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Contratto medici, Anaao e Cimo all’Aran: “Niente polemiche, ma il testo è inaccettabile”

Le dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dai sindacati Anaao Assomed e Cimo in merito alla trattativa per il rinnovo del contratto dei medici, veterinari e dirigenti sanitari sono tutt’altro che polemiche, come invece sostiene in una nota il Presidente dell’Aran Antonio Naddeo: ecco la posizione delle sigle.

La reazione delle organizzazioni sindacali – che, lo ricordiamo, devono difendere gli interessi dei lavoratori – è scaturita dalla lettura di una bozza di contratto che ha numerosi risvolti negativi per la qualità della vita e del lavoro dei professionisti che rappresentano. Una presa di posizione che è stata più volte ribadita dall’Anaao Assomed e dalla Cimo con coerenza nel corso delle riunioni, oltre che attraverso i mezzi stampa.

“I punti di incontro concordati non risolvono le maggiori criticità denunciate dalle organizzazioni sindacali, tra le quali l’orario di lavoro – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente Cimo -. E sono questi gli snodi su cui occorre lavorare per migliorare un testo che, al momento, riteniamo inaccettabile”.

“Siamo consapevoli della disponibilità dell’Aran – aggiungono -, che sta indubbiamente tentando di raggiungere un accordo nell’ambito del proprio ruolo istituzionale, ma appare evidente che ci troviamo dinanzi a un muro di gomma composto dalle Regioni che al momento impedisce di ottenere dei risultati tangibili e avere tempi certi e rapidi di chiusura della trattativa. Non possiamo che auspicare, allora, che l’Aran riesca a persuadere le Regioni sulla necessità di arrivare a un contratto realmente migliorativo per i dirigenti medici, sanitari e veterinari e che possa fornire nuova speranza alle migliaia di colleghi che continuano a fuggire dagli ospedali. Il contratto non può essere un mero atto burocratico economico, ma deve concorrere a migliorare lo stato del nostro sistema di cure e di chi le eroga”.

Payback, Tar verso la sospensiva per alcune aziende

Sono circa 1.800 i ricorsi presentati al TAR dalle aziende dei dispositivi medici sull’attuazione del cosiddetto payback, il sistema di tassazione che obbliga le imprese a un esborso per ripianare lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni. Entro il 31 luglio le aziende dovranno scegliere se ritirare i ricorsi e pagare con uno sconto la parte relativa al periodo 2015-2018 o andare avanti sul piano legale. Ma proprio in questi giorni il TAR del Lazio ha accolto le istanze cautelari di alcune aziende sia medio-piccole che di maggiori dimensioni. In particolare, le istanze di sospensiva sono relative sia al pagamento delle somme che delle eventuali compensazioni da parte delle amministrazioni sanitarie.

“La sospensiva del TAR – ha dichiarato il Presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti – rappresenta una prima importante presa di posizione e va nella logica di quanto abbiamo sempre sostenuto, ovvero che la norma del payback è ingiusta e incostituzionale. Chiediamo pertanto ancora al Governo di spostare ulteriormente i termini di pagamento del payback a fine anno per poter trovare soluzioni efficaci di governance del settore che consentano di superare la norma e cancellarla. Inoltre, le istanze cautelari del TAR, a cui immaginiamo ne seguiranno delle altre, rischiano di mettere in ulteriore difficoltà le piccole imprese che non sono ricorse al Tribunale amministrativo perché non in grado di affrontare il contenzioso. È fondamentale cancellare questa norma con urgenza per salvaguardare non solo la vita di tante imprese, ma soprattutto per garantire che ai pazienti arrivino le cure necessarie possibili solo grazie all’utilizzo dei dispositivi medici”.

Con i ricorsi viene contestata l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per l’incostituzionalità della normativa primaria di legge, la non conformità con il diritto eurounitario, la violazione di norme di legge preesistenti, oltre ai numerosi errori di calcolo delle fatture ricevute dalle regioni.

Per approfondire

Diabete mellito tipo 2: aggiornata la Nota 100

A partire dal 27 giugno 2023 è disponibile un aggiornamento dei documenti allegati alla Nota 100 (schede di prescrizione ed elenco dei farmaci).

Le modifiche introdotte sono successive all’ammissione alla rimborsabilità di nuove posologie e delle relative confezioni di una specialità medicinale a base di sitagliptin e metformina a rilascio modificato.

Vai alla Nota 100 sul sito Aifa

Per approfondire

Gravidanza per altri, una proposta solidale

Su 268 Paesi analizzati, 65 prevedono la gravidanza per altri (Gpa). In 35  di questi si può accedere alla forma solidale. Sono questi i primi risultati della mappatura (in divenire) dell’Associazione Luca Coscioni, che ha recentemente depositato tramite i parlamentari iscritti sia al Senato che alla Camera la propria proposta di legge.

In queste settimane si sta discutendo anche della proposta di Fratelli d’Italia di istituire il reato universale per la Gpa, vietata in Italia dalla legge 40/2004. Di fatto, si tratta di punire i cittadini italiani che accedano alla pratica all’estero, dove la pratica è legale.

Dopo il via libera della Commissione Giustizia della Camera, il testo sarà discusso in Aula il 4 luglio.

“Un reato universale viene introdotto perché c’è una comunità internazionale che identifica un fatto come reato – spiega Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’associazione Luca Coscioni –. Pensiamo per esempio alla pedofilia o ai crimini di guerra, condannati in tutti gli Stati. Il solo fatto che esistano Paesi che normano in varie forme la gravidanza per altri ci fa capire che non può essere un reato universale. La proposta italiana vuole imporre una volontà unica anche agli altri Paesi, invadendo la loro sovranità territoriale”.

Se dovesse essere approvata, la legge prevederebbe che chi rientri dall’estero e sia sospettato di Gpa venga iscritto al registro degli indagati e partano delle indagini: “Siccome ci sarebbe un minore da tutelare da genitori criminali, è probabile che questo sia allontanato dai suoi genitori. Questo non significa tutelare la famiglia”, aggiunge Gallo.

La gravidanza per altri solidale

La proposta di legge formulata dall’Associazione Luca Coscioni prevede la gravidanza per altri solidale. “Si tratta di un testo a cui abbiamo lavorato, con altre associazioni ed esperti, fin dal 2016 – precisa Gallo –. Il documento è stato presentato pubblicamente più volte, per recepire le eventuali criticità di cui non avessimo tenuto conto”.

La proposta di legge prevede un percorso condiviso tra la gestante e la coppia o persona singola che accede alla fecondazione assistita con gravidanza per altri

Il 12 giugno il testo è stato depositato sia al Senato sia alla Camera ed è in attesa di discussione. “La nostra proposta di legge prevede un percorso condiviso tra la gestante e la coppia o la persona singola che accede alla fecondazione assistita con gravidanza per altri”. Sono previste una serie di indagini diagnostiche, mediche e psicologiche al termine delle quali la donna può confermare la propria disponibilità.

L’articolo 5 del Codice civile vieta alle persone di poter disporre a scopo commerciale del proprio corpo. È il motivo per cui in Italia materiale biologico come sangue, organi e midollo è donato senza ricevere alcun compenso.

L’articolo 12 comma 6 della legge 40 recita: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di  embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

“Il divieto alla commercializzazione è legato al quadro normativo italiano – rileva Gallo –, ma in questo momento la Gpa solidale non viene applicata perché manca una legge”.

La tutela della gestante

Sebbene la proposta della Coscioni non sia commerciale, prevede il rimborso delle spese che attengono a una gravidanza

Sebbene la proposta della Coscioni non sia commerciale, prevede il rimborso delle spese che attengono a una gravidanza. “Poiché ciascuno è un caso a sé, non è possibile stabilire a priori un importo minimo o massimo. L’importante è che le spese siano documentate”. E qui si intendono i costi per le visite mediche, indagini, ma anche per il cambio di alimentazione, per l’attività sportiva necessaria a rimanere in salute, per i vestiti da indossare durante la gravidanza. “Sono comprese anche le spese legate all’iter di ripresa fino a 6 mesi dopo al parto e una polizza assicurativa della stessa durata per tutelare la gestante dai rischi connessi con la gravidanza”.

Le altre caratteristiche riguardano la gestante, che deve avere un’età inferiore ai 42 anni, deve essere madre di figli viventi ed economicamente indipendente. “I medici ci dicono che le gravidanze oltre i 42 anni sono più delicate, quindi per la tutela della salute della donna è stato introdotto questo limite. Il fatto di essere già mamma significa conoscere il percorso di una gravidanza e l’aspetto dell’indipendenza economica è una forma di protezione: il bisogno non deve indurre a una disponibilità”.

Proprio per tutelare al massimo la gestante, la proposta prevede l’estensione del reato di induzione in schiavitù previsto dal nostro ordinamento: “Qualsiasi forma di induzione di una donna a portare avanti una gravidanza per altri configura reato ed è punibile con una reclusione fino a 20 anni”.

Infine, verrà istituito un registro nazionale delle gestanti per altri e ciascuna potrà prestare il suo aiuto al massimo per una volta nella vita (due nel caso della stessa famiglia).

Per qualunque controversia dovesse insorgere tra le parti, sarà il tribunale, con un provvedimento d’urgenza, a intervenire.

“Si tratta di una base normativa che riteniamo buona, ma che rappresenta solo il punto di partenza per una discussione – dice Gallo -. Siamo pronti ad accogliere interventi migliorativi”.

Inoltre la proposta normativa prevede che sia modificato l’articolo 5 della legge 40/04, permettendo l’accesso a tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita a tutti coloro che ne hanno bisogno, quindi anche singole o coppie dello stesso sesso.

L’intervento del tribunale

Vista la delicatezza del tema, l’intervento del tribunale in caso di controversie è considerato fondamentale

Vista la delicatezza del tema, l’intervento del tribunale in caso di controversie è considerato fondamentale. “Facciamo un esempio concreto: la gestante ha diritto a cambiare idea fino al momento di trasferimento in utero dell’embrione. Ma che cosa succede se lo fa dopo il parto?”.

Da una parte va tutelato il diritto di cambiare opinione, dall’altra però si è deciso di intraprendere un percorso normato che prevede che al parto vi sia la rinuncia dello stato di madre e l’acquisizione piena della qualifica di genitori legittimi della coppia o del singolo che accede alla fecondazione assistita con gravidanza per altri. “Visto il percorso che è stato fatto, non può essere una questione che si risolve tra le parti, deve intervenire un giudice per capire le motivazioni. Ogni situazione può essere diversa dall’altra, quindi riteniamo che l’intervento del tribunale sia più idoneo”.

È importante ricordare che quando si accede a questi percorsi, i gameti possono essere della coppia, oppure si può accedere all’eterologa. Tuttavia, nel caso in cui ci sia bisogno di un gamete femminile, questo non può essere della gestante. La donna dunque porta avanti un percorso dove non c’è un legame genetico con il nascituro.

“Qualche anno fa ci fu un caso di scambio di embrioni – ricorda Gallo –: una coppia ha avuto un trasferimento di embrioni non suoi e non ha avuto la gravidanza. L’altra ha avuto il trasferimento di embrioni non suoi e c’è stata una nascita. Il giudice ha deciso di lasciare il frutto della fecondazione assistita a questa coppia anche se non c’era nessuna corrispondenza genetica. Cosa sarebbe accaduto se le due coppie fossero entrate in contatto diretto? Non siamo noi in grado di intervenire in situazioni del genere, per questo motivo lo farà un tribunale”.

La Commissione adotta indicatori per monitorare la trasformazione digitale dell’Europa

La Commissione ha adottato oggi gli indicatori chiave di prestazione (ICP) per misurare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi del decennio digitale 2030 e ha pubblicato orientamenti su come gli Stati membri dovrebbero strutturare le rispettive tabelle di marcia nazionali per conseguire gli obiettivi digitali.

Ciascun indicatore misurerà i progressi dell’UE verso gli obiettivi relativi a infrastrutture digitali, competenze, imprese e servizi pubblici. La Commissione presenterà i progressi compiuti nella prima relazione sullo stato del decennio digitale, che dovrebbe essere pubblicata dopo l’estate. Gli Stati membri inoltre dovrebbero utilizzare gli indicatori per definire le rispettive traiettorie al fine di perseguire gli obiettivi a livello nazionale.

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, ha dichiarato: “Con il decennio digitale 2030 abbiamo fissato la rotta per la trasformazione digitale dell’Europa insieme agli Stati membri. È fondamentale monitorare i progressi per rimanere sulla buona strada e realizzare collettivamente il futuro digitale previsto.”

Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha dichiarato: “Il decennio digitale 2030 è il nostro piano industriale per la trasformazione digitale dell’Europa, con obiettivi specifici per le infrastrutture digitali, le competenze, le imprese e i servizi pubblici. Ora dobbiamo tradurre questo piano in traiettorie concrete per conseguire gli obiettivi. Grazie agli indicatori chiave di prestazione definiti oggi, saremo in grado di misurare i progressi compiuti su queste traiettorie e di essere all’altezza delle nostre ambizioni. Lavorando insieme saremo in grado di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle tecnologie digitali nella nostra vita quotidiana e nelle nostre attività professionali entro il 2030.”

Entro il 9 ottobre gli Stati membri devono adottare le rispettive tabelle di marcia nazionali, in cui definiranno le traiettorie nazionali e le misure che intendono adottare al fine di contribuire allo sforzo collettivo dell’UE per conseguire obiettivi e traguardi entro il 2030.

Per approfondire

Rinnovo contratto medici, CIMO si prepara alla mobilitazione

Il sindacato dei medici CIMO si prepara alla mobilitazione e incontrerà i propri iscritti per far conoscere loro le implicazioni dell’ultima bozza del contratto collettivo nazionale che si sta discutendo in Aran. Dopo cinque mesi di trattativa, infatti, sono state accolte solo alcune richieste dei sindacati, peggiorando al contempo la formulazione di altri articoli più rilevanti. Emerge dunque con chiarezza la direzione che si intende dare alla contrattazione e al futuro dei medici dipendenti e del servizio sanitario pubblico: nonostante i numerosi tentativi di mediazione dell’Aran, le Regioni, che hanno realmente in mano il pallino e sono alle prese con una grave carenza di personale sanitario, pur di garantire i servizi intendono far lavorare di più e in condizioni peggiori i pochi camici bianchi rimasti, inficiando la qualità delle cure e incentivando la fuga dagli ospedali verso il privato e le cooperative.

Per fare alcuni esempi: nonostante il testo sancisca la volontà di migliorare “l’armonizzazione della vita privata e familiare” dei medici, di fatto la nuova formulazione dell’orario di lavoro non elimina il rischio di dover lavorare senza limiti orari per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, prevedendo, per le ore eccedenti, una retribuzione attraverso il fondo di risultato che vale in media 3.000 € l’anno, pari a circa 57 € a settimana. In concreto nulla di diverso rispetto a quanto previsto dal testo vigente che ha svuotato gli ospedali. Basti pensare che per un turno di 12 ore un medico a gettone può guadagnare fino a 1.700 euro.

Inoltre, l’eccessivo numero di guardie notturne e festive e di pronte disponibilità impedisce una reale continuità assistenziale, rallenta la normale attività di elezione nei reparti e penalizza la crescita professionale dei giovani medici, che rischiano di essere relegati a guardiani di posti letto.

Viene introdotta la possibilità che un direttore di dipartimento possa delegare alcune delle proprie funzioni da primario ad un medico di un altro reparto, determinando il rischio che ad esempio alcuni compiti del primario di pneumologia siano affidati ad un gastroenterologo.

Viene poi istituito il servizio fuori sede, per cui un medico che lavora in una azienda composta da diversi presidi potrà essere chiamato, senza alcun preavviso, a prestare la propria attività in uno di essi, che può essere distante anche decine di chilometri dalla propria sede di lavoro. Si introduce così la figura del medico itinerante.  

“La nostra non è una mera rivendicazione di categoria, perché la sempre più evidente carenza di medici negli ospedali è un’emergenza nazionale che mette in pericolo la tutela della salute dei cittadini – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO -. Considerata l’unanime volontà politica di frenare, a parole, la fuga dagli ospedali, ci siamo illusi che il rinnovo del contratto potesse rappresentare uno strumento utile a rendere gli ospedali nuovamente attrattivi. L’attuale bozza invece va nella direzione contraria rispetto a quella prospettata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che più volte ha dichiarato di voler migliorare le condizioni di lavoro del personale sanitario, e a cui chiediamo un sostegno. CIMO continuerà a partecipare alla trattativa con l’obiettivo di ottenere un miglioramento sostanziale del testo”, conclude Quici.

Gli appalti in sanità con il nuovo codice

Come saranno le nuove gare per dispositivi medici e farmaci nel nuovo codice degli appalti?

L’attenzione di tutti i commentatori è giustamente concentrata sullo studio delle numerose novità che il nuovo codice contiene, rispetto a quello del 2016, pur attuando le medesime direttive europee del 2014: segno che effettivamente la gestione complessiva di un progetto di acquisto cambierà significativamente rispetto al passato. Pochi o nulli sono invece al momento i commenti specialistici, su come impatteranno le nuove norme in settori ben determinati e comunque strategici negli acquisti pubblici.

Uno di essi è certamente quello degli acquisti in sanità, di dispositivi medici e di farmaci, che rappresenta un settore di rilevanza strategica nell’ambito della spesa pubblica ed anche, più nello specifico, per la realizzazione degli obiettivi del PNRR.

Vediamo allora qualche scenario per questo tipo di gare.

Intanto sul criterio di aggiudicazione: rimane la possibilità di aggiudicare al prezzo più basso i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato e tradizionalmente vengono ritenuti appartenere a questa categoria i farmaci. Sotto questo aspetto, però, recentemente Palazzo Spada ha chiarito che non tutte le gare farmaci possono essere aggiudicate secondo il criterio del prezzo più basso, dal momento che ciò è possibile a condizione che il confronto tra le caratteristiche tecniche dei due (o più) farmaci siano oggettivamente confrontabili senza ricorrere ad alcun tipo di discrezionalità (Cons. Stato, V, n. 7000/2020). Ciò che è stato escluso nel caso di farmaci posti in concorrenza sulla base del criterio dell’equivalenza terapeutica (Cons. Stato, III, n. 2797/2023). Ciò pone effettivamente le basi per l’obbligo di valutare le offerte con il criterio qualità-prezzo.

In questo senso, il principale ostacolo nelle gare farmaci svolte sotto il codice del 2016 è stato rappresentato dalla necessità che alla valutazione qualitativa venissero assegnati almeno il 70% dei punti totali per la valutazione delle offerte, relegando quindi il prezzo ad un ruolo secondario. Ciò che, almeno per i farmaci, appare oggettivamente comunque improbabile.

Spetta ora alle singole amministrazioni stabilire quanto pesa il prezzo e quanto la qualità

Perciò spetta ora alle singole amministrazioni stabilire quanto pesa il prezzo e quanto la qualità. Ci dovremo quindi attendere una rapida riapertura dei dossier di studi che avevano approfondito questa possibilità e gli scenari conseguenti, tanto dal lato del mercato quanto sul versante dell’acquirente pubblico, e che si erano bruscamente interrotti proprio per l’introduzione di questa soglia minima di valutazione qualitativa, non compatibile con il prodotto farmaceutico. Il tema principale sarà quindi non soltanto quanto peserà la qualità (magari anche soltanto pochi punti) ma soprattutto quali aspetti qualitativi valutare, in termini di caratteristiche intrinseche del prodotto, del suo “ciclo vita”, di servizi accessori o di risultati terapeutici.

Anzi, il nuovo codice conferma allo stesso tempo (con incremento della soglia minima a 140.000) l’obbligo di aggiudicare alla qualità-prezzo se la fornitura o il servizio abbiano notevole contenuto tecnologico o carattere innovativo. Se volessimo traslare questi concetti ai dispositivi medici, attrezzature, apparecchiature e dispositivi stessi di carattere innovativo e tecnologicamente avanzati non potranno essere aggiudicati al solo criterio del prezzo. Quando siano poche le imprese che fabbricano questi dispositivi si deve presumere che si tratti di prodotti innovativi, con obbligo di valorizzare il confronto qualitativo di soluzioni tecniche diverse adottate.

Quanto ai farmaci, la definizione di farmaco innovativo presenta caratteristiche peculiari, che non sempre possono essere assimilate al significato comune del termine “innovativo”: essi sono specificamente quelli (art. 10, comma 2, l. n. 189/2012) che possiedono tre elementi basilari (determina AIFA n. 1535/2017): bisogno terapeutico, valore terapeutico aggiunto e robustezza delle prove scientifiche. Nonostante questa normativa speciale, certamente tali caratteristiche – ed in particolare la seconda di esse – ben può far rientrare tali farmaci nel concetto di innovatività previsto dall’art. 108, comma 2, lett. c) del codice degli appalti.

Un secondo aspetto sembra specificamente destinato a mutare gli scenari nelle gare per l’acquisto di dispositivi medici. Il nuovo codice, ponendo fine ad una diatriba giurisprudenziale piuttosto articolata e non sempre lineare nelle soluzioni proposte, consente senza condizioni al Responsabile Unico del Procedimento (RUP) di prendere parte alla commissione di valutazione tecnica delle offerte. Ciò, sia chiaro, anche nelle gare aggiudicate al prezzo più basso, perché comunque si deve verificare la conformità tecnica del prodotto offerto alle caratteristiche richieste.

Nonostante la generale liberalizzazione, il RUP non potrà far parte della commissione tecnica se non abbia quelle “comprovate” competenze tecniche richieste da regolamenti interni all’Amministrazione stessa

L’art. 5 dell’allegato I.2. al codice prevede, però, che quando il RUP è membro della commissione tecnica e l’appalto riguarda forniture o servizi connotati da particolari caratteristiche tecniche, la stazione appaltante può richiedere specifiche comprovate competenze nel settore in questione. Tra l’elenco, non tassativo, degli esempi di questo tipo di appalti vi è proprio, al primo posto, la fornitura di dispositivi medici. Di conseguenza, nonostante la generale liberalizzazione, il RUP non potrà far parte della commissione tecnica se non abbia quelle “comprovate” competenze tecniche richieste da regolamenti interni all’Amministrazione stessa. Naturalmente, in questo tipo di appalti, se il RUP intende nominarsi membro della commissione dovrà attestare e comprovare il possesso delle competenze richieste nell’atto di nomina.

Benché nell’elenco non compaiano le gare per l’acquisto di farmaci, sembra che la tecnicità, la complessità normativa, scientifica e clinica di taluni prodotti farmaceutici faccia propendere per la stessa soluzione.

Un terzo aspetto riguarda infine le procedure per accordo quadro. Già nell’ultima parte della vigenza del codice del 2016 si era fatta avanti una certa interpretazione della funzione di queste procedure, nell’ambito dell’acquisto di farmaci e dispositivi medici, non più esclusivamente finalizzata alla formazione di una graduatoria da utilizzare nello stretto e rigido ordine di classifica, ma che invece consentisse al medico la scelta, tra i prodotti utilmente classificati, di quello più idoneo sotto il piano tecnico-terapeutico alla cura del paziente. Va ricordato, ad esempio, che già il T.A.R. per la Lombardia affermò, con riferimento ai dispositivi medici, che nell’ambito di un accordo quadro per la fornitura di apparecchi medici, è possibile derogare all’ordine fra imprese come risultante dalla classifica finale di gara per rispettare la prescrizione del medico e garantire così la continuità dell’assistenza a pazienti già in cura.

Queste indicazioni paiono ora fortemente rafforzate da una recente presa di posizione del Consiglio di Stato: secondo Palazzo Spada, è legittimo che l’Amministrazione assegni al medico prescrittore la possibilità di scegliere tra i prodotti inclusi nella graduatoria formatasi con una procedura per accordo quadro (in quel caso, secondo il criterio qualità-prezzo), prescrivendo quello ritenuto più idoneo al paziente in funzione delle specifiche esigenze cliniche e di usabilità.

Questa opportunità è confermata nel nuovo codice nella disciplina generale dell’accordo quadro (art. 59), che infatti pone come unica condizione che l’individuazione dell’operatore economico che effettuerà la prestazione avvenga “con decisione motivata in relazione alle specifiche esigenze dell’amministrazione”, esigenze in questo caso espresse dal medico prescrittore che impegna il SSN.

La soluzione offerta dal Consiglio di Stato è anche compatibile con la normativa speciale applicabile alle gare per l’acquisto di farmaci biologici e biosimilari, di cui all’art. 15, comma 11 quater, d.l. n. 95/12 e s.m.i., che infatti ammette, da un lato, che la graduatoria per accordo quadro sia formata non solo per prezzo, ma anche secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; dall’altro, che i pazienti devono essere trattati con uno dei primi tre farmaci in graduatoria (lett. b). È vero che su questa specifica norma in passato la giurisprudenza ha avuto posizioni orientate a privilegiare le esigenze di risparmio, così affermando una generalizzata preferenza del farmaco a prezzo più basso.

Al contempo, il nuovo codice potrebbe rappresentare il terreno fertile su cui ritornare a valorizzare la qualità negli acquisti in sanità.

Per approfondire

https://test.trendsanita.it/evento/nuovo-codice-dei-contratti-pubblici-cosa-cambia-per-il-settore-farmaceutico

Oblio oncologico: approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera il disegno di legge

La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha approvato il testo unificato del disegno di legge sull’oblio oncologico.

“Le nuove norme rappresentano un atto di libertà e di civiltà – ha dichiarato il Presidente della Commissione Ugo Cappellacci – Si tratta anche di un’azione che trova una condivisione amplissima al di là degli stessi confini della maggioranza che sostiene il Governo. Per questo confidiamo di raggiungere celermente la sintesi delle proposte presentate e di arrivare alla rapida approvazione delle disposizioni che liberino da ogni ostacolo o da ulteriori ed onerosi passaggi chi è guarito da un tumore e vorrebbe chiedere un prestito, stipulare un’assicurazione o adottare un figlio”.

Il testo dovrebbe approdare in Aula il 24 luglio e potrebbe essere approvato prima della chiusura estiva, programmata per il 4 agosto.

Il documento prevede che per stipulare o rinnovare contratti relativi a servizi finanziari, bancari, di investimento o assicurativi non si possano chiedere informazioni relative allo stato di salute sulle patologie oncologiche del contraente il cui trattamento attivo si sia concluso, senza episodi di recidiva, da più di dieci anni alla data della richiesta. Questo periodo è ridotto a 5 anni se la patologia è insorta prima dei 18 anni.

Per approfondire

Via libera definitivo del Senato al Dl Enti

È legge il Dl Enti, approvato in Senato con 100 sì, 74 no e un astenuto. Numerose le misure che riguardano la sanità. Tra queste, la possibilità per le guardie mediche che hanno anche il ruolo di medico di famiglia – circa 7mila in totale – di avere in carico fino a mille assistiti contro gli 850 attuali. L’emendamento approvato, con soddisfazione della Fimmg, consentirà ai medici del ruolo unico di assistenza primaria con incarico a quota oraria di 24 ore settimanali di garantire l’assistenza di base a 1,5 milioni di cittadini in più.

Ancora: si conferma la proroga al versamento del payback per le aziende produttrici di dispositivi medici dal 30 giugno al 31 luglio. Via libera alla stabilizzazione dei ricercatori precari di Irccs e Iza. La durata in carica di Cts e Cpr di Aifa è prorogata fino al prossimo 1° ottobre, in attesa della messa a regime della riforma.

Il provvedimento completo è disponibile cliccando qui: Dl Enti

Tommasa Maio (Fimmg): “Approvato un provvedimento legislativo che porta assistenza a 1.500.000 in più di cittadini e salvaguarda l’efficacia della guardia medica”

“Con questo ulteriore passaggio si conclude un iter legislativo che ai più potrebbe sembrare un tecnicismo, ma che di fatto avrà un impatto positivo per migliaia di professionisti e milioni di cittadini”. Le parole sono di Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg Continuità Assistenziale, che sin dai primi passi segue con attenzione il percorso dell’emendamento, approvato oggi in Senato, che vede come prima firmataria l’Onorevole Marta Schifone e che ha trovato un indispensabile sostegno nelle forze di maggioranza di Governo con l’impegno degli Onorevoli Paolo Emilio Russo e Alberto Luigi Gusmeroli. Ora si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

L’emendamento prevede fino al 2026 la possibilità per i medici del ruolo unico di assistenza primaria con incarico a quota oraria di 24 ore settimanali di avere in carico fino a 1.000 assistiti. Nel quadro di gravi carenze di professionisti che affligge molte aree del Paese, un provvedimento emergenziale come questo è importantissimo per contenere i danni della mancata programmazione. “Soprattutto se paragonato all’inerzia delle Regioni che da un lato lamentano carenze di medici e dall’altro continuano a causare ritardi nella pubblicazione dei bandi per la formazione delle nuove leve della medicina generale”. Un ritardo che impedisce al Ministero di provvedere all’avviso nazionale e, quindi, fissare la data del concorso che porterebbe a potenziare un’assistenza sul territorio sempre più capillare ed efficace già subito dopo il superamento del concorso.

Ad esprimere sollievo per l’approvazione in Senato dell’emendamento è anche il Segretario Generale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino. Non un caso, visto che l’organizzazione è da tempo impegnata nel monitorare e denunciare la desertificazione dell’offerta assistenziale pubblica e le difficoltà che devono quotidianamente affrontare medici e pazienti. “Quella di oggi ci sembra una buona notizia – dice Mandorino – perché consentirà di evitare che milioni di cittadini restino senza medico di famiglia e aiuterà a garantire il funzionamento della continuità assistenziale. Chiaramente, c’è ancora molto da fare, perché il problema delle carenze è un tema nazionale. Una questione che riguarda drammaticamente il Nord Italia ma che è sempre più sentito anche in molte aree del Sud”.

Federfarma Servizi celebra il suo 35° anniversario

Vicino alle farmacie. Dietro la risposta all’emergenza dell’irreperibilità̀ nazionale di mascherine, ai controlli sui dispositivi medici e sui DPI, agli accordi sui tamponi, sui test e la distribuzione dei vaccini, il comparto di aziende rappresentato da Federfarma Servizi è sempre stato in prima linea, solo apparentemente un passo indietro rispetto al bancone del farmacista. 

“Proprio a partire dal nostro stesso DNA di società di farmacisti, non solo celebriamo questo anniversario con lo spirito cooperativo e i valori che animano il nostro lavoro sin dall’inizio, ma possiamo affermare che la nostra mission si è evoluta di pari passo con i grandi cambiamenti che hanno toccato la farmacia in questi anni, soprattutto gli ultimi”, così Antonello Mirone, Presidente della sigla dal 2013.

“Siamo orgogliosi di sostenere che il nostro sistema ha tenuto alla pressione della pandemia e dimostrato che senza il ruolo di raccordo e coordinamento svolto dal nostro comparto, la sanità territoriale non può esistere. Sono migliaia i farmaci e i dispositivi – sottolinea Mirone – la cui assunzione deve avvenire in modo tempestivo e puntuale, anche quando c’è un’emergenza. Se questo efficace approvvigionamento in farmacia è possibile in qualunque situazione, si deve al lavoro delle nostre aziende”.

“In farmacia abbiamo risposto ai bisogni dei cittadini 540 milioni di volte se guardiamo solo ai primi due anni pandemici. Non distribuiamo prodotti, ma salute”, sottolinea Mirone, facendo riferimento alle migliaia di referenze di medicinali e dispositivi di uso quotidiano portati sul territorio come farmaci salvavita, presidi per l’incontinenza, test e tamponi, vaccini antinfluenzali e anti-Covid con le complessità di conservazione e trasporto che li caratterizzano.

A questo si aggiunge il ruolo svolto nell’ambito della prevenzione con la distribuzione di kit per gli screening gratuiti del cancro del colon retto e della cervice. 

Accanto all’impegno delle aziende, presenti su tutto il territorio nazionale, gli ultimi 35 anni sono stati segnati dagli sforzi dell’Associazione nel rappresentare nelle sedi istituzionali le istanze economiche e tecnico-normative, per garantire crescita e sostenibilità̀ del comparto.

“Oggi sappiamo bene che per continuare in questa mission abbiamo bisogno di una riforma della remunerazione che renda il nostro lavoro sostenibile e che tenga conto delle contingenze economiche, politiche nazionali e internazionali. La nostra attività – ha avvertito Mirone – non può prescindere dal mantenimento dei più alti standard qualitativi nelle attività di stoccaggio, conservazione e trasporto dei prodotti, pena la loro sicurezza ed efficacia. Ma per garantire tutto questo è necessario affrontare con il decisore politico il tema della sostenibilità del comparto, che non è un tema solo economico-finanziario, ma di sanità pubblica. Ne va infatti della salute di tutta la comunità”, ha concluso il Presidente.