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Farmacia dei servizi: la Regione Marche prima in Italia ad avviare la sperimentazione

“Farmacia dei servizi” ai nastri di partenza: dal 1 giugno 2023 più di 270 farmacie delle Marche parteciperanno alla sperimentazione dei nuovi servizi nella Farmacia di Comunità.

Federfarma Marche ed Assofarm, ringraziano la Regione per l’impegno nel superare le problematiche burocratiche di un progetto da molti anni atteso, per delineare la farmacia che nei prossimi anni sarà a servizio del cittadino. Il sistema di assistenza rappresentato dalle farmacie, dopo la fase emergenziale imposta dalla pandemia, è effettivamente percepito in maniera diversa da parte dei pazienti – cittadini, è un’evoluzione positiva che fa assumere alla farmacia il ruolo di hub terminale territoriale del sistema sanitario, primo baluardo a servizio del cittadino, anche intervenendo con immediatezza e capillarità, nel momento in cui il sistema della sanità pubblica è in affanno.

“Siamo orgogliosi di essere la prima Regione in Italia ad effettuare questa sperimentazione – ha detto il presidente Acquaroli oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Li Madou ad Ancona -. La fase che stiamo vivendo è di forte difficoltà per la sanità e per l’erogazione delle prestazioni e dei servizi e, in questo contesto, la capacità di fare sinergia e squadra diventa l’elemento dirimente per colmare il vulnus che si è creato nel tempo. La prima soluzione è quella di ottimizzare le risorse a disposizione mettendo in campo tutte le energie perché la risposta prestazionale sia all’altezza delle esigenze sia nelle realtà più grandi, ma soprattutto in quelle periferiche. La rete delle farmacie è sicuramente un patrimonio da potenziare e valorizzare per fare la differenza soprattutto dove, in particolare nelle aree interne, la farmacia diventa l’unico presidio di prestazione sanitaria. Questo è quindi un inizio importante, ma come per tutti i progetti, adesso dobbiamo calarlo sul territorio per essere efficaci nel risultato creando le giuste condizioni”.

Grazie al progetto, le Marche si trasformeranno dunque in un “laboratorio” e saranno sotto la lente di ingrandimento degli addetti ai lavori per poter poi replicare le best practice anche nelle altre Regioni. A prova della rilevanza dell’iniziativa, anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato si è voluto collegare in videoconferenza per complimentarsi per quanto fatto e per portare il proprio augurio di buon lavoro.

“Abbiamo proposto il progetto un anno fa e il Ministero della Salute lo ha finanziato con 1,4 milioni di euro – ha spiegato l’assessore Saltamartini – L’attività di sperimentazione interesserà circa 40mila utenti, ottimizzando anche la spesa farmaceutica attraverso l’uso corretto dei farmaci e il monitoraggio dell’aderenza alla terapia per il diabete e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Si prevedono, tra l’altro, servizi di telemedicina come l’holter pressorio e cardiaco, elettrocardiogramma, autospirometria, ma anche un rafforzato supporto allo screening per la prevenzione del tumore del colon retto e l’avvio del fascicolo sanitario elettronico. Ringrazio le associazioni rappresentative delle farmacie con cui abbiamo un rapporto molto stretto: senza loro non saremo riusciti nella vaccinazione contro il Covid con oltre 4 milioni di dosi somministrate. Con loro vogliamo rafforzare sempre più il rapporto per includere nuovi servizi. Anche nel piano sociosanitario abbiamo previsto un allargamento della collaborazione tenendo conto che in mancanza di medici sono il punto di assistenza più avanzato”.

Andrea Avitabile, presidente di Federfarma Marche, ha sottolineato come “questa fase rappresenta un’evoluzione dell’attività professionale nell’ambito delle cure primarie, in cui il farmacista, nell’ambito del Servizio sanitario, diventa sempre più protagonista nell’erogazione di servizi correlati alla salute ed alla prevenzione. Il farmacista acquisisce nuove funzioni, soprattutto sul fronte della prevenzione e della presa in carico del paziente, anche grazie al rafforzamento della telemedicina e a un nuovo modello di collaborazione con gli altri professionisti sanitari”.

“Questa sperimentazione – ha precisato Marco Meconi come referente delle farmacie rurali – ha un valore particolare perché riconosce il valore anche delle aree interne della regione dove sono tanti i comuni distanti dalle strutture ospedaliere: viene garantita ai cittadini, in modo uniforme su tutto il territorio, l’efficienza e l’appropriatezza di servizi sanitari primari. La nuova legge regionale di riforma e modernizzazione della sanità, combinata con questa sperimentazione della farmacia dei servizi, delinea un ruolo sempre più centrale della farmacia nella rete di assistenza territoriale e di cure primarie”.

“La legge istitutiva della farmacia dei servizi – ha infine sottolineato Luca Pieri vice presidente nazionale di Assofarm che associa le farmacie pubbliche – ha prodotto importanti accelerazioni nell’evoluzione del ruolo delle farmacie di comunità, abilitandole come primo presidio sanitario di riferimento sul territorio a nuovi servizi come prima risposta sul territorio ai bisogni di salute dei cittadini, in piena integrazione organica con il sistema di salute nazionale”.

“Farmacia dei Servizi Marche”. Mandelli (FOFI): “Farmacisti protagonisti del rilancio della prossimità a beneficio dei cittadini marchigiani”

“Esprimo grande soddisfazione per l’avvio della sperimentazione della Farmacia dei Servizi nella Regione Marche, prima regione italiana a implementare in maniera organica tutti i servizi erogabili dai farmacisti di comunità e ad introdurre la somministrazione del vaccino contro l’herpes zoster in farmacia. Un sentito ringraziamento va al Governatore Francesco Acquaroli e all’Assessore alla Sanità Filippo Saltamartini per aver riconosciuto il valore dell’apporto dei farmacisti di prossimità per realizzare una sanità a misura dei cittadini marchigiani e migliorare l’efficienza del SSR. Desidero inoltre ringraziare i presidenti degli Ordini provinciali dei farmacisti e di Federfarma, e tutti i colleghi del territorio che in questi anni hanno dato prova di essere pronti alla sfida di offrire ai cittadini sempre più servizi, consentendo di raggiungere questo importante traguardo”. È il commento di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), intervenuto alla conferenza stampa di presentazione della “Farmacia dei Servizi Marche” che da domani (1° giugno) sarà attiva in oltre 270 farmacie della Regione.

“La Farmacia dei Servizi – ha aggiunto Mandelli – è oggi una realtà che riscontra un’amplissima adesione sia da parte dei cittadini che degli stessi professionisti, come testimoniano i circa 40mila farmacisti italiani che si sono abilitati all’inoculazione dei vaccini. Vaccinazioni, test diagnostici, prestazioni di telemedicina ci vedono sempre più protagonisti accanto alla tradizionale attività di dispensazione dei medicinali, alimentando al contempo una crescente aspettativa dei cittadini e del sistema nei confronti della rete dei farmacisti di comunità per rafforzare le attività di prevenzione e cura sul territorio, con particolare riguardo alla gestione delle cronicità. L’introduzione della vaccinazione anti-zoster nelle farmacie marchigiane ci auguriamo possa fare da apripista verso ulteriori evoluzioni della Farmacia dei Servizi, a conferma della nostra volontà di continuare ad accrescere le nostre competenze ed ampliare il nostro contributo alla realizzazione di una sanità di prossimità in grado di garantire la miglior assistenza possibile ai cittadini”.

Salute, Ass. Dossetti: La burocrazia è un morbo difficile da sconfiggere in Italia e in Europa

Giovedì 25 maggio si è svolto, nella cornice della Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, il Convegno organizzato dall’Associazione Culturale Nazionale ONLUS “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” sul tema “Registri e piani terapeutici: prescrizioni di Medicina burocratizzata. Governance o limite per l’accesso alle cure per i cittadini? Parola d’ordine semplificazione”.

“La burocrazia in medicina è il tema di oggi ed è un morbo difficile da sconfiggere, in Italia e in Europa. L’Europa ci ha portato un approccio tecno-burocratico che rende molto farraginosa la gestione di tante cose, compresa quella della salute. Il problema è che, quando burocrazia e tecnocrazia impattano sulla salute, possono uccidere. In particolare, oggi affrontiamo il tema dei piani terapeutici e dei registri, che sono stati implementati con uno scopo molto preciso, cioè monitorare l’utilizzo di terapie innovative registrando gli effetti che queste hanno sui pazienti. E le autorità nazionali e regionali utilizzano i piani terapeutici e i registri anche come un metodo di controllo di spesa. Questa tendenza alla burocrazia del controllo può essere, in molti casi, limitante l’accesso ad alcune terapie ai pazienti, oltre a incidere sull’attività giornaliera del medico prescrittore e, soprattutto, non mette al centro il paziente, che si trova davanti a molti ostacoli per l’accesso alle cure. Spero che oggi il confronto possa essere aperto e franco e che le istanze di tutti, le Autorità, la Politica, i Medici e i Pazienti possano essere portate al tavolo, confrontate ma, soprattutto, si possa trovare un filo conduttore che consenta (nel rispetto del controllo, del monitoraggio) anche un più facile accesso alle terapie per i pazienti”, ha dichiarato Silvio Gherardi, Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione G. Dossetti: i Valori, aprendo il Convegno.

L’Associazione G. Dossetti: i Valori ha realizzato questo incontro riunendo Istituzioni, Esperti, Associazioni dei Pazienti e Aziende di settore per confrontarsi e discutere dei piani terapeutici e dei registri, dell’accesso alle cure e della attuale burocratizzazione, con l’obbiettivo di cercare possibili soluzioni e semplificazioni praticabili e funzionali per tutti i portatori di interesse. Il Convegno si è avvalso del patrocinio e delle relazioni dei rappresentanti di FNOMCeO, FIMMG, SIMG, AIPO, AMD, ANMCO, FISM, Federfarma, SID, SIDeMaST, SIFO, SIHTA e SIR.

Il Convegno, moderato da Furio Colivicchi (Past President ANMCO, Vice Presidente FISM) e Manuela Moreno (Giornalista RAI Tg2 Post), è stato presieduto da Francesco Fedele, Comitato Scientifico Ass. Dossetti (Dip. Cardiovascolare), il quale ha sottolineato il ruolo dell’Associazione come facilitatore e che “mette insieme Istituzioni e attori interessati, in quanto tutti noi viviamo questa difficoltà burocratica di accesso ai farmaci. Mettiamo il paziente al centro, mettiamo il medico al centro. Il problema è fondamentale, l’accesso a certi farmaci sono fondamentali per la vita del nostro paziente”.

Tra le Istituzioni sono intervenuti per i saluti istituzionali europarlamentari, senatori e deputati. Il Sen Ignazio Zullo (X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) con la sua riflessione afferma che “i bisogni di salute di una popolazione sono sempre infiniti ed emergono sempre più. Le risorse sono purtroppo finite e dobbiamo saperle anche amministrare. Credo che il tema centrale della burocrazia del nostro Paese non riguardi solo il settore della sanità, ma è un settore che dobbiamo affrontare, semplificare, deburocratizzare, soprattutto nella mole di leggi che sono spesso contrastanti l’una dall’altra”.

“L’accesso alle cure è la prima barriera preclusiva perché l’utenza possa essere effettivamente assistita nella sua necessità da parte delle strutture sanitarie nazionali, regionali e di natura privata. Da parte di questo Governo si afferma l’impegno alla sburocratizzazione e alla semplificazione alle cure”, ha affermato Galeazzo Bignami, Viceministro delle Infrastrutture e della mobilità. È intervenuta anche l’europarlamentare Isabella Tovaglieri (Commissione Industria, Ricerca ed Energia) precisando che “oggi la sfida da vincere è riuscire a semplificare la vita dei medici e dei pazienti, cosicché il diritto alla salute non sia un percorso a ostacoli per entrambi. La parola d’ordine deve essere snellire, sburocratizzare e informatizzare, come previsto dal PNRR e come sta facendo l’Europa, che ha investito ingenti risorse nella digitalizzazione”.

L’accesso alle cure rappresenta una sfida fondamentale per garantire che i pazienti possano ricevere l’assistenza necessaria da parte delle strutture sanitarie. È un processo che può essere influenzato da diverse barriere, tra cui la burocrazia e la complessità delle procedure amministrative.

“La salute dei cittadini è una priorità assoluta. Bisogna rimuovere le barriere che impediscono ai malati di accedere alle terapie innovative e ai percorsi di assistenza, cura, riabilitazione e sostegno. Bisogna semplificare i processi burocratici che attualmente rallentano il sistema sanitario. Con attenzione al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica ma anche alla dignità del lavoro di tutti coloro che operano nel SSN”, ha aggiunto l’europarlamentare Brando Benifei, membro della Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori.

La nota della Sen. Sandra Zampa (X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): “i registri e piani terapeutici sono nati per rispondere ad esigenze legate alla raccolta di evidenze circa l’uso di una serie di farmaci-terapie e alla possibilità di favorire un uso appropriato dei farmaci stesso. Tutte esigenze condivisibili, legate ad unire sicurezza dei pazienti e controllo della spesa. Nel corso degli anni l’innovazione scientifica ha fatto grandi passi avanti, ma gli strumenti utilizzati dal regolatore spesso non si sono evoluti di pari passo. Oggi, abbiamo ancora una grande quantità di piani terapeutici cartacei che intasano il lavoro di tantissimi medici, diventando un limite per i pazienti all’accesso alle cure. Bisogna sburocratizzare, semplificare, restituire tempo ai pazienti e agli operatori sanitari, innovare gli strumenti di controllo dell’appropriatezza terapeutica usando le tecnologie.”

L’On. Andrea Tremaglia (V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione) condivide pienamente l’obiettivo dell’evento che è quello “di cercare soluzioni condivise per creare continuità nell’assistenza ai cittadini e diminuire il carico burocratico per i medici, senza rinunciare ai necessari obiettivi di contenimento e razionalizzazione della spesa. Penso sia importante lavorare insieme, tra tutti gli attori del sistema per garantire l’accesso dei pazienti all’innovazione e alle cure, senza che le procedure burocratiche rappresentino un ostacolo insormontabile.”

“Si parla di diseguaglianza e di equità, accesso ai servizi sanitari e accesso alla salute. È un argomento che bisogna far intendere a chi ci ascolta. Qualcuno ha già parlato di medicina amministrata. Sui piani terapeutici c’è da fare una profonda riflessione anche con chi poi decide. La medicina amministrata o burocratizzata è un qualcosa che non metta assolutamente al centro le persone.”, ha dichiarato Toti Amato del Comitato Centrale FNOMCeO e Comitato scientifico Ass. Dossetti.

La salute è universalmente riconosciuta come un diritto fondamentale di ogni individuo, ma purtroppo le procedure burocratiche complesse e onerose possono costituire un ostacolo significativo nel godere pienamente di tale diritto. L’europarlamentare Lara Comi (Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori) ha sottolineato come “anche la politica deve essere consapevole dei limiti e della burocrazia eccessiva che risiede sia nei confronti del paziente sia nei confronti del medico”. Aggiungendo che “uno degli aspetti che abbiamo affrontato, nell’ambito europeo, è quello dell’armonizzazione, affinché il paziente venga considerato non italiano ma europeo. Quindi, mobilità del paziente, riconoscimento delle qualifiche professionali anche in ambito sanitario. L’altro aspetto che stiamo affrontando adesso è quello del Data Health, ovvero quello della mobilità dei dati.”

Roberto Monaco, Segretario Generale FNOMCeO: “Il cittadino nel momento in cui diventa paziente è in una situazione di fragilità. Questa fragilità nasce dal fatto di aver paura di perdere la dignità di persona. Il medico in quel momento è l’unica persona che può far in modo, dando dignità alla malattia, ridà dignità alla persona stessa. Per fare questo ha bisogno di tempo. Il codice deontologico nell’art. 20 afferma che il tempo di relazione è tempo di cura. Ciò richiede tempo. La medicina amministrata non lo concede questo tempo. Bisogna creare un’integrazione tra ospedale e territorio. L’integrazione si può agevolare facendo in modo di liberare la burocrazia ai medici.”

La prima Sessione del Convegno è stata aperta con l’intervento di Pierluigi Russo, AIFA, il quale ha illustrato che “i registri di monitoraggio sono una piattaforma che consente al medico di seguire il percorso di cura, di dispensazione e di valutazione clinica del paziente nel tempo. I registri sono dedicati ad una fascia estremamente ristretta di medicinali. Attualmente, abbiamo a monitoraggio, anche in seguito ad un obbligo di legge, circa 264 indicazioni terapeutiche relative a 155 farmaci. Un altro valore enorme di questa piattaforma nel nostro panorama nazionale è il registro di monitoraggio, unico strumento che consenta una modalità di accesso ai medicinali omogena sul territorio nazionale. Gli altri strumenti di controllo e monitoraggio sono gli strumenti di contenimento della spesa farmaceutica.”

Francesco Saverio Mennini, Comitato scientifico Ass. Dossetti e CEIS-EEHTA, Università Tor Vergata, SiHTA: “È inequivocabile che la spesa farmaceutica non sia cresciuta seguendo il relativo andamento tendenziale. Gli strumenti che sono stati posti in essere negli ultimi vent’anni, in primis i tetti di spesa, hanno dimostrato di non essere stati efficienti, di non aver contribuito ad una riduzione della spesa, di aver generato delle distorsioni del mercato che hanno anche generato una forte eterogeneità nell’accesso (i tetti non sono correlati ai fabbisogni reali). Credo che sia fondamentale avere degli strumenti, alternativi a quelli utilizzati sino ad oggi, che ci possono permettere di misurare e di monitorare, perché questo è il caposaldo fondamentale della programmazione sanitaria. Ma gli strumenti sono figli del tempo. Sembra, quindi, importante eliminare o ridurre l’impatto dei piani terapeutici oppure omogeneizzarli e aggiornarli, così da limitare anche i problemi legati alla burocrazia e ai suoi costi. C’è la necessità di unificare le informazioni ed i dati così da permettere una corretta ed adeguata programmazione. I registri possono (e devono) continuare ad avere un ruolo determinante, sono importanti, però devono essere ulteriormente arricchiti e alimentati di informazioni e dati così da garantire un linkage di informazioni tra il Ministero della Salute e le Regioni.”

A seguire le relazioni degli Esperti di Federazioni e Società mediche (FIMMG, SIMG, SiHTA, SIFO, ANMCO, FISM, SIDeMaST, AMD, SID, SIN, SIR) e delle Associazioni di Pazienti (Conacuore ODV, FAND, APIAFCO, AISM, AIPO, Associazione italiana Pazienti BPCO, ANMAR) che hanno espresso e descritto le notevoli difficoltà dei medici prescrittori e dei malati, con problematiche, inoltre, diverse in ogni regione di appartenenza.

L’incontro si conclude con gli interventi di Pierluigi Russo (AIFA) che ha raccolto dalle testimonianze dei relatori che il “principale problema di sburocratizzazione è presente soprattutto nell’ambito dei piani terapeutici. Ci sono stati suggerimenti di una piattaforma di livello nazionale che serva a coordinare le esigenze del paziente” e con Silvio Gherardi (Presidente Comitato Scientifico Ass. Dossetti) che ha manifestato l’impegno dell’Associazione nel “continuare a lavorare con le autorità per seguire questo aspetto della gestione della sanità, anche con l’impegno di sensibilizzare il mondo politico”.

L’Associazione porterà il “Manifesto dei piani terapeutici e dei registri”, elaborato e firmato da tutti i partecipanti al convegno, all’attenzione della classe politica e delle autorità sanitarie.

Monitoraggio LEA 2021 con il Nuovo Sistema di Garanzia

È stato pubblicato sul sito del Ministero della Salute il report Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia – Metodologia e risultati dell’anno 2021.

In estrema sintesi, si legge, con riferimento ai valori degli indicatori, nell’area Prevenzione le coperture vaccinali in età pediatrica nell’anno 2021 non raggiungono, a livello nazionale, il valore soglia fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pari al 95%; nello specifico, la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base contro polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse e Hib (P01C) raggiunge la soglia in 8 Regioni, mentre la copertura contro morbillo, parotite e rosolia (P02C) supera il 95% in 6 Regioni.

Per oltre la metà delle Regioni decresce, rispetto al 2020, l’indicatore sintetico sugli stili di vita (P14C), denotando una riduzione dei comportamenti a rischio per la salute. Gli indicatori sui controlli degli animali e degli alimenti (P10Z, P12Z) registrano, mediamente, un miglioramento rispetto al periodo 2019-2020. Anche gli indicatori di screening (P15C) migliorano, in media, rispetto al 2020. Nell’area Distrettuale, i ricoveri prevenibili di cui all’indicatore D04C (tasso di ospedalizzazione standardizzato in età pediatrica per asma e gastroenterite) presentano un aumento medio rispetto all’anno 2020, ma si attestano a livelli inferiori rispetto al 2019; stabili i ricoveri ripetuti in psichiatria (D27C) rispetto al 2020, mentre l’intervallo allarme target (D09Z) registra un generale peggioramento rispetto agli anni precedenti. La quota di prestazioni in classe B garantite entro i tempi (D10Z) diminuisce, rispetto all’anno precedente, in 11 Regioni; continua la diminuzione del consumo di antibiotici (D14C). L’ADI (D22Z) registra un generale aumento, ma presenta una situazione di variabilità tra Regioni. Stessa situazione di variabilità si registra per la quota di anziani in trattamento residenziale (D33Za) con un aumento, in alcuni lieve, rispetto al 2020 in 13 Regioni.

Il numero di deceduti per causa di tumori, assistiti dalla rete di cure palliative (D30Z), rimane stabile, pur con solo 5 Regioni sopra la soglia di sufficienza. Nell’area Ospedaliera, nel 2021 si assiste a un aumento del tasso di ospedalizzazione (H01Z) rispetto al 2020, pur non raggiungendo i livelli pre-pandemici. Si assiste anche ad un miglioramento della proporzione di interventi per tumore maligno della mammella in reparti con più di 135 parti (H02Z).

Il rapporto di ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza/ricoveri non a rischio di inappropriatezza appare stabile (H04Z). La proporzione di colecistectomie laparoscopiche con degenza inferiore a 3 giorni appare in lieve aumento rispetto ai valori del 2020 (H05Z); la percentuale di pazienti con più di 65 anni con diagnosi di frattura del collo del femore operati entro 2 giorni in regime ordinario è complessivamente stabile, con 9 Regioni che registrano un peggioramento rispetto al 2020 (H13C). Nel 2021, la proporzione di tagli cesarei primari in strutture con meno di mille parti (H17C) appare sostanzialmente stabile rispetto al 2020, mentre nelle strutture con più di mille parti si assiste a un miglioramento, in alcuni casi lieve, in 11 Regioni (H18C).

Complessivamente, nell’anno 2021 Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia e Basilicata registrano un punteggio superiore a 60 (soglia di sufficienza) in tutte le macroaree.

Le Regioni che presentano un punteggio inferiore alla soglia in una o più macro-aree sono:

  • in una macro-area: Provincia Autonoma di Bolzano (Prevenzione), Molise (Ospedaliera), Campania (Distrettuale) e Sicilia (Prevenzione);
  • in due macro-aree: Sardegna (Distrettuale e Ospedaliera);
  • in tutte le macro-aree: Valle d’Aosta e Calabria.

La tabella 3 riporta i punteggi raggiunti per ciascuna area di assistenza negli anni 2021 e 2020, come anche nelle ultime tre annualità della sperimentazione NSG (2017-2019).

Per approfondire

Autosufficienza di sangue e plasma: prospettive future

Com’è cambiata la raccolta di sangue e plasma dopo la pandemia? Come garantire l’autosufficienza? Opinioni a confronto in vista della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. La Giornata si celebra in tutto il mondo il 14 giugno, giorno della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e co-scopritore del fattore Rh. Istituita nel 2005 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nasce per sensibilizzare sull’importanza che i donatori di sangue, volontari, periodici, non retribuiti, rivestono per coloro che necessitano di trasfusioni sicure.

Ne parliamo con:

  • Gianpietro Briola
    Presidente di AVIS Nazionale
  • Vincenzo De Angelis
    Direttore del Centro Nazionale Sangue
  • Mauro Dionisio
    Direttore ufficio VII Trapianti, sangue ed emocomponenti, Ministero della Salute

Conduce:

  • Adriana Riccomagno
    Giornalista professionista in ambito sanitario

EU4Health, web Infoday sul terzo ciclo delle Joint Actions 2023

Il Punto focale italiano del Programma EU4Health, in collaborazione con il Coordinamento delle Regioni-Programma Mattone Internazionale (PROMIS), il giorno 15 giugno 2023 (ore 10-13) organizza un Web Infoday sul Terzo ciclo delle Joint Actions – JA  (Azioni Comuni) 2023, riportate di seguito con i riferimenti delle pagine del Work Plan (WP) 2023 dove sono riassunti gli obiettivi e le azioni previste:

  • JA-03Healthier Together EU NCD initiative–Chronic respiratory diseases (p.36 – 38)
    EU Co-Funding: EUR 4.000.000
  • JA-05Healthier Together EU NCD initiative – Dementia and other neurological disorders (p.42 – 43)
    EU Co-Funding: EUR 4.000.000
  • JA-07Establish an EU Network of Comprehensive Cancer Infrastructures (p.18 – 20)
    EU Co-Funding: EUR 90.000.000
  • JA-08Establish new networks of expertise on cancers and cancer conditions (p.18 – 20)
    EU Co-Funding: EUR 40.500.000
  • JA-10Preparatory activities for the reuse of data in the proposed European Health Data Space (pag.77 – 80)
    EU Co-Funding: EUR4.000.000.

L’evento si terrà in lingua italiana.

Consulta il Programma provvisorio dell’evento.

Per partecipare al Webinar è necessario registrarsi, compilando la scheda di iscrizione entro le ore 12 del 13 giugno 2023.

I dettagli per la connessione saranno inviati agli iscritti il giorno prima dell’evento.

Per ulteriori informazioni sul Webinar è possibile contattare il Punto focale italiano preferibilmente via email nfp_eu4health@sanita.it o telefonicamente allo 0659943173 oppure lo staff del ProMIS esclusivamente via email promisalute@regione.veneto.it.   

Si conferma che il giorno 8 settembre 2023 scadrà inderogabilmente il termine per la presentazione delle domande al Ministero della salute per partecipare in qualità di Competent Authority (Coordinatore nazionale) sia alle JA del Terzo ciclo che ai seguenti Direct Grants – DG (Finanziamenti Diretti) del Programma EU4Health:

  • DGA-MS-IBA-01: Improving and strengthening national surveillance systems (pag. 11-14 del WP 2023)
    EU Co-Funding 97 300 000
  • DGA-MS-IBA-04: Increase health data semantic interoperability and build national capacity on health terminologies (p.74-75)
    EU Co-Funding EUR 5 400 000
  • DGA-MS-IBA-05: Development and enhancement of MyHealth@EUservices, including vaccination card services (pag. 75-77)
    EU Co-Funding EUR 4 000 000.

Sia per le cinque JA che per i tre DG le richieste pervenute oltre il giorno 8 settembre 2023 non saranno prese in considerazione.

Per le candidature come Affiliated Entity si raccomanda di manifestare l’interesse entro la medesima data.

Le candidature vanno inviate al seguente indirizzo:

Ministero della salute – Segretariato Generale (c.a. Dr. G. Nicoletti)

Viale Giorgio Ribotta 5, 00144 – Roma.

Una copia della richiesta e della documentazione allegata deve essere trasmessa a: seggen@postacert.sanita.it e nfp_eu4health@sanita.it

La richiesta può anche essere trasmessa solo in modalità elettronica a: seggen@postacert.sanita.it, purchè nel rispetto delle vigenti norme in materia e comunque in modo da poter verificare la validità della firma del sottoscrittore.
Anche in questo caso una copia elettronica della richiesta va indirizzata a: nfp_eu4health@sanita.it.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Punto focale italiano per email nfp_eu4health@sanita.it o telefonicamente  allo 0659943173.

Documenti allegati:

Ulteriori informazioni sul sito del Ministero della Salute

Diagnosi della Sindrome da Deficit del Trasportatore del Glucosio (GLUT1 DS) mediante citofluorimetria (METAglut1™ test): una indagine di HTA

La Sindrome da Deficit del Trasportatore del Glucosio (Deficit di glut1, G1D, Glut1D, Malattia di De Vivo o Glut1DS), è una patologia genetica rara (con una prevalenza in Italia 1:24000) che compromette il regolare trasporto del glucosio attraverso la barriera emato-encefalica dal sangue al cervello traducendosi in una riduzione del glucosio a livello encefalico, con conseguenze gravissime sull’organismo. Questa patologia, che si presenta con sintomi neurologici con esordio in età pediatrica, si manifesta tipicamente con epilessia farmacoresistente, di varia gravità fino all’encefalopatia epilettica, disabilità intellettiva e disturbi del movimento [Associazione Italiana Glut1, 2023].

La metodica standard di diagnosi prevede la puntura lombare, con lo scopo di evidenziare una bassa concentrazione liquorale di glucosio in rapporto alla glicemia, è la ricerca di mutazioni patogenetiche nel gene SLC2A1, responsabile di questa malattia, individuate tramite sequenziamento genico (NGS). Entrambe le metodiche presentano importanti limiti: la prima è un esame invasivo, mentre la seconda prevede dei tempi di refertazione che possono sfiorare i 6-9 mesi.

In considerazione della gravità della patologia, risulta essenziale effettuare una diagnosi in maniera rapida

In considerazione della gravità della patologia, risulta essenziale effettuare una diagnosi in maniera rapida, permettendo così ai pazienti di intraprendere la dieta chetogenica: terapia indispensabile per la stabilizzazione e la regressione totale o parziale della malattia [Veggiotti et al, 2014; Kass et al, 2016; Kossoff et al, 2012]. Il razionale della dieta chetogenica consiste nella produzione dei corpi chetonici da parte del fegato, che sopperiscono alla mancanza degli zuccheri, diventando la fonte energetica primaria del cervello. La dieta chetogenica risulta essere il trattamento gold standard per questa patologia. Rappresenta un trattamento curativo e non solo sintomatico, l’unico in grado di risolvere o mitigare i disturbi neurologici associati alla malattia al punto che la maggior parte dei pazienti non ha più bisogno di assumere farmaci per controllare le crisi epilettiche [Kossoff et al, 2012; Klepper et al, 2013].

Da pochi anni è disponibile un nuovo test diagnostico per il Glut1DS, chiamato METAglut1™, che, con un semplice prelievo di sangue, permette di avere il risultato in soli due giorni, con una sensibilità (ovvero la proporzione dei malati che vengono classificati in maniera corretta) dell’80% e una specificità (probabilità che un individuo sano risulti negativo al test) del 99%. Il test, prodotto dall’azienda francese Metafora, è attualmente disponibile in Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania, ma non ancora in Italia [Fuggetta, 2021].

I vantaggi che questa tecnologia offre ai pazienti sono legati all’accelerazione dei tempi di diagnosi, e quindi all’avvio tempestivo della dieta chetogenica, e alla precoce identificazione dei pazienti paucisintomatici o asintomatici. Dal punto di vista aziendale l’introduzione della tecnologia comporta un miglioramento dell’assistenza e una riduzione del numero di mancate diagnosi o diagnosi tardive che portano ad aumentati costi (ricoveri ospedalieri ripetuti per effettuare indagini diagnostiche e procedure terapeutiche date dalla scarsa risposta di questa patologia ai farmaci antiepilettici tradizionali).

La diagnosi precoce è importante perché permette di migliorare lo stato di salute dei pazienti, evitando trattamenti inappropriati

Sulla base di quanto illustrato, è facilmente intuibile come, all’interno di tale contesto, la diagnosi precoce è importante perché permette di migliorare lo stato di salute dei pazienti, evitando trattamenti inappropriati che possono risultare inefficaci (ad esempio, somministrando farmaci epilettici, ma senza prescrivere una dieta chetogenica) e non in grado di sopperire al cronico deficit energetico e quindi alla progressione della malattia.

Alla luce della rilevanza della tematica, l’obiettivo dell’indagine è quello di fornire una panoramica del potenziale impatto che l’utilizzo di questa tecnologia potrebbe avere per i pazienti con età inferiore ai 18 anni affetti da deficit di Glut1 in sostituzione alla diagnosi tradizionale (o tecnologia tradizionale), contestualizzando i risultati all’interno dell’ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano e in particolare presso l’Ospedale Buzzi di Milano, unico centro sperimentatore del kit in Italia.

Il raggiungimento dell’obiettivo di cui sopra permetterà di fornire una risposta alla seguente policy question: “Esiste un reale vantaggio derivante dall’introduzione di una nuova tecnologia in grado di diagnosticare la Sindrome da Deficit del Trasportatore del Glucosio, prendendo in considerazione il punto di vista aziendale, senza tralasciare il beneficio clinico per i pazienti?”

Metodologia

Per il raggiungimento dell’obiettivo è stata condotta una valutazione di Health Technology Assessment (HTA) procedendo alla disamina delle 9 dimensioni previste dal Core Model di EUnetHTA [EUnetHTA, 2016]: rilevanza generale della patologia, rilevanza tecnica, sicurezza, efficacia, impatto economico-finanziario, impatto organizzativo, aspetti etici e sociali, impatto di equità, impatto legale.

Come sopra illustrato, l’analisi è stata condotta assumendo il punto di vista aziendale e in particolare quello dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi”, facente parte dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, interessato a valutare in maniera sistematica la possibile introduzione della tecnologia innovativa METAglut1™ nella pratica clinica. Nello specifico è stata condotta una comparazione in riferimento alle due metodiche di diagnosi: si specifica come per tecnologia tradizionale si farà riferimento alla diagnosi di Glut1-DS ottenuta tramite biochimica con rachicentesi e genetica con sequenziamento NGS; mentre per tecnologia innovativa si farà riferimento alla diagnosi di Glut1-DS con test METAglut1™.

I risultati dell’analisi della letteratura sono stati utilizzati per popolare le dimensioni di efficacia, sicurezza, rilevanza generale e rilevanza tecnica

Per la disamina delle nove dimensioni di indagine, è stata dapprima individuata la letteratura di riferimento, utilizzando come banche dati Medline/Pubmed, Scopus e Wiley Online Library, e successivamente si è proceduto con una revisione sistematica del materiale stesso. La bontà degli articoli eleggibili è stata validata sia da un punto di vista qualitativo, mediante la scala CASP, sia da un punto vista quantitativo, usando l’IMPAQHTA model [Foglia et al, 2018]. I risultati dell’analisi della letteratura sono stati utilizzati per popolare le dimensioni di efficacia, sicurezza, rilevanza generale e rilevanza tecnica.

Per la corretta valutazione dell’impatto economico-finanziario correlato all’introduzione del kit innovativo, sono stati implementati strumenti quantitativi propri dell’economia sanitaria. Nello specifico, è stata condotta un’analisi di processo per valorizzare economicamente i percorsi paziente, definiti in base ai sintomi presentati e alla tecnologia utilizzata. In secondo luogo, è stata effettuata una Budget Impact Analysis, assumendo un orizzonte temporale di 12 mesi, così da comprendere la sostenibilità finanziaria dell’adozione della nuova tecnologia e comparando uno scenario AS IS (scenario che prevede la completa assenza di METAglut1™ per la diagnosi della patologia), con più scenari TO BE, che si differenziano sulla base del tasso di penetrazione di METAglut1™ all’interno della pratica clinica ospedaliera.

Infine, per la disamina delle dimensioni di equità (in termini di accessibilità alle cure), di impatto legale, sociale e organizzativo, nonché per confermare il profilo di efficacia e di sicurezza derivante dalla letteratura, è stato predisposto e, in seguito, somministrato un questionario qualitativo a 4 professionisti (3 neurologi infantili e 1 genetista) che si occupano di diagnosi della patologia, nonché di gestione del paziente con la Sindrome da Deficit del Trasportatore del Glucosio. Nello specifico, è stato utilizzato un approccio comparativo tra diagnosi tradizionale(o tecnologia tradizionale) e diagnosi innovativa (o tecnologia innovativa), utilizzando una scala di valutazione variabile da un minimo di -3 (tecnologia meno performante) a un massimo di + 3 (tecnologia più performante) [Mitton et al, 2011].

A conclusione della fase di assessment delle dimensioni, è stata simulata la fase di appraisal della tecnologia, implementando un’analisi decisionale a criteri multipli (MCDA), così da comprendere la tecnologia con un più alto valore aggiunto.

Risultati

Risultati derivanti dalla letteratura

Per un’adeguata analisi di letteratura è stato, in primo luogo, strutturato il PICO d’indagine come di seguito.

P = Population

Pazienti pediatrici affetti da Sindrome da Deficit del Trasportatore del Glucosio (Glut1)

I = Intervention

METAglut1™ (rappresentante la diagnosi o tecnologia innovativa)

C = Comparator

Puntura lombare e pannelli genetici, ossia biochimica con rachicentesi e genetica con sequenziamento NGS (rappresentante la diagnosi o tecnologia tradizionale)

O = Outcome

% di pazienti diagnosticati, rapidità della diagnosi, valore predittivo positivo (% di malati che hanno esito positivo sul totale dei test positivi riscontrati)

È stato così possibile consultare le principali banche dati a carattere scientifico, tra cui Scopus, Pubmed e Wiley Online Library.

Sono stati identificati 120 paper, dei quali 11 (3 systemic review, 2 case control study, 2 cohort study, 1 randomized controlled trial e 3 qualitative research) sono stati considerati per popolare le dimensioni dell’HTA: Verrotti et al, 2012; Leen et al, 2013; Hu et al, 2021; Gramer et al, 2012; Zaman et al, 2018; Castellotti et al, 2019; Ebinger et al, 2004; Larsen et al, 2015; Gras et al, 2017; Dozieres-Puyravel et al, 2019; Klepper et al, 2020.

La qualità di tali materiali, in termini di completezza e coerenza, è stata validata da CASP Checklist, dalle quali è emersa una buona credibilità per la quasi totalità dei paper considerati. Essendo però una scala di validazione qualitativa sono anche state create tabelle di sintesi dell’IMPAQHTA Model, grazie al contributo di 7 valutatori, i quali hanno attribuito un punteggio variabile da 1 a 4 alla completezza e replicabilità dei risultati, nonché alla qualità complessiva della pubblicazione: tutti gli 11 paper presentano un punteggio medio almeno superiore a 2,33, ma la maggior parte di essi ha un punteggio intorno a 3,00, dimostrandosi quindi di buona qualità, con risultati completi e replicabili anche all’interno del contesto nazionale e locale di riferimento.

La letteratura così reperita è stata utilizzata per identificare il profilo di sicurezza e di efficacia delle tecnologie oggetto di indagine.

Per quanto riguarda il parametro di sicurezza, a seguito della puntura lombare, si riscontra una probabilità del 18% di sviluppare cefalea, del 24% di avere esperienza di lombalgia, e del 23% di insorgenza di nausea [Ebinger et al, 2004]. Tali eventi avversi possono debilitare il paziente mediamente nei due giorni successivi all’esecuzione del test e possono essere alleviati grazie a riposo, idratazione e farmaci antidolorifici. Il paziente, dunque, insieme al caregiver (in quanto si tratta di paziente minorenne) non deve generalmente recarsi in una struttura ospedaliera: gli eventi avversi non rappresentano un costo aziendale per l’ASST di riferimento. Al contrario, non si riscontrano eventi avversi ricorrendo a pannelli genetici e METAglut1™.

Da un punto di vista di efficacia, la letteratura conferma la rapidità della diagnosi. Attualmente il tempo medio che intercorre tra esordio dei sintomi e diagnosi con tecnologiatradizionaleè di 1-3 anni; di contro, la tecnologia innovativa permette di ottenere un esito entro 3-6 mesi. Per completare il profilo di efficacia, sono stati reperiti dati real-life derivanti dal database dei pazienti seguiti presso la neurologia pediatrica dell’Ospedale Buzzi, così da comprendere la percentuale di pazienti che vengono testati e che ricevono, così una diagnosi. Infatti, mediante la diagnosi standard, vengono testati solamente coloro che presentano sintomi certamente riconducibili al glut1 e che risultano essere circa il 40% del totale. Il 60% dei pazienti, di conseguenza, non riceve una diagnosi. Mediante diagnosi innovativa, invece, trattandosi di uno strumento di screening, viene testato e quindi diagnosticato (positivamente o negativamente) il 100% dei pazienti.

Risultati della valutazione economico – finanziaria

Per una corretta valorizzazione economica del percorso del paziente, sono stati delineati 5 percorsi:

  1. paziente che presenta sintomi certamente riconducibili a glut1 e che viene testato con tecnologiatradizionale e risulta quindi positivo;
  2. paziente che presenta sintomi certi, viene testato con tecnologia tradizionale ma risulta negativo e viene quindi effettuato un ulteriore test di approfondimento (MLPA) per confermare o smentire la negatività;
  3. paziente che presenta sintomi non certi e non viene quindi testato con tecnologia tradizionale;
  4. paziente che presenta sintomi e, una volta testato con tecnologia innovativa, risulta positivo e quindi viene anche testato con tecnologia standard (per confermare la positività);
  5. paziente che presenta sintomi e, una volta testato con tecnologia innovativa, risulta negativo.

Come mostra la Tabella 1, lo scenario con valorizzazione del percorso più elevata è senza dubbio il numero 4 in quanto il paziente deve essere testato con tutte le tecnologie per ricevere una diagnosi certa. Lo scenario più economico, invece, per la struttura ospedaliera, è il 3, in quanto il paziente non viene sottoposto ad alcun test, conducendo però ad una mancata diagnosi.

Situazione tradizionale

Percorso

Distribuzione per percorso*

Valorizzazione economica percorso

Testati

Percorso 1. Paziente testato con tecnologia tradizionale e esito positivo

35%

3.518,32 €

Percorso 2. Paziente testato con tecnologia tradizionale e MLPA

5%

4.063,02 €

Non testati

Percorso 3. Paziente NON testato

60%

175,22 €

Costo medio ponderato Situazione tradizionale

1.539,70 €

Situazione innovativa

Percorso

Distribuzione per percorso*

Valorizzazione economica percorso

Testati

Percorso 4. Paziente testato con tecnologia innovativa e esito positivo

95%

5.286,63 €

Percorso 5. Paziente testato con tecnologia innovativa e esito negativo

5%

538,59 €

Costo medio ponderato Situazione innovativa

5.049,23 €

Tabella 1 – Valorizzazione economica dei percorsi

In ultima istanza, l’analisi di impatto sul budget ha considerato come popolazione target i pazienti pediatrici affetti da Glut1-DS in cura presso l’ASST Fatebenefratelli Sacco e in particolare presso l’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano. Nello specifico il bacino reale è costituito da 200 pazienti presi in carico dall’ospedale milanese, a fronte di un bacino potenziale italiano pari a 413 individui [ISTAT, 2021].

Dall’analisi di impatto sul budget (Tabella 2), si osserva immediatamente come all’aumentare dell’utilizzo della tecnologia innovativa aumenti anche l’impatto sul budget rispetto allo scenario basale (in cui non si ricorre a test innovativo). Ciò è dovuto, come già accennato, al fatto che mediante tecnologia innovativa, in caso di positività a METAglut™, sia previsto comunque di ricorrere anche a tecnologia tradizionale per diagnosticare la patologia. Nonostante però questa necessità di investimento addizionale, si conferma l’importanza di poter predisporre di un test di screening in grado di offrire una risposta certa a tutti i pazienti che presentano sintomi riconducibili a glut1.

All’interno di tale analisi è stato considerato anche il costo organizzativo (pari a 121,00 €) da sostenere per la formazione (e dunque la mancata produttività) del tecnico di laboratorio che deve apprendere il funzionamento della tecnologia innovativa.

% di implementazione

 

Tradizionale

Innovativa

Impatto sul budget

Differenza (€)

Differenza (%)

Scenario basale

100%

0%

307.939,52 €

0,00 €

0,0%

Scenario 1

80%

20%

367.696,09 €

59.756,56 €

19,4%

Scenario 2

50%

50%

457.330,94 €

149.391,41 €

48,5%

Scenario 3

20%

80%

546.965,78 €

239.026,26 €

77,6%

Scenario 4

0%

100%

606.722,35 €

298.782,82 €

97,0%

Tabella 2 – Analisi di impatto sul budget

Il paziente non testato risulta poco impattante a livello economico solo durante il primo anno, ma considerando un orizzonte temporale più ampio il costo aumenta esponenzialmente

La medesima valorizzazione economica del percorso è stata effettuata considerando 7 anni di analisi, in quanto i pazienti che nei primi 12 mesi non vengono testati, saranno soggetti negli anni successivi ad un aggravarsi dei sintomi; tali pazienti saranno poi sottoposti ad ulteriori indagini cliniche strumentali per il persistere dei loro disturbi, che saranno sempre più riconducibili a glut1 e che dovranno quindi essere sottoposti a test. Di conseguenza, il paziente non testato risulta poco impattante a livello economico solo durante il primo anno, ma considerando un orizzonte temporale più ampio il costo aumenta esponenzialmente.

Calcolando il valore del percorso nei 7 anni, sempre ponderato rispetto alla percentuale di pazienti testati, la valorizzazione economica dei percorsi risulta esser mediamente pari a 4.596,90 € per la tecnologia standard e pari a 6.100,58 € per la tecnologia innovativa, a fronte di una diagnosi avvenuta tempestivamente.

Le dimensioni qualitative

Le Tabelle 3-8 mostrano le percezioni degli esperti coinvolti, in riferimento alle dimensioni di efficacia, sicurezza, impatto sociale ed etico, impatto sull’equità, impatto organizzativo e impatto legale.

Impatto sulla sicurezza

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

Impatto sullo sviluppo di eventi avversi lievi e moderati (cefalea, dolore lombare)

1,25

0,75

Impatto sullo sviluppo di eventi avversi severi (ematoma subdurale ed epidurale acuto, infezioni determinanti problemi neurologici)

-0,25

-0,25

Impatto sulla sicurezza generale della tecnologia

0,75

1,25

Impatto sulla tollerabilità della tecnologia

0,25

0,75

Eventuali rischi per la sicurezza del professionista sanitario

-0,25

0

Eventuali rischi per la sicurezza del caregiver

0,25

0

Eventuali rischi per la sicurezza ambientale

0,75

0,75

Media totale dell’impatto sulla sicurezza

0,39

0,46

Tabella 3 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto sulla sicurezza

Impatto sull’efficacia

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

Impatto sulla % di pazienti che ricevono una diagnosi

-1,5

2

Impatto sulle tempistiche di ricezione della diagnosi

-1,75

1,5

Impatto sul valore predittivo positivo (percentuale di malati che hanno esito positivo sul totale dei test positivi riscontrati (veri positivi + falsi positivi))

2,5

0,5

Media totale dell’impatto sull’efficacia

-0,25

1,33

Tabella 4 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto sull’efficacia

Impatto sull’equità

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

Accessibilità della tecnologia sul territorio

0

-1,25

Accessibilità della tecnologia alle categorie protette

0

-1,5

Impatto della tecnologia sulle liste di attesa

-0,25

0,25

Capacità della tecnologia di generare fenomeni di migrazione sanitaria in caso di utilizzo

1

1,75

Esistenza di fattori che potrebbero impedire a un gruppo o a determinate persone di beneficiare della tecnologia

-0,5

0,75

Livello di equità generale della tecnologia

-1,25

0

Media totale dell’impatto sull’equità

-0,17

0

Tabella 5 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto sull’equità

Impatto sociale ed etico

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

Capacità della tecnologia di salvaguardare l’autonomia del paziente

-1,5

-0,5

Capacità della tecnologia di assicurare dignità umana al paziente

-0,5

0,5

Impatto della tecnologia sui costi sociali, ossia i costi direttamente sostenuti dal paziente per la gestione della patologia

-1,5

-0,75

Livello generale di comprensione della tecnologia da parte dei pazienti, dei familiari e della cittadinanza in senso più ampio

1,5

1,5

Impatto della tecnologia sulla soddisfazione del paziente

-0,25

2

Impatto della tecnologia sul miglioramento della qualità di vita del paziente

1,75

2,75

Media totale dell’impatto sociale ed etico

-0,08

0,92

Tabella 6 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto sociale ed etico

Impatto legale

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

Necessità di inserimento in registro nazionale/europeo

1

1

Necessità di regolamentare l’acquisizione della tecnologia

0,75

0,5

Assoggettamento a controllo del prezzo

1,5

0

Il manuale d’uso della tecnologia è esaustivo

1,25

2,5

Media totale dell’impatto legale

1,13

1

Tabella 7 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto legale

Impatto organizzativo

Diagnosi tradizionale

Diagnosi innovativa

L’utilizzo della tecnologia richiede la formazione del personale responsabile della procedura

2,25

1,5

Formazione degli operatori di supporto coinvolti nei processi interessati all’utilizzo della specifica alternativa

2,25

1,5

Formazione da parte degli operatori erogata a pazienti e caregiver

1

0,75

Riunioni necessarie a seguito dell’introduzione della tecnologia

0

1

Nuovi macchinari necessari

-0,75

1,5

Acquisto di attrezzature

-0,5

1,25

Impatto sui processi interni all’Unità Operativa di riferimento

-0,75

1

Impatto sui processi su PDT / PDTA

0,5

1,5

Media totale dell’impatto organizzativo

0,5

1,25

Tabella 8 – Percezioni dei professionisti coinvolti: impatto organizzativo

In riferimento agli impatti clinici di sicurezza e di efficacia, i valutatori hanno espresso una preferenza della diagnosi innovativa rispetto a quella tradizionale. Da un lato, per quanto concerne il profilo di sicurezza, la media per la diagnosi tradizionaleè pari a 0,39, mentre è pari a 0,46 per la diagnosi innovativa: ciò testimonia che entrambi gli strumenti diagnostici hanno un impatto poco rilevante su eventi avversi di tutte le entità e sulla sicurezza generica di paziente, ambiente e professionisti sanitari. Il valore che si discosta maggiormente rispetto alla media riguarda l’impatto sulla sicurezza generale della tecnologia innovativa con valore di 1,25, superiore rispetto a quello del medesimo indicatore per la tecnologia tradizionale (valore di 0,75), a giustificazione del fatto che con un semplice prelievo venoso possono essere evitate procedure più invasive, come la puntura lombare. Dall’altro, le opinioni dei professionisti coinvolti risultano essere superiori per tutti e tre gli item che caratterizzando la dimensione di efficacia.

Da un punto di vista di accessibilità alle cure, è possibile affermare che le due tecnologie non divergono tra loro per questo parametro (tecnologiatradizionale: -0,17 versus tecnologia innovativa: 0,00). La nuova tecnologia allo stato attuale è poco accessibile sul territorio nazionale e può quindi generare fenomeni di migrazione sanitaria verso le strutture che la utilizzano. Al contrario, la tecnologia tradizionale è diffusa a livello italiano, ma non garantisce un elevato livello di equità generale.

Similmente all’impatto sull’equità, anche per l’impatto sul bisogno sanitario e sugli aspetti di natura etica, le due tecnologie non presentano punteggi medi nettamente differenti, ma entrambi intorno allo zero. Nel dettaglio, la tecnologia tradizionale (-0,08) presenta un valore negativo in termini di impatto sui costi sociali che devono essere sostenuti dal paziente, in quanto non tutti coloro che presentano sintomi vengono immediatamente testati e curati. La tecnologia innovativa (0,92), invece, ha un impatto positivo sulla qualità di vita del paziente e sul livello di soddisfazione generale del paziente stesso.

Prendendo in considerazione la dimensione organizzativa, si riscontra come la tecnologia innovativa presenta un punteggio di 1,00, rispetto alla prassi clinica attuale che è caratterizzata da un punteggio di 0,00. In particolare, i punteggi relativi alla tecnologia innovativa di tutti gli item sono positivi e intorno al valore medio, ad eccezione dell’item concernente la formazione del personale responsabile della procedura, che presenta un punteggio pari -0,50. Diversamente, la tecnologia tradizionale presenta 4 item con punteggio negativo, 3 con punteggio intorno alla media e uno nettamente superiore rispetto alla media e alla tecnologia tradizionale (in riferimento al medesimo item).

Non emergono differenze, infine, per quanto concerne l’impatto legale.

A seconda del percorso e della tecnologia con cui viene diagnosticato il paziente differiscono notevolmente i costi sociali

Dall’analisi delle percezioni, si riscontra come molto importante sia il punto di vista del paziente e della famiglia in generale. Nello specifico, a seconda del percorso e della tecnologia con cui viene diagnosticato il paziente differiscono notevolmente i costi sociali, ovvero direttamente sostenuti dal paziente. Come si può osservare dalla Tabella 9, il costo sociale medio (ponderato rispetto alla percentuale di pazienti testati) è nettamente inferiore per la tecnologia innovativa rispetto alla tradizionale, con un delta di 956,81 € (56%), considerando i primi 12 mesi di analisi.

 

Percorso 1

Percorso 2

Percorso 3

Percorso 4

Percorso 5

% pz testati

35%

5%

60%

95%

5%

Numero di accesi

5

6

2

6

4

Mancata produttività per accessi

425,00 €

510,00 €

170,00 €

510,00 €

340,00 €

Mancata produttività post puntura – evento avverso

40,80 €

40,80 €

 

40,80 €

 

Trasporto

75,00 €

90,00 €

30,00 €

90,00 €

60,00 €

Farmaco

(Levetiracetam doc 500 mg)

 

22,60 €*

452,04 €

 

452,04 €

Supporto cognitivo – comportamentale

 

90,00 €*

1.800,00 €

 

1.800,00 €

Costo sociale totale per percorso

540,80 €

753,40 €

2.452,04 €

640,80 €

2.652,04 €

Costo sociale medio ponderato

1.698,17 €

741,36 €

Tabella 9 – Definizione del costo sociale

*All’interno del percorso 2, tali voci di costo sono state considerate solo per quel 5% dei soggetti che a seguito dell’esecuzione del test + MLPA risultano essere negativi

Conclusione

A corredo della fase di assessment è stata condotta un’analisi decisionale a criteri multipli (MCDA). Come mostra la Figura 1, la tecnologia tradizionale ha acquisito un punteggio pari a 0,63 mentre la tecnologia innovativa ha acquisito un punteggio pari a 0,71.

Grazie alla rapidità con cui si ottiene una prima diagnosi grazie al METAglut1™ è possibile migliorare la qualità di vita sia del paziente, sia del caregiver

La differenza sostanziale riguarda la dimensione dell’efficacia, a favore della tecnologia innovativa (0,14) rispetto a quella tradizionale (0,08), per via dell’aumento notevole di pazienti sottoposti a test e quindi diagnosticati. Infatti, grazie al ruolo di strumento di screening della tecnologia innovativa, la stessa permette a tutti i pazienti (sia coloro che presentano sintomi dubbi, sia certi) di ricevere una diagnosi. Al contrario, mediante la tecnologia tradizionale, solamente il 40% dei pazienti viene testato e riceve così una diagnosi. Inoltre, grazie alla rapidità con cui si ottiene una prima diagnosi grazie al METAglut1™ è possibile migliorare la qualità di vita sia del paziente, sia del caregiver.

Si ricorda però che tale strumento ad oggi è solo di screening e risulta quindi necessario eseguire anche puntura lombare e pannelli genetici per verificare la positività alla Sindrome del deficit del Trasportatore del Glucosio.

Figura 1 – Analisi decisionale a criteri multipli

Bibliografia

I regolatori globali concordano su una via da seguire per adattare i vaccini anti-Covid alle varianti emergenti

I regolatori internazionali hanno pubblicato oggi un rapporto che evidenzia i risultati delle loro discussioni sui vaccini COVID-19 e la necessità e la strategia per aggiornare la loro composizione sulla base delle prove che emergono sulle varianti del coronavirus SARS-CoV-2 e sulle lezioni apprese dai precedenti aggiornamenti del vaccino. Il seminario, copresieduto dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, è stato organizzato sotto l’egida della Coalizione internazionale delle autorità di regolamentazione dei medicinali (ICMRA) e si è svolto l’8 maggio 2023.

I vaccini attualmente autorizzati continuano a essere efficaci nel prevenire l’ospedalizzazione, le malattie gravi e la morte dovuta a COVID-19. Tuttavia, la protezione contro l’infezione diminuisce nel tempo e con l’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2. I dati preliminari mostrano che i vaccini COVID-19 adattati ai ceppi attualmente in circolazione migliorano l’immunità alle varianti emerse di recente, come i lignaggi discendenti XBB.

I partecipanti alla riunione hanno discusso le prove scientifiche disponibili su epidemiologia, sieroprevalenza (ovvero il numero di persone in una popolazione che risultano positive a una specifica malattia sulla base delle misurazioni del siero del sangue) e le prestazioni del vaccino, nonché le principali considerazioni normative relative all’adattamento del COVID autorizzato o nuovo -19 vaccini contro le varianti emergenti del coronavirus. Esiste un ampio consenso sul fatto che le formulazioni dei vaccini per la prossima stagione invernale nell’emisfero settentrionale dovrebbero includere un solo ceppo virale ed essere basate sulla famiglia XBB delle sottovarianti Omicron (come XBB.1.5). I regolatori internazionali hanno inoltre evidenziato che tali vaccini monovalenti potrebbero essere utilizzati sia per il richiamo che per le vaccinazioni primarie (queste ultime, ad esempio, solo nei bambini di età inferiore ai 4-5 anni). Hanno osservato che solo i dati sulla produzione e sulla qualità del vaccino e i dati di laboratorio sarebbero richiesti per l’ autorizzazione o l’approvazione di modifiche del ceppo per i vaccini COVID-19 già autorizzati, a condizione che i dati successivi all’autorizzazione riguardanti la qualità, l’efficacia, l’immunogenicità e la sicurezza del vaccino i dati vengono raccolti.

L’incontro si è basato sull’esperienza e sulle conoscenze acquisite da una serie di seminari ICMRA sullo sviluppo del vaccino COVID-19 e sulle varianti del virus tenuti negli ultimi tre anni. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti di regolatori internazionali ed esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Il workshop è stato co-presieduto da Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research (CBER) presso la US FDA, e Marco Cavaleri, Head of Health Threats and Vaccines Strategy presso EMA.

Giornata Mondiale Senza Tabacco: dall’Iss i nuovi dati sui fumatori in Italia e le linee guida

Giornata mondiale senza tabacco: un terzo degli adolescenti è consumatore di sigarette, e-cig o tabacco riscaldato

Il fumatore diventa policonsumatore e l’allarme è soprattutto per gli adolescenti: più di un terzo degli studenti tra 14 e 17enni che assumono nicotina utilizza uno dei prodotti disponibili sul mercato, e una quota consistente li usa tutti. Cala il numero complessivo di fumatori in Italia, ma aumenta il numero di sigarette fumate. La situazione è fotografata dal Rapporto Nazionale sul Tabagismo dell’ISS diffuso in occasione della Giornata mondiale senza tabacco di domani, promossa dall’OMS.

Questi i dati principali

Il consumo nella popolazione generale (indagine ISS-Doxa)

  • Fuma il 20,5% della popolazione italiana sopra i 15 anni (10,5 milioni di persone,  il 25,1%  degli uomini e il 16,3% delle donne) ma aumenta la media del numero delle sigarette fumate, 12,2 sigarette al giorno e un quarto dei fumatori supera le 20.
  • Si fuma di più al sud (29,7% uomini, 18,9% donne) rispetto al centro (23,0% uomini, 12,5% donne) e l’età media dei fumatori è 46,7 anni.
  • Tra i fumatori l’81,1% consuma sigarette confezionate, l’11,2% sigarette fatte a mano, il 14%  sigarette a tabacco riscaldato e il 5% e-cig.

Il consumo negli adolescenti (indagine ISS-Explora)

  • Il 36,6% degli studenti nella fascia 14-17 anni e il 9,6% tra 11 e 13 consuma almeno un prodotto tra sigaretta tradizionale, e-cig o tabacco riscaldato (almeno una volta nel mese precedente la survey). Contrariamente agli adulti, tra i giovani il consumo è più diffuso tra le ragazze.
  • Tra i 14-17enni che consumano tabacco o nicotina il 38,7% è un ‘policonsumatore’, utilizza cioè più di un prodotto, mentre il resto del campione si divide quasi equamente tra consumatori esclusivi di sigarette tradizionali e di sigarette elettroniche.
  • Gli adolescenti che consumano tabacco o prodotti contenenti nicotina hanno anche una maggiore propensione all’assunzione di alcol e altre sostanze, e hanno maggiori fragilità a livello emotivo e nei rapporti con scuola e famiglia. Nella fascia 14-17 anni l’80,3% di chi consuma tabacco o nicotina ha assunto alcol nell’ultimo mese, contro il 37,5% di chi non ne fa uso. Nei consumatori è molto più alta anche la percentuale di chi ha dichiarato di aver assunto cannabis o sostanze psicoattive o di aver preso ansiolitici nell’ultimo mese.
  • Nei ragazzi 14-17enni il 68,3% di chi consuma tabacco o nicotina dichiara una cattiva qualità del sonno rispetto al 48,4% di chi non ne fa uso. Più alta è anche la percentuale di chi ha difficoltà a parlare con i genitori, di chi ha peggiori prestazioni scolastiche (bocciato o con un rendimento scolastico più basso della media della classe) e di chi ha un uso problematico dei social.

 “È necessario monitorare tutti i prodotti in commercio contenenti tabacco e/o nicotina  – spiega Simona Pichini, che dirige il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss -. Questo perché si tratta di dispositivi che creano dipendenza in persone molto giovani, che non dovrebbero né utilizzarli né comprarli, e che espongono i ragazzi a sostanze nuove e in quantità che non sono controllabili”.

“Alla luce dei risultati delle indagini condotte sui giovani, risultano preoccupanti i dati sui consumi dei nuovi prodotti – spiega Luisa Mastrobattista, ricercatore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS – in quanto tra coloro che consumano almeno un prodotto contenente tabacco o nicotina,  l’83,6% degli 11-13enni e il 59,8% dei 14-17enni usa la sigaretta elettronica e il 9,9% degli 11-13enni e il 33,2% dei 14-17enni consuma tabacco riscaldato”.

La piattaforma Smettodifumare.iss.it dell’ISS e il Telefono Verde contro il Fumo (800 554088)

La piattaforma Smettodifumare.iss.it offre, tra le altre cose, la mappa geolocalizzata dei Centri Antifumo presenti sul territorio nazionale, fornendo indicazioni pratiche per un facile accesso. La piattaforma ospita anche la Guida digitale Smetto di Fumare, uno strumento da leggere, compilare e personalizzare che fornisce consigli e strategie utili per abbandonare la sigaretta e superare i momenti critici.

Il Telefono Verde contro il Fumo (TVF) 800 554088, servizio nazionale anonimo e gratuito, dall’inizio della sua attività ha preso in carico oltre 106.000 telefonate e nell’ultimo anno (1 maggio 2022- 30 aprile 2023) sono giunte al Servizio oltre 8.000 telefonate. Chi telefona è quasi sempre un fumatore (90%) ma non mancano le chiamate di familiari e amici che chiedono aiuto per far smettere di fumare i propri cari (8%). A contattare il Telefono verde nel 61% dei casi sono maschi e utenti appartenenti a tutte le fasce d’età senza importanti differenze di genere. Il 92% dei fumatori chiede aiuto per smettere di fumare e aumentano le richieste di informazioni sulla sigaretta elettronica.

Centri antifumo

L’ISS si occupa annualmente del censimento dei Centri Antifumo su tutto il territorio nazionale e l’aggiornamento concluso a maggio 2023 registra 241 Servizi, in aumento rispetto ai 223 della survey precedente. La distribuzione dei Centri Antifumo non risulta omogenea sul territorio nazionale: 145 sono al nord, 46 al centro, 50 al sud.

Giornata senza tabacco: pubblicata la nuova Linea Guida per il trattamento della dipendenza, per la prima volta affrontati gli scenari generati dai nuovi prodotti

Sarà pubblicata domani, in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, la nuova Linea Guida per il trattamento della dipendenza da tabacco e dalla nicotina, che aggiorna la precedente edizione del 2008, la prima che tiene conto, per la prima volta, degli scenari generati dai nuovi prodotti entrati in commercio negli ultimi anni. Attraverso le risposte a nove quesiti, il documento valuta l’efficacia di tutti i trattamenti disponibili, dal counselling alla farmacoterapia agli interventi digitali, ad esempio attraverso app, formulando le relative raccomandazioni per gli operatori. Per la prima volta, viene affrontato anche il tema di come trattare la dipendenza dai nuovi dispositivi sul mercato, dalle sigarette elettroniche ai dispositivi a tabacco riscaldato, con l’indicazione di alcune buone pratiche cliniche.

“Questa è la prima Linea Guida che include, oltre al trattamento della dipendenza da sigaretta di tabacco tradizionale, anche il trattamento della dipendenza da nicotina indotta dai nuovi prodotti comparsi sul mercato – sottolinea Simona Pichini, che dirige il centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss – È molto importante sottolineare che le evidenze scientifiche raccolte attualmente indicano come i nuovi prodotti non rappresentino uno strumento per la cessazione del consumo di sigaretta tradizionale”.

Le raccomandazioni riportate nella Linea Guida sono state sviluppate da un panel multidisciplinare e multiprofessionale, composto da esperti di riconosciuta autorevolezza e competenza professionale in ambito nazionale e da due membri laici, che hanno rappresentato i valori e le preferenze dei pazienti. Il gruppo di lavoro, coordinato dall’Iss, ha analizzato la letteratura scientifica disponibile sull’argomento oggetto della linea guida e ha utilizzato il metodo GRADE, sviluppato dal Grade Working Group della Mc Master University canadese, per procedere, in modo strutturato e trasparente, dalla valutazione delle evidenze scientifiche alle raccomandazioni di pratica clinica, in conformità agli standard metodologici di sviluppo delle Linee guida, definiti dal  Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica, la Qualità e la sicurezza delle cure (CNEC) dell’Iss.

Il processo di sviluppo della Linea Guida ha previsto anche delle procedure di consultazione pubblica dei portatori di interesse, invitati a esprimere le loro osservazioni sulle raccomandazioni preliminari formulate da panel e la revisione esterna del documento da parte di esperti indipendenti, selezionati in virtù delle loro competenze professionali e metodologiche.

Da questo lavoro sono scaturite 29 raccomandazioni di pratica clinica, una raccomandazione per la ricerca e 8 indicazioni di buona pratica clinica, che gli operatori potranno utilizzare per indirizzare i trattamenti.  “È importante – commenta il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro – potersi avvalere delle ultime evidenze scientifiche disponibili per poter orientare le scelte dei cittadini”.

Le linee guida saranno disponibili da domattina (31 maggio) a questo link

Medicina generale: Alparone (Regioni) incontra il Segretario nazionale FIMMG Scotti

Il Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, Marco Alparone ha incontrato questa mattina, nella sede della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il Segretario Generale Nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), Silvestro Scotti.

Tra i temi affrontati nel corso del colloquio quello dell’imminente avvio del tavolo negoziale con la Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale triennio 2019-2021 e le questioni legate al necessario rinnovamento della Medicina Generale.

“Oggi si è tenuto un incontro molto proficuo – ha dichiarato il Presidente Alparone al termine dell’incontro -. Abbiamo condiviso un servizio che è quello della medicina territoriale che vuol dire dare salute e serenità agli utenti. Oggi la medicina convenzionata e i medici di famiglia hanno questo ruolo centrale: insieme dobbiamo trovare gli strumenti e le modalità per essere i più prossimi ai nostri cittadini e ai loro bisogni, partendo dal capitale umano che i medici di famiglia mettono a disposizione ogni giorno. Sono certo che il costante dialogo e il confronto costruttivo siano necessari per costruire percorsi virtuosi su temi delicati come l’assistenza territoriale e più in generale per il nostro sistema sanitario”, conclude.

“È stato un incontro più che proficuo – spiega il Segretario Scotti – Abbiamo trovato sia continuità, rispetto ai ragionamenti già fatti con la rappresentanza della Conferenza in precedenza, che prospettiva rispetto alla possibilità che l’applicazione di questi concetti trovino realizzazione in una rapida risoluzione dell’Accordo Collettivo Nazionale 2019 – 2021.  Per noi è importante il costante confronto sia con la parte tecnica che con quella politica rappresentata innanzitutto dal Presidente del Comitato di settore, per noi un punto di riferimento. L’obiettivo è la valorizzazione e la firma dei rinnovi contrattuali per passare al più presto alla definizione dell’Accordo Collettivo Nazionale 2022 – 2024 che ci vedrà tutti impegnati rispetto alla realizzazione degli obiettivi PNRR e dei decreti ministeriali di sua attuazione”.

Inquinamento, esperti Sima: 8 italiani su 10 respirano aria “malsana”

Che aria respirano gli italiani e più in generale gli abitanti dell’Europa? A scattare una fotografia della situazione è la Società Italiana di Medicina Ambientale, intervenuta oggi all’evento ‘Liberi di Respirare’ organizzato da Consulcesi Group in vista della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno

L’incontro ha visto la partecipazione di numerosi esponenti istituzionali e scientifici, tra i quali Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento Europeo; Roberto Monaco, Segretario Generale FNOMCeO; Veronica Manfredi, Direttrice della Zero Pollution Strategy della Commissione Europea; Pier Mannuccio Mannucci, Emerito di Medicina Interna Università di Milano e David Korn, Dirigente Medico Pronto Soccorso Pediatrico e Responsabile dei progetti di Digital Health del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Nel corso della giornata, Consulcesi ha anche lanciato la prima causa legale collettiva sul tema ‘Aria Pulita’.

Secondo gli esperti Sima, circa l’81% della popolazione della UErespira un’aria con una concentrazione di polveri sottili superiore alle soglie di sicurezza sanitaria fissate dall’OMS già nel lontano 2005. Applicando invece gli attuali limiti di legge, solo il 21% degli europei si trova in una situazione di rischio per la salute legata agli sforamenti di PM10 e PM2.5, ma lo stesso discorso vale anche per gli ossidi di azoto. I dati fanno riferimento all’Agenzia Europea per l’Ambiente, che pubblica ogni anno un rapporto sulla qualità dell’aria in Europa. «La questione è ancora più preoccupante perché le soglie di sicurezza sanitaria OMS sono state più che dimezzate nel 2021. – commenta Prisco Piscitelli, epidemiologo e Vicepresidente Sima – La rete di monitoraggio della qualità dell’aria, capillarmente distribuita in tutte le nostre regioni, è tarata su limiti di legge, fissati dall’attuale direttiva europea sulla qualità dell’aria in corso di revisione, che oggi risultano quindi tre volte superiori alle soglie protettive per la nostra salute, rendendo quindi necessaria una maggiore attenzione alla lettura sanitaria dei dati ambientali», avverte Piscitelli.

Sima allerta la popolazione anche sui rischi per la salute connessi all’inquinamento: «L’impatto è diretto ed è oggi ben quantificabile sulla base di funzioni di rischio fondate sulle evidenze scientifiche acquisite dall’OMS: per ogni incremento di 10 microgrammi su metro cubo delle concentrazioni medie annuali di polveri sottili osserviamo un aumento della mortalità generale per tutte le cause pari al 7%. Nello specifico, – prosegue l’esperto – aumenta del 10% la mortalità per le malattie cardiovascolari o cause respiratorie, mentre l’incidenza di infarti sale del 26%. Appena più modesto (+7%) è l’aumento di mortalità legato ad ogni incremento di 10 microgrammi su metro cubo di biossido d’azoto (NO2). Ma un’associazione con l’aumento delle polveri sottili è dimostrata anche per il rischio di demenze e disturbi del neurosviluppo come l’autismo. Il problema è tanto più grave dal momento che non ci si può difendere dall’aria che si respira ed è possibile registrare incrementi anche più alti di 10 microgrammi su metro cubo in alcune zone d’Europa come la Pianura Padana.

Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), propone l’avvio di una “Mitigation Action’ su larga scala: «E’ necessario un grande piano di azione per la mitigazione dell’inquinamento atmosferico, partendo dalla Pianura Padana, che presenta delle forti criticità, espressamente evidenziate dall’ultimo rapporto sulla Qualità dell’Aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente: Avviare subito interventi fondati sull’utilizzo di coating fotocatalitici trasparenti al biossido di titanio a base etanolo, che hanno scientificamente dimostrato capacità di ridurre gli inquinanti dell’aria in sottoprodotti innocui per la salute umana, applicandoli sulle superfici murarie e vetrate degli edifici pubblici e privati; Implementare il verde urbano e peri-urbano con specie a bassa impronta idrica e alta capacità di filtrazione ed adsorbimento – per quanto possibile, considerata la scarsità di alberi nei vivai europei –sarebbe utile anche a mitigare gli effetti sulla salute delle Isole di Calore Urbano nelle città”. Un ulteriore possibile percorso operativo è quello di rimodulare gli interventi del PNRR fermando i finanziamenti a pioggia ad una molteplicità di micro-progetti per puntare con decisione su interventi strutturali per la mitigazione dell’inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici, concentrando ogni risorsa su grandi investimenti pubblici per le energie rinnovabili e la sostituzione dei riscaldamenti domestici, maggiori responsabili delle emissioni di polveri sottili in atmosfera, in modo da avere ricadute durature e positive sulla nostra salute».

Adeguare con urgenza i limiti di legge alle Linee guida Oms

«È appena terminata la pandemia di Covid-19, ma un’altra emergenza sanitaria minaccia la nostra salute e l’intero ecosistema: l’inquinamento dei suoli, delle acque e dell’aria. In particolare, quello atmosferico ha di fatto tutti i connotati della gravità di un’emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale, (anche se non è certamente “improvvisa, insolita o inaspettata”) per poter essere oggetto di una dichiarazione formale di PHEIC (Public Health Emergency of International Concern) da parte dell’OMS, visto che è ignorata oramai da diversi decenni. Cionondimeno richiede un’immediata presa di coscienza e interventi urgenti».

Sulla base dei dati presentati da Sima, Eduardo Missoni, Professore di Global Health SDA-Bocconi, lancia un appello proprio nella giornata conclusiva dell’annuale assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità a Ginevra «E’ assolutamente prioritario che l’OMS dedichi più risorse alla lotta contro l’inquinamento atmosferico in particolare, potenziando i grandi sforzi fatti finora dal suo Dipartimento Ambiente e Salute, diretto dalla Dr.ssa Maria Neira. Siamo di fronte ad una emergenza con un enorme impatto a breve e lungo termine: ciò richiede il massimo impegno possibile, mettendo in campo risorse umane e finanziarie paragonabili a quelle impiegate nel corso della pandemia, tese a controllare i determinanti sociali ed economici dell’inquinamento, puntando progressivamente ad un vero e proprio cambio di paradigma rispetto all’attuale modello di sviluppo socio-economico.

A pochi giorni dalla Green Week Europea che si terrà a Bruxelles la prossima settimana, l’appello all’Europa e agli Stati membri è quello di recepire le Linee Guida OMS 2021 nella nuova Direttiva sulla qualità dell’aria a tutela della salute pubblica. La riduzione dell’inquinamento atmosferico richiede un’azione immediata», conclude Missoni.

Consulcesi lancia causa ‘Aria Pulita’. A fronte delle solide basi scientifiche esistenti, Consulcesi lancia la nuova iniziativa legale “Aria Pulita”. Dopo aver lottato per anni per i diritti degli operatori sanitari, vincendo migliaia di cause legali in tribunale e ottenendo dallo Stato risarcimenti per oltre 600 milioni di euro, il team Consulcesi scende ora in campo a difesa e a tutela della salute dei cittadini. Parte così la più grande azione collettiva rivolta a tutti i cittadini che vogliono un pianeta più sano. 

“L’azione legale ha lo scopo di accertare la violazione del diritto a vivere in un ambiente salubre, con conseguente richiesta di risarcimento del danno, in favore dei residenti delle zone in cui è stato accertato il superamento dei limiti delle particelle inquinanti contenute nell’aria ambiente”, spiega l’Avvocato Marco Tortorella di Consulcesi. “L’azione legale rappresenta la presa di coscienza dei cittadini come stimolo a trovare soluzione. Inoltre, è anche l’occasione per spingere le istituzioni affinché intervengano per porre rimedio a tale intollerabile situazione che, nonostante la condanna da parte della Corte di Giustizia Europea, continua a perpetrarsi”, aggiunge l’Avvocato Tortorella. I cittadini che possono aderire alla nuova iniziativa legale sono tutti i residenti delle zone dove si sono verificate le violazioni, a prescindere dall’aver subìto un danno alla salute. Basterà dimostrare la propria residenza per almeno 1 anno nel periodo compreso tra il 2008 e il 2018, lo stesso per il quale la Corte di Giustizia Europea ha accertato la violazione dei limiti, in uno o più dei territori coinvolti. In totale, Consulcesi stima che siano 3.384 i comuni italiani compresi nelle violazioni accertate dall’Europa per un totale di più di 40 milioni di residenti. Per scoprire se si rientra nella fascia di popolazione eleggibile alla causa collettiva, visita il sito di Aria Pulita.