Home Blog Page 241

Autonomia differenziata, Cittadinanzattiva: “Acuite le diseguaglianze”

Puntare sui livelli essenziali come se di per sé garantissero l’equità, alla luce dell’esperienza maturata con i Lea, è un’illusione. A sostenerlo è Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Dottoressa Mandorino, inizio col chiederle un commento generale sul Ddl sull’autonomia differenziata.

Mandorino

Come Cittadinanzattiva siamo preoccupati. Pensiamo che il Ddl possa acuire più che risolvere le diseguaglianze in sanità. Lo dico alla anche alla luce della relazione di accompagnamento al Ddl, che sceglie un’espressione diversa da ‘autonomia differenziata’, forse ancora più preoccupante sotto alcuni punti di vista, che è ‘regionalismo asimmetrico’. Ciò che si sostiene è che le Regioni più forti e veloci, sviluppandosi, traineranno con sé quelle più deboli. Questo assunto di partenza mi sentirei di contestarlo, perché fino a questo momento non c’è un solo contesto in cui una simile dinamica abbia funzionato. Il fatto che per principio Regioni più veloci creeranno una sorta di competizione virtuosa con quelle più deboli mi pare tutto da dimostrare.

A suo avviso quali sono le luci che questo Ddl porta con sé?

Teoricamente, l’aspirazione a non frenare lo sviluppo delle Regioni già più veloci, in linea di principio, non è negativa di per sé. Il problema è che un argomento di così forte impatto a livello nazionale avrebbe meritato un dibattito con modalità, metodi e tempi ben diversi da quelli che sono stati scelti per portare questo Ddl all’approvazione. È qualcosa che cambia profondamente il volto del nostro Paese. Però bisogna capire bene quali ricadute questa norma determina per tutti i cittadini.

Quali sono invece le falle che lei ravvede?

La principale falla è che l’unica garanzia del principio di equità è il sistema dei Livelli essenziali di prestazione (Lep)

Voglio sottolineare ancora il tema del metodo. Leggendo il testo del Ddl ricorre molte volte la parola ‘comunque’. L’intenzione dell’estensore è quella di approvare ‘comunque’ la norma e le sue conseguenze. Mi sembra emblematico dell’intenzione di forzare un po’ la mano rispetto al procedimento di approvazione che sarebbe stato necessario in considerazione della centralità del tema.

La principale falla è che l’unica garanzia del principio di equità è il sistema dei Livelli essenziali di prestazione (Lep). Per similitudine con i Lea (Livelli essenziali di assistenza) è una modalità di verifica di impostazione del sistema che appare preoccupante.

I Lea in effetti dalla loro introduzione nel 2001 non hanno portato a un grande miglioramento nell’equità di accesso alle cure a livello nazionale…

I risultati che vediamo derivano non tanto dai Lea, che erano validi in linea di principio. Ma in che modo sono stati utilizzati, che è presumibile sia lo stesso con cui si useranno i Lep. I Lea del 2001 non sono mai stati aggiornati. L’aggiornamento del 2017 non è mai entrato in vigore per mancanza del ‘decreto tariffe’.

Questo è già indicativo dell’incapacità del meccanismo di governance troppo macchinoso, ai limiti dell’irrealizzabile.

Bisogna capire che, al pari dei Lea, anche i Lep non sono una cosa fissa, ma dinamica. La cosa più importante non è fissarli, ma renderli davvero uno strumento di equità attraverso il loro aggiornamento e la loro verifica.

Ho visto gli ultimi dati di valutazione dei Lea a livello regionale relativi al 2020 e gli indicatori con cui i Lea sono misurati: sono un po’ discutibili. Faccio un esempio. La Lombardia risulta avere un’assistenza sanitaria territoriale di ottima qualità. Eppure sappiamo che questa è una delle criticità emerse durante la pandemia. Allora dobbiamo chiederci anche quali sono gli indicatori con cui vengono misurati i Lea o i Lep. Puntare sui livelli essenziali come se di per sé garantissero l’equità, alla luce dell’esperienza maturata con i Lea, è un’illusione.

Le Regioni che per ora hanno fatto richiesta di adesione all’autonomia differenziata sono solo tre (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e pare che se ne potrebbero aggiungere forse un altro paio. Con un piccolo numero di adesioni ravvisa possibile il rischio, paventato da più parti, di un ampliamento della forbice sanitaria tra Regioni veloci e Regioni lente?

Per chi crede in un sistema sanitario nazionale, per definizione unitario, il quadro desta grande preoccupazione

Se le tre Regioni fossero altre direi di no. Ma stiamo parlando di quelle che dal punto di vista complessivo hanno un impatto maggiore in termini di attrattività sanitaria e quindi di potenziale rischio di accrescere i fenomeni di mobilità sanitaria e di attrazione di risorse da riallocare.

Più del numero di Regioni aderenti, il nodo è quello del modello introdotto dal Ddl di una regionalizzazione ancora più spinta della sanità. Il Ssn è già fortemente regionalizzato. Le conseguenze di un provvedimento che crea ulteriori asimmetrie possono essere importanti. Per chi crede in un sistema sanitario nazionale, per definizione unitario, il quadro desta grande preoccupazione.

Ma la strada al regionalismo sanitario non è ormai già ben tracciata da tempo?

È vero. Tuttavia la pandemia pareva averci detto qualcosa rispetto all’ognuno si salva da sé…

Trovo che accentuare il regionalismo in sanità sia anche incompatibile con alcune progettualità che da anni stiamo cercando di realizzare. Come quelli afferenti alla salute digitale o al Fascicolo sanitario elettronico (Fse). Con un ulteriore regionalismo, possiamo pensare di avere interoperabilità tra i sistemi sanitari? Se ogni Regione va per conto suo, in che modo si può poi chiedere a 21 soggetti di dialogare sul piano delle piattaforme o su quello degli strumenti digitali? Il Pnrr ha una voce relativa al Fse, che deve essere unico a livello nazionale. Qual è però la conseguenza dell’autonomia sanitaria? Saranno rese possibili queste scelte centralizzate, che non hanno a che fare con la gestione centrale della sanità ma con il fatto che alcune innovazioni abbiano necessità di una regia unica per poter essere implementate?

Abbiamo poi il tema delle risorse. Il fatto che esse restino nelle Regioni non è a impatto zero.

Cosa servirebbe concretamente allora per ridurre il divario tra Regioni in termini di accesso alla salute?

Il testo sull’autonomia differenziata nasce già vecchio, perché oggi ci troviamo in un contesto profondamente diverso da quello degli anni in cui se n’è iniziato a parlare. È vero che ci sono Regioni che viaggiano a velocità diverse in sanità, ma la situazione complessiva del Paese richiederebbe un’analisi più complessa. Come Cittadinanzattiva abbiamo presentato recentemente una ricerca sulla desertificazione sanitaria sul numero e sulla tipologia di professionisti sanitari presenti nelle diverse Regioni. Inaspettatamente sono quelle del Nord ad avere più criticità in questo senso. La lettura secondo cui alcune Regioni sono eccellenti rispetto ad altre in tema di offerta sanitaria è troppo semplicistica. Bisogna capire cosa si analizza. Il modello lombardo per esempio punta sull’eccellenza ospedaliera, ma dal punto di vista dell’assistenza sul territorio è molto più carente. Ci dobbiamo chiedere se i malati cronici lombardi o quanti cercano un Mmg trovano risposta alle proprie esigenze di salute all’interno della regione.

Avere tutta una parte del Paese condannata alla povertà e all’arretratezza dei servizi non fa bene neanche alle Regioni veloci

In un Paese che ha un livello di invecchiamento della popolazione e un tasso di cronicità come il nostro, la teoria per cui ognuno si salva da solo potrebbe essere già vecchia. Potrebbe tenere per qualche altro anno o decennio, ma avere tutta una parte del Paese condannata alla povertà e all’arretratezza dei servizi credo non faccia bene neanche alle Regioni veloci. Perché la mobilità sanitaria è possibile finché i cittadini del Sud se la possono permettere.

Per meglio rispondere alla domanda, un’azione concreta potrebbe essere il rafforzamento della regia centrale che detti le linee guida per l’attuazione della sanità a livello regionale, che sarà declinata in base alle caratteristiche delle esigenze di salute dei singoli territori.

Telethon: 5,27 milioni di euro alla ricerca su malattie genetiche rare

Nuova linfa per la ricerca italiana sulle malattie genetiche rare5 milioni e 270mila euro, raccolti grazie alla generosità dei donatori italiani, permetteranno di finanziare 35 progetti in tutta Italia. A pochi giorni dalla ricorrenza del 28 febbraio dedicata alle persone con malattie rare, la Fondazione Telethon ha annunciato i 35 vincitori del primo round del bando aperto a ricercatori attivi sull’intero territorio nazionale.

La valutazione, conclusa alla fine del 2022, è stata affidata a una commissione scientifica composta da 28 scienziati in gran parte stranieri, attivi in prestigiosi istituti internazionali. Tra i progetti finanziati, una quota significativa andrà a indagare i meccanismi ancora ignoti o solo parzialmente chiariti di malattie genetiche tuttora prive di un trattamento specifico, ma non mancano anche progetti già focalizzati su potenziali approcci terapeutici. Tra le malattie oggetto di studio figurano sindromi molto rare come quella di Pitt-Hopkins o di Catel-Mankze accanto a patologie più note e studiate quali quella di Huntington o la distrofia muscolare di Duchenne, ma anche forme rare ed ereditarie di malattie ad alta diffusione come quella di Alzheimer.

Di fronte a patologie così gravi e nella maggior parte dei casi orfane di cura e interesse, l’impegno della Fondazione è garantire un sostegno costante alla ricerca: in quest’ottica, proprio in questi giorni prenderà il via il secondo round del bando, che prevede l’assegnazione di una nuova tranche di fondi la prossima estate. A partire dal 2022, questa nuova modalità “multi-round” di finanziamento offre infatti ai ricercatori quattro occasioni nell’arco di tre anni per presentare i propri progetti, eventualmente rivisti alla luce dei commenti della commissione in caso di valutazione negativa.

«ll finanziamento della ricerca è il cuore delle attività di Fondazione Telethon – dichiara Francesca PasinelliDirettore Generale di Fondazione Telethon – Per questo motivo cerchiamo continuamente di migliorare i processi di valutazione della ricerca, a partire dalla presentazione dei progetti. Siamo convinti che questo sia il solo modo di assicurare che i fondi raccolti siano investiti correttamente e vadano dunque a finanziare gli scienziati che rappresentano l’eccellenza nel proprio ambito. L’obiettivo è garantire l’avanzamento della ricerca sulle malattie genetiche rare, a partire dagli studi di base. In questa occasione, siamo molto soddisfatti di poter dire che abbiamo potuto finanziare tutti i progetti considerati meritevoli dalla commissione di valutazione, il che conferma la validità della formula ‘multiround’ che abbiamo scelto di utilizzare».

Per scoprire i progetti vincitori visita la pagina dedicata del sito della Fondazione Telethon

Per approfondire

Milleproroghe, via libera definitivo della Camera

Con 142 voti favorevoli, 40 contrari la Camera ha dato il via libera definitivo alla conversione delle disposizioni urgenti sui termini legislativi e sulla proroga di termini per l’esercizio di deleghe legislative (decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, cosiddetto decreto Milleproroghe).

Nel testo del provvedimento, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, sono tra l’altro confluite le previsioni del decreto-legge n. 4 del 2023 recante disposizioni urgenti in materia di procedure di ripiano per il superamento del tetto di spesa per i dispositivi medici (art. 4, comma 8-bis). Approfondiremo il tema nella prossima LIVE di TrendSanità dal titolo Payback, dispositivi medici a rischio

In tema di salute, sono numerosi gli interventi concentrati soprattutto all’articolo 4 del decreto oggetto di conversione.

I commi 1 e 1-bis dell’articolo 4 prevedono modifiche alla disciplina delle forme premiali regionali a valere sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale, rispettivamente, estendendo anche al 2023 le modalità di riparto della quota premiale calcolata sulle risorse ordinarie stanziate per tale finanziamento, dirette alle Regioni che adottino misure idonee a garantire l’equilibrio di bilancio. Con una modifica inserita in sede referente, è stato inoltre disposto l’innalzamento allo 0,5 per cento della quota premiale per il 2023.

Il successivo comma 2 proroga fino al 31 dicembre 2024 il Commissario liquidatore e il Comitato di sorveglianza, organi, – come specificato in sede referente, da nominarsi con decreto del Ministro della salute –, deputati alla liquidazione dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa italiana (Esacri), mentre il comma 2-bis, introdotto in sede referente, reca disposizioni relative alla copertura dei costi derivanti dal pagamento di fine rapporto e di fine servizio, maturato alla data del 31 dicembre 2017, del personale funzionale alle attività propedeutiche alla gestione liquidatoria come determinato a seguito della ricognizione effettuata dal commissario liquidatore.

Il comma 3 stabilisce un’ulteriore proroga, fino al 31 dicembre 2023, delle disposizioni che consentono alle aziende e gli enti del SSN di procedere – in deroga alla normativa vigente in materia di gestione del personale delle pubbliche amministrazioni e di riduzione dei costi degli apparati amministrativi – al reclutamento a tempo determinato di laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione medica e iscritti agli ordini professionali, per fronteggiare l’emergenza pandemica. Tale peculiare possibilità di reclutamento, prevista dall’articolo 2-bis, comma 3, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, era stata da ultimo prorogata fino al 31 dicembre 2022.

Il comma 3-bis, introdotto in sede referente, prorogano al 31 dicembre 2023 la disciplina per il conferimento, da parte di enti ed aziende del SSN, di incarichi di lavoro autonomo (ivi compresi incarichi di collaborazione coordinata e continuativa) a medici specializzandi (iscritti all’ultimo o al penultimo anno di corso delle scuole di specializzazione) nonché, mediante avviso pubblico e selezione per colloquio orale, incarichi individuali a tempo determinato al personale delle professioni sanitarie e ad operatori socio-sanitari. Tali facoltà erano esercitabili anche mediante proroga (fino ad un termine non successivo al 31 dicembre 2022) dei rapporti omologhi già in corso nel 2021 (in base alle relative norme transitorie).

Il comma 3-ter , anch’esso inserito nel corso dell’esame referente, allo scopo di garantire l’ampliamento della platea dei soggetti idonei all’incarico di direttore generale degli enti e delle aziende del SSN, anche in ragione delle esigenze straordinarie derivanti dalla diffusione del COVID-19, prevede che l’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del SSN possa essere integrato entro il 30 aprile 2023, previa riapertura dei termini di presentazione delle domande da parte dei soggetti interessati. Possono presentare domanda anche i soggetti che hanno ricoperto l’incarico di commissario o sub-commissario per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario.

Inoltre, l’articolo 4, al comma 4, lettera a), prevede che l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) possa rinnovare, fino al 31 dicembre 2023, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa con scadenza entro il 31 luglio 2022, nonché provvedere affinché siano prorogati o rinnovati fino alla stessa data i contratti di prestazione di lavoro flessibile con scadenza entro la predetta data del 31 luglio 2022, fermi restando gli effetti delle proroghe eventualmente già intervenute per le medesime finalità (la norma previgente prevedeva che i succitati contratti potessero essere rinnovati o prorogati fino al 31 dicembre 2022). Alla lettera b) del comma 4 e al successivo comma 9 si dispone, rispettivamente, in ordine all’autorizzazione di spesa per l’anno 2023, ai fini dei rinnovi e/o delle proroghe in questione, e alla relativa copertura finanziaria.

Il successivo comma 5 modifica la normativa vigente in materia di disciplina transitoria per la maturazione dei crediti formativi in ambito di formazione continua in medicina relativamente al triennio 2020-2022, prorogandola di un anno, a tutto il 2023. Detti crediti, pertanto, si intendono già maturati in ragione di un terzo in tale periodo per tutti i professionisti sanitari che hanno continuato a svolgere la propria attività professionale nel periodo dell’emergenza pandemica per COVID-19. Si specifica che il triennio formativo 2023-2025 ed il relativo obbligo formativo hanno, invece, ordinaria decorrenza dal 1° gennaio 2023. Le nuove disposizioni intervengono anche sulla certificazione dell’assolvimento dell’obbligo formativo per i trienni 2014-2016 e 2017-2019, prevedendo la possibilità dell’assolvimento dei corrispondenti obblighi formativi attraverso specifici crediti compensativi da definire con provvedimento della Commissione nazionale della formazione continua.

Il comma 6, modificato in sede referente, proroga al 31 dicembre 2024 le modalità di utilizzo di strumenti alternativi al promemoria cartaceo della ricetta elettronica e quelle di utilizzo presso le farmacie del promemoria della ricetta elettronica disposte con agli articoli 2 e 3 dell’ordinanza n. 884 del 31 marzo 2022 del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, estendendole all’invio del numero di ricetta elettronica (NRE) per mezzo di posta elettronica.

I commi 7 e 8 estendono a ciascun anno del biennio 2023-2024 l’accantonamento di risorse, pari a 38,5 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale, in favore di strutture, anche private accreditate, riconosciute quali IRCCS e centri di riferimento nazionali, con attività prevalente nell’ambito della ricerca, assistenza e cura relativamente al miglioramento dell’erogazione dei LEA. I finanziamenti concernono: prestazioni pediatriche con particolare riferimento alla prevalenza di trapianti di tipo allogenico e l’adroterapia per trattamenti di specifiche neoplasie maligne mediante l’irradiazione con ioni carbonio e protoni.

Il comma 7-bis, inserito durante l’esame referente, dispone la proroga del Patto per la salute 2019-2021 fino all’adozione di nuovo documento di programmazione sanitaria, in particolare disponendo il coordinamento di alcuni obiettivi del Patto con il decreto di attuazione della riforma degli IRCCS previsto come obiettivo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il comma 8-bis dispone in ordine alle procedure di ripiano per il superamento del tetto di spesa per i dispositivi medici, facendo confluire nel provvedimento in esame la disciplina già prevista a legislazione vigente, mediante novella all’articolo 9-ter, comma 9-bis, del decreto-legge 78/2015. Viene in particolare modificato il termine entro cui le aziende fornitrici di dispositivi medici – relativamente al superamento del tetto di spesa regionale per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, certificato con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 6 luglio 2022 -, sono tenute ad adempiere all’obbligo di ripiano posto a loro carico. In particolare, si stabilisce che le predette aziende fornitrici devono effettuare i propri adempimenti, in ordine ai versamenti in favore delle singole Regioni e Province autonome, entro il 30 aprile 2023.

Il comma 8-ter concerne la disciplina transitoria di cui all’articolo 3-quater del D.L. 21 settembre 2021, n. 127, in materia di compatibilità di altre prestazioni lavorative per alcuni operatori sanitari del Servizio sanitario nazionale. In base alle modifiche testuali apportate dal comma in esame, l’applicazione di detta disciplina transitoria è prolungata fino al 31 dicembre 2023, con una innovazione relativa al monte ore complessivo settimanale che può essere dedicato alle altre prestazioni lavorative: quest’ultimo è aumentato da 4 a 8 ore.

commi 8-quater e 9-decies dell’articolo 4, introdotti in sede referente, intervengono in materia di policlinici universitari, rispettivamente, estendendo anche alle attività svolte in regime d’impresa di tali strutture non costituite in azienda, la disciplina del credito d’imposta concesso per il 2023 (e non soltanto quindi nell’ambito delle attività non in regime d’impresa svolte in tale anno) e confermando la concessione di tale beneficio subordinatamente alla specifica autorizzazione UE riguardante la disciplina degli aiuti di Stato.

commi 9-bis e 9-ter  sono volti a istituire, per gli anni 2023-2024, un Fondo per l’implementazione del Piano oncologico Nazionale 2023-2027 e a stabilirne i criteri di riparto tra le Regioni e Province autonome in base alle specifiche esigenze regionali, mentre il comma 9-quater differisce dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 il termine finale di applicazione di una disciplina transitoria che consente lo svolgimento di alcuni incarichi ai medici iscritti ai corsi di formazione specialistica o ai corsi di formazione specifica in medicina generale e il comma 9-quinquies differisce al 31 dicembre 2023 il termine (attualmente fissato al 31 dicembre 2022) entro il quale le strutture pubbliche e private accreditate eroganti prestazioni specialistiche e di diagnostica di laboratorio devono adeguarsi, con l’approvazione dei relativi piani organizzativi, a standard organizzativi e di personale coerenti con i processi di incremento dell’efficienza resi possibili dal ricorso a metodiche automatizzate, al fine di ottenere un contributo da parte della Regione o provincia autonoma.

commi 9-septies e 9-octies, anch’essi inseriti in sede referente, introducono disposizioni volte a favorire lo smaltimento delle liste d’attesa per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e per l’assistenza ospedaliera, consentendo alle Regioni e Province autonome, rispettivamente, l’utilizzo di risorse correnti non fruite entro il 31 dicembre 2022 allo scopo di avvalersi di strutture private accreditate, e la possibilità, fino al 31 dicembre 2023, di derogare ai regimi tariffari ordinari.

commi 9-novies e 9-undecies dell’articolo 4, inoltre, dispongono, rispettivamente, l’ulteriore proroga di due organi consultivi dell’Agenzia italiana del Farmaco e la modifica della designazione di uno dei componenti del nuovo consiglio di amministrazione della medesima Agenzia oggetto di riorganizzazione, ad opera del Ministro dell’economia e delle finanze in luogo del Ministro della salute, mentre il comma 9-quaterdecies estende al 2023 la norma transitoria, già prevista per il 2021 e per il 2022, in base alla quale si assumono come Regioni di riferimento (cd. benchmark) per il calcolo delle quote di riparto delle risorse del fabbisogno sanitario tutte le cinque regioni individuate come le migliori in termini di erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) in condizioni di equilibrio economico.

I successivi commi da 9-quinquiesdecies a 9-septiesdecies incidono su una disciplina transitoria, posta dalla legge di bilancio 2022, volta alla stabilizzazione – mediante stipula di contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato – del personale del ruolo sanitario e del ruolo sociosanitario avente, in base a rapporti a termine instaurati a seguito di reclutamento con procedura concorsuale, una determinata anzianità di servizio presso enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, ivi compreso il personale non più in servizio. Le modifiche introdotte, innanzitutto, estendono i termini entro i quali possono essere maturati i requisiti già prescritti ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato. In secondo luogo, prevedono che la predetta disciplina si applichi, previo espletamento di apposita procedura selettiva e in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale, ad alcune tipologie di personale precario, anche reclutate con contratti di lavoro flessibile e anche qualora non più in servizio, nel rispetto di determinati limiti di spesa.

Il comma 9-octiesdecies innalza in via transitoria da 70 a 72 anni il limite massimo di età per lo svolgimento dei rapporti di convenzione dei medici con il SSN. La possibilità dell’innalzamento è subordinata alla mancanza di offerta di personale medico convenzionato collocabile e non trova applicazione dopo il 31 dicembre 2026; la cessazione a tale data concerne anche i soggetti che si avvalgano della possibilità di prolungamento in oggetto e che compiano i 72 anni successivamente alla medesima data.

I successivi articoli 4-bis e 4-ter, inseriti nel corso dell’esame al Senato dispongono, rispettivamente, l’assegnazione in via esclusiva alla Organizzazione Nazionale Antidoping (NADO) le attività di controllo antidoping, prorogando di conseguenza di un anno (nuovo termine 31 dicembre 2024) la presentazione del rapporto in materia del Comitato tecnico sanitario del Ministero della salute, e la proroga di alcune disposizioni vigenti accomunate dalla finalità dichiarata di rispondere alla domanda di personale delle strutture sanitarie: viene prolungata, da una parte, l’applicabilità di una disciplina transitoria in tema di reclutamento, a tempo determinato e con orario a tempo parziale, di medici specializzandi e di altri professionisti sanitari in corso di specializzazione e, dall’altra, l’applicabilità di una normativa transitoria, a carattere derogatorio, in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie, integrandola con alcune prescrizioni ai professionisti interessati e con norme transitorie in tema ingresso di medici e infermieri stranieri assunti, presso strutture sanitarie, con tipologie contrattuali a tempo determinato. 

Inoltre, l’articolo 6, comma 5proroga (dal 31 dicembre 2022al 30 giugno 2023 il termine per l’emanazione del decreto di definizione dell’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi. Il successivo comma 5-bis dispone la proroga al 31 gennaio 2025 del termine disposto dalle norme transitorie previste dalla normativa vigente ai fini del conseguimento dell’attestazione per l’esercizio della professione di interprete in LIS e LIST in tema di lingue dei segni, mentre il comma 6, non modificato al Senato, proroga al 31 dicembre 2023 alcuni termini concernenti autorizzazioni ad assumere e corrispondenti autorizzazioni di spesa, relative all’attivazione e al funzionamento di una tecnostruttura del Ministero dell’università e della ricerca finalizzata al rafforzamento della qualità della formazione universitaria specialistica nel settore sanitario (Struttura tecnica di missione per il rafforzamento della qualità della formazione universitaria specialistica nel settore sanitario).

Il comma 1-sexies dell’articolo 15, inserito durante l’esame in sede referente, apporta poi alcune modifiche alla disciplina concernente le modalità di applicazione e riscossione, da parte dell’Azienda sanitaria locale (ASL), delle tariffe di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 32, per l’attuazione della disciplina e finanziamento dei controlli ufficiali e delle altre attività ufficiali in materia di alimenti e sicurezza alimentare.

Infine, il comma 1 dell’articolo 18, non modificato rispetto al testo iniziale, introduce alcune modifiche alla normativa vigente riguardante il nuovo complesso ospedaliero della città di Siracusa, volte a: prorogare – da due – a tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 23/2020, il termine per la realizzazione del nuovo complesso ospedaliero della città di Siracusa, ed estendere a due anni – invece che uno – la prorogabilità del Commissario straordinario nominato allo scopo della predetta realizzazione.

Per approfondire

https://test.trendsanita.it/evento/payback-dispositivi-medici-a-rischio

Quasi 6000 medici in fuga dalle scuole di specializzazione

Come è orientata la scelta dei futuri medici specialisti italiani? Dalla rilevazione Anaao Assomed e Settore Anaao Giovani risulta una cospicua e pressoché completa adesione a quelle scuole di specialità in cui l’attività privata e ambulatoriale rientra tra gli sbocchi lavorativi, mentre vengono abbandonate o neppure prese in considerazione quelle prettamente “ospedaliere e pubbliche” che sono state protagoniste nella lotta pandemica, prima tra tutte la medicina d’emergenza urgenza (61% dei contratti statali non assegnati e abbandonati).

È stata analizzata l’effettiva fruizione da parte dei giovani medici dei 30.452 contratti statali banditi negli ultimi due concorsi di specializzazione (2021 e 2022). Per “contratti non assegnati” si intende un contratto che in sede concorsuale non è stato assegnato a nessun medico perché nessuno l’ha scelto. Per “contratti abbandonati” si intende un contratto che è stato assegnato ma il medico assegnatario ha riprovato il concorso l’anno successivo e ha cambiato specializzazione tramite una nuova assegnazione.

Non vi è una sostanziale differenza percentuale tra le varie regioni italiane, con una percentuale globale intra-regionale. Nel constatare che 1 specializzando su 5 (19% dei contratti) non viene assegnato o viene perso durante il percorso di specializzazione, attesta la sostanziale e ormai cronica programmazione alterata e dicotomica che si ripercuote sull’attuale erogazione non ottimale dei servizi sanitari.

Dalla tabella con la suddivisione dell’entità dei contratti non assegnati e/o abbandonati suddivisa per regioni italiane risulta che l’entità totale dei contratti dispersi è compresa tra l’11 e il 36% con una mediana del 20%. Analizzando l’entità dei contratti non assegnati, ad eccezione della Regione Sicilia (3%), tutte le regioni italiane hanno una pressoché identità percentuale di contratti non assegnati, con una forchetta tra il 7% e il 22% e con il Friuli Venezia Giulia in cui vi è quasi un contratto su tre (29%) non assegnato.

I dati dell’entità dei contratti non assegnati e/o abbandonati suddivisa per specializzazione sono significativi oltre che allarmanti. È interessante constatare che tutte le branche che sono state le più sollecitate durante la pandemia da SARS-CoV-2 presentano la maggiore entità di contratti non assegnati e abbandonati: la medicina d’emergenza-urgenza avrà 1144 specialisti in meno rispetto ai 1884 contratti stanziati (60,7%), Microbiologia 191 in meno rispetto a 244 (78,3%), Patologia Clinica e Biochimica Clinica 389 in meno rispetto a 554 (70,2%). Di contro, vi è la totale fruizione di contratti di specializzazione afferenti alla Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Oftalmologia, Malattie dell’Apparato Cardiovascolare.

Il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio

“Il segnale giunge chiaro e forte, corroborato dai numeri: la medicina sta diventando un affare selettivo, in cui le specialità più colpite e sotto pressione durante la pandemia da Covid-19, le specialità gravate da maggiori oneri e minori onori sono in caduta libera, non hanno più appeal. Non è un problema di medici, ma di medici specialisti ed è un problema che avrà ripercussioni inevitabili sul futuro di un sistema di cure sempre più in crisi.

L’assenza di programmazione e l’assenza di investimenti sul professionista produce effetti devastanti rischiando di desertificate alcune branche ed essere in deficit in altre.

Un risultato che dovrebbe far comprendere quanto sia urgente investire sui professionisti e per rendere appetibile una professione che oggi non affascina più. Il medico ha perso la sua identità sociale ancor prima che professionale relegato a mero prestatore di opera alla stregua di un venditore di prodotto, il Paziente si è trasformato in un cliente.

Occorre un cambio immediato di passo e di paradigma con investimenti extracontrattuali e legislativi che riconsegnino la sanità ai professionisti. Retribuzioni adeguate, depenalizzazione dell’atto medico, aumento delle assunzioni ed eliminazione del tetto di spesa al personale che agisce ancora oggi come una tagliola su regioni e aziende foraggiando il lavoro a cottimo.

Occorre integrare e dare ruolo agli specializzandi, vera forza propulsiva di un sistema vecchio e stanco. Accoglierli negli ospedali con un vero contratto, con diritti e doveri precisi e chiari, al fine di permettere loro una formazione adeguata e prospettive professionali reali, è l’unica strada, la strada maestra. Continueremo a batterci perché questo avvenga, con tutte le forze in tutti i modi”.

Gimbe. Cure essenziali, le “pagelle” del Ministero: nel 2020 promosse solo 11 regioni

Ogni anno il Ministero della Salute valuta l’erogazione delle prestazioni sanitarie – i cosiddetti Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) – che le Regioni devono garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. «Si tratta di una vera e propria “pagella” per i servizi sanitari regionali – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che permette di identificare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e bocciate (inadempienti)».

Le Regioni inadempienti vengono sottoposte ai Piani di rientro, strumento che prevede uno specifico affiancamento da parte del Ministero della Salute che può arrivare sino al commissariamento della Regione.

Sino al 2019 lo strumento di valutazione era la cosiddetta “Griglia LEA”, che dal 2020 è stata sostituita da 22 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), sempre suddivisi in tre aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Per ciascuna area viene assegnato un punteggio tra 0 e 100 e le Regioni vengono considerate adempienti se raggiungono un punteggio pari o superiore a 60 in ciascuna delle tre aree; con un punteggio inferiore a 60 anche in una sola area la Regione viene classificata inadempiente. «Considerato che il 2020 è stato caratterizzato dall’emergenza pandemica – precisa il Presidente – il monitoraggio dell’erogazione dei LEA è stato effettuato solo a scopo di valutazione e informazione, senza impatto sulla quota premiale».

A seguito della recente pubblicazione del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia” da parte del Ministero della Salute, la Fondazione GIMBE, spiega il Presidente «ha effettuato alcune analisi sia per confrontare la resilienza dei servizi sanitari regionali nell’anno dello scoppio della pandemia, sia per valutare le differenze tra le Regioni del Nord, colpite con violenza dalla prima ondata, e quelle del Sud, di fatto risparmiate da tale impatto grazie al prolungato lockdown della primavera 2020».

Adempimenti LEA 2020

Solo 11 Regioni risultano adempienti: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto. Le altre 10 sono inadempienti: Abruzzo, Liguria, Molise e Sicilia con un punteggio insufficiente in una sola area; Basilicata, Campania, Provincia Autonoma di Bolzano, Sardegna, Valle D’Aosta con un punteggio insufficiente in due aree; la Calabria insufficiente in tutte le tre aree (tabella 1).

«Nonostante il maggior impatto della prima ondata pandemica nel Nord del Paese – commenta il Presidente – anche la nuova “pagella” conferma sia il gap Nord-Sud, visto che solo la Puglia si trova tra le 10 Regioni adempienti, sia le condizioni estremamente critiche della sanità in Calabria».

Interessante notare che se alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando livelli omogenei di adempimento/non adempimento, per altre esiste un’importante variabilità delle performance tra le aree. In particolare, alcune Regioni si collocano in posizioni identiche nelle tre aree (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio). Viceversa, altre Regioni occupano posizioni molto diverse nelle tre aree. Ad esempio, l’Umbria è in prima posizione per la prevenzione, in dodicesima per l’area distrettuale e in undicesima per quella ospedaliera; la Liguria in settima posizione per l’area distrettuale, in quattordicesima per quella ospedaliera e in diciannovesima per la prevenzione; la Lombardia è in terza posizione per l’area distrettuale, in quinta per quella ospedaliera e in quattordicesima per la prevenzione; la Provincia autonoma di Trento è in prima posizione per l’area ospedaliera, in terza per la prevenzione e in decima per l’area distrettuale.

Considerato che il Ministero della Salute non sintetizza in un punteggio unico la valutazione degli adempimenti LEA, la Fondazione GIMBE ha elaborato una classifica di Regioni e Province autonome sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree e riportando i risultati in ordine decrescente suddivisi in quartili (tabella 2 e figura 1). «Rispetto all’essere adempiente/inadempiente – commenta Cartabellotta – il punteggio totale enfatizza ulteriormente il gap Nord-Sud: infatti, nei primi due quartili si trovano 7 Regioni del Nord, 3 del Centro e nessuna del Sud, mentre nell’ultimo quartile, eccetto la Provincia Autonoma di Bolzano, tutte le Regioni sono del Sud».

cure essenziali regioni
Figura 1

Gap 2019-2020

Considerato che il NSG è in sperimentazione dal 2016, La Fondazione GIMBE ha analizzato le differenze tra gli adempimenti 2020 e quelli 2019, al fine di valutare l’impatto della pandemia sui punteggi totali delle Regioni, oltre che sui tre macro-livelli assistenziali. Rispetto al 2019, nel 2020 i punteggi totali sono peggiorati in tutte le Regioni – fatta eccezione per la Provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta – dimostrando che la pandemia ha rappresentato un forte “stress test” per la sanità italiana. Tuttavia, tra le Regioni che hanno sperimentato una prima ondata molto violenta, il gap 2019-2020 è molto contenuto (<10 punti) per la Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia-Romagna; intermedio (10-25 punti) per Veneto e Piemonte; elevato per Lombardia e Liguria (>35 punti). D’altro canto, 7 delle 11 Regioni con gap superiore a 20 punti si trovano al Sud, di fatto risparmiato dalla prima ondata (tabella 3). «Questi dati – spiega il Presidente – confermano che la resilienza alla pandemia dei servizi sanitari regionali e la capacità di erogare le prestazioni essenziali nel 2020 sono state condizionate (in positivo) più dalle performance 2019 che (in negativo) dall’impatto della prima ondata».

Relativamente all’impatto della pandemia sui tre macro-livelli assistenziali, considerando tutto il territorio nazionale, il gap massimo tra il 2020 e il 2019 si registra nell’area della prevenzione (-263 punti), quindi in quella ospedaliera (-150 punti); al contrario l’area distrettuale nel 2020 fa rilevare un lieve miglioramento (+5 punti) (tabella 4). «Il crollo della prevenzione – spiega il Presidente – è l’inevitabile conseguenza sia degli esigui investimenti in quest’area, sia del fatto che il personale già limitato in forza ai dipartimenti di prevenzione è stato impiegato in prima linea nella gestione dell’emergenza pandemica».

«Il lancio della nuova “pagella” – conclude Cartabellotta – proprio nell’anno della pandemia restituisce risultati inevitabilmente condizionati dalla gestione dell’emergenza COVID-19. Tuttavia, dalle nostre analisi emergono tre elementi fondamentali. Innanzitutto, il gap Nord-Sud non si è ridotto nonostante molte Regioni del Nord siano state colpite in maniera drammatica dalla prima ondata e, al tempo  stesso, quelle del Sud siano state risparmiate grazie al lockdown; in secondo luogo, le Regioni settentrionali più colpite dalla pandemia hanno mostrato una differente resilienza, inevitabilmente condizionata dalla qualità del servizio sanitario regionale pre-pandemia; infine, la “sorella povera” della sanità, ovvero la prevenzione, è stata quella che ha pagato il conto più salato, in termini di erogazione di prestazioni essenziali».

Arte, cultura e salute mentale dei giovani

0

Prosegue la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Negli ultimi decenni si è resa sempre più evidente la positiva correlazione che esiste tra attività artistiche e culturali e il benessere delle persone. Il rapporto del 2019 dell’OMS ha sottolineato che le arti potrebbero ricoprire un ruolo chiave nella promozione della buona salute, nella prevenzione, nella gestione e nel trattamento di una serie di condizioni patologiche diverse.

Negli ultimi anni l’attenzione delle Politiche Sociali europee si sta rivolgendo sempre di più alla crescente fragilità della salute mentale, in particolar modo tra la popolazione più giovane. Infatti, con l’avvento della pandemia dovuta alla diffusione del COVID-19 e la conseguente adozione delle necessarie misure preventive tra cui l’isolamento, si è registrato un incremento significativo tra i giovani di disturbi di ansia, depressione, idee suicidarie e tentativi di suicidio. Numerosi progetti artistico-culturali si sono occupati dell’argomento proponendo una risposta importante e innovativa al problema.

Per raccogliere spunti ed esperienze su questo tema da parte della società civile in tutta Europa, la piattaforma di dialogo strutturato della Commissione Europea Voices of Culture ha dato vita a un brainstorming che si è tenuto nell’ottobre 2022 a Bruxelles. A partire dall’incontro sono state elaborate delle raccomandazioni che vedono come centrale la necessità che i diversi ambiti (sociali, clinici, artistici) collaborino tra loro per strutturare interventi completi e più efficaci che tengano conto della globalità della persona e, quindi, dei beneficiari. Un’altra questione fondamentale che viene messa in luce nelle raccomandazioni è quella di coinvolgere i giovani in tutte le fasi della attività dalla progettazione alla realizzazione, per far sì che essi siano protagonisti degli interventi ricoprendo un ruolo attivo.

Un campo di indagine e di sperimentazione emergente

Dalla metà degli anni Novanta, la crescente attività scientifica sull’impatto della cultura e delle arti sulla salute e sul benessere ha dato vita a un patrimonio di conoscenze consistente, e a una pluralità di pratiche, intense anche se spesso intermittenti, sul campo. Negli ultimi due decenni, in particolare, nei settori artistici e culturali si sono moltiplicati progetti, esperienze e sperimentazioni, e numerosi studiosi si sono impegnati nella raccolta e nell’analisi di dati, consapevoli della necessità di costituire un corpus di evidenze sempre più solide.

Il primo studio longitudinale, condotto in Svezia negli anni Novanta, di grande numerosità, aveva rilevato una corrispondenza significativa fra una vita culturale ricca e vivace e un’aspettativa di vita più favorevole. Le evidenti differenze di accesso e intensità nella pratica culturale, legate al reddito, ai livelli di istruzione, alla residenza, hanno ispirato iniziative di vario genere volte a ridurre i divari e a rendere disponibili i benefici della cultura e delle arti anche a coloro che a causa di condizioni economiche e sociali svantaggiate non ne possono solitamente godere.

Il rapporto OMS ha concluso che le arti potrebbero avere un ruolo chiave nella promozione della buona salute, nella prevenzione, nella gestione e nel trattamento di una serie di condizioni patologiche diverse

Dopo molti anni di intensa sperimentazione e di analisi, purtroppo frammentarie e disperse, alla fine nel 2019 l’OMS è intervenuta con autorevolezza. L’Health Evidence Network dell’OMS ha pubblicato la prima scoping review di oltre tremila studi e rapporti di ricerca sugli effetti della partecipazione alle arti dello spettacolo, alle arti visive, alla letteratura e del coinvolgimento nella cultura e nel patrimonio sulla salute e sul benessere delle persone. Alcuni di questi studi descrivono l’effetto di interventi artistici mirati a diverse esigenze cliniche (ad esempio, malattie mentali, disturbi del neurosviluppo e neurologici, malattie non trasmissibili, condizioni acute che richiedono cure ospedaliere e cure di fine vita).

La scoping review ha anche valorizzato l’esistenza di dati che mostrano associazioni a livello di popolazione generale tra il coinvolgimento nelle arti e la riduzione dell’incidenza di malattie (tra cui depressione, malattie croniche e declino legato all’età). Nel complesso, il rapporto ha concluso che le arti potrebbero avere un ruolo chiave nella promozione (ad esempio, con linguaggi adatti a sostenere l’alfabetizzazione alla salute, fin dall’età scolare) della buona salute, nella prevenzione, nella gestione e nel trattamento di una serie di condizioni patologiche diverse.

Il sostegno della salute mentale dei giovani

I progetti di arte e cultura che affrontano con successo lo specifico problema della salute mentale dei giovani sono numerosi, e di norma sono co-progettati da esperti di diversi settori (sociologia, salute, antropologia, cultura, arte), testati e validati in una grande varietà di contesti. Sono molto diversi nelle forme d’arte che adottano e nelle modalità di svolgimento e partecipazione.

Dai teatri ai musei, dalla musica alle arti visive, dal video making alla fotografia, dalla lettura e dalla scrittura alla danza, tutte le arti hanno dimostrato di poter contribuire a:

  • promuovere la salute e il benessere mentale
  • prevenire disturbi e malattie mentali
  • gestire condizioni patologiche
  • trattare i disturbi e delle malattie mentali.

La salute mentale dei giovani, tra nuovi bisogni e vecchie cicatrici

Dal 2020 in poi, il contesto è andato complicandosi e caricandosi di gravi elementi di crisi. I dati europei (e mondiali) fotografano l’esplosione del disagio e della sofferenza dei più giovani. Paure, ansie, disturbi del sonno e nei comportamenti alimentari, autolesionismo, e tendenza al ritiro sociale sono sempre più frequenti. All’intensificarsi di fenomeni come il bullismo e il cyber-bullismo – uno studio dell’Unesco indica che il 33% della popolazione giovanile mondiale ne è vittima, e soprattutto ne sono vittime i giovani con disabilità – si aggiunge quella che viene ormai chiamata la “cicatrice pandemica”. Allo stress post-traumatico che colpisce in larga misura i giovani migranti, si aggiungono le preoccupazioni generate per la crisi ambientale e per la guerra degli adolescenti e perfino dei bambini. 

La risposta dei settori culturali e il Dialogo strutturato

La risposta dei settori culturali europei e dei loro operatori alla richiesta di aiuto di bambini, adolescenti e ragazzi è stata generosa, con una lettura della crisi che vi ha anche scorto un’opportunità. Questo ha portato i soggetti attivi nel settore a riorganizzarsi, e ricollocare le proprie risorse per cercare nuovi modi per contribuire con maggiore efficacia al miglioramento della salute mentale dei giovani.

Oggi il ruolo essenziale e sistemico che la cultura e le arti svolgono nella società comincia ad essere riconosciuto in sedi importanti

Nonostante permanga ancora un difetto di visione da parte di molte istanze della politica e del settore sanitario e sociale, il ruolo essenziale e sistemico che la cultura e le arti svolgono nella nostra società comincia ad essere riconosciuto in sedi importanti. La Commissione Europea, attraverso la sua Direzione Generale Educazione, Cultura, Sport e Giovani, ha chiamato a raccolta a giugno 2022 le organizzazioni dei settori culturali per fare il punto sul loro contributo alla domanda crescente di interventi a protezione della salute mentale dei giovani. Al fine di raccogliere spunti, esperienze e raccomandazioni su questo tema da parte della società civile in tutta Europa, la piattaforma di dialogo strutturato della Commissione europea Voices of Culture ha invitato i partecipanti di 53 organizzazioni selezionate attraverso un bando pubblico, da 23 Paesi, nei settori della cultura, della sanità, dell’istruzione e dei servizi sociali per un brainstorming che si è tenuto nell’ottobre 2022 a Bruxelles. All’incontro hanno fatto seguito due mesi di attività istruttoria, per la stesura di un rapporto con analisi e raccomandazioni per i decisori politici e per le organizzazioni dei settori culturali.

Voices of Culture: l’analisi

Il quadro che ne è emerso è ricco e vivace. I settori culturali sono sensibili alla domanda di aiuto e hanno attinto con grande entusiasmo alle loro risorse di creatività e di inventiva, con una offerta più prossima alla esperienza quotidiana dei giovani di quella più formale delle istituzioni sanitarie. Tuttavia, la frammentazione delle organizzazioni, la mancanza di orientamenti strategici condivisi, la tendenza delle iniziative a rimanere su piccola scala e locali, fragili nella continuità delle risorse, e ancora non sufficientemente capaci di definire, acquisire e condividere le necessarie capacità e competenze limitano ancora fortemente la portata del loro contributo alla salute mentale dei più giovani.

I programmi artistici per i giovani rispondono bene soprattutto nelle aree della promozione della salute mentale e della prevenzione

Dal punto di vista accademico, il ruolo delle arti per la salute mentale è ancora poco indagato, poiché esistono pochissimi studi con ampie coorti di partecipanti. I lavori che indagano gli effetti psicologici delle arti sui giovani sono ancora meno numerosi. Per contro, esistono invece molti casi di studio di piccoli gruppi che registrano l’esperienza dei giovani partecipanti attraverso una ricerca empirica e qualitativa, spesso in forma aneddotica, attraverso questionari, interviste o focus group e che confermano in modo inequivocabile l’impatto positivo delle arti sui giovani.

Con riferimento alla quadripartizione delle aree principali di impatto della cultura sulla salute e il benessere proposta dal Rapporto OMS, i programmi artistici per i giovani rispondono bene soprattutto nelle aree della promozione della salute mentale e della prevenzione. La loro capacità emergente è infatti quella di fornire elementi di alfabetizzazione, per costruire la resilienza, per sostenere i processi di capacitazione, favorire la ricerca di senso e ricostruire legami di socialità deboli o interrotti.

Le arti possono contribuire a evitare che una crisi diventi incontrollabile. L’offerta di attività artistiche, proposta sistematicamente come intervento precoce, può contribuire a contrastare e disinnescare lo stigma legato ai disturbi mentali. La cultura e le arti possono essere decisive nel processo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi di salute mentale, a contribuire alla loro accettazione, e a de-stigmatizzarli.

Un aspetto strategico, affrontato a più riprese nell’ambito del processo che Voices of Culture ha dedicato al contributo dei settori culturali alla salute mentale dei giovani, è la complessità delle relazioni intersettoriali che devono essere attivate e potenziate per accrescere l’impatto desiderato.

Questi fattori e le loro complesse relazioni sono stati analizzati per comprendere anche i gradi di influenza tra gli stakeholder, in base alla loro vicinanza istituzionale e ai diversi tipi di sostegno ai giovani che essi offrono e che potrebbero offrire. La mappa nella fig.1 restituisce una rappresentazione della collaborazione intersettoriale e suggerisce come le relazioni strutturali potrebbero essere re-immaginate.

Fig. 1 – dal Brainstorming Report VoC 2022

Il diagramma dispone gli stakeholder in base ai loro diversi gradi di potere di intervento e di impatto e di interesse. Nella rappresentazione, a giovani, professionisti della salute, istituzioni culturali e artisti viene attribuito un livello elevato di interesse, ma un potere di intervento ancora basso.

Tuttavia, i settori culturali hanno dimostrato di saper applicare le loro competenze per generare impatti strategici: coinvolgere il pubblico, stimolare l’immaginazione e la riflessione, costruire identità e comunità, creare spazi sicuri entro i quali sia possibile affrontare problemi delicati e a volte imbarazzanti, e altro ancora.

La fig.2. propone una rappresentazione schematica, secondo una prospettiva ecosistemica, dell’integrazione della salute mentale in tutte le politiche e della cooperazione multisettoriale, per mobilitare a più livelli istituzionali le risorse di conoscenza e di pratica dei settori della cultura e della creatività, a sostegno della salute mentale dei giovani.

Fig. 2 – dal Brainstorming Report VoC 2022

Qualsiasi quadro innovativo per l’integrazione della cultura e della creatività tra i settori e le dimensioni del benessere e dimensioni del benessere dovrà naturalmente organizzare gli stakeholder in base alle loro sfere di influenza: locale, regionale, globale. Gli stakeholder locali sono coloro che hanno un contatto diretto con il gruppo target, tra cui assistenti, amici, operatori sanitari, insegnanti. Le organizzazioni che influenzano la definizione delle politiche e la distribuzione delle risorse operano a livello regionale, ed è qui che possono essere promosse alleanze tra i settori culturali, sanitari e sociali.

Infine, nell’anello più esterno dell’ecosistema si trovano le reti globali di istituzioni che agiscono per promuovere un cambiamento più profondo, esteso e coerente. Il diagramma tiene anche conto del fatto che alcuni attori sono trasversali alle sfere di influenza, come ad esempio la comunicazione e i social media, il mercato ecc. Queste influenze tra le sfere possono opporre barriere alla collaborazione quanto invece rappresentare opportunità di partnership collaborative.

Le raccomandazioni

Tra i numerosi suggerimenti e raccomandazioni politiche formulate nel Rapporto di Voices of Culture, i seguenti argomenti meritano attenzione per le loro potenzialità strategiche e operative.

È necessario uno sforzo concertato da parte dei settori culturale, sanitario e sociale per accrescere la consapevolezza del ruolo delle arti sulla salute mentale dei giovani e usare pienamente questa risorsa

  1. È necessario uno sforzo concertato da parte dei settori culturale, sanitario e sociale per accrescere la consapevolezza del ruolo delle arti sulla salute mentale dei giovani e usare pienamente questa risorsa.
  2. L’accesso alla cultura e alla partecipazione creativa deve essere reso facile e inclusivo, per raggiungere e coinvolgere i giovani appartenenti a gruppi svantaggiati.
  3. Gli scambi internazionali di esperienze e conoscenze sono di grande utilità per stabilire una solida base circa il ruolo della cultura e delle arti nella promozione e nella difesa della salute mentale dei giovani.
  4. Nella progettazione dei programmi, delle azioni e delle politiche, la valutazione deve essere vista come un processo pienamente integrato nel progetto, dall’inizio alla fine, e richiede un approccio multidisciplinare, che integri una varietà di prospettive.
  5. La pratica della prescrizione sociale come intervento di assistenza primaria potrebbe aiutare a integrare le arti nelle politiche pubbliche per la salute e per la salute mentale in modo specifico.
  6. Gli interventi rivolti ai giovani dovrebbero coinvolgere i beneficiari in ogni fase, dalla progettazione all’attuazione.

Le prospettive

A confermare la correttezza degli indirizzi proposti dal Rapporto conclusivo di Voices of Culture arriva un autorevole articolo pubblicato sul numero di febbraio 2023 di Lancet Public Health. Dow, Warran, Letrondo, e Fancourt, tutte ricercatrici dell’University College of London, hanno esaminato circa 200 esempi di iniziative politiche per l’arte e la salute, maturate nell’ambito di diverse aree governative, come sanità, arte, amministrazioni locali, e di formazioni intersettoriali e trasversali. La loro analisi mostra come, sebbene permanga una visione ancora molto generica del rapporto tra impegno artistico e miglioramento della salute, alcuni decisori hanno cominciato a investire in applicazioni mirate delle arti, per affrontare problemi specifici di salute pubblica. Le esperienze più promettenti e concrete si realizzano quando i settori (ministeri, agenzie, istituzioni, ecc.) della salute e quelli dell’arte e della cultura lavorano insieme allo sviluppo delle politiche.

Riconoscendo che la salute mentale è una sfida importante per la società dell’UE, la Commissione europea ha avviato i lavori per progettare un approccio globale alla salute mentale. Inserito nel Programma di lavoro della Commissione per il 2023, tra le principali priorità dell’esecutivo per quest’anno, il documento sarà redatto entro il primo semestre.

In vista della preparazione di tale documento, la Commissione ha appena lanciato una consultazione pubblica, che si è chiusa il 15 febbraio, volta a raccogliere elementi utili. In particolare, questa iniziativa intende definire:

  1. come l’azione a livello dell’UE possa contribuire a promuovere una buona salute mentale e a prevenire, mitigare e rispondere alle sfide della salute mentale;
  2. in che modo le considerazioni sulla salute mentale dovrebbero essere prese in considerazione in un’ampia gamma di politiche nazionali e dell’UE a beneficio delle persone che vivono nell’Unione.

Scienza partecipata e malattie rare: a che punto siamo?

Il Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente lanciato il progetto “Scienza partecipata per il miglioramento della qualità di vita delle persone con malattie rare”, finanziato dal Ministero della Salute. È una delle prime iniziative di Scienza partecipata destinata al settore della salute in Italia ed è nata con lo scopo di condividere idee operative, soluzioni, tecnologie, strategie al servizio delle persone con malattia rara, per aiutarle concretamente nelle piccole e grandi sfide di ogni giorno.

Dopo una prima Live dedicata a presentare questo progetto, in questa “seconda puntata” proseguiamo il racconto di questa esperienza innovativa, per capire come è stata accolta dai cittadini e dagli esperti, quali risultati sono già stati raggiunti e quali prospettive ci sono per i prossimi mesi.

Ne parliamo con:

  • Domenica Taruscio
    Già Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare, ideatrice del progetto Scienza partecipata, ISS
  • Ketty Vaccaro
    Responsabile Area salute e welfare, Censis. Presidente Comitato scientifico Scienza partecipata
  • Sonia Desini
    Associazione Mondo Charge

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Garante Privacy: per le ricette transfrontaliere servono maggiori garanzie

Per le ricette transfontaliere occorrono maggiori garanzie e il Garante per la protezione dei dati personali è pronto ad offrire la sua collaborazione al Ministero della salute per un sistema di assistenza transfrontaliera a prova di privacy.

E’ questo il contenuto del parere che l’Autorità ha reso al Ministero della Salute su uno schema di decreto che definisce le modalità di accesso alle prescrizioni di medicinali rilasciate nel territorio italiano a pazienti che intendano utilizzarle in un altro Stato membro dell’Unione europea.

Il Garante ha innanzitutto sottolineato che i dati sulla salute, per la loro particolare natura, necessitano di una tutela rafforzata e devono conformarsi alla specifica normativa sulla protezione dati, rispettandone i principi. Ha dunque dato precise indicazioni al Ministero per superare le diverse criticità presenti al momento nel testo. Sarà necessario, in particolare, riformulare e chiarire meglio i rapporti tra i diversi soggetti (medici prescrittori, Ministero della salute, Ministero dell’economia e delle finanze ecc.) coinvolti nel processo di generazione e utilizzo della ricetta transfrontaliera, specificando la titolarità dei trattamenti dati. Lo schema dovrà precisare meglio le informazioni da rendere all’interessato e indicare la corretta base giuridica e il motivo di interesse pubblico rilevante che consentono il trattamento dei dati e dovrà specificare le operazioni eseguibili e le appropriate tutele previste per i diritti fondamentali degli interessati.

Il Ministero dovrà inoltre rendere conformi alle indicazioni del Garante, rese anche con precedente parere (22 agosto 2022, n. 294), le modalità attraverso le quali il Sistema Tessera sanitaria rende disponibili i dati ai Fascicoli Sanitari Elettronici e ai dossier farmaceutici attraverso l’infrastruttura nazionale. Andranno specificati infine i soggetti che possono accedervi e per quali finalità. Allo scopo di garantire la qualità e la sicurezza delle informazioni andranno adottate inoltre opportune misure, quali, ad esempio, la preventiva valutazione d’impatto.

Continuità assistenziale, Tommasa Maio (Fimmg): “Bene Atto di Indirizzo”

«Guardiamo con interesse all’Atto di Indirizzo inerente il nuovo Accordo Collettivo Nazionale per il triennio 2019 – 2021 e siamo pronti a discuterne per fare in modo che si definiscano le linee di sviluppo della professione, all’interno del nuovo modello organizzativo della medicina generale che vede nell’AFT il punto di riferimento per la presa in carico del paziente, l’organizzazione e l’erogazione dell’assistenza. Senza mai perdere di vista il fatto che la continuità assistenziale è un punto cruciale dei Lea». Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg C. A., riassume così la posizione espressa nella mozione approvata in occasione dell’ultimo Consiglio Nazionale della Continuità Assistenziale tenutosi a Napoli. Una posizione che apre ad un dialogo costruttivo, ma che non intende in alcun modo fare sconti. «L’atto di indirizzo – spiega Maio – è certamente una base importante per rendere effettivo il Ruolo Unico, ma non possono esserci ulteriori tentennamenti o ritardi nel comprendere che il modello applicato sino ad oggi non risponde alle esigenze di salute dei cittadini». Anche la continuità assistenziale, ricordano i medici riuniti a Napoli, sconta la grave carenza di personale registrata in altre aree della Medicina Generale e il numero di cittadini che vede a rischio l’assistenza delle Guardie Mediche aumenta.

Sullo sfondo, la carenza di medici e la pandemia che hanno di fatto destabilizzato e penalizzato non solo la medicina di famiglia, ma anche la continuità assistenziale. Per questo, Fimmg Continuità Assistenziale sottolinea ora l’importanza di mettere in campo misure volte ad una stabilizzazione di tutto il sistema, che permettano l’assegnazione di incarichi a 38 ore già all’ingresso nella professione. «Misure – ribadisce Maio – che consentano al contempo la crescita dei professionisti impegnati in attività oraria rimuovendo le incompatibilità che, da un lato, accelerano l’uscita dal sistema dei medici a doppio incarico e, dall’altro, rallentano l’ingresso dei medici in formazione, obbligati a orientarsi esclusivamente verso solo una delle due funzioni».

Nel definire il nuovo modello organizzativo dell’AFT, il Consiglio Nazionale Fimmg C.A. ha inoltre sottolineato la necessità di modulare l’intensità assistenziale sulla base delle reali necessità. Chiarendo che la funzione oraria nei percorsi di riorganizzazione territoriale non andrà intesa come sola attività notturna e festiva, ma andrà anche messa in relazione a percorsi di assistenza diurna e feriale da svolgere nell’ambito del contesto organizzato dell’AFT. Concorrendo in questo modo all’incremento della capacità e della qualità di tutto il sistema.

Con l’inserimento nelle AFT, prosegue Maio, «la funzione oraria della medicina generale sarà in grado di apportare, nella declinazione del nuovo modello assistenziale, il proprio know how legato alla gestione dell’indifferibilità, che da sempre caratterizza i professionisti del settore, ma al contempo estendere a tutta Italia le esperienze virtuose, condotte in diverse regioni dai medici di continuità assistenziale, legate alla residenzialità, alla domiciliarità e alla diagnostica point of care».

Malattie rare, licenziato il Piano Nazionale

Il Piano Nazionale per le Malattie Rare è stato licenziato dal Comitato Nazionale Malattie Rare, istituito presso il Ministero della Salute, proprio a pochi giorni dalla Giornata Mondiale del 28 febbraio. Un impegno che era stato assunto dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, all’indomani dal conferimento della delega alle Malattie Rare da parte del Ministro Orazio Schillaci, e che è stato mantenuto.

Ilaria Ciancaleoni Bartoli

Un risultato importante e atteso da tempo, che Osservatorio Malattie Rare (OMaR) accoglie con grande soddisfazione. “Facciamo i nostri complimenti al Sottosegretario Gemmato per la determinazione con cui ha perseguito l’obiettivo di far licenziare entro il 28 febbraio il nuovo Piano Nazionale Malattie Rare – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttore di OMaR – Dal primo giorno in cui ha avuto la delega alle Malattie Rare, il Sottosegretario ha portato avanti in modo estremamente puntuale e concreto i lavori del Comitato, imprimendo un’accelerazione e giungendo così all’obiettivo prefissato ben prima della scadenza indicata. Come Osservatorio Malattie Rare siamo onorati di aver partecipato ai lavori”.

“Il precedente Piano – tiene poi a ricordare il Direttore di OMaR – era scaduto nel 2016, il suo aggiornamento era dunque un atto molto atteso e l’auspicio è che ora, grazie all’attenzione del nuovo Esecutivo verso il mondo delle malattie rare e in particolar modo all’impegno del Sottosegretario Gemmato, l’attuazione del Piano proceda spedita e sia accompagnata da risorse economiche adeguate, perché non dimentichiamolo: le persone con malattia rara non sono pazienti di serie B”, aggiunge Ciancaleoni Bartoli. In una recente occasione, il Sottosegretario ha ricordato quali siano gli obiettivi del Ministero della Salute in tema di malattie rare: “Migliorare l’accesso alle terapie, superare le disuguaglianze regionali, declinare e sfruttare efficacemente le reti e l’utilizzo dei dati, dare piena attuazione alla Legge 175/2021 con maggiore speditezza. L’orizzonte temporale che si è dato questo governo consentirà la necessaria stabilità che è fondamentale per raggiungere questi target, e confido anche sull’idem sentire della politica”. “Una road map che Osservatorio Malattie Rare condivide e appoggia in pieno, e alla cui realizzazione ci rendiamo disponibili a dare il nostro contributo”, conclude Ciancaleoni Bartoli.

Il parere favorevole del Comitato Nazionale Malattie Rare corona tre anni di un grande lavoro di squadra del tavolo precedente. È quanto si legge in una nota di UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare. A detta di tutti, la bozza presentata era un ottimo lavoro concreto e sintetico. Fondamentale però – si sottolinea nel comunicato – l’appello del sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, alla ragionevolezza e alla rapidità. Questo ha consentito di superare le possibili divergenze che potevano emergere da una compagine più ampia, in nome di un bene maggiore per la comunità delle persone con malattia rara, che attendono il piano dal 2016.

Annalisa-Scopinaro

“Siamo felici che il testo su cui abbiamo lavorato per tanto tempo abbia incontrato il parere favorevole del Comitato. Questo piano ha diversi elementi che potranno migliorare la qualità di vita della nostra comunità”, ha dichiarato Annalisa Scopinaro, Presidente di UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare. “Siamo fiduciosi che il Comitato lavorerà sulle prossime sfide con l’armonia e la determinazione che hanno contraddistinto il precedente gruppo e che il sottosegretario Gemmato accompagnerà i lavori con l’attenzione che ha sempre dimostrato verso le malattie rare”, ha concluso.