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Codice Strada: società mediche offrono collaborazione su farmaci e guida sicura

La Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), l’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD), la Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPaD) e la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) richiamano l’attenzione sulle recenti modifiche all’articolo 187 del nuovo Codice della Strada, approvate dal Senato il 20 novembre, offrendo la propria expertise per la definizione di normative applicative equilibrate che tutelino sia la sicurezza stradale sia i diritti dei pazienti.

«Le nuove disposizioni dell’articolo 187, che regolano la guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope, includono farmaci oppiacei e benzodiazepine regolarmente prescritti, con potenziali conseguenze che potrebbero essere discriminatorie per i pazienti affetti da dolore cronico che assumono terapie controllate prescritte e già afflitti da condizioni debilitanti – osserva Elena Bignami, Presidente SIAARTI -. È fondamentale, a garanzia dei pazienti, distinguere l’uso terapeutico controllato dall’uso illecito di sostanze psicotrope».

Silvia Natoli, Responsabile Area culturale SIAARTI Medicina del dolore e cure palliative, evidenzia un dato significativo: «In Italia, circa 400.000 pazienti seguono terapie croniche con oppiacei, mentre 2,5 milioni li utilizzano per periodi limitati sotto stretto controllo medico. L’inclusione degli oppiacei tra le sostanze psicotrope sanzionabili potrebbe limitare il diritto alla mobilità di pazienti che assumono correttamente le terapie prescritte».

Questi timori sono ribaditi da Claudio Leonardi, presidente SIPaD: «Le nuove norme potrebbero inoltre indurre i pazienti a interrompere le terapie per timore di ripercussioni legali, con conseguenti peggioramenti clinici, aumento della loro sofferenza e incremento del rischio di una guida sotto l’effetto del dolore acuto, che risulta scientificamente provato essere più compromettente di un eventuale effetto psicotropo degli stessi oppiacei prescritti per lenire il dolore cronico».

«Riteniamo che la nuova normativa necessiti di criteri applicativi che non penalizzino chi segue in modo controllato le terapie prescritte», ribadisce Natoli.

Oltre alle implicazioni pratiche, è essenziale considerare l’evidenza scientifica sull’impatto reale di questi farmaci. «È importante sottolineare che i pazienti in terapia cronica con oppiacei a dose stabile e monitorata presentano alterazioni psicofisiche comparabili a quelle indotte da altre categorie di farmaci non incluse nella normativa, come alcuni di quelli usati per il dolore neuropatico – precisa Luca Miceli, membro della Sezione SIAARTI Dolore cronico -. La letteratura scientifica conferma che, quando assunti secondo prescrizione, questi farmaci non compromettono necessariamente la capacità di guida».

«In questo contesto – aggiunge il past president SIAARTI Antonino Giarratano -, la recente pubblicazione della linea guida sul ‘Buon uso dei farmaci oppiacei nella terapia del dolore croniconon da cancro dell’adulto’ rappresenta un importante strumento tecnico-scientifico. Frutto di una collaborazione multidisciplinare tra SIAARTI, SIMG e altre sei importanti società scientifiche e associazioni di pazienti, questo documento costituisce un punto di riferimento fondamentale per garantire l’appropriatezza prescrittiva e la sicurezza dei pazienti, promuovendo un uso responsabile dei farmaci oppiacei che bilanci efficacia terapeutica e minimizzazione dei rischi».

SIAARTI, AISD, SIPaD e SIMG offrono la propria collaborazione tecnico-scientifica alle istituzioni per l’elaborazione di regolamenti attuativi e normative secondarie che, nel rispetto della legge, stabiliscano i criteri per la valutazione dell’idoneità alla guida dei pazienti in terapia con oppiacei, assicurando un equilibrio tra sicurezza stradale e il diritto alle cure e all’accesso alla terapia del dolore sancito anche dalla legge 38/2010.

Endometriosi, i dati ISS: per oltre 134 mila donne tra 15 e 50 anni almeno un ricovero

Oltre 134 mila donne tra 15 e 50 anni sono state ricoverate almeno una volta per endometriosi negli ospedali italiani tra il 2011 e il 2020. Durante lo stesso decennio l’incidenza della malattia è stata pari a 0,839 per 1000, mostrando una tendenza alla diminuzione statisticamente significativa nel corso dello stesso periodo. I tassi più elevati di malattia sono registrati nelle regioni settentrionali, e tra 31 e i 35 anni (1,21 per 1000 a livello nazionale) con una tendenza simile in tutte le regioni.  In termini di prevalenza, sono stati stimati quasi 1.900.000 casi nel periodo 2011-2020, con un tasso di prevalenza di 14,0 per 1000 donne in età fertile.

Sono i dati sull’endometriosi – una  malattia cronica invalidante, con  un impatto notevole sulla qualità di vita delle donne che ne sono affette, in termini fisici, psicologici e sociali, portando in alcuni casi anche a subfertilità o infertilità – che sono stati presentati nel corso del workshop Valutazione di incidenza e prevalenza di endometriosi nella popolazione italiana e indagine su possibili ipotesi patogenetiche” il 2 dicembre all’ISS, ottenuti implementando un  modello di Registro epidemiologico nazionale sviluppato a partire dal lavoro svolto dall’IRCCS Burlo Garofolo per il registro epidemiologico del Friuli Venezia Giulia.

Il modello è basato su un algoritmo di individuazione dei casi, applicato dal Servizio di Statistica dell’ISS a partire dalle schede di dimissione ospedaliera fornite dal Ministero della Salute, costruito su una definizione stringente che si attiene alle linee guida internazionali, e che ha reso possibile stimare incidenza e prevalenza della malattia, descriverne le tendenze temporali e la distribuzione spaziale regionale e comunale.

Nel corso del workshop del 2 dicembre verranno presentati i risultati di due progetti finanziati dal Ministero della Salute nell’ambito della Ricerca Finalizzata 2018 e del Bando Endometriosi 2021 (“Prevalenza e distribuzione spaziale dell’endometriosi in Italia a partire dai dati amministrativi e da una ricerca attiva realizzata attraverso un processo di screening multistadio”-RF-2018-12367534; “Sviluppo di un registro epidemiologico nazionale sull’endometriosi basato su dati amministrativi e studio di ipotesi patogenetiche”-ENDO-2021-12371967). I due progetti sono stati coordinati dall’IRCCS Materno infantile Burlo Garofolo di Trieste e sono stati realizzati in collaborazione con il Servizio di Statistica dell’Istituto Superiore di Sanità, con l’Università di Firenze e con l’Azienda Sanitaria Locale di Taranto.

Nel Piano Nazionale della Cronicità 2024 tra le linee di intervento proposte vi è la creazione di registri su base regionale per il monitoraggio dell’epidemiologia dell’endometriosi, con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce e il trattamento.

Da 7 a 10 anni per una diagnosi corretta

I risultati ottenuti sono probabilmente una sottostima visto che si è osservata la forma più grave di malattia, che richiede un’ospedalizzazione. Infatti l’endometriosi a causa della aspecificità dei sintomi risulta ancora difficile da identificare: prima di arrivare ad una corretta diagnosi passano in media dai 7 ai 10 anni dalla comparsa dei primi segnali.

Le aree a incidenza più alta

Durante il workshop verranno presentati anche approfondimenti relativi ad alcune aree ad alta incidenza nel nostro Paese: a partire dai casi incidenti sono state costruite delle mappe di distribuzione spaziale dei casi di endometriosi nelle Regioni Italiane usando i classici modelli per Disease Mapping: le Regioni nelle quali la malattia è più frequente sono Lombardia, il Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

L’esplorazione di una ipotesi ambientale

L’eziologia dell’endometriosi non è stata ancora definitivamente chiarita. Oltre a fattori già individuati, ci sono ipotesi di una possibile associazione tra l’insorgenza della malattia e l’esposizione a inquinanti ambientali. Tra questi, la letteratura scientifica sembra indicare un possibile contributo di alcune sostanze che si trovano in aree contaminate quali le diossine, i policlorobifenili (PCB) e metalli come  cadmio e piombo. Al momento, in collaborazione con il Dipartimento di Ambiente e salute dell’ISS, sono in corso analisi esplorative con l’obiettivo di individuare aree ad alta incidenza di endometriosi nelle quali effettuare studi eziologici di epidemiologia ambientale.

La malattia

L’endometriosi è riconosciuta come malattia cronica invalidante, ha un impatto notevole sulla qualità di vita delle donne che ne sono affette, sia in termini fisici che psicologici e sociali, portando in alcuni casi anche a sub-fertilità o infertilità. La patologia è dovuta alla presenza di endometrio (la mucosa che ricopre internamente l’utero) all’esterno dell’utero: sul peritoneo e sulla superficie degli organi pelvici, raramente su fegato, diaframma, pleura e polmone.

La Camera impegna il Governo a sostenere il settore delle terapie digitali

«Un altro, rilevante riconoscimento in ambito parlamentare dell’importanza e del ruolo che le terapie digitali (DTx) possono e devono svolgere nel futuro del sistema sanitario nazionale e un motivo di ulteriore incoraggiamento per il lavoro del nostro intergruppo». Con queste parole l’On Simona Loizzo, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Sanità Digitale e Terapie Digitali, ha commentato l’Ordine del Giorno, approvato ieri dall’assemblea della Camera, che impegna il Governo a valutare l’opportunità di sostenere il settore delle terapie digitali e le iniziative imprenditoriali collegate a questo importante comparto, anche per il tramite delle risorse del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale biomedico, in dotazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Un atto che risponde alle molte attese manifestatesi nel corso dei lavori degli Stati Generali della Sanità Digitale e Terapie Digitali, iniziativa promossa nel settembre scorso dallo stesso Intergruppo Parlamentare in collaborazione con il Politecnico di Milano. Un evento nel corso del quale governo, politici, rappresentanti delle istituzioni scientifiche, dell’imprenditoria, del mondo universitario e di quello advocacy si sono confrontati per identificare una strategia comune capace di porre le terapie digitali e la sanità digitale al vertice dell’agenda politica del paese.

Tra gli ambiti di interesse strategico che possono rappresentare, in prospettiva, un motore per l’innovazione e una nuova opportunità per la competitività del Paese, le terapie digitali si pongono certamente ai primi posti e, come ebbe a dire il Ministro della Salute Schillaci in occasione della costituzione dell’Intergruppo Parlamentare Sanità Digitale e Terapie Digitali nel maggio del 2023,  «… sono parte fondamentale della medicina del Terzo Millennio». Queste terapie consentono interventi terapeutici per molte patologie grazie alla caratteristica di essere guidati da software basati su evidenze scientifiche frutto di sperimentazioni cliniche rigorose che, rendendo possibili percorsi di cura basati su interventi cognitivo-comportamentali personalizzati sui singoli pazienti, migliorano enormemente gli esiti clinici relativi ad un ampio spettro di patologie.

Secondo l’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, sono 93 il numero di DTx attualmente disponibili in vari paesi (Germania, Francia, Regno Unito e USA) e le aree terapeutiche maggiormente interessate sono la psichiatria (37%), l’endocrinologia (14%), la reumatologia (10%), e l’oncologia (10%).

L’approvazione dell’Ordine del Giorno è stata favorevolmente commentata anche dal Politecnico di Milano che con Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico, ha sottolineato: «…il lavoro che stiamo sviluppando in partnership con l’Intergruppo Parlamentare Sanità Digitale e Terapie Digitali, ha consentito nel corso degli Stati Generali di identificare un percorso fatto di regole, processi e sostegni pubblici che stanno progressivamente prendendo corpo. L’Ordine del Giorno approvato alla Camera rappresenta in questo senso un segnale molto significativo».

«…Un altro non trascurabile passo verso un quadro di provvidenze che progressivamente consentiranno alle Terapie Digitali di assumere un ruolo sempre più consistente e irrinunciabile nel Sistema Sanitario Nazionale», ha dichiarato il Sen. Franco Bruno, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare.

Opportunità e sfide dell’AI affrontate con entusiasmo al Secondo Annual Meeting SIAAM

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La foresta di idee promessa dal titolo dell’evento è stata piantata: sabato pomeriggio nella cornice della LUISS a Milano al Secondo Annual Meeting SIIAM (la Società Italiana Intelligenza Artificiale in Medicina), tantissimi esperti si sono susseguiti sul palco, confrontandosi con la ricca (e giovane) platea. Una giornata piena di entusiasmo fin dall’inizio, quando il vicepresidente Francesco Andrea Causio ha ricordato al pubblico quanto sia importante continuare a divertirsi lavorando.

«Un nostro socio mi ha ringraziato, dicendo che da quando è iscritto alla nostra società scientifica ha ritrovato l’entusiasmo per il suo lavoro – ha raccontato in apertura il presidente SIIAM Luigi De Angelis – Come gruppo ci piacerebbe davvero dare a tutti questa possibilità ed oggi facciamo un passo in questa direzione».  

Cosa manca all’Italia

Affinché l’intelligenza artificiale sia realmente integrata in sanità, serve innanzitutto ricerca clinica: «Dobbiamo avere modelli più solidi dal punto di vista metodologico, abbandonando gli studi retrospettivi e concentrandoci su quelli prospettici – ha affermato Eugenio Santoro, Responsabile del Laboratorio di Informatica Medica all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano -. Servono poi raccomandazioni e linee guida da parte di istituzioni e società scientifiche, perché le normative non bastano». E infine, la formazione: «Sono ancora tanti i medici che hanno una scarsa conoscenza dell’intelligenza artificiale», commenta il ricercatore.

Carlotta Cattaneo, Chief Innovation Officer CDS – La Tua Casa della Salute di Genova, ha evidenziato le difficoltà dell’integrazione tra pubblico e privato: «Dobbiamo seguire il principio della collaborative governance: il valore per il cittadino può essere creato dall’interazione tra pubblico e privato. Spesso si guarda con sospetto a questo tipo di collaborazione: è importante definire con attenzione il perimetro e le regole del gioco».

Per riuscirci, le sfide sono tante. E se attività come formazione, R&S e linee guida sono a bassa complessità, diverso è parlare di presa in carico del paziente a livello territoriale, la gestione pubblico-privata di strutture, reparti e ambulatori, oppure di piattaforme AI per la condivisione di dati. «Quando si parla di costruzione di percorsi integrati, la strada è ancora lunga – ha chiosato Cattaneo -. Le difficoltà principali sono la mancata capacità di costruire business model complessi e elaborare strategie di ritorno dell’investimento, la carenza di capacità manageriali e innovative, l’assunzione del rischio finanziario, che secondo me non dovrebbe essere in capo al solo privato, e la condivisione reale delle risorse».

Basta parlare di uomini versus macchine, iniziamo a pensare a cosa possono fare gli uomini con le macchine

Durante il Congresso è poi stato capovolto un paradigma: «Basta parlare di uomini versus macchine, iniziamo a pensare a cosa possono fare gli uomini con le macchine», ha affermato Paolo Soda, Ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni all’Università Campus Bio-Medico di Roma. Un esempio? La keayboard liberation: «Finora siamo abituati a un medico che trascrive quanto gli stiamo dicendo. L’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per trascrivere questo dialogo. Questo semplice cambiamento potrebbe cambiare radicalmente il rapproto medico-paziente: il camice bianco sarebbe infatti concentrato solo su di noi».

Il Large Language Model italiano

A fine novembre è stato presentato il primo LLM italiano: si chiama Minerva 7B ed è stato realizzato alla Sapienza di Roma. «Si tratta di un modello aperto, che rende cioè disponibili i dati utilizzati per l’addestramento, il modo con cui è stato costruito e il codice», ha ricordato Roberto Navigli, Ordinario del Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università romana.

Oggi non sono in molti, i LLM aperti: i più famosi, come Claude, Gemini o ChatGPT sono chiusi, altri permettono invece di scaricare le matrici sottostanti la rete neurale, ma senza fornire la documentazione completa per replicare il processo e i dati utilizzati per l’addestramento. «Minerva invece è aperta, controllabile, perché è stata pre-addestrata da zero, quindi si può interveniere in ogni fase. È stata costruita su un insieme di 580mila informazioni su attività diverse ed è consapevole della sicurezza: abbiamo cercato di minimizzare la generazione di contenuti offensivi», ha proseguito Navigli.

Trattandosi di un LLM italiano e open sviluppato da un’istituzione pubblica, secondo gli esperti sarebbe importante preservare il know-how italiano, utilizzando Minerva per la Pubblica Amministrazione. «In ambito sanitario, si può usare come supporto alla prevenzione e alla diagnosi, ma anche per la formazione degli studenti di medicina e, in futuro, per attività a supporto della ricerca, come la sintesi automatica della letteratura scientifica o l’assistenza nella stesura dei protocolli di ricerca».

La regolamentazione dell’intelligenza artificiale

Da alcuni anni si discute su come riuscire a regolamentare una tecnologia così potente: se l’approccio statunitense punta al liberalismo spinto, l’Europa, più prudentemente, sta cercando di bilanciare la spinta all’innovazione con la tutela dei cittadini. «Sia l’IA ACT, sia la legge sullo spazio europeo dei dati sanitari attualmente in discussione vanno in questa direzione – ha puntualizzato Fidelia Cascini, docente di Igiene Generale e Applicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore -. In questo momento in Europa abbiamo tante opportunità, ma anche molte protezioni che altrove non esistono».

«Spesso si pensa che gli aspetti normativi siano un ostacolo all’innovazione, ma se si guarda ai regolamenti europei, si nota che il legislatore per quanto riguarda la sanità digitale ha a cuore il mercato, il business e la crescita economica – ha proseguito Cascini -. Se in questo senso mi posso dire ottimista, non lo sono altrettanto per quanto riguarda l’uso secondario del dato sanitario, che servirà per la ricerca. Credo che in quest’ambito molto spetterà agli scienziati».

Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano Privacy, ha acceso i riflettori sul tema della responsabilità: «Che cosa succederà al medico che andrà contro il parere dell’intelligenza artificiale, convinto a essere nel giusto ma sbagliando? Il principio dello human oversight, che prevede che sia il clinico ad avere l’ultima parola, è giusto, in astratto, ma dovremo capire come sarà interpretato dalla giurisprudenza. Davanti a un evento infausto il suo gesto sarà visto come un aggravante o un attenuante?».

Utilità dell’AI in sanità, oltre la “trappola” dell’hype

Come tutte le innovazioni, anche l’AI rischia di incorrere nella cosiddetta “trappola” dell’hype, che si verifica quando un’innovazione tecnologica viene circondata da aspettative irrealistiche, spesso alimentate da una promozione eccessiva. Questo entusiasmo può distogliere l’attenzione dalle sfide pratiche e dai bisogni reali, rallentando l’adozione consapevole della tecnologia e rischiando di generare delusioni quando i risultati non sono all’altezza delle promesse. Come si può aggirare questo rischio?

Una prima risposta sta nella conoscenza dell’AI e nella valutazione accurata della sua utilità eventuale in campo medico. Sottolinea Patrizio Armeni (SDA Bocconi): «Di fronte a queste sfide, partire dai bisogni concreti degli operatori sanitari è fondamentale per identificare le reali difficoltà operative e valutare se e in che modo l’intelligenza artificiale possa fornire un contributo significativo. Non si tratta di proporre soluzioni preconfezionate, ma di comprendere a fondo i problemi che i medici e altri professionisti affrontano nel loro lavoro quotidiano. L’ascolto attivo e il dialogo con i professionisti sanitari rappresentano un passaggio essenziale: occorre indagare non solo ciò di cui hanno bisogno, ma anche il modo in cui una tecnologia come l’AI può inserirsi nei loro processi, senza appesantirli o introdurre complessità inutili. Questo approccio consente di verificare l’effettiva utilità delle soluzioni proposte, garantendo che siano in linea con le esigenze cliniche e organizzative reali».

Non si tratta di proporre soluzioni preconfezionate, ma di comprendere a fondo i problemi che i medici e altri professionisti affrontano nel loro lavoro quotidiano

La valutazione delle possibili soluzioni di AI in sanità deve poggiare anche sulle analisi di Health Technology Assessment (HTA). Sul punto, rispondendo alle numerose domande dei partecipanti al meeting, il presidente della Società Italiana di HTA (SiHTA), Giandomenico Nollo, ha sollecitato la collaborazione tra medici ed esperti di HTA, per integrare al meglio l’aspetto clinico nei processi decisionali, valutandone l’impatto su pazienti, medici, liste d’attesa e possibilità diagnostiche. Inoltre ha chiarito: «L’avanzare dell’AI non implica la scomparsa delle professioni mediche, bensì una loro trasformazione. Per affrontare questo cambiamento, è necessario sviluppare percorsi di formazione dedicati all’interazione tra medico e macchina, preparandoli a nuove modalità di lavoro».

Cruciale la formazione anche per Margherita Daverio (Università LUMSA, Palermo), che ha concluso il meeting riportando l’attenzione sui Large Language Models e sulla loro integrazione nella cura, sottolineando le nuove sfide etiche: «È necessario comprendere come gli LLMs prendono le decisioni per rispondere alle domande degli utenti, per un uso appropriato nella relazione medico-paziente, informazione e comunicazione, per evitare il fenomeno dell’automation bias (ossia la tendenza a fidarsi ciecamente delle decisioni proposte da sistemi automatizzati), e coinvolgere ed educare i pazienti che potrebbero interagire con i LLMs, fornendo loro strumenti per un uso consapevole. Infine, è fondamentale affrontare le sfide legate alla cybersicurezza, assicurando la protezione dei dati sensibili e il rispetto della privacy».

World Aids Day: quasi 7mila chiamate al numero verde Iss

Nel 2024 sono state quasi 7mila le telefonate arrivate al Telefono Verde Aids e Infezioni Sessualmente Trasmesse – 800861061 dell’Istituto Superiore di Sanità, in prevalenza da giovani tra 20 e 39 anni. Tra coloro che chiamano lo stigma correlato all’Hiv è ancora forte e molto temuto nelle relazioni interpersonali. I dati, pubblicati in vista della Giornata Mondiale di lotta contro l’Aids del 1° dicembre, vengono dal Servizio Nazionale gestito dall’Iss: il Telefono Verde, anonimo e gratuito, è attivo dal lunedì al venerdì, ed effettuerà un’apertura straordinaria proprio domenica 1° dicembre dalle 13:00 alle 18:00. Sempre domenica la facciata dell’edificio dell’Iss si illuminerà di rosso a testimonianza dell’impegno dell’Istituto per la sensibilizzazione su questo tema.
Quest’anno, oltre al resoconto annuale sulle chiamate, gli esperti del Telefono Verde hanno svolto la Survey Accesso ai Test per le IST e l’HIV con l’obiettivo di rilevare i fattori facilitanti e gli eventuali fattori ostacolanti l’accesso alle strutture impegnate nella diagnosi dell’HIV e delle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse.

Il counselling telefonico

Dal 1 gennaio al 25 novembre 2024 sono pervenute al TV AIDS e IST 6.747 telefonate, effettuate per il 85,05% da uomini. Hanno telefonato nella quasi totalità italiani. L’età delle persone utenti si colloca prioritariamente nella fascia compresa tra i 20 e i 39 anni (62,22%). Le aree geografiche di provenienza delle telefonate sono nell’ordine: Nord (47,6%), Centro (28,8%), Sud (16,9%), e Isole (6,5%).  
Nel 57,9% delle telefonate, le persone utenti hanno riportato di aver avuto rapporti eterosessuali mentre nel 26,6% non emerge alcun fattore di rischio per Hiv e per le altre Ist. Nelle telefonate pervenute da gennaio a novembre 2024 è stato rilevato che il test HIV è stato effettuato almeno una volta nel 26,7% dei casi e più volte nel 32,4%. In un terzo degli interventi di counselling il tema centrale rimane le modalità di accesso ai Centri diagnostico-clinici per l’esecuzione del test HIV.

La survey 

L’indagine è stata somministrata a 240 persone utenti afferenti per la prima volta al Servizio con un breve questionario anonimo, nell’88,8% dei casi di sesso maschile. L’età mediana è di 34 anni. Una percentuale di rispondenti pari all’82,2% ha eseguito almeno una volta il test dell’Hiv, in Centri pubblici per il 51,5% dei casi ed in strutture private per il 37,9%, mentre rimane residuale la proporzione di coloro i quali hanno avuto accesso al test acquistandolo in farmacia, accedendo ad un Checkpoint community-based o in occasioni di iniziative di promozione in piazza. Alla domanda se una diagnosi di HIV determini difficoltà nelle relazioni sociali e affettive una netta maggioranza di utenti ha risposto in senso affermativo (86%), evidenziando come lo stigma HIV correlato sia ancora forte e molto temuto nelle relazioni interpersonali. Vi è, inoltre, la diffusa convinzione da parte degli intervistati che le persone che vivono con l’HIV siano discriminate dalla società in misura nettamente maggiore (66,5%) rispetto a chi abbia contratto altre infezioni sessualmente trasmesse (1,6%). Anche la possibilità di parlare, sia in ambito familiare, sia in ambito amicale, di un’eventuale infezione da HIV rappresenta fonte di sensibile disagio (69%).

Il Telefono Verde

Il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse –  800 861 061 (TV AIDS e IST) dell’Istituto Superiore di Sanità, anonimo e gratuito, istituito nel 1987 si colloca all’interno dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione del Dipartimento Malattie Infettive.
Il Servizio nazionale è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 13.00 alle 18.00 e fornisce risposte personalizzate supportate da solide basi scientifiche per la prevenzione dell’HIV, dell’AIDS e delle altre IST.
Nel corso degli anni il TV AIDS e IST ha attuato un rigoroso intervento di prevenzione primaria e secondaria dell’HIV, dell’AIDS e delle IST, rispondendo anche a nuovi bisogni informativi, come quelli emersi a seguito di differenti emergenze sanitarie (da ultimo COVID-19 e da MPox).
Attività corrente e capillare è quella dell’aggiornamento dei Centri diagnostico-clinici per l’effettuazione del test HIV e degli esami per tutte le IST, presenti sull’intero territorio italiano, con una banca dati di 640 Centri completata a novembre 2024.
La presenza, presso il TV AIDS e IST, di un consulente in materia legale consente, altresì, di affrontare tematiche legate alla tutela della privacy e a situazioni di fragilità e marginalità sociale (tossicodipendenza, clandestinità, discriminazione e stigma per orientamento sessuale).
Inoltre, l’attività del  TV AIDS e IST è interconnessa con:
– il  Sito Uniti contro l’AIDS [ link: www.uniticontrolaids.it ] impegnato nella diffusione di informazioni scientifiche mediante la comunicazione online;
– la ReTe AIDS, network Servizi di HIV/AIDS/IST counselling telefonico, presenti in differenti aree regionali italiane;
– il Servizio email tvalis@iss.it dedicato esclusivamente alle persone sorde;
– il contatto Skype  “uniticontrolaids”, che consente di raggiungere persone utenti fuori dai confini nazionali.

Personale SSN tornato ai livelli del 2003, i dubbi di CIMO-FESMED: «Sono stati assunti anche medici?»

«Vorrei ringraziare l’Agenas per il lavoro che svolge quotidianamente, e che culmina nella pubblicazione periodica di dati relativi alle attività e alle performance delle strutture sanitarie del Paese estremamente utili e interessanti per gli addetti ai lavori. Tuttavia, leggendo le dichiarazioni rilasciate dal direttore Mantoan in merito al personale dipendente del SSN, che nel 2023 risulterebbe aumentato di 40.000 unità uguagliando i numeri del 2003, non possono che sorgere alcune domande: se abbiamo lo stesso numero di professionisti di oltre 20 anni fa, come si spiega la richiesta incessante di medici a gettone, prestazioni aggiuntive e la carenza di decine di migliaia di infermieri, denunciata da tutti gli organi di controllo? Non sarà, forse, che è aumentato il personale non sanitario a discapito di medici e infermieri?» si chiede Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED, leggendo i dati sulla performance manageriale delle aziende sanitarie presentati al Forum Risk Management di Arezzo.

«Purtroppo – aggiunge Quici -, i dati relativi al personale SSN del 2023 non sono ancora stati resi pubblici e, dovendo sempre lavorare con numeri superati da due-tre anni e mai pubblicati in tempo reale, possiamo agilmente confrontare la composizione del personale del SSN del 2022 con quella del 2003: nel 2022 lavoravano 6.181 medici in meno rispetto al 2003. È possibile che siano stati tutti assunti nel 2023? Ce lo auguriamo vivamente. Ma questo non spiegherebbe come mai, come ha dichiarato sempre Mantoan, nel 2023 i livelli di produzione risultassero inferiori al 2019: se continuano a mancare i medici, che sono coloro che assicurano le prestazioni, difficilmente il livello di produzione aumenterà. E, similmente, se i posti letto e gli ambulatori chiusi negli ultimi 10 anni non sono stati ripristinati, difficilmente l’offerta sanitaria potrà aumentare. Anche in questo caso, non appena saranno disponibili i dati aggiornati, sarà nostro compito confrontarli con quelli degli anni passati, ma il grave problema delle liste d’attesa ci fa pensare che l’offerta sanitaria non sia affatto aumentata».

«Sono state poi annunciate due importanti novità, che avranno un impatto notevole sulla rete e l’organizzazione ospedaliera – prosegue il Presidente CIMO-FESMED -: la nuova metodologia per il calcolo del fabbisogno del personale e la revisione del DM 70. Come sindacato ci è stato chiesto un contributo, che abbiamo fornito fattivamente per entrambi i lavori, ma poi non siamo più stati coinvolti. Ci auguriamo, allora, che siano state corrette le storture che avevamo segnalato nell’algoritmo per il calcolo del fabbisogno del personale e che i nuovi standard del DM 70 portino ad un vero rilancio dell’offerta sanitaria, superando quel rapporto involutivo tra strutture, volumi ed esiti che è alla base della riduzione dei servizi per i cittadini», conclude Quici.

HIV, discriminazioni in Italia: la LILA fa il punto

Secondo l’elaborazione dei numeri e dei casi più eclatanti segnalati e trattati dalle Helpline e dagli uffici legali LILA, prendendo solo i dati degli ultimi quattro anni, le discriminazioni subite dalle persone con HIV o reputate a rischio HIV non mostrano flessioni.

Tra il 2021 e il 2024 le persone con HIV che hanno preso contatto con i servizi della LILA sono state circa 2.700, un numero non trascurabile se rapportato al numero di persone con HIV presenti in Italia (140mila circa) e al numero limitato di anni presi in esame, in sostanza l’1,9% del totale.

Il tema più trattato e sul quale viene richiesto particolare supporto è quello delle terapie e del vivere con l’HIV. Subito dopo, quello sentito con maggior urgenza è il nodo dei diritti e, spesso, si tratta di diritti negati o che le persone con HIV fanno fatica a vedere rispettati. In questo quadriennio le percentuali di chi ha richiesto informazioni o supporto in materia di diritti sono rimaste stabilmente tra il 35,5% e il 41,2%, quindi più di una persona con HIV su tre.

Nell’ambito delle richieste sui diritti, le criticità che ci vengono più comunemente segnalate riguardano discriminazioni in base allo stato sierologico, episodi o rischi di violazione della privacy, la divulgazione, non consentita e non legale di informazioni sullo stato sierologico di persone con HIV in ambienti lavorativi, sanitari, relazionali: tali violazioni vengono spesso celate dietro le routine delle procedure amministrative e burocratiche di cui, poi, nessuno si assume la responsabilità. La richiesta di documentazione sul proprio stato di salute in ambito bancario, assicurativo, amministrativo (es: richieste mutui e prestiti, stipula di polizze assicurative, rilascio/rinnovo della patente) è pratica tanto comune quanto scorretta se non illegale che si traduce, spesso, nell’impossibilità di esercitare dei diritti essenziali. Ma la pratica illecita più diffusa e più grave è, sicuramente, la richiesta di test per l’HIV nei luoghi di lavoro, sia in fase di pre-assunzione, sia in costanza di rapporto lavorativo.

Nel 2021 le persone con HIV che ci hanno chiesto supporto in abito lavorativo sono state una trentina mentre i casi di discriminazione subite in altri ambiti sono stati ventuno; nel 2022, oltre, ad una cinquantina di persone che hanno chiesto informazioni per la tutela della propria privacy, ci sono stati segnalati almeno una trentina di casi di discriminazioni, la metà dei quali relativi a richieste di test collegati al lavoro. Quindici le richieste di test sul lavoro segnalate nel 2023 e dodici i casi di discriminazione di cui ci siamo occupati. Analoga all’anno precedente la quota di persone che ci hanno chiamato per preoccupazioni relative alla privacy. Nell’anno in corso, infine, il 2024 le segnalazioni di violazioni che ci sono pervenute sono state oltre sessanta, la metà riguarda l’ambito lavorativo, le altre, prevalentemente, ambienti sanitari.

Dopo le discriminazioni in ambito lavorativo, le più numerose sono, dunque, incredibilmente, proprio le violazioni in contesti sanitari, laddove ci si attenderebbero un adeguato aggiornamento professionale e comportamenti dettati dalla razionalità scientifica. Le discriminazioni più frequenti che ci vengono segnalate in questo settore riguardano la persistente pratica di collocare le persone con HIV agli ultimi posti delle liste per gli interventi chirurgici, così da evitare di “contaminare” le sale operatorie. Tale motivazione non è solo antiscientifica e discriminatoria, ma anche molto inquietante; lascia, infatti, supporre che, generalmente, i criteri di sterilizzazione e protezione di ambienti così delicati, non vengano applicati ai loro massimi livelli di sicurezza.

Altre forme di discriminazione in ambito sanitario riguardano il rifiuto di prestare cure a persone con HIV, diffuso soprattutto in ambito odontoiatrico, la rivelazione non necessaria e non richiesta dello stato sierologico di pazienti, l’assunzione di comportamenti giudicanti o ghettizzanti verso pazienti con HIV, spesso alimentati dalla mancata conoscenza delle norme di legge e dell’evidenza scientifica U=U, nota ormai da oltre un decennio, un fatto davvero inconcepibile da parte di medici e personale sanitario. In sostanza, chi fa ricorso alle terapie antiretrovirali ha una carica virale talmente bassa da non trasmettere il virus, nemmeno in caso di rapporti sessuali non protetti dal profilattico. Grazie alle terapie ART, inoltre, le persone con HIV hanno raggiunto aspettative di vita e condizioni di salute sempre più vicine a quelle della popolazione generale rendendo assolutamente anacronistica ogni valutazione che non risponda a criteri di rischio generali (es: per mutui, polizze, interventi chirurgici ecc) o alla tutela della salute della persona stessa.

Numerose le iniziative organizzate in occasione della Giornata mondiale: https://www.lila.it/it/iniziative/1876-wad2024-index

Coinvolgimento dei pazienti: premiate le idee più innovative di ASL, associazioni e aziende

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«Coinvolgere attivamente le persone con patologia aiuta a migliorare aderenza terapeutica ed esiti, migliora la sostenibilità del sistema salute e, alla fine, migliora la vita a pazienti e ai loro caregiver». È questo l’elemento essenziale del Patient Engagement Award delineato da Davide Cafiero, managing director di Helaglobe, la società che ha ideato e organizzato l’iniziativa giunta alla sua seconda edizione.

Un game show digitale per sensibilizzare sull’incontinenza, una iniziativa di medicina di genere per accompagnare le donne nel percorso della menopausa, un progetto per rompere il silenzio che avvolge i caregiver familiari, un esame semplice e gratuito per la diagnosi precoce del tumore al fegato. Sono questi alcuni dei premiati nell’evento che si è svolto a Roma il 20 novembre con la media partnership di TrendSanità.

Il premio, il primo in Italia dedicato esclusivamente al patient engagement, celebra l’eccellenza nell’innovazione per il coinvolgimento attivo dei pazienti e ha visto la partecipazione di oltre ottanta candidati e di numerosi protagonisti del mondo della salute: centri di ricerca e università, ASL e ospedali pubblici e privati, provider, aziende biotecnologiche, agenzie di comunicazione, amministrazioni, aziende di medical devices, aziende farmaceutiche, società scientifiche, start up, associazioni e federazioni di pazienti ed enti del terzo settore. Sono stati premiati i progetti più originali e innovativi, capaci di mettere al centro le esigenze e le aspettative delle persone con patologie e dei familiari che li assistono.

«Le iniziative e le idee che l’autorevole giuria ha selezionato rappresentano l’avanguardia dell’innovazione nel settore sanitario a beneficio dei pazienti. Queste esperienze sono un patrimonio di conoscenze e buone pratiche a disposizione di tutta la sanità italiana, un esempio concreto di come sia possibile migliorare la qualità dell’assistenza e la soddisfazione dei pazienti» spiega ancora Cafiero.

A consegnare i riconoscimenti ci hanno pensato la Senatrice Ylenia Zambito, Senatrice e Segretaria della Commissione Permanente 10° – Sanità, Paolo Marchetti, Direttore Scientifico IDI-IRCCS e Presidente della Fondazione Italia di Medicina Personalizzata e Francesco Di Costanzo, Presidente PA Social, Fondatore e presidente Fondazione Italia Digitale.

Ed ecco, dunque, alcune tra le tante interessanti idee e iniziative premiate e selezionate per le menzioni speciali:

INCOlimpiadi: il gioco ideato da FAIS – Federazione Associazione Incontinenti e Stomizzati, che fa gol contro l’incontinenza. Un game show coinvolgente per sensibilizzare sull’incontinenza, una condizione che colpisce milioni di italiani e spesso è ancora tabù.

Liberamente Donna: un nuovo approccio per affrontare la menopausa. Un progetto innovativo che, nato con Fidia Farmaceutici in collaborazione con importanti associazioni pazienti, mette al centro le esigenze delle donne e le accompagna nel percorso di menopausa. 

Ama il tuo fegato della ASL BIELLA. L’elastografia epatica è un esame rapido e indolore che valuta l’elasticità e la rigidità del fegato, cioè la fibrosi, si esegue tramite il «Fibroscan», un apparecchio che permette di effettuare un esame rapido e indolore per una diagnosi precoce. Il tumore al fegato è un nemico silenzioso. La prevenzione parte da una diagnosi tempestiva. Grazie a un semplice esame gratuito il progetto promosso dall’ASLBI punta a salvare vite.

Caregiver, Valore per la cura: al fianco dei caregiver per valorizzare il loro ruolo. L’iniziativa promossa da AIPaSIM – Associazione Italiana Pazienti con sindrome mielodisplastica – in partnership con Takeda Italia, e col patrocinio di una coalizione di 30 Associazioni Pazienti attive nelle patologie croniche, malattie rare e tumori. Il progetto AIPASIM e Takeda si fa portavoce del valore dei caregiver familiari, spesso invisibili, ma essenziali nella cura dei loro cari. 

DNA – Dansac Nurse Academics: formazione d’eccellenza per infermieri per stomizzati. Il progetto di Hollister con Fondazione ISTUD mira a migliorare la vita dei pazienti stomizzati attraverso una formazione specialistica dedicata agli infermieri. 

Storie (In)visibili: un monumento alla speranza per i malati rari. Sanofi ha creato un “monumento invisibile” per dare visibilità alle storie dei malati rari, attraverso un progetto artistico che celebra la speranza. 

Living with PORPHYRIA: una nuova campagna per una diagnosi precoce. Una campagna di sensibilizzazione promossa da Alnylam mira a far luce sulla Porfiria Epatica Acuta (AHP), una patologia rara spesso confusa con malattie più comuni. 

Le voci dei protagonisti

«Un trapianto di fegato è un evento molto stressante che può essere paragonato ad una maratona. Per questo abbiamo pensato che il tempo di attesa del trapianto potesse essere trasformato in tempo di preparazione. Come? Inserendo in questo tempo anche fisioterapisti, i dietisti, lo psicologo per poter fare una valutazione e poter dare un’indicazione a questi pazienti fragili su come prepararsi da un punto di vista fisico, nutrizionale e di stili di vita al trapianto imminente». Racconta così Massimo Elisei, Membro Senior del Lean Team e Responsabile Infermieristico del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, uno dei progetti premiati da Helaglobe, intervistato per TrendSanità, insieme ad altri protagonisti dell’evento e agli esperti presenti alla cerimonia di consegna dei riconoscimenti.

Ecco i video con le voci dei premiati e degli esperti:

La giuria

La giuria del premio è composta dalle oltre 60 associazioni dei pazienti riunite in Insieme Per e da Ylenia Zambito, Senatrice e Segretaria della Commissione Permanente 10° – Sanità; Mario Del Vecchio, Affiliate Professor di Government, Health and Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management; Francesco Di Costanzo, giornalista, fondatore e presidente di PA Social – Associazione nazionale per la comunicazione e informazione digitale; e fondatore e presidente Fondazione Italia Digitale; Michela Di Trani, Psicologa e psicoterapeuta. Professore associato presso il Dipartimento di Psicologia dinamica, clinica e salute dell’Università degli Studi di Roma Sapienza; Enrica Menditto, Direttore Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione (CIRFF), Università Federico II di Napoli; Sergio Pillon, specialista in Angiologia Medica ed esperto in Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica.

I criteri di scelta

I progetti sono stati valutati in base a tre criteri principali: quanto bene rispondono a un bisogno reale (conformità), quanto facilmente possono essere estesi ad altre situazioni (scalabilità) e quanto migliorano la vita delle persone coinvolte (impatto sociale).

Le categorie

Le categorie del premio sono cinque:

  • Empowerment: per iniziative che rappresentano o contribuiscono a costruire un processo educativo finalizzato ad aiutare il paziente a sviluppare le conoscenze, le capacità, le attitudini e il grado di consapevolezza necessari ad assumere responsabilità nelle decisioni che riguardano la salute;
  • Patient Experience: riguarda le attività che misurano l’esperienza della persona con la propria patologia, durante tutto il suo percorso di cura, all’interno del sistema sanitario e quindi con le strutture, gli operatori specializzati, con i servizi;
  • Accesso e Policy Making: attinente al coinvolgimento della persona con patologia in attività che garantiscano l’accesso alle cure e ai farmaci nella maniera più ampia ed efficace possibile, nonché la partecipazione del paziente nei processi di elaborazione di politiche e tattiche in tema salute;
  • Awareness: si riferisce a campagne di sensibilizzazione in grado di far conoscere alla persona con patologia, e più in generale al cittadino, approcci di prevenzione, malattie, cure, condividendo informazioni semplici in tema di salute, invitando il pubblico a rivolgersi al proprio medico di fiducia o a specialisti;
  • Patient Support Program: comprende le iniziative, digitali e non, che erogano un servizio al paziente: terapia domiciliare, home assistance, drug delivery, terapia digitale, monitoraggio remoto, ovvero le soluzioni che migliorano l’efficacia delle cure e la gestione della patologia, integrando il grado di assistenza che il sistema sanitario già offre direttamente al paziente.

Menzioni speciali

Le menzioni speciali sono tre:

  • PREMIO ASSOCIAZIONI DI INSIEME PER: per il progetto più votato dalle Associazioni e Federazioni nazionali di pazienti, facenti parte del progetto di Helaglobe Insieme Per;
  • PREMIO GIURIA TECNICA: per il progetto più votato dalla giuria di esperti;
  • MENZIONE SPECIALE PER IMPATTO SOCIALE: per il progetto che ha ottenuto più voti in base al criterio di generazione di impatto sociale.

Da non dimenticare: 1 italiano su 5 escluso dalla prevenzione…

Se il coinvolgimento è importante, bisogna far caso ai dati raccolti dalla stessa Helaglobe con il Barometro del Patient Engagement. Il 20% degli italiani non riceve alcun invito a fare screening. E dei cittadini che vengono coinvolti, 1 su 3 ha difficoltà a partecipare i controlli e 1 su 5 rinuncia alla prevenzione a causa di orari incompatibili, liste d’attesa e difficoltà logistiche del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Sono solo 6 su 10 quelli che vengono messi in condizione di portare a termine i controlli di prevenzione. Su un campione di 3.000 italiani, l’87% ha ammesso di non essere mai stato ascoltato riguardo alla qualità dei servizi sanitari. Un dato che fa riflettere, soprattutto se si considera che il 35% ha trovato difficile prenotare una semplice visita. Come sottolineato da Cafiero: «Questi dati non sono solo numeri, ma storie di persone che non vengono ascoltate e che non riescono ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno».

Patient Engagement Award: i vincitori

PATIENT EXPERIENCE

I POSTO

Fondazione Italiana Sclerosi Multipla “PROMS (Patient Reported Outcomes Initiative for MS)”

II POSTO

HOLLISTER “DANSAC NURSE ACADEMICS”

III POSTO

UCB “Metti la psoriasi fuori gioco”

ACCESSO E POLICY MAKING

I POSTO

APMARR (Associazione Persone Malattie Reumatologiche e Rare)

“FOTOGRAFIA DI UNA TRANSIZIONE COMPLESSA”

II POSTO

Azienda USL Reggio Emilia “Migliorare l’assistenza ai pazienti affetti da drepanocitosi: un progetto multi-stakeholder con e per le persone originarie dell’Africa sub-sahariana“

III POSTO

Takeda “Caregiver, valore per la cura”

AWARENESS

I POSTO

FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati) “Incolimpiadi”

II POSTO

Asl Biella “Ama il tuo fegato”

III POSTO

GE HEALTHCARE “Smemorati”

EMPOWERMENT

I POSTO

Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana “Prepararsi al trapianto di fegato: percorsi di prehabilitation per persone con malattia epatica”

II POSTO

AIAF (Associazione Italiana Pazienti Anderson-Fabry)

“FABRY’S KITCHEN”

III POSTO

fidia FARMACEUTICI “Liberamente donna”

PATIENT SUPPORT PROGRAM

I POSTO

Medac Pharma “Milibra”

II POSTO

LA MATTINA DOPO ODV “CENTRO UNICO PER IL PAZIENTE”

III POSTO

Novartis “Telecuore”

MENZIONI SPECIALI

Giuria tecnica

Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana “Prepararsi al trapianto di fegato: percorsi di prehabilitation per persone con malattia epatica”

Giuria INSIEME PER

Amici Obesi ONLUS MOSTRA FOTOGRAFICA CHIAVE DI SVOLTA”

Impatto sociale

FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati) “Incolimpiadi”

Il grande freddo apre la porta all’influenza. L’invito alla prevenzione dei MMG

Con l’arrivo delle temperature più rigide, cresce la diffusione dell’influenza stagionale, con il picco previsto prima di Natale. Per questo la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie lancia un appello per intensificare la campagna vaccinale, con un’attenzione particolare alle fasce più fragili della popolazione. Un invito rinnovato alla vigilia del 41° Congresso Nazionale SIMG, che si tiene a Firenze dal 28 al 30 novembre che vedrà oltre 3mila medici a confronto.

Epidemia influenzale, trend in ascesa

Secondo il Rapporto Epidemiologico RespiVirNet dell’ISS, nella 46° settimana del 2024 (11-17 novembre), l’incidenza delle sindromi simil-influenzali  è in lieve aumento rispetto alla settimana precedente, con un livello pari a 7,1 casi per mille assistiti (6,5 nella settimana precedente). Si tratta di un dato inferiore a quello osservato nella scorsa stagione (l’incidenza era 8,2), ma proprio l’anno scorso l’epidemia influenzale ha raggiunto i massimi livelli degli ultimi 15 anni. L’incidenza di quest’anno alla 46° settimana si configura comunque molto più elevata della media dal 2009 a oggi.

«Dopo le prime settimane di casi sporadici, diffusi soprattutto tra i bambini, nelle ultime due settimane l’influenza si sta diffondendo rapidamente, coinvolgendo le fasce più anziane della popolazione – sottolinea Tecla Mastronuzzi, responsabile Area Prevenzione SIMG – I dati provenienti dall’emisfero australe fanno presupporre una stagione vivace e le prime evidenze lo stanno confermando. Questa crescita dell’incidenza è anticipata rispetto agli altri anni, poiché di solito avviene dopo le festività natalizie. Nelle prossime settimane è presumibile che questo incremento  prosegua».

Vaccinarsi subito e attenzione alle buone pratiche

Per limitare gli effetti del virus influenzale i medici di famiglia raccomandano le vaccinazioni e alcune accortezze particolarmente indicate per la popolazione fragile. «La prevenzione vaccinale è fondamentale soprattutto nella popolazione fragile e a rischio – sottolinea Tecla Mastronuzzi – Ogni punto di copertura in più, come confermano i dati della letteratura, corrisponde a un abbassamento diretto delle complicanze e quindi al relativo rischio di mortalità e ospedalizzazione, che colpiscono soprattutto i pazienti anziani e i più fragili. Per vaccinarsi ci si può rivolgere al proprio Medico di Medicina Generale, che costituisce la figura che meglio conosce la storia clinica di ciascun paziente e può indicare il vaccino più adatto, oltre ad avere la capacità di valutare il possibile fabbisogno di altre vaccinazioni, come quelle contro Covid-19, Pneumococco, Virus Respiratorio Sinciziale, Herpes Zoster, che si possono somministrare anche nella stessa seduta. Inoltre, alle persone fragili si raccomandano comportamenti virtuosi come una costante igiene delle mani, far coprire naso e bocca a chi abbia tosse e raffreddore, evitare luoghi affollati, mantenere il distanziamento».

L’importanza del medico di famiglia nella campagna vaccinale

«Quest’anno la campagna di vaccinazione è iniziata in anticipo, ma c’è ancora molto da fare– spiega il Presidente SIMG Alessandro Rossi – Bisogna migliorare i tassi di copertura vaccinale, al fine di raggiungere il livello auspicato del 75% e la copertura ottimale del 95%, dati rispetto ai quali rimaniamo ogni anno lontani. L’evoluzione demografica della popolazione, l’ampiezza epidemiologica del virus influenzale, la disponibilità di diversi vaccini sono fattori che hanno reso le vaccinazioni un elemento fondamentale anche in età adulta, accrescendo quindi il ruolo del Medico di Medicina Generale. Per affinare le competenze nell’approcciarsi alla popolazione fragile, target di questi vaccini, la SIMG ha messo in campo le proprie risorse con il corso di “MMG esperto in strategie di prevenzione e vaccinali”, di cui al prossimo Congresso si terrà l’esame per certificare i primissimi medici esperti in Italia su tali profili a seguito di ampi progetti di formazione realizzati e in corso».

Dal 28 al 30 novembre Firenze torna capitale della medicina generale

La Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) è pronta ad accogliere oltre tremila medici di famiglia per il 41° Congresso Nazionale, che si svolgerà dal 28 al 30 novembre a Firenze, presso la Fortezza da Basso, dopo le prime sessioni in forma virtuale già partite dal 23 novembre. Previsti oltre 3500 medici di famiglia provenienti da tutta Italia. Sarà un’occasione per realizzare numerosi approfondimenti scientifici, ma anche per proporre iniziative innovative come la SIMG Academy e il SIMG Lab Village, strumenti all’avanguardia per la formazione delle nuove generazioni di medici di medicina generale.

I dati AGENAS sulla performance manageriale delle aziende sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali

Il 28 novembre al Forum risk management di Arezzo AGENAS ha presentato i dati aggiornati al 2023 del modello di valutazione multidimensionale della performance manageriale riguardo le aziende sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali. Si tratta di un lavoro che scatta una fotografia rispetto all’attività di 110 aziende territoriali e 51 aziende ospedaliere.

Riguardo le prime, il monitoraggio si basa sulla valutazione di 34 indicatori classificati in 6 aree (prevenzione, distrettuale, ospedaliera, sostenibilità economica-patrimoniale, outcome) e 12 sub-aree; in merito alle aziende ospedaliere, gli indicatori presi in considerazione sono 27 classificati in 4 aree (accessibilità, gestione dei processi organizzativi, sostenibilità economico-patrimoniale, investimenti) e 10 sub-aree.

È possibile sia per gli stakeholder del settore, sia per i cittadini effettuare un’analisi approfondita per singolo indicatore attraverso il Portale AGENAS dedicato alla Valutazione multimediale della performance.

Valutazione multidimensionale nelle Aziende sanitarie territoriali pubbliche

Il monitoraggio si basa sulla valutazione di 34 indicatori classificati in 6 aree (prevenzione, distrettuale, ospedaliera, sostenibilità economica-patrimoniale, outcome) e 12 sub-aree. Le aziende sanitarie territoriali, inoltre, sono state suddivise in cluster in considerazione del numero di cittadini presi in carico, ovvero meno di 250.000 abitanti; tra i 250.000 e i 400.000 abitanti; trai i 400.000 e i 700.000 abitanti; superiori a 700.000 abitanti.

Il risultato del mix di tutte le aree analizzate porta all’individuazione di 27 aziende con una valutazione complessiva buona, 53 con valutazione intermedia, 30 con una valutazione migliorabile. In particolare, le 5 Aziende che raggiungono un livello maggiore di performance sono l’Azienda ULSS N.8 Berica; l’ATS di Bergamo​; l’Azienda ULSS N.6 Euganea; l’Azienda ULSS N.1 Dolomiti​ e l’Azienda USL Bologna.

Nell’area della prevenzione, la valutazione degli indicatori rispetto le percentuali di screening (mammella, cervice, colon) eseguiti sulla popolazione target evidenzia come le Asl delle regioni del Nord-est registrano un livello alto/molto di screening eseguiti rispetto alle Asl delle regioni del centro e del sud che presentano mediamente valori bassi.

Nell’area dell’assistenza distrettuale, la valutazione degli indicatori (dotazione dei servizi territoriali; cure primarie; presa in carico del territorio; ospedalizzazioni evitabili e il consumo di prestazioni di specialistica ambulatoriale) la situazione risulta essere molto omogenea a livello nazionale con la maggioranza delle Asl che risulta avere un livello di performance medio.

Per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera, la valutazione degli indicatori (degenza media nei reparti di medicina interna e geriatria; l’indice di fuga per prestazioni di media e bassa complessità; il rispetto dei tempi di attesa per gli interventi di colecistectomia, protesi all’anca, ginocchio e spalla) evidenziano un comportano variegato con il raggiungimento di alti livelli di performance sia al Nord che al Sud.

Nell’area della sostenibilità economico-patrimoniale, la valutazione degli indicatori (costi pro-capite e l’indice di tempestività dei pagamenti) riportano performance delle Asl del Centro- Nord registrano dei livelli maggiori rispetto a quelle del Sud.

Per quanto riguarda gli investimenti, la valutazione degli indicatori (capacità di rinnovamento tecnologico e lo stato del patrimonio) riporta come pressoché tutte le Asl registrano bassi livelli di performance con pochissime eccezioni.

Sugli esiti, la valutazione degli indicatori (mortalità prevenibile e trattabile) osserva come i tassi di mortalità siano molto più bassi al Centro-Nord con l’eccezione delle Asl della Regione Lazio rispetto al Sud.

Valutazione multidimensionale nelle Aziende Ospedaliere e Universitarie pubbliche

Rispetto al monitoraggio delle aziende ospedaliere e aziende ospedaliero-universitarie, gli indicatori presi in considerazione sono 27 classificati in 4 aree (accessibilità, processi organizzativi, sostenibilità economico-patrimoniale, investimenti) e 10 sub-aree. Anche in questo caso, al fine di ottenere valutazioni omogenee, sono stati individuati quattro cluster con riferimento alla presenza o meno dell’Università e al numero di posti letto, inferiore o superiore a 700.

Il risultato del mix di tutte le aree analizzate porta all’individuazione di 13 aziende con una valutazione complessiva buona (le prime cinque sono: AO Santa Croce e Carle (CN); AOU Padova (PD); AOU Policlinico Tor Vergata (RM); AOU Sant’Andrea (RM); AOU Policlinico San Matteo (PV), 25 con valutazione intermedia e 13 con una valutazione migliorabile.

Per quanto riguarda l’accessibilità, sono stati analizzati il rispetto dei tempi di attesa di alcuni interventi chirurgici (di cui quattro interventi per tumori) e due indicatori relativi al pronto soccorso (tempo di permanenza e abbandoni). Ci sono cinque aziende con performance più alta, concentrate in regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana).

Per quanto riguarda i processi organizzativi, la valutazione degli indicatori di appropriatezza, efficienza ed attrattività, indicano come le performance di buon livello sono maggiormente presenti, sia in aziende del nord che del centro Italia. Inoltre, tale area è quella in cui si rileva un maggior miglioramento rispetto all’anno 2022.

Nell’area della sostenibilità economico-patrimoniale, la valutazione degli indicatori ascrivibili a quest’area riscontra un lieve peggioramento a livello nazionale rispetto al 2022, ascrivibile alla sub-area dei costi operativi. Le aziende con buone performance sono localizzate prevalentemente al centro-nord, ma anche in un’azienda della Sicilia.

Per quanto riguarda gli investimenti, le performance migliori sono riscontrabili nelle regioni del sud, in particolare in Campania dove tutte le aziende raggiungono un buon punteggio di performance, con una punta di eccellenza in un’azienda del Lazio.

Fabbisogno del personale

Rispetto alle aziende ospedaliere universitarie e alle aziende ospedaliere, l’Agenzia ha effettuato un approfondimento sul personale medico ed infermieristico (ore lavorate nel 2023), applicando la metodologia per la determinazione degli standard di personale del SSN elaborata da AGENAS[1]. Questo è stato possibile a partire dall’anno in corso grazie ai dati presenti nel conto annuale del Ministero dell’economia e delle finanze- IGOP[2].

Lo strumento è stato sviluppato in coerenza con la riorganizzazione della rete ospedaliera di cui al D.M. 2 aprile 2015, n. 70 e consente di determinare per ogni specifica struttura il personale necessario, per singolo reparto, tenendo conto dei posti letto disponibili, dei volumi di attività e della tipologia di pazienti assistiti.

Nella valutazione delle performance delle aziende ospedaliere e aziende ospedaliere universitarie, sono state verificate le ore lavorate – espresse in FTE complessivi – della dirigenza medica e degli infermieri nell’anno 2023 di tre delle prime aziende con migliore performance:

  • AO Santa Croce e Carle
    • dirigenza medica: le ore lavorate convertite in FTE, sono prossime al valore di fabbisogno massimo determinato secondo la metodologia
    • personale infermieristico le ore lavorate superano il fabbisogno massimo
  • AOU di Padova: sia per la dirigenza medica sia per gli infermieri, le ore lavorate superano il valore di fabbisogno massimo determinato secondo la metodologia
  • AOU S. Andrea
    • dirigenza medica: le ore lavorate superano il valore di fabbisogno massimo determinato
    • personale infermieristico: le ore lavorate sono comprese nella forbice minimo-massimo

Si ricorda che il sistema di calcolo proposto da AGENAS, permetterà ad ogni Regione di definire ogni anno un numero minimo di medici ed infermieri che consenta di aprire un reparto, nonché di ottenere l’accreditamento, e un numero massimo per farlo funzionare con efficienza.

La metodologia può costituire un primo strumento di confronto sia a livello nazionale (tra diversi contesti regionali) che regionale (tra presidi ospedalieri), facendo emergere buone pratiche e, quindi, situazioni in cui la coerenza con la programmazione si coniuga con efficacia ed efficienza


[1] Attuazione dell’art.11 del DL 35/2019 (convertito in legge 60/2019), come modificato da comma 269, lettera c) della legge n. 234 del 2021, poi approvata in Conferenza Stato Regioni in data 21.12.2022 e con Decreto del Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 gennaio 2023.

[2] https://contoannuale.rgs.mef.gov.it/