Home Blog Page 104

LEA, Ministero Salute: nuovo decreto tariffe dopo oltre 20 anni aggiorna i nomenclatori per la specialistica ambulatoriale e la protesica 

Approvata in Conferenza Stato-Regioni l’intesa sul nuovo decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Mef, che modifica il DM 23 giugno 2023 “Decreto Tariffe”.

Il provvedimento entrerà in vigore dal 30 dicembre 2024 e aggiorna, dopo 28 anni, il nomenclatore delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e, dopo 25 anni, quello dell’assistenza protesica fermi rispettivamente al 1996 e al 1999.

Rispetto al DM del 2023, vengono aggiornate 1.113 tariffe associate alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica sulle 3.171 che compongono il nomenclatore, ovvero il 35% del totale.  Rispetto alle tariffe vigenti (2012), l’impatto in termini di incremento delle risorse messe a disposizione dal Governo raggiunge i 550 milioni di euro. L’adozione del nuovo nomenclatore rispetto invece a quello pubblicato nel 2023, avrà un impatto di 147,3 milioni di euro per la finanza pubblica che si tradurrà in rimborsi più congrui riconosciuti a tutti gli operatori, pubblici e privati.

Il Ministero della Salute, in pochi mesi, ha elaborato il nuovo nomenclatore, adeguando le tariffe sulla base di una metodologia che ha considerato, da un lato, i valori tariffari attualmente vigenti nelle 21 Regioni e Province Autonome, e – dall’altro – il costo pieno delle prestazioni grazie alla collaborazione di strutture pubbliche e private sul territorio nazionale.

Grazie alle numerose interlocuzioni tecniche avviate con le organizzazioni più rappresentative nei diversi settori interessati, si è giunti ad una proposta approvata dalla Commissione nazionale tariffe a cui partecipano rappresentanti delle Regioni, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Agenas.

L’entrata in vigore del decreto tariffe è essenziale perché assicura su tutto il territorio nazionale la piena erogazione dei nuovi LEA (Dpcm 2017), superando le disomogeneità assistenziali tra i cittadini che potranno finalmente usufruire in ogni area della Nazione di prestazioni al passo con le innovazioni medico scientifiche per la specialistica ambulatoriale e per la protesica. Tra le novità per la specialistica ambulatoriale: l’erogazione omogenea su tutto il territorio delle prestazioni di procreazione medicalmente assistita incluse nei LEA; prestazioni per la diagnosi o il monitoraggio della celiachia e malattie rare; prestazioni indispensabili ad approfondimenti diagnostici strumentali di alta precisione nell’ambito della diagnostica per immagini in grado di consentire diagnosi più rapide ed affidabili; enteroscopia con microcamera ingeribile, screening neonatali. Viene introdotta la consulenza genetica per coloro che si sottopongono ad una indagine utile a confermare o a escludere un sospetto diagnostico e si aggiornano le prestazioni di radioterapia assicurando a tutti gli assistiti l’erogazione di prestazioni altamente innovative come la radioterapia stereotassica, adroterapia e radioterapia con braccio robotico.

Tra le prestazioni previste per l’assistenza protesica: ausili informatici e di comunicazione (inclusi i comunicatori oculari e le tastiere adattate per persone con gravissime disabilità); apparecchi acustici a tecnologia digitale; attrezzature domotiche e sensori di comando e controllo per ambienti; arti artificiali a tecnologia avanzata e sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo.

L’adozione del nuovo nomenclatore tariffario, oltre a garantire, l’accesso ai nuovi LEA permette di procedere con l’aggiornamento dei LEA contenuto in due decreti (un DM e un dPCM) già predisposti dal Ministero della Salute. Questi provvedimenti assicurano un ulteriore ampliamento del diritto alla tutela della salute dei cittadini inserendo nuove importanti prestazioni all’interno dei Livelli essenziali di assistenza tra cui l’estensione degli screening neonatali a ulteriori patologie tra cui la SMA, e incrementeranno di 700 milioni di euro rispetto al 2012 le risorse a disposizione per l’assistenza ambulatoriale e protesica.

Il Ministero della Salute, inoltre, ha proposto l’inserimento in Legge di Bilancio di un provvedimento che permetterà di aggiornare le tariffe già nel corso del 2025. La stessa norma contiene, inoltre, la revisione della metodologia per l’aggiornamento continuo delle tariffe (con cadenza biennale) riferite alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica, di assistenza ospedaliera per acuti e per il post-acuto da basare sull’analisi dei costi rilevati in un panel di strutture sanitarie pubbliche e private su tutto il territorio nazionale consentendo così un più tempestivo allineamento tra i costi e le tariffe riconosciute agli operatori pubblici e privati.

Report Draghi sulla competitività europea: anche AI e sanità divise tra innovazione e regolamentazione

Il recente rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea ha acceso un vivace dibattito tra imprenditori, politici e accademici, evidenziando le sfide e le opportunità per mantenere l’Europa competitiva nel contesto globale.

I settori pubblici, come la sanità, scontano i costi elevati del mancato efficientamento energetico che diventano un ostacolo significativo all’adozione dell’AI

È emerso come obiettivo centrale del report quello di evidenziare l’effetto negativo dell’iperregolamentazione sull’innovazione. Draghi sottolinea come l’incertezza normativa in Europa abbia danneggiato le piccole imprese e scoraggiato le grandi aziende dall’investire. Infatti, le frequenti modifiche e la complessità delle normative aumentano i costi di conformità per le PMI, rendendo difficile competere globalmente.

Inoltre, l’imprevedibilità normativa rende l’Europa meno attraente per gli investimenti esteri, limitando la crescita economica. La critica all’iperregolamentazione da parte dell’ex governatore della BCE evidenzia la necessità di un cambiamento radicale da parte dell’Unione Europea per favorire la nascita e lo sviluppo di nuove aziende, in direzione diversa a quanto fatto recentemente in tema di regolamentazione delle nuove tecnologie.

Mario Draghi e Ursula von der Leyen

A sostegno di ciò, il report analizza lo scenario imprenditoriale europeo: le nostre aziende sono prevalentemente specializzate in tecnologie mature, dove il potenziale per innovazioni significative è limitato, e investono meno in ricerca e innovazione (R&I) rispetto alle loro controparti statunitensi – 270 miliardi di euro in meno nel 2021. Ad esempio, in Europa le principali fonti di investimenti in ricerca e innovazione da vent’anni sono soprattutto le aziende automobilistiche. Negli Stati Uniti, invece, sebbene all’inizio degli anni 2000 il settore automobilistico e quello farmaceutico fossero comunque i maggiori investitori, attualmente i primi tre investitori appartengono tutti al settore tecnologico.

Il problema europeo consiste nel blocco che l’innovazione incontra superata la fase della ricerca: infatti, non riusciamo a tradurre l’innovazione in commercializzazione, e le aziende innovative che vogliono espandersi in Europa sono ostacolate in ogni fase da regolamenti incoerenti e restrittivi. Di conseguenza, molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti e crescere nel mercato americano. Tra il 2008 e il 2021, quasi il 30% degli “unicorni” fondati in Europa – startup valutate oltre 1 miliardo di dollari – hanno trasferito la loro sede all’estero, con la stragrande maggioranza che ha scelto gli Stati Uniti.

Le imprese nel settore medico sono decisamente penalizzate da normative stringenti come il GDPR, in quanto le rigide restrizioni sull’utilizzo secondario dei dati per la ricerca possono limitare eccessivamente l’innovazione, complicando lo svolgimento di studi clinici e lo sviluppo di nuovi trattamenti. Questo rallenta il progresso in un settore fondamentale per la salute pubblica e l’economia, minacciando la leadership dell’Europa nella ricerca medica.

Apple ha deciso di non rilasciare Apple Intelligence in Europa, mentre Meta non renderà disponibili i modelli multimodali Llama nel continente

Un altro punto critico sollevato dal report è il Digital Services Act, che sta allontanando le grandi aziende tecnologiche dall’Europa nel campo dell’AI. Ad esempio, Apple ha deciso di non rilasciare Apple Intelligence in Europa, mentre Meta non renderà disponibili i modelli multimodali Llama nel continente. Questo danneggia le startup europee che si basano su software open source per sviluppare le proprie innovazioni, creando un divario tecnologico sempre più ampio rispetto ad altre regioni del mondo.

Su un altro fronte, è importante rimarcare che il report Draghi affronta in modo incisivo anche il tema della decarbonizzazione, sottolineando la necessità di bilanciare le sfide energetiche con le opportunità offerte dall’AI. La rivoluzione digitale è infatti strettamente legata alla sostenibilità energetica, poiché l’AI, soprattutto nei processi di addestramento di modelli avanzati come quelli di deep learning e machine learning, richiede enormi quantità di energia. Se questa energia proviene da fonti fossili, tali sistemi rischiano di aumentare significativamente le emissioni di gas serra, mettendo a rischio gli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico.

Per evitare che l’AI entri in conflitto con gli obiettivi di decarbonizzazione, al centro dell’agenda europea, è essenziale che il suo sviluppo sia supportato da una transizione verso energie rinnovabili. I data center, che gestiscono l’enorme potenza computazionale necessaria per i sistemi di AI, sono particolarmente energivori, sollevando la questione di dove reperire l’energia elettrica necessaria. Alcune delle principali aziende tecnologiche stanno già investendo in fonti di energia pulita, come solare, eolico e idroelettrico, costruendo i loro data center in aree ricche di risorse rinnovabili e infrastrutture energetiche sostenibili. In parallelo, Microsoft ha stipulato un accordo per riattivare una sezione della centrale nucleare di Three Mile Island, nota per il più grave incidente nucleare negli Stati Uniti, al fine di soddisfare le crescenti esigenze energetiche dei suoi data center.

Un altro aspetto cruciale è l’ottimizzazione dell’efficienza energetica dei modelli di AI: grazie ad alcune tecniche avanzate è possibile ridurre significativamente il consumo di risorse computazionali, mantenendo elevate le prestazioni e diminuendo il dispendio energetico. Questo approccio è particolarmente rilevante per le piccole e medie imprese e per i settori pubblici, come la sanità, dove i costi elevati possono rappresentare un ostacolo significativo all’adozione dell’AI.

Molti dei suggerimenti contenuti nel report sono stati inclusi nelle mission letter dei nuovi commissari europei

In ogni caso, il rapporto Draghi ha già iniziato a mostrare le sue prime conseguenze. Le dimissioni del commissario Breton sembrano essere il segnale che il documento sta avendo un impatto significativo nel panorama europeo, e molti dei suggerimenti contenuti nel report sono stati inclusi nelle mission letter dei nuovi commissari europei. A questo punto, in molti si aspettano ulteriori cambiamenti nella direzione indicata dal report per migliorare la competitività europea, sperando che le linee guida e indicazioni si traducano in azioni concrete.

In conclusione, il report di Draghi rappresenta un importante passo avanti nella discussione sulla competitività europea. Se le raccomandazioni del documento saranno seguite, l’Europa potrà vedere una rinascita economica guidata dall’innovazione e dalla creatività, riprendendo la propria leadership globale a fianco di Stati Uniti e Cina. Tuttavia, molto dipenderà dalla volontà politica di attuare queste riforme e dalla capacità di bilanciare le esigenze normative con la necessità di promuovere un ambiente favorevole all’innovazione.

Le opinioni espresse nel presente articolo appartengono ai soli autori e alla SIIAM e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di ulteriori enti di appartenenza.

AI in sanità: per saperne di più, partecipa al II Annual Meeting SIIAM

Cure dal dentista: sempre più italiani rinunciano per motivi economici secondo un’indagine di Altroconsumo

Una recente inchiesta di Altroconsumo, condotta tra maggio e luglio 2024 su un campione di oltre mille cittadini, rivela che un numero crescente di italiani rinuncia o rimanda le cure dentali per ragioni economiche. Nell’ultimo biennio infatti, 1/5 degli intervistati ha cancellato o posticipato le visite odontoiatriche, e 3 su 10 non effettuano controlli regolari, nella maggior parte dei casi per motivi economici.

Le cure dentistiche sono costose e completamente a carico dei cittadini visto che il Servizio sanitario nazionale non è in grado di coprirle e le sostiene solo in parte per le fasce più deboli della popolazione. Dall’inchiesta emerge che anche chi ha un’assicurazione che copre le cure dentistiche (fondo sanitario integrativo o polizza assicurativa privata), il 15% degli intervistati, non va più spesso dal dentista. Forse perché la copertura è insoddisfacente visto che tre italiani su dieci non sono soddisfatti dei rimborsi che ricevono sia per l’importo sia per il tempo necessario a ottenerli, così come della gestione amministrativa e più in generale del contratto di assicurazione. La fotografia scattata da Altroconsumo non solo mostra che l’assicurazione copre poco, sia in termini di prestazioni odontoiatriche sia in entità dei rimborsi, ma spesso impone di andare da un dentista convenzionato e gli italiani, come è comprensibile, preferiscono affidarsi a un professionista di fiducia e, quindi, restano scoperti oppure sono costretti a pagare una franchigia più alta. Infatti, il 46% degli intervistati sceglie il dentista con cui ha già avuto un’esperienza precedente e solo il 4% perché convenzionato con l’assicurazione.

Dall’inchiesta emerge un disagio degli assicurati che troppo spesso non riescono ad accedere alle cure odontoiatriche previste dall’assicurazione sanitaria. Un disagio riscontrato dalle numerose segnalazioni che Altroconsumo riceve su Reclama Facile, la piattaforma per i reclami aperta a tutti i cittadini. Sono segnalazioni su mancati rimborsi, procedure burocratiche complesse, lente e poco trasparenti per l’accesso alle prestazioni, impossibilità di accesso al servizio informazioni, contestazione delle diagnosi medico sanitarie che l’Organizzazione ha portato all’attenzione dell’Antitrust che, nel maggio scorso, ha sanzionato due società, Intesa Sanpaolo Rbm Salute S.p.A. e Previmedical Servizi per la Sanità Integrativa S.p.A., con multe rispettivamente di 2,5 milioni e 1 milione di euro per pratiche commerciali scorrette che hanno ostacolato i consumatori nella fruizione dei servizi.

Oltre alla difficoltà economica, una parte degli italiani (35%) non considera necessario sottoporsi a controlli dentali regolari, evidenziando una bassa consapevolezza sull’importanza della prevenzione orale. In assenza di controlli frequenti, piccoli problemi dentali possono diventare interventi costosi e complessi, come avvenuto per il 24% di chi ha rimandato o cancellato la visita dal dentista. Anche le abitudini di igiene orale sono carenti: oltre la metà degli italiani non utilizza strumenti come filo interdentale o scovolino, e il 20% non usa dentifricio al fluoro, un ingrediente essenziale per prevenire la carie.

«La nostra ultima inchiesta conferma quanto già evidenziato dal rapporto Gimbe: la sanità pubblica italiana è in difficoltà per carenza di personale e mancanza di investimenti. In Italia, la spesa sanitaria pubblica è al 6,2% del PIL, sotto la media europea del 6,8%, e quella pro capite è di 3.574 dollari, ben al di sotto dei 4.470 dollari dei paesi OCSE. I fondi previsti coprono ormai solo costi insostenibili e finanziano assunzioni e aumenti per il personale sanitario, ma non bastano a dare ossigeno al sistema. Il risultato è che sempre più cittadini rinunciano alle cure: nel 2023, quattro milioni e mezzo, un trend confermato anche dalla nostra indagine sulle cure odontoiatriche. Servono investimenti aggiuntivi, più medici e infermieri: intervenire è ormai un’urgenza, lo dicono i numeri e lo testimoniano le persone», dichiara Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo.

Digital gender gap: competenze, diritti e rappresentanza femminile in sanità nell’epoca della cultura digitale

Riconoscimento della centralità delle questioni di genere, come urgenza culturale, sociale, economica e politica, necessaria per rigenerare equilibri ed equità di accessi ai sistemi di cura. Approccio interculturale essenziale per evitare visioni escludenti. Interdisciplinarietà di pensiero, grazie al confronto con realtà differenti, a partire dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale. Su questi tre pilastri si sviluppa il volume Il digital gender gap nella cultura del digitale in sanità a cura della Commissione Donne ASSD – Associazione Scientifica per la Sanità Digitale, presentato a Roma nel corso di un evento tenuto presso la sala di S. Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, a cui hanno partecipato esponenti delle istituzioni, della sanità nazionale, delle professioni sanitarie e delle associazioni di pazienti. Essenziale l’endorsement istituzionale per tramite della Senatrice Sandra Zampa che ha supportato il tema e l’evento.

Aprendo i lavori, Laura Patrucco (presidente ASSD) e Marisa de Rosa (Comitato scientifico ASSD) hanno ricordato che l’attenzione complessiva di ASSD e della sua Commissione Donne sul tema nasce dalla consapevolezza che nella rivoluzione tecnologica alla quale stiamo assistendo il Divario Digitale di genere in Italia è cruciale e «rappresenta una grande sfida per il futuro con la conquista di diritti e opportunità lavorative più eque per il mondo femminile».

«È giunto il momento – hanno sottolineato Patrucco e De Rosa – di assicurare che le ragazze e le donne sviluppino abilità e fiducia per avere successo nelle scienze e nelle tecnologie. Si tratta di promuovere una maggiore consapevolezza pubblica da parte dei genitori e dei formatori su come possono incoraggiare le ragazze nelle materie STEM, soprattutto promuovendo una mentalità di crescita e consentendo, così, alle donne ed alle ragazze di accettare le sfide odierne e future». ASSD si è impegnata a creare la Commissione Donne all’interno dell’Associazione e a diffondere all’interno della propria rete – a cui partecipano molte professioni sanitarie – questo messaggio. «Il libro che oggi presentiamo contiene un’ampia e qualificata raccolta di testimonianze di professioniste di diverse discipline nell’area sanitaria come contributo a creare una precisa consapevolezza digitale. Crediamo che in questo scenario, sia quanto mai urgente attivare una serie di interventi per incoraggiare le giovani donne a intraprendere studi scientifici e ad impossessarsi di competenze digitali. Riteniamo inoltre che sia fondamentale che le istituzioni, le agenzie, le realtà molteplici del SSN e il mondo della produzione debbano fare la loro parte promuovendo strumenti attivi per aumentare non solo il numero delle donne in ambiti tecnologicamente evoluti, ma anche la loro rappresentanza nei ruoli apicali e di leadership».

Riprendendo questi temi in apertura dei lavori dell’evento, la senatrice Sandra Zampa ha dichiarato «che le istituzioni ed il Parlamento hanno bisogno di contributi concreti, come il libro prodotto da ASSD, per comprendere meglio e mappare il gender gap, un problema di cui forse il nostro paese non è sufficientemente consapevole e cosciente. La qualità delle cure, la ricerca medica, le carriere in sanità e gli ostacoli che vengono posti alla leadership al femminile sono fenomeni che se non vengono correttamente mappati ci impediscono quello sviluppo verso un SSN rinnovato, ma non snaturato, che è per tutti oggi un obiettivo da raggiungere».

Teresa Calandra, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP), ha evidenziato quanto il genere abbia un impatto sulla carriera dei professionisti sanitari, soprattutto se donne. Nel suo intervento Calandra, introducendo una sezione del libro ASSD dedicata alle professioni sanitarie, ha evidenziato i dati di un’indagine condotta dalla Federazione nazionale tra i professionisti sanitari a essa afferenti sul tema, ed ha dichiarato che: «Quasi un quinto (18,5%) delle persone intervistate ha affermato che il proprio genere ha complicato la conciliazione tra vita privata e lavoro. Ciò nonostante il gap sul digitale nell’ambito lavorativo non appare legato al sesso della persona, ma piuttosto all’età, alla vocazione tecnologica della professione o all’organizzazione». «Ne consegue – ha concluso Calandra – che non stiamo parlando solo di una questione femminile: riguarda la società, l’effetto positivo della diversità sulla creatività e la produttività delle organizzazioni, di conseguenza l’impatto economico, sociale e culturale. Riteniamo che sia importante garantire a tutti, indipendentemente dal genere, un’equa possibilità di beneficiare e contribuire nell’era digitale». 

La presentazione del volume si è conclusa con un’ampia tavola rotonda che ha permesso di esplorare il tema del divario di genere da prospettive differenti. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha ricordato i tre principali gap da colmare: il diritto alla tutela della salute, la leadership femminile e l’accesso agli strumenti digitali, quest’ultimo strettamente legato al ruolo delle donne nel campo delle tecnologie avanzate e dei sistemi di intelligenza artificiale. Cartabellotta ha posto particolare enfasi sulla ricerca clinica, sottolineando che in questo ambito «i dati evidenziano un preoccupante divario: le donne sono poco rappresentate negli studi clinici e, di conseguenza, le evidenze scientifiche sulle terapie sono spesso poco applicabili al genere femminile. È quindi fondamentale che, in presenza di linee guida internazionali molto chiare, anche nel nostro Paese la ricerca e la sperimentazione di nuovi trattamenti inaugurino una stagione completamente nuova, sotto il segno dell’inclusività». 

Dal suo osservatorio oncologico, Rossana Berardi (Presidente Women for Oncology) ha commentato che fortunatamente in Italia la comunità di specialisti che si raccoglie attorno ad AIOM è particolarmente sensibile alle tematiche di genere, ed «ha licenziato le prime raccomandazioni promosse dalla società scientifica sulla tematica dell’Oncologia di Genere, proprio al fine di porre l’attenzione su una questione di sempre maggiore rilevanza socio-sanitaria, fornendo così uno strumento utile per i professionisti sanitari per la migliore presa in carico dei pazienti oncologici». Il past president AIIC, nonché membro del Direttivo ASSD, Lorenzo Leogrande ha sottolineato «che una professione giovane ma ormai nevralgica per lo sviluppo del SSN come quella dell’ingegnere clinico e biomedico si sta ormai indirizzando verso una popolazione professionale che per la maggioranza è rappresentata da donne, anche se i ruoli apicali sono ancora appannaggio degli uomini». In questo scenario Maria Luisa Chiofalo e Patrizia Palazzi hanno descritto le attività di ricerca sviluppate in seno a Women for Quantum e a Donne 4.0, due realtà connotate dalla presenza di professioniste che stanno contribuendo a sviluppare e condividere ricerca nell’ambito della fisica quantistica (le prime) ed a definire condizioni per una corretta partecipazione di ricercatrici ed accademiche al movimento internazionale di operaroti impegnati nell’ambito dell’intelligenza artificiale. 

Durante le conclusioni Laura Patrucco e Marisa De Rosa hanno confermato che «il volume è un primo atto di un percorso che la Commissione Donne di ASSD intende sviluppare anche in stretta collaborazione con le istituzioni, affinché le soluzioni tecnologicamente avanzate anche in sanità siano una modalità per il superamento dei gap che impediscono alle donne nel nostro Paese di accedere alle migliori cure, o di rivestire ruoli consoni con le loro conoscenze e competenze».

Il volume ll digital gender gap nella cultura del digitale in sanità (Edizioni ASSD, Collana – Le Donne incontrano la Salute, 132 pagine, Roma 2024) è suddiviso in tre parti, una di panoramica generale di contesto (con gli interventi di Monica Calamai, Mariangela Ciccarese, Italia Agresta, Alberta Spreafico, Priscilla Dora Mazzoli, Rossana Berardi, Roberta Gilardi, Elena Pitotti, Maria Stefania Manzi, Roberta Famulari, Valerio De Lorenzo e Laila Perciballi), una di comunicazione di esperienze specifiche (con i testi di Teresa Calandra -Dilva Drago unitamente a 18 esponenti delle professioni sanitarie tecniche, riabilitative e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP), Assunta De Luca, Vittoria Doretti, Cecilia Quercioli, Antonella Miserendino, Vanessa Bastreghi, Antonio D’Urso, Roberta Rossini, Tiziana Rossetto, Rosanna Favole, Chiara Stracquadanio, Valentina Di Mattei, Barbara Porcelli, Roberta Famulari, Valerio De Lorenzo, Laila Perciballi, Alessandra Huscher, Alessia Cabrini), ed una, conclusiva, dedicata a progetti e servizi (con i contributi di Diana de Marchi, Daria Orfeo, Stefania Mancini, Claudia Elisabetta Bassanino, Sandra Frateiacci, Maria Vittoria Biondi, Daniela Abbatantuono, Gabriella Casu).

L’Associazione Scientifica per la Sanità Digitale-ASSD è stata costituita nel 2017 per promuovere la cultura del digitale nel SSN sottolineando l’importanza dell’alfabetizzazione, dell’informazione e della condivisione, realizzando e rendendo disponibili gratuitamente per il settore sanitario decine di libri, opuscoli divulgativi, seminari e corsi di formazione. I suoi Soci Fondatori e Ordinari rappresentano le professioni che operano nel contesto della sanità italiana. Svolge attività di advocacy e attraverso la Commissione Donna intende promuovere l’equità di genere anche in ambito di sanità digitale. 

La cultura è un determinante di salute: come costruire un ecosistema strutturale

0

«Serve una visione integrata per creare ambienti salutogenici: per riuscirci dobbiamo fare il salto di scala e promuovere l’equità sociale. Forse oggi le condizioni ci sono». Così Catterina Seia, in apertura dell’evento – che si è tenuto a Torino il 13 novembre – “Well Impact: Cultura e Salute – Dall’analisi di enti e pratiche territoriali alle nuove sfide in campo”, durante il quale sono stati presentati i risultati dell’indagine “Cultura, salute, ben-essere”, promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e realizzata da CCW–Cultural Welfare Center, per mettere in luce gli attori coinvolti e le pratiche emerse nella macro Regione del Nord Ovest negli ultimi 5 anni nell’ambito del rapporto fra Cultura e Salute.

Serve una visione integrata per creare ambienti salutogenici: per riuscirci dobbiamo fare il salto di scala e promuovere l’equità sociale

Il welfare culturale e il suo inserimento nella politiche europee è infatti tra le sfide più interessanti dell’agenda europea, che riconosce la cultura come uno degli elementi cruciali per una vita in salute e in generale per il benessere individuale e collettivo. Sebbene anche in Italia, negli ultimi anni, si sia assistito a un notevole impulso nelle iniziative di welfare culturale in molte regioni, purtroppo non esiste un censimento nazionale di queste realtà.

A livello europeo esiste un repository costituito dal progetto Culture for Health (2021-2023), che comprende circa 700 progetti auto presentati, il 10% dei quali sono italiani. Tuttavia, trattandosi di una segnalazione volontaria in lingua inglese, il numero di esempi riportato non è rappresentativo della molteplicità delle esperienze.

I dati

La mappatura dei 174 soggetti che hanno partecipato all’indagine “Cultura, salute, ben-essere” rivela una geografia fortemente polarizzata: l’88% delle organizzazioni ha sede legale in Piemonte, con una particolare concentrazione a Torino (44%), mentre si registra una presenza più rarefatta in Liguria e Valle d’Aosta.

Dal punto di vista della natura giuridica, il ruolo trainante spetta al Terzo Settore, con una prevalenza di Associazioni riconosciute, Fondazioni e Associazioni non riconosciute. Gli enti pubblici – tra cui enti locali e aziende del Servizio Sanitario Nazionale – rappresentano il 17% dei rispondenti. Il coinvolgimento ancora contenuto del settore pubblico porta all’emersione di una netta maggioranza di piccole e medie organizzazioni con il 75% che conta meno di 50 collaboratori. L’approccio multisettoriale emerge come tratto distintivo: il 60% delle organizzazioni opera in più ambiti, con una prevalenza del culturale (77%) ed educativo (59%), seguite dal socio-assistenziale (28,7%) e sanitario (28,2%). Questa trasversalità si riflette anche nelle collaborazioni: l’83,9% dei soggetti opera abitualmente in partnership con realtà di altri settori, con una media di 20 collaborazioni per organizzazione.

Presentati i risultati dell’indagine “Cultura, salute, ben-essere”, promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e realizzata dal Cultural Welfare Center

Gli interventi sono trasversali, anche se servizi sanitari (territoriali e ospedalieri) e musei emergono come ambito principale dei progetti, seguiti da scuole e biblioteche; significativa anche la presenza di interventi nelle aree urbane. Questa distribuzione testimonia la capacità del welfare culturale di esprimersi in ambienti anche molto diversi, adattando gli interventi alle specificità dei luoghi e attivando molteplici linguaggi espressivi e creativi in base alle necessità e agli obiettivi. I progetti mostrano una ricca varietà di discipline artistiche e culturali, con una prevalenza di approcci multi-modali che caratterizzano il 31,5% delle iniziative. La lettura si conferma strumento privilegiato, seguita dal teatro, dalla musica e dalle attività museali. Dal punto di vista del coinvolgimento, prevale la partecipazione attiva, scelta come modalità dall’83% dei progetti.

Durante l’evento sono anche state premiate 20 realtà che si sono particolarmente distinte: i beneficiari spaziavano dalle Aziende ospedaliere a musei e teatri, da Dipartimenti universitari a Fondazioni culturali, a testimonianza dell’eterogeneità delle reti che si possono costruire.

Quali sfide

«È fondamentale passare dalle sperimentazioni ai programmi strutturati – ha affermato Luca Dal Pozzolo, Direttore dell’Osservatorio culturale del Piemonte -. La prevalenza dei progetti considerati negli ultimi 5 anni sono stati eseguiti con budget limitati, inferiori ai 15.000 euro». Tra gli obiettivi del futuro, la prescrizione sociale, «cioè la prescrizione di pratiche culturali per affrontare alcuni disagi».

Claudio Tortone, igienista e Responsabile dell’Area Assistenza a Piani e Progetti di DoRS Regione Piemonte, ha notato che «il 28% dei progetti analizzati ha previsto il co-design, cioè il coinvolgimento dei destinatari del progetto fin dalla fase di progettazione. Si tratta di un passaggio molto importante che prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini e che dovrebbe essere sempre più diffuso».

È fondamentale passare dalle sperimentazioni ai programmi strutturati

«La nostra intenzione adesso è quella di rendere dinamica la rilevazione – ha proseguito Seia – Le descrizioni dei progetti e delle sfide emerse dalla survey confluiranno infatti nel 2025 in una piattaforma pubblica, una cartografia dinamica che si evolverà nel tempo, realizzata con il Dipartimento di Informatica di UniTO attraverso FirstLife, un sistema che, oltre al database, è anche un network sociale e uno strumento di dialogo».

Chiamato a commentare i risultati, Calum Smith, consulente OMS della Regione Europa, ha affermato come partnership e reti siano fondamentali per il buon esito di questi progetti, e che sia necessario riuscire a trovare – e sviluppare – l’intersezione tra equità, coinvolgimento e sostenibilità. «La definizione dell’OMS di salute va oltre il concetto di assenza di malattia – ha ricordato -. Le parole chiave sono prevenzione, promozione, management e solo in ultimo trattamento». La strada per il raggiungimento di un vero welfare culturale in Europa e in Italia è ancora lunga, ma è tracciata.

HTA in evoluzione: dialogo sul nuovo regolamento europeo

Il nuovo regolamento europeo sull’Health Technology Assessment (HTA) rappresenta un cambiamento cruciale nel panorama della salute pubblica in Europa, con l’obiettivo di stabilire standard comuni per la valutazione delle tecnologie sanitarie. Questo regolamento mira a garantire un accesso equo alle innovazioni mediche, promuovendo l’armonizzazione dei processi di valutazione tra i vari Stati membri dell’Unione Europea.

Numerose sono le sfide ancora aperte: dall’armonizzazione dei processi all’accesso alle innovazioni, dalla collaborazione tra gli stati membri alla frammentazione degli organismi di HTA, dall’adeguamento normativo al coinvolgimento degli stakeholder, sia per i dispositivi medici sia per i farmaci.

Nella Live si approfondiscono le implicazioni del nuovo regolamento HTA per tutti i portatori di interesse in Italia, a partire dalle nuove regole procedurali per i Joint Clinical Assessment e dal ruolo di AIFA.

Ne parliamo con:

  • Marco Marchetti
    Direttore UOC HTA di Agenas e Vicepresidente SIHTA
  • Eugenio Di Brino
    Ricercatore presso ALTEMS e co-fondatore di ALTEMS Advisory

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Il 96% dei neonati sopravvive grazie a programmi assistenziali sempre più avanzati e di qualità

Ogni anno oltre 13 milioni di bambini, nel mondo, nascono prematuri, cioè prima delle 37 settimane di gestazione; in Italia sono circa 25.000. Sono bambini più fragili e delicati, che, al momento della nascita, presentano un’immaturità variabile di organi e apparati, per cui possono avere difficoltà anche importanti ad adattarsi in maniera autonoma alla vita fuori dal grembo materno. Possono aver bisogno di assistenza e cure dedicate nei reparti di Patologia Neonatale e di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), con attrezzature sofisticate e all’avanguardia e con personale medico ed infermieristico altamente specializzato, ma sempre con la vicinanza dei genitori, che sono parte integrante delle loro cure.

La Giornata Mondiale della Prematurità 2024, che si celebra il 17 novembre, ha proprio come claim “Accesso a cure di qualità ovunque”, che è uno degli obiettivi prioritari della Società Italiana di Neonatologia (SIN). In occasione della Giornata, la SIN diffonde gli ultimi dati del Rapporto INNSIN, Italian Neonatal Network, focalizzando l’attenzione sugli elementi fondamentali per garantire cure sempre migliori ai neonati prematuri: coinvolgimento della famiglia nel percorso di crescita e sviluppo durante la degenza in ospedale, apertura h24 delle TIN, per garantire una presenza continua e costante dei genitori accanto al proprio figlio ricoverato, implementazione degli Standard Assistenziali Europei per la Salute del Neonato e garanzia di un follow-up a lungo termine dopo la dimissione dall’ospedale.

I dati del Rapporto INNSIN 2023

Il Rapporto INNSIN 2023 ha visto la partecipazione di 95 centri neonatali afferenti a 14 regioni, più il centro della Provincia di Trento, con 9.543 neonati prematuri arruolati, per un totale di 214.071 giornate complessive di degenza, con una media di 22,4 gg. per paziente. Il 22,3% è very preterm (molto pretermine) (EG <32 sett), il 16% moderate preterm (moderatamente pretermine) (EG 32-33 sett) ed il 61,7% late preterm (lievemente pretermine) (EG 34-36 sett). Complessivamente, la sopravvivenza alla dimissione è stata molto alta, pari al 96%. Il 19,8% dei neonati è stato dimesso con alimentazione materna esclusiva: 20,3% fra i very preterm, 18,2% fra i moderate preterm e 20,9% fra i late preterm.

Solo il 6,3 % dei neonati è nato in un centro di I livello, per cui ha necessitato di un successivo trasferimento in un centro di II livello (neonati outborn), a dimostrazione di una buona applicazione della pratica del trasferimento in utero. In circa il 17% dei neonati very preterm ed in circa il 12% dei moderate/late preterm è stata documentata, nell’anamnesi gravidica, una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Le gravidanze multiple rappresentano una quota consistente, con valori crescenti all’aumentare dell’EG fino alle 33 settimane: da 24,1% a 22-23 sett a 35,8% a 32-33 sett. In un contesto di costante miglioramento delle cure perinatali, le nascite pretermine continuano ad avere un impatto importante sui reparti di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, sulle famiglie coinvolte e sulla rete dei servizi sociali ed educativi.

Nei Paesi ad alto reddito, la prevalenza delle nascite pretermine è compresa fra il 5% e l’11%. Questo gruppo di neonati è responsabile di circa il 70% delle morti entro un mese di vita e del 75% della morbosità neonatale e risulta associato ad esiti di salute importanti, principalmente di natura neurocognitiva, respiratoria e sensoriale. Anche se negli ultimi decenni sono stati fatti importanti progressi nel miglioramento della sopravvivenza e della morbilità, rimangono ancora elevati i costi personali, familiari e socio-sanitari associati sia alle cure intensive erogate dopo la nascita, che a quelle del percorso di “presa in carico” da avviare dopo la dimissione dall’ospedale. I dati nazionali ricavati dal Certificato di Assistenza al Parto (CedAP) mostrano che, a fronte di una costante riduzione delle nascite, la quota dei neonati pretermine rimane invece costante: nell’ultima decade (2010- 2022), la prevalenza di parti very preterm è rimasta stabile allo 0,9% e quella dei moderate/late preterm è diminuita solo lievemente dal 5,7% al 5,4%.

Grazie alla raccolta di dati epidemiologici in Neonatologia, è possibile comprendere e promuovere la salute in questo gruppo di nati particolarmente fragili, identificando i fattori di rischio maggiormente “prevenibili”, sia pre-concezionali, che occorsi durante la gravidanza; supportando programmi di miglioramento della qualità assistenziale, grazie al confronto di specifici indicatori assistenziali e/o di salute fra singoli Centri o aree geografiche; realizzando e migliorando politiche sanitarie di programmazione dei servizi. «La raccolta di dati epidemiologici riferiti alla popolazione di neonati pretermine rappresenta uno strumento necessario, anche se da solo non sufficiente, per supportare qualsiasi programma di miglioramento della qualità assistenziale – affermano il Presidente SIN uscente Luigi Orfeo ed il Presidente SIN neoeletto Massimo Agosti -. È per questo che continuiamo a promuovere ed investire nel nostro network INNSIN, in un’ottica di condivisione e discussione dei risultati, che rappresentano un valore aggiunto di conoscenze, utili per il progresso scientifico e l’attività clinica quotidiana per i nostri piccoli pazienti».

La presenza dei genitori in TIN fondamentale per lo sviluppo in salute dei neonati

È scientificamente provato da numerosissimi studi come la vicinanza dei genitori, il loro coinvolgimento attivo nel percorso di cura, il loro contatto fisico, in primis grazie alla Kangaroo Care, la loro voce, rappresentino tutti elementi indispensabili che contribuiscono, insieme all’assistenza medico- infermieristica, al benessere ed allo sviluppo in salute dei neonati prematuri. «I genitori rappresentano per noi una preziosissima risorsa ed un validissimo aiuto nella cura dei loro figli – continuano Orfeo ed Agosti -. Per poter garantire un’assistenza sempre migliore, dobbiamo creare le condizioni affinché questa partecipazione possa essere reale e continuare a promuovere la necessaria apertura h24 delle TIN. Esistono ancora troppi centri con orari limitati e ridotti e questo fa percepire i genitori come dei visitatori». A supporto del coinvolgimento dei genitori nell’assistenza al proprio figlio, durante la degenza in ospedale, la SIN ha realizzato negli ultimi anni due importanti documenti: “Le indicazioni per la promozione della Kangaroo Care” e “Ed io come posso contribuire”, che descrive il percorso di accompagnamento dei genitori alla dimissione e dopo la dimissione, a partire dal primo giorno del ricovero.

Insieme alla European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI) e Vivere ETS, la SIN è, inoltre, impegnata nell’implementazione degli Standard Assistenziali Europei per la Salute del Neonato (ESCNH). Queste raccomandazioni, realizzate da un gruppo di lavoro internazionale ed interdisciplinare che ha previsto, per la prima volta, anche il coinvolgimento delle associazioni dei genitori, rappresentano un importante riferimento e guida per migliorare le cure neonatali. La Task Force dedicata della SIN, da tre anni, è al lavoro per diffondere una maggiore cultura degli Standard e della Family Centered Care tra tutti i professionisti che operano in campo neonatale in Italia, mirando a creare una rete di collaborazione e supporto reciproco tra le Neonatologie di primo e di secondo livello e fornendo gli strumenti necessari per potenziare sul territorio nazionale i progetti di miglioramento delle cure, basati sugli Standard Assistenziali Europei per la Salute del Neonato.

Il latte materno e il latte umano donato, due alimenti preziosi per i neonati prematuri

Il latte materno è l’elemento prioritario per costruire il futuro in salute dei neonati, ancora di più per i neonati prematuri, per i quali costituisce un vero salvavita. In assenza o in attesa del latte della propria mamma, diventa fondamentale, per questa categoria di neonati, il Latte Umano Donato, raccolto in 44 “banche del latte umano donato”, distribuite su tutto il territorio nazionale.

Sono tantissimi i vantaggi dell’utilizzo del Latte Umano per il neonato prematuro: riduzione dell’incidenza di intolleranza alimentare, di enterocolite necrotizzante, di displasia broncopolmonare, di infezioni anche gravi, di retinopatia del prematuro, precoce raggiungimento dell’alimentazione enterale esclusiva, miglioramento degli outcome neurocognitivi e promozione dello sviluppo cerebrale.

L’utilizzo precoce del Latte Umano Donato consente, inoltre, una riduzione dei tempi di degenza e favorisce la promozione dell’allattamento materno esclusivo nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN). Da anni la SIN è attiva, insieme ad AIBLUD Onlus, nella promozione della donazione del latte umano, informando le potenziali mamme donatrici su questo atto d’amore vitale per i neonati che lo riceveranno.

Le iniziative della SIN per la GMP 2024 e il mini kit viola digitale per spiegare ai bambini cosa significa nascere prematuri

Condividere esperienze, per aumentare la conoscenza della prematurità Sono 26 le storie di prematurità, raccolte sulla pagina Facebook della SIN nel corso del 2024. Racconti di genitori che hanno voluto condividere la loro personale esperienza in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), a volte struggente, che sono stati di aiuto a famiglie nelle stesse condizioni. Nelle storie ricorrono emozioni molto forti e contrastanti, quali da un lato paura e angoscia, dall’altro lato percezione di sostegno e supporto da parte dello staff medico e infermieristico, ma anche degli altri genitori con esperienze vissute simili, in una sorta di seconda famiglia. Molti genitori hanno raccontato di non conoscere il mondo della prematurità e della TIN, prima di essere catapultati tra incubatrici, monitor e sondini. E le cose “sconosciute” a volte fanno più paura.

La Giornata Mondiale della Prematurità rappresenta, quindi, anche un’opportunità per diffondere una maggiore conoscenza e consapevolezza sulla nascita prematura, non solo negli adulti, ma anche nei bambini. È per questo motivo che la SIN ha realizzato, per questa edizione, il mini kit viola, digitale, una raccolta di file con schede informative, immagini, foto, ecc. sul tema dei nati prematuri, per spiegare, anche ai più piccoli e in modo semplice attraverso il gioco, che cosa è la prematurità. Un supporto per attività di gruppo dedicate ai bambini, per le scuole e le associazioni e per chi vuole celebrare la giornata con i più piccoli. È sempre dedicato a bambini/ragazzi fino a 14 anni, nati prematuri e non, “La prematturità per me piccoli creativi crescono”, un’iniziativa pensata per creare un momento di informazione, condivisione e partecipazione su questa condizione che ancora oggi riguarda mediamente un neonato ogni 10 in tutto il mondo.

Partecipare è molto semplice: basterà inviare una propria interpretazione creativa della prematurità, in formato digitale (disegni, testi, immagini, foto, video, ecc.), all’indirizzo e-mail dedicato giornataprematurita@gmail.com. Una selezione delle creazioni sarà pubblicata sui canali social della SIN e per tutti i partecipanti sarà previsto un attestato di partecipazione.

Tutto viola per i prematuri

Luci e non solo, grazie alla collaborazione di Comuni, associazioni e operatori sanitari, con un piccolo gesto di “condivisione” a sostegno delle nascite premature Il viola è il colore della Giornata Mondiale della Prematurità. Il 17 novembre 2024 SIN e Vivere ETS invitano tutti a colorare di viola i social, il web, ma anche piazze, città, ospedali, scuole, ecc., adottando un simbolo per i neonati prematuri. Come sempre, tantissimi Comuni italiani e Ospedali illumineranno di viola monumenti, piazze, edifici, ecc., ma non solo. Anche quest’anno, infatti, è stato previsto il kit viola per neonati prematuri, una raccolta digitale di tutti i file della campagna di sensibilizzazione 2024. I file saranno personalizzabili con l’aggiunta del logo di Ospedali, Associazioni, Comuni, ecc. e liberamente utilizzabili sia online, su siti web e social network (Facebook, Twitter, Instagram, ecc.), sia per stampe.

Tutti potranno postare le foto, utilizzando i tag ufficiali: #WorldPrematurityDay2024 #WPD2024 #GMP2024 #giornatamondialeprematurità @societaitaliananeonatologia @SIN.Neonatologia @Vivere ETS. Le foto della giornata saranno raccolte e ripostate sulle pagine Facebook @SIN.Neonatologia e Instagram @societaitaliananeonatologia e inserite in un video finale sul canale YouTube della SIN, dove sono pubblicati i video di tutte le ultime edizioni.

Giornata Mondiale del Diabete: da Fand screening gratuiti e una grande campagna di sensibilizzazione

Il 14 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete e Fand – Associazione Italiana Diabetici è in prima linea nel nostro Paese per promuovere un’ampia rete di iniziative per contrastare questa malattia e sensibilizzare sui diritti delle persone che ci convivono.

«Sono oltre 4 milioni le persone in Italia con diabete, a cui si aggiunge almeno un altro milione di persone in cui la malattia non è stata ancora diagnosticata – dichiara il Presidente Nazionale Fand Emilio Augusto Benini – Un adulto su dieci in tutto il mondo vive con il diabete. Si tratta di una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo, e in questo senso purtroppo il nostro Paese non è da meno. Occorre superare pregiudizi, discriminazioni e stigma che colpiscono le persone con diabete nella vita sociale, scolastica, lavorativa e sportiva, garantire i diritti di queste persone, primo fra tutti il diritto alla salute, in modo equo su tutto il territorio nazionale, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni a tutti i livelli affinché questa sia una priorità dell’agenda politica».

Per questo, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, Fand – Associazione Italiana Diabetici è impegnata con molte attività che spaziano dalla sensibilizzazione attraverso i canali social e l’illuminazione delle piazze di tutto il Paese, fino agli screening gratuiti. L’associazione ha promosso una grande campagna digital con una serie di video informativi realizzati dai dirigenti nazionali Fand e dai rappresentanti del suo comitato, diffusi attraverso i canali social. Ma per questa edizione della Giornata Mondiale del Diabete Fand ha voluto soprattutto coinvolgere le amministrazioni locali per raggiungere la popolazione in modo capillare. Negli ultimi giorni l’associazione ha contattato tutti i comuni italiani (7.694 in totale) con la richiesta di illuminare, in occasione della Giornata Mondiale, il monumento più rappresentativo della loro città e dedicare attenzione al tema attraverso le proprie pagine istituzionali. L’iniziativa, che non ha precedenti per la portata capillare nel coinvolgimento dei Comuni, ha già ricevuto una grande adesione. I Comuni italiani sono stati inoltre coinvolti e sollecitati a supportare Fand nella divulgazione nei loro territori di un comunicato redatto da FandDiabeteGiovani, il gruppo operativo dei giovani dell’associazione, a firma del Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, Enzo Bonora, e del Presidente Nazionale di Fand Emilio Augusto Benini.

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete del 14 novembre, Fand ha inoltre inviato una comunicazione a tutte le scuole pubbliche italiane per sensibilizzare sul tema del diabete, con particolare attenzione ai giovani. Questo invio ha coinvolto le 51.085 scuole pubbliche italiane, alle quali sono state fornite le informazioni di contatto delle associazioni regionali affiliate alla Fand, importanti punti di riferimento sul territorio, e alle quali è stato inoltre inviato un progetto che incoraggia le scuole a diffondere il messaggio tra gli studenti, con l’obiettivo di sensibilizzare il più ampio numero possibile di persone su questa malattia, con l’invito a diffondere questo messaggio il più possibile, anche attraverso i canali digitali, come gruppi whatsapp e social media.

Un’attività di sensibilizzazione quindi capillare quella messa in atto da Fand in questa occasione, che mira soprattutto a raggiungere l’opinione pubblica attraverso i canali del territorio, che si affianca a tantissime attività locali delle organizzazioni associate a Fand come le iniziative di screening gratuiti della glicemia. Fra queste, il 14 novembre a Ostia presso la sede di Arcadia Aps, piazzale della Posta 1, a partire dalle 9.30 si svolgerà una conferenza stampa con un’iniziativa di misurazione glicemica. Nella sede della RAI di Torino, in via Verdi 14, sempre il 14 novembre, dalle 10.30, si svolgerà uno screening glicemico per i dipendenti RAI di Torino. In contemporanea, sempre a partire dalle 10.30, si terrà nella stessa sede una conferenza dibattito alla quale prenderanno parte Guido Rossi, Direttore Centro Produzione RAI di Torino, Michela La Pietra, Vicedirettore RAI Pubblica Utilità, Emilio Augusto Benini, Presidente Nazionale Fand, Enzo Bonora, Ordinario di Endocrinologia e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Fand, Riccardo Fornengo, Responsabile SSD Diabetologia ASL TO4, Alessandra Parisi Nutrizionista, Giuditta Corgnati, Cardiologo, medico dello sport.

Fondata nel 1982 da Roberto Lombardi, considerato il padre della Legge 115/87 alla base del sistema italiano di prevenzione, cura e assistenza al diabete, ed eretta a Ente morale nel 1993, Fand rappresenta e offre tutela sanitaria, morale, assistenziale, giuridica e sociale ai cittadini con diabete. L’associazione è medaglia d’oro al merito per la sanità pubblica.

Come raggiungere la sostenibilità ambientale

Carlo Cici, Head of Sustainability The European House Ambrosetti, parla della relazione diretta tra salute e ambiente: il cambiamento climatico ha un ruolo sempre più importante sulla salute delle persone.

«Sostenibilità significa cercare un equilibrio tra aspetti economici, ambientali e sociali nell’assumere delle decisioni – ricorda l’esperto -. Per mettere insieme questi tre punti di vista diversi, è molto importante superare la logica di silos e porci in un’ottica più orientata al raggiungimento del risultato».

Contratti, Naddeo (ARAN): «Per medici e comparto aumenti oltre i 430 euro. Passo avanti su settimana corta e smart working»

0

La firma segna l’inizio di un nuovo capitolo: l’ARAN, l’Agenzia che rappresenta i datori di lavoro pubblici nella contrattazione collettiva, ha trovato un accordo con i sindacati per il rinnovo del CCNL dei dipendenti delle Funzioni centrali. Il testo introduce diverse novità, tra cui un incremento medio mensile di 165 euro per tredici mensilità, il rafforzamento dello smart working e la possibilità di sperimentare la “settimana corta“. Il rinnovo del contratto nazionale copre il triennio 2022-2024, ma già a breve prenderanno il via le trattative per il prossimo periodo contrattuale, che riguarderà il triennio 2025-2027. A Trend Sanità, il Presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, ha illustrato gli aspetti principali dell’accordo e ha parlato delle difficoltà emerse durante le trattative per il comparto sanitario, che non hanno ancora trovato una conclusione.

Il rinnovo del contratto per le funzioni centrali

«Un incremento salariale medio di 165 euro mensili per 13 mensilità, pari a circa il 6% in più». Inizia da qui il presidente Naddeo, che con soddisfazione rimarca che, per la prima volta, l’ARAN ha concluso un contratto in anticipo rispetto alla scadenza di quello precedente. Con una grande certezza: le risorse per il rinnovo del contratto 2025-2027, così come previsto dalla Legge di Bilancio in discussione in queste settimane. «Eppure – aggiunge Naddeo – l’accordo non ha visto il consenso unanime delle organizzazioni sindacali, con Cgil, Uil e Usb che non hanno sottoscritto l’intesa, sollevando dubbi su alcuni aspetti che, secondo loro, avrebbero dovuto essere ulteriormente regolati». E, per restare sempre in tema, il rafforzamento delle relazioni sindacali, con l’intento di favorire il dialogo e la collaborazione tra amministrazioni e rappresentanze dei lavoratori, fa parte delle priorità della nuova intesa.

Settimana corta a parità di stipendio e smart working

Ma non si parla solo di aumenti, che sono e restano fondamentali in un periodo segnato da forti sbalzi dell’inflazione, il rinnovo del contratto delle funzioni centrali, prevede diverse novità: «È stata introdotta una maggiore flessibilità nella gestione dell’orario di lavoro, con la possibilità di sperimentare la settimana corta, distribuendo le 36 ore settimanali in quattro giorni anziché in cinque». «In questo caso – aggiunge – i dipendenti lavoreranno 9 ore e mezzo al giorno, comprensive di pausa, ma potranno anche scegliere se mantenere l’orario tradizionale su cinque giorni».

Il contratto introduce anche il potenziamento del lavoro agile e da remoto. «È stato fissato un orario convenzionale per i lavoratori agili, che dovranno seguire lo stesso previsto per chi lavora in presenza. Inoltre, è prevista la possibilità di contrattazione integrativa per i nuovi assunti, con un maggiore ricorso a strumenti di welfare flessibile» sottolinea Naddeo.

La trattativa per il comparto sanità

Il contratto per il triennio 2022-2024 prevede un incremento medio di circa 434 euro mensili per l’intera area sanitaria, compresi i dirigenti non medici

Parlando della sanità, Naddeo ha illustrato le difficoltà emerse durante le trattative per il comparto. Nonostante le negoziazioni siano state avviate, il processo è stato rallentato dalla mancanza di un documento fondamentale per procedere, ossia l’atto di indirizzo da parte del Governo. «Senza questo strumento giuridico, non possiamo definire un quadro completo degli aumenti», ha spiegato il Presidente.

Naddeo ha poi affrontato il tema degli aumenti salariali, con particolare attenzione ai medici e agli altri professionisti del settore sanitario. «Il contratto per il triennio 2022-2024 prevede un incremento medio di circa 434 euro mensili per l’intera area sanitaria, compresi i dirigenti non medici. Tuttavia, per i medici, gli aumenti potrebbero essere più elevati, arrivando a superare i 500 euro grazie a una serie di interventi legislativi in corso», ha aggiunto.

Per il prossimo triennio, è previsto un ulteriore aumento, ma l’entità precisa dipenderà dalla conclusione delle trattative. «Gli aumenti saranno sicuramente significativi, ma prima di tutto bisogna concludere il contratto per il comparto sanitario, che è ancora in fase di definizione», ha concluso il Presidente.

Flat tax per i medici: una proposta discussa

La sanità non è solo una questione di retribuzioni. Il problema principale è migliorare le condizioni di lavoro, e un rimborso aggiuntivo può essere positivo, ma non basta

Un altro tema caldo riguarda la proposta di una flat tax” per i medici, avanzata come possibile soluzione per attrarre più professionisti nel sistema sanitario. Il Presidente Naddeo ha espresso alcune riserve in merito, sottolineando che una simile misura comporterebbe una riduzione delle entrate fiscali, che lo Stato dovrebbe compensare in qualche modo. «Sicuramente potrebbe essere una soluzione per attrarre professionisti, ma dipende da quanto si intende defiscalizzare e da quali importi si vogliono esentare», ha osservato.

Secondo il Presidente, la proposta di una flat tax potrebbe non risolvere i problemi di fondo del settore sanitario. «La sanità non è solo una questione di retribuzioni. Il problema principale è migliorare le condizioni di lavoro e un rimborso aggiuntivo può essere positivo, ma non basta…», ha concluso.

La lentezza nelle trattative per i contratti integrativi

Infine, Naddeo ha commentato la lentezza nell’attuazione dei contratti integrativi aziendali, evidenziata da una recente indagine condotta dalla Federazione CIMO-FESMED, secondo la quale nel contratto medici 2019-2021, solo il 59% delle aziende ha avviato le trattative integrative, nonostante le tempistiche ben definite dal contratto. «Il contratto stabilisce le regole, ma non le sanzioni. Se un’amministrazione non paga gli incrementi contrattuali, il sindacato può rivolgersi al giudice», ha precisato il vertice ARAN. Tuttavia, ha anche osservato che la contrattazione integrativa non riguarda solo i sindacati, ma anche le scelte politiche delle amministrazioni sulla gestione del personale. «Se un’amministrazione vuole evitare conflitti con i dipendenti, deve portare avanti la contrattazione. È un paradosso che molti dirigenti non applichino i contratti integrativi, pur essendo loro stessi i responsabili», ha concluso.