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Terapie Avanzate in Europa tra sostenibilità, innovazione e diritti dei pazienti

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Anche quest’anno, Active Citizenship Network, rete europea di Cittadinanzattiva, celebrerà la Giornata europea dei diritti del malato, che giunge alla sua 17esima edizione, con una conferenza che si terrà presso il Parlamento europeo a Bruxelles il 26 aprile dalle 15 alle 17, gentilmente ospitata dall’europarlamentare Brando Benifei (S&D) e organizzata con il supporto del Gruppo di interesse dei parlamentari “Diritti dei pazienti europei e assistenza sanitaria transfrontaliera” e del Gruppo di interesse MEP TRANSFORM.

La conferenza del 2023 rappresenta la prima celebrazione europea in presenza della Giornata europea dei diritti del malato dall’inizio della pandemia di Covid-19 e, per dare a più persone l’opportunità di partecipare, sarà anche trasmessa in streaming.

Lo sviluppo delle terapie avanzate (ATMP: Advanced Therapy Medicinal Products) presenta nuove opportunità per il trattamento e la prevenzione di una varietà di patologie (le malattie geniche, quelle oncologiche e le malattie a lunga prognosi) o per ristabilire, correggere o modificare funzioni fisiologiche compromesse negli esseri umani, anche con la correzione di mutazioni acquisite su base genetica. La rilevanza di queste terapie innovative le pone al centro della discussione sulla salute e le scelte di politica sanitaria del futuro e sostenibilità del servizio sanitario.

Dalla ricerca verso un crescente numero di ATMP fino al loro utilizzo una volta approvate, i temi sembrano essere essenzialmente i seguenti: sostenibilità, innovazione, equità. A questi, dal punto di vista di Cittadinanzattiva, devono essere aggiunti altri due elementi, da considerare come driver nelle scelte relative alle terapie avanzate: il rispetto e il rafforzamento dei diritti dei pazienti. Non è un caso che il tema delle terapie avanzate sia correlato a diversi diritti stabiliti nella Carta europea dei diritti del malato, che è al centro delle celebrazioni della Giornata europea dei diritti del malato:

  • il diritto dei pazienti all’accesso alle cure  (“Ogni individuo ha il diritto di accedere ai servizi sanitari che il suo stato di salute richiede. I servizi sanitari devono garantire eguale accesso a ognuno, senza discriminazioni sulla base delle risorse finanziarie, del luogo di residenza, del tipo di malattia o del momento di accesso al servizio”).
  • il diritto dei pazienti al trattamento personalizzato (“Ogni individuo ha il diritto a programmi diagnostici o terapeutici quanto più possibile adatti alle sue personali esigenze”).
  • il diritto dei pazienti all’innovazione (“Ogni individuo ha il diritto all’accesso a procedure innovative, incluse quelle diagnostiche, secondo gli standard internazionali e indipendentemente da considerazioni economiche o finanziarie”).
  • il diritto dei pazienti all’informazione (“Ogni individuo ha il diritto di accedere a tutti i tipi di informazione che riguardano il suo stato di salute e i servizi sanitari e come utilizzarli, nonché a tutti quelli che la ricerca scientifica e la innovazione tecnologica rendono disponibili”).

La narrazione attuale relativa alla revisione della legislazione farmaceutica europea sembra limitarsi alla seguente affermazione: “il destino del settore farmaceutico è in gioco così come il futuro dei sistemi sanitari nazionali”. Ma cosa succede alle legittime aspettative dei pazienti? Come è possibile combinare innovazione e accesso? Per cercare di rispondere a queste domande, la 17ª Giornata europea dei diritti del malato ospiterà contributi dalle istituzioni dell’UE, dall’Organizzazione mondiale della sanità, dai gruppi di difesa dei pazienti di diversi paesi, da esperti indipendenti e da rilevanti stakeholder nel campo delle ATMP.

L’iniziativa testimonia anche l’impegno di Cittadinanzattiva sulla questione, in Italia ufficialmente coinvolta dalle autorità sanitarie nel Comitato etico per le sperimentazioni cliniche relative alle terapie avanzate presso l’AIFA, e a livello dell’UE in grado di presentare, lo scorso ottobre, una proposta concreta, sostenuta da 43 associazioni di pazienti: i vincoli dei bilanci sanitari nazionali non possono essere un ostacolo all’accesso dei pazienti alle terapie avanzate. Queste terapie necessitano di nuove e diverse modalità di pagamento e contabilizzazione, che tengano conto degli elevati costi iniziali e dei grandi e duraturi benefici nel tempo, sia per i pazienti che per i sistemi sanitari nazionali. Per questo occorrerebbe classificare la spesa delle terapie avanzate come un investimento e non come una spesa corrente, e questo potrebbe avvenire rivedendo – da Eurostat in giù – le classificazioni economico/finanziarie della spesa sanitaria attualmente in vigore.

Durante le celebrazioni europee dell’annuale Giornata Europea dei diritti del malato, Cittadinanzattiva vuole dare a questo argomento l’importanza che merita, sicuramente un argomento complesso in cui le informazioni sono ancora scarse non solo a livello di opinione pubblica, ma anche tra molte associazioni civiche e di pazienti. E per questo motivo, a Bruxelles sono stati invitati a portare la loro testimonianza leader di associazioni di pazienti di diversi Paesi europei.

Logistica del farmaco. PharmacomItalia: il futuro è dei droni

“Il drone rappresenta il futuro della logistica per il bene farmaco e la sua versatilità lo rende, su bassi carichi e distanze medie, uno strumento che si combina perfettamente con le esigenze sanitarie primarie. È particolarmente adatto per il trasporto di sangue e di organi. Per questo puntiamo a divenire  il primo soggetto no profit, per produrre esperienza sul campo utile a rendere più efficiente tale nuovo sistema di gestione logistica via aerea”. Lo ha dichiarato Fabrizio Iacobacci, Presidente di PharmacomItalia in occasione della Conferenza Annuale dell’Associazione, tenutasi  a Roma il 4 e 5 aprile 2023 presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sul tema: “Digitalizzazione e innovazione nei processi di gestione e consegna end-to-end del bene farmaco”.

PharmacomItalia si conferma la prima comunità tecnica di esperti di logistica specializzata nel prodotto farmaceutico e piattaforma italiana per la condivisione e lo scambio di buone pratiche nella logistica end-to-end del prodotto farmaceutico. Nasce nel 2018 per volontà di alcuni professionisti del mondo Pharma e della Logistica, dal 2019 è un’associazione no-profit.

“L’obiettivo dichiarato del Convegno è di delineare gli scenari evolutivi e i futuri sviluppi dell’intera filiera produttiva e di distribuzione in un settore economico di grande importanza per il nostro Paese”, ha spiegato Iacobacci aggiungendo che: “la mission di PharmacomItalia è l’integrazione della produzione farmaceutica nazionale con i fornitori di servizi logistici specializzati per assicurare al paziente di essere curato con farmaci gestiti e trasportati con assoluta garanzia di integrità ovunque nel mondo”.

Nel corso dell’evento, si è affrontato il tema del contenimento dei rischi nella catena logistica del farmaco: “Ogni trasferimento del prodotto farmaceutico tra un anello e l’altro comporta un punto critico che non si risolve con la mera esperienza ma con la congruità dei modelli di analisi preventiva del rischio e di qualificazione tecnica dei fornitori coinvolti nelle fasi di processo”, ha spiegato Iacobacci.anticipando che PharmacomItalia sta lavorando ad un innovativo progetto con UNI ,Ente Nazionale di Normazione,  per lo sviluppo e pubblicazione di una Prassi volontaria che consenta, nei punti di rischio di filiera, di garantire coerenza tecnica e conformità operativa, in linea con le buone pratiche di distribuzione (GDP), della modalità logistica esperita per garantire una qualità certa e sicura del prodotto gestito e trasportato.

Si è poi affrontata anche la scottante questione della cybersecurity nella tracciatura del dato farmaceutico.

In questo senso gli esperti hanno evidenziato che la tracciabilità dei dati farmaceutici è fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti e il corretto funzionamento del sistema sanitario. Tale processo consiste nell’identificazione di ogni singolo lotto di farmaci, dal produttore fino all’utilizzatore finale, attraverso la registrazione dei dati di produzione, trasporto, distribuzione ed utilizzo.

E il monitoraggio della tracciabilità dei dati farmaceutici è diventato sempre più strategico  a causa dell’aumento esponenziale delle minacce alla sicurezza informatica delle aziende. Tali rischi rappresentano un pericolo significativo per la sicurezza dei pazienti, poiché possono compromettere la qualità e l’efficacia dei farmaci. Il ruolo della cybersecurity è quindi diventato centrale nella logistica del farmaco. Questo processo, secondo gli esperti di PharmacomItalia, implica la formazione del personale coinvolto, l’implementazione di politiche di sicurezza adeguate, la verifica dell’identità, la crittografia dei dati e la gestione dei rischi: a tutto vantaggio della salute del paziente.

Testamento biologico, l’associazione Luca Coscioni scrive al ministro: “Rispettare gli obblighi previsti dalla legge”

Oggi l’Associazione Luca Coscioni ha inoltrato una richiesta di immediata e perfetta osservanza degli obblighi che la L. 219/2017 pone in capo al Ministero della Salute e alle singole Regioni, che fino ad oggi sono rimasti inattuati.

“A cinque anni dall’entrata in vigore della Legge sul Testamento Biologico sono numerosi gli obblighi dalla stessa previsti che il Ministero della Salute e le Regioni, per le rispettive competenze, non adempiono. Il mancato adempimento di questi doveri determina una grave violazione dei diritti di informazione e autodeterminazione libera e consapevole, in materia di scelte terapeutiche, dei cittadini e delle cittadine italiane” dichiara Filomena Gallo, avvocata e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà ricerca scientifica.

Ogni anno, entro il 30 aprile, il Ministero dovrebbe elaborare una relazione sull’applicazione della L. 219/2017 per poi inviarla a entrambe le Camere – continua Filomena Gallo – ma ad oggi ha adempiuto a tale suo dovere solamente nel 2019. Una simile inadempienza non è ammissibile, come anche non è ammissibile il mancato invio – da parte delle Regioni, a ciò obbligate per legge – dei dati necessari per la predisposizione di questa relazione entro il mese di febbraio di ogni anno.

La mancata attuazione di tali doveri determina non solo una grave violazione della legge medesima ma, altresì, un palese divieto dei principi di trasparenza, buon andamento, efficacia ed efficienza che dovrebbero sempre improntare l’attività della Pubblica Amministrazione anche e soprattutto a tutela dei cittadini”.

Abbiamo quindi scritto al Ministro della Salute affinché adempia urgentemente e celermente a questo obbligo, mancando pochi giorni alla scadenza del termine a tal fine previsto dalla L. 219/2017”.

L’obbligo di predisporre e inviare una relazione annuale sull’applicazione della L. 219/2017 non è il solo ad essere inadempiuto.

Il Ministero della Salute e le Regioni non hanno predisposto, per quanto di loro competenza, delle corrette e adeguate campagne di informazione circa la portata e l’importanza del testamento biologico sul territorio nazionale.

Grave anche la mancata adozione da parte delle Regioni di modalità di gestione delle cartelle cliniche, del fascicolo sanitario elettronico oppure di altre modalità informatiche di gestione dei dati sanitari affinché sia reso possibile il deposito delle DAT anche presso le strutture sanitarie così come normativamente previsto” continua Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale.

E ancora, il mancato adempimento dell’obbligo di formazione continua dei medici e di tutti gli esercenti una professione sanitaria, che comprenda la formazione in materia di relazione e di comunicazione  con  il  paziente,  di  terapia  del dolore e di cure palliative così come espressamente previsto all’art. 1, ultimo comma, L. 219/2017, comporta gravi danni ai cittadini italiani. Infatti, il grado di formazione e informazione del personale sanitario è rimesso, di fatto, ad una sua attività di studio autonoma che comporta gravi diseguaglianze ai danni dei cittadini a seconda del grado di conoscenza della legge da parte del sanitario presso il quale si trova in cura. Una simile circostanza non è ammissibile in quanto lesiva di numerosi parametri costituzionali in una materia tanto delicata quanto è l’autodeterminazione in ambito sanitario e di scelte di fine vita” conclude Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Vai alla Lettera inviata al Ministero della Salute e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Mascherine solo in ospedale. Il parere di medici di famiglia, infettivologi e geriatri

Pazienti fragili, anziani, soggetti colpiti da malattie croniche o immunocompromessi: sono costoro i più esposti e che più sono stati a rischio in queste ultime stagioni; le misure di questi anni hanno tutelato questa enorme comunità di cittadini sensibili e costantemente sotto una minaccia incombente.

Cosa cambia

L’obbligo di mascherina negli ospedali è stato prorogato fino alla fine di questo mese, 30 aprile, da un’ordinanza ministeriale del 29 dicembre 2022. Ma in questi giorni potrebbero essere approvati dei cambiamenti: si sta infatti discutendo se passare ad un programma di protezione più morbido. Sui possibili scenari sono intervenuti i rappresentanti delle società scientifiche SIGOT – Società Italiana di Geriatria, Ospedale e Territorio, SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.

Il medico di medicina generale

Il 30 aprile si conclude il termine previsto dal decreto per l’obbligo dell’uso di mascherine all’interno di strutture sanitarie, RSA e di altre strutture assistenziali – commenta il responsabile della società che raccoglie i Medici di Famiglia, il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMGMolti si chiedono se sia opportuno che questo decreto prolunghi tale obbligo o se non sia arrivato il momento di sospenderlo definitivamente. Bisogna distinguere le situazioni: da una parte vi sono luoghi sensibili e critici dove si annida ancora un elevato rischio di contagio di Covid, in particolare per le persone anziane e vulnerabili; dall’altra, vi sono luoghi in cui tale divieto non ha più senso, perché il mondo intorno a questi ambienti è totalmente privo di qualsiasi protezione con le mascherine. Riteniamo quindi che sia opportuno mantenere ancora delle restrizioni nei luoghi dove realmente si concentrano le persone a più alto rischio, compresi alcuni settori specifici delle strutture ospedaliere e alcuni luoghi residenziali come le RSA dove l’ingresso esterno può portare il contagio da parte dei visitatori: in questi casi, la presenza della mascherina, soprattutto da parte degli ospiti, dovrebbe continuare ad essere consentita; in altri luoghi, c’è una tale circolazione libera che l’obbligo della mascherina non costituirebbe più un ostacolo alla diffusione del virus. Riteniamo tuttavia che ci sia un aspetto soggettivo nell’indossare la mascherina: a prescindere dalle indicazioni che verranno previste dalla legge, molte persone percepiscono soggettivamente il rischio del contagio e non si deve dissuadere chi ritiene legittimamente di indossare una mascherina a scopo protettivo in luoghi con un elevatissimo affollamento, come i mezzi pubblici, in cui la mascherina è consigliabile”.

I geriatri

In questi giorni si sta discutendo sull’opportunità dell’obbligo sull’uso dei dispositivi di protezione individuali all’interno delle strutture sanitarie – evidenzia il geriatra del San Giovanni Addolorata, Prof. Lorenzo Palleschi, Presidente eletto SIGOTCertamente le manifestazioni cliniche dell’infezione da SARS-CoV-2 sono attualmente radicalmente modificate rispetto a quanto avveniva nel recente passato; pertanto, attualmente le complicanze gravi dell’infezione da SARS-CoV-2 sono fortunatamente rare, grazie alla campagna di vaccinazione effettuata nel nostro Paese su larga scala. Tuttavia, i cosiddetti pazienti fragili, che hanno una ridotta capacità di risposta e reazione nei confronti di agenti perturbanti, sia esterni che interni, ossia i pazienti immunodeficienti, i pazienti oncoematologici, i pazienti affetti da gravi insufficienze d’organo come insufficienza renale o respiratoria, i pazienti in generale affetti da più patologie croniche contemporaneamente e i pazienti di età molto avanzata – per queste categorie sarebbe auspicabile un mantenimento di un livello di vigilanza alta, per cui soprattutto all’interno di strutture sanitarie per pazienti cronici e non autosufficienti come le RSA, nei luoghi di cura come le lungodegenze mediche post-acuzie, nei reparti ospedalieri come le unità operative di geriatria in cui sono maggiormente ricoverati queste categorie di pazienti fragili, potrebbe essere opportuno il mantenimento dell’obbligo dell’utilizzo dei dispositivi a tutela di questa particolare categoria di pazienti”.

Gli infettivologi

Le mascherine hanno avuto un ruolo cruciale soprattutto nei primi due anni di pandemia. Si tratta di uno strumento molto efficiente in rapporto qualità-prezzo, visti i costi molto bassi e i risultati efficaci: l’Rt infatti è stato mantenuto basso in rapporto all’uso sistematico delle mascherine – sottolinea da parte sua l’infettivologo, il Prof. Marco Falcone, Segretario SIMIT Oggi la situazione epidemiologica è diversa per numerose ragioni: vi è un’immunizzazione pressoché totale della popolazione tra vaccini e immunità naturale; la circolazione del virus rimane limitata; continuano a prevalere varianti che non provocano una malattia grave. Pertanto, non si ravvisa una necessità dell’uso obbligatorio di mascherine, che hanno un ruolo più limitato che in passato. Tuttavia, nei soggetti più fragili (immunodepressi, anziani) ancora adesso la mascherina è molto efficace per permettere una protezione di se stessi. Suggerisco quindi caldamente a chi abbia problemi di salute che provochino un maggior rischio infettivo di proteggersi con le mascherine indipendentemente dal Covid, perché la mascherina è uno strumento semplice, a basso costo e che garantisce il risultato. Mi aspetto un allentamento delle misure, con la scomparsa dell’obbligo di mascherina, ma bisogna continuare a consigliarne l’uso ai soggetti fragili affinché si proteggano da complicazioni gravi che possono essere generate non solo dal Covid ma da ogni microrganismo infettivo (virus, batteri, funghi, ecc.)”.

Per approfondire

InterACTIVE-HD 2.0: nuova piattaforma tecnologica per migliorare la vita dei pazienti in dialisi

Si stima che in Italia circa il 10% della popolazione soffra di una malattia renale cronica. Con sempre maggiore frequenza la patologia raggiunge un livello di gravità tale da richiedere il ricorso a terapie salvavita, i dati parlano di 50.000 pazienti sottoposti a trattamento dialitico nel nostro paese, con un incremento del 2% all’anno. Tra questi pazienti la mortalità dovuta a patologie cardiovascolari e 20 volte superiore a quella della popolazione generale, a causa di fattori di rischio legati alla grave insufficienza renale. In prospettiva futura è quindi fondamentale il ruolo della ricerca scientifica, chiamata allo sviluppo di nuove soluzioni, in grado di migliorare l’efficacia dei trattamenti dialitici.

Su queste basi e dalla sinergia tra medicina e ingegneria biomedica nasce nel 2021 InterACTIVE-HD 2.0, finanziato dal programma Interreg Italia Svizzera e vede tra i partner Politecnico di Milano – Polo di Lecco (capofila italiano) e Fondazione Politecnico di Milano, ASST Lariana, ASST Sette Laghi, ASST Alto Lario, Ente Ospedaliero Cantonale (capofila svizzero) e Kantonsspital Graubunden. Il progetto ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita del paziente dializzato, individuando percorsi di cura personalizzati che, condivisi su una piattaforma tecnologica, possano favorire la mobilità di chi e costretto a sottoporsi a tali terapie salvavita.

Se è vero, infatti, che l’emodialisi e una terapia che ha rivoluzionato la gestione clinica del paziente nefropatico, rimane pero una enorme variabilità di tolleranza al trattamento, che implica la necessita di personalizzare la terapia sul singolo individuo. La possibilità di usufruire di un trattamento omogeneo, condiviso su una piattaforma online, in centri di cura differenti rispetto a quella di riferimento, offrirà al paziente maggiore autonomia e la possibilità di spostarsi sul territorio per svago o lavoro.

Al progetto hanno aderito 150 pazienti in cura presso gli ospedali coinvolti. La prima fase della sperimentazione ha visto l’aggregazione dei dati delle cartelle cliniche dei pazienti a quelli forniti dalle macchine per dialisi, le informazioni raccolte da quest’ultime possono infatti fornire una chiave di lettura della peculiare risposta al trattamento di ogni singola persona in cura.

Grazie al supporto di un team multidisciplinare di ingegneri (Laboratorio Artificial Organs @LaBS guidato dalla prof.ssa Costantino e Team Innovazione in Sanita @DIG guidato dalla prof.ssa Masella) e attraverso l’elaborazione di algoritmi e modelli matematici avanzati, sono stati restituiti dati aggregati che costituiscono un prezioso strumento di supporto per l’individuazione di trattamenti mirati e personalizzati. Si tratta infatti di informazioni che consentono al medico di ottimizzare l’approccio terapeutico al paziente, migliorando soprattutto i disturbi e malesseri che spesso insorgono durante e dopo il trattamento dialitico.

“Con InterACTIVE-HD 2.0, tutto il partenariato ha contribuito allo sviluppo di una serie di strumenti, in termini di sistemi informativi, protocolli, modelli, algoritmi, che hanno consentito la creazione della piattaforma tecnologica per la gestione del dato clinico relativo al paziente in emodialisi presso i centri di confine – dichiara Maria Laura Costantino, docente del Politecnico di Milano -. Tale piattaforma ora in uso nei centri partecipanti al progetto potrà essere offerta anche ad altri centri che ritengono necessario preservare la qualità della vita dei pazienti in dialisi.

In particolare, la ricerca ha restituito dati interessanti sui rischi legati all’ipotensione intradialitica, una tra gli effetti collaterali piu complessi da gestire nel paziente sottoposto a terapia dialitica. Gli algoritmi elaborati durante il progetto permettono oggi di predire il rischio ipotensivo gia ad inizio seduta con una accuratezza del 98% offrendo ai medici strumenti di intervento più tempestivi ed efficaci.

Nello specifico gli studi, effettuati anche tramite l’utilizzo di dispositivi quali smart watch e magliette sensorizzate, hanno permesso di correlare il rischio ipotensivo con la variazione di parametri come la variabilità cardiaca, gli elettroliti e la qualità del sonno durante la notte precedente consentendo quindi approcci più adeguati nelle tempistiche e nella somministrazione della terapia.

“Da sempre i nefrologi mettono in atto strategie per ridurre/evitare gli episodi ipotensivi intradialitici – dichiara la Dott.ssa Carla Colturi, Direttore di Nefrologia e Dialisi – ASST Valtellina e Alto Lario – Tutto quanto abbiamo ora a disposizione non ci ha ancora consentito di azzerare la problematica. Confidiamo che lo studio InterReg, con i numerosissimi dati raccolti dai centri dialisi e con la loro elaborazione ad opera del Politecnico, ci possa offrire nuove indicazioni per la corretta gestione della seduta emodialitica e per la sicurezza dei nostri pazienti. Una dialisi senza complicanze è una dialisi sicura e che migliora la qualità della vita dei pazienti, e, senza complicanze, potrebbe anche permettere un avvicinamento al domicilio del paziente, soluzione più pratica specie in ambienti montani come il nostro.”

Il tema della domiciliazione risulta ancora molto controverso perché il paziente percepisce la propria fragilità. Da un questionario somministrato ad un campione di 45 pazienti in cura presso gli ospedali coinvolti nella ricerca, risulta infatti che il 65% di essi preferisca proseguire con la dialisi presso un centro ospedaliero o in un centro di assistenza in prossimità del proprio domicilio. Solo il 18% dei pazienti preferirebbe dializzare a casa e una percentuale ancora inferiore (2%) lo farebbe con il solo supporto di un famigliare. Tale preferenza sembra sia dovuta a un maggior senso di sicurezza offerto dagli ospedali e da centri affini, soprattutto in caso di imprevisti, oltre alla possibilità di condividere emotivamente l’esperienza con altri pazienti in cura. Soluzione ideale sembra quindi il potenziamento della rete dei centri di assistenza sul territorio.

Il poter usufruire di una piattaforma tecnologica su ampia base territoriale che agevoli la condivisione di protocolli per la gestione dei trattamenti dialitici tra diversi centri ospedalieri, consentirà l’adozione di un approccio paziente-specifico al trattamento, rispondendo appieno alle esigenze del paziente dialitico.

Il farmacista ospedaliero, perno del dialogo fra ospedale e territorio

Chi è il farmacista ospedaliero oggi? Quali competenze ha acquisito e di cosa si occupa nello scenario sanitario italiano? Come riesce ad affrontare e risolvere le criticità che si presentano nella gestione di problematiche terapeutiche sempre nuove? A queste domande intende rispondere il corso di alta formazione Masterpharm 23, evento formativo sviluppato in tre differenti moduli con il coordinamento scientifico di Francesco Cattel, direttore della struttura complessa di farmacia ospedaliera dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il corso, giunto quest’anno alla seconda edizione, si sviluppa in eventi differenziati che hanno preso il via questa settimana a Torino con il modulo base-regionale per il Piemonte, per proseguire poi in giugno (modulo advanced-nazionale, 7-9 giugno) e si concludono a novembre (modulo international, 8-10 novembre), con il coinvolgimento di relatori, docenti ed esperti di settore all’interno di un approccio lavorativo dialogico e pratico.

“Il corso nasce dalla considerazione che la farmacia ospedaliera ha avuto uno sviluppo enorme in questi ultimi vent’anni”, spiega Cattel, che abbiamo intervistato. “Negli anni ‘90 il farmacista ospedaliero era un professionista semi-nascosto, che gestiva il magazzino del farmaco nelle strutture di cura, mentre oggi quando riflettiamo sulle sue competenze attuali ci accorgiamo che vanno dall’oncologia alla ricerca, dalla logistica alla discussione dei casi clinici, dalla relazione con i pazienti per favorirne l’aderenza al contributo in termini di sostenibilità e sicurezza di terapie e di medical device. Abbiamo quindi sviluppato il programma di Masterpharm 2023 cercando di mettere sotto la lente l’insieme di tutte le vastissime responsabilità che oggi sono attribuite alla nostra professione. Il Corso intende proprio illustrare ed approfondire temi ed ambiti professionali, con un obiettivo preciso: cercare di mettere a confronto le migliori esperienze realizzate in Piemonte, in Italia ed all’estero, per farne tesoro ed utilizzarle come best practice operative”.

Chi è oggi il farmacista ospedaliero?

Il farmacista ospedaliero è un collante fra la parte clinico-sanitaria e quella gestionale amministrativa

Un collante, all’interno delle aziende ospedaliere e territoriali, fra la parte clinico-sanitaria e quella gestionale amministrativa. È una figura sanitaria che ha la capacità di dialogare con l’area medica e infermieristica ma allo stesso tempo, avendo attribuzioni di gestione del budget e di politiche di acquisto di beni e servizi sanitari, ha sviluppato anche competenze di tipo amministrativo e gestionale.

Cosa serve quindi per essere un buon farmacista ospedaliero?

Molta pazienza. Essendo una figura eclettica e avendo a che fare con vari profili professionali, serve la costanza di essere camaleontici per spaziare tra tematiche diverse e anche per adattare il proprio approccio e il proprio linguaggio agli interlocutori, che vanno dal primario alla dirigenza economico-finanziaria, agli infermieri, alla componente amministrativa.

Dove si impara?

Grazie all’esperienza sul campo. Il farmacista ospedaliero diventa un esperto di antimicrobial stewardship oppure di logistica non perché qualcuno glielo insegna all’università o durante la specializzazione, anche se adesso c’è qualche esperienza di master in tal senso. Ecco com’è nata la domanda: perché non provare queste attività a metterle in un corso? L’idea dietro Masterpharm è di fare un focus per vedere dove diamo arrivati negli ultimi venti-trent’anni.

Come sta cambiando il vostro lavoro con il PNRR e provvedimenti come il DM77?

Ci sono farmacisti che operano in aziende prevalentemente ospedaliere e altri in aziende prettamente territoriali. Quando parliamo di farmacia sul territorio pensiamo di solito alla farmacia di comunità, ma esistono colleghi del SSN che operano sul territorio, lo monitorano, aiutano a gestire le prescrizioni. Immagino che il farmacista si adatterà alla maggiore attenzione alla territorialità e alla cronicità del paziente con riguardo soprattutto alla continuità ospedale-territorio, perché sempre di più si andrà verso ospedali con centri prescrittivi specialistici che creano ricadute a livello territoriale: ci sarà sempre di più la necessità di migliorare questa comunicazione.

Quali sono i principali ostacoli che vi trovate ad affrontare nel quotidiano?

Serve puntare sull’informatizzazione e sulla condivisione di informazioni in tempo reale

Innanzitutto l’esigenza di trovare strumenti per migliorare la comunicazione tra figure sanitarie a livello multidisciplinare: farmacisti con medici, infermieri, tecnici di laboratorio, territorio. Sicuramente un’informatizzazione omogenea su un’intera Regione e l’uso di tecnologie che consentissero anche una condivisione alle parti cliniche non potrebbero che migliorare e facilitare la situazione, perché perdiamo molto tempo in passaggi che potrebbero essere evitati con un’accesso istantaneo alle informazioni che servono. Penso ad esempio a tecnologie che consentano un maggiore efficientamento degli stock di farmaci grazie a una migliore condivisione informatica: questo potrebbe facilitare la nostra quotidianità.

Più in generale quali spazi di miglioramento vede nella professione?

I giovani farmacisti ospedalieri dovrebbero disporre di borse di tirocinio durante la specializzazione, proprio come i medici

I farmacisti negli ospedali sono trattati dai colleghi medici alla pari e da loro sono aiutati e lodati. Di fatto, però, nell’ambito della formazione i nostri specializzandi non hanno gli stessi diritti dei medici, che hanno contratti e borse di studio pagate per tutto l’iter della specialità. I farmacisti ospedalieri sono stati riconosciuti come figura sanitaria a tutti gli effetti, non medica ma equiparata; eppure i nostri giovani, con la collaborazione e il sostegno delle direzioni di farmacia ospedaliera, faticano a ritagliarsi uno stipendio, quando anche loro danno supporto alla sanità. Sono pochi: non credo che per il Ministero della Salute comporterebbe un eccessivo dispendio economico il fatto che anche loro potessero disporre di borse di tirocinio come i medici.

Osservatorio “Appalti verdi”: monitoraggio civico 2023 per l’applicazione del Green public procurement

Anche quest’anno l’Osservatorio “Appalti verdi” di Legambiente e della Fondazione Ecosistemi realizza il suo consueto monitoraggio civico rispetto all’applicazione del GPP e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nelle gare di appalto pubbliche del 2022

Dal 2016 l’art.34 nel codice degli appalti rende obbligatoria la sua applicazione, come lo strumento di politica ambientale più potente ed efficace per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea e dagli impegni assunti dall’Italia per la crescita dell’economia circolare, la riduzione delle emissioni, il contrasto al cambiamento climatico, l’equità sociale e di genere. 

Come riportato nella lettera inviata alle Aziende Sanitarie dal Direttore Generale di Legambiente Giorgio Zampetti, è possibile compilare il questionario entro il 26/04/2023, usando la password che è stata inviata via PEC dall’Osservatorio, accendendo all’area riservata a questo link.

I dati raccolti saranno utilizzati dall’Osservatorio Appalti Verdi per l’elaborazione del Rapporto annuale sullo stato di applicazione dei Criteri ambientali minimi in vigore, giunto alla sua VI Edizione, analizzare i punti di forza e le criticità, raccogliere suggerimenti sulle attività da sviluppare. Inoltre, per l’Amministrazione che risponde sarà organizzata una formazione, per la quale riceverete un invito a iscrivervi nei prossimi giorni, in cui verranno presentate le attività dell’Osservatorio Appalti Verdi di quest’anno. Sarà l’occasione per approfondire i concetti del GPP alla luce del DNSH ed i principali aspetti applicativi del CAM del LavanoloAffidamento del servizio di lavaggio industriale e noleggio di tessili e materasseria (approvato con DM 9 dicembre 2020 in GURI n. 2 del 4/01/2021), nonché del CAM per le forniture e il noleggio dei prodotti tessili (approvato con DM 30 giugno2021 in GURI n. 167 del 14/07/2021), con un focus specifico sulla nuova previsione relativa a camici, DM e DPI  riutilizzabili in ambito sanitario.

Sul sito www.appaltiverdi.net potete trovare tutte le ultime notizie dell’Osservatorio. Nella LIVE Green procurement in sanità: gli appalti verdi in Italia e in Europa e nell’ebook A caccia di dati sugli appalti sostenibili in sanità sono illustrati i risultati del monitoraggio dello scorso anno.

Il VI Rapporto dell’Osservatorio Appalti verdi, sarà presentato a Roma, presso il Wegil, in occasione del Forum Compraverde (17 e 18 maggio 2023) organizzato dalla Fondazione Ecosistemi, a cui parteciperanno istituzioni, amministrazioni locali, università, imprese e organizzazioni del Terzo settore. 

Per eventuali dubbi o difficoltà nella compilazione dell’indagine potete rivolgervi a: 
Marco Mancini – info@appaltiverdi.netm.mancini@legambiente.it  

Per approfondire

La filiera health alla prova dei 20 Sistemi Sanitari Regionali

La filiera farmaceutica è una dei settori più rilevanti di un Paese, non solo per le implicazioni di carattere economico e occupazionale ma soprattutto per il ruolo sociale essenziale. In questa catena, la distribuzione dei farmaci presenta alcune peculiarità che ne accrescono la complessità: regolamentazione più stringente; servizio di pubblica utilità, che impone di garantire la reperibilità dei farmaci in commercio, la tempestività delle consegne e un’attenta gestione delle scorte; le caratteristiche intrinseche dei prodotti e la massima attenzione alla sicurezza, garantita con un sistema di tracciabilità che permette anche la pronta identificazione di prodotti contraffatti o provenienti da canali illegali.

La catena è fatta di numerosi anelli. Quando non “dialogano”, si creano disservizi a valle a danno del cittadino-paziente, come ad esempio carenze temporanee di determinati prodotti. Nel tempo, associazioni di settore quali Assoram hanno segnalato come, oltre a prepararsi a emergenze come la pandemia e il caro energia, per far sì che la catena non si spezzi sia necessario ragionare con un linguaggio omogeneo rispetto all’Europa e, già prima, con un linguaggio comune anziché con venti diversi linguaggi regionali. Non è però questa la direzione in cui stiamo andando, anzi, perché il 2023 è l’anno dell’autonomia differenziata. È questo il problema principale? Quali altre possibili chiavi di lettura?

Ne parliamo con:

  • Mila De Iure
    Direttore Generale Assoram
  • Carlo Riccini
    Vicedirettore Generale, Centro Studi e Piccola Industria di Farmindustria

Conduce:

  • Adriana Riccomagno
    Giornalista professionista in ambito sanitario

Real World Evidence: i dati che fanno risparmiare la sanità e riducono le liste d’attesa

È di oltre 4.000 euro la spesa per la gestione di un paziente con problemi cardiologici di fibrillazione atriale che si sottopone alla procedura di ablazione transcatetere, contro gli oltre 5.000 euro di chi non utilizza questa tecnologia. Inoltre, nei tre anni successivi alla procedura di ablazione si riducono significativamente i ricoveri per eventi cardiovascolari con evidente impatto sulla riduzione dei costi nella cura di questi pazienti. Infine, il tasso di mortalità è significativamente ridotto nei pazienti che ricevono l’ablazione rispetto a coloro che vengono trattati solamente con farmaci. Queste sono solo alcune delle evidenze che emergono da uno studio sulla real world evidence presentato oggi a Roma e svolto da Clicon, società benefit che si occupa di health economics in collaborazione con il professor De Ponti, Past president Aiac, Associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, con il contributo incondizionato di Confindustria Dispositivi Medici.

“Questo studio – ha dichiarato Nicola Barni, presidente di Assobiomedicali di Confindustria Dispositivi Medici – dimostra che la tecnologia genera risparmi e quando ben utilizzata contribuisce a un SSN sostenibile. Misurare l’innovazione in base al costo della singola prestazione non ha senso, è necessario piuttosto focalizzarsi sul processo. E la metodologia usata della real world evidence è assolutamente replicabile. L’obiettivo è una programmazione efficiente ed efficace del sistema sanitario attraverso la costruzione di un procurement innovativo in grando di valutare l’impatto dei processi e della tecnologia sull’intero percorso di cura del paziente. In tutto questo – prosegue Barni – l’Hta può avere un ruolo fondamentale. Valorizzando le informazioni che si hanno, si potrebbero utilizzare le tecnologie a disposizione in modo più appropriato, facendo risparmiare al servizio sanitario, decongestionando gli ospedali e riducendo le liste d’attesa. Si creerebbe così un ecosistema che permetterebbe di prendere decisioni di politica sanitaria quali la revisione dei percorsi assistenziali, la revisione dei DRG e LEA, l’investimento nella prevenzione e l’implementazione del value based procurement”.

Lo studio “Evaluation of the Impact of Catheter Ablation Procedure on Outcomes and Economic Burden in Patients with Atrial Fibrillation: Real-World Data from Italian Administrative Databases” è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Healthcare. Nell’analisi viene preso in considerazione l’impatto economico e sanitario della procedura di ablazione transcatetere per i pazienti con fibrillazione atriale. Si basa sull’analisi dei real world data, ovvero su dati e informazioni reali relativi allo stato di salute dei pazienti e ai servizi sanitari erogati che sono generalmente accessibili attraverso il database delle strutture sanitarie, le SDO o il fascicolo sanitario elettronico. Quest’analisi permette una valutazione mirata e appropriata dei processi di cura e della tecnologia a disposizione, ponendo le basi anche per una programmazione efficiente ed efficace del sistema sanitario e della salute del cittadino.

“Per l’analisi si è scelta una patologia a grande impatto – ha dichiarato Roberto De Ponti, Past President AIAC-Associazione italiana aritmia e cardiostimolazione -, sia per la salute sia per quanto riguarda l’aspetto economico: la fibrillazione atriale è, infatti, l’aritmia più comune, con una prevalenza del 3% nella popolazione generale, che va oltre il 10% per i pazienti anziani. Dallo studio emerge inoltre che l’ablazione transcatetere è associata a una riduzione significativa nell’uso di farmaci antiaritmici nei 3 anni successivi all’ablazione, oltre che a una significativa diminuzione della spesa sanitaria totale, principalmente correlata alla riduzione delle ospedalizzazioni dopo l’ablazione. Paradossalmente, però, la procedura di ablazione transcatetere di fibrillazione atriale è sottoutilizzata in Italia rispetto agli altri Paesi europei ed è necessario quindi ripensare il processo di cura di questi pazienti”.

Osservazioni brevi pediatriche, opportunità ‘riduci-ricoveri’, ma le Regioni del Sud arrancano

Quando un bimbo arriva in Pronto Soccorso e necessita di essere trattenuto nella struttura ospedaliera per approfondimenti relativi al suo caso, non sempre è necessario un ricovero. Esiste infatti la possibilità di un percorso alternativo, rappresentato dall’Osservazione Breve Intensiva (Obi che nel caso della pediatria assume la denominazione di Obip), un’area specifica degli ospedali utilizzata per diagnosticare o curare una situazione medica, in un periodo di tempo ben definito, generalmente inferiore a 24 /48 ore. 

Rendere concreta questa possibilità significa rispettare le esigenze del bambino e della sua famiglia, ma anche al contempo ridurre i costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Eppure,  a nove anni da una Consensus Meeting della Simeup, Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza Pediatrica, che ha definito gli standard strutturali e organizzativi della Obip, e soprattutto a quasi quattro anni dall’Accordo Stato-Regioni,  (numero 143 del 1° agosto 2019) che ha approvato le Linee di Indirizzo Nazionali sul Triage Intraospedaliero, sul Sovraffollamento dei Pronto Soccorso, ed, in particolare, sulla Osservazione Breve Intensiva,  la situazione è in stallo soprattutto al Sud.

“Le Regioni avrebbero dovuto promuovere entro 6 mesi i contenuti dell’accordo e il Ministero della Salute avrebbe dovuto creare entro tre mesi un tavolo di lavoro per determinare i costi assistenziali standard delle Obip e le modalità di retribuzione: sono trascorsi più di 3 anni ma non abbiamo notizie di queste attività mentre dalle informazioni raccolte dalla Pediatria italiana non poche Regioni sono in ritardo”, afferma Luciano Pinto, responsabile della Commissione Nazionale Pronto Soccorso e Obi della Simeup.

I risultati dell’indagine

Secondo un’analisi condotta da Simeup, Sip (Società Italiana di Pediatria) e Sipo (Società Italiana di pediatria Ospedaliera) che presenta alcuni dati preliminari su 16 Regioni, raccolti da gennaio 2022 a gennaio 2023, e pubblicata su Italian Journal of Pediatrics il 21 marzo sono 180 le Obip attivate su 252 ospedali complessivamente censiti, con differenze significative tra le varie arie geografiche dell’Italia. In particolare, nelle Regioni del Nord le Obip sono attive nel 95,5% degli ospedali censiti; nel Centro nell’88%, mentre nel Sud e isole appena il 35% degli ospedali riesce a offrire questa possibilità ai bambini e alle loro famiglie.

 “Il ritardo nell’attivazione delle Obip – sottolinea Stefania Zampogna, Presidente Simeup – costringe i bambini e ragazzi e le loro famiglie ad affrontare un ricovero inutilmente prolungato, e riduce la disponibilità di posti letto nei periodi critici, come la stagione invernale. È essenziale che si corregga rapidamente il divario tra le Regioni”. 

“Dopo un ritardo su cui ha giocato un ruolo certamente anche l’emergenza Covid – conclude la professoressa Annamaria Staiano, Presidente della Sip – è ora di riprendere a lavorare su questo tema, perché l’assistenza fornita a bambini e ragazzi nel nostro Paese sia omogenea su tutto il territorio nazionale e rispettosa di tutto quanto è possibile fare per non trattenerli in ospedale più del dovuto, se il loro caso lo consente”.