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Caregiver familiari: presentato oggi il Manifesto-appello per una legge inclusiva e di equità sociale

Una legge inclusiva e di equità sociale che garantisca diritti e tutele al caregiver familiare, rispettando quattro criteri: una definizione ampia della figura, che riconosca diritti e tutele anche se il caregiver non convive o non è un familiare della persona assistita; che lo coinvolga attivamente nella stesura del cosiddetto Progetto di vita o Progetto Assistenziale Individualizzato della persona assistita  (normative regionali e Art. 39 Dlgs 29/24) e sia espressione anche dei suoi bisogni come caregiver; che preveda l’attivazione di tutele crescenti rapportate al carico assistenziale e agli impatti/bisogni del caregiver; che abbia risorse congrue per garantire una effettiva esigibilità delle tutele ed essere così una concreta base di partenza per il disegno e l’attuazione di servizi e sostegni dedicati a chi si prende cura.

Sono questi gli obiettivi e gli elementi centrali del Manifesto-Appello “Caregiver: per una Legge inclusiva e di equità sociale”, presentato oggi da CARER e Cittadinanzattiva durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.
Il Manifesto è stato già sottoscritto da 104 realtà, di cui  16 Comuni, ed 88 fra associazioni, organizzazioni professionali e organizzazioni sindacali. Da oggi inoltre altri soggetti e anche i singoli cittadini potranno sottoscriverlo attraverso la piattaforma Change.

«Le richieste contenute nel nostro Manifesto emergono anche dalla voce dei circa 600 caregiver familiari che Cittadinanzattiva ha coinvolto in una recente indagine online, uno spaccato di quei circa otto milioni di persone che si prendono cura di un proprio caro/a, non sempre familiare o convivente ma anche una persona alla quale si è legati da un rapporto di amicizia, affetto», ha dichiarato Isabella Mori, responsabile area tutela di Cittadinanzattiva e che ha rappresentato l’associazione all’interno del Tavolo tecnico istituito da su iniziativa del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone. «Dopo anni d’attesa, siamo ad un passo dall’approvazione di una legge statale che potrebbe finalmente definire la figura del caregiver familiare e riconoscerne i diritti individuali. Per questo ci auguriamo che la nuova normativa tenga conto delle richieste che avanziamo nel Manifesto e che si investa in campagne di comunicazione ed informazione ai diretti interessati».

«Il lungo percorso per il riconoscimento dei diritti di chi si prende cura ha profonde radici nelle associazioni dei familiari, nelle iniziative delle Organizzazioni Sindacali, nei Comuni e nelle Regioni che hanno legiferato in merito nelle materie di competenza. Ora è lo Stato che deve normare diritti e tutele a valere per tutti i cittadini italiani che assistono nel lungo periodo i propri cari, attraverso una legge inclusiva e di equità sociale ed attraverso un’ampia convergenza dei Gruppi parlamentari. Sincera gratitudine a tutti i soggetti che hanno già sottoscritto il nostro appello e a tutti coloro che, nei prossimi giorni vorranno unirsi a noi rafforzando le nostre proposte», ha dichiarato Loredana Ligabue, segretaria dell’Associazione Caregiver Familiari CARER.

Cosa ne pensano i diretti interessati: alcuni dati della survey di Cittadinanzattiva

Tra agosto e settembre di quest’anno, Cittadinanzattiva ha diffuso una indagine online alla quale hanno risposto circa 600 caregiver familiari. Oltre il 29% è caregiver da più di 5 anni, un ulteriore 25% da più di dieci anni. Emerge dunque chiaramente che il lavoro di caregiver è svolto per lunghi o lunghissimi periodi di tempo, spesso da una stessa e unica persona. Le conseguenze? Quasi il 45% si sente poco realizzato personalmente e più della metà (55,8%) dichiara di aver poco tempo per la sua sfera personale, anche se pensa di essere molto utile (55,8%) per la persona di cui ha cura. Inoltre il 73,4% afferma di aver dovuto rinunciare al lavoro o allo studio per alcuni periodi della propria vita.

La gran parte (52%) non sa se nella sua Regione vi sia una Legge dedicata ai caregiver e questa inconsapevolezza è diffusa anche tra vive in regioni che hanno attivato normative a loro tutela.

Rispetto alla previsione di una legge nazionale, i soggetti rispondenti vorrebbero una normativa che riconosca il ruolo a tutti i caregiver familiari, siano essi conviventi o meno (78,8%) e a prescindere dal vincolo di parentela (71,4%). La quasi totalità (92%) ritiene che la legge debba garantire nuove tutele e diritti di tipo “crescente”, cioè ad una maggiore intensità di cura e impegno dovrebbero corrispondere maggiori tutele. Inoltre il 91% vorrebbe avere un ruolo “attivo” nella stesura del progetto di vita individuale.

Più spazio ai congedi dei padri per migliorare la salute dei figli, delle figlie e delle mamme

Riformare i congedi per i padri per assicurare la salute e il benessere delle bambine e dei bambini e correggere l’ineguale distribuzione della cura e favorire l’occupazione femminile, e dunque anche la natalità, allineando l’Italia, che è uno dei Paesi europei con il minor numero di giorni di congedo adeguatamente retribuiti per i padri e con il massimo divario fra congedi materni e paterni, al resto d’Europa. La proposta, con un pacchetto di misure, viene dal progetto europeo 4e-Parent, ed è stata recentemente presentata ai politici in vista della legge di bilancio durante una conferenza dal titolo “Il tempo dei papà”.


Sono diversi, spiegano gli esperti, i vantaggi che derivano da un maggiore coinvolgimento del padre nell’accudimento, soprattutto nei ‘primi mille giorni’. Bambine e bambini il cui padre sia stato attivamente coinvolto in età evolutiva mostrano ad esempio più elevati livelli di competenza cognitiva e sociale, maggiore capacità di empatia, migliore autoregolazione e autostima e migliori progressi scolastici. La presenza partecipe del padre sin dai primi momenti inoltre diminuisce i rischi durante la gravidanza e il parto, può contribuire all’aumento della occupazione femminile e promuove le ‘mascolinità accudenti’, diminuendo il rischio di violenza domestica. I promotiri chiedono anche di cambiare il nome da ‘congedi parentali’ a ‘congedi genitoriali’. 



«Non dovrebbero servire prove per dimostrare che la partecipazione dei padri all’accudimento è vantaggiosa per l’intera famiglia – osserva Angela Giusti, ricercatrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del progetto -. Eppure, queste prove le abbiamo».


Le proposte


Ecco le proposte di 4e-parent:

  • Estendere il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali 10 giorni a 22 giorni lavorativi, di cui almeno 10 da fruire consecutivamente nel primo mese dalla nascita, eliminando l’obbligo di preavviso di cinque giorni al datore di lavoro e ammettendo invece la possibilità di trasmettere una certificazione entro 48 ore dall’avvio della fruizione del congedo.
  • Applicare ai congedi di paternità i medesimi criteri di obbligatorietà esistenti per il congedo di maternità.
  • Estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e al congedo genitoriale ai padri freelance, iscritti alla Gestione separata, calcolando il compenso sulle ultime due dichiarazioni dei redditi precedenti all’anno di inizio della gravidanza.
  • Portare dall’80 al 100% la retribuzione del congedo obbligatorio di maternità.
  • Prevedere quattro mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80%, di cui due riservati alle madri e due ai padri.
  • Prevedere l’anticipo da parte dello Stato dei compensi per i congedi alle aziende, per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa.
  • Introdurre dei premi per le aziende con certificazione di genere che, a loro volta, premiano i fornitori che avviano il processo di certificazione di genere.
  • Rilevare le modalità di utilizzo dei giorni di congedo di paternità fruiti nei primi cinque mesi di vita di bambini e bambine.
  • Avviare una campagna di informazione pubblica che illustri i benefici dell’utilizzo dei congedi riservati ai padri e dell’accudimento paterno fin dai primi mesi di vita di figli e figlie.
  • Incentivare il lavoro agile per i genitori, se fruito da entrambi.

Il progetto

Il progetto, che si avvale di un finanziamento europeo, vede l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) capofila e la partecipazione di diversi partner: il Centro per la salute del bambino (CSB), l’associazione il Cerchio degli Uomini, l’agenzia di editoria scientifica Zadig, la società di consulenza Deep Blue, la Rete degli uomini Maschile Plurale, la rete per lo sviluppo delle bambine e dei bambini International Step by step Association (ISSA) e può contare inoltre sugli Associated Partner nazionali Comitato Italiano per l’UNICEF e e Associazione culturale pediatri (ACP) e sul supporto dell’Istituto Ricerca Intervento Salute (IRIS) per le attività formative. Tra le risorse messe a disposizione ci sono una mappa delle risorse di sostegno per i padri e tre corsi Fad dedicati rispettivamente al personale sanitario, a quello educativo e al personale del volontariato e terzo settore a contatto con le famiglie.

G7 Digitale: le associazioni del TECH7 presentano una dichiarazione comune sulla governance dell’AI

Oggi, a Cernobbio, in concomitanza con la Ministeriale G7 su Tecnologia e Digitale, le principali Associazioni del settore ICT dei Paesi del G7 (TECH7) si sono incontrate con l’obiettivo di discutere le priorità strategiche per il 2025, rafforzando ulteriormente la cooperazione tra le associazioni nazionali del digitale, in vista della prossima presidenza canadese del G7, garantendo la continuità del lavoro avviato durante la presidenza italiana.

Le Associazioni del TECH7 hanno discusso i temi chiave della governance dell’Intelligenza Artificiale, della sicurezza delle infrastrutture digitali e della promozione di un commercio digitale aperto.

Le Associazioni del TECH7 hanno inviato uno Statement ufficiale al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alessio Butti. Il documento delinea priorità e raccomandazioni per una governance dell’IA responsabile e basata sull’innovazione. La nota ribadisce l’importanza di una regolamentazione pro-innovazione e basata sui rischi, sottolineando che nessun Paese può affrontare le sfide presentate dall’IA da solo. Il documento invita a stabilire standard internazionali comuni per garantire che le normative siano interoperabili a livello globale e incoraggia un dialogo continuo con l’industria e con altri enti multilaterali, come l’OECD, in modo da assicurare che il framework per la governance sia aggiornato e applicabile in modo pratico ed efficace.

I principali punti dello Statement:

  • Un approccio coordinato per una governance internazionale dell’IA che favorisca l’innovazione e garantisca sicurezza e diritti.
  • L’importanza di definire standard comuni per la sicurezza delle infrastrutture digitali, con un focus sulla collaborazione tra paesi per affrontare i rischi di cybersecurity in modo coerente e armonizzato.
  • La necessità di politiche commerciali digitali che promuovano un commercio libero e basato su standard comuni, abbattendo le barriere commerciali e favorendo la crescita economica attraverso l’innovazione tecnologica.

Questo incontro ha consentito alle Associazioni di condividere alcune considerazioni sui risultati raggiunti dalla Presidenza italiana e identificare le priorità strategiche in vista della futura presidenza canadese. Sempre più, infatti, le politiche sul digitale e in particolare sull’IA dovranno trovare una base comune a livello internazionale e per questo le Associazioni intendono consolidare il dialogo e la collaborazione nel quadro del TECH7 affinché la voce dell’industria digitale resti forte e propositiva nell’interlocuzione con i governi.

Congresso SIFO 2024: verso la farmacia ospedaliera di nuova generazione

Concretezza dell’oggi e capacità di progettare con responsabilità gli sviluppi futuri del SSN: su questi due pilastri si basa la sfida che viene lanciata dal 45° Congresso nazionale della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie-SIFO che si apre nei prossimi giorni a Napoli con il titolo Next Generation Pharmacy: Missione, Visione e Valore (Mostra d’Oltremare, 17-20 ottobre). Un evento che richiama a Napoli oltre tremila partecipanti, tra soci SIFO, speakers, rappresentanti della politica nazionale e regionale, delle istituzioni ed agenzie sanitarie, accademici e rappresentanti del mondo industriale, trasformando la Mostra d’Oltremare di Napoli nell’autentica “agorà” del dibattito sul futuro della sanità e del sistema del farmaco nel nostro Paese.

Centralità della professione 

Prima di tutto: quale ruolo e quale importanza ricopre il quarantacinquesimo Congresso SIFO nel percorso che la società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali sta compiendo? Risponde il presidente Arturo Cavaliere: “Il Congresso 2024, che guarda già dal titolo decisamente verso il futuro della nostra professione, sarà un momento di sfida per tutti noi che operiamo dentro la SIFO e dentro il SSN. Pensando al recente passato direi che Napoli sarà un momento di costruzione di futuro, sapendo che questo può accadere solo se siamo ben coscienti del cammino svolto sino ad oggi per offrire nostre proposte nell’ambito della governance del farmaco, nei nuovi modelli organizzativi di integrazione ospedale-territorio, della ricerca e della sperimentazione, spingendo al massimo verso la transizione digitale di tutto il comparto della farmaceutica”.

Concretezza dell’oggi e capacità di progettare con responsabilità gli sviluppi futuri del SSN: partono da qui le sfide della professione del farmacista ospedaliero

“Il messaggio che invieremo da Napoli” conclude Cavaliere, “sarà quindi quello di una professione che contribuisce con visioni e proposte innovative alla riflessione di sistema, per assicurare che il farmaco migliore sia sempre messo a disposizione del paziente che ne ha bisogno. È la nostra mission e su questo non diminuiremo mai il nostro impegno. A partire da Napoli”.

Dalla visione al programma 

“Partendo dalla convinzione che saremo chiamati a garantire l’efficacia e la sicurezza delle cure, l’equilibrio delle risorse assegnate, e il governo dell’appropriatezza alla luce delle nuove terapie, abbiamo sviluppato un programma ricchissimo che guarda dentro al futuro del SSN facendolo diventare presente”, affermano Ugo Trama, Piera Maiolino e Adriano Cristinziano (rispettivamente Presidente del Congresso, del Comitato Scientifico e del Comitato Organizzatore).

Al centro dell’evento di Napoli c’è il cambiamento necessario, e ciò che il farmacista ospedaliero è chiamato a fare per realizzarlo

“Aggiungiamo che tutto il Congresso 2024 è visionario, perché è fondato sulla provocazione che le tre parole – missione, visione e valore – intendono lanciare all’intero sistema-sanità del nostro Paese”. Prosegue Trama: “Noi siamo farmacisti ospedalieri ed il nostro compito è garantire che le migliori cure siano offerte a tutti i cittadini in sicurezza e garantendo la sostenibilità e l’equilibrio complessivo. Definendo quel titolo – Next Generation Pharmacy: Missione, Visione e Valore – abbiamo quindi desiderato mettere al centro dell’attenzione la tensione verso ciò che cambia nel mondo della sanità. Quindi mi permetto di dire che al centro dell’evento di Napoli c’è il cambiamento necessario, e ciò che il farmacista ospedaliero è chiamato a fare per realizzarlo”.

L’agenda congressuale 

La struttura portante del Congresso – che è stata messa a punto dai presidenti con il supporto di Simona Serao Creazzola e Adriano Vercellone (coordinatori del Congresso) e con i Comitati Scientifico ed Organizzativo – è sviluppata in oltre settanta sessioni, tra appuntamenti Main e Focus.

Tra questi è da sottolineare da subito la rilevanza della Sessione inaugurale (17 ottobre) SIFO Next Generation: Missione, Visione e Valore per un futuro più verde, più digitale e più resiliente a cui parteciperanno tra gli altri Vincenzo De Luca (Presidente Regione Campania), Antonio Gialanella (Procuratore Generale Corte d’Appello, Napoli), Nino Cartabellotta (presidente Fondazione Gimbe) e Francesco Saverio Mennini (Direttore del Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute).

Da segnarsi in agenda poi ci sono le sessioni sulle malattie rare (18 ottobre), su metodi e criticità di valutazione per l’accesso rapido ai farmaci ed ai dispositivi (18 ottobre), sulla ricerca farmaceutica (18 ottobre), sull’equità d’accesso (19 ottobre) e sulle collaborazioni professionali internazionali (19 ottobre). Altri momenti salienti del programma sono quelli dedicati alla medicina di precisione, alle terapie digitali ed al contributo dell’intelligenza artificiale.

È infine da ricordare il tema della sostenibilità ambientale (a cui sono dedicate varie sessioni tra il 18 ed il 19 ottobre), perché il farmacista ospedaliero e dei servizi territoriali è primo promotore di una nuova attenzione in sanità. Questo si traduce in logiche nuove a livello di farmacie green, capitolati di gara che pongano vincoli di sostenibilità, scelte strategiche in ottica ambientale e supporto alle direzioni strategiche per scelte chiaramente orientate ad una logica eco-sostenibile.

Un discorso a parte meritano nel Programma le sessioni precongressuali (17 ottobre) che saranno focalizzate sui temi dell’HTA e del rapporto tra innovazione e nutrizione clinica e che poi comprenderanno anche (novità assoluta) alcune interviste pubbliche sui temi (missione, visione, valore) che compongono il titolo del Congresso di Napoli. “Saranno interviste realizzate nel Salotto SIFO”, precisa Ugo Trama, “e a cui parteciperanno esponenti del mondo della ricerca, dell’industria, delle istituzioni e dell’associazionismo per un breve confronto sugli obiettivi del Congresso”.

Gli spazi della Mostra d’Oltremare accoglieranno gli approfondimenti anche sviluppando due format innovativi inseriti all’interno del programma. Si tratta delle Sessioni SIFO Agorà, che sono state create al fine di stimolare la creatività e la produzione innovativa di nuove idee, approcci e soluzioni, un ambiente collaborativo dove sarà possibile creare un dialogo diretto tra faculty, facilitatori e partecipanti.

Un’altra innovazione nel format è quella delle Sessioni Operative sui Dispositivi Medici e questa è una precisa scelta di campo: SIFO è infatti convinta di poter offrire un contributo non indifferente nell’ambito dei medical devices e vuole farlo coinvolgendo i propri soci e gli esperti di settore nella discussione di casi clinici. Sarà così possibile fare un con esperienza diretta all’interno di quattro precisi topic di riferimento per le Aree cardiovascolare, chirurgica internistica e metabolica. Inoltre, anche se non è un format nuovo, occorre ricordare il format del Lab Life, il laboratorio a numero chiuso che ogni anno vede la possibilità di testare sul campo, insieme ad esperti, alcune tematiche e criticità della professione. Quest’anno i temi proposti sono: comunicazione, vigilanza, galenica sterile e non sterile.

Dall’Hackathon al bando di gara: le soluzioni AI per trasformare il CUP regionale in Piemonte

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Sono “Smiling Cup”, “Gpi4Ai – Decision” e “Smart Cup Monitoring” i progetti vincitori dell’AI Hackathon, l’iniziativa promossa dalla Regione Piemonte e da Azienda Zero con l’obiettivo di far emergere idee innovative per ridisegnare il nuovo Centro Unico di Prenotazione (CUP) regionale, sfruttando soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Il nuovo CUP mira a risolvere alcune delle criticità più urgenti, come le lunghe liste d’attesa, e a migliorare il rapporto tra i cittadini e la sanità pubblica

Lo strumento dell’hackathon, innovativo per il settore del procurement nella sanità pubblica, è stato scelto dalle istituzioni piemontesi proprio per la sua capacità di stimolare la generazione attiva di idee, favorendo un processo creativo e multidisciplinare, libero da filtri o preconcetti. Un vero valore aggiunto rispetto alle più tradizionali consultazioni preliminari di mercato.

Tutte le proposte arrivate, e in particolare quelle dei vincitori, contribuiranno alla costruzione di un bando di gara che sarà emanato entro la fine del 2024.

L’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, ha commentato: «L’innovazione è un approccio fondamentale per cambiare in meglio la sanità piemontese, all’insegna della massima trasparenza. Siamo davvero soddisfatti della risposta e nei prossimi mesi proseguiremo con iniziative analoghe anche in altri settori della sanità».

«Oggi si è dimostrato come l’hackathon sia stata la soluzione ottimale per avere i migliori progetti da applicare al nuovo CUP Piemonte – ha spiegato il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli – Ora, grazie a tutte le proposte pervenute, potremo procedere nella gara per dotare i cittadini piemontesi di un sistema innovativo e di qualità per la gestione delle prenotazioni».

I progetti vincitori

Questo l’elenco dei vincitori, suddivisi nelle tre sfide (o “stream”) dell’hackathon:

  • per l’area “Assistente virtuale per la prenotazione e per il supporto dei pazienti”, a cui hanno partecipato quattro team, è risultato vincitore il progetto “Smiling Cup” presentato da Amedeo di Tommaso (Covisian), Ivan Porro (SurgiQ), Davide Presutti (Neosperience), Francesco Rienzi (Covisian), Fabio Sattolo (Covisian), Giampaolo Stopazzolo (GVM Assistance) e Corrado Tritto (Covisian)
  • per l’area “Analisi predittiva delle prenotazioni”, a cui hanno partecipato sette team, è risultato vincitore il progetto “Gpi4Ai – Decision” presentato dal Gruppo GPI composto da Ismaela Avellino, Joy Battocchio, Andrea Buccoliero, Isabella Della Torre, Davide Guidolin e Giovanni Oliverio
  • per l’area “Rilevamento anomalie delle prenotazioni”, a cui hanno partecipato due team, è risultato vincitore il progetto “Smart Cup Monitoring” presentato da Martina Bertoldi (Engineering), Ilenia Campo (Accenture), Marie Christine Giuliano (Exprivia), Loris Maccione (ASL Città di Torino) e Marta Quitadamo (KPMG).

Una menzione speciale è stata poi riconosciuta al progetto “Dora, l’assistente virtuale per la salute”, presentato da un team di cinque giovani donne: Sara Azzone (Accenture), Anna Cristina (ASL Novara), Aurora del Re (Accenture), Erika Piscopo (Accenture) e Clara Simonetti (KPMG ).

L’AI Hackathon: tempistiche e partecipazione

L’Hackathon ha seguito un programma serrato, segno della forte spinta verso l’innovazione nel settore sanitario peculiare di questo progetto. Le candidature sono state aperte il 23 settembre, con un webinar di approfondimento tenutosi il 27. Le iscrizioni si sono chiuse il 29 settembre e, a partire dal 2 ottobre, i team partecipanti hanno avuto una settimana per elaborare e consegnare le loro proposte.

La competizione ha riscosso un notevole interesse, con 88 richieste di partecipazione e 13 team attivi, suddivisi nelle tre aree sfide.

Anche le tre Università del Piemonte hanno partecipato come mentor alle attività dell’hackathon, che hanno coinvolto in particolare Guido Boella, ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, Filippo Molinari, componente del Centro Interdipartimentale PolitoBIOMed Lab – Biomedical Engineering Lab del Politecnico di Torino e Luigi Portinale, del Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, e alcuni ricercatori: Danilo Giordano (Politecnico di Torino), Emilio Sulis (Dipartimento di Informatica), Manuel Striani (Università del Piemonte Orientale) e Federico Torrielli (Università di Torino).

I progetti finalisti sono stati valutati da una giuria multidisciplinare composta da esperti del settore sanitario, tecnologico e rappresentanti dei cittadini: Rodolfo Orazietti, membro di Cittadinanzattiva, Umberto Ricardi, vice rettore per l’area medica e per la ricerca biomedica dell’Università di Torino, e Maurizio Rizzetto, direttore della struttura complessa Innovazione, Tecnologie, Processi e ICT dell’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale.

Ha sottolineato ancora Leli: «Il CUP è il primo contatto del cittadino con la sanità, quindi è stato per noi importante avere anche un rappresentante della cittadinanza all’interno della giuria».

Criteri di valutazione

La giuria ha valutato le proposte in base a tre criteri principali:

  • innovatività e attinenza al brief: la capacità del progetto di rispondere alle sfide proposte, evidenziando la portata innovativa della soluzione
  • fattibilità tecnica, economica e regolatoria: valutazione della effettiva realizzabilità della soluzione
  • impatto sull’esperienza dell’utente: il beneficio atteso sia per i pazienti che per l’intero sistema sanitario, in termini di qualità e quantità.

Ogni criterio è stato valutato con un punteggio da 1 a 10, e il punteggio finale è stato una media ponderata di questi tre fattori. Questo approccio ha permesso di identificare soluzioni non solo tecnologicamente avanzate, ma anche concretamente applicabili e sostenibili.

I prossimi passi: il bando di gara

Il principale obiettivo dell’hackathon era raccogliere idee innovative da integrare nel processo di sviluppo del nuovo CUP. Nei prossimi mesi, Regione Piemonte e Azienda Zero lavoreranno alla stesura del bando di gara, basato sulle proposte ricevute.

«L’introduzione di tecnologie avanzate garantirà una maggiore trasparenza e una migliore esperienza per i cittadini», ha affermato Riboldi. Il nuovo CUP mira a risolvere alcune delle criticità più urgenti, come le lunghe liste d’attesa, e a migliorare il rapporto tra i cittadini e la sanità pubblica.

Impatto economico-organizzativo di uno specifico dispositivo medico mini-invasivo impiantabile ab-interno, in pazienti affetti da glaucoma iniziale-moderato

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Razionale

L’incremento dell’aspettativa di vita della popolazione ha portato a un aumento delle patologie oculari legate all’età, tra cui il glaucoma, una delle principali cause di cecità irreversibile a livello mondiale.  Da un punto di vista esclusivamente epidemiologico, si stima che nel mondo ne siano affette circa 60 milioni di persone [WHO 2020], con una prevalenza italiana pari al 2,5% della popolazione sopra i 40 anni secondo SIGLA (Società Italiana Glaucoma), rappresentando un problema di salute pubblica.

Il glaucoma costituisce, infatti, la seconda causa di cecità dopo la cataratta ma, a differenza di quest’ultima, la perdita visiva associata al glaucoma è irreversibile [Tham et al., 2014; Susanna et al., 2015, Bourne et al., 2018]. Essendo condizione cronica e progressiva, il glaucoma può influenzare significativamente la qualità di vita (QOL), non soltanto perché il deficit visivo si associa a limitazioni nelle attività quotidiane e a perdita dell’autonomia, ma anche perché può causare o esacerbare depressione, solitudine e ansia [Dhawan et al., 2019].

Il glaucoma costituisce la seconda causa di cecità dopo la cataratta ma, a differenza di quest’ultima, la perdita visiva associata al glaucoma è irreversibile

Il trattamento standard del glaucoma è principalmente farmacologico, con l’uso di colliri per ridurre la pressione intraoculare (IOP- Intraocular Pressure). Tuttavia, quando la terapia farmacologica non riesce a mantenere il controllo della malattia, è necessario ricorrere a interventi chirurgici, tra i quali la trabeculectomia si annovera quale standard of care. Negli ultimi anni, la disponibilità della chirurgia microincisionale del glaucoma (MIGS) ha aumentato le possibilità di trattamento delle persone affette da glaucoma, quando i colliri non sono più sufficienti a controllare la progressione del glaucoma, usando procedure chirurgiche più invasive, come la trabeculectomia, solo in una fase successiva del percorso di cura del paziente [Brandao & Grieshaber, 2013].

Tra le MIGS disponibili in pratica clinica, degno di nota è menzionare la tecnologia XEN glaucoma gel implant, che si propone come una soluzione chirurgica innovativa ed efficace grazie sia ai vantaggi dell’accesso ab interno sull’ab externo, sia alle proprietà intrinseche dell’impianto. Questa nuova tecnologia, che consente di bypassare le vie fisiologiche del deflusso oculare, si distingue per la sua sicurezza, efficacia e impatto organizzativo, come la possibilità di eseguire l’intervento in day surgery con tempi di recupero ridotti.

A fronte della situazione epidemiologica sopra esposta e dell’importanza del glaucoma, diviene importante poter fornire al sistema delle informazioni complete e comparative dei potenziali vantaggi del succitato device in confronto alla trabeculectomia tradizionale, all’interno del contesto italiano di riferimento, considerando ciò che avviene sia nelle strutture pubbliche sia nelle strutture private. Ciò diviene rilevante soprattutto per la possibilità di poter fornire un percorso di trattamento maggiormente adeguato al paziente che subisce un intervento molto delicato, capace di modificarne lo stile di vita e la visione della salute in generale, in particolar modo in riferimento a quella categoria di pazienti affetti da glaucoma iniziale-moderato, in cui i colliri non sono più sufficienti a controllare la pressione intraoculare (IOP – Intraocular Pressure), ma la patologia non è ancora in una fase tale da affrontare i rischi correlati a un intervento di chirurgia perforante o non-perforante tradizionale e si desidera un rapido recupero funzionale.

Valutare l’impatto economico e organizzativo di XEN glaucoma gel implant consente di evidenziare le soluzioni innovative per migliorare l’efficienza delle strutture sanitarie e garantire al paziente un trattamento tempestivo e appropriato

Alla luce di queste premesse, il presente studio mostra i risultati derivanti da un’attività di ricerca che si è posta l’obiettivo di valutare l’impatto correlato all’introduzione del device XEN glaucoma gel implant, come intervento chirurgico di prima scelta per i pazienti potenzialmente eleggibili, non solo a livello di efficacia clinica e di safety, ma anche di efficienza economica e organizzativa, contestualizzando i risultati specifici all’interno del contesto italiano, assumendo il punto di vista della struttura sanitaria che eroga tali prestazioni (sia essa pubblica o privata). La rilevanza di valutare l’impatto economico e organizzativo di XEN glaucoma gel implant risiede nella necessità di garantire l’adozione di soluzioni innovative che migliorino l’efficienza delle strutture sanitarie, ottimizzando le risorse e offrendo al paziente un trattamento tempestivo e appropriato.

Metodologia

Per il raggiungimento del sopra indicato obiettivo, sono state prese in considerazione specifiche dimensioni derivanti dal Core Model di EUnetHTA, così come illustrato di seguito.

Valutazione delle dimensioni

Rilevanza generale della patologia in termini di identificazione della popolazione target eleggibile

  • Identificazione della popolazione nazionale e regionale potenzialmente affetta da glaucoma, non responder alla terapia medica, per i quali diviene necessario l’intervento chirurgico.
  • Nello specifico, la popolazione target dell’indagine in essere sarà costituita da pazienti affetti da glaucoma iniziale-moderato, in cui i colliri non sono più sufficienti a controllare la pressione intraoculare, ma la patologia non è ancora in una fase tale da affrontare i rischi correlati a un intervento di chirurgia perforante o non-perforante, e si desidera un rapido recupero funzionale.
  • Reperimento dell’informazione dai tassi di prevalenza e di incidenza disponibili in letteratura.

Sicurezza

  • Percentuale di incidenza degli eventi avversi, che si possono sviluppare a seguito dell’intervento e conseguente valorizzazione economica degli stessi. Informazione reperita dalla letteratura scientifica disponibile.

Efficacia

  • Identificazione del parametro di efficacia, reperito dalla disamina della letteratura di riferimento, intesa come capacità dell’intervento chirurgico di diminuire la pressione oculare.

Impatto economico finanziario

  • Valorizzazione economica del costo del percorso dei pazienti che si sottopongono a intervento chirurgico per l’arginazione del glaucoma, assumendo il punto di vista della struttura sanitaria erogatrice di tali prestazioni, e considerando un orizzonte temporale di 12 mesi.
  • Si specifica come la valorizzazione economica sia stata condotta prendendo in considerazione dati di real-life, derivanti sia da strutture pubbliche sia da strutture private.
  • A seguito della valorizzazione economica del percorso, è stata condotta una analisi di impatto sul budget, così da comprendere la sostenibilità economica del dispositivo XEN glaucoma gel implant. Da un punto di vista operativo, la popolazione target oggetto di indagine (distribuita per tecnologia) moltiplicata per il costo del percorso, comparando un cosiddetto scenario basale rispetto a più scenari innovativi che differiscono sulla base del tasso di utilizzo in pratica clinica del dispositivo XEN glaucoma gel implant.

Impatto organizzativo

  • Definizione della capacità di sistema, in termini di eventuale liberazione di risorse organizzative, correlata a una riduzione nelle tempistiche necessarie per l’effettuazione dell’intervento chirurgico.
  • Si specifica come le informazioni di cui sopra derivino dalla real-life practice, mediante reperimento del dato puntuale derivante dall’estrazione dei flussi amministrativi della struttura coinvolta nell’analisi.

Risultati

La definizione della popolazione

Da un punto di vista epidemiologico, il glaucoma colpisce circa il 2,5% della popolazione italiana sopra i 40 anni. Considerando un tasso di diagnosi accertata del 50% [Buys, 2014; Anraku et al, 2011; Perruccio et al., 2007; Buys et al., 2012; Buys e Jin, 2013], si stima che all’interno del nostro Paese vi siano circa 573.425 soggetti con glaucoma (di cui 95.887 soggetti in Regione Lombardia).

Il glaucoma colpisce circa il 2,5% della popolazione italiana sopra i 40 anni

Sulla scorta di quanto sopra, si definisce la popolazione eleggibile a XEN glaucoma gel implant. La prima popolazione è rappresentata dai soggetti affetti da glaucoma iniziale-moderato, in cui i colliri non sono più sufficienti a controllare la pressione intraoculare, ma la patologia non è ancora in una fase tale da affrontare i rischi correlati a un intervento di chirurgia perforante o non-perforante e si desidera un rapido recupero funzionale. Nello specifico, all’interno del contesto italiano si stimano circa 200.699 pazienti in terapia massimale, ossia pazienti che assumono 3 classi di colliri (35%) [Mansouri et al., 2019]. Di questi, si stima come il 5% sia eleggibile a XEN glaucoma gel implant.

La seconda popolazione eleggibile risulta essere quella che, nonostante abbia effettuato un intervento chirurgico (ossia il 7% della popolazione con diagnosi accertata – Open Data Regione Lombardia, 2017), sia in trattamento con una terapia massimale (35%) [Mansouri et al., 2019]. Di questi, si stima come il 10% sia eleggibile a XEN glaucoma gel implant.

In linea generale, come mostra la Tabella 1, la popolazione potenzialmente eleggibile presente all’interno del territorio nazionale risulta essere pari a 11.440 pazienti, di cui 1.913 all’interno del solo setting di Regione Lombardia.

 

Numero popolazione ITALIA

Numero popolazione LOMBARDIA

Razionale del dato

Fonte dati

Popolazione con diagnosi accertata di glaucoma

573.425

95.887

50% della popolazione prevalente

Buys, 2014; Anraku et al, 2011; Perruccio et al., 2007; Buys et al., 2012; Buys e Jin, 2013

Popolazione in terapia massimale

200.699

33.560

35% della popolazione con diagnosi accertata

Mansouri et al., 2019

Prima popolazione potenzialmente eleggibile a XEN glaucoma gel implant, poiché in terapia massimale

10.035

1.678

5%

Expert opinion

Popolazione che subito intervento con DRG 042, ma è in terapia massimale

14.049

2.349

2% della popolazione con diagnosi accertata

Incrocio dati ex ALEEAO – Open Data Regione Lombardia, 2017; Mansouri et al., 2019

Seconda popolazione potenzialmente eleggibile a XEN glaucoma gel implant, poiché ha subito intervento con DRG042 e in terapia massimale

1.405

235

10%

Expert opinion

Totale popolazione potenziale su base annua

11.440

1.913

 

Expert opinion

Tabella 1. Definizione della popolazione potenzialmente eleggibile a XEN glaucoma gel implant

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Il profilo di efficacia e sicurezza

Da un punto di vista evidence-based, la Tabella 2 riporta i principali eventi avversi (unitamente alla valorizzazione economica delle risorse necessarie per la relativa risoluzione), che possono occorrere all’interno della popolazione che si sottopone a tali interventi chirurgici.

È doveroso però specificare come per tutte le complicanze che occorrono nel breve periodo, si renda necessario riportare il paziente in sala operatoria. Proprio per questa ragione, occorre considerare come costo di gestione della problematica un nuovo accesso in sala operatoria, al netto, però, del costo dell’impianto stesso, che nel breve periodo non necessita di una sostituzione.

Interventi post-operatori

TRAB – [Schlenker et al., 2017; Olgun et al., 2020]

XEN glaucoma gel implant [Schlenker et al., 2017; Olgun et al., 2020]

Risoluzione evento avverso – TRAB

Risoluzione evento avverso – XEN glaucoma gel implant

Valorizzazione economica eventi avversi – TRAB

Valorizzazione economica eventi avversi – XEN glaucoma gel implant

Needling

22,60%

24,50%

1.464,90 €

1.409,16 €

331,07 €

345,24 €

Riformazione della camera

7,69%

11,89%

1.464,90 €

1.409,16 €

112,65 €

167,55 €

Sutura della congiuntiva

5,92%

1,08%

1.464,90 €

1.409,16 €

86,72 €

15,22 €

Trattamento laser con lisi del punto di sutura

49,70%

0,00%

109,08 €

109,08 €

54,21 €

0,00 €

Iridoplastica

0%

1,08%

1.536,00 €

1.536,00 €

0,00 €

16,59 €

Sinechiolisi

2,37%

1,62%

1.464,90 €

1.409,16 €

34,72 €

22,83 €

Valorizzazione economica totale

619,37 €

567,43 €

Tabella 2 – Valorizzazione economica degli eventi avversi post-operatori che possono occorrere nel breve termine

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Focalizzando l’attenzione sul profilo di efficacia, le evidenze di letteratura mostrano come per entrambe le procedure indagate, a 12 mesi, il paziente mediamente presenta una pressione intraoculare che può essere definita ottimale (13.0 mmHg) [Schlenker et al., 2017; Schlenker et al., 2018; Olgun et al., 2020]. Importante è però considerare, la percentuale di pazienti (indicatore espresso in unità fisica) che riesce a raggiungere e a mantenere un buon controllo pressorio: tale dato risulta essere leggermente superiore qualora al paziente venga erogato un intervento chirurgico avvalendosi dell’impianto XEN glaucoma gel implant (78% versus 76%). Inoltre, degno di nota è considerare la popolazione che a 12 mesi dall’intervento chirurgico riceve colliri per il controllo della propria pressione oculare: dalla letteratura si riscontra come siano pochi i pazienti che, a seguito dell’intervento chirurgico, ricevono terapia medica, rilevando una percentuale compresa tra il 25,10% e il 36,0% rispettivamente, nel braccio della chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant e nel braccio della trabeculectomia tradizionale [Schlenker et al., 2017; Schlenker et al., 2018; Olgun et al., 2020].

Ulteriore considerazione, infine, risiede nella necessità o di un re-intervento o nello sviluppo di cataratta, che possono impattare sull’efficacia dell’intervento primario. Così come condotto all’interno della dimensione di sicurezza, anche in questa sede è opportuno valorizzare economicamente sia i re-interventi occorsi all’interno della popolazione, sia la necessità di subire un intervento di estrazione di cataratta (Tabella 3), così da poter includere, tali eventi di re-intervento, nello sviluppo della dimensione economica, e nello specifico nell’analisi di impatto sul budget.

Necessità di re-intervento, per la cura del glaucoma

TRAB – [Schlenker et al., 2017]

XEN glaucoma gel implant – [Schlenker et al., 2017]

Valorizzazione economica

Valorizzazione economica re-interventi – TRAB

Valorizzazione economica re-interventi – XEN glaucoma gel implant

Re-intervento con microstent

0,60%

3,80%

2.438,76 €

14,63 €

92,67 €

Baerveldt shunt (per drenare)

1,20%

3,20%

2.192,90 €

26,31 €

70,17 €

Ciclofotocoagulazione

1,80%

5%

109,08 €

1,96 €

5,45 €

Trabeculectomia

0%

1,10%

1.464,90 €

0,00 €

16,11 €

Trabeculoplastica

0%

0,50%

68,16 €

0,00 €

0,34 €

Tabella 3a – Valorizzazione economica correlata alla necessità di re-intervento per la cura del glaucoma

Necessità di re-intervento, altre cause

TRAB – [Schlenker et al., 2017]

XEN glaucoma gel implant – [Schlenker et al., 2017]

Valorizzazione economica

Valorizzazione economica re-interventi – TRAB

Valorizzazione economica re-interventi – XEN glaucoma gel implant

Cataratta

9,50%

5,90%

€ 577,93

54,90 €

34,10 €

Valorizzazione economica totale

97,81 €

218,85 €

Tabella 3b – Valorizzazione economica correlata alla necessità di re-intervento per altre cause

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Impatto economico e organizzativo

Il percorso del paziente affetto da glaucoma farmaco-resistente è stato scomposto nelle seguenti fasi: 1) pre-ricovero; 2) accettazione; 3) trasporto del paziente in blocco operatorio; 4) preparazione del paziente; 5) intervento chirurgico; 6) post-intervento; 7) degenza; 8) follow-up, considerando visite oculistiche e ulteriori prestazioni diagnostiche di controllo, il tutto considerando un orizzonte temporale di 12 mesi.

Per ognuna delle succitate fasi, sono state indagate le seguenti voci di costo diretto sanitario: i) risorse umane coinvolte, ii) apparecchiature; iii) attrezzature; iv) prestazioni di laboratorio; v) esami diagnostici; vi) materiale impiantato; vii) materiale di consumo e viii) farmaci. Ai costi diretti sanitari sono stati integrati anche i costi fissi, che concorrono per il 20% dei costi diretti sanitari [Adduce & Lorenzoni, 2004].

Si specifica inoltre come per la sola fase correlata all’intervento chirurgico, il costo legato alle risorse umane nonché alle varie apparecchiature e attrezzature utilizzate per svolgere l’intervento di trabeculectomia tradizionale o con impianto di XEN glaucoma gel implant sia dipendente dalla durata dell’intervento stesso. Sulla base della reale pratica clinica, l’intervento di trabeculectomia tradizionale presenta una durata pari a 30-45 minuti, mentre l’intervento di XEN glaucoma gel implant ha una durata media pari a 10-20 minuti: da questa differente durata ne consegue una differente valorizzazione economica dell’intervento chirurgico, proprio in riferimento all’occupazione della sala. Da questo punto di vista, infatti, si riscontra mediamente un risparmio medio pari al 58% a intervento chirurgico (range: 43%-70%), in termini di costo orario di sala operatoria. Tale vantaggio non può essere però relegato alla sfera economica, ma si potrà indubbiamente tradurre soprattutto in benefici organizzativi, in termini di un maggiore numero di pazienti da prendere in carico per la risoluzione del proprio bisogno di salute. In riferimento alla durata della degenza, emerge come nella maggior parte dei casi, i soggetti che si sottopongono a chirurgia del glaucoma, sia con trabeculectomia tradizionale sia con inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant, vengono operati in regime di Day Hospital, senza necessità di pernotto.

Fatta questa debita premessa, la Tabella 4 mostra la valorizzazione economica del percorso del paziente, considerando la possibilità di effettuare tale tipologia di intervento anche in modalità di ricovero ordinario, richiedendo quindi che il paziente rimanga in ospedale per una notte, situazione che avviene in una quota parte residuale di popolazione, poiché affetta da particolare fragilità (circa lo 0,1% degli interventi complessivamente erogati).

In riferimento all’erogazione dell’intervento chirurgico effettuato in modalità di day hospital, il costo di una singola procedura presenta un assorbimento di risorse economiche pari a € 820,50 (range: € 748,56 – € 898,91) in caso di trabeculectomia tradizionale e pari a € 1.702,72 (range: € 1.641,23-€ 1.776,88) in caso di chirurgia del glaucoma con impianto di XEN glaucoma gel implant.

 

Valore Minimo

Valore Medio

Valore Massimo

Pre-ricovero

€ 64,85

€ 70,65

€ 81,90

Accettazione

€ 5,45

€ 6,71

€ 9,93

Trasporto del paziente in blocco operatorio

€ 2,01

€ 2,33

€ 2,88

Preparazione del paziente

€ 16,82

€ 22,56

€ 24,10

Intervento chirurgico

€ 1.191,60*

€ 1.202,32*

€ 1.236,05*

Post-intervento

€ 16,41

€ 18,75

€ 19,52

Degenza

€ 162,40

€ 162,40

€ 162,40

Follow-up

€ 70,55

€ 95,61

€ 106,35

Totale

€ 1.530,09

€ 1.581,33

€ 1.643,13

Costi fissi (+20%)

€ 306,02

€ 316,27

€ 328,63

Costo totale, comprensivo di costi fissi

€ 1.836,11

€ 1.897,60

€ 1.971,76

Tabella 4a. Chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN gel stent – regime di ricovero ordinario

* si specifica che all’interno di questa fase, è presente il costo del device XEN glaucoma gel implant, pari a € 1.029,60 IVA 4% inclusa

 

Valore Minimo

Valore Medio

Valore Massimo

Pre-ricovero

€ 64,85

€ 70,65

€ 81,90

Accettazione

€ 5,45

€ 6,71

€ 9,93

Trasporto del paziente in blocco operatorio

€ 2,01

€ 2,33

€ 2,88

Preparazione del paziente

€ 16,82

€ 22,56

€ 24,10

Intervento chirurgico

€ 1.191,60*

€ 1.202,32*

€ 1.236,05*

Post-intervento

€ 16,41

€ 18,75

€ 19,52

Degenza

€ 0,00

€ 0,00

€ 0,00

Follow-up

€ 70,55

€ 95,61

€ 106,35

Totale

€ 1.367,69

€ 1.418,93

€ 1.480,73

Costi fissi (+20%)

€ 273,54

€ 283,79

€ 296,15

Costo totale, comprensivo di costi fissi

€ 1.641,23

€ 1.702,72

€ 1.776,88

Tabella 4b. Chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN gel stent – Day Hospital

* si specifica che all’interno di questa fase, è presente il costo del device XEN glaucoma gel implant, pari a € 1.029,60 IVA 4% inclusa

 

Valore Minimo

Valore Medio

Valore Massimo

Pre-ricovero

€ 64,85

€ 70,65

€ 81,90

Accettazione

€ 5,45

€ 6,71

€ 9,93

Trasporto del paziente in blocco operatorio

€ 2,01

€ 2,33

€ 2,88

Preparazione del paziente

€ 18,47

€ 22,41

€ 23,08

Intervento chirurgico

€ 341,00

€ 354,86

€ 382,00

Post-intervento

€ 16,17

€ 18,51

€ 19,75

Degenza

€ 162,40

€ 162,40

€ 162,40

Follow-up

€ 175,85

€ 208,28

€ 229,55

Totale

€ 786,20

€ 846,15

€ 911,49

Costi fissi (+20%)

€ 157,24

€ 169,23

€ 182,30

Costo totale, comprensivo di costi fissi

€ 943,44

€ 1.015,38

€ 1.093,79

Tabella 4c. Chirurgia del glaucoma con Trabeculectomia tradizionale – regime di ricovero ordinario

 

Valore Minimo

Valore Medio

Valore Massimo

Pre-ricovero

€ 64,85

€ 70,65

€ 81,90

Accettazione

€ 5,45

€ 6,71

€ 9,93

Trasporto del paziente in blocco operatorio

€ 2,01

€ 2,33

€ 2,88

Preparazione del paziente

€ 18,47

€ 22,41

€ 23,08

Intervento chirurgico

€ 341,00

€ 354,86

€ 382,00

Post-intervento

€ 16,17

€ 18,51

€ 19,75

Degenza

€ 0,00

€ 0,00

€ 0,00

Follow-up

€ 175,85

€ 208,28

€ 229,55

Totale

€ 623,80

€ 683,75

€ 749,09

Costi fissi (+20%)

€ 124,76

€ 136,75

€ 149,82

Costo totale, comprensivo di costi fissi

€ 748,56

€ 820,50

€ 898,91

Tabella 4d. Chirurgia del glaucoma con Trabeculectomia tradizionale – Day Hospital

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Oltre al mero costo del percorso occorre contemplare anche il costo degli eventuali eventi avversi/complicanze che possono avvenire all’interno della popolazione affetta da glaucoma che subisce intervento chirurgico con trabeculectomia tradizionale o con impianto del device XEN glaucoma gel implant. Il costo del percorso, comprensivo anche di tali eventi di breve e di lungo periodo viene dettagliato all’interno della Tabella 5, il tutto considerando l’occorrenza degli stessi nella popolazione coinvolta.

Voci di costo

Chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant – regime di ricovero ordinario

Chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant – Day Hospital

Chirurgia del glaucoma con Trabeculectomia tradizionale – regime di ricovero ordinario

Chirurgia del glaucoma con Trabeculectomia tradizionale – Day Hospital

Costo del percorso chirurgico e monitoraggio

1.897,60 €

1.702,72 €

1.015,38 €

820,50 €

Costo di gestione complicanze post-operatorie, che necessitano di un re-intervento nel breve termine*

567,43 €

567,43 €

619,37 €

370,76 €

Costo di gestione dei re-interventi, che possono occorrere nel lungo termine**

184,75 €

184,75 €

42,91 €

97,81 €

Valorizzazione economica complessiva del percorso del paziente, su base annua

2.683,88 €

2.214,65 €

1.732,57 €

1.289,08 €

Tabella 5. Valorizzazione economica dell’intero percorso del paziente affetto da glaucoma, su base annua, considerando il costo medio del percorso previamente mappato

* La valorizzazione economica di questa voce comprende le seguenti procedure chirurgiche, che avvengono a seguito di complicanze di breve termine, tale per cui è necessario un re-intervento, e che presentano una differente occorrenza in base alla tipologia di intervento erogato: needling, sutura della congiuntiva, riformazione della camera, trattamento laser con lisi del punto di sutura, iridoplastica, sinechiolisi.

** La valorizzazione economica di questa voce comprende i re-interventi che possono occorrere nel lungo termine, per inefficacia del primo intervento chirurgico o per altra causa, che presentano una differente occorrenza in base alla tipologia di intervento erogato: re-intervento con microstent, Baerveldt shunt, ciclofotocoagulazione, trabeculectomia, trabeculoplastica o cataratta.

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A seguito della valorizzazione del percorso, è stata condotta un’analisi di impatto sul budget considerando una popolazione target pari a 11.440 pazienti qualora si consideri il punto di vista del SSN, oppure pari a 1.913 qualora si volessero contestualizzare i risultati all’interno dello specifico contesto di Regione Lombardia. Tutti i pazienti di cui sopra risultano essere eleggibili all’utilizzo del device innovativo, poiché attualmente rappresentano una popolazione nella quale la terapia massimale o la chirurgia tradizionale potrebbe risultare delle soluzioni non ottimali. Essi possono rappresentare infatti quella quota parte di pazienti (a livello nazionale e/o regionale) per i quali, da una parte, pur essendo affetti da glaucoma iniziale-moderato, i colliri non sono più sufficienti a controllare la pressione intraoculare, dall’altra, però, proprio perché la patologia non è ancora in una fase molto avanzata, non si ritiene utile affrontare i rischi correlati a un intervento di chirurgia perforante o non-perforante e si desidera un rapido recupero funzionale. Per questa fetta di popolazione, dunque, sia la terapia massimale, sia la chirurgia non rappresentano la soluzione ottimale.

Nelle more di questa ragione, è stato ipotizzato uno scenario basale (che prevede l’utilizzo delle tecniche chirurgiche “storiche” per l’arginazione del glaucoma a tutti i pazienti con questo bisogno di salute) da paragonare a uno scenario innovativo, che preveda un tasso di sostituzione completa, ossia come il 100% dei pazienti possa fruire dell’innovazione tecnologica XEN glaucoma gel implant.

La Tabella 6 mostra la necessità di un investimento pari al 71,80%, considerando come tale analisi faccia riferimento a una proiezione disruptive dell’innovazione tecnologica indagata. Differente sarebbe l’investimento in capo alle strutture sanitarie regionali, qualora volessero prevedere una introduzione di XEN glaucoma gel implant, maggiormente conservativa e graduale nel tempo.

 

Scenario Basale

Scenario innovativo

Impatto sul budget (Euro)

Impatto sul budget (%)

Trabeculectomia tradizionale

14.747.027,27 €

0,00 €

-14.747.027,27 €

-100,00%

XEN glaucoma gel implant

0,00 €

25.335.584,03 €

25.335.584,03 €

Totale

14.747.027,27 €

25.335.584,03 €

10.588.556,77 €

71,80%

Tabella 6a. Risultati dell’analisi di impatto sul budget per il trattamento degli 11.440 pazienti presenti sul territorio nazionale

 

Scenario Basale

Scenario innovativo

Impatto sul budget (Euro)

Impatto sul budget (%)

Trabeculectomia tradizionale

2.466.002,02 €

0,00 €

-2.466.002,02 €

-100,00%

XEN glaucoma gel implant

0,00 €

4.236.623,45 €

4.236.623,45 €

Totale

2.466.002,02 €

4.236.623,45 €

1.770.621,42 €

71,80%

Tabella 6b. Risultati dell’analisi di impatto sul budget per il trattamento dei 1.913 pazienti presenti in Regione Lombardia

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Impatto organizzativo

Come precedentemente illustrato, il tempo totale per l’effettuazione dell’intervento chirurgico risulta essere pari a 30-45 minuti nel caso di trabeculectomia tradizionale, e di 10-20 minuti nel caso di tecnica chirurgica microincisionale per l’inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant, rilevando una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi indagati (p-value < 0,05). In questa ottica, è facilmente intuibile come l’introduzione in pratica clinica del device XEN glaucoma gel implant, riducendo il tempo di sala operatoria giustificato da una minore durata dell’intervento, permetterebbe di gestire più pazienti e più interventi, con un impatto sicuramente positivo in termini di accessibilità alle cure.

Da un punto di vista organizzativo, si riscontra come l’utilizzo di XEN glaucoma gel implant porterebbe il centro clinico di riferimento a risparmiare il 59,46% del tempo di sala operatoria complessivamente inteso, per la gestione di tale problematica oftalmologica (Tabella 7).

 

Scenario Basale

Scenario innovativo

Impatto organizzativo (minuti)

Impatto organizzativo (%)

Trabeculectomia tradizionale

423.280

0

-423.280

-100,00%

XEN glaucoma gel implant

0

171.600

171.600

Totale

423.280

171.600

-251.680

-59,46%

Tabella 7a. Impatto organizzativo, in termini di minuti di sala operatoria, per il trattamento degli 11.440 pazienti presenti sul territorio nazionale

 

Scenario Basale

Scenario innovativo

Impatto organizzativo (minuti)

Impatto organizzativo (%)

Trabeculectomia tradizionale

70.781

0

-70.781

-100,00%

XEN glaucoma gel implant

0

28.695

28.695

Totale

70.781

28.695

-42.086

-59,46

Tabella 7b. Impatto organizzativo, in termini di minuti di sala operatoria, per il trattamento dei 1.913 pazienti presenti in Regione Lombardia

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Conclusioni

I risultati suggeriscono come l’introduzione di un approccio chirurgico microincisionale con l’impianto di XEN glaucoma gel implant possa garantire una soluzione appropriata per una specifica categoria di pazienti, ossia coloro i quali sono affetti da glaucoma iniziale-moderato, in cui i colliri non sono più sufficienti a controllare la IOP, ma la patologia non è ancora in una fase tale da affrontare i rischi correlati a un intervento di chirurgia perforante o non-perforante tradizionale e si desidera un rapido recupero funzionale.

Sebbene l’introduzione della procedura innovativa ingeneri un aumento del budget a disposizione a livello aziendale (+71,80%), essa può rappresentare una scelta sostenibile a lungo termine grazie alla riduzione dei tempi di degenza. Questo rende l’investimento conveniente per le strutture sanitarie sia pubbliche sia private, soprattutto in contesti con risorse limitate, ma con elevata domanda di interventi.

Il DRG di riferimento per l’arginazione del glaucoma risulta essere il DRG 042, ossia “Interventi sulle strutture intraoculari eccetto retina, iride e cristallino”, che a livello regionale – fatta eccezione per la regioni Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia –  prevede una valorizzazione economica pari a € 1.641,00 se il paziente permane all’interno dell’Ospedale almeno un giorno, oppure pari a € 1.522,00 nel caso in cui la procedura venisse effettuata in day hospital, indipendentemente dall’approccio chirurgico selezionato. Suddette tariffe non sono sufficienti a coprire i costi dei percorsi indicati in Tabella 6 in caso di inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant.

Proprio per questa ragione, così come condotto all’interno di Regione Lombardia che prevede una tariffazione differente del DRG042, in caso di impianto di specifici medical device, tra cui XEN glaucoma gel implant (DGR n. XII/285 del 15/05/2023), sarebbe auspicabile anche a livello nazionale, una articolazione differente di tale DRG proprio sulla base della presenza o dell’assenza di un dispositivo aggiuntivo, così da avere la possibilità di incrementare il valore della tariffa di rimborso non su tutta la popolazione, bensì solamente su quella quota parte delle prestazioni che necessitano di una maggiore remuneratività, avendo un target di bisogno che in questo momento non riesce a essere coperto in maniera ottimale. In tal senso, quindi si potrebbe prevedere una nuova codifica, andando a mantenere la medesima diagnosi principale, seguita, nel campo libero, dall’indicazione di inserimento di impianto oculare, così da creare un DRG ad hoc che vada a coprire in maniera adeguata i costi vivi aziendali sostenuti per l’erogazione di tale procedura.

La chirurgia del glaucoma con inserimento di XEN glaucoma gel implant può essere considerata una valida alternativa da proporre ai pazienti affetti da glaucoma in terapia massimale

Da un punto di vista aziendale e organizzativo, rilevante è segnalare la riduzione delle tempistiche operatorie, con una liberazione del minutaggio complessivamente speso per il trattamento di tale patologia che si aggira intorno al 59% rispetto a uno scenario di completa assenza dell’innovazione tecnologica. Senza ombra di dubbio, l’abbattimento delle tempistiche di sala operatoria potrebbe generare, a cascata, anche un abbattimento complessivo delle liste d’attesa. Da questo punto di vista, infatti, a parità di ore dedicate di sala operatoria, l’utilizzo di XEN glaucoma gel implant potrebbe ottimizzare il percorso chirurgico all’interno delle strutture rafforzando l’efficienza complessiva dell’organizzazione di sala.

In conclusione, sulla base di quanto illustrato, la chirurgia del glaucoma con inserimento di XEN glaucoma gel implant può essere considerata una valida alternativa da proporre ai pazienti affetti da glaucoma in terapia massimale, poiché in grado di determinare una significativa riduzione della pressione intraoculare, mantenendo un ridotto rischio clinico. Inoltre, in linea generale, la chirurgia del glaucoma con inserimento dell’impianto XEN glaucoma gel implant, essendo un intervento microincisionale, potrebbe essere effettuata anche “precocemente”, migliorando la gestione della patologia oculare, riducendo quindi i fenomeni di mancata aderenza terapeutica, una delle principali ragioni di fallimento della terapia stessa.

In questa ottica, tutti quegli approcci che propongono percorsi semplificati, una minore invasività, un percorso di cura individualizzato, possono migliorare i livelli di aderenza e quindi rallentare la progressione di patologia rendendola maggiormente controllata e controllabile.

Bibliografia

Ultimi giorni per iscriversi alla III edizione del Master Executive Cultura & Salute

Dal 2021 CCW School realizza il Master Executive Cultura & Salute, unico in Italia, dedicato alle connessioni e all’operatività integrata e sistemica di diverse professionalità provenienti dai mondi della Cultura, della Sanità e del Sociale. Per decisori, operatori e operatrici del mondo della pubblica amministrazione, del terzo settore, degli investitori sociali e delle imprese.

Le sfide complesse, i fenomeni dinamici e multifattoriali richiedono l’adozione di azioni intersettoriali. Abitare la complessità e cogliere le opportunità offerte dal ridisegno dei sistemi è essenziale per migliorare la comprensione degli scenari attuali e acquisire competenze trasversali utili a elaborare azioni, strategie e politiche efficaci. Diventa fondamentale progettare e agire con l’obiettivo di generare un impatto tangibile, valorizzando la partecipazione e l’espressione culturale per promuovere il benessere individuale e sociale, in un’ottica di equità.

Le iscrizioni scadono il 15 ottobre, con inizio delle lezioni a gennaio 2025

Il Master Executive Cultura & Salute propone un percorso che favorisce la creazione di una comunità professionale, sviluppato con il contributo di una faculty d’eccezione, composta da soci, socie e membri del network di CCW, con il supporto delle partnership scientifiche di DoRS – Centro di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte e della Fondazione Fitzcarraldo per la Cultura, in collaborazione con COREP – Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente.

Il percorso di CCW è reso possibile dall’alleanza strategica su Cultura e Salute con Fondazione Compagnia di San Paolo – Obiettivo Cultura, Missione Favorire partecipazione attiva e la collaborazione scientifica di Fondazione Medicina a Misura di Donna.

Tre le formule di partecipazione, per consentire una scelta in base ai propri obiettivi e ruoli organizzativi:

  • Welfare Culturale: scenari, evidenze, impatti – 60 ore in digitale in 4 mesi
  • Progettare il Welfare Culturale: dall’ideazione alla valutazione di impatto – 140 ore con due fine settimana in presenza in 8 mesi
  • Welfare Culturale in azione: strumenti e pratiche per progettare e condurre interventi – 220 ore con quattro fine settimana in presenza in 12 mesi

Informazioni pratiche

Le iscrizioni chiudono martedì 15 ottobre

Concluso il congresso CReI: Martin Martin è il nuovo Presidente del Collegio dei reumatologi

È Luis Severino Martin Martin il nuovo presidente del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), specialista di origine spagnola eletto al termine del XXVII Congresso della Società scientifica appena concluso a Firenze. Con lui nella governance del Collegio sono stati votati Gian Piero Baldi (vicepresidente) e Crescenzio Bentivenga (coordinatore esecutivo). Gli altri componenti del Consiglio Direttivo CReI per il prossimo triennio sono: Franco Paoletti, Raffaele Zicolella, Rosita Laurenti, Paolo Di Giuseppe, Maurizio Benucci, Carlo Venditti, Silvano Bettio, Alessandra Beccaris, Norma Carrozzo, Andrea Delle Sedie, Donatella Ventura e Stefania Padula. Da Statuto continuerà a far parte del Direttivo anche Daniela Marotto, come past-president, dopo un triennio di guida particolarmente attivo e fruttuoso.

Parla il nuovo Presidente

«Personalmente ed anche come nuovo Direttivo vogliamo affermare che siamo qui per servire il CReI, la reumatologia italiana e tutti i pazienti – sono le prime parole del presidente Martin Martin -. Con il voto espresso dai soci CReI registriamo il desiderio di dare una continuità al lavoro enorme svolto dal Consiglio direttivo uscente, in primis all’azione condotta da Daniela Marotto, dal vicepresidente Alberto Migliore e dalla coordinatrice Patrizia Amato, e quindi insieme ai colleghi del Consiglio Direttivo, tenteremo di rispondere al mandato dei soci CReI proseguendo su un solco già tracciato».

Nato in Spagna nel 1963, il nuovo presidente CREI si è laureato a Siviglia, e si è specializzato a Roma presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Attualmente è Dirigente Medico di Primo Livello all’Ospedale di Velletri; la sua produzione scientifica comprende oltre 200 articoli e comunicazioni scientifiche in reumatologia. Nello specifico, esiste già una linea strategica che il prossimo triennio CReI cercherà di seguire e interpretare? Risponde Martin Martin: «Credo che il nostro compito sia quello di radicarci sempre più sul territorio: questo era uno degli obiettivi precedenti di CReI e cercheremo di perseguirlo anche nell’immediato futuro. Dobbiamo tutti insieme essere vicini e rappresentare i colleghi reumatologi che sono uno dei pilastri della sanità di prossimità, per garantire ai cittadini quei servizi, quelle cure e quella presa in carico che anche il DM desidera rendere centrale nella sanità del nostro Paese».

Consuntivi e passaggi di consegne

«Usciamo dal Congresso di Firenze contenti sia per la trattazione di argomenti di diagnosi e terapia, che per l’ascolto di tante problematiche del vissuto dei pazienti, visto che uno degli obiettivi del nostro ritrovarci è proprio che i colleghi reumatologi si portino a casa qualcosa che cambi la loro pratica clinica – ha dichiarato la presidente uscente Daniela Marotto -. Ma siamo anche soddisfatti perché come CReI cerchiamo, tra i tanti obiettivi societari, di dar vita ad un evento annuale che diventi punto di riferimento sia per i reumatologici italiani che anche per tanti altri specialisti, visto che i lavori del Congresso sono progettati e sviluppati nell’ottica della multidisciplinarietà. In quattro giorni di programma a Firenze ci siamo confrontati con gastroenterologi, oncologi, genetisti, laboratoristi, medici di base, avvocati, cardiologi, ginecologi, pediatri e psicologi, sempre per comprendere più e meglio le interazioni tra le criticità sempre più vaste che incidono in modo correlato sulla salute dei cittadini. Questo perché per CReI l’obiettivo centrale è dare salute ai nostri pazienti, e per farlo si devono affrontare i problemi insieme, in quell’ottica OneHealth che era la piattaforma di tutto il nostro evento e che il Ministro Orazio Schillaci ha rilanciato nel suo messaggio inaugurale».

Dal Congresso alla vita della società scientifica: si conclude il triennio guidato dalla presidente Marotto e proprio lei commenta gli obiettivi raggiunti ed il clima in cui sono stati perseguiti: «Gli anni 2021-2024 sono stati per CReI un periodo intenso e molto dinamico. Posso dire che siamo soddisfatti del lavoro e dei risultati ottenuti e questa soddisfazione ci viene confermata dai nostri soci in tutto il Paese, oltre che dall’evidente crescita della nostra Società nelle interlocuzioni istituzionali, scientifiche, regionali. Quello che pertanto mi sento di suggerire al nuovo presidente Martin Martin, ed al nuovo Direttivo, è di continuare su questa linea: lavorare tenendo sempre a mente che il medico deve fare l’interesse del cittadino, rimanendo a fianco delle istituzioni ed a fianco di tutti gli stakeholders che si occupano di malattie reumatologiche. Dobbiamo far sì – ha concluso Daniela Marotto – che si generi e rafforzi una reale assistenza basata su una vera rete reumatologica, in cui territorio e ospedale siano integrati e comunichino fra loro e non siano entità separate. Quindi l’augurio che faccio ai nostri colleghi è di continuare a far crescere quello che abbiamo seminato: in questo modo alla fine del prossimo triennio si potrà finalmente dire che in tutta Italia c’è un assistenza reumatologica omogenea».


Sanità di prossimità e DM77

Proprio sul tema dell’assistenza reumatologica in tutto il Paese, il Congresso il CReI ha proposto anche una sessione di politica sanitaria in cui sono stati approfonditi i temi della sanità di prossimità, nella cornice già definita dal DM77. Alla sessione hanno partecipato il presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, Pietro Dattolo, Pierangelo Lora Aprile (SIMG) e Paolo Petralia (vicepresidente FIASO). Quest’ultimo ha sottolineato che «tutti gli specialisti di branca e in particolare i reumatologi – che hanno una competenza di prossimità e di anticipazione del bisogno di salute – si pongono al centro di questo percorso di sanità vicina al bisogno. Ed è quindi necessario sviluppare un approccio circolare dove ospedale, territorio e domicilio creano un circolo virtuoso e non concorrenziale, per garantire la risposta più appropriata».

Lora Aprile, dal canto suo, ha ricordato che la sanità di prossimità «non si fa con i mattoni, ma con le competenze», e da questo punto di vista è fondamentale «che si operi una crescita omogenea dell’intero sistema partendo dalle risorse umane, oggi troppo penalizzate dalle scelte nazionali di politica sanitaria». Crescita omogenea che, nelle parole di Pietro Dattolo, si può «raggiungere solo con la partecipazione motivata e con la corresponsabilità dei professionisti della salute, che non possono essere coinvolti solo ‘al termine’ della programmazione, ma fin dalle sue battute iniziali».

A conclusione della sessione Daniela Marotto, ha ricordato che CReI è attivo non solo nella riflessione sul DM77, ma sta dialogando con i rappresentati della politica sanitaria anche sul Disegno di Legge 946 in materia di riorganizzazione e potenziamento dei servizi sanitari in ambito reumatologico. «Per noi risulta essenziale che la presa in carico del paziente reumatologico sia dall’inizio realizzata nella stretta relazione tra medico di medicina generale e specialista territoriale – ha dichiarato Marotto – con l’intervento del reumatologo ospedaliero solo in presenza di acuzie o di casi di particolare complessità. A partire da questa impostazione, come Collegio ovviamente chiediamo che tutti i reumatologi possano finalmente prescrivere i farmaci migliori più innovativi a tutti i pazienti, generando una reale equità di accesso alle cure. Solo così si realizzerà una effettiva medicina di prossimità equa, universale e tempestiva».

Disturbi dell’alimentazione, 132 i centri di cura e 48 le associazioni che offrono servizi e supporto

Sono 180 le strutture sul territorio nazionale, tra centri di cura e associazioni, che si occupano di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna). La Regione che registra il maggior numero di servizi dedicati è l’Emilia Romagna (23, di cui 10 centri Ssn, 4 afferenti al privato accreditato, 9 associazioni), seguita dal Piemonte (20, di cui 12 centri Ssn, 4 del privato accreditato e 4 associazioni).

Questi i dati che emergono dalla mappatura aggiornata disponibile sulla piattaformadisturbialimentari.iss.it dell’Istituto Superiore di Sanità, presentata al convegno “La Mappatura territoriale dei centri dedicati ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: le associazioni e i servizi di cura” che si è tenuto oggi all’Istituto, organizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping (Cndd). Il lavoro, coordinato dal Cndd, è stato realizzato con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute-CCM.

«I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione – evidenzia il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone – sono caratterizzati da un alto tasso di cronicità, mortalità e recidiva. L’esperienza maturata dai professionisti del settore evidenzia l’importanza di un intervento integrato e precoce, per evitare che il disturbo diventi cronico con il rischio di danni permanenti che, nei casi più gravi, possono portare alla morte. La possibilità di rafforzare la collaborazione tra le diverse strutture dedicate risponde a queste esigenze e offre uno strumento pratico per orientarsi sul territorio, uno strumento utile a favorire l’incontro tra la domanda dei cittadini e l’offerta territoriale».

Centotrentadue centri e 48 associazioni

Al 30 settembre 2024 la mappatura conta 180 strutture sul territorio nazionale: 132 centri di cura (105 appartenenti al servizio sanitario nazionale, 27 al sistema del privato accreditato) e 48 associazioni, che vengono ‘censite’ per la prima volta. I centri di cura sono 63 al Nord, 45 al Sud e Isole e 24 al Centro Italia.

La maggior parte è strutturata per prendere in carico utenti dai 13 ai 45 anni. Ma una quota del 18% afferma di poter prendere in carico bambini di sei anni o meno e il 51% la fascia tra 7 e 12 anni. Il 78% anche persone con età superiore ai 45 anni. Rispetto alla modalità di accesso, nel 49% dei servizi è necessaria la prenotazione al Cup o la richiesta Ssn ma nel 33% dei casi la modalità di accesso ai centri è libera e senza impegnativa.

Complessivamente tra gli specialisti che lavorano nelle équipe vi sono prevalentemente psicologi, medici specialisti in psichiatria o neuropsichiatria infantile, dietisti e infermieri. Meno della metà, il 42% dei centri, afferma di avere posti letto dedicati esclusivamente ai DNA, con percentuali variabili per ricovero di tipo psichiatrico o internistico, sia per minori sia per adulti.

Le associazioni mappate per la prima volta, preziose per la prevenzione, l’ascolto e la condivisione

Per quanto riguarda la distribuzione regionale delle associazioni registrate in piattaforma, vi è un divario tra il Nord che ne conta 30, il Centro che ne conta 10 e il Sud che ne conta 8. Le associazioni sono composte da familiari di persone con Dna per il 92%, da cittadini volontari per il 71% e da volontari professionisti per il 56%; in oltre la metà dei casi i volontari sono appositamente formati sulla tematica. Partecipano  all’attività delle associazioni, nel 31% dei casi, anche le persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. In cima ai servizi erogati dalle associazioni vi sono interventi di prevenzione e promozione della salute, seguiti dai gruppi di auto mutuo aiuto per familiari e dalle attività formative. Nel 63% dei casi è disponibile uno sportello d’ascolto, nel 13% dei casi viene fornita assistenza anche con un telefono verde e nel 6% viene offerta attività domiciliare. Tra i destinatari dei servizi erogati i familiari e le persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Nel 79% dei casi le associazioni collaborano con i centri afferenti all’Ssn.

«Il monitoraggio capillare effettuato sui servizi sul territorio dedicati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione – sottolinea Simona Pichini, direttore facente funzione del Centro nazionale Dipendenze e Doping – è un servizio che ci consente di aiutare in modo concreto e di essere vicini a coloro che hanno disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e alle loro famiglie. Il nostro obiettivo è che con l’aggiornamento della piattaforma, che è costante, i cittadini trovino risposte ai loro quesiti in momenti nei quali essere tempestivi nella presa in carico può fare realmente la differenza».

«La mappatura dei servizi dedicati ai DNA di cui oggi abbiamo presentato l’aggiornamento consente di offrire al cittadino una panoramica a 360° delle risorse presenti sul territorio – rileva Luisa Mastrobattista, primo ricercatore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss – e per questo diamo la possibilità ai servizi censiti di inserire e aggiornare le informazioni in qualunque momento. Il censimento delle associazioni che si occupano di DNA, realizzato per la prima volta in questa mappatura, offre ai cittadini un ulteriore tassello di conoscenza che può risultare fondamentale per una presa in carico tempestiva; l’orientamento sul territorio verso i servizi di cura pubblici e del privato accreditato delle persone affette da DNA e dei loro familiari, infatti, passa anche dalle associazioni che possono offrire un supporto prezioso».

Farmaci, ecco tutti i rischi dello smaltimento scorretto per umani, animali e ambiente

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Tossicità nelle acque e nei terreni, resistenza agli antibiotici e resistenza batterica. Sono gravi le conseguenze per la salute umana, animale e ambientale del non corretto smaltimento dei farmaci. È del 2023, ma prosegue anche nel 2024, la campagna lanciata da Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione di Federchimica, per educare i cittadini su questo tema ancora poco chiaro per troppi.

Tra gli errori più comuni, l’abitudine di gettare l’intera confezione del farmaco o smaltire i contenitori dei medicinali liquidi nella plastica o nel vetro

Dal 2015 è stato lanciato il programma europeo Eco-Pharmaco Stewardship (EPS), che promuove una gestione sostenibile dell’impatto ambientale dei farmaci, quindi sull’uso, la conservazione e lo smaltimento appropriato dei medicinali. A testimoniare l’importanza di questo tema, nell’ultimo rapporto sull’uso dei farmaci in Italia (riferito al 2022), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha dedicato, per la prima volta, un capitolo all’impatto ambientale dei medicinali. Nel report sono stati analizzati 90 principi attivi, scelti tra quelli a maggior consumo, quelli con la più elevata tossicità ambientale e quelli monitorati dal sistema europeo Watch list, appartenenti a 28 classi terapeutiche.

Dall’analisi è emerso che alcuni tra i farmaci più usati in Italia, come gli antinfiammatori non steroidei, sembrano essere i più nocivi per l’ecosistema. Ma anche la presenza di antibiotici nelle acque rappresenta un rischio non da poco, poiché contribuisce allo sviluppo e alla diffusione di resistenze batteriche a questi farmaci, che sono essenziali per sconfiggere le infezioni. I farmaci possono contaminare suolo, fiumi, laghi e mari, provocando danni a piante e animali, soprattutto quando sono smaltiti in modo improprio, attraverso i servizi igienici, il lavandino e la pattumiera anziché lasciarli correttamente negli appositi bidoni fuori dalle farmacie o nelle isole ecologiche.

Per approfondire l’argomento, hanno risposto ai microfoni di TrendSanità Luca Pasina, Responsabile di Laboratorio di Farmacologia clinica e appropriatezza prescrittiva dell’Istituto Mario Negri, e Roberto Tobia, Segretario nazionale di Federfarma.

Come funziona il ciclo dello smaltimento dei farmaci negli ospedali e nelle farmacie?

Roberto Tobia, Federfarma
Roberto Tobia

«Lo smaltimento dei farmaci è regolato da una serie di normative e disposizioni volte a garantire che i farmaci siano eliminati in modo sicuro ed ecologicamente sostenibile – risponde Tobia -. Nel 1980 Federfarma, prima in Europa, ha siglato un Accordo con le principali associazioni del settore farmaceutico per lo smaltimento dei resi medicinali delle farmacie, affidando la gestione operativa ad Assinde. Per i farmaci dei cittadini, invece, lo smaltimento è gestito dall’amministrazione comunale attraverso appositi contenitori, posizionati nei pressi delle farmacie, per la raccolta differenziata dei farmaci. Tuttavia, pochi cittadini sanno come utilizzare correttamente questi contenitori. Come emerge dalla ricerca IPSOS, presentata alla fine dello scorso anno da Assosalute a Roma, in occasione del lancio della campagna “Non mi scadere sui farmaci”, un italiano su due sa che esistono appositi contenitori per differenziare i farmaci, in genere posizionati in prossimità delle farmacie. Ma poi il 70% non sa come usare questi contenitori ed elimina i farmaci in modo pericoloso per la salute e l’ambiente. È anche bassa la percentuale di chi sa che i farmaci scaduti possono essere portati nelle isole ecologiche».

«I medicinali rientrano tra i rifiuti urbani pericolosi – aggiunge Pasina – e non devono essere gettati nella pattumiera. La scatola esterna di cartone e il foglietto illustrativo vanno smaltiti nella carta, mentre il farmaco stesso, all’interno della sua confezione o blister originale, deve essere portato presso le farmacie per essere correttamente smaltito nei cestini dedicati allo smaltimento dei rifiuti speciali. In questo modo, i medicinali seguono un percorso di trattamento specifico».

Chi se ne occupa concretamente?

Luca Pasina, Istituto Mario Negri
Luca Pasina

Risponde Pasina: «Lo smaltimento dei farmaci è un processo che coinvolge i cittadini (che hanno il compito di conferire i farmaci scaduti o inutilizzati negli appositi contenitori presenti presso le farmacie o altri punti di raccolta autorizzati), le farmacie (che fungono da punto di raccolta per i medicinali scaduti o non utilizzati) e aziende specializzate nel trattamento dei rifiuti speciali. Queste aziende si occupano del trasporto e dello smaltimento, che avviene seguendo specifiche normative per evitare contaminazioni ambientali».

Qual è l’impatto sull’ambiente e sulla salute?

Gettare i farmaci nella spazzatura comune è un errore perché contribuisce ad aumentare l’antimicrobico resistenza, contaminando l’ecosistema in cui viviamo

«Il farmaco è un bene e un valore per la salute di tutti. Il suo uso non va banalizzato. Ad esempio, il corretto utilizzo e smaltimento degli antibiotici è fondamentale per la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente», afferma il Segretario di Federfarma. «Per questo, e nell’ottica dell’approccio One Health, che vede la salute dell’ambiente, dell’uomo e del mondo animale strettamente interconnesse, Federfarma è impegnata nel contrasto all’antimicrobico resistenza, un fenomeno che causa oltre 1 milione di decessi l’anno ed enormi costi sociali dovuti ai ricoveri prolungati e ai ritardi nell’effettuazione della terapia. Non si tratta di un fenomeno causato soltanto dal non appropriato uso degli antibiotici, ma anche dalla contaminazione ambientale conseguente allo smaltimento non corretto di questi farmaci. Le farmacie contribuiscono al contrasto dell’antimicrobico resistenza sia trasmettendo ai cittadini una corretta informazione sull’uso proprio e sul corretto smaltimento degli antibiotici, sia erogando servizi sanitari innovativi, come ad esempio il test Point of Care, un test rapido che rivela le infezioni per lo streptococco» spiega ancora Tobia.

Conferma Pasina: «Lo smaltimento scorretto degli antibiotici aumenta il rischio di contaminazione del suolo e delle falde acquifere, contribuendo alla selezione di ceppi batterici resistenti a questi farmaci. È importante evitare di gettare gli antibiotici negli scarichi domestici, poiché possono finire nei fiumi e nei mari attraverso le acque reflue, amplificando il rischio di sviluppare batteri resistenti».

Quali sono le modalità per un corretto smaltimento “casalingo” dei farmaci?

«Bisogna anzitutto separare i blister dalla scatola e dal foglietto illustrativo, che vanno smaltiti nei contenitori della carta – afferma Tobia. Per quanto riguarda i blister con le pillole scadute, vanno gettati nell’apposito contenitore in prossimità della farmacia. Stesso discorso per i flaconi di vetro con residuo di farmaco liquido. Per sensibilizzare sul corretto smaltimento dei farmaci, Federfarma ha partecipato al progetto pilota Recupera e Respira, la prima iniziativa a livello europeo dedicata a educare al recupero e al corretto smaltimento degli inalatori esauriti. La campagna è stata avviata nel 2023 in Friuli Venezia Giulia e ha previsto la consegna di un apposito contenitore e di un kit informativo ad ogni farmacia aderente. I farmacisti, al momento della dispensazione del primo inalatore, hanno ricordato alle persone di non gettare il device nella raccolta indifferenziata (cui era destinato fino ad ora in assenza di un diverso punto di raccolta), ma di riconsegnarlo in farmacia per uno smaltimento sostenibile. Raccolti dalla ditta appaltatrice Assinde, i device sono stati distrutti per combustione a 1100° in termovalorizzatori certificati, evitando la dispersione in atmosfera di residui dannosi per l’equilibrio dell’ecosistema e per la salute dell’uomo. Tale processo consentirà di poter riciclare le materie plastiche recuperate per la produzione di nuovi device o destinarle ad altro impiego».

Perché è importante rispettare la data di scadenza di un farmaco?

Se conservato correttamente, il farmaco non diventa automaticamente inefficace o dannoso il giorno dopo la scadenza

«Perché dopo questa data un farmaco potrebbe degradarsi, diventando inefficace o producendo sostanze dannose – risponde Pasina –. La data di scadenza di un farmaco è obbligatoriamente riportata su tutte le confezioni di medicinali e indica il periodo di validità, basato su studi forniti dal produttore. Tuttavia, questa data non deriva da uno studio che dimostri una perdita di efficacia o un rischio per la salute immediatamente dopo tale termine. L’indicazione della data di scadenza garantisce che, entro quel periodo, la sicurezza e l’efficacia del farmaco siano preservate, ovvero che la quantità di principio attivo e la potenza del farmaco rimangano stabili».

«Non esistono casi documentati in letteratura di tossicità da farmaco scaduto. Pertanto, non bisogna allarmarsi se si assume un farmaco scaduto da pochi giorni. Gli studi disponibili mostrano che, nel 90% dei casi, soprattutto per le formulazioni solide, non c’è una significativa perdita di efficacia del principio attivo, e il farmaco può mantenere stabilità e potenza anche per mesi o anni dopo la scadenza indicata» spiega ancora Pasina.

Da cosa dipende?

«La stabilità dipende anche dalla formulazione e dalle modalità di conservazione: i farmaci liquidi sono più suscettibili a degrado, mentre le compresse tendono a essere più durevoli. Dopo la data di scadenza, un farmaco in formulazione liquida potrebbe mostrare segni di deterioramento visibili, come sedimenti, alterazioni di consistenza o odore, ma non sempre queste modifiche sono visibili. Fiale e siringhe devono essere utilizzate immediatamente dopo l’apertura, poiché la loro validità dura solo pochi minuti. I granulati e le polveri da sciogliere hanno una validità di pochi giorni (generalmente entro 5 giorni), mentre i colliri multidose e gli spray devono essere usati entro 15-20 giorni dall’apertura, e gli sciroppi entro 1-2 mesi. Una volta aperti, i farmaci non dovrebbero essere utilizzati oltre i periodi indicati e bisogna seguire attentamente le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo, specialmente per le formulazioni liquide, che contengono anche conservanti» conclude il farmacologo del Mario Negri.