato, sintetizzato in un report da quattro gruppi di lavoro coordinati da consiglieri nazionali FNOPI e composti dai componenti degli ordini provinciali, è stato illustrato a rappresentanti di Governo e Parlamento ad Arezzo, in occasione del 17° Forum Risk Management.

Gli infermieri hanno dimostrato in questi anni diponibilità e volontà di assistere le persone a volte senza un’organizzazione che potesse rendere merito al loro lavoro e le richieste per riorganizzare il sistema saranno ora inviate alle commissioni parlamentari e ai ministri competenti, che avranno così il quadro preciso di come gli infermieri chiedono di far crescere e garantire la professione.

I cardini su cui le proposte si articolano sono chiari e indispensabili per assicurare il recupero dell’attrattività dell’infermieristica sia attraverso lo sviluppo delle possibilità di carriera, sia con un riconoscimento formativo e anche economico all’altezza delle medie europee rispetto alle quali oggi l’Italia è un fanalino di coda.

  • Crescita professionale attraverso la revisione della formazione universitaria perché preveda specializzazioni accademiche, anche grazie alla laurea magistrale a indirizzo clinico. Gli specialisti dovranno trovare precise collocazioni nei servizi a cui fanno riferimento con contratti adeguati, anche economicamente e la garanzia di infungibilità per non essere destinati altrove e dovranno avere la possibilità di esercitare l’intramoenia e non avere vincoli di esclusività per non penalizzare il rapporto pubblico-privato e aumentare la disponibilità anche oltre il loro orario di lavoro.
  • Previsione di percorsi clinici, aumentando responsabilità, modelli di presa in carico personalizzata, sostenendo la promozione sociale della professione e riconoscendo nelle équipe multiprofessionali il ruolo infermieristico esperto, con capacità manageriali di gestione economico-finanziaria e responsabilità per la sicurezza dell’assistito.
  • Affermazione della figura dell’infermiere di famiglia per garantire la continuità ospedale-territorio in cui deve entrare in gioco anche il reale sviluppo della sanità digitale: un infermiere con più competenze riconosciute anche dal punto di vista retributivo, indicatori di valutazione per la qualità dell’assistenza e possibilità prescrittive.
  • Aggiornamento professionale continuo, mirato agli obiettivi specifici previsti dalla formazione specialistica e alle necessità dell’organizzazione, valorizzando chi mantiene costante l’aggiornamento.
  • Riorganizzazione dei servizi secondo criteri di qualità che mettano in grado gli infermieri specialisti di gestire una filiera di operatori intermedi che possano coordinare e che a loro riferiscano e facciano capo.

In sostanza, la professione infermieristica deve crescere e differenziarsi per responsabilità, competenze e percorsi di carriera e gli infermieri devono essere i responsabili della formazione delle figure che li supportano secondo le necessità di un quadro di riferimento nazionale, con estrema chiarezza di ruoli e in base all’organizzazione che gli stessi infermieri programmano.

Non si può continuare – ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – a parlare di ricette semplicistiche per affrontare e risolvere i problemi, perché il sistema è ormai complesso e servono analisi e strumenti di complessità. La tutela della salute non è più e non può essere un problema di singole professioni, ma di un sistema multiprofessionale che richiama a un’analisi e a strumenti di complessità”.

“Infermieri e infermieri pediatrici – ha concluso – hanno, in questo senso, metodi e strumenti di stratificazione del bisogno assistenziale, della complessità assistenziale, dei livelli di intensità assistenziale, degli strumenti e dei metodi di valutazione dei bisogni dei pazienti dal rischio cadute, del rischio infezioni, della capacità di orientarsi. Istituzioni e politica devono comprenderlo e noi siamo disponibili come sempre a dare in questo senso il necessario supporto”.

Le richieste degli infermieri in sintesi

Identità professionale

1.    Rendere attrattiva la professione prevedendo specializzazioni infermieristiche a livello accademico, nuovi meccanismi concorsuali per area di specializzazione, un’adeguata presenza di specialisti per servizio di assistenza e, nei contratti, retribuzioni economiche differenziali in base al livello di specializzazione


2.    Università, istituzioni e politica devono sostenere non “atti tecnici” degli infermieri, ma la professione in quanto tale, con i suoi percorsi clinici, aumentando responsabilità, modelli di presa in carico personalizzata, sostenendone la promozione sociale, perché sia unica, infungibile e con una sua specificità


3.    Maggiore compatibilità studio-lavoro con più ore dedicate, attività cliniche per chi fa ricerca e per chi si dedica all’insegnamento. Riconoscimento delle eccellenze con nuove figure, ruoli e modelli secondo una formazione omogenea a livello nazionale. Riconoscere l’infermiere come protagonista di sistemi complessi, territoriali e di prossimità, esperto di problem solving per i bisogni dei cittadini, a domicilio, nelle scuole, con la valorizzazione delle competenze, dei valori etici e deontologici della professione

Organizzazione

1.    Infermiere leader all’interno delle équipe multiprofessionali: è esperto di cure assistenziali, ha abilità manageriali di gestione economico-finanziaria a livello di singola struttura e di organizzazioni complesse (dipartimenti o distretti) e orienta la propria azione e quella dell’équipe alla sicurezza delle cure e ai bisogni del cittadino 


2.    Rafforzare la continuità ospedale-territorio grazie all’infermiere di famiglia con maggiori competenze riconosciute anche dal punto di vista retributivo, indicatori di valutazione per la qualità dell’assistenza e, nella presa in carico dell’assistito, con possibilità prescrittive per medicazioni, mobilitazioni, alimentazione e gestione del fine vita


3.    Sviluppare sanità digitale e cartella informatizzata per pianificare bisogni, interventi ed esigenze gestionali e manageriali necessari alla condivisione di informazioni nello staff. Rafforzare la formazione continua, valorizzare la carriera dirigenziale dal punto di vista economico in base alle competenze professionali, favorire l’intramoenia e rivedere il vincolo di esclusiva, limitante anche per l’integrazione pubblico-privato. Quantificare i bisogni di personale in base alla sicurezza nel rapporto infermieri/assistiti e garantire retribuzioni in linea con l’Europa anche per evitare ingiustizie retributive, lavoro nero e abusivismo 

Formazione


1.    Prevedere nei percorsi formativi generalisti e specialistici, obiettivi qualificanti del corso di laurea abilitante all’esercizio della professione, uniformi in tutte le sedi didattiche. Incarichi di insegnamento dell’infermieristica assegnati a infermieri, prevedendone l’infungibilità e aumentando il numero di docenti


2.    Ampliamento della laurea magistrale con percorsi formativi di indirizzo clinico. Maggiori competenze nella ricerca anche aumentando il numero di dottorati e borse di studio. Standard quanti-qualitativi omogenei per le attività di tutoraggio dei corsi di laurea


3.    L’aggiornamento professionale deve essere in linea con i dossier individuali (specializzazioni e funzioni) e di politica sanitaria (organizzazione e target dell’assistenza), monitorando il raggiungimento degli obiettivi formativi, per i quali va prevista una maggiore offerta e valorizzando i professionisti che hanno mantenuto costante l’aggiornamento

Rapporto con gli operatori sociosanitari (Oss)

1.    Rendere chiare e riconoscibili le peculiarità della professione infermieristica rispetto alle altre attività come quella degli Oss, grazie anche a una maggiore informazione a cittadini e media, anche per evitare un’organizzazione “demotivante” correlata spesso al “demansionamento” e alla perdita di cure infermieristiche (missed nursing care)


2.    Valorizzazione professionale dell’infermiere in termini organizzativi e nei rapporti tra professionisti, prevedendo anche un maggiore differenziale retributivo tra infermieri e Oss, oggi elemento di importante frustrazione


3.    La professione infermieristica deve crescere e differenziarsi per responsabilità, competenze e percorsi di carriera e gli infermieri devono essere i responsabili della formazione degli Oss, loro figura di supporto grazie a uno skill mix organizzato dagli stessi infermieri, secondo le necessità di un quadro di riferimento nazionale e con estrema chiarezza di ruoli

Meridiano Sanità: il SSN non sarà più sostenibile nel 2050

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Il Servizio sanitario nazionale non sarà più sostenibile entro il 2050. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Meridiano Sanità realizzato da The European House-Ambrosetti con il contributo non condizionante di Amgen, bioMérieux, Msd, Pfizer e Sanofi.

Il documento, che ha fotografato lo stato di salute del nostro SSN, individua diverse criticità nel nostro modello e propone alcune soluzioni per impedire il collasso previsto fra meno di trent’anni.

Considerando l’evoluzione dei fattori economici, dei fattori demografici, del contesto epidemiologico e dei fattori di rischio associati alle principali patologie, infatti, il modello previsionale della spesa sanitaria elaborato ha infatti stimato l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil al 9,5% entro il 2050.

Questo livello di spesa è incompatibile con lo scenario di invecchiamento demografico e con il calo della natalità. Per rendere sostenibile questa prospettiva, il report prevede un’azione congiunta su cinque elementi:

  • pressione fiscale
  • flussi migratori
  • età pensionabile
  • forza lavoro potenziale
  • tasso di occupazione.

I grafici che seguono forniscono un colpo d’occhio della situaizone italiana a partire da alcuni dei parametri analizzati nel report.

anni con disabilità
Anni vissuti con disabilità relativi alle principali malattie neurologiche in Italia (tasso per 100.000 abitanti) nel 1990 e nel 2019 Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Global Burden of Disease, 2022
morte prematura
Probabilità di morte prematura per tumori, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie croniche nelle Regioni italiane nella fascia d’età 30-69 anni (%) nel 2018 Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Istat, 2022
malattie croniche
Distribuzione della popolazione italiana affetta da malattie croniche (%) nel 2021 per fasce d’età Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Istat, 2022
stato salute popolazione
Sintesi dell’indice “Stato salute popolazione”, 2022 Fonte: The European House – Ambrosetti, 2022

Risorse insufficienti

Al momento infatti le risorse economiche per la sanità continuano a essere insufficienti: anche nel 2021, l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil è ampiamente inferiore ai principali Paesi europei (7,2% dell’Italia contro l’11% della Germania e il 10,3% della Francia), così come la spesa sanitaria pubblica pro capite a parità di potere d’acquisto (2.580 euro dell’Italia contro 5.370 euro della Germania e 3.916 euro della Francia).

La spesa sanitaria pubblica, cresciuta significativamente durante la pandemia e pari a 127,8 miliardi di euro nel 2021, dovrebbe raggiungere il suo picco nel 2022 (134 miliardi di euro) secondo le ultime stime contenute della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza di novembre 2022, per poi diminuire a partire dal 2023. L’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil al 2025 è data al 6%, con risorse in valore assoluto insufficienti per recuperare il gap di spesa nei confronti dei principali Paesi competitor.

Le risorse della Missione 6 – Salute del PNRR rappresentano una grande opportunità per “mettere in sicurezza” il sistema

Le risorse del PNRR, in particolare quelle assegnate al raggiungimento degli obiettivi della Missione 6 dedicata alla Salute, rappresentano una grande opportunità per “mettere in sicurezza” il sistema, dal momento che mirano non solo a rispondere alle vulnerabilità emerse durante l’emergenza pandemica ma anche a risolvere le criticità preesistenti attraverso il rafforzamento delle infrastrutture e la digitalizzazione dei servizi sanitari.

Dei 18,51 miliardi di euro previsti dal PNRR e dal Fondo Complementare nella Missione 6, ben 16,53 miliardi di euro (89,3%) sono territorializzabili, a testimonianza del ruolo centrale delle Regioni nel processo di rafforzamento della prevenzione e dei servizi sanitari, della modernizzazione e della digitalizzazione degli stessi.

Nei grafici che seguono si vedono il crescere della spesa sanitaria italiana degli ultimi anni, la ripartizione della spesa del 2021 e la capacità di risposta dei sistemi sanitari dei Paesi dell’Unione europea a 13 (più il Regno Unito) e delle singole Regioni italiane.

capacità di risposta SSN regioni
Sintesi dell’area “capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute” nelle Regioni italiane Fonte: The European House – Ambrosetti, 2022
capacità di risposta SSN
Sintesi dell’area “capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute” nei Paesi Eu-13 + Uk, 2022 (punteggio 1-10: 1= minimo; 10=massimo) Fonte: The European House – Ambrosetti, 2022
ripartizione spesa 2021
Composizione della spesa sanitaria pubblica in Italia, 2021 Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Ministero della Salute e Ragioneria Generale dello Stato, 2022
spesa sanitaria pubblica
Spesa sanitaria pubblica in Italia (miliardi di euro), 2017-2022 Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Ministero della Salute e Ragioneria Generale dello Stato, 2022

Le possibili soluzioni

Per gli esperti sono due i pilastri su cui investire per generare valore per i cittadini e per il sistema:

  • la prevenzione
  • l’innovazione

L’innovazione farmacologica e medicale ha contribuito in maniera significativa al miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Inoltre, l’Italia è il primo Paese al mondo per numero di pubblicazioni per ricercatore ed è prima nell’Unione europea per citazioni di pubblicazioni in ambito Life Sciences. Per gli esperti del Think Tank, quindi, il nostro Paese ha tutte le caratteristiche per diventare un ecosistema attrattivo in questo ambito, a patto che riesca a risolvere alcuni limiti, come:

La strategia di intervento proposta da Meridiano Sanità si sviluppa in quattro direzioni:

  1. continuare a investire nella salute con un approccio intersettoriale e aumentare in modo strutturale le risorse economiche destinate alla sanità portandole, nel breve periodo, almeno al 7% del Pil e arrivando a investire il 9% a medio-lungo termine, raggiungendo così l’incidenza media della spesa sanitaria sul Pil di Paesi come Germania, Francia e Spagna;
  2. dare piena attuazione ai progetti della Missione Salute del PNRR per rendere il SSN più resiliente, accompagnando il rafforzamento infrastrutturale del sistema con il potenziamento dell’organico e con la transizione digitale;
  3. adottare programmi e strategie che permettano all’Italia di affrontare e vincere le sfide di salute che si prospettano puntando su prevenzione e innovazione;
  4. promuovere il principio della salute in tutte le politiche, considerando gli impatti diretti e indiretti che i determinanti socio-economici e ambientali hanno sulla salute degli individui, favorendo prima di tutto la convergenza tra la politica sanitaria e quella industriale

Nel report si analizza anche l’uso della telemedicina da parte delle aziende, dei medici di medicina generale e degli specialisti.

telemedicina specialisti - MMG
Utilizzo delle soluzioni di telemedicina da parte dei medici specialisti e dei medici di medicina generale prima e durante la pandemia (% sul totale), nel 2019 e nel 2020. Fonte: Osservatorio Innovazione digitale in Sanità, Politecnico di Milano, 2022
telemedicina
Distribuzione delle aziende che hanno introdotto soluzioni di telemedicina per tipologia di azienda (%) nel biennio 2020-2022 Fonte: The European House – Ambrosetti su dati “Analisi dei modelli organizzativi di risposta al Covid-19 in Italia Istant Report Altems #2020-2022”, Altems 2022

DARWIN EU® dà il benvenuto ai primi partner in materia di dati

L’EMA ha selezionato il primo set di partner in materia di dati per collaborare con DARWIN EU®, la rete di analisi dei dati e di dati di Real World. I dati a disposizione di questi partner saranno utilizzati per gli studi per generare Real World Evidence che supporteranno le valutazioni scientifiche e il processo decisionale normativo. I dati di Real World Evidence si riferiscono alle informazioni derivate dall’analisi dei dati del mondo reale, che sono dati raccolti regolarmente sullo stato di salute di un paziente o sulla fornitura di assistenza sanitaria da una varietà di fonti diverse dagli studi clinici tradizionali.

I data partner selezionati includono istituzioni pubbliche e private. La caratteristica comune è che tutti hanno accesso a Real World Data da una o più fonti come ospedali, cure primarie, assicurazioni sanitarie, biobanche o registri di pazienti specifici per malattia. I partner di dati forniranno al Centro di coordinamento DARWIN EU® i risultati delle analisi di questi dati.
Con il coinvolgimento di questi partner, l’EMA ha lanciato i primi tre studi che saranno forniti da DARWIN EU®. Uno studio si concentrerà sull’epidemiologia dei tumori rari del sangue per fornire informazioni sulla loro prevalenza in Europa. Il secondo studio riguarda l’uso del valproato e il terzo esamina l’uso di antibiotici per informare il lavoro futuro sulla resistenza antimicrobica. L’EMA riporterà maggiori dettagli di questi studi a tempo debito, compresa la pubblicazione di protocolli e relazioni nel registro EU PAS. Questi studi segnano l’inizio di un rapido aumento del numero di studi condotti per supportare il processo decisionale normativo. L’obiettivo è che entro il 2025 DARWIN EU® fornisca circa 150 studi di Real World all’anno.

I data partner sono stati selezionati in base a criteri di priorità dopo aver consultato il comitato consultivo di DARWIN EU®. Secondo questi criteri, le fonti dovrebbero disporre di una raccolta dati continua con aggiornamenti dei dati almeno annuali, un intervallo di tempo inferiore a sei mesi nella disponibilità dei dati per l’analisi e l’acquisizione degli esiti sanitari e dei farmaci prescritti o dispensati.
Inoltre, i dati dovrebbero essere disponibili già convertiti nel Observational Medical Outcomes Partnership OMOP Common Data Model (CDM), che consente di eseguire analisi utilizzando lo stesso codice analitico.
Le fonti di dati dovrebbero rappresentare diversi contesti sanitari di uso dei medicinali (uso primario, secondario, specialistico) nonché, collettivamente, la popolazione dell’UE. Le fonti di dati non UE possono essere prese in considerazione per l’inclusione se aggiungono valore alle analisi dei dati di Real World e arricchiscono i risultati per il processo decisionale sui farmaci.
Il numero di partner di dati aumenterà nei prossimi anni. L’obiettivo è aggiungere almeno dieci nuovi data partner ogni anno. Nel 2023 verrà lanciato un invito a manifestare interesse per potenziali nuovi partner.

DARWIN EU® consente un processo decisionale normativo più informato

DARWIN EU® è una rete federata che offre alla rete europea di regolamentazione dei medicinali, composta dalle autorità nazionali competenti negli Stati membri dell’UE, dall’EMA e dalla Commissione europea, l’accesso ai risultati dell’analisi dei dati provenienti da database sanitari di Real World in tutta l’UE quando necessario e supportare il processo decisionale durante tutto il ciclo di vita di un medicinale.
La conoscenza delle malattie, dell’uso dei farmaci e del modo in cui i farmaci agiscono nella pratica clinica può informare il processo decisionale normativo e sostenere lo sviluppo, l’autorizzazione e l’uso sicuro ed efficace dei farmaci da parte dei pazienti.
L’EMA gestisce DARWIN EU® e supervisiona l’Erasmus University Medical Center Rotterdam, che è stato nominato Centro di coordinamento DARWIN EU® nel febbraio 2022.
La rete fungerà da apripista per il proposto European Health Data Space (EHDS) e alla fine si collegherà ai servizi EHDS, consentendo l’uso dell’EHDS nella regolamentazione dei medicinali in Europa.

Per approfondire

https://test.trendsanita.it/evento/perche-alla-sanita-servono-dati

Il fenomeno suicidario nei giovani. Gli effetti indiretti della pandemia da Covid-19

Il fenomeno suicidario comprende uno spettro di comportamenti che vanno dall’ideazione al tentativo, fino al suicidio, che è la quarta causa di morte tra i ragazzi nella fascia di età tra i 15 ed i 19 anni.

Uno studio dei Dipartimenti di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche e Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino, coordinato dalla Prof.ssa Paola Dalmasso e dalla ricercatrice Rosanna Irene Comoretto, ha indagato l’impatto della pandemia da COVID-19 sul fenomeno suicidario nei giovani. I risultati sono stati pubblicati a novembre sulla prestigiosa rivista scientifica eClinicalMedicine del gruppo Lancet.

La ricerca ha stimato la dimensione del fenomeno suicidario nei ragazzi e ragazze con meno di 19 anni durante la pandemia da COVID-19, attraverso una revisione sistematica della letteratura e la meta-analisi dei dati pubblicati fino a fine luglio 2022, facendo un confronto dell’andamento del fenomeno nei periodi pre- e post-pandemia. Sono stati raccolti i dati riportati da studi condotti in vari paesi del mondo per un totale di circa 70 milioni di ragazzi e ragazze osservati in diversi contesti, come ad esempio nelle scuole (attraverso l’uso di questionari formulati ad hoc) oppure nelle strutture sanitarie. 

Durante la pandemia, 1 ragazzo su 6 ha avuto almeno un pensiero suicidario e 1 su 33 ha tentato il suicidio, con un incremento del 10% del numero dei suicidi nel 2020 rispetto al 2019. Anche i casi di ideazione suicidaria e di tentato suicidio sono aumentati rispetto al periodo pre-pandemico, con un incremento più accentuato nella fase post-acuta della pandemia. 

“Il nostro lavoro rappresenta la prima sintesi disponibile di letteratura sul fenomeno della suicidarietà nei giovani a livello mondiale a seguito dello scoppio della pandemia – afferma Rosanna Irene Comoretto. Nei giovani con vulnerabilità psichiatrica, non si è osservato un incremento significativo del fenomeno suicidario nella fase acuta della pandemia. Tuttavia, dalla seconda metà del 2020, abbiamo evidenziato un aumento del 15% dei casi di ideazione suicidaria e del 26% dei comportamenti suicidari”.

 “Questi risultati – spiega Paola Dalmasso sono di grande interesse per la sanità pubblica in quanto evidenziano l’impatto globale delle conseguenze indirette del COVID-19 sulla salute mentale e sul benessere dei giovani, soprattutto i più vulnerabili, e rappresentano una priorità da affrontare con urgenza”.

Obbligo vaccinale per i medici, la Fnomceo in audizione al Senato

“Rispetto al 2021 la situazione epidemiologica è molto cambiata, così come la stessa malattia e si è, quindi, potuto eliminare l’obbligo di vaccinazione per i professionisti sanitari, con una decisione di buon senso e saggezza”.

Non rinnega certo l’utilità della vaccinazione contro il Covid – che ha salvato, nel mondo, 20 milioni di vite in un anno, 150mila solo in Italia e ha praticamente azzerato la mortalità tra i medici – il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, ascoltato questa mattina in audizione presso la Commissione Giustizia del Senato sulla conversione in Legge del Decreto che, tra le altre disposizioni, ha anticipato al 2 novembre la cessazione dell’obbligo vaccinale per i professionisti sanitari. Le condizioni che avevano reso necessario tale obbligo, però, sono mutate e bene ha fatto il Governo a eliminarlo.

Del resto – ha ricordato Anelligià lo scorso 22 luglio 2022 il Consiglio nazionale della FNOMCeO, con una mozione approvata all’unanimità, aveva chiesto una revisione legislativa della materia, auspicando quindi di tornare a una gestione ordinaria del rischio biologico e della sicurezza delle cure, lasciando agli Ordini territoriali solo il compito di valutare i comportamenti degli iscritti sotto il profilo deontologico. In considerazione del fatto che gli Ordini, quali enti sussidiari dello Stato, hanno svolto un’opera di supplenza intrisa di non poche responsabilità, senza la quale non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi prefissati dalla norma di legge, ad oggi è giusto che essi tornino a svolgere il ruolo di garanti della Professione medica e odontoiatrica che ha nella tutela della salute individuale e collettiva il proprio fondamentale e principale obiettivo”.

Una decisione, quella del Governo, presa “nel pieno rispetto della legge e della Costituzione”.

“Abolire l’obbligo – ha spiegato Anellinon significa sminuire l’utilità del vaccino. L’obbligo vaccinale si inserisce in un contesto più generale rispetto alla deontologia, che è quello dei diritti previsti dall’articolo 32 della Costituzione secondo cui nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Quindi il tema dell’obbligo attiene esclusivamente al legislatore che deve valutare se l’interesse legittimo dell’individuo a determinare se sottoporsi o no alla vaccinazione sia o meno prevalente rispetto alla tutela della salute collettiva”.

Soltanto “marginale”, però, secondo la Fnomceo, l’effetto sugli organici degli ospedali e sulla medicina del territorio. 

“Abbiamo stimato che i medici reintegrati nel Servizio sanitario nazionale sono meno di mille – ha fatto presente Anellimentre la carenza è di 20.000 colleghi tra ospedale e territorio. La mancanza di medici in molte regioni italiane è del resto un problema noto e denunciato da tempo”.

Come risolverlo?

“Bisogna cambiare paradigma sulla programmazione – ha proposto il presidente Fnomceosburocratizzare e rendere attraente la carriera con più risorse e più dignità del lavoro. La programmazione, che spetta alle regioni, è stata impostata in questi anni sulla disponibilità di risorse economiche e non sulla reale esigenza di professionisti. La programmazione invece va fatta sulle reali esigenze e, solo dopo, andranno trovate le risorse. Corretta programmazione, però, non significa solo limitare gli ingressi al percorso formativo: significa anche aumentare i posti letto, e ricalibrare il numero di specialisti e di professionisti sanitari per paziente, per migliorare la qualità dell’assistenza. E su questo vanno stanziate le risorse”.

“Appare urgente poi – ha continuato – un aggiornamento delle norme che definiscono i limiti economici di riferimento della spesa per il personale entro i quali le aziende sanitarie possono effettuare assunzioni (Monte salari 2004 diminuito dell’1,4%). Ad oggi il fondo è fermo, così come non è ancora stato attivato il corso di formazione specifica in medicina generale 2022-2025. A causa di un eccesso di burocrazia si accumulano ritardi ingiustificati”.

Bisogna rendere più attrattivo il lavoro – ha chiosato -. Molti colleghi lasciano per l’estero, dove gli stipendi sono migliori, e molti altri per le cooperative, dove il salario immediato è più alto e non ci sono ordini di servizio, per cui si può organizzare meglio la propria vita privata. Non solo maggiori risorse, dunque, (l’Italia è agli ultimi posti per gli stipendi dei sanitari), ma anche una migliore qualità di vita individuale, che a oggi è “inaccettabile”. Negli ospedali ci sono turni massacranti per mancanza d’organico, retribuzioni più basse rispetto al resto d’Europa, rischio più alto di contenziosi medico legali e aggressioni, poca flessibilità nell’attività libero professionale. L’organizzazione ospedaliera deve essere, quindi, riformata”.

“Spesso tra chi rimane a lavorare nel pubblico – ha evidenziato ancora Anelli – prevale un ragionamento etico, una forma di deontologia che fa accettare i turni lunghi e massacranti, il sacrificio della famiglia. Invece occorre renderlo un lavoro dignitoso. Condividiamo pertanto le preoccupazioni espresse dalla Corte dei Conti nella sua memoria sulla Nota di aggiornamento al Def: il mancato investimento sui professionisti sanitari rappresenta un duro colpo per il Servizio sanitario nazionale. Significa rinviare di un anno soluzioni che potrebbero essere adottate subito per fermare l’emorragia di medici verso il privato e verso l’estero. Di questo passo, il rischio che il sistema salti è molto concreto”.

“Il Servizio sanitario pubblico si sta svuotando, sta perdendo la sua linfa vitale, il suo capitale umano” ha continuato Anelli, che ha ricordato anche la recente analisi dell’Istituto Piepoli, secondo la quale un medico italiano su tre, potendo, andrebbe subito in pensione. E, a sognare di appendere al chiodo il camice bianco, è proprio la “fetta” più giovane della Professione, quella che dovrebbe essere più motivata ed entusiasta: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni.

“Un dato allarmante – ha commentato – che esprime la crisi in cui versa il nostro Servizio sanitario nazionale. Così, i Pronto soccorso, i reparti ospedalieri, la medicina generale diventano sempre meno attrattivi per i professionisti. I reparti e il territorio si svuotano di medici e personale, le liste di attesa si allungano, le disuguaglianze di salute si acuiscono. Non siamo solo noi medici, solo noi operatori a dirlo: lo evidenziano i giudici contabili, lo scontano ogni giorno i cittadini, lo documentano i media. È il momento di invertire la rotta”.

“Conosciamo la sensibilità di questo Governo – ha aggiunto – nei confronti delle Professioni sanitarie e la sua volontà di fornire un’assistenza di qualità ai cittadini. Per questo auspichiamo che il Governo e il Parlamento individuino le risorse che sono necessarie, anzi indispensabili e urgenti per sostenere il Servizio sanitario nazionale. Crediamo che puntare sempre di più sulle professioni sia fondamentale e alla vigilia del dibattito parlamentare sulla Legge finanziaria riteniamo che sia doveroso da parte di questa Federazione richiamare la politica a un senso di responsabilità verso il Servizio sanitario nazionale”.

“Investire nel Servizio sanitario nazionale oggi – ha concluso Anelli – ci sembra il richiamo più importante che vorremmo rivolgere alla politica. Non servono soltanto interventi normativi: servono in questo momento risorse. Servono ai medici, sempre più preoccupati delle loro condizioni. Servono per i pazienti, che molto spesso si ritrovano senza medici di famiglia e di fronte al problema delle liste di attesa”.

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Ricerca biomedica: di chi sono i dati?

Dati, nuovo petrolio. Ma di chi sono? Con Maurizio Borghi, professore ordinario di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Torino, facciamo il punto sulla proprietà dei dati nelle politiche dell’Unione Europea.

Qual è il contesto normativo?

Maurizio Borghi

L’Unione europea si sta muovendo negli ultimi anni verso una politica di condivisione dei dati sanitari nello spazio del mercato unico europeo, con l’ambizione di creare uno Spazio dei dati a livello di tutto il mercato interno in modo che questi possano circolare liberamente da un Paese all’altro ed essere usati per diversi scopi. Ricordiamo che i dati medici o sanitari costituiscono una categoria molto particolare di dati perché non solo sono personali ma anche sensibili: c’è quindi un problema di tutela dei diritti della persona che il legislatore europeo deve tenere in considerazione.

Ma supponendo che si possa rendere disponibili questi dati in forma anonima o pseudonima, si apre la possibilità di utilizzi secondari per la ricerca medica e non solo. Pensiamo alla pianificazione del servizio sanitario, il monitoraggio dell’evoluzione di epidemie, la definizione delle politiche sanitarie e così via. Una categoria importante di dati medici è costituita dai dati dei test clinici: sono quelli che le case farmaceutiche sottopongono alle autorità nazionali, come la nostra Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e a quella europea, la European Medicines Agency (Ema), per ottenere l’autorizzazione al commercio dei farmaci.

 

Questi dati hanno una duplice utilità. Da un lato c’è una questione di trasparenza, nel senso che la messa a disposizione di tali dati dà la possibilità a soggetti terzi di replicare gli studi clinici e verificare se i farmaci che vengono messi in commercio sono efficaci e sicuri. Si tratta di una garanzia di ottemperamento all’interesse pubblico alla trasparenza che si può avere solo se i dati sono resi disponibili per un controllo esterno.

L’altro aspetto è quello della ricerca, ad esempio della ricerca universitaria o della ricerca clinica, che può usare i dati per finalità diverse: pensiamo a un’indagine sul particolare effetto di un farmaco oppure sull’uso di un farmaco per terapie altre rispetto a quelle inizialmente previste.

Come si accede a questi dati?

Ci sono due modi per ottenere i dati clinici. Il primo è la richiesta di accesso agli atti: qualunque cittadino dell’Unione può sottoporre una richiesta alla propria autorità nazionale. Inoltre in Europa vige l’obbligo per le case farmaceutiche che sottopongono studi clinici all’Ema per l’autorizzazione al commercio dei farmaci a renderli disponibili. Il punto di riferimento è il database EudraCT (European Union Drug Regulating Authorities Clinical Trials Database), che è stato lanciato ufficialmente nel novembre del 2017 e adesso è pienamente operativo.

Si riscontra un conflitto tra interessi contrapposti: l’interesse privato delle case farmaceutiche a conservare la proprietà dei dati e quello del pubblico al libero accesso e circolazione dei dati

Si riscontra però un problema di fondo, perché le case farmaceutiche oppongono molta resistenza alla diffusione di tutte le informazioni in loro possesso, poiché le considerano segreti commerciali di loro proprietà. La normativa europea, il Regolamento 1049/2001 sull’accesso agli atti e il Regolamento (UE) 536/2014 sulla sperimentazione clinica dei medicinali, che ha introdotto il database EudraCT, riconosce l’esigenza dei soggetti privati di proteggere le proprie informazioni commerciali riservate. Però subordina questa esigenza all’interesse del pubblico alla trasparenza. Si riscontra quindi un conflitto tra interessi contrapposti: l’interesse privato delle case farmaceutiche a conservare la proprietà dei dati e quello del pubblico al libero accesso e circolazione dei dati.

Come si conciliano le due posizioni?

Alcune sentenze della Corte Europea, da ultimo quella del 29 ottobre 2020 nel caso Intercept Pharma, hanno chiarito che l’interesse pubblico è prevalente su quello privato: la tutela di un’informazione segreta è l’eccezione, la deroga a un principio generale che deve prevalere e questo è l’interesse pubblico all’accesso ai dati. L’Ema ne sta tenendo conto e vi sono già diversi casi in cui si è opposta alla richiesta da parte delle case farmaceutiche di non divulgare dossier clinici per proteggere i propri segreti commerciali.

C’è però da questo punto di vista un ulteriore problema: l’Ema, che riceve i dossier sulla base dei quali concedere l’autorizzazione al commercio, spesso non riceve dati grezzi dalle case farmaceutiche, ma solo dati aggregati. Dunque, molto spesso i dati messi a disposizione sul database EudraCT non sono i dati grezzi necessari a compiere verifiche indipendenti e ricerca medica indipendente. Sono infatti i dati grezzi ad avere più valore per la ricerca, perché è sulla base di essi che è possibile intraprendere utilizzi secondari nello spirito della scienza aperta.

C’è ancora strada da fare per far sì che i principi voluti dal legislatore e sanciti dalla Corte Europea vengano attuati appieno

Dunque c’è ancora strada da fare per fare in modo che i principi voluti dal legislatore e sanciti dalla Corte Europea vengano davvero attuati appieno, superando resistenze dettate da interessi proprietari che poco hanno da spartire con il progresso della ricerca medica al servizio della collettività.

Per approfondire

https://test.trendsanita.it/evento/perche-alla-sanita-servono-dati/

Nuovo Quality Innovation Expert Group (QIG) dell’EMA a sostegno dell’innovazione nel campo dei medicinali

L’EMA ha istituito il nuovo Quality Innovation Expert Group (QIG) per sostenere approcci innovativi per lo sviluppo, la produzione e il controllo di qualità dei medicinali a beneficio dei pazienti nell’Unione europea (UE). Questi includono, ma non si limitano, a nuove tecnologie, digitalizzazione, nuovi materiali e nuovi dispositivi, in linea con le priorità evidenziate nella Strategia scientifica normativa dell’EMA fino al 2025.

 

Il ruolo del QIG è garantire che la rete europea di regolamentazione dei medicinali tenga il passo con l’innovazione, identifichi e affronti le lacune nel quadro normativo e aumenti la prevedibilità per gli sviluppatori di tecnologie innovative. Il gruppo sarà anche un forum per lo scambio e l’interazione all’interno della rete di regolamentazione dell’UE, nonché tra le autorità di regolamentazione dell’UE e le parti interessate come il mondo accademico e l’industria. Considerando che lo sviluppo e la produzione di farmaci è di natura globale, il QIG mira anche a stabilire una stretta collaborazione con partner internazionali per facilitare la convergenza normativa globale.

 

Altri compiti del gruppo includono uno sguardo all’orizzonte per identificare le prossime tecnologie innovative e la formulazione proattiva di risposte normative appropriate a ciascuna di esse man mano che maturano. L’esperienza del QIG potrà anche essere sfruttata anche nella valutazione dei medicinali che utilizzano queste tecnologie innovative in pareri scientifici, domande di autorizzazione all’immissione in commercio e modifiche del ciclo di vita post-autorizzazione.

 

Il QIG è stato istituito nel settembre 2022 ed è composto da otto membri con esperienza nella valutazione della qualità chimica e biologica e nelle ispezioni di Good Manufacturing Practice (GMP). Il gruppo afferisce al Quality Domani dei gruppi di lavoro dell’EMA.

Nasce l’Intergruppo Parlamentare “Oncologia: Prevenzione Ricerca e Innovazione”

Hanno preso il via nei giorni scorsi i lavori dell’Intergruppo Parlamentare “Oncologia: Prevenzione Ricerca e Innovazione”. È il primo Intergruppo della XIX Legislatura dedicato a ogni aspetto della lotta al cancro, dalla prevenzione all’accesso rapido ai farmaci innovativi.

 

Obiettivi principali: lotta ai tumori solidi ed ematologici a 360 gradi, dalla prevenzione primaria a quella secondaria, sostegno alla ricerca e alla disponibilità dei farmaci innovativi, snellimento delle procedure per mettere a disposizione dei pazienti, nel più breve tempo possibile, le nuove molecole una volta approvate dalla European Medicines Agency (EMA), ritorno alla vita dopo la malattia, lotta alle disparità regionali e disponibilità di fondi adeguati contro le neoplasie.

Per approfondire

Test genomici, prescrizioni insufficienti

Incontro AiSDeT: “L’evoluzione dei software nel contesto dell’Ecosistema digitale in Sanità”

Edificare l’ecosistema digitale della e per la Sanità richiede una evoluzione dei sistemi informativi sanitari attualmente incompleti e non integrati tra loro.

 

Le iniziative di sviluppo degli ambienti digitali avviate nell’ultimo biennio: potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), le reti di sostegno alla riorganizzazione del processo di assistenza e cura voluto dal DM 77 e la piattaforma nazionale AgeNaS e al potenziamento di servizi come il CUP e i sistemi di assistenza in telemedicina spingono a superare il divario esistente tra l’infrastruttura informatica e tecnologica e la realtà della accessibilità dei dati e della loro utilità a fini clinici, di pianificazione e di ricerca.

 

Punto centrale dell’ecosistema digitale, come è noto, è la creazione di un’architettura di interoperabilità per la riqualificazione dei SIS, evitando frammentazione e duplicazione di dati.

 

Riqualificazione che rappresenta per i fornitori di mercato ICT una sfida e una spinta alla collaborazione e alla co-progettazione, anche per quanto concerne in particolare il tema della privacy e della security.

 

Ultimo tema, non meno importante, vista anche l’urgenza dei Bandi PNRR, è tutto quanto riguarda il processo di acquisizione, che richiede un dialogo con il mercato aperto a modalità di dialogo precompetitivo se non di modalità innovative come le procedure in PPP e PPI.

 

L’incontro in programma per martedì 29 novembre a Villa Doria d’Angri a Napoli, promosso da AiSDeT e eHealthNet, intende essere un momento di confronto e di dialogo tra coloro che nel modo della sanità (IT Manager, Responsabili Transizione Digitale e Middle management amministrativo) sono impegnati a fare evolvere il SSN in direzione di cure più eque e universali e i rappresentanti del mercato, chiamati a sostenere questo processo con tecnologie e soluzioni a volte anche molto profilate.

Per tale motivo nell’incontro si cercherà di valorizzare il confronto e lo scambio comune tra i diversi partecipanti.

L’incontro gode del Patrocinio di Wewomenengineers

 

Ulteriori informazioni e programma nel dettaglio su www.aisdet.it