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«Ridurre distanze, superare diseguaglianze»: a Torino dal 4 al 6 ottobre torna il Festival del Digitale Popolare

Il Festival del Digitale Popolare ritorna a Torino per la sua terza edizione il 4, 5 e 6 ottobre in Piazza San Carlo, dove saranno allestiti due igloo pronti ad accogliere il pubblico per tre giorni di incontri dedicati a promuovere la cultura del digitale e dell’innovazione attraverso un approccio popolare e universale.

Organizzato da Fondazione Italia Digitale con il patrocinio della Città di Torino, del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, Agid, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Ordine dei Giornalisti del Piemonte e il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, il Festival punta infatti a portare i tanti temi del digitale vicino alle persone.

Un intento che si ritrova anche nel titolo della manifestazione 2024: Ridurre distanze, superare diseguaglianze, filo conduttore dell’evento che, come da tradizione, avrà il suo manifesto d’artista.

Questa edizione ha scelto la firma di Gaetano ‘Tanino’ Liberatore, il ‘Michelangelo del fumetto’ come ebbe a definirlo Frank Zappa. Il suo successo porta il nome della serie ‘Ranxerox’, l’androide che sul finire degli anni ’80 spalancò a Liberatore le porte del palcoscenico internazionale.

«Siamo orgogliosi – spiega il direttore editoriale della Fondazione Italia Digitale Francesco Nicodemo – che uno dei padri del fumetto italiano abbia firmato il nostro manifesto, dimostrando come la Fondazione Italia Digitale stia svolgendo un importante lavoro per la crescita del Paese, legando insieme gli elementi dalla cultura digitale e popolare. Anche grazie anche ad Etna Comics che ci accompagna in questo percorso».

«Durante la mia lunga carriera – sottolinea invece Tanino Liberatore – ho avuto la fortuna di raccontare i momenti storici più rappresentativi dell’epoca e i miei personaggi hanno sempre posto l’accento sul tema dell’inclusività e del superamento delle diseguaglianze anche tramite mezzi tecnologici e a volte fantascientifici. Sono certo che il personaggio che ho scelto come effige sia in grado di comunicare efficacemente le lodevoli finalità del Festival».

Antonio Mannino, direttore di Etna Comics: «Ringrazio l’organizzazione del Festival del Digitale Popolare per averci affidato nuovamente la creatività di questo importante evento che parla ai giovani con un linguaggio dinamico, che affronta temi attuali e anche un po’ pionieristici senza trascurare l’attenzione verso tematiche sociali scottanti e sempre più spesso trascurate».

Per l’evento nazionale di ottobre – che nella scorsa edizione ha visto oltre duecento relatori tra imprese, startupper, artisti, sportivi, giornalisti e comunicatori, amministratori pubblici, formatori, politici, esperti ed innovatori in ambito digitale e tremila presenze – torneranno a confrontarsi personaggi della cultura, dello sport, dell’innovazione e delle istituzioni in una fitta agenda di incontri, seminari e dibattiti.

PNRR Missione Salute, al 2° trimestre 2024 raggiunta l’unica scadenza europea

«Al 30 giugno 2024 – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’unica scadenza europea della missione Salute del PNRR, che condiziona il pagamento delle rate, è stata rispettata». Continua l’attività di monitoraggio indipendente dello stato di avanzamento delle riforme dell’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, che mira a fornire un quadro oggettivo sui risultati raggiunti, di informare i cittadini ed evitare strumentalizzazioni politiche.

Il monitoraggio, oltre allo status di avanzamento, analizza le criticità conseguenti alla rimodulazione delle scadenze e all’esecuzione delle attività previste.

Secondo i dati resi pubblici il 23 luglio 2024 sul portale del Ministero della Salute che monitora lo stato di attuazione della Missione Salute del PNRR:

  • Milestone e target europei: al 30 giugno 2024 è stata raggiunta l’unica scadenza prevista, relativa all’assegnazione di 2.700 borse di studio aggiuntive per corsi specifici di medicina generale, che garantiranno il completamento di tre cicli di apprendimento triennali;
  • Milestone e target nazionali: «Anche se non condizionano l’erogazione dei fondi del PNRR – spiega Cartabellotta – questi step intermedi richiedono un attento monitoraggio perché potrebbero compromettere le correlate scadenze europee». Al 30 giugno 2024 sono stati raggiunti tutti i target previsti nel 2021, 2022 e 2023, ad eccezione del target “Stipula di un contratto per gli strumenti di intelligenza artificiale a supporto dell’assistenza primaria” che era già stato differito dal 30 giugno 2023 al 31 dicembre 2024 (+ 18 mesi). Relativamente al 2024, il target “Realizzazione, implementazione e messa in funzione delle componenti architetturali che garantiscono l’interoperabilità nazionale di documenti e dati sanitari all’interno del Fascicolo sanitario elettronico” è slittato dal 30 giugno al 31 dicembre 2024 (+ 6 mesi). È stato invece stato raggiunto con un anticipo di 6 mesi il target “Pubblicazione di una procedura di selezione biennale per l’assegnazione di voucher per progetti PoC (Proof of Concept) e stipula di convenzioni, progetti di ricerca su tumori e malattie rare e progetti di ricerca ad alto impatto sulla salute” fissato al 31 dicembre 2024.

Criticità

«Sul raggiungimento del target europeo per l’assegnazione di 2.700 borse di studio aggiuntive per la medicina generale – segnala il Presidente – se è certo che 900 borse annuali finanziate dal PNRR sono state assegnate raggiungendo così il target, in assenza di una rendicontazione pubblica del totale delle borse di studio ordinarie è impossibile verificare se le borse PNRR siano realmente “aggiuntive”».

«Formalmente – conclude Cartabellotta – al 30 giugno 2024 le scadenze europee sul PNRR che condizionano il pagamento delle rate sono state tutte rispettate». Tuttavia, commenta il Presidente «effettuata la “messa a terra” della Missione Salute, il rispetto delle scadenze successive sarà condizionato soprattutto dalle criticità di attuazione del DM 77 nei 21 servizi sanitari regionali, legate sia alle figure chiave del personale sanitario coinvolte nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale, sia alle rilevanti differenze regionali di partenza. In tal senso, il primo banco di prova è al 31 dicembre 2024 quando dovranno essere “pienamente funzionanti” almeno 480 Centrali Operative Territoriali».

Occhio e piede, podologi e ortottisti: l’alleanza che sta rivoluzionando diagnosi e trattamenti

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I disturbi posturali entrano a pieno titolo nell’elenco delle patologie che compromettono la qualità della vita, poiché causano dolore e disagi spesso sottovalutati. Uno per tutti: il mal di schiena, in cima alla classifica delle richieste di visita dal medico di famiglia. In Italia poi le assenze sul lavoro dovute ai problemi posturali costa diversi miliardi di euro l’anno.

Per rispondere a questa emergenza nasce un’alleanza inedita. La collaborazione tra podologi e ortottisti, i professionisti sanitari che valutano i disturbi motori e sensoriali della visione, sta aprendo nuove prospettive nel trattamento di queste problematiche. Comprendere il ruolo del piede e dell’occhio nel controllo posturale e nell’equilibrio del corpo umano è essenziale per gestire efficacemente i disturbi da postura scorretta.

Mal di schiena in cima alla classifica delle richieste di visita dal medico di famiglia e causa in Italia di assenze sul lavoro che costano diversi miliardi di euro l’anno

L’approccio interprofessionale offre l’opportunità di integrare competenze diverse, fornendo cure appropriate e personalizzate che ottimizzano i risultati clinici e migliorano la vita delle persone. Per affrontare le cattive abitudini posturali, il Ministero della Salute ha promosso l’elaborazione di Linee guida nazionali, fornendo indicazioni precise e basate sulle migliori evidenze scientifiche alle diverse professionalità sanitarie coinvolte nella prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi posturali.

Posturologia: il punto di vista di ortottista e podologo

Vito Cassano

La postura e l’equilibrio dipendono da un complesso sistema integrato di input sensoriali e risposte motorie, con il piede e l’occhio che svolgono ruoli fondamentali. Il piede, base di supporto del corpo, è fondamentale per la trasmissione delle forze e il mantenimento dell’equilibrio. Le sue strutture anatomiche, come arcate plantari, articolazioni e muscoli, contribuiscono alla stabilità e alla distribuzione del carico. Alterazioni biomeccaniche, come la pronazione eccessiva, ad esempio, possono influenzare negativamente la postura e aumentare il rischio di infortuni. Il sistema visivo, invece, fornisce informazioni per la percezione spaziale e la stabilizzazione posturale, con gli occhi che monitorano l’ambiente e regolano l’orientamento del corpo. Difetti visivi, infatti, possono compromettere la postura e la stabilità. L’integrazione sensoriale del piede e dell’occhio avviene attraverso il sistema nervoso centrale, coinvolgendo il cervelletto e il sistema vestibolare. Le disfunzioni in questi recettori possono influenzare significativamente la postura, la distribuzione del peso corporeo e la stabilità posturale.

Per approfondire queste interazioni rispondono a TrendSanità Lucia Intruglio, Presidente della Commissione di albo nazionale degli ortottisti e Vito Cassano, Presidente della Commissione di albo nazionale dei podologi che testimoniano l’importanza del ruolo dei professionisti FNO TSRM e PSTRP.

Postura, occhio ed equilibrio: il progetto

La postura e l’equilibrio dipendono da un complesso sistema integrato di input sensoriali e risposte motorie, con il piede e l’occhio che svolgono ruoli fondamentali

«Il progetto di collaborazione tra podologo e ortottista in posturologia – ci dice Cassano – nasce dalla consapevolezza che il corpo umano funziona come un sistema integrato, dove il corretto funzionamento di un’area può influenzare altre parti del corpo. La posturologia è una disciplina che studia la postura e i meccanismi che la regolano, includendo l’interazione tra piedi e occhi. Queste due parti del nostro corpo hanno la funzione di sensori fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio e della postura. Il piede fornisce informazioni sulla posizione del corpo nello spazio attraverso la propriocezione, mentre l’occhio contribuisce all’orientamento spaziale e all’equilibrio visivo. Disturbi in queste aree possono causare alterazioni posturali significative. La collaborazione tra podologo e ortottista è nata per affrontare questi problemi in maniera integrata, offrendo agli assistiti un approccio multidisciplinare che possa migliorare il loro benessere globale. Fondamentale è stato partire “con il piede giusto”, prevedendo percorsi formativi comuni e integrati».

«È necessario mettere al centro la persona assistita e il diritto costituzionale alla salute – interviene Intruglio –. Crediamo fortemente che la formazione di base e continua (ECM) debba comprendere un approccio interdisciplinare e interprofessionale per ogni professionista sanitario, nell’ottica della presa in carico globale della persona, altrimenti continueremo a occuparci sempre e solo di un limitato distretto della persona».

Piede, occhio e postura: la relazione inaspettata

Lucia Intruglio

Secondo la Presidente della Commissione di albo nazionale degli ortottisti «la visione è elemento fondamentale per l’equilibrio, l’orientamento, il camminare e non solo per la lettura e il riconoscere. Sono diverse le problematiche visive che possono indurre problemi posturali. Ad esempio, una posizione viziata del capo può insorgere per evitare una visione doppia negli strabismi paralitici o incomitanti o bloccare le scosse nel nistagmo. Prima di iniziare un eventuale trattamento, occorre porsi la domanda: “è un torcicollo ortopedico o oculare?” Le alterazioni della visione binoculare come l’insufficienza di convergenza o le eteroforie con ridotta capacità fusionale possono creare degli squilibri. È da evidenziare che anche i difetti rifrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) non corretti o non corretti adeguatamente o differenti nei due occhi (anisometropia) e/o la presenza di un’ambliopia (occhio pigro) possono alterare il recettore oculare che concorre con piede, bocca e orecchio all’equilibrio del sistema posturale.  È noto che la visione è un meccanismo complesso, la sua qualità è determinata da numerosi fattori, per questo motivo non si può pensare banalmente di ridurre disturbi visivi con un occhiale premontato o una “macchinetta misura-visus” (ultima trovata statunitense). La valutazione ortottica è sempre utile e spesso risolutiva».

Una posizione viziata del capo può insorgere per evitare una visione doppia negli strabismi paralitici o incomitanti o bloccare le scosse nel nistagmo

«Le alterazioni del tono muscolare del piede di natura causativa, così come altri disturbi del piede, come il piede piatto, l’alluce valgo o le fasciti plantari, possono alterare la biomeccanica del corpo, portando a compensazioni che influenzano negativamente la postura – interviene il Presidente della Commissione di albo nazionale dei podologi –. Questi problemi possono causare dolori articolari, disturbi alla schiena e disfunzioni muscolari. Il podologo può intervenire con trattamenti ortesici, plantari personalizzati e consigli su calzature appropriate al fine di ridurre la sintomatologia dolorosa, migliorando la funzionalità biomeccanica del piede e la distribuzione del carico. Dall’altra parte, i disturbi visivi, sono fortemente impattanti per la postura e la sua ricaduta sul piede può risultare un forte ostacolo al trattamento ortesico che attua il podologo. La conoscenza e la collaborazione in ambito posturale, in una visione sempre più olistica della persona assistita permettono una presa in carico in equipe più efficiente ed efficace. La riabilitazione diventa quindi sempre più globale e coinvolge i professionisti integrando i loro profili e le loro specifiche competenze».

Podologi e ortottisti: aree di intervento e collaborazione

Per Intruglio, nella presa in carico della persona diabetica si possono riscontrare complicanze in vari distretti. «Relativamente all’occhio, uno dei maggiori segni da prevenire è la retinopatia diabetica, la sua comparsa può inficiare sia la visione centrale, che quella periferica compromettendo anche la percezione dei colori, inoltre il diabete può comportare alterazioni della motilità oculare con visione doppia. Lo screening di questa condizione, effettuato dall’ortottista anche a domicilio, nelle case di comunità (previsto un retinografo e OCT fra gli strumenti diagnostici di base in dotazione delle case di comunità) o in altre strutture, e sani stili di vita, possono ridurre il rischio di una maculopatia con conseguente ipovisione e/o cecità. Un ulteriore elemento comune riguarda la prevenzione delle cadute degli anziani, una delle raccomandazioni ministeriali. La letteratura scientifica internazionale evidenzia che nelle persone con esiti di ictus, malattie demielinizzanti o Parkinson c’è un aumento delle cadute per la presenza di un deficit visivo non compensato e/o non individuato; una valutazione ortottica iniziale è sempre utile, sia per capire la qualità della visione, sia per un percorso riabilitativo e/o per individuare un presidio utile ad ottimizzare il residuo visivo, che a volte può consistere anche in una semplice correzione ottica».

Aggiunge Cassano: «Oltre ai disturbi posturali, podologi e ortottisti collaborano in diverse altre aree per migliorare la qualità della vita delle persone assistite. Sull’assistito diabetico, il podologo monitora la comparsa di segni di neuropatia e ridotta perfusione vascolare che possono portare l’insorgenza di ulcere o disfunzioni d’arto, oltre a predisporre un intervento rieducativo e riabilitativo. Inoltre, la cura della fase acuta del piede diabetico vede il podologo pienamente integrato nel team multidisciplinare di presa in carico della persona assistita. Parimenti, in ambito neurologico, in presenza di malattie come la sclerosi multipla o la malattia di Parkinson, dove la coordinazione motoria e visiva è spesso compromessa, la collaborazione tra queste due figure può aiutare a sviluppare piani di riabilitazione personalizzati».

«L’assistito geriatrico, invece, soffre frequentemente di problemi sia ai piedi, sia alla vista, come detto, che possono portare a un maggiore rischio di cadute. Il podologo lavora con trattamenti volti a ridurre gli effetti di un’alterata deambulazione anche attraverso terapie ortesiche che possano ridistribuire i carichi pressori e mobilizzare le strutture articolari ipomobili. Nei bambini, problemi ai piedi come il piede torto o il piede piatto, insieme a disturbi visivi come lo strabismo, possono influenzare lo sviluppo posturale e motorio. L’intervento del podologo è dunque fondamentale nel manipolare correttamente il piede al fine di ottimizzarne la funzione. Infine, gli atleti di ogni livello possono beneficiare di un approccio combinato per ottimizzare la performance e prevenire infortuni. Il lavoro fatto da alcuni portieri di calcio sull’allenamento dei riflessi fatto dagli ortottisti, combinato con la gestione del tono muscolare e del gesto atletico del piede, ha portato notevoli risultati in termini di aumento delle performance atletiche» spiega ancora Cassano.

Payback DM, le reazioni alle sentenze della Consulta: «Si apra subito un tavolo di concertazione»

Il 22 luglio la Corte Costituzionale si è pronunciata in merito ai ricorsi sul payback dei dispositivi medici. Per la Consulta, il payback DM, pur presentando qualche criticità, non è incostituzionale né irragionevole e nemmeno sproporzionato, siccome beneficia – almeno per il triennio 2015-2018 – di una significativa riduzione introdotta con un decreto legge lo scorso anno.

La decisione non è piaciuta agli addetti ai lavori, in primis a Confindustria DM, che ha parlato di crisi irreversibile del settore se sarà applicato il payback.

Barni (Confindustria DM): «Subito un tavolo per gestire la crisi del comparto»

Nicola Barni

«La pronuncia di rigetto della Corte costituzionale sull’incostituzionalità del meccanismo del payback sui dispositivi medici versa un intero comparto e tutta la filiera italiana del settore in una crisi irreversibile. Gran parte delle imprese non solo saranno nell’impossibilità di sostenere il saldo di quanto richiesto dalle regioni, ma saranno altresì costrette ad avviare procedure diffuse di mobilità e licenziamento, ad astenersi dalla partecipazione a gare pubbliche e, in molti casi, a interrompere completamente la propria attività in Italia». Questo, in sintesi, il commento di Nicola Barni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici, alla notizia del pronunciamento della Corte costituzionale sul payback dei dispositivi medici.

«Confindustria Dispositivi Medici chiede con forza al Governo l’immediata convocazione e costituzione di tavoli per gestire la crisi del comparto. Inoltre, con questa sentenza – ha concluso il Presidente Barni – non si è considerato che le imprese potrebbero non essere in grado di provvedere alle forniture con un’inevitabile ripercussione sulla capacità del sistema di garantire la tutela della salute dei pazienti».

Nocco (AIIC): «Si richia un triplice impatto sociale negativo»

Umberto Nocco

Anche l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) esprime l’auspicio di un maggiore e concreto dialogo tra le parti: «La lettura accurata delle sentenze ci mostra un impianto che da un lato conferma che il meccanismo del payback presenta di per sé diverse criticità», dichiara il presidente AIIC Umberto Nocco, «e dall’altro afferma che lo stesso meccanismo non risulta irragionevole e neppure sproporzionato alla luce della riduzione al 48 per cento dell’importo posto a carico delle imprese. In pratica – prosegue Nocco – abbiamo la sensazione che le sentenze confermino il quadro delle richieste delle Regioni italiane, ammorbidendo però loro istanze e quindi implicitamente aprendo la strada per una sorta di ‘terza’ via in cui si conferma l’esistenza del payback anche per i DM, ma si richiama ad una sua applicazione ridotta e non retroattiva».


«Resta il fatto – prosegue Nocco – che fatichiamo a comprendere l’utilità sociale del provvedimento. Riteniamo infatti che l’impatto del provvedimento sarà pagato su tre fronti differenti: dai pazienti di domani, che potrebbero non avere a disposizione i dispositivi corretti utili o necessari a causa dell’impatto del provvedimento sulle imprese; dalle strutture sanitarie, che non potranno più accedere a una pluralità di dispositivi utili sia in termini di efficacia clinica che di concorrenza di mercato; ed anche dai lavoratori del comparto industriale che potrebbero vedere le loro opportunità occupazionali fortemente limitate. Dovremmo quindi scongiurare questo triplice impatto sociale che potrebbe accadere oggi: la tempestività delle azioni in molti casi ne determina l’efficacia».

«Auspichiamo almeno – conclude il presidente AIIC – che ora le parti chiamate in causa si siedano al tavolo del dialogo, come sempre accade quando non c’è un vincitore ed un vinto. Auspichiamo che questo dialogo possa iniziare da subito ed imboccare strade chiare, sostenibili e non penalizzanti per l’intero SSN e non solo».

Nollo (SIHTA): «La partita è ancora aperta. Serve concertazione e una strategia sostenibile per il futuro»

«La delibera della Consulta scrive la parola ‘fine’ ad una lunga partita giudiziaria, ma di certo non risolve un problema, complesso, che resta in campo e che ora sarà con ogni probabilità la politica a dover risolvere – interviene il presidente SIHTA Giandomenico Nollo – Se da un lato la pronuncia della Suprema Corte parla di una norma contenente ‘criticità’, ma non ‘irragionevolezza’, dall’altra resta infatti una filiera in stato di shock che ora rischia di essere messa in ginocchio dal provvedimento e che invoca soluzioni estreme pur di rivendicare il suo diritto ad esistere. Le aziende da un lato, il Diritto dall’altro. Ed in mezzo una chiara, cristallina, necessità di concertazione».

Giandomenico Nollo

Per il presidente SIHTA servono urgentemente misure contenitive per l’immediato e una strategia sostenibile per il futuro: «L’auspicio, per il bene di tutti, è che si apra subito un tavolo di concertazione in cui trovare una via di rientro che salvaguardi tanto i bilanci delle Regioni quanto quelli delle imprese e che nel contempo si pensi seriamente ad elevare i tetti di spesa oramai palesemente superati dagli attuali standard di cura».

«Nessuno può permettersi di perdere questa partita perché all’orizzonte si intravede già chiaramente il configurarsi di uno scenario irricevibile – ricorda Nollo -: la perdita di molti posti di lavoro, un depauperamento dell’offerta pubblica con conseguenti minori servizi al cittadino ed un deciso passo indietro sulla competitività industriale. Un colpo mortale al nostro sistema e al nostro Paese».

Patrizi (Omceo Roma): «Mancano sostituti estivi per medici di famiglia»

«Le sostituzioni estive rappresentano un grande problema per i medici di famiglia, che devono organizzarsi autonomamente nella ricerca di un collega che possa rimpiazzarli, sostenendo peraltro anche le spese. Il riposo psicofisico previsto dal contratto, infatti, è completamente a carico del medico che deve reperire e pagare il sostituto. E nella generale carenza di medici questa situazione diventa ancora più insostenibile: i sostituti, generalmente colleghi più giovani o a volte già in pensione, in questi casi possono sostituire per brevi periodi, non si trovano e capita, purtroppo in numerose circostanze, che gli stessi colleghi diano forfait all’ultimo minuto». A dirlo Cristina Patrizi, mmg, segretario dell’Ordine dei Medici di Roma e segretario regionale del Sindacato Medici Italiani (Smi) Lazio, in una intervista rilasciata all’agenzia Dire sul tema.

«Non parliamo poi solo di sostituzioni estive per i medici – prosegue Patrizi – pensiamo anche a chi ha una gravidanza, una malattia, un impegno improvviso oppure un lutto. Questo crea una condizione di stress enorme ai medici di famiglia, costantemente contattati anche quando sono in ferie oppure alle prese con impegni familiari». Non solo: i costi sono «lievitati», spiega Patrizi, perché «ormai c’è un’abitudine del mercato del sistema pubblico a ‘gettone’ e questo pesa ulteriormente sulle tasche del medico di famiglia».

Inoltre, non è più «come una volta, quando d’estate il carico di lavoro diminuiva. Un tempo – spiega Patrizi – le persone andavano in ferie un mese, oggi invece gli studi e le farmacie sono stracolme anche in estate; senza contare che nel Lazio stiamo assistendo ad una recrudescenza di forme influenzali e virali, anche di Covid. Per i medici di famiglia è un aggravio enorme, gli studi sono pieni di assistiti in fila che attendono di essere visitati, sentiti e di avere le prescrizioni».

Ma cosa auspica la categoria? «Speriamo che il futuro sistema organizzativo delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) possa consentire realmente di risolvere questo problema e che le aziende possano avere liste di medici sostituti aggiornata costantemente». Anche perché fa «veramente male» tornare ogni anno in estate a «leggere sui giornali titoli come ‘Medici di famiglia in ferie e studi chiusi’, dichiarazioni, queste – sottolinea Patrizi – che confliggono con la grave realtà della situazione. È una grande fake che speriamo non ritrovare più sui giornali».

«Rivolgiamo un appello ai cittadini, affinché comprendano le difficoltà. Quindi se ci sono aggiustamenti sugli orari oppure sui giorni di visita – afferma Patrizi – di venire incontro ai medici di famiglia o ai loro sostituti. Facciamo poi un appello ai sistemi regionali, perché si facciano carico delle future forme organizzative che siano in grado di dare risposte non gravose per nessuno. Serve – conclude il mmg – un maggiore senso civico di collaborazione».

Tumori della mammella e del colon, al Sud più anni di vita persi e più pazienti che vanno fuori regione

Nelle regioni del Sud si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon e i tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al nord, ora sono paragonabili. Lo afferma il primo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato oggi sul sito dell’ISS, secondo cui tra le cause c’è anche il minore ricorso agli screening: nelle aree dove si partecipa meno a questa forma di prevenzione, sottolineano gli autori, oltre ad avere una maggiore mortalità c’è anche un più alto l’indice di fuga, il numero cioè di pazienti costretto a spostarsi per potersi operare.

Il gruppo, istituito dal presidente dell’ISS Rocco Bellantone, ha utilizzato, i dati di mortalità per causa, i dati sulle coperture degli screening oncologici ottenuti dai sistemi di sorveglianza (in particolare da Passi e Passi d’Argento) e i dati sulle Schede di Dimissione Ospedaliera. Sono state quindi analizzate, separatamente per tumore della mammella e per tumore del colon-retto, che rappresentano il 40% di tutte le diagnosi di tumore in Italia, le differenze regionali nella mortalità totale e prematura, è stato valutato l’impatto che i programmi di screening hanno avuto sulla riduzione della mortalità per queste cause negli ultimi 20 anni e infine è stata analizzata la capacità delle singole regioni di presa in carico dei pazienti oncologici attraverso l’analisi della mobilità sanitaria extra-regionale.

«Questo rapporto, a cui a breve seguirà un lavoro simile sulle patologie cardiovascolari, è un esempio ulteriore di cosa può fare l’Iss per aiutare il Servizio Sanitario Nazionale – afferma Bellantone –. Sono sicuro che gli spunti contenuti nel documento potranno essere molto utili per elaborare strategie che riescano a mitigare le disparità regionali nell’accesso all’assistenza sanitaria, di gran lunga il problema principale della sanità nel nostro paese».

Ecco i dati principali emersi dall’indagine.

La mortalità cala ma non al Sud, dove si perdono più anni di vita

In Italia, la mortalità per tumore della mammella dal 2001 al 2021 si è ridotta del 16%, ma con ritmi diversi nelle diverse aree del Paese: al Sud la riduzione di mortalità è stata inferiore rispetto a quanto osservato nel Nord (-6% vs -21%). In alcune Regioni del Sud, quali Calabria, Molise e Basilicata, si osservano addirittura degli incrementi pari al 9%, 6% e 0,8% rispettivamente.

Anche per il tumore del colon gli andamenti sono simili: dal 2005 al 2021 risulta che nelle donne la mortalità si è ridotta di circa il 30% nelle aree del Nord (-29%) e del Centro (-27%) e molto meno al Sud (-14%). Il divario tra Nord e Sud risulta ancora più ampio fra gli uomini, dove la riduzione è stata pari a -33% nel Nord, – 26% al Centro e solo -8% nel Meridione. La regione più critica è rappresentata dalla Calabria dove in 15 anni la riduzione è stata minima nelle donne (-2%) e praticamente nulla negli uomini (-0,9%).

Per il tumore della mammella c’è stata una diminuzione progressiva degli anni di vita persi nelle regioni del Nord e in parte del Centro, mentre le regioni del Sud non mostrano evidenti cambiamenti in questo parametro. Ancora peggio va per il tumore del colon: il Sud mostra andamenti crescenti (quindi un aumento della mortalità prematura) in entrambi i sessi in contrasto con i valori del Nord e del Centro.

La mortalità cala dove si fanno più screening

La copertura totale dello screening mammografico disegna un chiaro gradiente Nord-Sud, a sfavore delle regioni meridionali con la percentuale di adesione che va dal 90% raggiunto in molte regioni settentrionali ad appena il 60% in alcune regioni meridionali.

Nelle Regioni del Nord, dove la copertura di popolazione degli screening è elevata, la riduzione di mortalità per tumore della mammella tra il 2001 ed il 2021 è più forte (oltre il 35%) rispetto alle regioni del Sud. Andamento simile anche per i tumori del colon: la copertura dello screening per il tumore del colon-retto raggiunge valori più alti fra i residenti al Nord (67%), ma è significativamente più basso fra i residenti del Centro (51%) e del Sud (26%). Nelle regioni del Centro e del Nord dove lo screening è partito prima e con livelli di copertura più elevati (intorno al 70%) la mortalità si è ridotta di circa il 30%, molto più che al Sud (-14% nelle donne e -8 negli uomini).

Dove si fanno meno screening aumenta anche l’indice di fuga

Per entrambi i tumori il rapporto mostra livelli contenuti di mobilità dei pazienti nel Centro e nel Nord del Paese. Nel Sud comprese le isole sono presenti livelli di mobilità nettamente più alti (circa 3 volte) rispetto al Centro-Nord. Per quanto riguarda il tumore della mammella se si guarda alla correlazione tra l’indice di fuga e la copertura dello screening emerge che le Regioni con le coperture di screening più alte presentano indici di fuga più bassi. «Questo dato – sottolineano gli autori – evidenzia come in Regioni in cui lo screening mammografico raggiunge una buona parte della popolazione femminile target il sistema è anche in grado si prendersi carico dei casi di tumore della mammella che necessitano di un ricovero ospedaliero per intervento chirurgico, mentre questo non è sempre garantito nelle Regioni dove lo screening è ancora lontano dai livelli ottimali. In questo panorama regioni come Calabria e Molise si distinguono fra quelle con i più bassi livelli di copertura dello screening mammografico e il più alto indice di fuga».

Tendenzialmente anche per il tumore del colon-retto, così come per la mammella, le regioni con alti livelli di copertura dello screening tendono a presentare livelli bassi dell’indice di fuga, seppure esistano alcune regioni in contro tendenza (Puglia e Campania, bassa copertura e bassa fuga). Si conferma invece per regioni come Calabria e Molise la compresenza di elevati indici di fuga e bassi livelli di copertura dello screening.

Le raccomandazioni della SIPPS per un’estate in sicurezza

Con l’arrivo dell’estate, le vacanze e la libertà sono all’ordine del giorno. Tuttavia, la stagione estiva può nascondere diverse insidie per tutta la famiglia. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) sottolinea l’importanza di affrontare queste insidie in modo corretto per garantire un’estate sicura per tutti.

Virus e batteri, infatti, non vanno in vacanza e, complice il caldo, il contatto con laghi o piscine e la vita all’aperto, il rischio di infezioni e malattie aumenta. Tra le più diffuse si segnalano infezioni cutanee, gastroenteriti, intossicazioni alimentari e allergie da punture di insetto.

Ecco i consigli e le raccomandazioni della SIPPS per affrontare le malattie estive più comuni del bambino.

Infezioni cutanee

L’impetigine è un’infezione batterica molto contagiosa che colpisce soprattutto i bambini. Gli agenti eziologici principali sono lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A e, più raramente, lo Stafilococco aureo. Questa infezione causa vescicole-bolle che si risolvono in 4-8 giorni. Nelle forme più lievi e superficiali è sufficiente un trattamento locale con antisettici per ammorbidire e rimuovere le squame crostose, insieme all’uso di antibiotici topici da applicare 2-3 volte al giorno per almeno una settimana dopo la scomparsa delle lesioni. Il trattamento antibiotico orale è necessario quando le lesioni sono più estese o profonde, oppure se il bambino è immunodepresso. In questi casi, il farmaco più indicato è l’amoxicillina con acido clavulanico, sempre sotto prescrizione del pediatra.

La micosi cutanea delle dita di piedi e mani è un’infezione fungina causata da Trichophyton rubrum e Trichophyton interdigitalis. Questa infezione è piuttosto contagiosa, favorita dal contatto diretto, frequentazione di luoghi pubblici e scarso rispetto di buone norme igieniche. Le micosi si manifestano con chiazze eritemato-squamose, localizzate soprattutto sotto la pianta dei piedi, il palmo delle mani e a livello interdigitale, spesso pruriginose e molto fastidiose. Il trattamento è locale, con creme anti-micotiche da applicare 2 volte al giorno per almeno 14 giorni. La terapia sistemica va riservata ai casi resistenti alla terapia locale, con lesioni estese o plurifocali o coinvolgimento dei peli, poiché il follicolo pilifero non è raggiungibile dai farmaci topici. È fondamentale prevenire tali infezioni utilizzando ciabattine in gomma a bordo piscina, nella doccia e nello spogliatoio e tenendo teli, asciugamani e spazzole ad uso personale.

Gastroenteriti e intossicazioni alimentari

La gastroenterite di origine infettiva è causata da virus come Rotavirus, Norovirus e Adenovirus, e batteri come Escherichia coli, Salmonella, Shigella e Campylobacter. Questi patogeni sono spesso acquisiti durante viaggi internazionali in Paesi endemici e rappresentano una causa significativa di possibile disidratazione. È essenziale compensare un’eventuale perdita di liquidi con reidratazione orale, evitando bibite ad alto contenuto di zucchero come i succhi di frutta confezionati, che potrebbero aggravare la diarrea.

È inoltre raccomandabile non smettere di mangiare, preferendo pasti leggeri, piccoli e frazionati (ad esempio 6 pasti al giorno). In generale, quando si viaggia in zone con scarse condizioni igieniche, è importante bere solo acqua in bottiglia, non consumare verdure crude e frutta non sbucciata, evitare il ghiaccio e consumare carne ben cotta. Evitare cibi potenzialmente contaminati come molluschi e mitili crudi, non condividere tovaglioli, bicchieri, posate e stoviglie, e lavare sempre bene le mani con acqua e sapone o un disinfettante a base di clorexidina dopo essere stati alla toilette e prima di mangiare o manipolare cibo.

Tra le cause di tossinfezione alimentare, le salmonellosi sono tra le più comuni. Le Salmonelle non tifoidee sono presenti tutto l’anno e si trasmettono principalmente attraverso prodotti di origine animale come uova o pollame, e occasionalmente altri cibi come frutta, verdura, cereali e acqua contaminati. Le tossinfezioni da Staphylococcus aureus, invece, si manifestano entro 24-48 ore dall’assunzione di un alimento contaminato con diarrea, vomito, dolori addominali e raramente febbre.

Allergie da punture di insetto

Le punture di insetti come api e vespe possono causare reazioni che variano da una semplice eruzione cutanea a uno shock anafilattico, sebbene raro, che può mettere il soggetto in pericolo di vita. Anche le punture di zanzare devono essere considerate e prevenute attraverso norme igienico-comportamentali: evitare l’uscita nelle ore del tramonto, utilizzare indumenti che coprano braccia e gambe, e proteggersi con zanzariere e repellenti da applicare sulla pelle o da utilizzare negli ambienti.

La maggior parte delle reazioni alle punture di insetto si manifesta con arrossamento, gonfiore nella zona della puntura, fastidio o dolore che si risolvono entro 5-10 giorni, febbre e malessere temporanei. In questi casi, è sufficiente applicare una pomata a base di antistaminici e, in caso di febbre o dolore, utilizzare un antipiretico come paracetamolo o ibuprofene.

I casi gravi, quelli con anafilassi, si presentano più comunemente dopo punture di api e vespe e richiedono un intervento terapeutico tempestivo con somministrazione di adrenalina, ossigeno e fluidi per via endovenosa, oltre a esami di laboratorio per confermare la sensibilizzazione al veleno dell’insetto.

Reazioni da contatto con punture di meduse e tracine

La Pelagia noctiluca è una medusa velenosa diffusa nel Mediterraneo, mentre le tracine sono pesci che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva. Le punture di medusa causano dolore bruciante seguito da prurito intenso, con formazione di una zona eritematosa ed edematosa sulla pelle. Le punture di tracina provocano un dolore intenso che può durare diverse ore, con la zona di inoculazione del veleno arrossata e gonfia.

Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e bicarbonato, quindi applicare un gel a base di cloruro d’alluminio. Per le punture di tracina, mettere subito il piede sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente, poiché il calore lenisce il dolore delle tossine velenose. È importante non utilizzare ammoniaca, limone, aceto, alcol, non strofinare o grattare la zona colpita per evitare la diffusione delle tossine, non usare pinzette per rimuovere frammenti di tentacoli e non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

Colpi di sole e colpi di calore

Il colpo di sole è causato dall’esposizione diretta ai raggi solari e provoca un aumento della temperatura corporea oltre i 38 gradi, spesso associato a scottature. Il colpo di calore si manifesta quando la temperatura esterna è molto alta e una persona non riesce a disperdere il calore. Spesso, il colpo di calore si sovrappone al colpo di sole.

I bambini, specialmente i più piccoli, sono i più a rischio. Per evitare colpi di sole e di calore è fondamentale evitare l’esposizione prolungata al sole nelle ore più calde e proteggere adeguatamente il capo. I sintomi includono febbre, cefalea, nausea, irritabilità, confusione mentale e, nei casi più gravi, perdita di coscienza e collasso cardio-circolatorio.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale invita tutte le famiglie a seguire queste raccomandazioni per vivere un’estate serena e sicura, proteggendo la salute dei bambini e dell’intero nucleo familiare. «Purtroppo – evidenzia Susanna Esposito, direttrice della Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e presidente della SIPPS Emilia-Romagna – una stagione completamente esente da patologie non esiste. Anche in estate, sebbene alcuni agenti eziologici come il Sars-CoV-2, i virus influenzali e il virus respiratorio sinciziale tendano a ridursi in frequenza, altri agenti patogeni prendono il sopravvento. Batteri, miceti e parassiti sono tra i maggiori responsabili delle infezioni che colpiscono grandi e piccini nel periodo estivo».

«Uno stile di vita sano e l’ascolto dei consigli degli esperti – sottolinea il presidente della SIPPS, Giuseppe Di Mauro – è utile per prevenire la maggior parte delle situazioni a rischio. Laddove la prevenzione fallisse, l’adesione alle indicazioni e alla terapia prescritta dagli specialisti permette una gestione ottimale di ogni caso».

«È bene ricordare che il pediatra è sempre la figura a cui fare riferimento – conclude Piercarlo Salari, pediatra e divulgatore medico-scientifico a Milano – anche perché, conoscendo la storia clinica di ogni suo assistito, è in grado di offrire consigli accurati e soprattutto personalizzati per quanto riguarda sia le precauzioni sia, in caso di viaggi con destinazioni particolari, eventuali vaccinazioni o strategie di profilassi».

Ecco perché ricerca biomedica e AI per la salute sono più libere con la modifica del Codice Privacy

La SIIAM (Società Italiana Intelligenza Artificiale in Medicina) ha accolto positivamente la notizia della modifica dell’articolo 110 del Codice Privacy, entrata in vigore il 1° maggio 2024 tramite il decreto PNRR-bis.

Secondo la normativa riformulata, nell’impossibilità di ottenere il consenso dell’interessato, i dati personali potranno essere trattati per fini di ricerca scientifica in ambito medico, biomedico ed epidemiologico a condizione che sia stato ottenuto il parere favorevole del competente comitato etico e che siano osservate le tutele dettate dal Garante per la protezione dei dati personali.

Finora i dati raccolti nel passato non potevano essere usati: un peccato, se si considera l’enorme patrimonio informativo contenuto negli ospedali italiani

Rispetto alla previgente versione, quindi, è stato eliminato l’obbligo di consultazione preventiva del Garante per poter utilizzare i dati sanitari in progetti di ricerca scientifica che prevedano l’esecuzione di studi osservazionali retrospettivi. Questi studi non implicano la raccolta di nuovi dati, bensì l’utilizzo di dati sanitari precedentemente raccolti (da qui la dicitura “retrospettivi”) e già disponibili in database esistenti, oppure campioni biologici già disponibili presso i centri di sperimentazione.

La rimozione di questa importante barriera burocratica agevola, in primo luogo, l’accesso a dati fondamentali anche in ambito di intelligenza artificiale, con importanti ripercussioni sulla competitività del settore della ricerca italiano, e permette, in secondo luogo, di valorizzare con maggiore facilità delle risorse (i dati sanitari, appunto), che possono essere estremamente preziose per le finalità di ricerca, continuando ad assicurare che siano trattati con dovuta cura e attenzione alla privacy dei titolari.

Bisogna infatti considerare che l’intelligenza artificiale, e più specificamente le tecniche di machine learning e deep learning, si basano proprio sull’utilizzo di dati per consentire l’addestramento di algoritmi in grado di svolgere vari compiti (dalla classificazione alla predizione) estremamente utili in ambito medico e già in uso da diversi anni, e comunque ben prima dell’avvento delle AI generative che hanno riacceso l’interesse pubblico sul tema nel 2022.

Roma, 20 febbraio 2024, il presidente SIIAM, Luigi De Angelis, sigla il documento di consenso proposto da SIMM durante l’evento “Open Privacy – Il ruolo delle società scientifiche nella ridefinizione della normativa privacy in sanità”

SIIAM, impegnata fin dalla sua fondazione nel promuovere e incentivare la ricerca biomedica, con un focus particolare sull’intelligenza artificiale, aveva sottoscritto a febbraio 2024, su invito di SIMM e insieme ad AIOM, ANMDO, CIPOMO, Cittadinanzattiva, FIASO, Fondazione Periplo, Associazione Periplo, Fondazione ReS, SIBioC e SIN un documento che proponeva una modifica del Codice per facilitare questo tipo di ricerca, e che era stato presentato alle istituzioni nella speranza di sensibilizzare verso l’importanza di innovare l’ecosistema della ricerca italiano. Con questa modifica, i diritti degli interessati continueranno a essere tutelati ampiamente: la nuova normativa non rappresenta infatti una completa “liberalizzazione”, ma affida invece al Garante il compito di identificare specifiche garanzie per il trattamento dei dati quando è possibile prescindere dal consenso degli interessati, come previsto dall’articolo 106, comma 2, lettera d) del Codice.

La riforma rafforza il principio di responsabilizzazione del titolare del trattamento, un elemento cardine del GDPR (General Data Protection Regulation). Il GDPR favorisce chiaramente la ricerca scientifica (articoli 5.1-b, 9.2-j e 89), e la legislazione nazionale ora riconosce che la ricerca scientifica apporta benefici all’intera comunità, promuovendo il progresso scientifico come un bene collettivo da proteggere e incentivare.

L’intelligenza artificiale, e più specificamente le tecniche di machine learning e deep learning, si basano proprio sull’utilizzo di dati per consentire l’addestramento di algoritmi in grado di svolgere vari compiti 

La portata di questa riformulazione, che avvicina l’Italia all’utilizzo secondario dei dati sanitari secondo quanto previsto dallo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (European Health Data Space, o EHDS), non è certo da sottovalutare. Basti pensare che fino ad oggi l’accesso ai dati ai fini di ricerca contenuti nei database regionali e nazionali era di fatto quasi impossibile, essendo estremamente complesso riuscire ad acquisire a priori il consenso di tutti i soggetti trattati nelle normali attività ospedaliere, specie quando trattati in epoca estremamente anteriore o se addirittura deceduti. Un peccato, se si considera l’enorme patrimonio informativo contenuto negli ospedali italiani, dovuto alle pratiche di conservazione, sine die, delle cartelle cliniche.

Tuttavia, è proprio l’accesso ai dati a rivelarsi fondamentale nell’ambito dell’implementazione del Decreto Ministeriale 77/2022 per la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, che prevede un rafforzamento delle reti di assistenza di prossimità che non può prescindere da uno scambio continuo di informazioni e dati fra ospedale e territorio.

Concludendo, questa riforma rappresenta non solo un grande progresso per la comunità scientifica, ma anche un vantaggio per l’intera società, poiché facilita l’avanzamento delle conoscenze mediche e il miglioramento delle cure sanitarie. La strada verso un futuro in cui la ricerca scientifica può prosperare in armonia con il rispetto dei diritti individuali è stata tracciata, segnando un importante capitolo nella storia della sanità italiana.

Analisi di impatto organizzativo quantitativo derivante dall’introduzione di CAR-T: quali investimenti necessari?

Introduzione

L’introduzione della terapia CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapy) nella pratica clinica, una strategia immunoterapeutica di ultima generazione per combattere i tumori ematologici, ha notevolmente ampliato le opzioni terapeutiche per i pazienti affetti da Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL) [Kockenderfer et al., 2015]. Prima del suo avvento, infatti, i bisogni medici dei pazienti adulti con DLBCL recidivato o refrattario erano spesso insoddisfatti, rappresentando una sfida significativa per i sistemi sanitari di tutto il mondo.

Nonostante l’importanza clinica di questa innovazione tecnologica, in Italia sono pochi i centri clinici accreditati per la gestione di questa terapia.

L’accreditamento a centro prescrittore CAR-T è un processo complesso e articolato

L’accreditamento a centro prescrittore CAR-T è un processo complesso e articolato: una struttura sanitaria che intende implementare la procedura CAR-T deve ottenere le autorizzazioni necessarie, come la certificazione del Centro Nazionale Trapianti in conformità con le normative europee e l’accreditamento JACIE per il trapianto allogenico, una certificazione riconosciuta a livello internazionale che attesta l’idoneità del centro a svolgere tale procedura, rilasciato a seguito di verifica da parte di una commissione internazionale composta da professionisti del settore. Questo include la presenza di un’unità clinica, un’unità di raccolta e un’unità di processazione, oltre alla disponibilità di un’unità operativa di terapia intensiva e rianimazione. Inoltre, è essenziale disporre di un team multidisciplinare, adeguatamente preparato per la gestione clinica del paziente, e delle eventuali complicanze, che possono occorrere a seguito della procedura.

Infatti, i centri accreditati devono essere in grado di gestire efficacemente tutte le complicanze e gli eventi avversi correlati alla terapia. Ad esempio, l’infusione di questa terapia comporta anche il rischio di gravi tossicità, tra cui eventi neurologici e la frequente sindrome da rilascio di citochine [Susanibar-Adaniya & Barta, 2021], elementi che richiedono la disponibilità di posti letto in terapia intensiva. Inoltre, per i pazienti dimessi dall’ospedale dopo il trattamento CAR-T, sarebbe auspicabile predisporre un percorso ambulatoriale specifico per gestire il rischio di eventi avversi e di possibili infezioni. È evidente, quindi, che l’implementazione della CAR-T deve avvenire esclusivamente in strutture dotate delle caratteristiche necessarie per gestire efficacemente tutte le emergenze e garantire un adeguato percorso di cura del paziente affetto da DLBCL.

Inoltre, a seguito dell’adeguamento normativo, strutturale e tecnologico del Centro e con l’approvazione da parte della Regione competente, spetta alle aziende produttrici di CAR-T organizzare un’ispezione per verificare che il Centro soddisfi effettivamente tutti i requisiti richiesti. Solo al termine di questo processo e una volta che la documentazione fornita dal Centro è stata giudicata soddisfacente, l’azienda rilascia un attestato di qualifica.

Spetta alle aziende produttrici di CAR-T organizzare un’ispezione per verificare che il Centro soddisfi effettivamente tutti i requisiti richiesti

L’introduzione delle terapie CAR-T, pertanto, pone importanti questioni di sostenibilità economica e organizzativa [Heine et al., 2021], richiedendo strutture sanitarie specializzate e adeguatamente attrezzate per supportare i pazienti trattati con questa tecnologia innovativa.

Alla luce di quanto sopra illustrato, risulta essere importante fornire una valutazione circa l’impatto organizzativo correlato all’introduzione di CAR-T all’interno della pratica clinica, così da fornire una stima degli investimenti da affrontare, considerando sia un ospedale che ha già una qualche dotazione utile ai fini della somministrazione di CAR-T sia un ospedale che inizi da zero il processo di accreditamento. La valutazione dell’impatto organizzativo e degli investimenti strutturali è infatti cruciale per l’implementazione efficace della terapia CAR-T in un centro clinico. Solo attraverso una pianificazione attenta e un significativo investimento nella formazione e organizzazione delle risorse umane, delle infrastrutture e delle tecnologie, un ospedale può garantire che questa terapia innovativa sia somministrata in modo sicuro, efficiente ed equo, migliorando significativamente gli esiti per i pazienti.

Materiali e metodi

Per il raggiungimento del sopra indicato sfidante obiettivo, è stata condotta una valutazione di impatto organizzativo, così da assolvere a una attenta analisi delle ricadute sull’assetto aziendale (intesa come azienda sanitaria) derivanti dall’introduzione di una nuova soluzione tecnologica innovativa (in questo caso CAR-T) all’interno del contesto di una specifica struttura sanitaria. Nello specifico, è stato utile effettuare un assessment di questa natura per fornire un supporto alla fase di implementazione e adozione della tecnologia, anche al fine di evitare eventuali problematiche a livello comportamentale o di gestione delle risorse umane.

La valutazione dell’impatto organizzativo risulta essere rilevante soprattutto alla luce del nuovo Regolamento Europeo in materia di Health Technology Assessment (Regolamento (UE)2021/2282), che prevede che alcuni domini, e nello specifico i cosiddetti non clinical domain tra i quali appunto si annovera anche l’impatto organizzativo, richiedono un’attenta disamina a livello locale.

La valutazione dell’impatto organizzativo risulta essere rilevante soprattutto alla luce del nuovo Regolamento Europeo HTA

Al fine di condurre una profonda e attenta analisi della dimensione organizzativa è stato necessario prendere in considerazione tutti gli aspetti di seguito illustrati.

  • Risorse umane, in riferimento a eventuale “personale aggiuntivo, formazione del personale coinvolto nell’utilizzo della tecnologia, formazione del personale di supporto, comunicazioni e riunioni necessarie”.
  • Spazi, in riferimento a spazi aggiuntivi necessari, presenza di spazi all’interno della struttura, oppure necessità di adattare gli spazi esistenti per accogliere la nuova tecnologia o la nuova organizzazione dei processi, nonché eventuali arredi necessari.
  • Arredi, in riferimento alla necessità di acquistare nuovi arredi necessari ai fini della corretta implementazione della terapia innovativa.
  • Macchinari, in riferimento ad acquisto, aggiornamento, manutenzione di macchinari e software.

Sulla scorta di quanto sopra, si è stimato l’impatto organizzativo nel caso in cui CAR-T venga somministrata in un Centro con i requisiti richiesti, valutando quindi la necessità di risorse aggiuntive, per un’efficace ed efficiente effettuazione della prestazione.

È stato considerato un eventuale aumento dell’impiego di risorse umane, valutando anche la disponibilità di tempo per l’attività di somministrazione di CAR-T delle nuove risorse coinvolte rispetto all’attuale organizzazione. Si è esaminata la formazione necessaria per l’utilizzo di CAR-T, determinando se questa richieda corsi specifici da svolgersi durante o meno l’orario di lavoro, in sede o fuori sede. Questo ha permesso di comprendere le ricadute organizzative ed economiche legate all’impiego di ore per la formazione. Tale costo è stato calcolato in termini di perdita di produttività, moltiplicando le ore per il salario orario riconosciuto al professionista.

Infine, come illustrato, è stato necessario valutare se il contesto fosse idoneo all’adozione della tecnologia o se fossero necessari adeguamenti, valutando in termini quantitativi ed economici spazi, arredi e/o elementi strutturali necessari.

La valutazione è stata condotta assumendo il punto di vista ospedaliero/aziendale per un orizzonte di 12 mesi

La valutazione è stata condotta assumendo il punto di vista ospedaliero/aziendale, considerando un orizzonte temporale di 12 mesi, reperendo le informazioni rilevanti grazie al coinvolgimento di alcuni stakeholder (medici e farmacisti), a vario titolo coinvolti nell’intero percorso di gestione sia della terapia CAR-T sia del paziente eleggibile a tale trattamento. Tale metodologia risulta essere coerente con la necessità di raccogliere un’ampia gamma di idee e opinioni che gli individui esprimono su temi e argomenti, nonché per divulgare l’eventuale presenza di differenze di punto di vista tra gruppi di stakeholder [Berg, 2009; Kitzinger, 1995].

Risultati

La Tabella 1 riporta la quantificazione degli investimenti organizzativi correlati all’introduzione di CAR-T all’interno di un centro clinico, contestualizzando tali risultati nel percorso di gestione del paziente, che coinvolga, considerando Unità Operativa di Ematologia, altre specialità a supporto e Farmacia ospedaliera, un totale di personale pari a 6 medici e 12 infermieri, oltre che 2 farmacisti.

Tutti i professionisti coinvolti hanno riconosciuto la necessità di formare il personale coinvolto nell’uso della tecnologia CAR-T (ore di formazione variabili da un minimo di 6 a un massimo di 10 ore) e di organizzare riunioni per stabilire e coordinare i processi derivanti dalla sua introduzione (attività che potrebbe impattare per una tempistica annua variabile da un minimo di 4 a un massimo di 24 ore, complessivamente intese). Alcuni intervistati hanno evidenziato la necessità di aggiungere un letto di terapia intensiva supplementare, completo dei dispositivi necessari per monitorare il paziente in caso di eventi avversi, il che implica anche l’inserimento di un’unità infermieristica aggiuntiva.

Sono stati presi in considerazione due scenari. Il primo, lo scenario minimo, copre le necessità fondamentali per la gestione del paziente, permettendo al personale di affrontare emergenze e la gestione quotidiana a breve termine, entro 12 mesi dall’introduzione di CAR-T, generando un totale di € 15.868,63 di investimento. Il secondo, lo scenario massimo, include formazione aggiuntiva e adeguamenti strutturali necessari a medio e lungo termine, per un totale di € 102.949,49, mirando a una situazione ottimale sia per il paziente sia per la struttura, richiedendo tempo per adattarsi alla curva di apprendimento organizzativa.

Voce di costo

N. Unità Min

N. Unità Max

Tipologia

h min

h max

euro/h

euro/unità

Scenario min (€)

Scenario max (€)

Personale aggiuntivo

0

1

Infermieri

   

 39.398,40

           –

39.398,40

Formazione

20

25

Dirigenti medici

6

10

39,60

 

 4.752,00

9.900,00

20

25

Infermieri

6

10

21,60

 

2.592,00

5.400,00

2

2

Farmacisti

6

10

34,20

 410,4

410,4

2

4

Tecnici di laboratorio

6

10

21,60

 

259,20

864,00

2

4

Biologi

6

10

21,60

 

259,20

864,00

Riunioni

20

25

Dirigenti medici

4

24

39,60

 

3.168,00

23.760,00

20

25

Infermieri

4

24

21,60

 

1.728,00

12.960,00

2

2

Farmacisti

4

24

34,2

273,60

1641,6

2

4

Tecnici di laboratorio

2

4

21,60

 

86,40

345,60

2

4

Biologi

2

4

21,60

 

86,40

345,60

Formazione per comunicazione pz e care giver

3

4

Dirigenti medici

1

2

39,60

 

118,80

316,80

2

4

Infermieri

1

2

21,60

 

43,20

172,80

Acquisto nuovi arredi

0

1

Letto

   

296,00

296,00

Acquisto nuovi macchinari

1

3

Monitor monitoraggio parametri

 

2.091,43

2.091,43

6.274,29

Totale

       

15.868,63

102.949,49

Tabella 1. Stima impatto organizzativo dettato dall’introduzione di CAR-T

Conclusioni

La dimensione organizzativa viene considerata un fattore di grande importanza nell’adozione di tecnologie sanitarie innovative all’interno delle organizzazioni che erogano servizi di salute [Besar Sa’aid et al., 2014].

In quest’ottica, si ritiene che i dati derivanti da quest’analisi apportino un contributo significativo, colmando una lacuna di conoscenza riguardante la valutazione dell’impatto organizzativo quantitativo dall’introduzione della terapia CAR-T nella pratica clinica. Infatti, l’implementazione di CAR-T, una delle innovazioni più avanzate nel campo dell’oncologia e della medicina personalizzata, richiede una valutazione dettagliata dell’impatto organizzativo e degli investimenti strutturali necessari da parte delle strutture ospedaliere che presentano i requisiti per poterla somministrare.

I risultati hanno evidenziato due scenari distinti di investimento, sulla base delle diverse esigenze e risorse delle strutture

I risultati hanno evidenziato due scenari distinti di investimento per l’introduzione della terapia CAR-T, riflettendo le diverse esigenze e risorse delle strutture sanitarie che intendono adottare questa innovazione terapeutica.

Da un lato, le strutture che devono iniziare il processo di accreditamento come centro prescrittore CAR-T affrontano una sfida significativa in termini di investimenti. Questi centri devono affrontare costi elevati per sviluppare le infrastrutture necessarie, formare il personale e garantire la conformità agli standard richiesti. Degno di nota è infatti considerare come la terapia CAR-T richieda un alto livello di coordinamento tra diversi dipartimenti, inclusi oncologia, ematologia, farmacia e terapia intensiva. Da questo punto di vista, l’adozione di nuovi protocolli clinici e operativi è essenziale per garantire che i pazienti ricevano il trattamento in modo sicuro ed efficiente.

Dall’altro lato, i centri che dispongono già di una dotazione infrastrutturale adeguata e che hanno esperienza nella gestione di terapie avanzate possono affrontare un percorso di implementazione meno oneroso. Per queste strutture, lo scenario di minimo investimento implica principalmente l’aggiornamento delle attrezzature esistenti e la formazione aggiuntiva del personale. Di conseguenza, il differenziale di investimento tra queste due tipologie di strutture è notevole (circa cinque volte tanto).

In entrambi i casi, tuttavia, è necessario un programma di formazione continua per mantenere il personale aggiornato sulle ultime pratiche e protocolli.

La terapia CAR-T richiede un alto livello di coordinamento tra diversi dipartimenti, inclusi oncologia, ematologia, farmacia e terapia intensiva

Da un punto di vista prettamente pratico e operativo, tale analisi risulta essere strategicamente rilevante a livello locale e regionale, per quei centri che hanno in animo di prendere in considerazione l’iter di accreditamento, così da comprenderne la fattibilità dell’investimento o eventualmente decidere di demandare i pazienti a ricevere terapia CAR-T presso altri centri clinici presenti nel territorio regionale o addirittura extra-regionale, supportando quindi la scelta in una logica di make or buy”, il tutto dopo avere ovviamente definito, a livello epidemiologico, la popolazione target di riferimento potenzialmente eleggibile a terapia CAR-T, con riguardo al bacino di interesse.

Per valutare meglio i risultati dell’analisi proposta, sarebbe utile quantificare l’ammontare e il numero di prestazioni potenziali necessarie per ripagare l’investimento, tenendo conto dei vincoli organizzativi e della system capacity specifica, per centro.

Nonostante l’importanza del tema trattato, l’analisi presenta alcune limitazioni, principalmente dovute alla difficoltà di generalizzare in senso assoluto, i risultati ottenuti, che sono comunque parzialmente fondati sul giudizio degli esperti del settore, rispetto alle esperienze pregresse vissute, che potrebbero non rivestire carattere di ottimizzazione o generalizzabilità per tutte le caratteristiche organizzative.

Il tema sta assumendo sempre più un’importanza strategica poiché il Servizio Sanitario Nazionale manca di indicazioni specifiche da parte delle autorità regionali e nazionali riguardo le infrastrutture necessarie e gli investimenti organizzativi, lasciando ai centri CAR-T la responsabilità di sostenere i propri costi di investimento in autonomia e sulla scorta di valutazioni interne. In questo senso le informazioni fornite possono rappresentare una forbice, un valore di minimo e di massimo entro il quale tutte le organizzazioni possono stabilire il proprio livello di investimento organizzativo sostenibile.

In conclusione, questa analisi evidenzia l’importanza di pianificare con attenzione gli investimenti necessari e di considerare le risorse disponibili per ottimizzare l’adozione della terapia CAR-T, garantendo al contempo la sostenibilità economica e organizzativa delle strutture sanitarie coinvolte, anche sulla scorta del fatto che, nel prossimo futuro, si assisterà ad una estensione delle indicazioni terapeutiche per le quali la somministrazione di CAR-T si rileverà efficace.

Bibliografia

L’importanza della vaccinazione nella salute globale

Negli ultimi cento anni, l’aspettativa di vita è aumentata in modo straordinario. Questo risultato è dovuto non solo al miglioramento delle condizioni di vita e ai determinanti sociali ed economici, ma anche alla disponibilità dei vaccini. Lo ha sottolineato Stefano Vella, Adjunct Professor di Global Health presso l’Università Cattolica di Roma, in un recente incontro organizzato da Cittadinanzattiva – Active Citizenship Network che ha riunito a Bruxelles rappresentanti di associazioni civiche e di pazienti da 12 paesi europei per discutere argomenti chiave sull’immunizzazione.

Le malattie che un tempo causavano elevati tassi di mortalità, come il vaiolo e la difterite, sono ora sotto controllo. E non bisogna sottovalutare il morbillo

Nel suo intervento, Vella è partito proprio da qui: «Le malattie che un tempo causavano elevati tassi di mortalità, come il vaiolo e la difterite, sono ora sotto controllo. Anche la mortalità per morbillo, che un tempo colpiva gravemente la popolazione pediatrica, è drasticamente diminuita. Questo ha contribuito significativamente all’aumento dell’aspettativa di vita, poiché meno bambini muoiono oggi per malattie prevenibili».

La diversità e l’evoluzione dei vaccini

Attualmente, nel mondo sono disponibili 27 vaccini, con molti altri in fase di sviluppo. Questi vaccini si dividono in diverse categorie: a sub-unità, a vivo attenuati, ricombinanti, e i più recenti a mRNA. La scienza e la ricerca sui vaccini hanno fatto passi da gigante. Ad esempio, i vaccini contro la polio, sviluppati da Sabin e Salk, hanno rappresentato una svolta epocale. Tra i vaccini più recenti, quello contro lo Pneumococco, attivo verso molti sottotipi, e quello contro l’Herpes Zoster, ora disponibile in versione ricombinante, garantiscono una maggiore sicurezza rispetto alle versioni vive.

Attualmente, nel mondo sono disponibili 27 vaccini, e molti altri sono in via di sviluppo

Anche il vaccino contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) rappresenta un’importante evoluzione della ricerca. «Questo vaccino infatti – ha spiegato Vella – viene somministrato alle madri in gravidanza per trasmettere gli anticorpi al bambino attraverso il latte materno. Inoltre, sono disponibili anticorpi monoclonali per proteggere soprattutto i bambini prematuri, offrendo protezione per i primi sei mesi di vita, quando l’RSV può causare danni significativi. Questo virus colpisce anche gli adulti, rendendo fondamentale una copertura vaccinale estesa».

Le vecchie epidemie: successi e sfide ancora aperte

Vella ha ricordato come l’eradicazione del vaiolo umano nel 1979 e il quasi completo debellamento della poliomielite sono traguardi storici della vaccinazione. Tuttavia, l’influenza continua a rappresentare una sfida a causa delle sue mutazioni annuali, rendendo necessario un nuovo vaccino ogni anno. Le raccomandazioni dell’OMS suggeriscono di vaccinare prioritariamente donne incinte, operatori sanitari, bambini sotto i cinque anni, anziani e persone con patologie croniche.

Interessante è anche il caso dell’Ebola: «L’Ebola rappresenta un esempio di malattia il cui vaccino è stato sviluppato in tempi brevi. La malattia ha origine dai pipistrelli e non è mai “riuscita” a diventare una pandemia a causa della sua elevata letalità: il virus è talmente potente che uccide rapidamente, impedendo una vasta trasmissione. Attualmente, sono disponibili due vaccini, realizzati con grande celerità. È importante sottolineare questo aspetto per evidenziare che, anche prima dell’emergenza Covid-19, è stato possibile sviluppare vaccini in tempi rapidi, dissipando così i dubbi sull’efficacia dei vaccini anti-Covid, spesso messi in discussione per la loro rapidità di sviluppo».

Disuguaglianze nella copertura vaccinale

La pandemia di Covid-19 ha accentuato le disuguaglianze nella distribuzione dei vaccini, evidenziando un problema che riguarda anche altri vaccini essenziali come quelli contro l’HPV e l’epatite B

Una delle maggiori sfide a livello globale riguarda le disuguaglianze nella copertura vaccinale. Ha proseguito Vella: «La diffusione dei vaccini in Africa è ancora molto bassa, nonostante gli sforzi di iniziative internazionali come il GAVI (Global Alliance for Vaccine Immunization – Alleanza globale per i vaccini). Questo comporta conseguenze drammatiche, come un’alta mortalità per morbillo nelle aree prive di vaccini. La pandemia di Covid-19 ha accentuato le disuguaglianze nella distribuzione dei vaccini, evidenziando un problema che riguarda anche altri vaccini essenziali come quelli contro l’HPV e l’epatite B».

Innovazione nella produzione dei vaccini

Anche la produzione dei vaccini ha visto una rivoluzione, passando dai metodi analogici a quelli digitali. Oggi, grazie alla sequenza del virus, è possibile sviluppare vaccini rapidamente, come nel caso dei vaccini a mRNA. Questo progresso ha accelerato anche i processi regolatori, come è avvenuto durante la pandemia di Covid-19, quando le autorità regolatorie hanno impresso una grande accelerazione alla ricerca perché hanno consentito di sovrapporre temporalmente le diverse fasi di sviluppo.

Priorità per le istituzioni sanitarie

L’informazione rappresenta uno strumento fondamentale per combattere la disinformazione sui vaccini e aumentare la consapevolezza della loro utilità sociale e globale. Vella lo ha sottolineato: «I vaccini, come tutti i farmaci, possono avere effetti collaterali, ma sono tra i più farmaci sicuri. È essenziale aumentare la copertura vaccinale, soprattutto per i vaccini di base nell’età pediatrica e per gli anziani, per esempio contro l’influenza. È necessario prepararsi per future pandemie, potenziando le infrastrutture sanitarie e seguendo le raccomandazioni delle autorità sanitarie».

Il paradosso dei vaccini: quando funzionano, la malattia scompare e si dimentica l’importanza della vaccinazione

Vella, che ha ricoperto anche cariche istituzionali nella sanità pubblica, ha ricordato che il Ministero della Salute italiano ha sviluppato da tempo un importante progetto vaccinale, che deve essere applicato e aggiornato costantemente: «Generalmente i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta rispettano il calendario vaccinale, a volte quello che manca sono gli strumenti per valutare l’importanza della vaccinazione negli anziani. Inoltre, sarebbe utile reintrodurre il medico scolastico, che potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella vaccinazione dei bambini».

La situazione a livello europeo

L’Italia fa parte della rete ECDC, il Centro Europeo per il controllo delle malattie, che fornisce informazioni precise e valide, che devono essere seguite dalle istituzioni nazionali. Tuttavia, esiste un paradosso con i vaccini: quando funzionano, la malattia scompare e si dimentica l’importanza della vaccinazione. Le obiezioni alle vaccinazioni spesso nascono da questa mancanza di consapevolezza dei rischi delle malattie prevenibili.

L’impatto dei vaccini sugli obiettivi di sviluppo sostenibile

Un recente studio di Rappuoli et al. ha messo in evidenza che i vaccini influenzano positivamente quasi tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Hanno un impatto significativo sulla salute, sull’economia e sulla povertà. Anche per questo, ha concluso Vella: «La protezione vaccinale contro le grandi pandemie è fondamentale per il futuro. Il Pandemic Fund, guidato dalla World Bank e dal WHO, è un esempio di come ci stiamo preparando per le future pandemie».

Conclusione

I vaccini rappresentano una delle scoperte più straordinarie della medicina, capaci di prevenire milioni di morti e migliorare significativamente la qualità della vita globale. Per i decisori sanitari, è fondamentale continuare a investire nella ricerca, nella distribuzione equa dei vaccini e nell’informazione corretta, per garantire una copertura vaccinale ottimale e prepararsi efficacemente per le future sfide sanitarie.

Il coinvolgimento concreto di cittadini e pazienti nelle politiche vaccinali e nei processi decisionali è cruciale per affrontare le sfide della sanità pubblica e favorire la fiducia

Il coinvolgimento concreto di cittadini e pazienti, insieme alle loro organizzazioni, nelle politiche vaccinali e nei processi decisionali è cruciale per affrontare le sfide della sanità pubblica e favorire la fiducia. Il prossimo incontro europeo organizzato da Cittadinanzattiva – Active Citizenship Network si terrà il 15 ottobre prossimo a Bruxelles per i leader delle associazioni civiche e dei pazienti. Questo evento è pensato per coloro che sono impegnati a intensificare i loro sforzi sul tema nei rispettivi contesti.