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Fondazione Onda: Bollino Rosa per 367 ospedali nel nostro Paese

Fondazione Onda ha assegnato i Bollini Rosa per il biennio 2024-2025 agli ospedali che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie che riguardano l’universo femminile, ma anche quelle che riguardano trasversalmente uomini e donne in ottica di genere.

Rispetto al biennio precedente gli ospedali premiati sono aumentati, passando da 354 a 367. Oltre a una crescita numerica, assistiamo a un miglioramento qualitativo dei servizi erogati: gli ospedali che hanno ottenuto il massimo riconoscimento, tre Bollini, sono infatti passati da 107 dello scorso Bando a 126 di questa edizione. 188 strutture hanno conseguito due Bollini e 53 un Bollino. La premiazione è avvenuta in una cerimonia svoltasi presso il Ministero della Salute.

“L’undicesima edizione dei Bollini Rosa, che ha il patrocinio di 31 enti e società scientifiche, rinnova il nostro impegno nella promozione di un approccio gender-oriented all’interno delle strutture ospedaliere, riconoscendo l’importanza di servizi e percorsi a misura di donna, in tutte le aree specialistiche, che si distinguano per la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate”, afferma Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

Gli ospedali premiati con il Bollino Rosa vengono valutati alla luce dei percorsi inerenti sia alle specialità con maggior impatto epidemiologico nell’ambito della salute femminile, sia a quelle che trattano patologie che normalmente colpiscono entrambi i generi, ma con un approccio personalizzato. Vengono inoltre tenute in considerazione l’accoglienza e l’accompagnamento alle donne e i servizi offerti per la gestione di vittime di violenza.

La condivisione delle best practice

“I 367 ospedali premiati – continua la presidente – costituiscono una rete di scambio di esperienze e di prassi virtuose, un canale di divulgazione scientifica per promuovere l’aggiornamento dei medici e degli operatori sanitari. Allo stesso tempo gli ospedali con il Bollino Rosa rappresentano per la popolazione, l’opportunità di poter scegliere il luogo di cura più idoneo alle proprie necessità, nonché di fruire di servizi gratuiti in occasione di giornate dedicate a specifiche patologie, con l’obbiettivo di sensibilizzare e avvicinare a diagnosi e cure appropriate”.

La valutazione delle strutture ospedaliere e l’assegnazione dei Bollini Rosa è avvenuta tramite un questionario di candidatura composto da circa 500 domande, ciascuna con un valore prestabilito, suddivise in 15 aree specialistiche più una sezione dedicata ai servizi generali per l’accoglienza delle donne e una alla gestione dei casi di violenza sulle donne e sugli operatori sanitari. Un apposito Advisory Board, presieduto da Walter Ricciardi, professore di Igiene pubblica, Università del Sacro Cuore di Roma, ha validato i Bollini conseguiti dagli ospedali (zero, uno, due o tre) a seguito del calcolo del punteggio totale ottenuto nella candidatura, tenendo in considerazione anche gli elementi qualitativi di particolare rilevanza non valutati tramite il questionario (servizi e percorsi speciali, iniziative e progetti particolari ecc..).

Tre i criteri di valutazione tenuti in considerazione, la presenza di specialità cliniche che trattano problematiche di salute tipicamente femminili e trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, tipologia e appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici e servizi clinico-assistenziali in ottica multidisciplinare gender-oriented, l’offerta di servizi relativi all’accoglienza delle utenti alla degenza della donna a supporto dei percorsi diagnostico-terapeutici (volontari, mediazione culturale e assistenza sociale) e infine il livello di preparazione dell’ospedale per la gestione di vittime di violenza fisica e verbale.

Durante la cerimonia di premiazione è stato inoltre assegnato un riconoscimento speciale a 34 Referenti Bollino Rosa che si sono distinti negli anni per l’impegno e l’entusiasmo a sostegno delle iniziative di Fondazione Onda.

Sul sito www.bollinirosa.it è possibile consultare le schede degli ospedali premiati, suddivisi per regione, con l’elenco dei servizi valutati.

Verso una medicina moderna

“Una prestazione sanitaria di livello elevato, un’alta competenza specialistica coniugata all’attenzione al paziente e al suo benessere complessivo declinata in ottica di genere, con un particolare riguardo alla gestione dei casi di violenza verso le donne e gli operatori sanitari. È questa la filosofia con cui l’Advisory Board ha assegnato anche questo anno i Bollini Rosa promossi da Fondazione Onda – spiega Walter Ricciardi – Sono un segno concreto dell’attenzione che medicina, sanità e assistenza rivolgono alle donne cercando di praticare una medicina moderna, consapevole della complessità che la specificità di genere richiede. Mi auguro che siano sempre più gli ospedali candidati a bollini come questo”»”.

“Le farmacie lavorano attivamente per diffondere la cultura della medicina di genere, promuovendo screening di prevenzione mirati, ad esempio delle malattie cardiovascolari, i cui sintomi si manifestano in maniera molto diversa nelle donne rispetto agli uomini. In farmacia lavoriamo ogni giorno per informare in maniera chiara e corretta le donne affinché possano prendersi cura della propria salute”, dice Marco Cossolo, Presidente Federfarma nazionale.

“Quello della salute è da sempre un settore presidiato da Aon. Le aziende hanno un ruolo chiave nella salvaguardia della salute dei propri dipendenti e, a tendere, del proprio nucleo famigliare e ciò a cui stiamo assistendo è un crescente senso di responsabilità sia nella promozione del benessere psico-fisico delle persone, che nella sensibilizzazione alla prevenzione. Siamo estremamente orgogliosi di sostenere da diversi anni l’iniziativa Bollini Rosa della Fondazione Onda – dichiara Luca Franzi de Luca, vice presidente esecutivo di Aon S.p.A. – Questa iniziativa affronta un tema centrale come la parità di genere, riconoscendo le specificità dei due universi, femminile e maschile, e promuovendo diagnosi più accurate e percorsi di cura mirati da parte delle strutture ospedaliere. La Fondazione Onda ha dato un importante contributo allo sviluppo della medicina di genere e continuerà a farlo”.

Il valore del farmaco nella sanità digitale

La valorizzazione del farmaco nella sanità digitale rappresenta un’opportunità importante per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN): attraverso l’analisi e la gestione avanzata dei dati e delle informazioni, la sanità digitale offre una prospettiva innovativa per migliorare l’accesso equo alle cure e garantire la sostenibilità del sistema.
Il farmacista ospedaliero, come esperto nell’ottimizzazione e nel monitoraggio delle terapie, può beneficiare delle potenzialità della sanità digitale nell’analisi approfondita dei dati relativi ai farmaci e all’aderenza dei pazienti, per contribuire all’efficienza del sistema sia in fase di acquisizione del farmaco sia in fase di somministrazione e monitoraggio.
In collaborazione con il direttore sanitario, la sanità digitale offre strumenti avanzati per la gestione efficiente delle risorse, ottimizzando i costi e garantendo una distribuzione equa delle terapie. Questa sinergia tra dati digitali e competenze professionali contribuisce a costruire un sistema sanitario più resiliente e orientato al paziente, promuovendo un accesso equo alle cure e una sostenibilità a lungo termine.


Ne parliamo con:

  • Vito Ladisa
    Direttore Farmacia Ospedaliera, Istituto Nazionale dei Tumori, Milano
  • Lorenzo Sommella
    Direttore Sanitario, Policlinico Universitario Campus Bio-medico, Roma

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Pnrr: luci e ombre sulla rimodulazione della Missione Salute secondo Gimbe

Il 7 agosto 2023 l’Italia ha inviato alla Commissione Europea la Proposta per la revisione del Pnrr che, relativamente alla Missione Salute, chiedeva di eliminare 414 Case di Comunità, 76 Centrali Operative Territoriali, 77 ospedali di Comunità e 22 interventi di anti-sismica.

Il documento conteneva inoltre la richiesta di differimento delle scadenze per tre target/milestone: Centrali Operative Territoriali (+6 mesi), persone assistite attraverso la telemedicina (+12 mesi), ammodernamento parco tecnologico e digitale ospedaliero (+12 mesi). “La maggior parte delle modifiche – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – è stata motivata dall’aumento dei costi dell’investimento o dei tempi di attuazione, oltre che di ritardi nelle forniture e difficoltà legate all’approvvigionamento delle materie prime”.

Il 24 novembre 2023 la Commissione Europea ha approvato la proposta dove sono riportati i nuovi target quantitativi e le nuove scadenze, senza alcun riferimento a quelli della proposta iniziale.

“Nell’ambito delle attività del nostro Osservatorio sul Servizio Sanitario Nazionale – spiega Cartabellotta – abbiamo effettuato un’analisi comparativa tra la proposta originale e il documento approvato al fine di fornire un quadro oggettivo sulle modifiche apportate agli operatori del settore, informare i cittadini ed evitare strumentalizzazioni politiche”. La tabella 1 e la tabella 2 riportano, rispettivamente, le modifiche quantitative e i differimenti temporali delle scadenze.

Dove si riduce?

“Le modifiche approvate – spiega Cartabellotta – confermano le richieste di espungere varie strutture, ma i criteri e la distribuzione regionale al momento non son noti. Tuttavia, se ad essere espunte saranno le strutture da realizzare ex novo, saranno prevalentemente le Regioni del Centro-Sud ad essere penalizzate”. In dettaglio dovranno essere realizzate:

  • Case della Comunità: 1.038, rispetto alle 1.350 iniziali (-312)
  • Centrali Operative Territoriali: 480, rispetto alle 600 iniziali (-120)
  • Ospedali di Comunità: 307, rispetto ai 381 iniziali (-74)

Secondo quanto riportato nel piano di rimodulazione, gli investimenti espunti dovrebbero essere finanziati con le risorse del programma di investimenti in edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico (ex art. 20 L. 67/1988) non spese dalle Regioni.

“Tuttavia è bene sottolineare – precisa il presidente – che il documento approvato dalla Commissione Europea menziona tali fondi solo per compensare gli investimenti relativi all’antisismica“. In particolare, è stata aggiunta la misura M6C2-10 bis che prevede l’erogazione di almeno il 90% dei 250 milioni di euro per progetti finalizzati alla ristrutturazione e modernizzazione degli ospedali correlati agli Accordi di Programma di cui all’art. 20 della L. 67/88.

È previsto un incremento del target quantitativo, sia del numero di persone over 65 da prendere in carico in assistenza domiciliare (da almeno 800 mila a 842 mila), sia del numero di pazienti assistiti in telemedicina (da almeno 200 mila a 300 mila). “Un impegno – commenta il presidente – indubbiamente condivisibile, in linea con le necessità di potenziare ulteriormente l’Adi e, soprattutto, di espandere l’utilizzo della telemedicina. La cui vera implementazione è tuttavia condizionata dall’inserimento delle varie prestazioni nei livelli essenziali di assistenza, che oggi includono solo la tele-neuroriabilitazione”.

La rimodulazione prevede anche il differimento temporale del target relativo all’attivazione delle Centrali Operative Territoriali dal 30 giugno 2024 al 31 dicembre 2024 (+6 mesi).

Calano i posti letto in terapia intensiva

Le modifiche approvate confermano la riduzione del numero di interventi di antisismica negli ospedali e prevedono una riduzione dei posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva. In dettaglio sono previsti:

  • Interventi di antisismica: 84, rispetto ai 109 iniziali (-25)
  • Posti letto di terapia intensiva: 2.692, rispetto ai 3.500 iniziali (-808)
  • Posti letto di terapia semi-intensiva: 3.230, rispetto ai 4.225 iniziali (-995)

“La rimodulazione al ribasso del numero di posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva – commenta il Presidente – di ben 1.803 unità (ovvero 1 su 4) risulta poco comprensibile per almeno tre ragioni. Innanzitutto, non era prevista nella proposta di rimodulazione del 27 luglio 2023; in secondo luogo, riguarda un progetto già finanziato con i fondi del decreto rilancio; infine, il potenziamento di queste strutture rappresenta una misura chiave del nuovo piano pandemico”.

Considerato che trattavasi di un “progetto in essere”, già finanziato con le risorse del decreto rilancio (DL 34/2020), dal documento approvato dalla Commissione Europea non risulta in alcun modo se i posti letto “svaniti” verranno comunque realizzati.

Relativamente alla componente 2, la rimodulazione prevede anche il differimento temporale del target relativo all’installazione delle grandi apparecchiature dal 31 dicembre 2024 al 30 giugno 2026 (+18 mesi).

“L’aumento dei costi di realizzazione di opere preventivate in era pre-pandemica e antecedenti alla crisi energetica – conclude Cartabellotta – hanno reso inevitabile espungere un numero consistente di Case e Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali. Considerato che la distribuzione regionale delle opere da edificare non è omogenea, è indispensabile trovare un meccanismo di perequazione per evitare di lasciare indietro le Regioni meridionali nel processo di potenziamento e riorganizzazione dell’assistenza territoriale, visto che tra gli obiettivi trasversali del Pnrr vi è proprio la riduzione delle diseguaglianze regionali. Il rifinanziamento di queste strutture – come ripetutamente dichiarato dalle Istituzioni – con i fondi dell’ex. art. 20, oltre ad essere già stato ritenuto non applicabile dalle Regioni, non trova traccia nel documento approvato dalla Commissione Europea. Sicuramente positivo l’aumento degli over 65 assistiti in Adi e in telemedicina. Sull’incomprensibile taglio ai posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva sarebbe opportuno che le Istituzioni fornissero chiarimenti”.

PSOlink: analisi dei percorsi locali di presa in carico e gestione del paziente affetto da psoriasi

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La psoriasi è una patologia infiammatoria della pelle ad andamento cronico e recidivante, con una prevalenza nazionale tra l’1,8% e il 4,8%. La sintomatologia, la presenza di altre condizioni e l’alta visibilità della malattia determinano un significativo impatto psicosociale che altera la qualità di vita dei pazienti e condiziona negativamente attività quotidiane, produttività, opportunità lavorative e relazioni personali.

Il progetto PSOlink è nato con l’obiettivo di analizzare i percorsi locali di presa in carico e gestione del paziente affetto da psoriasi e individuare i gap da colmare, le priorità di intervento e le best practices esportabili, al fine di ottimizzare l’integrazione ospedale-territorio e garantire ai pazienti un più equo e rapido accesso alle cure.

Svolto nel periodo compreso tra settembre 2022 e luglio 2023, il progetto ha coinvolto i professionisti della gestione del paziente con psoriasi afferenti a cinque aree sanitarie regionali italiane: ASU Friuli Centrale, ASL Roma 2, ASL1 della Regione Abruzzo, ASP3 Catania e area della provincia di Messina.

Il progetto PSOlink ha permesso di far emergere i reali need nelle realtà ospedaliere e territoriali italiane, con soluzione condivisa da adottare rivolta all’implementazione dei percorsi di presa in carico e gestione che prevedano, come elementi fondamentali, la cogestione tra ospedale e territorio, la multidisciplinarità e la digitalizzazione dei processi, con telemedicina e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico per la condivisione dei dati.

Il presente ebook ripercorre il progetto e ne illustra, in sintesi, i risultati.

Tumore al polmone: come cambia l’epidemiologia in Italia

Tumore al polmone: la mortalità femminile registrata negli ultimi 30 anni è in calo. Questa riduzione di mortalità è “in ritardo” di 35 anni rispetto al calo che ha interessato già prima gli uomini. Cosa significa? E quali iniziative in termini di politiche sanitarie e di comunicazione della prevenzione sarebbero opportune?

Ne parliamo con il Dottor Lauro Bucchi, epidemiologo del Registro Tumori dell’Emilia-Romagna e il Professor Annibale Biggeri, ordinario di Statistica Medica del dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità pubblica dell’Università di Padova, tra gli autori dello studio “Epidemiologic transition of lung cancer mortality in Italy by sex, province of residence and birth cohort”, recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer.

Valutazione HTA dell’impianto di protesi transfemorale per osteointegrazione rispetto alle protesi modulari tradizionali

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Introduzione

La DSA (Direct Skeletal Attachment) si configura come una tecnica innovativa, a partire dagli anni ’60-’70, utilizzabile in pazienti che subiscono un’amputazione e necessitano di una connessione sicura e confortevole tra l’arto residuo e quello protesizzato. Ad oggi si registra un volume di operazioni pari a 150 pazienti, mediante utilizzo di tale tecnica, in Svezia, Germania, Paesi Bassi e Australia e i pazienti descrivono il vivere con una protesi osteointegrata come un cambiamento rivoluzionario, non solo in termini di miglioramenti funzionali oggettivamente confermati, ma anche in relazione alla qualità della vita e agli aspetti estetici [Kapp et al., 2000].

L’impianto mediante protesi transfemorale è un’alternativa innovativa rispetto al trattamento con protesi esoscheletriche

L’impianto mediante protesi transfemorale si configura come un’alternativa innovativa rispetto al trattamento con protesi esoscheletriche, caratterizzate da un’invasatura e quindi da una struttura portante rigida [Kapp et al., 2000].

Considerando tale alternativa tecnologica, l’obiettivo del presente contributo consiste nella definizione dei potenziali vantaggi correlati all’introduzione in pratica clinica della tecnica DSA, in comparazione con le protesi modulari tradizionali.

Nello specifico si vuole comprendere l’impatto in termini di efficienza economica e organizzativa, nonché i benefici clinici (valutando gli aspetti di efficacia e sicurezza) per i pazienti, adottando il punto di vista di una ASST lombarda, anche in relazione alla possibilità di introdurre una tariffa di rimborso tramite Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Metodologia

Per il raggiungimento dell’obiettivo è stata condotta una valutazione di Health Technology Assessment (HTA) procedendo alla disamina delle 9 dimensioni previste dal Core Model di EUnetHTA [EUnetHTA, 2016], in logica comparativa tra scenario AS IS (utilizzo di protesi modulari tradizionali) e scenario TO BE (protesi transfemorali per osteointegrazione):

  1. rilevanza generale della patologia
  2. rilevanza tecnica
  3. sicurezza
  4. efficacia
  5. impatto economico-finanziario
  6. impatto organizzativo
  7. aspetti etici e sociali
  8. impatto di equità
  9. impatto legale

Ai fini della valutazione, è stata dapprima individuata e analizzata la letteratura di riferimento, utilizzando come banche dati Scopus e Pubmed, ricorrendo a strumenti di validazione delle evidenze scientifiche da un punto di vista qualitativo, mediante l’utilizzo della scala CASP, così da comprendere i parametri di efficacia e di sicurezza delle due tecnologie oggetto di valutazione.

Inoltre, ai fini dell’analisi, sono stati utilizzati strumenti quantitativi utili per popolare le nove dimensioni oggetto di indagine:

  1. analisi di processo per valorizzare economicamente il percorso del paziente nei due scenari di riferimento
  2. Budget Impact Analysis (BIA), assumendo un orizzonte temporale di 12 mesi, così da comprendere la sostenibilità finanziaria dell’adozione della nuova tecnologia
  3. quantificazione dell’impatto sociale, procedendo con la definizione del costo di mancata produttività in capo al paziente e all’eventuale caregiver.

A livello qualitativo, si è proceduto mediante la definizione di un questionario, somministrato a professionisti afferenti all’ASST di riferimento (3 fisioterapisti, 1 specialista di medicina fisica e riabilitazione e 2 chirurghi vascolari), al fine di validare i profili di efficacia e di sicurezza reperiti dalle evidenze scientifiche, nonché per comprendere le percezioni in riferimento a impatto sociale ed etico, accessibilità alle cure, impatto legale e impatto organizzativo, utilizzando una scala di valutazione Likert variabile da un minimo di -3 (impatto fortemente negativo) a un massimo di + 3 (impatto fortemente positivo).

A conclusione della fase di assessment delle dimensioni, è stata simulata la fase di appraisal della tecnologia, implementando un’analisi decisionale a criteri multipli (MCDA), così da comprendere l’alternativa tecnologica connotata da un più alto valore aggiunto [Thokala et al., 2016].

Risultati

Risultati derivanti da letteratura

Per un’adeguata analisi di letteratura è stato, in primo luogo, strutturato il PICO d’indagine (Tabella 1), e in seguito è stata condotta una ricerca su Scopus e PubMed utilizzando la seguente stringa di ricerca: (DSA OR direct skeletal attachment) AND (osseointegrated OR osseointegration OR bone anchored OR transfemoral) AND prosthesis.

P = PopulationPazienti con amputazione transfemorale
I = InterventionImpianto di protesi transfemorale per osteointegrazione
C = ComparatorImpianto di protesi modulari tradizionali
O = OutcomeEfficacia e sicurezza per i pazienti (es. n. complicazioni, n. reinterventi, necessità di prolungare la riabilitazione)

Tabella 1. Il PICO di indagine

Grazie alla ricerca bibliografica, sono stati identificati 122 paper, dei quali 8 paper sono stati considerati per popolare le dimensioni dell’HTA [Thesleff et al., 2018; Pitkin, 2013; Tomaszewski et al., 2012; Frossard et al., 2019; Al Muderis et al., 2016; Frossard, et al., 2018; Kunutsor et al., 2018; Berg et al., 2021].

Per quanto riguarda il parametro di sicurezza, il beneficio principale risulta legato al design dell’impianto per osteointegrazione e alla durata dell’integrità dell’interfaccia di connessione tra i tessuti umani [Pitkin, 2013]. La complicanza più frequente è rappresentata dalle infezioni dei tessuti molli, seguita dalla rottura della componente ossea in prossimità dell’innesto della protesi.

Da un punto di vista di efficacia, la letteratura conferma una miglior distribuzione delle sollecitazioni ossee durante la normale deambulazione a seguito di intervento con tecnica DSA, in quanto, eliminando il riassorbimento osseo presente intorno agli annessi, il rischio di rottura ossea dopo l’esecuzione risulta inferiore [Tomaszewski et al., 2012]. Attualmente l’aumento maggiore di BMD (Bone Mineral Density) è stato registrato in prossimità degli impianti innovativi con valori pari al 28%, rispetto al 18%, in caso di soluzioni tradizionali [Frossard, et al., 2018].

Risultati della valutazione economico-finanziaria

Per una corretta valorizzazione economica del percorso del paziente, sono stati delineati due differenti scenari:

  1. utilizzo di protesi tradizionale, che non richiede, salvo complicazioni, ulteriori interventi chirurgici;
  2. utilizzo di protesi osteointegrata, per la quale solitamente vengono richiesti due interventi chirurgici.

Si è proceduto alla definizione delle macro-fasi che compongono il percorso del paziente, identificando otto macro-fasi di riferimento previste in entrambi gli scenari oggetto di analisi: analisi pre-chirurgica, pre-ricovero, primo intervento chirurgico, prima visita di controllo, pre-ricovero, secondo intervento chirurgico, seconda visita di controllo, riabilitazione.

La differenza tra lo scenario tradizionale e lo scenario innovativo è dettata e guidata dalle risorse coinvolte

La differenza tra lo scenario tradizionale e lo scenario innovativo è dettata e guidata dalle risorse coinvolte; l’identificazione delle attività di cui si compone il percorso di presa in carico e la conseguente valorizzazione economica hanno consentito di determinare il costo totale unitario del percorso, come si evince dalla Tabella 2.

Step di processoScenario TO BE – Utilizzo di protesi osteointegrataScenario AS IS – Utilizzo di protesi tradizionale
1Analisi pre – chirurgica (rx + analisi del moncone)115,90 €8.611,40 €*
2Pre – ricovero337,60 €
3Primo intervento chirurgico (impianto chiodo e posizionamento tappo di chiusura)28.643,80 €
4Prima visita di controllo152,63 €
5Cura della stomia167,20 €648,20 €
6Pre-ricovero337,60 €
7Secondo intervento chirurgico (impianto chiodo e posizionamento tappo di chiusura)3.163,80 €.
8Seconda visita di controllo152,63 €461,00 €
9Riabilitazione2.691,60 €6.187,40 €
TOTALE COSTI35.762,76 €15.908,00 €

Tabella 2. Valorizzazione economica dei percorsi

 * comprensivo del costo della protesi

Infine, l’analisi di impatto sul budget (BIA), con un orizzonte temporale di 12 mesi e al fine di comprendere l’impatto finanziario incrementale o decrementale delle protesi innovative rispetto alle protesi tradizionali, è stata condotta considerando come popolazione target i pazienti afferenti presso l’ASST, e in particolare consultando i dati reperiti dal Controllo di Gestione, relativi all’anno 2022, è stato considerato un bacino di soggetti a episodio di ricovero per amputazione di arto inferiore pari a 4 pazienti. La distribuzione di questi 4 pazienti sulla base del tasso di utilizzo delle due tipologie di protesi è rappresentata all’interno della Tabella 3.

Scenari di riferimentoProtesi modulari tradizionaliProtesi con tecnica DSA
Scenario tradizionale (AS IS)100% (4 pazienti)0%
Scenario innovativo (TO BE)75% (3 pazienti)25% (1 paziente)

Tabella 3. Scenari di riferimento per l’analisi di impatto sul budget

In linea generale, l’introduzione delle protesi per osteointegrazione porterebbe a un incremento generale dei costi pari al 23,78%, considerando il punto di vista aziendale (Tabella 4).

ScenarioCosto unitarioN° pazientiCosto totale pazientiCosto totale scenario
Scenario tradizionale (AS IS)€ 15.9084€ 63.632€ 63.632
Scenario innovativo (TO BE)€ 35.762,751€ 35.762,75€ 83.486,75
€ 15.9083€ 47.724
Delta scenario TO BE rispetto allo scenario AS IS+ 23,78 %

Tabella 4. Risultati dell’analisi di impatto sul budget

Dimensioni qualitative: le percezioni dei professionisti

La Tabella 5 mostra le percezioni degli esperti coinvolti, in riferimento alle dimensioni di sicurezza, efficacia, equità, impatto sociale ed etico, impatto legale e impatto organizzativo.

Dimensioni qualitativeProtesi tradizionaliProtesi per osteointegrazione
Sicurezza0,261,1
Efficacia0,022,16
Equità1,06-0,82
Impatto sociale ed etico0,341,48
Impatto legale0,760,87
Impatto organizzativo di breve periodo (12 mesi)0,591,31
Impatto organizzativo di lungo periodo (36 mesi)0,501,09

Tabella 5. Percezioni dei professionisti coinvolti: -3 (impatto molto negativo), +3 (impatto molto positivo)

In riferimento agli impatti clinici di sicurezza e di efficacia, i professionisti coinvolti hanno espresso una preferenza della protesi innovativa rispetto a quella tradizionale.

Da un lato, per quanto concerne il profilo di sicurezza, la media per le protesi tradizionali è pari a 0,26, mentre è pari a 1,10 per le protesi innovative: ciò testimonia che quest’ultima tecnologia ha un impatto molto rilevante sugli eventi avversi, considerando differenti livelli di entità, e sugli aspetti di sicurezza legati all’ambiente, ai professionisti sanitari e ai caregiver.

Per gli impatti clinici di sicurezza e di efficacia, i professionisti coinvolti hanno espresso una preferenza verso la protesi innovativa rispetto a quella tradizionale

Gli aspetti di sicurezza risultano invece invariati, comparando tecnologia standard e tecnologia innovativa, per quanto concerne il punto di vista del paziente. Sicuramente, gli esperti dichiarano come la protesi innovativa sia maggiormente tollerata da parte del paziente, a giustificazione del fatto che vi è minor possibilità di rigetto della protesi e una qualità di vita migliore che consente al paziente di poter utilizzare la protesi per molte più ore senza subire alterazioni a contatto con acqua o con la pelle.

Considerando il profilo di efficacia, i professionisti coinvolti rilevano una superiorità delle protesi innovative rispetto alle protesi tradizionali, in riferimento alle prestazioni raggiunte dal paziente, a seguito di impianto, in particolare considerando normali attività come camminare, correre, avere una stabilità migliore in termini di equilibrio nonché a livello posturale e di percorso riabilitativo post-intervento.

Da un punto di vista di accessibilità alle cure, quindi focalizzando l’attenzione sulla dimensione di equità, è possibile affermare che le due tecnologie non divergono significativamente (tecnologia tradizionale: -0,82 versus tecnologia innovativa: 1,06). Il dispositivo innovativo non dimostra un impatto significativo sull’accessibilità e sul numero di nuovi potenziali utilizzatori. Questo aspetto, dal punto di vista aziendale, non risulta essere un fattore rilevante poiché l’obiettivo risulta essere il miglioramento della qualità di vita del paziente nonché una minore occorrenza di eventi avversi.

Differentemente all’impatto sull’equità, per l’impatto sul bisogno sanitario e sugli aspetti di natura etica, le due tecnologie presentano punteggi medi nettamente differenti.

Per l’impatto sul bisogno sanitario e sugli aspetti di natura etica, le due tecnologie presentano punteggi medi nettamente differenti

Nel dettaglio, risulta importante sottolineare la capacità delle protesi per osteointegrazione di agire sull’abbattimento dei costi sociali (0,29 per le protesi osteointegrate vs -0,29 per le protesi tradizionali), intesi come i costi direttamente sostenuti dal paziente e dalla famiglia del paziente stesso per la gestione della patologia, giacché le protesi per osteointegrazione sono in grado di ridurre i giorni di cura antibiotica post operazione, senza particolare ricorso a infusione per endovena.

Inoltre, la protesi innovativa dimostra un miglioramento sulla qualità di vita dei soggetti coinvolti (pazienti, caregiver e familiari) grazie all’attuazione di una procedura più snella che prevede una riduzione dei giorni di degenza, una minore possibilità di rigetto della protesi e una riabilitazione più veloce del soggetto coinvolto.

Prendendo in considerazione invece la dimensione organizzativa, emerge come la tecnologia innovativa presenti un punteggio medio pari a +1,31, rispetto alla prassi clinica attuale che è caratterizzata da un punteggio medio pari a +0,59. Si riscontrano, fin dal breve periodo, dei miglioramenti in riferimento all’impatto della tecnologia sulla riduzione del numero di processi post-impianto e sul miglioramento dell’intero percorso di degenza del paziente.

Tuttavia, l’introduzione del nuovo dispositivo risulta essere maggiormente complessa dal punto di vista degli operatori e questo viene confermato dal fatto che essi dovranno sostenere corsi di formazione aggiuntivi nonché una riprogrammazione delle attività con una conseguente ottimizzazione delle risorse disponibili quali posti letto e sale operatorie, rivalutando le liste di attesa e gli slot di prenotazione delle sale operatorie. La propensione al cambiamento e la curva di apprendimento dell’operatore non risultano affette negativamente dall’introduzione delle protesi per osteointegrazione.

Costo sociale e mancata produttività: valorizzazione economica

In ultimo, la definizione della mancata produttività è stata svolta sulla base del numero di accessi presso il centro clinico di riferimento per l’effettuazione dell’operazione di amputazione e di successivo innesto della protesi, considerando anche le attività da svolgersi in ambito riabilitativo e ipotizzando la necessità di due visite di controllo a seguito di intervento.

Come si può osservare nella Tabella 6, il costo sociale medio (ponderato rispetto alla percentuale di pazienti testati) è nettamente inferiore per la tecnologia innovativa rispetto alla tradizionale, con un delta di 113.452,95 € (78%), considerando i primi 12 mesi di analisi.

 Protesi tradizionaliProtesi osteointegrate
N. di accessi5125
Valorizzazione della mancata produttività paziente45.900,00 €10.312,50 €
Valorizzazione della mancata produttività caregiver54.162,00 €12.186,75 €
Valorizzazione della mancata produttività correlata al trasporto46.267,20 €10.395,00 €
Mancata produttività totale146.329,20 €32.876,25 €
Scostamento-113.452,95 €
Scostamento (%)-78%

Tabella 6. Definizione del costo sociale

Conclusioni

A conclusione della fase di assessment è stata condotta un’analisi decisionale a criteri multipli (MCDA).

Come mostra la Figura 1, la tecnologia tradizionale ha acquisito un punteggio pari a 0,63 mentre la tecnologia innovativa ha acquisito un punteggio pari a 0,76. La differenza sostanziale riguarda la dimensione della sicurezza, a favore della tecnologia innovativa (0,72) rispetto a quella tradizionale (0,22), per via soprattutto della capacità delle protesi innovative di ridurre il rischio di eventi avversi e di una lunga riabilitazione, con importanti benefici clinici e saving organizzativi per la gestione degli stessi.

Al contrario, per tale dispositivo vige una condizione di indisponibilità sul territorio, che genera un punteggio negativo per quanto riguarda l’equità di accesso, potendo potenzialmente generare anche svantaggi in termini di riduzione delle liste di attesa.

Figura 1. Risultato dell’analisi decisionale a criteri multipli

In conclusione, dunque, disporre di protesi per osteointegrazione comporta benefici positivi da un punto di vista clinico-assistenziale e garantisce vantaggi organizzativi ed economici per la struttura ospedaliera.

Bibliografia

Teseo, un progetto pilota al servizio delle persone con demenza

Una popolazione sempre più anziana che passa gli ultimi anni in condizioni di salute sempre peggiori. È il quadro che emerge dalle analisi Istat: il nostro Paese è tra quelli con un’aspettativa di vita più elevata (83,6 anni, contro una media di 81 anni nel resto del mondo), ma anche quello con i livelli più bassi rispetto alla media europea per quanto riguarda la qualità della vita della popolazione anziana.

Da questi dati ha preso il via “Teseo. Fragilità e demenze in una comunità che cura”, un progetto sviluppato da Fondazione Don Gnocchi – con Airalzh Onlus, Associazione per la Ricerca Sociale, Caritas Ambrosiana e Sociosfera Onlus – che è tra i vincitori del bando “Welfare in Ageing” della Fondazione Cariplo, con un finanziamento di 600 mila euro.

L’obiettivo del progetto è quello di costruire un modello di intervento innovativo, sostenibile e replicabile, basato su azioni in filiera, adeguato ai nuovi bisogni della popolazione anziana a rischio di compromissione cognitiva e demenza, sussidiario e complementare alle risorse della comunità e a quelle istituzionali.

Il progetto – di durata biennale – prenderà forma nella città di Milano con la prospettiva di proporsi come modello nell’ambito del Terzo Settore per tutto il territorio nazionale.

Dalla rilevazione Istat 2019 sull’“Invecchiamento attivo e condizione di vita degli anziani in Italia”, emerge che nel nostro Paese, su 13,8 milioni di over 65, 4,37 milioni vivono da soli; questi rappresentano il 7,1% della popolazione complessiva.

Inoltre, il 15% degli anziani dichiara di non incontrare nessun amico nel tempo libero; la solitudine colpisce particolarmente le donne e chi ha un livello di istruzione più basso. È proprio per fronteggiare questo scenario che prende vita il progetto “Teseo”, che vuole proporsi come strumento per supportare gli anziani e i loro familiari ad orientarsi nei diversi percorsi, per aiutarli a superare i limiti della frammentarietà dei servizi e la marginalità delle informazioni.

Un progetto che si prefigge di unire in rete tutte le parti coinvolte – sociali e sanitarie – adeguato ai nuovi bisogni della popolazione anziana o a rischio di fragilità e complementare alle risorse della comunità che sta loro intorno.

I diversi passaggi

In questa prima fase si sta iniziando a comporre la macchina organizzativa del progetto e sviluppando la tecnologia necessaria, parallelamente si sta lavorando sulla formazione e promozione. Il primo passo riguarda, infatti, l’organizzazione del “sistema” che si prenderà cura dell’anziano, della sua famiglia e del caregiver favorendone l’accesso ai servizi e la continuità di cura: attraverso una Centrale operativa unica che si occuperà di strutturare modelli organizzativi per la presa in carico integrata oltre che di intercettare tempestivamente i bisogni e progettare risposte personalizzate.

Tutto questo verrà realizzato tramite sistemi tecnologici digitalizzati: dalla realizzazione di un sito dedicato, al software di gestione, all’attivazione di portali familiari e sanitari di medicina generale, agli interventi di tele-medicina, tele-assistenza e tele-riabilitazione. Contemporaneamente si attueranno i percorsi di formazione, supervisione e aggiornamento di tutti gli operatori coinvolti nel progetto, differenziati per ambito e per ruolo professionale.

Seguirà l’avvio di un percorso di scambio formativo tra pari sulla base delle esperienze e conoscenze generate dal progetto. Il progetto attribuirà, infine, un alto valore alle azioni di monitoraggio e valutazione che ne seguiranno l’intero sviluppo, l’intento è quello di produrre – con robuste evidenze scientifiche – gli elementi di sostenibilità e replicabilità del modello sperimentato.

Saranno proprio queste evidenze a permettere al progetto Teseo di diventare un modello replicabile nel territorio italiano: innovativo e inedito dal punto di vista della struttura e dell’organizzazione, destinato ad essere precursore nell’ambito del terzo settore per comporre bisogni e risorse per una comunità accogliente a servizio della popolazione fragile.

“La demenza è una malattia cronica e progressiva, con sintomi difficili da decodificare – spiega Fabrizio Giunco, geriatra, direttore del Dipartimento Cronicità della Fondazione Don Gnocchi e responsabile del progetto -. La diagnosi è spesso tardiva, il percorso diagnostico può essere incompleto e discontinuo e le famiglie faticano a trovare soluzioni compatibili con le loro esigenze. Il sistema è frammentato, non facilmente accessibile e con una netta separazione tra risposte sanitarie e sociali. La malattia può durare anche 10-15 anni, durante i quali le famiglie sono spesso “case manager di sé stesse”. E la ricerca di soluzioni può essere ancora più difficile o impossibile per le persone più sole o socialmente vulnerabili”.

Farmaci orfani, in arrivo l’ultimo rapporto OSSFOR

Sarà presentato il 12 dicembre a Palazzo Giustiniani il VII Rapporto Annuale OSSFOR, realizzato da OMaR – Osservatorio Malattie Rare e da CREA Sanità – Centro per la Ricerca Economica Applicata alla Sanità. Il report offre una panoramica aggiornata del mondo delle malattie rare e dei farmaci orfani.

Realizzato in collaborazione con importanti esperti del settore, contiene un approfondimento dedicato alla normativa che regolamenta il settore, illustra i processi e le tempistiche dei percorsi autorizzativi dei farmaci orfani, approfondisce i consumi e la spesa regionale e raccoglie una fotografia delle sperimentazioni in corso nel mondo con un focus dedicato all’Italia.

In occasione dell’evento di presentazione, che si terrà su iniziativa del senatore Francesco Zaffini, verranno affrontati alcuni temi di maggior interesse quali la governance delle malattie rare, il riordino delle reti, la revisione dei regolamenti per i farmaci orfani.

Con l’aiuto delle Associazioni dell’Alleanza Malattie Rare, si parlerà del Piano nazionale malattie rare e della regolamentazione del settore per capire quali sono i problemi che i pazienti e le famiglie affrontano ed individuare le possibili soluzioni.

Infine, si discuterà dell’applicazione del regolamento europeo per i farmaci orfani che andrà a modificare l’intero settore.

OSSFOR – Osservatorio Farmaci Orfani è il primo centro studi e think-tank dedicato al mondo dei farmaci orfani e delle malattie rare e viene implementato grazie al contributo non condizionante di Amicus Therapeutics, Chiesi Global Rare Diseases Italia, Janssen Italia, Kyowa Kirin, PTC Therapeutics, Sanofi, Sobi Italia e Takeda.

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La responsabilità medica alla prova della legge (che è incompleta)

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Quando è stata approvata è stata salutata come una legge lungimirante, che sarebbe intervenuta sulla responsabilità sanitaria tutelando sia il medico sia il paziente. 

A distanza di 6 anni, però, mancano i decreti attuativi che sarebbero necessari per renderla pienamente operativa.

È la legge Bianco-Gelli: varata nel 2017, prevede da un lato che i professionisti si attengano a linee guida elaborate da enti e istituzioni e dalle società scientifiche e disciplinate con decreto dal Ministro della salute. In questo contesto, il medico non può essere punito per imperizia se si è attenuto alle raccomandazioni pubblicate.

Dall’altro lato il sanitario che si è comportato in modo conforme alle linee guida non è più sottoposto a sanzioni penali per colpa lieve, ma viene punito solo in caso di colpa grave, ferma restando la prevenzione del rischio sanitario.

Il testo prevede inoltre l’obbligo di predisporre un’adeguata copertura assicurativa per ogni professionista per gli eventuali risarcimenti derivanti da colpa grave e quella per le strutture.

Obiettivo: ridurre i costi legati alla medicina difensiva (che si stima costi al Ssn 11 miliardi di euro all’anno) e le pratiche opportunistiche, mantenendo ferma la tutela del paziente (e quella del medico).

Depenalizzazione in salita

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha istituito un tavolo per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica e per rivedere la legge Bianco-Gelli.

L’intenzione è avere un’idea precisa del quadro normativo e delle maggiori criticità, per muoversi di conseguenza in base alle informazioni raccolte. Tuttavia, i sindacati lamentano la carenza di aggiornamenti sull’andamento dei lavori.

Quasi impossibile depenalizzare la responsabilità medica

A differenza del ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva detto si sarebbe impegnato nella depenalizzazione della responsabilità medica, Nordio fin dall’insediamento della Commissione è stato più cauto: “Mi rendo conto che è molto difficile per non dire impossibile una depenalizzazione del reato di colpa medica – aveva dichiarato all’epoca – perché bisognerebbe intervenire sulla struttura complessiva di omicidio e lesioni colpose, della responsabilità omissiva, del nesso di causalità e via dicendo. Tuttavia, si può ridurre la possibilità di aggredire gli operatori sanitari con denunce e cause civili: il paziente è il primo interessato ad avere un medico che operi in serenità”.

È recentemente approdato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge presentato da alcuni deputati della Lega, con prima firmataria Simonetta Matone, che va nella direzione opposta a quella auspicata dalle associazioni di categoria, limitando il potere delle linee guida in caso di lesioni gravi.

Pierino Di Silverio, Segretario nazionale di Anaao Assomed, in una nota ha parlato di “idee strampalate”, sottolineando che “depenalizzare l’atto medico non significa sottrarsi a eventuali responsabilità, bensì prendere atto che il medico non può essere sottoposto a tre tribunali (ospedaliero, ordinistico e civile) e che per giudicare non si può partire da una presunzione di colpevolezza”.

“Il numero di contenziosi è elevatissimo, ma in oltre il 90% dei casi si riduce con una non condanna del medico – rileva Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed – Spesso si tratta di problemi di natura organizzativa”.

Il modello francese

E se il timore di un contenzioso legale può spingere un medico a prescrivere visite ed esami in un numero superiore a quanto sarebbe necessario, che cosa dire per chi deve entrare in sala operatoria? “Purtroppo questa “cattiva aria” ha un impatto”, afferma Marco Scatizzi, presidente dell’Acoi, l’Associazione chirurghi ospedalieri italiani.

“I più anziani vanno in sala operatoria preoccupati – prosegue -, mentre i giovani scelgono altre branche con meno contenziosi e più disponibilità per quanto riguarda la libera professione, quindi con stipendi più alti, meno azioni legali e orari più umani”.

Anche se facciamo tutto bene purtroppo in sala operatoria le cose possono andare male

Senza contare che “ospedali e chirurghi sono diventati istituzioni non assicurabili – afferma Pierluigi Marini, past president di Acoi – Gli ospedali molto spesso sono privi di copertura considerati – con la chirurgia – ad alto rischio. Poiché le compagnie assicurative considerano il rischio d’impresa non accettabile, le gare per assicurare gli ospedali vanno deserte“.

L’Italia e la Polonia sono gli unici due Paesi in Europa a prevedere sanzioni penali per gli errori medici.

L’Acoi, con il proprio ufficio legale, ha prodotto un documento con alcune proposte che sono state consegnate e relazionate alla Commissione Nordio. “Di fatto abbiamo proposto un modello alla francese basato sul riconoscimento di un indennizzo per l’area terapeutica – spiega Scatizzi – Questo perché anche se facciamo tutto bene purtroppo le cose possono andare male in sala operatoria. In casi come questo non ha senso risarcire, poiché non c’è colpa, ma è corretto fornire un indennizzo”.

Dal 2005 l’Alto Adige sta sperimentando un sistema di indennizzo alla francese nell’ambito di commissioni conciliative regionali che favoriscono accordi stragiudiziali.

Quando l’intelligenza collettiva viene in aiuto

Un team di ricerca del Max Planck Institute for Human Development, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr e della Norwegian University of Science and Technology ha sviluppato un approccio basato sull’intelligenza collettiva per aumentare l’accuratezza delle diagnosi mediche: emerge che una soluzione completamente automatizzata aumenta significativamente l’accuratezza diagnostica.

Mettere insieme le diagnosi di più medici migliora l’esito del consulto, ma combinare i diversi riscontri non sempre è semplice.

I ricercatori hanno hanno testato la loro soluzione su 1.333 casi medici, ognuno dei quali è stato diagnosticato in modo indipendente da 10 medici. La soluzione collettiva ha aumentato in modo sostanziale l’accuratezza diagnostica: i singoli partecipanti hanno raggiunto il 46% di accuratezza, mentre l’unione delle decisioni di 10 partecipanti ha aumentato l’accuratezza fino al 76%.

I miglioramenti sono stati osservati per tutte le specialità mediche, i sintomi principali e i livelli di inquadramento dei partecipanti.

L’intelligenza collettiva grazie all’Ai ha aumentato l’accuratezza delle diagnosi mediche fino al 76%

Sebbene si sapesse che l’intelligenza collettiva aumenta l’accuratezza delle decisioni in molti settori (previsioni geopolitiche, investimenti, diagnostica in radiologia e dermatologia…), finora era stata applicata a decisioni relativamente semplici. 

Le applicazioni a problemi più complessi e aperti, come la gestione delle emergenze o la diagnostica medica generale, presentano difficoltà nell’integrare input non standardizzati provenienti da persone diverse.

Grazie all’intelligenza artificiale questi limiti, almeno nello studio comparso su Pnas, sembrano superati.

Burden di malattia e percorso del paziente cronico

Focus su diabete di tipo 2, scompenso cardiaco e malattia renale cronica

La gestione dei pazienti cronici è un tema cruciale nella sanità pubblica, che richiede l’attenzione sia dei medici che dei decisori della sanità.

Il “burden di malattia” rappresenta il peso fisico, emotivo ed economico che le malattie croniche pongono sul paziente e sulla società. Questo burden è evidente in patologie come il diabete, lo scompenso cardiaco e la malattia renale cronica, che richiedono un trattamento costante e spesso a lungo termine, con impatti significativi sulla qualità della vita del paziente e sulle risorse sanitarie.

I pazienti cronici, specialmente quelli affetti da più patologie contemporaneamente, richiedono una presa in carico tempestiva e un approccio terapeutico precoce, in grado di generare un miglioramento della qualità di vita e un risparmio per il SSN.

In quest’ottica l’accesso a farmaci innovativi che consentono di prendere in carico il paziente cronico nella sua interezza e complessità rappresenta un’opportunità fondamentale sia per i pazienti sia per il sistema, che deve governarla in maniera sostenibile e uniforme in tutte le Regioni.

Per affrontare queste sfide in modo efficace è necessario un approccio che parta dalla necessità dei pazienti e coinvolga i medici, i decisori della sanità, gli economisti della salute e i ricercatori per migliorare l’accesso alle terapie, ridurre il burden di malattia e ottimizzare l’uso delle risorse sanitarie.

Ne parliamo con:

  • Loreto Gesualdo
    Presidente FISM (Federazione Società Medico-Scientifiche Italiane)
  • Elena Murelli
    Senatrice, Capogruppo Lega Commissione 10° Sanità, Affari sociali e Lavoro

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità