Home Blog Page 251

Malattie rare, insediato Comitato Nazionale

Si è insediato oggi il Comitato nazionale per le malattie rare istituito ai sensi della legge 10 novembre 2021, n. 175 recante “Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani”.

Il Comitato, coordinato dal Capo della segreteria tecnica del Ministro, Marco Mattei, come da decreto istitutivo, svolge funzioni di indirizzo e di coordinamento definendo le linee strategiche delle politiche nazionali e regionali in materia di malattie rare, al fine di coordinare le attività di implementazione della normativa.

Il CoNaMr, tra l’altro, è chiamato a esprimere parere sullo schema del Piano nazionale triennale per le malattie rare e sul riordino della Rete nazionale delle malattie rare, che dovrà essere oggetto di accordo in conferenza Stato-Regioni, e sulle campagne nazionali di informazione e sensibilizzazione sulle malattie rare.

Per approfondire

Garante Privacy sanziona tre Asl friulane per uso algoritmo

Il Garante per la privacy ha sanzionato tre Asl friulane [doc. web n. 9844989, 9845156, 9845312] che, attraverso l’uso di algoritmi, avevano classificato gli assistiti in relazione al rischio di avere o meno complicanze in caso di infezione da Covid-19.

Le Asl avevano elaborato i dati presenti nelle banche dati aziendali allo scopo di attivare nei confronti degli assistiti opportuni interventi di medicina di iniziativa e individuare per tempo i percorsi diagnostici e terapeutici più idonei.

Nel corso dell’istruttoria dell’Autorità, che si era mossa dopo la segnalazione di un medico, è infatti emerso che i dati degli assistiti erano stati trattati in assenza di una idonea base normativa, senza fornire agli interessati tutte le informazioni necessarie (in particolare sulle modalità e finalità del trattamento) e senza aver effettuato preliminarmente la valutazione d’impatto prevista dal Regolamento Ue in materia di protezione dati.

L’Autorità ha ribadito che la profilazione dell’utente del servizio sanitario, sia regionale o nazionale, determinando un trattamento automatizzato di dati personali volto ad analizzare e prevedere l’evoluzione della situazione sanitaria del singolo assistito e l’eventuale correlazione con altri elementi di rischio clinico, può essere effettuata solo in presenza di un idoneo presupposto normativo, nel rispetto di requisiti specifici e garanzie adeguate per i diritti e le libertà degli interessati, mancanti nel caso di specie.

Accertate dunque le violazioni e valutato che nel caso specifico le operazioni, attraverso l’uso di algoritmi, avevano riguardato dati sulla salute di un ingente numero di assistiti, il Garante ha ordinato a ognuna delle tre Aziende di pagare la sanzione di 55.000 euro e di procedere alla cancellazione dei dati elaborati.

Per approfondire

Salute mentale a rischio: mancano psichiatri e operatori. La proposta della SIP

0

Da qui al 2028 mancheranno per pensionamenti 45 mila medici italiani. Secondo i dati diffusi solo qualche mese fa dal segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, questa situazione entro il 2030 rischia di riguardare 15 milioni di persone che resteranno senza un medico di base. Ma cosa succederà a quei pazienti che non possono permettersi di restare senza uno specialista di riferimento, come per esempio i pazienti psichiatrici o i malati cronici?

La sanità pubblica continua a non essere attraente per i giovani specialisti. In tutta Italia la ricerca di personale specializzato non sta dando frutti sperati e il Governo ora sta ragionando su come modificare le condizioni contrattuali previste dal contratto nazionale dei medici ospedalieri, in rinnovo nei prossimi mesi, per rendere di nuovamente gli incarichi appetibili.

Anche i professionisti, d’altro canto, stanno avanzando le loro proposte per invertire questa tendenza che si preannuncia sempre più drammatica. In Lombardia, fra le Regioni italiane più colpite dalle carenze, mancano 300 psichiatri e 2.000 operatori. Per questo il Coordinamento dei Direttori di Psichiatria della Regione Lombardia, della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e della sua sezione lombarda (SIP-LO) avanzano una proposta in cinque punti: programmazione e organizzazione di servizi e risorse, promozione della centralità del servizio pubblico, definizione di un piano operativo regionale, attivazione di un piano di reclutamento del personale medico e sanitario e la sua riorganizzazione nelle case di comunità.

In Lombardia sono saltati i cardini della salute mentale

Mancano 300 psichiatri e 2mila operatori: il 20-30% dei pazienti è senza cure

La salute mentale è cruciale nella vita di milioni di persone. Di come il mancato aiuto produca isolamento, disperazione e perdita di opportunità, creando un danno enorme per la società, se ne parlerà anche al prossimo Congresso nazionale della Società di NeuroPsicoFarmacologia che si terrà al Palazzo delle Stelline di Milano dal 25 al 27 gennaio.

Mancano, secondo una stima basata sui dati di ATS Milano e Agenas, 300 psichiatri e 2mila mila tra infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali. Tutto questo mentre da un lato la pandemia ha aumentato drammaticamente le richieste di cura in alcune fasce di popolazione, in particolare adolescenti e giovani adulti e persone anziane.

La SIP ha fatto anche presente che la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) ha portato all’affidamento ai servizi di salute mentale di un numero sempre crescente di soggetti autori di reato in assenza di adeguate e concordate procedure e risorse, con grave rischio per l’incolumità di operatori e pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere e/o residenziali.

Infine, più di altre discipline la Psichiatria, insieme alla Neuropsichiatria Infantile e ai Servizi per le Dipendenze, si è trovata in enorme difficoltà nel reclutamento del personale infermieristico e soprattutto medico-specialistico. Tale situazione ha già portato alla chiusura di diversi servizi di cura ospedalieri e territoriali rendendo quasi impossibile, nelle aree distanti dai grandi centri urbani, garantire risposte di cura ai cittadini e alle loro famiglie e costringendo gli operatori a condizioni di lavoro non sicure.

I responsabili del Coordinamento Giancarlo Cerveri, Carlo Fraticelli, Piero Antonio Magnani, Marco Toscano, Antonio Vita, insieme alla presidente nazionale della SIP, Emi Bondi, e della SIP Lombardia, Massimo Clerici e Mauro Percudani, sottolineano come serva un gesto politico chiaro per porre fine a questa condizione: “Regione Lombardia ha storicamente strutturato un sistema di servizi frutto di un’integrazione tra pubblico e privato che, pur in una condizione di risorse troppo limitate e non equamente distribuite sul territorio regionale, ha sempre cercato di garantire, grazie all’impegno di tutti gli operatori coinvolti, una risposta ai bisogni di salute dei cittadini”.

“Nel corso di questi ultimi tre anni pandemia e chiusura degli OPG su tutto hanno enormemente messo alla prova un sistema rendendolo in alcune aree incapace di rispondere in modo accettabile al diritto alla salute – spiegano i referenti -. Al fine di garantire un’adeguata risposta di cura a tutti i cittadini lombardi e considerato il perdurare di tali gravi carenze nel corso dei prossimi anni, si ritiene utile definire un programma di fondo che possa permettere l’equilibrio del sistema tra domanda di salute e risorse a disposizione”. 

La proposta degli psichiatri lombardi della SIP in cinque punti

Gli psichiatri della Lombardia propongono la creazione di un’Agenzia Regionale per la Salute Mentale capace di fornire risposte eque e di valore a tutti i cittadini in tutti i territori e la definizione di un Piano Operativo Regionale per la Salute Mentale e un nuovo censimento territoriale che crei una mappatura dei bisogni reali.

Ecco nel concreto i cinque punti proposti dalla Segreteria del Coordinamento dei Direttori di Psichiatria di Regionale Lombardia e dalla Società Italiana di Psichiatria, nazionale e regionale:

1.     Attribuzione di un’attività programmatoria forte a livello regionale capace di definire i bisogni dell’area Salute Mentale nel contesto della programmazione sanitaria dell’organizzazione dei servizi e delle risorse, contrastando la deregolazione lasciata alle decisioni di singole realtà territoriali. Creazione quindi di un’Agenzia Regionale per la Salute Mentale capace di fornire risposte eque e di valore a tutti i cittadini in tutti i territori.

2.     Promozione della centralità del Servizio Pubblico nel definire le priorità dei bisogni, delle risposte di cura e dei percorsi per la salute in integrazione con gli erogatori privati.

3.     Definizione di un nuovo Piano Operativo Regionale per la Salute Mentale che si fondi sui seguenti principi:

§  Rafforzamento del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze (DMSD) come struttura organizzativa capace di fornire percorsi integrati e multiprofessionali volti a garantire le risposte di cura per tutti i cittadini nelle diverse fasi della vita garantendo continuità e appropriatezza dei trattamenti. Tale servizio svolgerà le proprie funzioni nell’area della psichiatria, delle dipendenze, della neuropsichiatria infantile e della psicologia clinica.

§  Attivazione dei servizi di prevenzione delle patologie e di promozione della salute attraverso l’attribuzione di programmi specifici di intervento coordinati da Regione Lombardia e diffusi su tutto il territorio nelle articolazioni delle ATS e delle singole ASST.

§  Implementazione di programmi volti al miglioramento degli interventi di cura rivolti a soggetti autori di reato, migliorando gli interventi svolti nell’ambito territoriale, adeguando l’offerta di posti letto nelle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) e promuovendo livelli di assistenza elevati nelle realtà carcerarie, nonché attivando un tavolo permanente regionale finalizzato a pianificare i percorsi e i rapporti con la magistratura.

§  Miglioramento dell’integrazione formativa tra Servizio Sanitario Regionale e Università per implementare le competenze cliniche e gestionali dei medici in formazione nel contesto della disciplina di psichiatria e neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza come già avviene per le figure dei Medici di Medicina Generale e per il corso di Laurea in Scienze Infermieristiche.

§  Attivazione di un progetto di censimento e ridefinizione dei fabbisogni di personale nei diversi territori al fine di creare risposte di cura omogenee su tutto il territorio garantendo una reale esigibilità degli interventi necessari a favore di tutti i cittadini lombardi.

4.     Attivazione di risposte urgenti per giungere al reclutamento del personale che permetta di riattivare i servizi essenziali in tutte le aree di Regione Lombardia tramite la modifica delle modalità concorsuali, incentivazioni economiche nelle aree disagiate ed eventuale transitoria deroga delle norme di reclutamento.

5.     Definizione di specifiche aree di attività da svolgere da parte del personale del DSMD all’interno delle Casa di Comunità, con presenza per fasce orarie e con modalità organizzate di collaborazione con Medici di Medicina Generale e Specialisti Ambulatoriali da parte di operatori di tutte le professionalità presenti nel DSMD.

Le soluzioni possibili, fra abolizione dei numeri chiusi e l’assunzione dei professionisti stranieri

L’adeguamento dei salari e il miglioramento delle condizioni contrattuali di medici ospedalieri, prossimi al rinnovo del contratto nazionale, restano fra le soluzioni più realistiche e richieste dai medici stessi per risolvere il problema della carenza del personale sanitario.

Allo studio del governo, secondo quanto dichiarato qualche giorno fa dal ministro della Salute Orazio Schillaci nel corso di un question time alla Camera, ci sarebbero interventi a carattere straordinario e di urgenza e l’impegno a trovare risorse per superare il blocco del turn over e risolvere con misure a carattere sistematico le distorsioni. Con uno specifico gruppo di lavoro si occuperà delle carenze del personale sanitario.

Si parla anche dell’abolizione del numero chiuso alla facoltà di medicina. Soluzione che sarebbe però in grado di invertire la tendenza, riversando sulle corsie un maggior numero di professionisti, solo a distanza di 6/10 anni, considerando la durata di corsi di laurea in medicina e delle relative specializzazioni.

Per i medici di base le borse per il corso di formazione in medicina generale messe a disposizione sono oggi circa 1.100 l’anno: “Se il numero rimarrà costante – afferma una nota della Fimmg – ad essere ‘rimpiazzati’, al 2028, saranno non più di 11 mila medici, mantenendo un saldo in negativo a quella data di oltre 22 mila unità”.

Il problema però è più che mai attuale. Nel 2022 c’è stato il picco dei pensionamenti dei medici di medicina generale (3141 contro i 2460 del 2021 e 3266 del 2020) e, secondo i dati FIMMG, i numeri saranno ancora più alti nel 2023 (3551) e nel 2024 (3624).

Una delle strade possibili, oggi ancora molto difficili in Italia, è l’assunzione di personale medico straniero

Una delle strade possibili, oggi ancora molto difficili in Italia, è l’assunzione di personale medico straniero. L’assunzione di professionisti stranieri non è ad oggi facile perché tantissime regioni italiane fanno ancora solo concorsi aperti a medici con la cittadinanza italiani. Nel resto d’Europa invece le cose funzionano diversamente. Secondo dati Ocse i medici stranieri sono 31% nel Regno Unito, 13% in Germania, 11,8% in Francia e solo lo 0,9% in Italia. Secondo quanto riferito dall’AMSI, l’associazione dei medici di origine straniera in Italia, in Italia lavorerebbero 77 mila e 500 professionisti sanitari, di cui 22 mila medici, 38 mila infermieri, 5 mila fisioterapisti e 5 mila farmacisti, mille psicologi, 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici e fisici che lavorano in ambito sanitario. Il 65 per cento non avrebbe ha la cittadinanza italiana e l’80% per cento lavorerebbe in strutture private come cliniche, centri di analisi, studi medici e poliambulatori privati, centri di fisioterapia.

Medici in pensione a 72 anni: altro colpo a sanità pubblica

“Con una coazione a ripetere degna di miglior causa, le forze politiche di maggioranza hanno riproposto, in sede di conversione del decreto milleproroghe, l’aumento a 72 anni dell’età pensionabile dei medici convenzionati e dipendenti, ospedalieri e universitari, già bocciato nella legge di bilancio 2023. Una proposta indecente, un colpo di mano in una sede legislativa inappropriata, un regalo a potenti lobbies universitarie, con il pretesto della grave carenza di medici”.

Questo il commento dell’intersindacale della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria composta dalle sigle ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED (ANPO-ASCOTI – CIMO – CIMOP – FESMED) – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – CISL MEDICI

“Dopo che il rapporto OCSE 2022 pone l’Italia al primo posto in Europa per l’età media dei medici dipendenti, con il 56% della categoria che ha più di 55 anni, non è accettabile che l’unica risposta alla carenza di risorse umane sia un espediente. Una proposta del genere non solo non riduce il ricorso alle cooperative per il lavoro notturno e festivo, interessando personale che notoriamente non lavora di notte e di domenica, ma produce congelamento delle carriere e delle assunzioni negli ospedali, con un danno consistente per le donne e i giovani, in un momento in cui il numero di contratti di formazione specialistica registra un notevole incremento”.

“Il SSN ha bisogno di interventi strutturali, primo tra tutti l’abolizione del tetto di spesa sul personale, che è la madre di tutte le battaglie, per consentire l’immediata assunzione dei giovani medici, anche specializzandi, pronti ad entrare nel SSN ma, di fatto, dolosamente bloccati proprio da chi ha interesse a sostituirli con i pensionati”.

“La crisi della sanità pubblica non si risolve con l’utilizzo di medici ultrasettantenni o il reintegro dei no vax, che, come armi di distrazione di massa, sono la spia della volontà di non affrontare il problema. Né con il lavoro a cottimo dei medici gettonisti, italiani o stranieri che siano, che mina la sicurezza delle cure aumentando il rischio clinico e l’esposizione (anche assicurativa) dei medici, dirigenti sanitari e veterinari e nel contempo mina la sicurezza dei conti consentendo un uso extra contrattuale di risorse. Tantomeno si risolve con un metodo di calcolo del fabbisogno di specialisti che, come nel recente documento elaborato da Agenas, mira al massimo ribasso. Interventi del genere non sono accettabili nemmeno con la giustificazione del ‘male minore’”.

“Siamo di fronte a elementi di una complessiva mistificazione di una realtà che è fatta di carenza, di posti letto, di personale, di appetibilità del lavoro all’interno del Servizio Sanitario pubblico, di livelli retributivi in media con quelli europei. Carenza che richiede misure che il Governo conosce, ma non vuole applicare”.

Non c’è più tempo. E le toppe sono sempre peggio dei buchi. Le organizzazioni sindacali dei dirigenti medici, veterinari e sanitari del SSN fanno appello al Parlamento per bocciare un provvedimento iniquo che confonde il maquillage con la sostanza, provando a nascondere un altro duro colpo alla sanità pubblica.

Rete trapianti, i dati preliminari del 2022: mai così tante donazioni di organi

Nel 2022 in Italia sono aumentati i trapianti e le donazioni di organi, tessuti e cellule staminali emopoietiche. La Rete trapianti del Servizio sanitario nazionale ha confermato il trend di crescita già mostrato nel 2021, completando di fatto il totale recupero dei livelli di attività precedenti all’emergenza Covid, e segnando in molti casi le migliori performance assolute mai realizzate dal sistema trapiantologico nazionale.

È quanto emerge dal report preliminare elaborato dal Centro nazionale trapianti presentato questa mattina dal Ministro della Salute Orazio Schillaci insieme al direttore del Cnt Massimo Cardillo e al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro.

Donazioni di organi, mai così tante

Per la prima volta le donazioni di organi solidi hanno superato quota 1.800 in un anno: sono state complessivamente 1.830 (+3,7%), 1.461 da donatori deceduti e 369 da viventi. Un risultato frutto in particolare di un nuovo aumento delle donazioni potenziali segnalate in rianimazione (2.662, +4,1%), che fanno un nuovo passo verso i livelli pre-Covid (la pandemia, d’altra parte, aveva avuto il suo impatto più forte proprio sulle terapie intensive).

Per questo motivo il tasso nazionale di donazione per milione di popolazione (pmp) risulta il più alto di sempre (24,7) e pone ancora una volta l’Italia ai vertici europei dietro alla Spagna e insieme alla Francia. La regione con il tasso di donazione più elevato si conferma la Toscana (49,3 donatori pmp) ma va segnalato l’aumento esponenziale del tasso in Emilia Romagna (46, +8,8 sul 2021) e il buon risultato del Veneto (36,3, +6,2). Ancora indietro nel complesso il Centro-Sud, con qualche lieve segnale di crescita in Lazio, Campania e Calabria.

Cresce, tuttavia, anche la percentuale delle opposizioni in rianimazione (29,6%, +1% sul 2021), un dato però che tende a essere fisiologico quando aumentano le segnalazioni delle rianimazioni, e anche qui viene confermato il forte gap delle regioni meridionali verso quelle settentrionali. Aumenta molto, invece, la donazione a cuore fermo: +60%, che si è tradotto in un +35,6% trapianti realizzati grazie agli organi prelevati a questa tipologia di donatori.

Trapianti in aumento, soprattutto fegato e polmone

L’incremento delle donazioni ha portato naturalmente anche all’aumento dei trapianti: il numero complessivo è stato di 3.887, quasi 100 in più rispetto al 2021 (+2,5%) e secondo miglior risultato di sempre, con tassi regionali in crescita quasi ovunque: la Lombardia si conferma la regione nella quale si realizzano più interventi seguita da Veneto (che è la prima in rapporto alla popolazione), Piemonte, Emilia Romagna e Lazio.

Guardando al dettaglio dei singoli organi:

  • sono stabili i trapianti di rene (2.038, 4 in meno che nel 2021 a causa di una lieve contrazione delle donazioni da vivente) e quelli di cuore (254 pari a +0,8%)
  • si registra un aumento molto significativo di quelli di fegato (1.474 pari a  +5,6%), mai così tanti, e di quelli di polmone (138, +17,9%), la specialità più penalizzata negli anni della pandemia
  • in calo i trapianti di pancreas, che scendono da 54 a 38

Da ricordare nel 2022 la realizzazione del secondo trapianto italiano di utero a Catania (il terzo è stato effettuato il 12 gennaio scorso) e la nascita di una bambina grazie al primo trapianto, quello del 2020. È stato effettuato anche un trapianto multiviscerale intestino-fegato-pancreas: complessivamente i trapianti combinati sono stati 56. Sono state 5 infine le catene “crossover” di donazione da vivente di rene tra coppie incompatibili, con 14 trapianti effettuati.

Midollo, miglior risultato di sempre. bene cornee e tessuto muscolo-scheletrico

Numeri importanti anche per l’attività di donazione di tessuti, molto penalizzata durante la pandemia, ma che per il secondo anno di fila cresce considerevolmente: i prelievi nel 2022 sono stati 11.031 (+10,4%), con aumenti importanti per le cornee e il tessuto muscolo-scheletrico. In leggero calo i trapianti (20.459, -2,5%) che però continuano ad attestarsi su livelli decisamente più elevati rispetto all’epoca pre-covid.

È stato un 2022 da record per l’attività riguardante midollo osseo e cellule staminali emopoietiche: sono state 329 le donazioni effettive realizzate (+9,7%) e 961 i trapianti (+3,1%), miglior risultato di sempre in entrambi i casi. Continuano ad aumentare gli iscritti al registro donatori IBMDR: nel 2022 sono state tipizzate 28.813 persone (+18,9%), un segnale positivo, ma resta lontana la quota di nuovi iscritti del 2019 (furono oltre 40mila), frutto soprattutto di attività di volontariato nelle scuole e nelle piazze che le restrizioni dovute al Covid hanno penalizzato fino a pochi mesi fa.

Dichiarazioni di volontà, ancora troppi i “no”

Le dichiarazioni di volontà alla donazione depositate nel Sistema informativo trapianti al 31 dicembre 2022 hanno superato quota 14 milioni e mezzo: 72% i consensi e 28% le opposizioni. Quelle registrate nel solo 2022 nei Comuni italiani attraverso il sistema CIE (carta d’identità elettronica) sono state 2,7 milioni, con una percentuale di no del 31,8% (+0,7% rispetto al 2021). In generale si è espresso (positivamente o negativamente) il 55,5% dei cittadini che hanno fatto richiesta del documento, mentre gli altri hanno deciso di non registrare alcuna indicazione. Le opposizioni registrate in vita restano alte, specialmente nelle regioni del Sud dove sfiorano o in qualche caso superano il 40%: un dato che conferma la necessità di sensibilizzare soprattutto due fasce d’età: i 18-30enni (tra i quali la percentuale di opposizione è più alta rispetto ai 30-40enni, e questo è particolarmente valido per i neo-maggiorenni) e gli over 60, tra i quali è frequente la convinzione che la donazione sia impossibile per ragioni anagrafiche: il recente trapianto di fegato realizzato in Toscana grazie alla donazione di una donna di quasi 101 anni (la più longeva di sempre a livello mondiale) dimostra che l’età non è ostacolo alla donazione.

Violenze contro gli operatori sanitari: riunito l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza

Si è riunito ieri l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie alla presenza del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, del Direttore della Direzione generale professioni sanitarie del Ministero della Salute, Rossana Ugenti, con la partecipazione di rappresentanti dell’Osservatorio.

Il Ministro ha sottolineato “l’importanza dell’Osservatorio per la piena applicazione della legge 113 del 2020 sulla sicurezza degli operatori. A fronte del numero crescente di episodi di violenza segnalati a danno di operatori sanitari, 60 nel 2021 e 85 nel 2022, è indispensabile – ha detto – mappare le strutture più a rischio anche alla luce della collaborazione avviata con il Ministero degli Interni per garantire maggiore sicurezza negli ospedali”.

Inoltre il Ministro ha ricordato che a breve partirà anche il tavolo dedicato ai pronto soccorso, dove si verificano con più frequenza i casi di aggressione, per dare risposte concrete in termini di riorganizzazione con particolare attenzione al problema del sovraffollamento.

L’Osservatorio sta concludendo i lavori di redazione della Relazione annuale che sarà inviata al Parlamento entro il 31 marzo e ha sottoposto all’attenzione del Ministro le principali problematiche su cui sono impegnati i gruppi di lavoro: raccolta dei dati per un monitoraggio puntuale del fenomeno delle aggressioni, anche attraverso una più stretta collaborazione con le regioni; campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per una maggiore consapevolezza del rapporto di fiducia con i medici e gli operatori sanitari; formazione per il personale sanitario.

CultureForHealth. Un nuovo rapporto europeo per orientare le politiche

0

Che impatto ha la partecipazione regolare ad attività culturali e creative sulla salute e sul benessere, individuali e collettivi? A partire dalle evidenze, quali linee guida è possibile fornire ai decisori politici in campo sia culturale sia sanitario?  Come creare ecosistemi salutogenici?

Questi obiettivi sono alla base di CultureForHealth. Il progetto, della durata di 18 mesi, co-finanziato dalla Commissione Europea. Affidato a Culture Action Europe, Trans Europe Halles, Central Denmark Region, The Northern Dimension Partnership for Culture, Centrul Cultural Clujean (Romania) e Društvo Asociacija (Slovenia), è accompagnato da un advisory board di cui fanno le italiane Annalisa Cicerchia (Vice Presidente CCW-Cultural Welfare Center) e Luisella Carnelli (Area ricerca di Fondazione Fitzcarraldo). Il progetto è pensato per promuovere sperimentazioni e sviluppo di policy a livello comunitario, nazionale e locale per assicurare il contributo della cultura e delle arti al ridisegno in corso del welfare e della sanità.

Un programma di ricerca voluto dalla commissione europea

Il programma C4H si articola in più linee di azione: la raccolta di recenti evidenze scientifiche sul rapporto tra partecipazione ad attività culturali e salute che è alla base di un rapporto che ne commenta 300, presentato alla commissione Europea il 24 novembre scorso Culture: a driver for health and wellbeing in the EU (la presentazione si può riascoltare qui); una mappatura di progetti di cultura e salute su autosegnalazione, ancora in corso, che ha già superato quota 700; azioni di advocacy; lo sviluppo di sei progetti pilota di ricerca-azione e la divulgazione di dati, best practice, strumenti e metodologie di lavoro.

Sei i progetti pilota in corso: Music and Motherhood, in collaborazione tra WHO-Region Europa e Centrul Cultural Clujean (Romania), che ha promosso laboratori di canto per la salute mentale delle neo-madri; Museum for Dementia, progetto danese che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita portando gioia a persone affette da demenza e ai loro carer attraverso attività museali interattive; Overcoming burnout through Arts che in Romania, con la proposta di workshop creativi nelle aziende, sta lavorando allo sviluppo di un modello di intervento per contrastare il burnout negli ambienti lavorativi; Certificate Cultural Company, iniziativa slovena che mira ad incentivare l’introduzione della cultura nelle aziende come fonte di benessere, fornendo un certificato alle aziende che inseriscono o propongono attività culturali e artistiche ai propri lavoratori.

In tutti i progetti emerge l’importanza dei processi partecipati, di co-creazione, in collaborazione con i destinatari, la necessità di far sperimentare esperienze artistiche a tutti gli attori coinvolti affinché possano comprenderne in profondità il valore.

Un tema ricorrente e particolarmente scottante è quello di se e come sia possibile misurare l’impatto di questi ed altri progetti culturali sulla salute, attraverso modalità che siano scientificamente valide ma che restituiscano la ricchezza e complessità delle esperienze culturali ed artistiche, il cui impatto sulla salute è articolato e non sempre traducibile in dati scientificamente misurabil

Il tema della valutazione di impatto è stato oggetto di una intera sessione di discussione nel recente Culture and well-being forum, in cui sono stati presentati studi ed esperienze di valutazione. Tra queste, il progetto MESOC-Measuring the Social Impact of Culture, che ha sviluppato toolkit e una piattaforma per misurare impatto delle esperienze culturali in vari ambiti sociali, tra cui la salute, e  OurCluj/ArtiVistory Initiative che ha indagato il benessere e i bisogni dei giovani in Romania attraverso la pratica artistica dei fumetti.

Dallo studio di queste esperienze è emersa la difficoltà e necessità di condurre studi di valutazione di impatto, data l’interazione di più determinanti: la salute individuale, che spesso è quella su cui gli studi di valutazione di impatto si concentrano, è influenzata dal contesto e dalle relazioni sociali, processi per i quali la cultura è una risorsa fondamentale nel costruire connessioni sociali.

Il rapporto su otto sfide di salute

Per capire come la cultura risponde a queste sfide, C4H si è dedicato alla ricerca e allo studio delle evidenze, che ha raccolto e pubblicato in una scoping review.

Il report appena pubblicato dal consorzio di C4H intende proseguire e sviluppare lo studio pubblicato nel 2019 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle evidenze del ruolo delle arti per la salute.

Il gruppo di ricerca di C4H ha raccolto e restituito oltre 300 studi, pubblicati dal 2019 ad oggi, suddividendo le evidenze in aree tematiche, che riprendono quelle proposte da OMS -prevenzione e promozione della salute; trattamento della malattia e gestione della malattia- aggiungendo le sezioni legate all’impatto sulla salute individuale, comunitaria e legata alla pandemia. 

Il gruppo di lavoro C4H ha messo in luce otto sfide di salute che possono beneficiare dell’alleanza virtuosa con la cultura.

  • La cultura e le arti possono contribuire alla salute e del benessere di tutti;
  • Il benessere dei giovani è riconosciuto come una emergenza di salute pubblica.
  • Le profonde trasformazioni e la crisi in atto nei modelli economici e nel mercato del lavoro minano il benessere dei lavoratori, con un crescendo di paure, ansie, disagi che sconfinano in patologie: la sfida è dunque la qualità dei luoghi di lavoro, della cultura e del clima organizzativo inclusivo, sull’empowerment di ogni risorsa, considerando le arti come risorsa, sia a livello di ambiente che di pratiche, per investire sulle relazioni e sul pensiero creativo.
  • La piramide demografica invertita, l’aumento della popolazione anziana, impone di abbattere gli stereotipi sull’anziano e concepire una nuova cultura dell’essere anziani, favorendo il coinvolgimento attivo ad attività culturali nei luoghi della loro frequentazione, quali gli ambienti sanitari.
  • La crescente crisi di salute mentale è un problema che riguarda trasversalmente tutta la popolazione, gravato da uno stigma da combattere e che vede nelle diseguaglianze culturali, nella povertà educativa ed esperienziale, profondi fattori di rischio e nella risposta comunitaria, di prossimità, una risorsa. 
  • L’associazione tra l’insorgere di patologie e disuguaglianze di salute è ormai dimostrata, così come la correlazione tra partecipazione culturale, la prevenzione e la gestione di patologie: la disparità nell’accesso alla cultura costituisce quindi un rischio di salute, motivo per cui il rapporto suggerisce di includere la cultura in un approccio strutturale alle disuguaglianze.   
  • La partecipazione attiva, presupposto per percepirsi in benessere, è in crisi soprattutto tra i giovani: va promossa e sostenuta attraverso il loro coinvolgimento attivo nel co-design di spazi sociali a partire da spazi culturali.
  • Il benessere dei curanti, nelle organizzazioni socio-sanitarie come in quelle sociali e umanitarie che fronteggiano gli esiti dei conflitti in corso è una sfida di grande peso, e le pratiche artistiche hanno rivelato il loro potenziale per supportane il benessere, come riconosciuto formalmente da un recente documento tecnico pubblicato WHO.

Il report segnala alcune aree di particolare efficacia delle esperienze culturali.

Per quanto riguarda la prevenzione, cantare in gruppo conferma l’effetto sul miglioramento delle funzioni respiratorie e cardiovascolari, ma anche quelle cognitive, in particolare per le persone anziane a rischio di demenza per le quali promuove anche inclusione sociale e supporto nell’invecchiamento (Feng et al., 2020). È confermata l’associazione tra la visione di un’opera artistica visiva e la riduzione dello stress e della pressione arteriosa sistolica (Law et al., 2021). Per quanto attiene gli adolescenti il loro ingaggio in attività culturali ha una correlazione con stili di vita salutari, l’aumento dell’attività fisica e la riduzione dei comportamenti a rischio (Bungay & Vella-Burrows, 2013). La partecipazione a performance teatrali su temi legati alla salute migliora la consapevolezza su alcune condizioni di salute (Burns et al., 2018; Cueva et al., 2016), incoraggiando ad esempio l’assunzione di antibiotici (Swe et al., 2020) o lo screening pre-natale (Hundt et al., 2011).

L’impatto sulla salute mentale e non solo

Un contesto di salute in cui le esperienze culturali hanno un grande impatto, è quello della salute mentale, soprattutto per quanto riguarda il trattamento di ansia e depressione grazie al potenziamento di fattori fisici, intrapersonali, culturali, cognitivi e sociali (Dunphy et al., 2019).

Programmi di art on prescription per persone affette da depressione, ansia, isolamento sociale e dolore cronico possono apportare nei pazienti notevoli miglioramenti nel benessere generale, migliorando l’umore e riducendo la tensione (Holt, 2020). Più in generale, la partecipazione attiva a varie attività creative quali il canto, la danza, la scrittura creativa, teatro e le arti visive promuove una migliore regolazione emotiva (Fancourt & Ali, 2019), emozioni positive (Jensen, 2019; Holt, 2020; Slattery et al., 2020) e riduzione degli attacchi di panico (Jensen et al., 2020).

Un altro ambito di ricorrenti evidenze è legato alla partecipazione culturale in caso di disturbi neurologici e del neurosviluppo, in particolare demenza.

Per persone che soffrono di demenza o Alzheimer la partecipazione ad attività musicali potenzia le capacità cognitive (Warran & Frederick Welch, 2019), l’attività storytelling facilita l’accesso alla memoria a lungo termine (Critten &Kucirkova, 2019) mentre la danza promuove benefici fisici a livello di movimento e coordinazione (Jensen et al., 2020).

Le persone affette dal morbo di Parkinson che partecipano ad attività creative hanno riportato benefici a livello di benessere sia mentale- grazie a laboratori di danza (Irons et al., 2021)- sia fisico (Abell et al., 2017; Buetow et al., 2014).

Bambin* e adolescent* con paralisi cerebrale, partecipando a un corso di hip-hop per loro adattato, hanno acquisito migliori funzioni fisiche, ma anche competenze sociali (Withers et al., 2019).

Anche le persone colpite da malattie non trasmissibili possono trarre benefici dalla partecipazione ad esperienze artistiche e culturali, riscontrando miglioramenti a livello del funzionamento fisico, ma soprattutto una riduzione della depressione e dell’ansia con miglioramento dell’umore (Jensen & Bonde, 2018).

Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia delle attività di canto per persone con malattie polmonari croniche ostruttive, aiutandole soprattutto a combattere la depressione (Philip et al., 2020), ma anche migliorando la ventilazione al minuto e il volume respiratorio (Philip et al., 2021).

Allo stesso modo, pazienti oncologici hanno riportato benefici sia per quanto riguarda lo sviluppo di un maggior senso di autoefficacia attraverso la partecipazione a laboratori di danza (Thieser et al., 2021), ma anche un miglioramento delle funzioni respiratorie prendendo parte a un laboratorio di percussioni (Moors et al., 2020).

La partecipazione ad attività culturali ed artistiche si rivela efficace anche nel trattamento e nella gestione di condizioni acute, ad esempio alleviando ansia e dolore in particolare prima e dopo operazioni chirurgiche (Forouzandeh et al., 2020).

Interventi da parte di clown in ospedale si sono dimostrati in grado di ridurre lo stress in pazienti pediatrici e nelle loro famiglie (Lopes-Júnior et al., 2020).

Non trascurabile è la diminuzione e la gestione del dolore in diversi contesti medici: il canto in gruppo, ad esempio, si rivela un ottimo approccio per ridurre il dolore e la depressione in persone con malattie a lungo termine (Irons et al., 2020b; Irons et al., 2020a).

Le dimensioni del benessere individuale e collettivo e della crisi pandemica

Oltre a trasmettere le più recenti evidenze rispetto alle aree di salute indicate da OMS nel report 67/2019, C4H ha organizzato i risultati riportando le evidenze dell’impatto delle esperienze culturali sulla salute rispetto a tre ulteriori dimensioni: benessere individuale, comunitario e crisi scatenata dalla pandemia Covid-19.  

Rispetto al benessere individuale, l’ingaggio in attività artistiche si conferma in grado di generare senso, quindi maggior autorealizzazione personale, attraverso l’acquisizione di competenze, in primis di collaborazione e comunicazione (Eleni & Georgios, 2020; Gao et al., 2021). Esperienze culturali quali gruppi di lettura o di canto si sono rivelate in grado di rafforzare i legami sociali (Billington, 2019; Mansky et al., 2020; Moss & O’Donoghue, 2020). Partecipare a laboratori di danza, teatro o canto favorisce anche una esperienza emotiva più armonica riducendo ansia e stress, ad esempio, in donne affette da depressione post-partum (Wulff et al., 2021) o nelle persone anziane affette da demenza (Baltà Portolés, 2021; Zeisel et al., 2018).

La partecipazione ad esperienze culturali quali attività teatrali, canore o di arte visiva è in grado, di promuovere un benessere a livello comunitario, contribuendo a includere socialmente persone svantaggiate, sfruttando i linguaggi artistici come mezzi di espressione e comunicazione utilizzabili da persone con disabilità, ad esempio uditiva (Young et al., 2019); migliorare la qualità dell’ambiente sia costruito- soprattutto nel design a base artistica nei luoghi pubblici e di cura (Law et al., 2021)- sia sociale, soprattutto a scuola- dove interventi teatrali sono in grado di influenzare conoscenze e propensione a comportamenti di vita salutari (Kennedy et al., 2020) e nei luoghi di lavoro, in cui l’ingaggio in workshop creativi ha ridotto il rischio di burnout (Cacovean et al., 2021).

Il rapporto sottolinea come la cultura si sia dimostrata efficace anche nel fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19, offrendo attività artistiche che hanno controbilanciato gli effetti negativi dell’isolamento sociale (Tan & Tan, 2021) riducendo l’ansia (Zabini et al., 2020) e favorendo la regolazione emotiva (Elisondo & Melgar, 2021; Kiernan et al., 2021).

La cultura si conferma in questi studi un’alleata, complementare alla medicina tradizionale, nella prevenzione e promozione della salute e nella gestione e nel trattamento delle patologie, in particolare nella salute mentale.

Le politiche

C4H ha elaborato diverse linee di raccomandazioni strategiche per i policy maker, da porre alla base di politiche a livello comunitario, nazionale e locale.

C4H evidenzia  l’insufficienza degli investimenti nella prevenzione e la promozione della salute (il cui investimento attuale è pari solo al 2,8% delle spese totali in ambito sanitario), sottolineando la rilevanza dei determinanti sociali, tra cui la partecipazione culturale e l’educazione. L’approccio suggerito è bottom-up, di co-design dei progetti con i destinatari, privilegiando il coinvolgimento dei gruppi di basso livello socioeconomico.

Occorre inoltre promuovere programmi di prescrizione sociale a base culturale, un modello di intervento nato nel Regno Unito che prevede la possibilità da parte del sistema sanitario di prescrivere e sovvenzionare la partecipazione ad iniziative sociali e/o culturali per fronteggiare alcune sfide di salute complementari a terapie farmacologiche.

Il Rapporto invita ad aumentare gli investimenti in ricerca– in particolare in tema di valutazione, per ottenere un sempre maggior riconoscimento scientifico dell’efficacia delle esperienze culturali sulla salute- e formazione, inserendo le arti in tutti i curricula educativi e nell’alta formazione (soprattutto degli operatori della salute).

Infine, lo scambio di buone pratiche merita di essere sostenuto e promosso.

In conclusione

Ad oggi l’esperienza di CultureForHealth, ancora in corso, e del Forum in particolare, suggerisce che la cultura è in grado di supportare un approccio olistico alla salute che completa il modello biomedico tradizionale, rispetto al quale si deve porre in ottica di integrazione, non di sostituzione.

Oltre agli evidenti benefici per i pazienti i vantaggi dell’alleanza virtuosa sono significativi per entrambi i settori: non solo un riconoscimento del rilievo sociale della cultura, ma anche la possibilità di ottimizzare i costi dei servizi sanitari, oggi più che mai sotto pressione e soggetti a continua riduzione di personale e di fondi. Come dimostra l’esperienza del social prescribing può creare un circolo virtuoso tra bisogni sociali, iniziative culturali e servizi sanitari.

Per avviare questo mutuo scambio, occorre però attivare un serio dialogo volto al confronto e al riconoscimento reciproco da parte di entrambi i settori.  Se l’ambito culturale deve aprirsi sempre più a un modello di ricerca di tipo scientifico, l’ambito sanitario deve essere più presente nel trattare questi temi (basti pensare che al momento l’unica organizzazione sanitaria strategicamente in campo su questo tema è Organizzazione Mondiale della Sanità).  

Occorre pertanto creare un sempre maggiore dialogo tra i due ambiti, a livello politico come settoriale, per creare un linguaggio comune, sinergie e strumenti di azione. Solo così le numerose pratiche potranno evolversi in politiche all’altezza della complessità delle sfide contemporanee. 

Preoccupante carenza medici base, aree sguarnite

“Come Ordine siamo davvero molto preoccupati, perchè rischiamo di far venire meno nella nostra regione, a Roma e in particolare nella sua provincia, il cardine dell’assistenza territoriale del Sistema sanitario nazionale, ovvero quello rappresentato dai medici di base, che come tanti altri sanitari sono stati gli eroi della lotta alla pandemia. Ricordo che il 95% dei pazienti affetti da Covid è stato curato a domicilio e seguito da questi ‘eroi’ della medicina, i medici di base”. Lo afferma il vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, Stefano De Lillo.
“Dei 5.000 medici in servizio fino a quattro anni fa- continua- adesso ne rimangono 4.400, il 30% dei quali andrà in pensione nei prossimi tre anni. Purtroppo attualmente nel Lazio ne mancano 440 e i corsi di formazione regionali non sono assolutamente in grado di soddisfare questa carenza. Il rischio è che, soprattutto nella periferia e in alcuni comuni della provincia ci siano aree sguarnite”.


“Non pensiamo- tiene a sottolineare il vicepresidente dell’Omceo Roma- che l’attuale idea di riforma della medicina territoriale, basata sulla creazione delle case di comunità, possa essere una risposta, se non con un investimento importante sul capitale umano dei medici e degli operatori sanitari, perché altrimenti si rischia esclusivamente di cambiare la targa alle case della salute, chiamandole poi case di comunità”.

“L’altro pericolo- precisa De Lillo- è quello di sperperare i soldi del Pnrr su investimenti di carattere immobiliare e non sul capitale umano costituito dai medici che devono operare sul territorio, siano essi medici di base, medici della continuità assistenziale o medici specialisti che possono realizzare quella rete capillare territoriale di cui una sanità efficiente e moderna ha bisogno”.


“Tutto questo- dichiara inoltre- va sicuramente a danno dei cittadini, che rischiano di avere, soprattutto nei prossimi anni, una difficoltà a reperire il medico di libera scelta e, in ogni caso, soprattutto per quelli residenti nei comuni più piccoli della provincia o nelle aree della periferia, il rischio più grande è quello di averlo a una distanza sempre maggiore, con zone territoriali scoperte dalla rete dei medici di famiglia”.

Eppure la soluzione c’è. “La ricetta passa dalla valorizzazione del medico, dell’operatore sanitario come cardine del Servizio sanitario nazionale. Bisogna investire maggiormente nella formazione di un numero sempre più elevato di medici, specializzando più medici, laureando più medici, formando più medici di medicina generale e soprattutto- conclude De Lillo- rendendo attrattiva questa professione e impedendo che i nostri giovani vadano all’estero, dove i medici hanno retribuzioni più alte”.

Consip: attivi i contratti della gara “Sanità digitale -Sistemi informativi sanitari e ai servizi al cittadino” del valore di 540 mln/€

Consip ha completato l’attivazione di tutti i lotti della gara “Sanità Digitale – Sistemi informativi sanitari e Servizi al cittadino” – che sono quindi immediatamente disponibili per gli acquisti della PA – per un valore complessivo contrattuale pari a 540 mln/€.

Attraverso l’Accordo quadro le PA potranno acquisire con “ordine diretto” o tramite “appalti specifici:

  • servizi applicativi dedicati ai Centri Unici di Prenotazione (CUP), interoperabilità dei dati sanitari, piattaforme applicative, portali e app – sviluppo ed evoluzione software, migrazione applicativa, configurazione e personalizzazione di soluzioni software, manutenzione adeguativa e correttiva, supporto specialistico, conduzione applicativa e infrastrutturale (lotti 1-4)
  • servizi di supporto – project management, supporto al monitoraggio, change management, PMO e demand management, digitalizzazione dei processi sanitari, IT Strategy ed Advisory (lotti 5 e 6)

Insieme alla gara per i “Sistemi informativi clinico assistenziali“(cartella clinica elettronica, enterpise imaging e telemedicina) del valore di oltre 1 mld/€ – il cui contratto è già attivo dallo scorso giugno – l’iniziativa in questione rappresenta lo strumento principale per la realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sulla Missione 6 (Salute) – Componente 2 1.1.1 (Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero – Digitalizzazione), investimento che impegna un totale di 1,4 mld/€ di risorse PNRR.

Obiettivo di entrambe le iniziative è quello di migliorare l’efficienza dei livelli assistenziali e adeguare strutture e modelli organizzativi ai migliori standard di sicurezza internazionali, attraverso l’adozione di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate e il potenziamento del patrimonio digitale e di supporto al processo di trasformazione digitale delle strutture sanitarie pubbliche.

SIFO e SIFAP: importanza della galenica, tra globalizzazione e carenze di farmaci e beni sanitari

In un periodo in cui si pone in tutto l’Occidente, ed anche in Italia, il problema della carenza di farmaci e principi attivi, la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera-SIFO e la Società Italiana Farmacisti Preparatori-SIFAP lanciano un messaggio a tutto il SSN per voce dei presidenti Arturo Cavaliere e Paola Minghetti: la Galenica è centrale per il sistema delle cure ed i professionisti ad essa dedicati sono dediti ad un comparto spesso salvavita che è proprio quello dei preparati terapeutici non disponibili in altre forme farmaceutiche.

La Galenica – ricordano i due presidenti – è oggi “un’attività tecnologicamente avanzata che ha come scopo l’allestimento di medicinali in stretta connessione con la sperimentazione clinica, la radiofarmacia, l’oncologia personalizzata, la gestione del rischio clinico, la continuità terapeutica. La preparazione dei medicinali galenici è effettuata dal farmacista in condizioni ambientali e di vestizione protette e controllate, in modo da garantire con certezza requisiti di sicurezza per gli operatori e di qualità, efficacia e tempestività di erogazione per i pazienti”. Un’organizzazione che, come si intuisce, è fatta di altissima professionalità, di procedure, di interrelazioni disciplinari, di controlli rigorosi. “Oggi più che mai – sottolinea Paola Minghetti – la Galenica clinica è una componente centrale dei servizi sviluppati dal farmacista preparatore di comunità e dal farmacista ospedaliero ed i pazienti critici (sia adulti che pediatrici) attraverso di essa possono avere accesso in modo appropriato, sicuro e puntuale alle terapie personalizzate”.

“A fronte di carenze diffuse, ma assolutamente circoscritte”, ricorda il Presidente della SIFO, Cavaliere, che è anche componente del Tavolo Tecnico sulla Carenza dei farmaci presso il Ministero della Salute, “c’è da evidenziare che l’attuale situazione sembra al momento sotto controllo”, come sottolineato anche recentemente dai vertici AIFA, ma la necessità di “aumentare la cultura dell’informazione per i cittadini sull’utilizzo sicuro ed efficace del farmaco equivalente o galenico diventa quanto mai impellente, proprio a causa dei momenti di turbolenza attraversati dal mercato globalizzato delle materie prime”. In particolare, il sistema di alert informatizzato denominato “Drughost” proposto e alimentato dai servizi Farmaceutici Ospedalieri e messo in rete da SIFO ed AIFA ha finora consentito agli Ospedali di intercettare in anticipo le “indisponibilità” prima ancora che si tramutassero in “carenze” tutelando fino ad oggi la cornice ospedaliera dal problema.


Il sistema, quindi, regge, ma SIFO non canta vittoria. Il presidente Arturo Cavaliere conclude infatti osservando che “come società scientifica siamo consapevoli che in un mercato Globale, la crisi energetica e il protezionismo di alcuni Stati potrebbero determinare una carenza ancor più pericolosa rispetto ai farmaci, quella dei dispositivi medici altamente specialistici o dedicati, di cui già segnaliamo ritardi nelle consegne. Forse sarebbe utile ed importante anticipare le nuove criticità attraverso alcune strategie compensative (modifica del Codice degli appalti, produzione interna….) che potrebbero rappresentare davvero una soluzione da mettere rapidamente in campo a livello centrale”.