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Agenas compie 30 anni: un percorso tra sfide e progetti che guarda al futuro

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Si è svolto il 28 giugno 2023, presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato, il convegno per la celebrazione dei trent’anni dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, Agenas.

Il titolo è “Agenas festeggia trent’anni: tra passato, presente e futuro” e vuole essere un momento di testimonianza dell’attività dell’Agenzia nel suo percorso di organo tecnico-scientifico del SSN e di supporto nei confronti del Ministro della Salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano.

L’evento è anche un momento di confronto tra i Presidenti di Agenas che si sono susseguiti durante questi anni, moderati da Enrico Coscioni, attuale Presidente dell’Agenzia e da Margherita De Bac, giornalista del Corriere della Sera.

Dove sta andando la Sanità?

Apre il dibattito Orazio Schillaci, Ministro della Salute. “Non c’è alcuna intenzione da parte del governo di smantellare la sanità pubblica, anzi la vogliamo rafforzare e ci credo fortemente, così come non smetterò mai di ricordare la qualità dei nostri operatori sanitari che tra mille difficoltà si sacrificano e continuano a lavorare anche in condizioni difficili. È chiaro che il mondo è cambiato, anche dopo la pandemia, quindi la sanità va ripensata e riorganizzata in chiave più moderna. È chiaro anche che servono le risorse per farlo. Ma grazie ad Agenas, stiamo andando verso una rivoluzione che prevede un rafforzamento della medicina del territorio, per evitare la congestione degli ospedali, e soprattutto la digitalizzazione del SSN e l’approdo delle nuove tecnologie. Il PNRR ci fornisce le risorse per farlo, risorse affidate proprio ad Agenas e di questo sono molto contento. Non bastano le strutture ospedaliere, servono anche le risorse umane e su questo stiamo lavorando, facendo un distinguo soprattutto tra il personale che manca, cioè medici e infermieri.

Ad Agenas sono affidate le risorse del PNRR per il rafforzamento della medicina del territorio e per la digitalizzazione del SSN

Per i medici, oggi averne in più sarebbe molto utile ma ereditiamo una programmazione del tutto sbagliata degli ultimi 10 anni per gli ingressi in Medicina. La verità è che i medici non vogliono più fare alcune specializzazioni, come le emergenze-urgenze e i pronto soccorso, e qui il problema è motivazionale. Gli infermieri, invece, mancano non solo in Italia, ma in tutta Europa. Quindi, soprattutto per lo sviluppo della medicina del territorio, sarà necessario rivolgersi all’estero”.

La medicina digitale e la sanità di prossimità

Per Schillaci è la parte più affascinante. Riuscire ad attivare la medicina digitale, e l’Italia in questo è all’avanguardia rispetto ad altri Paesi, vuol dire cambiare proprio il paradigma con cui guardiamo oggi la salute. “Vuol dire superare tante disuguaglianze” – continua il ministro “perché è inaccettabile che ci siano ancora tante disparità tra Nord e Sud e tra grandi e piccoli centri. Occorre una salute più giusta, più disponibile per tutti. Credo che, mettendo insieme la medicina del territorio e la sanità digitale prevista dal PNRR, riusciremo a modernizzare il nostro SSN. Ma occorre anche stabilire nuovi rapporti con i medici di medicina generale, perché il loro contributo è essenziale per la sanità di prossimità, sono un punto di riferimento per i cittadini e per i pazienti. E poi vorrei ricordare anche le farmacie, che durante il Covid hanno svolto un ruolo importante e oggi gli italiani le considerano un luogo sicuro dove si possono avere risposte. Mettendo tutto questo a sistema, con l’appoggio delle Regioni, sono sicuro che riusciremo ad avere una sanità più giusta e moderna”.

Riuscire ad attivare la medicina digitale significa superare tante disuguaglianze

Ma una sanità migliore è anche una sanità che tiene conto dell’appropriatezza delle prescrizioni. “Quando aumentano significativamente – continua Schillaci “vuol dire che aumentano inevitabilmente i tempi di attesa. In parte è un fenomeno figlio della medicina difensiva che va affrontato per ridare serenità ai medici che devono lavorare senza paura. Anche il privato convenzionato può fare la sua parte, collaborando con le Regioni e mettendo in rete la disponibilità degli esami diagnostici, affinché il cittadino abbia la possibilità di avere un’offerta più ampia.

Ciò che è fondamentale è avere un quadro attendibile e ufficiale. I cittadini chiedono delle risposte in poco tempo e di non pagare le prestazioni sanitarie, quindi se riusciamo a modernizzare il sistema e a mettere in rete tutta l’offerta disponibile, riduciamo i tempi di attesa. Nei casi più critici, sapendo come stanno veramente le cose, abbiamo poi la possibilità di intervenire in modo efficace. A questo servono i dati attendibili. Quando leggo che ci vogliono 712 giorni per fare una mammografia, non ci credo; magari ci vogliono 6 mesi, un tempo comunque inaccettabile, ma 712 sono più di due anni e mezzo. Anche sui numeri degli infermieri che mancano ci sono cifre poco credibili. In questa direzione, Agenas ha fatto un lavoro molto puntuale su questi dati, basta consultarli, perché sono ufficiali e corretti e consentono di capire realmente lo stato dell’arte. Perché si può intervenire solo sulla base di dati reali, anche sul debito delle Regioni per il Covid, di cui ci faremo carico”.

Poter contare su dati attendibili e ufficiali è fondamentale per capire lo stato dell’arte della sanità in Italia e decidere su che cosa intervenire

Il ministro conclude il suo intervento sul Fondo per la sanità, sulla scia della domanda: è poco o è speso male? La risposta è che indubbiamente può essere speso meglio, anche se ci sono più soldi. Sono soldi da spendere bene e in maniera efficiente. Se il Covid in fondo ha fatto qualcosa di buono, è stato rimettere la salute al centro dell’attenzione politica.

Con la collaborazione fattiva delle Regioni, troveremo le risorse necessarie, ma al primo posto ci saranno gli operatori sanitari che devono essere gratificati. Avviando un percorso virtuoso, riusciremo a riqualificare il nostro SSN. Se ogni anno ci sono 70/80 mila ragazzi e ragazze che vogliono fare il test di ingresso a Medicina, vuol dire che forse la professione medica, nonostante tutto, non ha perso al sua attrattività. Siamo intervenuti anche su questo, aumentando il tetto delle iscrizioni a Medicina”.

Nessuno resti indietro

Il Presidente Agenas Enrico Coscioni interviene ringraziando gli ex Presidenti, con uno sguardo nel passato ma puntando verso il futuro, per migliorare l’assistenza sanitaria pubblica. “Il SSN non dovrebbe lasciare indietro nessuno, la salute è un diritto fondamentale da tutelare. A nessuno è negata l’assistenza, anche nei pronto soccorso. Perché è un bene primario e l’Agenzia cerca di migliorare l’accessibilità alle cure e l’equità. Con il Piano nazionale esiti, si sta cercando di capire dove e come incidere nelle organizzazioni e migliorare le cure grazie all’appropriatezza. L’Agenzia sta crescendo e ringrazio non solo tutti gli uomini e le donne che ci lavorano, ma anche il governo per la possibilità di assumere altro personale, riconoscendo un ruolo centrale ad Agenas, anche per l’attività di monitoraggio e quella inerente alla sanità digitale”.

Il SSN non dovrebbe lasciare indietro nessuno, la salute è un diritto fondamentale da tutelare

Segue la lettura di un messaggio di Massimiliano Fedriga, Presidente Conferenza delle Regioni e delle P.A. e Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia: Fedriga ricorda l’importanza dell’attività dell’Agenzia nel coordinare i servizi sanitari per migliorarne la qualità e l’equità, in un momento di crescita del bisogno di cura anche per l’invecchiamento della popolazione. Ritiene fondamentale investire nella sanità pubblica, puntando sull’innovazione tecnologica.

Dal passato al presente

Nell’evento che celebra i trent’anni dell’Agenzia non possono mancare gli interventi degli ex Presidenti Agenas, iniziando da Franco Toniolo (1999-2005), già Direttore Generale Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, che ricorda gli anni della Riforma Bis, che ha rappresentato il primo tentativo di porre al centro dello scenario sanitario locale la Regione, aumentandone le competenze. Si rafforza così il rapporto tra Stato e Regioni per una governance condivisa in cui Agenas ha svolto un ruolo chiave.

Segue Renato Balduzzi (2007-2011), ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che sottolinea l’importanza di Agenas come soggetto terzo tra Ministero e Regioni, strumento di raccordo e che prende in mano anche la formazione continua in Medicina. Il SSN è un mondo complesso, un grande contenitore di cui fanno parte diversi attori e per questo non si può fare a meno del suo ruolo di collante. Grazie poi al Piano nazionale esiti, strumento di valutazione a supporto di programmi di audit clinico e organizzativo, si sono potuti valutare gli standard ospedalieri definiti nel DM 70/2015, elementi fondamentali senza i quali si va alla deriva.

Prosegue Giuseppe Zuccatelli (2014-2016), già Commissario alla Sanità in Calabria, che afferma che il SSN è sotto finanziato ma il cambiamento c’è e c’è stato, con il potenziamento della medicina territoriale la cui centralità è stata messa in luce proprio dal Covid. Ora è il momento della passione e del ritorno economico per medici e infermieri, un binomio che ormai vacilla da alcuni anni. Perché – conclude – la frattura di un femore non è né di destra, né di sinistra, serve solo un bravo ortopedico.

Termina Luca Coletto (2016-2018), Assessore alla salute e politiche sociali della Regione Umbria, evidenziando che non esistono 20 SSN diversi, ma un organismo unico e complesso in cui Agenas è il direttore d’orchestra e permette il coordinamento tra i vari sistemi sanitari regionali. Perché serve “efficientare la rete ospedaliera”, dando riferimenti certi ai cittadini che hanno bisogno di percorsi chiari e definiti. I costi standard sono elementi necessari per la programmazione economica, così come l’attività di Agenas per monitorare i dati in tempo reale e indicare dove intervenire e dove migliorare, per una gestione efficace dei fondi e delle attività. Perché quelli che si spendono sono soldi dei contribuenti.

Operazione verità

Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, esordisce dicendo che “la sanità è il principale servizio di civiltà, è l’attributo di un Paese civile e Agenas può fare un’operazione straordinaria: l’operazione verità. Siamo a un punto in cui le prestazioni sanitarie per i cittadini o sono negate o sono diverse tra i territori. La drammaticità della situazione non è ancora colta fino in fondo e la esprimo con un dato: facciamo fatica a organizzare i turni per il PS e siamo costretti a chiuderli negli ospedali marginali, a breve anche nei DEA di secondo livello. Oltre un certo limite, se non ci sono le risorse, possiamo fare i poeti o i monaci trappisti ma non sanità pubblica. I dati che Agenas ci ricorda sono questi: Gran Bretagna 8,2% del Pil per la Sanità, Francia 9,3%, Germania 9,8%. Italia? 6% del Pil. Con questo 6% non manterremo in piedi il sistema.

Serve un’operazione “verità” rispetto al Fondo per la sanità, nel quale rileviamo sperequazioni scandalose. La mia Regione è ultima nel riparto del Fondo nazionale ed è stata derubata per 10 anni di 200 milioni euro l’anno. Nel riparto andavano seguiti 3 criteri fondamentali, l’età anagrafica, l’aspettativa di vita e la deprivazione sociale. Da 10 anni stiamo utilizzando un solo criterio, l’età anagrafica. Siccome siamo la Regione più giovane di Italia, ancora per poco, avevamo meno risorse rispetto ad altre Regioni con una più alta popolazione anziana e quindi, teoricamente, con maggiori criticità. Metto in discussione anche dal punto di vista scientifico questo criterio, perché quello che sta colpendo le giovani generazioni è sconvolgente. Siamo la Regione con il più alto tasso di diabete infantile, ci sono poi le dipendenze, i disturbi alimentari, le dipendenze ludopatiche, la sofferenza psicologica. Io sono per un riparto uguale per tutti i cittadini come criterio di base, invece del mercato che si traduce in un “marchettificio” nella distribuzione delle risorse del Fondo. Serve un criterio unico per tutti. Poi sui dati Agenas si calibra la situazione, anche sulle cronicità. È così difficile diventare un Paese civile invece di fare ogni anno il mercato a chi dare di più e a chi di meno? Oggi noi abbiamo 40 euro pro-capite in meno dal Fondo ed è una vergona. E non c’è nessuna forza politica che ha il senso dello Stato e il rispetto della Costituzione per garantire l’uguaglianza dei diritti.

Stessa operazione verità per il personale sanitario. Richiamo i dati Agenas: la Regione Campania ha 10,2 addetti ogni 1.000 abitanti, l’Emilia Romagna 18/1.000 ab. Ma si può gestire una sanità pubblica in queste condizioni?

La sanità è l’attributo di un Paese civile e Agenas può fare una straordinaria operazione verità su tanti aspetti, dal Fondo nazionale al personale sanitario ai posti letto

Un’operazione verità anche per i posti letto disponibili: Lombardia 142.000, Campania 42.000. Allora decidiamo di diventare un Paese civile o vogliamo continuare a essere dei “marchettari”, dove prevalgono i furbi o quelli che fanno accordi inter-regionali? Questo crea altre anomalie. Se non ho il personale, ho liste di attesa più lunghe, quindi se per un’indagine oncologica devo aspettare sei mesi, me ne vado in Lombardia. Siamo arrivati al punto in cui le Regioni del Sud finanziano quelle del Centro-Nord, uno scandalo nello scandalo. E non per un’inferiorità “antropologica”, perché noi abbiamo delle eccellenze straordinarie, ma quando non hai le disponibilità organizzative è evidente che si innesca un sistema malato, per cui Regioni del Nord che ormai organizzano pacchetti sanitari turistici con liste di attesa ridotte a zero per chi viene dal Sud e più lunghe per i propri cittadini. Insomma, mi aspetto quindi un’operazione verità sui dati Agenas per le risorse pro-capite, posti letto e addetti pro-capite.

La mia preoccupazione è che se andiamo avanti con l’autonomia differenziata, ci sarà la distruzione del SSN, soprattutto per i contratti del personale. Perché se in Veneto possono fare contratti da 3.000 euro in più per un medico, è evidente che in Campania, anche da Roma in giù, chiudiamo tutto. Per la parte retributiva quindi le decisioni devono essere nazionali”.

De Luca continua, illustrando le grandi difficoltà anche sul fronte del personale, ormai sempre più insufficiente, soprattutto per alcune specialità mediche come l’emergenza-urgenza. Occorre anche una revisione contributiva che deve essere differenziata in base ai comparti del lavoro ospedaliero. Propone poi di abbattere il numero chiuso a Medicina, in cui la selezione si fa sul campo. Perché in emergenza occorre prendere decisioni straordinarie. Così come mettere i medici specializzandi in corsia, invece di prendere personale medico da Cuba.

Conclude con la medicina territoriale e la realizzazione, prevista dal PNRR, di 172 case di comunità e 56 ospedali di comunità. “Ma se non c’è personale e mancano le risorse, chi ci metto nelle case di comunità? Semplicemente non si faranno”.

PNRR: interventi, ma non personale sanitario

Francesco Zaffini, Presidente 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica, parla degli interventi previsti dal PNRR che non considera però il personale, “perché gli interventi devono tenere presente lo stato delle cose e la mancanza di risorse umane, quindi c’è un errore di programmazione. Così come se togliessimo il tetto delle iscrizioni a Medicina, ci troveremmo poi in pletora. Occorre agire con misura ed equilibrio per evitare il collasso del sistema, soprattutto sul fronte del personale. Turni massacranti e paghe troppo basse: va rimesso in discussione l’intero sistema di retribuzione. Stiamo cercando di farlo, ma tutti devono prendersi la propria parte di responsabilità, il proprio pezzetto di fardello. L’Agenzia deve fare sistema, perché l’eredità che abbiamo ricevuto è pesante, e aiutarci a mettere ordine su investimenti, strutture e appropriatezza degli investimenti stessi. Il Covid è stato un periodo oscuro e non possiamo continuare come prima”.

L’Agenzia deve fare sistema, perché l’eredità che abbiamo ricevuto è pesante, e aiutarci a mettere ordine su investimenti, strutture e appropriatezza degli investimenti stessi

Andrea Urbani, Direttore della Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, per il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, puntualizza sull’esigenza sì di avere più fondi, ma anche di spenderli bene, facendo programmazione e usando al meglio le risorse, anche in vista dell’innovazione tecnologica che rivestirà un ruolo sempre più decisivo nella spesa pubblica.

Simone Bezzini della Regione Toscana, invece, esprime preoccupazione ma non si sente di “buttare tutto”, perché la sanità italiana è fatta di uomini e donne straordinari e di una formazione di ottimo livello. La Regione Toscana è riuscita a raggiungere buoni risultati con 80 case della salute e ospedali di comunità, ma il rischio di regressione è dietro l’angolo. Servono misure di stabilizzazione del sistema e la possibilità di sbloccare le risorse. E le Regioni devono prendersi le loro responsabilità. Non basta solo chiedere soldi ma delineare il futuro della sanità e in questo Agenas è fondamentale.

La sfida è la tenuta del SSN in un clima difficile e ricco di sfide

A sorpresa è poi invitato a parlare l’onorevole Roberto Speranza, ex Ministro della Salute, presente in sala, che esprime gratitudine per la preziosa attività svolta da Agenas. “La sfida è la tenuta del SSN in un clima difficile e ricco di sfide. Serve un patto tra tutte le forze in campo (Regioni, ricerca, imprese, professioni), una strategia di sviluppo del Paese. Il ruolo di Agenas è cresciuto, pensiamo solo alla sanità digitale, il nostro futuro. Per cui, le competenze dell’Agenzia sono necessarie”.

Conclude i lavori Domenico Mantoan, DG Agenas, ribandendo la centralità dell’Agenzia nel comparto sanità, non solo come punto di raccordo ma anche per la produzione dei dati, affinché si possa avere un quadro chiaro della situazione. Ma chiude anche con una sfida: impedire che si avveri la profezia del Presidente De Luca e che invece in Campania nascano le case comunità previste. E per raggiungere questi obiettivi occorre lavorare per standard di efficienza, sia per il personale, sia per l’assistenza, affinché le risorse siano correttamente usate, siano soldi spesi bene e che le Regioni divengano un punto di riferimento.

Immagine di copertina di Carlo Dani – Opera propria, CC BY-SA 4.0

Il ruolo del farmacista del SSN nella sanità digitale

Il farmacista del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nella sanità digitale è fondamentale per garantire una gestione efficace e sicura dei dati sanitari e per fungere da collegamento tra ospedale e territorio.

Con le riforme legate alla sanità digitale, i farmacisti hanno assunto un ruolo ancora più ampio nel monitoraggio e nella gestione dei dati sanitari. Utilizzando sistemi informativi, possono registrare e aggiornare i dati sui farmaci prescritti ai pazienti, i loro risultati di laboratorio e le informazioni sulle terapie in corso. Questo consente un accesso immediato ai dati per tutti i professionisti sanitari coinvolti nella cura del paziente.
Inoltre svolgono un ruolo cruciale come collegamento tra ospedale e territorio non solo come supporto all’interno del team multidisciplinare che segue il paziente, ma anche nei delicati passaggi relativi alla riconciliazione e ricognizione farmacologica, nell’ottica di migliorare l’aderenza e l’appropriatezza terapeutica.


Numerose sono le sfide che si aprono per questa professione: a che punto siamo in questa transizione? Su quali competenze e responsabilità è necessario lavorare? Su quali aspetti le istituzioni sono chiamate a intervenire e in che termini (es. Fascicolo sanitario elettronico)? Come stanno procedendo le Regioni? Come si possono migliorare le esperienze digitali non solo del paziente ma anche dei professionisti sanitari?

Ne parliamo con:

  • Maria Ernestina Faggiano
    Consiglio Direttivo SIFO
  • Massimo Di Gennaro
    Direzione Innovazione e Sanità Digitale di Soresa Campania

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Accordo sulla revisione delle norme UE per una migliore protezione dei lavoratori dall’amianto

La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto oggi tra il Parlamento europeo e gli Stati membri sulla proposta della Commissione di aggiornare la direttiva dell’UE relativa all’amianto sul luogo di lavoro. Si tratta di un passo importante verso una migliore protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione all’amianto. Fa parte dell’approccio globale della Commissione per proteggere meglio le persone e l’ambiente dall’amianto e garantire un futuro senza amianto.

L’amianto è una sostanza cancerogena estremamente pericolosa ancora presente in molti dei nostri edifici e causa di numerosi decessi evitabili nell’UE. Le nuove norme, previste dall’accordo politico e in linea con i più recenti dati scientifici, garantiranno che nessun lavoratore sia esposto a una concentrazione superiore a 0,01 fibre di amianto per centimetro cubo (f/cm³). Si tratta di un valore che è dieci volte inferiore al limite di esposizione precedente.

L’accordo prevede anche un periodo transitorio di 7 anni per consentire agli Stati membri di attuare le nuove norme. Come chiesto dal Parlamento e dal Consiglio, la Commissione presenterà inoltre orientamenti che aiuteranno gli Stati membri nella transizione verso metodi moderni di conteggio delle fibre.

Dopo l’approvazione formale dell’accordo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva UE nel diritto nazionale.

Contesto

L’accordo odierno fa seguito al quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027, che ha evidenziato la necessità di ridurre il limite di esposizione all’amianto sul luogo di lavoro. Il miglioramento della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene, come l’amianto, rientra nell’ambito del piano europeo di lotta contro il cancro e del piano d’azione “inquinamento zero”. Contribuisce anche agli obiettivi del Green Deal europeo e del pilastro europeo dei diritti sociali. Nel suo programma di lavoro per il 2023 la Commissione ha inoltre annunciato una prossima iniziativa per il censimento e la registrazione dell’amianto negli edifici.

Biodiversità microbica, nuovi agenti infettivi per applicazioni biotecnologiche

Uno studio condotto dall’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) e dall’Istituto di tecnologie biomediche di Bari (Itb) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha descritto oltre 20mila nuove potenziali specie di agenti infettivi, costituti da molecole di RNA con particolari proprietà, in grado cioè di catalizzare reazioni chimiche. La ricerca, svolta in collaborazione con Università degli studi di Brescia, Consejo Superior de Investigaciones Cientificas (Spagna) e University of Toronto (Canada), è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications.

“Fino a poche settimane fa si conoscevano solo poche decine di viroidi, che infettano le piante, e pochissimi RNA di tipo viroidale, gli agenti infettivi più piccoli che si conoscano: numeri che facevano apparire queste entità subvirali come una stranezza biologica. Questa ricerca ci ha dato l’opportunità di identificare migliaia di agenti infettivi con caratteristiche simili, che potrebbero rappresentare potenziali nuove specie, un punto di svolta nell’ambito delle conoscenze sulla biodiversità microbica”, spiega Francesco Di Serio, ricercatore del Cnr-Ipsp e autore della ricerca.

Lo studio si è basato sull’analisi di dati pubblicamente accessibili e ha messo insieme le risultanze di varie ricerche, prevedendo anche verifiche sperimentali in laboratorio. “Le proprietà catalitiche degli RNA sono alla base della teoria secondo cui la vita sulla Terra si sia sviluppata partendo da una fase pre-cellulare, nella quale gli RNA si sono replicati ed evoluti prima del DNA e delle proteine. Abbiamo dimostrato sperimentalmente come gli RNA circolari svolgano un ruolo fondamentale nel processo replicativo di questi nuovi agenti infettivi; inoltre, il fatto di aver identificato gli RNA in campioni provenienti da diverse aree geografiche e nicchie ecologiche, suggerisce che il numero e il tipo di organismi ospitanti possa essere molto più ampio di quanto non si sapesse finora”, prosegue il ricercatore.

Oltre a segnare un punto di svolta nell’ambito delle conoscenze della biodiversità microbica e nello studio dell’origine e dell’evoluzione della vita, questi risultati offrono numerose prospettive di applicazione. “Questa metodologia potrà essere utilizzata per cercare nuovi agenti infettivi in qualsiasi organismo ed eventualmente per associarli a malattie le cui cause sono ancora sconosciute. Il fatto che un RNA di tipo viroidale sia in grado di ridurre la virulenza di un fungo patogeno del castagno ci fa pensare che queste entità infettive potrebbero consentire il controllo biologico di malattie fungine di altre piante e magari, in futuro, anche di patologie degli animali e dell’uomo”, conclude Di Serio. “Infine, considerato il crescente interesse per gli RNA circolari da utilizzare come nuova generazione di molecole terapeutiche, inclusi i vaccini virali, questi agenti infettivi potrebbero costituire la base per lo sviluppo di nuovi vettori virali”.

Enpam, contributi e adempimenti sospesi per i medici delle zone alluvionate

L’Enpam ha sospeso e rinviato fino a cinque mesi il termine per adempimenti e pagamento dei contributi previdenziali per i medici e dentisti delle zone di Emilia Romagna, Marche e Toscana colpite dall’alluvione del maggio scorso. 

Il provvedimento dell’Ente di previdenza, in accordo con le disposizioni del ‘Decreto legge Alluvione’ (61/2023), riguarda tutti gli iscritti che al 1° maggio 2023 avevano residenza, sede legale o sede operativa nel territorio dei Comuni interessati dall’alluvione e riguarda gli adempimenti e i versamenti dovuti, con scadenze fino al 31 agosto 2023. 

Nello specifico, sono rinviati i pagamenti delle rate dei contributi di Quota A 2023, Quota B 2022 (redditi 2021) e le rate dei provvedimenti di regolarizzazione contributiva. In termini pratici, agli iscritti Enpam interessati, che hanno attivato il pagamento automatico dei contributi direttamente sui loro conti correnti, non verranno addebitate le rate sospese. 

Le rate sospese saranno poi recuperate, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione con scadenza 30 novembre 2023, secondo le modalità di pagamento che ciascun iscritto aveva scelto in precedenza. Inoltre i medici agli odontoiatri delle aree alluvionate potranno dichiarare all’Enpam i redditi libero professionali (modello D) entro il 20 novembre, anziché entro il 31 luglio come tutti gli altri. 

Nei prossimi giorni, gli iscritti Enpam interessati dalla sospensione degli adempimenti e dal pagamento dei contributi riceveranno una comunicazione via email con tutti i particolari.

Master Executive Cultura e Salute: ultimi giorni per aderire

Prosegue la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Chiuderanno lunedì 10 luglio le iscrizioni alla II edizione del Master Executive Cultura e Salute realizzato da CCWSchool, unico in Italia, dedicato al dialogo e alle azioni integrate per le professioni culturali, sanitarie e sociali. Per decisori, operatrici e operatori del mondo della pubblica amministrazione, del terzo settore, degli investitori sociali e delle imprese.

Tre le formule di partecipazione:

  1. Welfare Culturale: grammatica di base, scenari ed evidenze. 60 ore in digitale  
  2. Progettare il Welfare Culturale: dall’ideazione alla valutazione di impatto. 140 ore con due fine settimana in presenza nel corso di otto mesi
  3. Welfare Culturale in azione: strumenti e pratiche per progettare e condurre interventi. 220 ore con quattro fine settimana in presenza nel corso di un anno

Sono in corso con il Centro Studi Medical Humanities DAIRI Azienda Ospedaliera di Alessandria le procedure per il riconoscimento dei crediti formativi ECM per le prime 60 ore di ogni format.

L’avvio delle lezioni è previsto per il 9 novembre 2023

Il percorso è sviluppato con le partnership scientifiche di DoRS – Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute Regione Piemonte per la Sanità e Fondazione Fitzcarraldo per la Cultura, con la collaborazione di COREP – Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente dell’Università di Torino e dell’Università di Messina.

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Per maggiori informazioni, scrivere a: segreteria@culturalwelfare.center

Per approfondire

Grosseto, al via il teleconsulto oncologico tra medici di famiglia e specialisti ospedalieri

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La rete assistenziale ospedale-medicina generale della Asl Toscana sud est (Azienda sanitaria locale delle province di Arezzo, Grosseto e Siena) è stata potenziata attraverso l’attivazione del teleconsulto oncologico tra medici di famiglia e specialisti ospedalieri. Il servizio – che ha preso il via in provincia di Grosseto con l’Oncologia medica dell’ospedale Misericordia, e sarà esteso in modo graduale anche alle altre discipline ospedaliere nonché agli altri presidi territoriali – è il primo in tutta la regione a essere strutturato formalmente attraverso una piattaforma informatica che rispetta tutti i requisiti di sicurezza dei dati e privacy.

Si parte con la sperimentazione nelle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) di Orbetello e Pitigliano, nella provincia di Grosseto, per poi passare rapidamente al resto della provincia e a tutta la Toscana sud est. Un’innovativa modalità di collaborazione tra la sanità territoriale – nel dettaglio le cure primarie – e la medicina specialistica svolta all’interno dei presidi ospedalieri. Da oggi, presso il proprio medico di medicina generale, i pazienti possono contare sulla possibilità di avere in tempo reale consulenze oncologiche, grazie al collegamento informatico audio/video reso possibile con il “Misericordia”.

Un traguardo importante a beneficio dei pazienti oncologici e un’occasione di rilievo nell’ambito della condivisione tra professionisti

Si tratta “di un traguardo importante a beneficio dei pazienti oncologici ed è un’occasione di rilievo nell’ambito della condivisione tra professionisti”, precisano Carmelo Bengala, direttore UOC di Oncologia medica dell’ospedale Misericordia di Grosseto, e Renato Tulino, direttore del dipartimento di Medicina generale dell’Azienda Usl Toscana sud est.

Entrambi puntualizzano poi che l’esigenza del teleconsulto “nasce dall’esperienza pandemica degli scorsi anni. In particolare, dalla necessità di ridurre la distanza tra medici specialisti e medici di medicina generale (con un maggiore coinvolgimento di quest’ultimi) in varie fasi del percorso oncologico: screening e diagnosi precoce; riferimento precoce presso il centro di riferimento oncologico del paziente con sospetta patologia oncologica; controlli domiciliari del paziente oncologico in trattamento con farmaci antitumorali orali; gestione domiciliare di tossicità correlate al trattamento antitumorale; follow-up non specialistico; disponibilità di piattaforme telematiche; garanzia di una migliore qualità di vita del paziente oncologico”. Non tralasciando il fatto che, soprattutto all’interno di territori vasti, assume particolare valore l’opportunità di un confronto tra professionisti volto a un veloce e appropriato percorso diagnostico e terapeutico del paziente.

Vantaggi in termini di qualità e velocità della risposta di salute

Nell’ambito del nuovo sistema di teleconsulto oncologico tra medici di famiglia e specialisti ospedalieri – progetto in linea con i principi e gli interventi del PNRR ed in attuazione del DM 77 il paziente riceve subito un primo parere specialistico, per poi essere indirizzato a ulteriori accertamenti in maniera più puntuale (con evidente risparmio di tempo che, in settori come l’Oncologia, rappresenta una componente fondamentale, se non vitale).

Carmelo Bengala, direttore UOC Oncologia medica, ospedale Misericordia, Grosseto

Un deciso miglioramento legato alla velocità e alla qualità della risposta di salute, grazie alla riduzione tanto dei tempi di presa in carico del paziente con sospetta patologia oncologica quanto degli accessi ospedalieri, del numero dei ricoveri e dei trasporti sanitari.

Il teleconsulto mira ad attivare un processo di innovazione nella rete di cura oncologica – riprendono il direttore UOC di Oncologia medica dell’ospedale Misericordia di Grosseto e il direttore del dipartimento di Medicina generale dell’Azienda Usl Toscana sud est –, permettendo un’interazione tra professionisti nel contesto dei nuovi setting assistenziali territoriali, previsti anche dalle recenti linee di indirizzo regionali”.

Se necessario, il medico di famiglia può consultare lo specialista oncologo contestualmente alla visita che sta effettuando

Dunque, qualora ravvisi la necessità di un parere di approfondimento, il medico può consultare gli specialisti oncologi contestualmente alla visita che sta effettuando, scambiarsi documenti online e fornire un referto finale firmato digitalmente e con valore legale, al pari di una visita in presenza, al termine del teleconsulto.

Teleconsulto e trattamento dei dati sanitari del paziente

Questa innovativa modalità di collaborazione non solo favorisce la gestione domiciliare del paziente, quando possibile, evitando il ricovero ma supporta il follow-up non specialistico di pazienti con diagnosi oncologica con lungo intervallo libero da malattia.

Fondamentale è stato il percorso di condivisione con gli esperti di dati per gestire la delicata questione della privacy

Per avviare il servizio, al paziente viene richiesto di rilasciare l’autorizzazione per il trattamento dei propri dati, firmando l’apposito consenso informato – il cui sviluppo, a monte, ha necessitato di un percorso di condivisione con lo staff della Direzione sanitaria del “Misericordia”, in particolare con gli esperti di privacy – affinché le informazioni che interessano le sue condizioni di salute possano essere condivise tra i professionisti sulla piattaforma che veicola il servizio.

Renato Tulino, direttore dipartimento Medicina generale, Azienda Usl Toscana sud est

Ogni singolo passaggio della procedura rimane tracciato dal sistema nel rispetto della tutela delle informazioni riguardo la salute dei pazienti. Un ulteriore aspetto importante da evidenziare è che – sottolineano Bengala e Tulino – “il teleconsulto oncologico può essere richiesto in tutti i casi nei quali il medico di medicina generale lo ritenga opportuno. In particolare, come anticipato, nei casi di pazienti con clinica sospetta o molto sospetta per patologia oncologica, che il professionista desidera discutere prima di inviare il paziente alla prima visita oncologica. E ancora, nell’eventualità di chiarimenti sui percorsi diagnostico-terapeutico strutturati esistenti per una più rapida e migliore presa in carico del paziente, di pazienti in trattamento oncologico con tossicità per valutarne la gestione domiciliare, di pazienti in follow-up con clinica sospetta per ripresa di malattia dove il medico di medicina generale ritenga di discutere il caso prima di inviarlo al centro oncologico”.

Da parte sua, il paziente può fare affidamento su un servizio tecnologico innovativo in grado di influire, in maniera positiva, sul suo approccio alle cure e sulla capacità di risposta assistenziale della rete.

Fasi di sviluppo del progetto pilota presso l’Asl Toscana sud est

Il progetto del nuovo servizio di teleconsulto oncologico tra medici di famiglia e specialisti ha avuto un percorso di sviluppo tutt’altro che semplice, necessitando il coinvolgimento di vari dipartimenti: Oncologico, Medicina generale, Tecnologie informatiche, staff della Direzione sanitaria.

“Infatti – circoscrivono ancora il direttore UOC di Oncologia medica dell’ospedale Misericordia di Grosseto e il direttore del dipartimento di Medicina generale dell’Azienda Usl Toscana sud est – è stato indispensabile mettere a punto una piattaforma informatica che consentisse al medico di medicina generale di inviare e condividere con gli specialisti tutte le informazioni cliniche riguardanti il paziente. Condivisione, questa, che ha necessitato di approfondire tutte le tematiche relative alla privacy del paziente”.

È stato indispensabile mettere a punto una piattaforma informatica che consentisse al medico di medicina generale di inviare e condividere con gli specialisti tutte le informazioni cliniche del paziente

Per la richiesta del teleconsulto, invece, sono state create delle agende telematiche in due fasce orarie (ore 10:00-11:00 e ore 16:30-17:30), dal lunedì al venerdì, che includono, ciascuna, quattro slot. Inoltre, il servizio può avvenire in modalità asincrona o sincrona.

“In quest’ultimo caso è possibile effettuare una video-teleconsultazione in tempo reale. Il teleconsulto si conclude con una lettera/referto che lo specialista scrive al medico di medicina generale e firma digitalmente. La lettera farà quindi parte del dossier clinico del paziente”, chiosano Bengala e Tulino.

Annunciata una nuova collaborazione fra l’International Classification of Diseases dell’OMS e MedDRA

Oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Consiglio internazionale per l’armonizzazione dei requisiti tecnici per i prodotti farmaceutici per uso umano (ICH) annunciano una nuova collaborazione per migliorare il registro e la condivisione delle informazioni normative sui prodotti medici in tutto il mondo.

La collaborazione mira a stabilire un linguaggio unificato che semplifichi il processo decisionale normativo globale relativo alla sicurezza e all’efficacia dei prodotti medici, offrendo al contempo informazioni fondamentali sulla portata, le cause e le conseguenze delle malattie e della mortalità, in tutto il mondo.

Collegando la classificazione internazionale delle malattie dell’OMS (ICD-11) con il dizionario medico per le attività di regolamentazione dell’ICH (MedDRA), questo linguaggio comune migliorerà l’analisi degli eventi avversi e degli esiti, come i database delle richieste di risarcimento, le statistiche sulla mortalità e sulla morbilità, sperimentazioni cliniche e studi osservazionali.

“La nostra collaborazione con MedDRA dell’ICH facilita la regolamentazione e la sicurezza dei prodotti medici in un numero maggiore di paesi, a beneficio di più persone”, ha affermato il dott. Robert Jakob, responsabile del team dell’OMS, unità Classificazioni e terminologie. “Ancora più significativo, apre la strada per migliorare le cure mediche e la sicurezza dei pazienti e aiuta anche nel miglioramento generale delle politiche sanitarie”.

MedDRA, il Dizionario medico per le attività di regolamentazione, è una terminologia medica standardizzata ricca e altamente specifica sviluppata dall’ICH per facilitare la condivisione di informazioni normative a livello internazionale per i prodotti medici utilizzati dagli umani. Viene utilizzato per la registrazione, la documentazione e il monitoraggio della sicurezza dei prodotti medici sia prima che dopo che un prodotto è stato autorizzato per l’uso.

“ICH è entusiasta di lavorare con l’OMS su questo progetto che migliorerà il rilevamento dei segnali di farmacovigilanza attraverso volumi di dati ancora più grandi e l’identificazione di importanti problemi di salute pubblica”, ha dichiarato Mick Foy, presidente del comitato di gestione MedDRA dell’ICH.

ICD-11, la classificazione internazionale delle malattie, è lo standard globale per la registrazione, la segnalazione, l’analisi e il confronto delle cause di malattia e morte. Aiuta i paesi a identificare e dare priorità ai principali problemi di salute, consentendo lo sviluppo di efficaci politiche di sanità pubblica, misurazione dell’impatto, allocazione delle risorse, miglioramento del trattamento, sforzi di prevenzione e registrazione clinica.

Le risorse sui collegamenti saranno disponibili pubblicamente dal sito web dell’OMS con una licenza ICD (CC-BY-ND) e rese disponibili gratuitamente, e anche dall’ICH agli abbonati MedDRA.

Offerta Consip di servizi per la digitalizzazione della PA: al via la nuova gara per servizi professionali “Cloud Enabling”

Consip ha pubblicato la nuova gara per l’Accordo quadro “Cloud enabling”, volto a dare continuità all’offerta di contratti “pronti all’uso” per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni.

L’iniziativa – del valore di circa 300 mln/€ e suddivisa in 10 lotti geografici – ha per oggetto i servizi professionali in ambito cloud per la definizione, da parte delle PA, del più opportuno modello realizzativo e per accompagnarne la transizione.

Tra i vantaggi dell’iniziativa, la possibilità per le PA di usufruire di servizi modulari, acquistabili in funzione del livello e della complessità degli obiettivi di digitalizzazione dell’amministrazione.

I lotti 1-5 sono dedicati ai servizi per l’identificazione della strategia di adozione del cloud (assessment e definizione degli applicativi da migrare, valutazione della strategia di migrazione, studio di fattibilità, supporto al monitoraggio e controllo dei risultati).

I lotti 6-10 sono dedicati ai servizi di migrazione al cloud (disegno della soluzione ed architettura degli ambienti cloud, configurazione degli ambienti e trasferimento dati, definizione policy di sicurezza, monitoraggio degli ambienti e capacity planning, supporto e affiancamento).

La gara prevede, per ciascun lotto, l’aggiudicazione di un Accordo quadro della durata di 24 mesi con un solo fornitore con il quale ciascuna amministrazione potrà stipulare contratti esecutivi fino a 24 mesi.

Il termine per la presentazione delle offerte è previsto entro le ore 15 del 5 settembre 2023

Governo e integrazione del flusso dei dati di telemonitoraggio nell’ecosistema digitale della Telemedicina

L’incontro è promosso dall’AiSDeT, con il patrocinio dell’Università di Brescia, dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici e dell’Associazione Ingegneri Gestionali in Sanità.

Per partecipare è necessario inviare mail di richiesta a: segreteria@aisdet.it

Il DM del 21 settembre 2022 “Approvazione delle linee guida per i servizi di telemedicina – Requisiti funzionali e livelli di servizio” sui requisiti funzionali delle soluzioni di Telemedicina insiste sul monitoraggio da remoto nel contesto dell’ambiente digitale di assistenza in Telemedicina.

Come è noto, il Telemonitoraggio permette il monitoraggio a distanza di parametri, attraverso l’utilizzo di appositi dispositivi medici che, a seconda delle loro caratteristiche, sono in grado di rilevare informazioni particolari. Prevede una misurazione continua di parametri clinici rilevati in un arco temporale per determinare una minore necessità per il paziente di eseguire controlli ambulatoriali in presenza.
Il Telemonitoraggio dei pazienti rappresenta uno degli esempi più chiari di come l’unione di dispositivi IoT intelligenti e connessi e un altrettanto intelligente gestione dei dati possa aprire nuove prospettive nell’ambito dell’assistenza e della cura.

In ambito sanitario, la raccolta, l’analisi e l’utilizzo attento dei dati consente di consolidare le informazioni sui pazienti, analizzare i sintomi per una diagnostica più accurata, mettere in evidenza aspetti demografici e di contesto, che potrebbero influire sulla diffusione di una patologia, aiutando a definire gli scenari e a pianificare le risorse necessarie.

L’incontro rappresenta il secondo appuntamento, il primo a Napoli lo scorso novembre sempre sull’integrazione e l’interoperabilità degli ecosistemi digitali in Sanità.

Consulta il programma completo sul sito dell’AiSDeT

Per approfondire