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La scatola dei ricordi e la terapia della reminiscenza

Il progetto “Box of our Memories” (BooM), finanziato dal programma europeo Erasmus+, letteralmente “la scatola dei nostri ricordi”, lancia una nuova App gratuita che consente di realizzare sessioni di terapia della reminiscenza con i propri cari affetti da demenza. Si tratta di un approccio che stimola i ricordi e la loro condivisione, grazie alla visione di materiali emotivamente significativi per la persona.

L’App è stata testata non solo dai familiari e dai loro cari, ma anche da professionisti sociosanitari e museali coinvolti nella formazione organizzata dalla Società cooperativa sociale Anziani e non solo, in collaborazione con ASP Città di Bologna.

L’App è un vero e proprio archivio digitale di foto, video, luoghi e oggetti 3D appartenenti alla vita presente o passata della persona con demenza e per lei emotivamente significativi

Con la supervisione di Anziani e non solo, partner del progetto BooM, da febbraio 2023 psicologi, animatori sociali, responsabili delle attività assistenziali, operatori socio-sanitari e operatori museali di ASP Città di Bologna sono stati impegnati nel corso di formazione “Le scatole dei nostri ricordi”. La formazione ha voluto fornire le competenze e le abilità necessarie a implementare sessioni di terapia della reminiscenza tramite l’uso dell’App Boom, una scatola dei ricordi personalizzata tutta digitale. L’App, infatti, è un vero e proprio archivio digitale di foto, video, luoghi e oggetti 3D appartenenti alla vita presente o passata della persona con demenza e per lei emotivamente significativi, in grado di stimolare i ricordi e le emozioni piacevoli.

La demenza cambia la vita e la perdita di memoria ostacola la comunicazione e il linguaggio e determina cambiamenti comportamentali che possono avere un impatto negativo sulla relazione tra l’anziano e i suoi familiari. È una patologia che altera i rapporti con le persone, con i luoghi e perfino con gli oggetti, favorendo spesso una condizione di isolamento sociale. Le persone con demenza, infatti, il più delle volte smettono di partecipare a tutte quelle attività sociali e ricreative che prima apprezzavano.

Il patrimonio culturale a misura di demenza non è solo una questione di “gentilezza”, ma è una buona pratica dal punto di vista etico ed economico. Si tratta di garantire l’accessibilità e l’inclusività, ma anche considerare un potenziale bacino di utenza.

Ci parla di questo progetto Licia Boccaletti, Presidente della cooperativa sociale Anziani e non solo.

Come nasce la vostra collaborazione con questo progetto europeo?

In realtà è un progetto che nasce un po’ da una nostra iniziativa. Avevamo avuto l’occasione di vedere alcune esperienze fatte all’estero, soprattutto Regno Unito e Irlanda, di collaborazione tra musei o archivi e organizzazioni che lavorano sulla demenza, per creare delle opportunità di lavorare sulla reminiscenza come obiettivo principale. Non solo, ma anche per aprire il mondo dell’assistenza alla demenza ad altre realtà, favorendo una maggiore inclusione sociale di queste persone e dei loro caregiver.

Abbiamo quindi tenuto nel cassetto l’idea di proporre qualcosa di simile a quanto visto all’estero e con il progetto BooM è arrivata questa opportunità. Nel frattempo, abbiamo scoperto che anche in Italia, in alcune Regioni, esistono delle esperienze analoghe a quelle viste all’estero ma poco diffuse sul resto del territorio.

Qual è il riscontro concreto e utile di questo progetto per gli anziani con demenza o Alzheimer?

Il progetto si basa sulla tecnica della reminiscenza che accompagna la persona con demenza a una conversazione che possa stimolare i ricordi del passato

Il progetto si basa sulla tecnica della reminiscenza che accompagna la persona con demenza a una conversazione che possa stimolare i ricordi del passato. Non solo verbale ma anche utilizzando dei supporti che possano favorire i ricordi e quindi la memoria. Normalmente si fa usando oggetti personali, quindi fotografie di famiglia o oggetti significativi per la persona. Con il tempo però si è capito che alcuni tipi di musei e di archivi possono contribuire con efficacia perché custodiscono nel loro patrimonio opere molto utili, come fotografie, vecchi giornali, documenti, video e oggetti del passato, come ad esempio quelli della vita contadina. Insomma, cose che non si riescono più a ritrovare nelle case ma che invece nelle persone delle generazioni passate possono stimolare dei ricordi e quindi aiutare in questa attività. 

Tra le esperienze che mi hanno colpito molto all’estero ci sono gli archivi delle grandi industrie, che conservano ancora le vecchie confezioni, tipo degli shampoo, della pasta, ecc., cose che non si trovano più ma che per le persone più anziane magari fanno affiorare un momento del passato.

Quindi, che cosa abbiamo fatto? Un percorso formativo in cui abbiamo riunito insieme operatori museali e archivisti e operatori che lavorano nell’ambito della demenza, perché iniziassero a capirsi, perché sono due mondi molto distanti, dove ognuno conosce il proprio ma non necessariamente comprende come le due cose possano entrare in connessione. È un momento che è servito per aprire un dialogo e una riflessione comune, affinché gli operatori culturali iniziassero a pensare cosa del loro patrimonio potesse essere utile.

Avevamo poi come partner l’ASP di Bologna, che è un’azienda pubblica di servizi alla persona, che gestisce strutture e servizi sul territorio di Bologna, ma che ha anche un proprio museo. Le ASP in passato erano Opere Pie, quindi nel tempo hanno ricevuto donazioni di opere che sono poi diventate museo. Loro possedevano quindi il contenitore che ci poteva aiutare. Insieme abbiamo cercato di capire cosa e come potesse essere impiegato, perché non basta individuare l’oggetto ma capire anche il tipo di attività da proporre alla persona con demenza, in quale contesto e con quale approccio. Pertanto, da una parte abbiamo approfondito come permettere agli anziani di fruire del museo in una modalità adatta a loro: in piccoli gruppi, con visite riservate, senza confusione, per essere guidati nell’esplorazione del museo e nella conversazione sulle opere esposte. Poi abbiamo voluto fare un percorso parallelo per gli anziani che, invece, vivono in famiglia e quindi una guida per i caregiver familiari su come possano ricreare un piccolo museo con le risorse che hanno in casa o consultando archivi come quelli della Rai o dell’Istituto Luce che sono disponibili su internet con dei video o anche con le canzoni di una volta.

Nasce da qui l’App BooM?

Abbiamo voluto aiutare sia gli anziani che vivono in famiglia, sia quelli nelle strutture sanitarie, realizzando un’App disponibile gratuitamente in cui si può creare la propria scatola della memoria personale

Sì, abbiamo voluto aiutare sia gli anziani che vivono in famiglia, sia quelli nelle strutture sanitarie, realizzando un’App disponibile gratuitamente in cui ciascuno di noi può creare la propria scatola della memoria personale. Ci si registra e si crea un profilo, poi si possono caricare risorse digitali di vario tipo: foto, video, immagini, musica, testi, tutto quello che si vuole. Il materiale è sistematizzato in questa App e quindi reso facilmente usufruibile per svolgere delle attività di reminiscenza con gli anziani. Magari non su un telefonino, che è un po’ piccolo, ma su un tablet, facile anche da maneggiare. L’idea è che un caregiver familiare o l’operatore della struttura possa creare dei percorsi personalizzati per l’anziano sulla base del suo passato e poi usare questo materiale per fare delle sessioni di reminiscenza.

L’App è stata realizzata dal progetto BooM, tecnicamente dal partner inglese, mentre il resto dai partner esperti nel lavoro con le persone con demenza ha collaborato alla progettazione. Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze.

Ci sono dei dati di gradimento e sull’utilità dell’App?

Gli esiti della sperimentazione che abbiamo fatto sugli operatori ci dicono che è stata molto apprezzata. La sperimentazione è stata portata avanti con ASP Bologna, rivolgendoci a due gruppi: da una parte è stata testata dagli educatori delle diverse strutture per gli anziani istituzionalizzati, dall’altra sono stati creati dei gruppi con i familiari e/o caregiver che erano quelli che frequentavano i caffè Alzheimer, cui è stato spiegato come usare l’App per poi provare a usarla a domicilio. L’esperienza di questi due gruppi è stata positiva, sia per la semplicità d’uso, sia per aver stimolato l’idea di creare queste scatole virtuali personalizzate. Uno degli elementi che è emerso, infatti, uno dei nostri punti di partenza, è che con il progredire della malattia diventa sempre più difficile avere uno scambio tra il familiare e l’anziano che sia significativo, perché con la demenza si perdono tante abilità. Questo è stato lo spunto per creare dei momenti in cui l’anziano possa riuscire a conversare, a ricollegarsi con il suo passato e per il familiare o il caregiver sono momenti di connessione con il proprio caro molto apprezzati.

L’App si è rivelata, per gli operatori, utile innanzitutto per conoscere meglio l’anziano che vive nella struttura, per raccogliere biografie e per informarsi in modo più approfondito

Dai dati è merso che l’App si è rivelata, per gli operatori, utile innanzitutto per conoscere meglio l’anziano che vive nella struttura, per raccogliere biografie e per informarsi in modo più approfondito. È stato usato come strumento di stimolazione cognitiva e per mantenere aperta la comunicazione anche tra il familiare e l’anziano. In generale, anche la risposta dei familiari è stata molto positiva, è stata vista come un’attenzione in più prestata alla persona amata. Anche la collaborazione per il recupero di foto o informazioni è stata efficace e tempestiva. Lato anziani, si è visto un buon coinvolgimento e interesse alla visione di foto, filmati e altri contenuti biografici, utili per il recupero della memoria e l’esteriorizzazione delle emozioni.

Non si riesce a costruire una rete nazionale?

Purtroppo non ancora. In Toscana esiste la Rete di Musei per l’Alzheimer, cui aderiscono tanti musei, dai più piccoli ai più importanti. C’è quindi consapevolezza del ruolo che gli istituti culturali possono svolgere. Non solo, periodicamente si organizzano anche delle attività all’interno di pinacoteche, gallerie, ecc., rivolte alle persone con demenza e ai loro caregiver. La Toscana è la Regione più avanti in questo, perché anche se solo in ambito regionale l’attività si è sistematizzata. Poi, attraverso la raccolta di buone pratiche che abbiamo realizzato nel progetto, abbiamo individuato delle esperienze legate a specifici musei, ad esempio uno di Trieste e uno a Bolzano, che propongono delle attività rivolte a persone con demenza, ma sono casi isolati. Per il resto non abbiamo trovato molto a livello nazionale, quindi l’obiettivo di un’offerta nazionale è ancora lontano.

Forse in questo senso potrebbe essere utile l’App, che è stata pensata proprio come uno strumento disponibile a chiunque ed è corredata dalle istruzioni per usarla. Ciò che è importante è far sapere che esiste, raggiungere tutte le persone che ne potrebbero beneficiare.

Per approfondire

https://test.trendsanita.it/evento/la-ricerca-e-le-nuove-sfide-per-la-cura-dellalzheimer

ECDC: cluster di Salmonella Enteritidis collegati al consumo di carne di pollo rilevati in 11 Paesi UE/SEE

Due sotto-cluster di Salmonella Enteritidis ST11 endemica con almeno 134 casi umani sono stati identificati in 11 paesi UE/SEE. La maggior parte dei casi è stata segnalata tra gennaio e agosto 2023. Le informazioni provenienti dalle interviste ai pazienti in Austria e Danimarca suggeriscono che la carne di pollo sia un possibile veicolo di infezione. In Germania sono iniziate le interviste ai pazienti.

Nel luglio 2023, la Danimarca ha segnalato un cluster microbiologico di infezioni da Salmonella Enteritidis ST11 con date di campionamento che iniziano a maggio (REF). Al 25 agosto 2023, 97 casi con isolati recenti (2023) o storici, strettamente correlati geneticamente, sono stati segnalati in Austria (6), Belgio (6), Danimarca (22), Finlandia (5), Francia (19), Germania (1), Irlanda (12), Paesi Bassi (12), Norvegia (9), Slovenia (3) e Svezia (2). In Danimarca, la maggior parte dei 19 casi intervistati ha riferito di aver consumato kebab o pizza che potevano contenere pollo come ingrediente, prima di sviluppare i sintomi. In Austria, due dei cinque casi intervistati hanno riferito di aver mangiato spiedini di pollo entro i sette giorni prima della comparsa dei sintomi e due casi hanno riferito di aver mangiato altri piatti a base di pollo (burrito di pollo e cotoletta di pollo).

All’inizio di agosto 2023, l’Austria ha segnalato un focolaio di Salmonella Infezioni da Enteritidis ST11, che hanno provocato un decesso. L’insorgenza della malattia del primo caso in questo cluster è stata segnalata a metà marzo con l’ultima data di insorgenza a metà luglio 2023. Entro il 25 agosto 2023, 8 casi sono stati registrati in Austria e cinque degli otto casi intervistati hanno segnalato il consumo di pollo carne di kebab poco prima della comparsa dei sintomi (REF). Ulteriori casi con isolati geneticamente strettamente correlati sono stati segnalati in Francia (10), Germania (10), Norvegia (3), Slovenia (2) e Svezia (4), portando il numero totale di casi in questo cluster a 37.

Nel cluster danese, l’età variava da 10 a 98 anni mentre nel cluster austriaco l’età variava da 5 a 75 anni. In entrambi i gruppi sono stati colpiti uomini e donne, ma i maschi erano predominanti in Austria (86%) e Germania (71%).

La maggior parte degli isolati testati presenta cambiamenti genetici che causano resistenza alla ciprofloxacina. Molti casi di infezione da Salmonella non necessitano di trattamento antibiotico, ma, quando è necessario il trattamento, viene spesso utilizzata la ciprofloxacina. Poiché in questi casi la ciprofloxacina non è adatta per il trattamento delle infezioni, è necessario usare altri antibiotici.

I due cluster rappresentano solo una parte del problema. Le infezioni da Enteritidis ST11 e questi ceppi continuano a rappresentare un rischio di infezioni nell’intera popolazione dell’UE/SEE finché le fonti nella catena alimentare non saranno adeguatamente studiate e controllate.

La cottura accurata di carne e pollame e l’evitare la contaminazione incrociata dalla carne cruda al cibo pronto sono fondamentali per prevenire l’infezione da Salmonella e altri organismi di origine alimentare. Ciò è particolarmente importante per le persone vulnerabili, compresi i molto giovani, gli anziani e quelli con un sistema immunitario indebolito.

I paesi sono incoraggiati a segnalare casi correlati attraverso gli eventi EpiPulse 2023-FWD-00045 e 2023-FWD-00048 e a rafforzare la loro collaborazione per le indagini sulle epidemie di origine alimentare tra sanità pubblica, sicurezza alimentare e autorità veterinarie.

Comirnaty: l’EMA raccomanda l’approvazione del vaccino anti-Covid adattato contro Omicron XBB.1.5

Il comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA (CHMP) ha raccomandato l’autorizzazione di un vaccino Comirnaty adattato mirato alla sottovariante Omicron XBB.1.5.

Il vaccino – noto come Comirnaty Omicron XBB.1.5 – deve essere utilizzato per prevenire il COVID-19 negli adulti e nei bambini a partire dai 6 mesi di età.

In linea con le precedenti raccomandazioni dell’EMA e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), gli adulti e i bambini a partire dai 5 anni di età che necessitano di vaccinazione dovrebbero ricevere una singola dose, indipendentemente dalla loro storia vaccinale contro il COVID-19.

I bambini dai 6 mesi ai 4 anni possono ricevere una o tre dosi a seconda che abbiano completato un ciclo di vaccinazione primaria o abbiano avuto il COVID-19.

Nella decisione di raccomandare l’autorizzazione, il CHMP ha considerato tutti i dati disponibili su Comirnaty e sugli altri vaccini adattati, compresi i dati su sicurezza, efficacia e immunogenicità (quanto bene innescano le risposte immunitarie). Inoltre, il Comitato ha valutato nuovi dati di laboratorio che mostrano una forte risposta del vaccino adattato contro XBB.1.5 e i ceppi correlati del virus che causa COVID-19.

Sono attesi ulteriori dati sulle varianti emergenti e il Comitato valuterà questi dati quando saranno disponibili.

Targeting per Omicron XBB.1.5

I vaccini COVID-19 sono adattati in modo da corrispondere meglio alle varianti circolanti.

Questo vaccino è stato sviluppato per colpire Omicron XBB in linea con le raccomandazioni dell’EMA e dell’ECDC, nonché di altri regolatori internazionali e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Poiché Omicron XBB.1.5 è strettamente correlato ad altre varianti attualmente in circolazione, si prevede che il vaccino contribuisca a mantenere una protezione ottimale contro il COVID-19 causato da queste altre varianti e da Omicron XBB.1.5.

Dalla prima autorizzazione di Comirnaty, le autorità hanno acquisito una conoscenza approfondita sulla sicurezza del vaccino. Gli effetti collaterali sono generalmente lievi e di breve durata. Essi comprendono mal di testa, diarrea, dolori articolari e muscolari, stanchezza, brividi, febbre e dolore o gonfiore nel sito di iniezione. Effetti collaterali più gravi possono verificarsi raramente.

L’EMA invierà ora la raccomandazione del CHMP alla Commissione Europea per una decisione giuridicamente vincolante a livello dell’UE.

Come per gli altri vaccini contro il Covid-19, le autorità nazionali degli Stati membri dell’Ue determineranno come utilizzare questo vaccino nelle campagne di vaccinazione nazionali, tenendo conto di fattori quali i tassi di infezione e di ospedalizzazione, il rischio per le persone vulnerabili e la disponibilità del vaccino.

Come funziona il vaccino

I vaccini adattati funzionano allo stesso modo dei vaccini originali.

Questo vaccino contiene molecole chiamate mRNA che contengono istruzioni per produrre la proteina spike della sottovariante Omicron XBB.1.5. La proteina spike è una proteina presente sulla superficie del virus di cui il virus ha bisogno per entrare nelle cellule del corpo e può differire tra le varianti del virus.

Quando a una persona viene somministrato il vaccino, alcune delle sue cellule leggeranno le istruzioni dell’mRNA e produrranno temporaneamente la proteina spike. Il sistema immunitario della persona riconoscerà quindi questa proteina come estranea e attiverà le difese naturali – anticorpi e cellule T – contro di essa.

Se, successivamente, la persona vaccinata entra in contatto con il virus, il sistema immunitario riconoscerà la proteina spike presente sulla sua superficie e sarà pronto ad attaccarla. Gli anticorpi e le cellule immunitarie possono proteggere dal COVID-19 lavorando insieme per uccidere il virus, impedendone l’ingresso nelle cellule del corpo e distruggendo le cellule infette.

Comirnaty è stato autorizzato per la prima volta nell’UE nel dicembre 2020, con versioni adattate mirate ai ceppi BA.1 e BA.4-5 che hanno ottenuto un’ulteriore autorizzazione nel settembre 2022.

Per approfondire

È possibile evitare una terapia complessa e tossica dopo l’asportazione di un tumore raro, il carcinoma surrenalico

Sul numero di agosto della prestigiosa rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology sono stati pubblicati i risultati del trial ADIUVO, uno studio durato 10 anni, condotto in 23 Centri di 7 diversi Paesi e coordinato dal Prof. Massimo Terzolo del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino. Si tratta del primo studio prospettico e randomizzato che ha valutato una particolare tipologia di terapia, a base di mitotane, nei pazienti sottoposti all’asportazione radicale del carcinoma surrenalico, un tumore raro per il quale vi sono possibilità terapeutiche limitate.

I pazienti affetti da questa neoplasia sono solitamente avviati, dopo l’intervento chirurgico, alla terapia adiuvante con mitotane, un farmaco utilizzato per ridurre il rischio di recidiva della malattia. Il trattamento, seppur comunemente usato, rimane controverso, soprattutto se il rischio di recidiva non è elevato. L’obiettivo dello studio è stato valutare l’efficacia e la sicurezza del mitotane adiuvante, rispetto alla sola sorveglianza, dopo la resezione completa del tumore, in pazienti considerati a rischio di recidiva basso o intermedio.

Dopo asportazione radicale del tumore, un gruppo di pazienti, con malattia a diffusione locale e ridotta proliferazione tumorale, è stato randomizzato a trattamento adiuvante con mitotane, o in alternativa, a sorveglianza attiva senza alcun trattamento. Lo studio ha dimostrato che questa categoria di pazienti ha un rischio di recidiva molto minore dell’atteso. Il tasso di sopravvivenza libera da malattia, a distanza di 5 anni, è risultato essere circa l’80%, senza significative differenze tra i pazienti trattati oppure no.

ADIUVO ha dimostrato come identificare i pazienti a ridotto rischio di recidiva che potranno evitare una terapia post-chirurgica complessa, tossica e della durata di anni, che può causare molteplici effetti indesiderati, con necessità di un’articolata terapia di supporto. I risultati del trial ADIUVO sono facilmente trasferibili alla pratica clinica e avranno un impatto positivo sul trattamento dei pazienti affetti da questo tipo di tumore, per i quali la gestione sarà semplificata, con conseguente miglioramento della loro qualità di vita e riduzione dei costi sanitari.

“ADIUVO dimostra che studi prospettici sono comunque fattibili nelle malattie rare, anche in assenza di supporto da parte dell’industria farmaceutica, grazie alla cooperazione di investigatori appassionati e dedicati a raggiungere un obiettivo comune. Questo tipo di studi è indispensabile per ottenere dati con un elevato livello di evidenza che possano essere utilizzati in clinica per migliorare il livello di cure offerte. Si tratta di un avanzamento terapeutico e un primo passo verso la personalizzazione della terapia di questo raro tumore”, dichiara il Prof. Massimo Terzolo.

Contratto medici, ANAAO e CIMO-FESMED: “Pronti a firma se accolte proposte su orario lavoro e fondi”

Riprenderanno il 5 settembre le trattative per il rinnovo del contratto di medici, veterinari e dirigenti sanitari. ANAAO-ASSOMED e CIMO-FESMED, i principali sindacati dell’area, hanno consegnato all’Aran delle proposte congiunte che, in caso di accoglimento, consentiranno di arrivare rapidamente alla firma di un accordo molto atteso dalla categoria. I nodi fondamentali da sciogliere sono gli stessi che hanno portato le sigle a non accettare il testo proposto a luglio e a rimandare la discussione a settembre: in primis l’orario di lavoro ed i fondi contrattuali, ma anche il servizio fuori sede, la rappresentatività ed il patrocinio legale.

Se si vuole tentare di frenare la fuga dei professionisti dalla sanità pubblica, infatti, occorre migliorare le condizioni di lavoro e la qualità della vita di medici e dirigenti sanitari, impedendo alle Aziende di pretendere gratuitamente centinaia di migliaia di ore di lavoro extra-orario, anche attraverso l’utilizzo improprio delle risorse stanziate per ciascun fondo contrattuale.

Aspetti che assumono un’importanza ancor più strategica alla luce delle anticipazioni sulla prossima manovra finanziaria, che non solo continuerà ad ignorare la grande crisi del Servizio sanitario nazionale negando i 4 miliardi necessari a garantirne la sopravvivenza, ma che non sarà nemmeno in grado di adeguare all’inflazione gli stipendi dei dipendenti della Pubblica amministrazione nei contratti relativi al triennio 2022-2024.

“Considerato il clima positivo in cui si è svolta l’ultima riunione in Aran e tenendo presente l’ampia disponibilità dimostrata più volte dalla controparte – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO-ASSOMED e Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -, siamo certi che giungeremo rapidamente ad un accordo che soddisfi le esigenze dei professionisti. In caso contrario continueremo in ogni sede possibile, a partire dal tavolo Aran, il nostro percorso sindacale affinché i diritti dei medici e dei dirigenti sanitari, da troppo tempo ignorati, vengano finalmente riconosciuti e rispettati”.

A ottobre torna Abilitando: focus su Innovazione inclusiva. Scuola, disabilità e futuro

Giovedì 26 e venerdì 27 ottobre ad Alessandria, da Cultura e Sviluppo, torna Abilitando, l’evento in cui la tecnologia incontra la disabilità, organizzato dall’omonima associazione Abilitando, che ha l’obiettivo di concorrere a facilitare la vita quotidiana delle persone disabili, arrivando a colmare, anche grazie alla tecnologia, gap fisici e cognitivi. Il tema sarà Innovazione inclusiva. Scuola, disabilità e futuro.

È possibile iscriversi per prenotare gratuitamente uno spazio espositivo e candidarsi per uno spazio ai tavoli speech mandando una mail a segreteria@abilitando.it.

L’inclusione scolastica è un concetto fondamentale che mira a garantire che tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro abilità o disabilità, abbiano pari opportunità di accedere all’istruzione di qualità. Nel contesto dell’istruzione inclusiva, l’uso appropriato delle tecnologie può svolgere un ruolo cruciale nel favorire il successo degli studenti con disabilità. Inoltre, la formazione adeguata e continua degli insegnanti di sostegno è essenziale per promuovere un ambiente educativo inclusivo e supportare al meglio le esigenze individuali degli studenti.

Federfarma Marche e Assofarm: la farmacia dei servizi può aiutare a ridurre le liste di attesa

La sperimentazione, nella regione Marche, della Farmacia dei Servizi ha superato il secondo mese e proseguirà fino a dicembre; i risultati sono positivi perché attestano la soddisfazione da parte dei cittadini marchigiani che vedono la farmacia come presidio sanitario di prossimità, tutti hanno accolto con interesse, spesso interagendo anche sui social, il progetto che vede coinvolte Federfarma Marche ed Assofarm per le farmacie pubbliche.

“I farmacisti – è la prima affermazione di Marco Meconi, presidente di Federfarma Marche – stanno vivendo quest’attività come punto di svolta per una professione molto antica, si rendono conto che i cittadini, ancora di più quando sono malati cronici, si interessano ai nuovi servizi perché comprendono il valore anche sociale della sperimentazione, sanno che la farmacia in ogni area, è sempre aperta, pronta a dare risposte di salute, con competenza e umanità”.

I dati relativi alla sperimentazione nei mesi di luglio ed agosto, confermano infatti che il percorso, fortemente voluto dalla Regione, rappresenta un autentico punto di svolta per le zone più interne delle Marche, dove la farmacia rurale è spesso unico riferimento per la salute dei cittadini. “I dati ci dicono che questa sperimentazione – sono le ulteriori considerazioni di Meconi – consente di superare le difficoltà di ordine logistico dovute alla complessità orografica della nostra regione, anche la popolazione che vive nei piccoli centri può ottenere prestazioni sanitarie nella farmacia sotto casa, si sta dimostrando che, nel prossimo futuro, anche la farmacia contribuirà alla riduzione delle liste di attesa, rimarcando il ruolo delle campagne di screening e vaccinazione diffusa”.

Andrea Avitabile, vice presidente di Federfarma Marche precisa che “le circa 300 farmacie marchigiane che hanno aderito alla sperimentazione, confermano spirito di collaborazione con le Istituzioni per elevare il livello di tutela della salute della popolazione”.

Fino ad oggi la sperimentazione ha prevalentemente interessato i servizi di telemedicina, così prestazioni come elettrocardiogramma, holter cardiaci e pressori, tele spirometria vengono refertati a distanza grazie al collegamento con centri specialistici: un numero importanti di cittadini, effettuata l’analisi, sono stati indirizzati ad ulteriori approfondimenti diagnostici. Ma i farmacisti stanno sperimentando o anche l’aderenza alla terapia farmacologica nei pazienti con diabete di tipo2 e anche la BPCO.

“La Farmacia dei servizi – ha osservato Tiberio Belleggia, coordinatore di Assofarm Marche – ha risposto in modo adeguato all’esigenza di prossimità delle cure, soprattutto per una popolazione che invecchia e   richiede un monitoraggio costante delle condizioni di salute e dell’aderenza terapeutica”. 

All’unisono Federfarma Marche ed Assofarm mettono l’accento sul fatto che “l’esperienza pandemica ha convinto che va alleggerito il carico sui Pronto soccorso e sugli ospedali, la farmacia di relazione è orientata alla salute della persona, i servizi di telemedicina ci consentono di avvicinare nelle farmacie l’assistenza sanitaria al cittadino, le farmacie coinvolte in regione hanno  già fornito, in molti campi, risposte significative ai cittadini”.

Per approfondire

Robot e dispositivi indossabili di nuova generazione: sono italiani e si ispirano ai polpi

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I muscoli sono l’anello di congiunzione tra il pensiero e l’azione. I cefalopodi, con i loro tentacoli flessibili e densi di fibre muscolari, sono una meraviglia dell’evoluzione. Il loro cervello è molto più piccolo di quello dei vertebrati. Nonostante ciò riescono a controllare tentacoli complessi con estrema destrezza. Come ci riescono? Rispondere a questa domanda scientifica ci ha permesso di capire meglio la connessione tra pensiero e azione, fornendoci strumenti per progettare robot più agili e intelligenti”. A parlare è Vito Cacucciolo – classe 1985, ricercatore presso il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari e del Massachusets Institute of Technology di Boston –, l’inventore delle Stretchable Pumps, pompe estensibili allo stato solido, miniaturizzate e realizzate in elastomero siliconico, dentro cui scorre un liquido movimentato da un campo elettrico. Intrecciate con i normali tessuti, le Fiber Pumps (questo il nome ufficiale), ispirate al sistema circolatorio degli organismi viventi, realizzano abiti high-tech con funzione di esoscheletri attuati da muscoli artificiali, feedback tattile per realtà virtuale e realtà aumentata immersive e termoregolazione per riscaldare o raffreddare il corpo utilizzando la circolazione del liquido.

Di fatto, robot e dispositivi indossabili potranno presto “interagire” con le persone e l’ambiente grazie a questo sistema elettronico miniaturizzato in filamenti, che permette di comandare i muscoli artificiali in modo simile a quanto avviene nel corpo degli esseri viventi. Attraverso una nota, il Politecnico di Bari – fondato nel 1990, è il più giovane tra i politecnici italiani e unico nel Mezzogiorno – ha parlato di una “tecnologia, dalle potenzialità rivoluzionarie, straordinaria come la storia dell’ex studente pugliese del Politecnico di Bari tornato, dove tutto ebbe inizio, per costruire il mondo di domani che è già tra noi”.

Tutto ciò rappresenta l’approdo di un lungo e complesso cammino (iniziato nel 2017, quando il ricercatore ha conseguito il dottorato in Biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel gruppo di Cecilia Laschi) che qui ripercorriamo passo dopo passo.

In natura l’incipit per lo sviluppo di un sistema circolatorio artificiale miniaturizzato

La ricerca di dottorato di Cacucciolo si concentra sullo studio dei muscoli animali, con particolare rimando ai cefalopodi, ad esempio il polpo, quale ispirazione per creare muscoli artificiali destinati a robot ed esoscheletri: “Per realizzare robot con elevata destrezza e capacità di adattamento ad ambienti complessi l’Intelligenza Artificiale non basta. I muscoli artificiali sono il componente essenziale per dotare i robot di intelligenza meccanica, ovvero la capacità di adattare il movimento all’ambiente circostante”, spiega lui stesso.

La ricerca sviluppa modelli matematici di tali muscoli e del loro controllo neurale partendo dagli studi sugli animali

La ricerca sviluppa modelli matematici di tali muscoli e del loro controllo neurale partendo dagli studi sugli animali. Usando questa conoscenza, realizza dei prototipi ingegneristici di muscoli artificiali azionati a fluido. “Lo studio dei cefalopodi ci ha fornito spunti per progettare muscoli artificiali flessibili, miniaturizzati, la cui forma viene adattata alle diverse parti del corpo”, incalza Cacucciolo, precisando che “i muscoli artificiali sono forse ancor più importanti per i robot indossabili, quali gli esoscheletri, dove la flessibilità e l’utilizzo di materiali soft sono indispensabili per il trasferimento delle forze al corpo umano”.

Per superare ii problema delle ingombranti pompe necessarie al funzionamento dei muscoli artificiali azionati a fluido, si sviluppa l’idea di muoverli grazie ai campi elettrici

Nel corso del dottorato presso il laboratorio dell’istituto di Biorobotica di Livorno, il ricercatore instaura una collaborazione con Shingo Maeda, ricercatore e professore al Tokyo Institute of Technology (Tokyo Tech). Lo studio congiunto porta a realizzare nuovi componenti che inducono movimento nei fluidi attraverso l’utilizzo dei campi elettrici. Nel 2017 il lavoro viene pubblicato sulla rivista Advanced Science. Ma, soprattutto, è qui che nasce l’intuizione che questo meccanismo avrebbe potuto essere applicato per risolvere il principale problema dei muscoli artificiali azionati a fluido: renderli autonomi eliminando le ingombranti pompe, necessarie al loro funzionamento. Muovere i fluidi attraverso i campi elettrici, questa è l’idea: “I muscoli artificiali azionati a fluido hanno delle proprietà straordinarie. Possono essere realizzati con materiali flessibili e producono forze e velocità elevate. Alcuni insetti come ad esempio i ragni utilizzano muscoli azionati a fluido per correre e saltare. Nella versione rigida i muscoli a fluido sono già applicati su alcuni tra i robot più avanzati al mondo, come l’umanoide Atlas prodotto da Boston Dynamics, capace di salti straordinari e capriole”, circoscrive Cacucciolo.

Pompe estensibili, miniaturizzate e realizzate in elastomero

A questo punto, il ricercatore italiano contatta il professor Herbert Shea dell’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) – a capo di uno dei centri più avanzati al mondo nel comparto dei muscoli artificiali – che gli offre un lavoro nel suo laboratorio per sviluppare il progetto. Proposta accettata: Cacucciolo si trasferisce nel campus di Neuchâtel, in Svizzera, dove sviluppa la complessa e ambiziosa attività di ricerca. Nel 2019 i risultati dello studio – resi possibili dal contributo di un ampio team, che coinvolge, oltre al già citato professor Maeda, il professore Dario Floreano e il dottor Jun Shintake dell’EPFL – vengono esaltati dalla pubblicazione dello stesso (titolo: “Stretchable pumps for soft machines”) sulla rivista Nature. Il successo ottenuto porta a ricevere finanziamenti dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica volti al proseguo delle attività. Il ricercatore riceve una fellowship dalla Japan Society for the Promotion of Science (JSPS).

Per merito delle dimensioni ridotte, dell’assenza di vibrazioni e della costruzione in materiali flessibili, le pompe allo stato solido hanno un evidente potenziale nel rivoluzionare l’utilizzo dei fluidi in robotica e in dispositivi indossabili. Cacucciolo e il professor Shea hanno quindi un’idea per incrementare, in modo drastico, l’utilizzabilità di questa tecnologia in wearable indossabili: trasformare le pompe in sottili fibre (1 millimetro di diametro), denominate Fiber Pumps, che possano essere direttamente intrecciate nei tessuti, Per fare questo, i due professionisti concepiscono un innovativo design dove gli elettrodi sono disposti a spirale.

Dalla Svizzera al ritorno in Italia (passando per gli Stati Uniti)

Nel frattempo Cacucciolo rientra in Italia per contribuire allo sviluppo della ricerca e dell’insegnamento grazie all’esperienza acquisita e al suo ruolo di ricercatore affermato all’interno della comunità scientifica. Riprende le attività di ricerca presso il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari. Qui viene contattato dal Massachusets Institute of Technology (MIT) di Boston, che gli propone di lavorare anche con loro in merito all’uso degli attuatori fluidici di sua invenzione per realizzare una nuova generazione di tessuti attivi per Human Computer Interaction. La ricerca sulle Fiber Pumps prosegue. Il team composto dal ricercatore italiano al Poliba e Michael Smith ed Herbert Shea a EPFL ha successo: realizza le prime pompe al mondo nella forma di semplici tubicini elastici spessi 2 millimetri.

Nel dettaglio, le Fiber Pumps producono pressione e movimento di liquidi applicando semplicemente una batteria che alimenta un micro-controllore grande quanto uno smartphone, eliminando oltre il 90% della massa e dei componenti che fino a quel momento hanno composto un sistema fluidico. Le Fiber Pumps vengono pubblicate sulla prestigiosa rivista Science il 31 marzo 2023. “Uno degli obiettivi principali della ricerca è realizzare muscoli artificiali flessibili azionati a fluido. Prima della nostra invenzione, il collo di bottiglia era come trasformare l’energia elettrica di una batteria in energia di pressione del liquido da usare nei muscoli. In pratica una pompa, ma realizzata in materiali flessibili e di dimensioni ridotte così da essere integrata negli arti di un robot o all’interno di un esoscheletro indossabile”, spiega Cacucciolo, puntualizzando che “questo tipo di esoscheletri completamente flessibili trova applicazione sia per supporto muscolare che in aptica, ovvero per fornire feedback tattile in applicazioni di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR)”.

Grazie all’invenzione delle pompe soft allo stato solido e in forma di fibra, ora è possibile ottenere muscoli artificiali interamente in materiali flessibili e di qualsivoglia forma e dimensione

Pertanto, grazie all’invenzione delle pompe soft allo stato solido e in forma di fibra, ora è possibile ottenere muscoli artificiali interamente in materiali flessibili e di qualsivoglia forma e dimensione. “Ciò permette per la prima volta esoscheletri flessibili non più ingombranti di normali vestiti e apre nuove porte. Questo sia per supporto muscolare che per feedback tattile. Basti pensare a un guanto che possa fare percepire il contatto con oggetti virtuali oppure che sia in grado di guidare un pianista nell’imparare i movimenti per suonare una melodia”, conclude Cacucciolo, che è anche co-fondatore e CEO di Omnigrasp, una spin-off dell’EPFL e del Poliba incentrata sulla realizzazione di mani robotiche soft per applicazioni industriali in cui si maneggiano oggetti estremamente delicati (ad esempio, la frutta e gli ortaggi).

OMS: nuovi accordi di licenza sulle tecnologie Covid-19

Il COVID-19 Technology Access Pool (C-TAP), partnership multi-stakeholder che ha l’obiettivo di facilitare la condivisione della proprietà intellettuale (IP), della conoscenza e delle innovazioni, ha annunciato tre nuovi accordi di licenza acquisiti attraverso il Medicines Patent Pool (MPP). Gli accordi includono le seguenti licenze per trasferire know-how, materiali e dati clinici necessari in diversi paesi:

  • Medigen Vaccine Biologics Corp, il primo produttore privato, offre il suo brevetto e il suo know-how per un vaccino contro il COVID-19 che ha visto più di tre milioni di dosi somministrate in sette paesi. È la prima volta che un produttore di vaccini utilizza il modello C-TAP dell’OMS: un’opportunità vantaggiosa per il produttore, i destinatari della tecnologia e, soprattutto, i pazienti bisognosi in tutto il mondo. L’accordo consentirà la concessione di licenze sulla proprietà intellettuale facilitando il trasferimento tecnologico e la formazione del personale.
  • Il Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (CSIC) condivide una seconda licenza per un prototipo di vaccino contro il COVID-19. L’accordo prevede visite e formazione agli impianti, assistenza diretta e consultazione continua con i produttori beneficiari, anche su questioni di qualità e normative.
  • L’Università del Cile sta condividendo la propria tecnologia per un test COVID-19 per la quantificazione degli anticorpi neutralizzanti.

C-TAP è stato lanciato nel maggio 2020 dall’OMS e dal governo del Costa Rica con il sostegno di 44 Stati membri, del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, Unitaid, UNAIDS e di partner esecutivi come MPP. Funziona secondo i principi dell’invito all’azione Solidarity ed è stato progettato per fungere da piattaforma per gli sviluppatori di terapie, diagnostica, vaccini e altri prodotti sanitari per il COVID-19 per condividere volontariamente la loro proprietà intellettuale, conoscenze e dati per accelerare l’innovazione tecnologica e espandere la capacità produttiva globale.

Il C-TAP è stato riconosciuto come uno strumento importante nella Risoluzione sulla produzione locale del 2021 per facilitare l’accesso sostenibile a farmaci e ad altre tecnologie sanitarie di qualità garantita, sicuri, efficaci e convenienti. Inoltre, ha svolto un ruolo importante nel sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo della condivisione della tecnologia e della conoscenza e della concessione di licenze volontarie orientate all’accesso.

“COVID-19 è qui per restare e il mondo continuerà ad aver bisogno di strumenti per prevenirlo, testarlo e curarlo”, ha affermato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “Attraverso C-TAP, l’OMS e i nostri partner si impegnano a rendere questi strumenti accessibili a tutti, ovunque. Sono grato alla leadership mostrata dai titolari delle licenze che hanno contribuito con la tecnologia”.

Charles Gore, direttore esecutivo del Medicines Patent Pool, ha dichiarato: “L’accesso ai farmaci essenziali e alle tecnologie sanitarie deve rimanere una priorità assoluta nell’agenda sanitaria globale. Ci congratuliamo con Medigen Vaccine Biologics Corp, CSIC e l’Università del Cile per aver concesso in licenza i loro prodotti a MPP e speriamo che invii un messaggio importante ad altri produttori in tutto il mondo affinché stipulino ulteriori accordi di licenza sotto gli auspici di C-TAP”.

Durante il culmine della pandemia di COVID-19, solo due istituti di ricerca e sviluppo nel settore della sanità pubblica: il Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (CSIC) e l’Istituto nazionale di sanità (NIH) degli Stati Uniti hanno deciso di condividere le loro tecnologie chiave contro il COVID-19 con C-TAP.

L’aggiunta delle tre nuove licenze fornisce ora un importante impulso allo sforzo complessivo. Le nuove licenze sono globali, trasparenti e non esclusive per tutti i produttori e sono accessibili sul sito web C-TAP. È importante sottolineare che la prima licenza, su un test sierologico, ha dato luogo a una sublicenza a Biotech Africa da parte del CSIC per sviluppare la propria tecnologia diagnostica.

C-TAP ha inoltre creato un database Technology Access Pool che fornisce un archivio consultabile. Con un principio di trasparenza, questo database disponibile al pubblico supporterà il coordinamento e si collegherà ad altre piattaforme di condivisione dei dati in cui sono disponibili dati clinici, normativi, brevettuali e dei produttori per tecnologie selezionate. L’OMS si sta preparando a condividere i risultati della revisione del C-TAP e un modello proposto per un pool di accesso tecnologico evoluto. Gli stakeholder avranno l’opportunità di fornire i propri commenti su un documento di concetto, ivi compresi il processo e le tempistiche per la sua attuazione.

Cos’è C-TAP

C-TAP è stato lanciato nel 2020 dal Direttore generale dell’OMS e dal Presidente del Costa Rica, e sostenuto da 44 Stati membri, per facilitare un accesso tempestivo, equo e conveniente ai prodotti sanitari COVID-19 con soluzioni trasparenti, orientate alla salute pubblica e senza accordi di licenza esclusivi ed estesi.

I team tecnici dell’OMS supportano fornendo valutazioni delle tecnologie ai donatori e ai destinatari delle tecnologie. Ciò include il documento informativo OMS-Unitaid lanciato di recente per supportare la navigazione nelle interfacce fra salute pubblica e proprietà intellettuale.

Il Medicines Patent Pool

Il Medicines Patent Pool (MPP) è un’organizzazione sanitaria pubblica sostenuta dalle Nazioni Unite che lavora per aumentare l’accesso e facilitare lo sviluppo di farmaci salvavita per i paesi a basso e medio reddito. Attraverso il suo modello di business innovativo, MPP collabora con la società civile, i governi, le organizzazioni internazionali, l’industria, le associazioni di pazienti e altri stakeholder per dare priorità e concedere in licenza i farmaci necessari e condividere la proprietà intellettuale per incoraggiare la produzione di farmaci generici e lo sviluppo di nuove formulazioni.

Farmacia dei servizi: la Lombardia approva le linee guida che uniformano le disposizioni in materia

La farmacia lombarda diventa, ufficialmente e a pieno titolo, un “presidio di zona”, dove è possibile effettuare analisi di prima istanza, tramite personale formato e dedicato, erogare servizi di secondo livello mediante dispositivi strumentali e attivare forme di assistenza domiciliare per i pazienti più fragili. Nei locali interni o esterni alla farmacia, inoltre, possono operare non solo infermieri e fisioterapisti ma tutti gli operatori e i professionisti sanitari, a eccezione di medici, odontoiatri e veterinari, nel rispetto dei relativi profili professionali.

È quanto stabilisce la Delibera di Giunta Regionale n° XII/848 dell’8 agosto, che ratifica le linee guida sulla farmacia dei servizi stilate congiuntamente da Federfarma Lombardia, Federazione degli Ordini dei Farmacisti della Lombardia, Servizi farmaceutici ATS e U.O. Farmaceutica e dispositivi medici della Direzione Generale Welfare. Il documento identifica modalità uniformi di erogazione delle prestazioni sul territorio, oltre a definire compiti e prerogative dei soggetti coinvolti, confermando le farmacie lombarde nel loro ruolo di capillari operatori della rete sociosanitaria e fondamentali presidi sanitari di comunità̀.

In sintesi, il recente provvedimento, già entrato in vigore, armonizza le disposizioni regionali in materia, aggiornandole alle ultime novità provenienti dalla giurisprudenza, ma soprattutto – aspetto cruciale – consentirà di superare le eventuali difficoltà o difformità nell’interpretazione delle norme a livello locale.

“Queste linee guida –commenta Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia – rappresentano uno step importante nel percorso verso la piena e uniforme attuazione della farmacia dei servizi lombarda. I nostri esercizi farmaceutici dispongono ora di un quadro regolatorio chiaro e aggiornato, che li mette in condizione di organizzare e proporre prestazioni in grado di rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini. Abbiamo lavorato in piena sintonia con gli uffici della sanità regionale per predisporre il documento e trovo particolarmente significativo che, nelle premesse, si definisca chiaramente la farmacia ‘un presidio di zona’, dove la popolazione trova farmaci, ma anche servizi e assistenza di prossimità”.

Entrando nel dettaglio delle linee guida, le farmacie lombarde potranno proporre prestazioni sanitarie sia al proprio interno, in spazi opportunamente separati, sia in strutture esterne, eventualmente co-gestite da due o più esercizi, anche in orari di chiusura e sotto il controllo dell’ATS competente.

Il documento, poi, ricorda i servizi che le farmacie possono offrire agli assistiti in base alla normativa vigente. Tra le analisi di prima istanza: test per glicemia, colesterolo e trigliceridi; test per la misurazione in tempo reale di emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito; test per la misurazione di componenti delle urine, quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, Ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria; test ovulazione, test gravidanza e test per menopausa per la misurazione dell’ormone Fsh nelle urine; test colon–retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci; test urine per acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, ph, sangue, proteine, esterasi leucocitaria, ovulazione, gravidanza, menopausa per la misura dei livelli dell’ormone fsa nelle urine.

Tra i servizi di secondo livello (con dispositivi strumentali) sono invece annoverati: misurazione con modalità non invasiva della pressione arteriosa; misurazione della capacità polmonare tramite autospirometria; misurazione non invasiva della saturazione di ossigeno; monitoraggio con modalità non invasive della pressione arteriosa e dell’attività cardiaca (holter, ECG) in collegamento con centri di cardiologia accreditati; utilizzo di dispositivi semiautomatici per la defibrillazione. Per quanto riguarda vaccinazioni e test diagnostici con prelievo di campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo, vengono invece confermate le disposizioni già dettate dai protocolli nazionali vigenti (firmati con le associazioni nazionali delle farmacie) e le Delibere regionali di ratifica.